Serafino

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Un Serafino con sei ali, dal mosaico della volta della cattedrale di Cefalù (XIII secolo)

Nel cristianesimo il Serafino (dall'ebraico שרף śārāf, al plurale שְׂרָפִים śərāfîm) è una delle nature angeliche, o spiriti celesti. Normalmente in gruppo, i Serafini si situano nella prima gerarchia, essendo gli angeli più vicini a Dio, risiedenti nel cielo supremo, quello empireo o cristallino. In quanto tali sono nominati da Dante nel canto XXVIII (v. 99) del Paradiso, dove vengono appellati «fochi pii».[1]

I Serafini nel Libro di Isaia[modifica | modifica wikitesto]

Nel Libro di Isaia (6:1-3) si fa cenno alla visione del profeta Isaia di un Serafino:

«Vidi il Signore seduto su di un trono, ed il suo seguito riempiva lo Hekhal. Sotto di lui stavano i Serafini, ognuno con sei ali, e due di queste ricoprivano il loro viso e due i loro piedi, mentre con le ultime due volavano.»

Nella visione del profeta i Serafini proclamano di continuo: «Santo, Santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria».

Questa è la sola occasione nella quale occorre il termine seraphim come sostantivo nella Bibbia ebraica.[2] A capo dei Serafini è posto Metatron, denominato Angelo della Presenza nel Talmud e nella Cabala.[3]

Tradizione cristiana[modifica | modifica wikitesto]

Un Serafino costellato di occhi,[4] in una rappresentazione medievale

Lo Pseudo-Dionigi l'Areopagita nel De coelesti hierarchia li descrive come «coloro che accendono e mantengono il fuoco divino»:

«Il nome Serafini indica chiaramente la loro incessante ed eterna rivoluzione attorno ai Principii Divini, il loro calore e ardore, l’esuberanza della loro intensa, continua, instancabile attività, e la loro tendenza ad assimilare ed elevare al proprio livello di energia tutti coloro che sono più in basso, infiammandoli e bruciandoli con il proprio calore, e purificandoli interamente con una fiamma ardente e divorante; e con una lampante, inestinguibile, inalterabile, raggiante e illuminante energia in grado di disperdere e distruggere le ombre delle tenebre.»

(Dionigi, De coelesti hierarchia, VII[5])
Dio accompagnato da due Serafini (dal manoscritto Petites Heures de Jean de Berry, XIV sec.)

Tommaso d'Aquino nella sua Summa Theologiae cita i Serafini parecchie volte, sostenendo che possiedono l'eccellenza dell'ardore nella carità, offrendo una descrizione della loro natura:

«Il nome di Serafini non viene desunto dalla carità come tale, ma da una sovrabbondanza di carità come indica la parola ardore o incendio. Perciò Dionigi interpreta il nome Serafino in base alle proprietà del fuoco,[6] in cui il calore è in grado eccedente. Ora nel fuoco possiamo considerare tre proprietà:

  • In primo luogo, il suo movimento che tende verso l'alto e che è continuo. E ciò sta a indicare che è nella natura dei Serafini di muoversi costantemente e invariabilmente verso Dio.
  • In secondo luogo, la sua virtù attiva che è il calore. E questo si trova nel fuoco non in un modo qualsiasi, ma in un grado acuto, giacché esso è sommamente penetrativo nel suo agire, giungendo sino alle intime fibre; ed è inoltre accompagnato da un incontenibile fervore. E ciò serve a indicare l‘azione potente esercitata da questi angeli sui loro sottoposti, per eccitarli a un fervore consimile e per purificarli con il loro incendio.
  • In terzo luogo, nel fuoco va considerato lo splendore. E ciò sta a indicare che questi angeli possiedono in se stessi una luce inestinguibile, e che loro sono in grado di illuminare perfettamente gli altri.»
Serafini accanto a Maria in trono (da un dipinto di Viktor Vasnetsov, 1901)

San Bonaventura, il teologo francescano contemporaneo di San Tommaso, utilizza le sei ali dei Serafini come un importante struttura analogica della sua opera mistica Itineriarium mentis in Deum (Itinerario della mente verso Dio).

Secondo la tradizione, San Francesco d'Assisi ricevette le stimmate da un Serafino che gli apparve mentre si trovava alla Verna. Per questo motivo l'epiteto del Santo è Pater Seraphicus, e gli Ordini francescani e delle Clarisse vengono chiamati Ordini serafici.

Nella Divina Commedia i Serafini sono le intelligenze motrici del nono e ultimo cielo del Paradiso, chiamato da Dante cristallino, o primo mobile, in quanto è appunto il primo a muoversi, ricevendo tale movimento da Dio e trasmettendolo ai cieli concentrici sottostanti. Sopra al Primo Mobile c'è solo l'Empireo, che è immobile in quanto perfetto, e sede della Trinità.

Un complesso galattico in formazione.

I Serafini assolvono un ruolo di elevazione spirituale nel Discorso sulla dignità dell'uomo di Pico della Mirandola (1487), l'epitome dell'umanesimo rinascimentale. Pico ha preso gli ardenti Serafini — «essi bruciano con il fuoco della carità» — come il modello più alto dell'umana aspirazione, «insofferente di ogni secondo posto, che cerca sempre di emulare la dignità e la gloria e che non sopporta di essere inferiore a nient'altro».

«Alla luce dell'intelligenza, meditando sul Creatore ammirando la sua Opera, e meditando sulla Creazione ammirando il suo Creatore, saremo risplendenti della luce dei Cherubini e bruceremo alla fiamma dell'amore come i Serafini.»

(Pico della Mirandola, Oratio de hominis dignitate, 1486)

Nell'antroposofia di Rudolf Steiner i Serafini sono chiamati Spiriti dell'Amore: essi ricevono da Dio in forma diretta e immediata le idee o le direttive con cui far evolvere un complesso cosmico.[7]

Araldica[modifica | modifica wikitesto]

Una testa di puttino con sei ali (da un rilievo dei Della Robbia).[8]

Serafino è un termine utilizzato in araldica per indicare una testa di puttino in maestà, cioè in posizione frontale, contornata da sei ali.[9]

Nell'araldica francese sono presenti, abitualmente, solo quattro ali.

Nei Media[modifica | modifica wikitesto]

• L'arca dell'Alleanza (in ebraico ארון הברית, ʾĀrôn habbərît, pronuncia moderna /aˌʀon habˈʀit/), secondo la Bibbia, era una cassa di legno d'acacia con un coperchio d'oro, utilizzata per custodire le Tavole della Legge date da Dio a Mosè sul monte Sinai. Essa costituiva il segno visibile della presenza divina in mezzo al popolo di Israele. Sul coperchio della stessa si dice che erano presenti 2 statue di Cherubini o Serafini.

"Indiana Jones e l'ultima Crociata" (Indiana Jones and the Last Crusade) è un film del 1989 diretto da Steven Spielberg, terzo episodio della Saga di Indiana Jones. Sopra il coperchio dell'Arca dell'Alleanza ve ne sono presenti 2"

"Seraph of the End" (終わりのセラフ Owari no Serafu?, lett. "Il serafino della fine") è un manga dark fantasy scritto da Takaya Kagami e disegnato da Yamato Yamamoto, serializzato sulla rivista Jump Square di Shūeisha dal 3 settembre 2012. Due serie di light novel spin-off hanno avuto inizio rispettivamente il 4 gennaio 2013 e il 4 dicembre 2015. Un adattamento anime, realizzato da Wit Studio, è stato trasmesso in Giappone tra il 4 aprile e il 26 dicembre 2015. In Italia il manga è edito da Panini Comics, mentre i diritti dell'anime sono stati acquistati da Dynit.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il nome derivante dall'ebraico significa propriamente «serpente ardente», o «drago di fuoco», cfr. Wilhelm Gesenius e Samuel Prideaux Tregelles, Genenius's Hebrew and Chaldee lexicon to the Old Testament Scriptures, J. Wiley & sons, pag. dccxcv, 1893.
  2. ^ In Numeri (21,6) viene usato anche come aggettivo: «Il Signore mandò contro il popolo i serpenti seraphim», termine comunemente tradotto con "infuocati" o "velenosi".
  3. ^ Alessandro Benassai, Metatron, il principe del volto, su archeosofica.org, 2017.
  4. ^ Nell'Apocalisse di Giovanni, infatti, si fa menzione di «quattro esseri viventi [che] hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi» (Apocalisse 4,7-11).
  5. ^ Celestial Hierarchy, VII.
  6. ^ Coelesti Hierarchia, 7, 1.
  7. ^ Angeli e antroposofia.
  8. ^ Bottega dei Della Robbia, dettaglio da un'Adorazione del Bambino, 1520 circa.
  9. ^ Dal "Vocabolario araldico ufficiale", a cura di Antonio Manno – edito a Roma nel 1907.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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