Serafino

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Un Serafino con sei ali, dal mosaico della volta della cattedrale di Cefalù (XIII secolo)

Nel cristianesimo il Serafino (ebreo: רָף śārāf, plurale שְׂרָפִים śərāfîm; traduzione: "ardente", "(colui) che-brucia") è una delle nature angeliche, o spiriti celesti.

Normalmente in gruppo, i Serafini si situano nella prima gerarchia angelica.

Nella tradizione cristiana sono gli angeli più vicini a Dio, risiedenti nel cielo supremo, quello empireo o cristallino.

I Serafini nel Libro di Isaia[modifica | modifica wikitesto]

Nel Libro di Isaia (6:1-3) si fa cenno alla visione del profeta Isaia di un serafino:

«Vidi il Signore seduto su di un trono, ed il suo seguito riempiva il Hekhal. Sotto di lui stavano i serafini, ognuno con sei ali, e due di queste ricoprivano il loro viso e due i loro piedi, mentre con le ultime due volavano».

Nella visione del profeta i serafini proclamano di continuo: «Santo, Santo, Santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria».

Questa è la sola occasione nella quale occorre il termine seraphim nella Bibbia ebraica.

Tradizione cristiana[modifica | modifica wikitesto]

Un Serafino costellato di occhi,[1] in una rappresentazione medievale

Lo Pseudo-Dionigi l'Areopagita nel De coelesti hierarchia li descrive come «coloro che accendono e mantengono il fuoco divino»:

« Il nome Serafini indica chiaramente la loro incessante ed eterna rivoluzione attorno ai Principii Divini, il loro calore e ardore, l’esuberanza della loro intensa, continua, instancabile attività, e la loro tendenza ad assimilare ed elevare al proprio livello di energia tutti coloro che sono più in basso, infiammandoli e bruciandoli con il proprio calore, e purificandoli interamente con una fiamma ardente e divorante; e con una lampante, inestinguibile, inalterabile, raggiante e illuminante energia in grado di disperdere e distruggere le ombre delle tenebre. »
(Dionigi, De coelesti hierarchia, VII [2])

Tommaso d'Aquino nella sua Summa Theologiae cita i Serafini parecchie volte, sostenendo che possiedono l'eccellenza dell'ardore nella carità, offrendo una descrizione della loro natura:

« Il nome di Serafini non viene desunto dalla carità come tale, ma da una sovrabbondanza di carità come indica la parola ardore o incendio. Perciò Dionigi[3] interpreta il nome 'Serafino' in base alle proprietà del fuoco, in cui il calore è in grado eccedente. Ora nel fuoco possiamo considerare tre proprietà:
  • In primo luogo, il suo movimento che tende verso l'alto e che è continuo. E ciò sta a indicare che è nella natura dei Serafini di muoversi costantemente e invariabilmente verso Dio.
  • In secondo luogo, la sua virtù attiva che è il calore. E questo si trova nel fuoco non in un modo qualsiasi, ma in un grado acuto, giacché esso è sommamente penetrativo nel suo agire, giungendo sino alle intime fibre; ed è inoltre accompagnato da un incontenibile fervore. E ciò serve a indicare l‘azione potente esercitata da questi angeli sui loro sottoposti, per eccitarli a un fervore consimile e per purificarli con il loro incendio.
  • In terzo luogo, nel fuoco va considerato lo splendore. E ciò sta a indicare che questi angeli possiedono in se stessi una luce inestinguibile, e che loro sono in grado di illuminare perfettamente gli altri. »
Dio accompagnato da due serafini. Dal libro Petites Heures de Jean de Berry

San Bonaventura, il teologo francescano contemporaneo di San Tommaso, utilizza le sei ali dei Serafini come un importante struttura analogica della sua opera mistica Itineriarium mentis in Deum (Itinerario della mente verso Dio).

Secondo la tradizione, San Francesco d'Assisi ricevette le stimmate da un Serafino che gli apparve mentre si trovava alla Verna. Per questo motivo l'epiteto del Santo è Pater Seraphicus, e gli Ordini francescani e delle Clarisse vengono chiamati Ordini Serafici.

Serafini accanto a Maria in trono. Da un dipinto di Viktor Vasnetsov, 1901

Nella Divina Commedia i Serafini sono le intelligenze motrici del nono e ultimo Cielo del Paradiso, chiamato da Dante cristallino, o primo mobile, in quanto è appunto il primo a muoversi, ricevendo tale movimento da Dio e trasmettendolo ai cieli concentrici sottostanti. Sopra al Primo Mobile c'è solo l'Empireo, che è immobile in quanto perfetto, e sede della Trinità.

I Serafini assolvono un ruolo di elevazione spirituale nel Discorso sulla dignità dell'uomo di Pico della Mirandola (1487), l'epitome dell'umanesimo rinascimentale. Pico ha preso gli ardenti Serafini — «essi bruciano con il fuoco della carità» — come il modello più alto dell'umana aspirazione, «insofferente di ogni secondo posto, che cerca sempre di emulare la dignità e la gloria e che non sopporta di essere inferiore a nient'altro».

« Alla luce dell'intelligenza, meditando sul Creatore ammirando la sua Opera, e meditando sulla Creazione ammirando il suo Creatore, saremo risplendenti della luce dei Cherubini e bruceremo alla fiamma dell'amore come i Serafini. »
(Pico della Mirandola, Oratio de hominis dignitate, 1486)

Araldica[modifica | modifica wikitesto]

Serafino è un termine utilizzato in araldica per indicare una testa di puttino, in maestà contornata da sei ali.[4]

Nell'araldica francese sono presenti, abitualmente, solo quattro ali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nell'Apocalisse di Giovanni, infatti, si fa menzione di «quattro esseri viventi [che] hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi» (Apocalisse 4,7-11).
  2. ^ Celestial Hierarchy, VII.
  3. ^ Coel. Hier. 7,1
  4. ^ Dal "Vocabolario araldico ufficiale", a cura di Antonio Manno – edito a Roma nel 1907.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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