Kantharos

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Il kantharos associato a una raffigurazione di Dioniso

Il cantaro o kantharos (pl. kantharoi) dal greco κάνθαρος, (latino cantharus) era una coppa per bere diffusa in ambito greco ed etrusco.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il termine deriva da fonti antiche le quali tuttavia non permettono di individuare con certezza a quale forma venisse attribuito; Ateneo di Naucrati (11.473d) ne ricorda il piede ampio e lo stelo sottile. Per convenzione in età moderna si applica ad una coppa che, nella sua forma più tipica e diffusa, è caratterizzata da due alte anse verticali, che si estendono in altezza oltre l'orlo incurvandosi verso di esso, un invaso profondo, leggermente distinto in una parte superiore e una inferiore, quest'ultima distinta dallo stelo da una modanatura ad anello, con un diametro che mediamente misura tra i 10 e i 15 cm. È ricorrente nelle rappresentazioni vascolari, e spesso come attributo di Dioniso.

Negli esemplari di età protogeometrica le anse sono basse e si alzano a partire dal periodo geometrico; durante il protoattico si diffonde una versione con corpo più stretto e orlo più alto. Il kantharos era particolarmente diffuso nella ceramica etrusca in bucchero dalla fine del VII secolo a.C., dove vengono enfatizzati l'orlo e il piede; questa versione, che corrisponde alla forma tipica, si diffonde nel VI secolo a.C. in Attica e in Beozia. L'ultima evoluzione del kantharos è quella che si trova nella ceramica apula a figure rosse e nella ceramica greca a vernice nera del IV e III secolo a.C.

Parallelamente alla forma principale si sviluppano altre tipologie con anse che si mantengono all'altezza dell'orlo, pareti concave, piede basso, con o senza stelo, profilo continuo, o assenza di orlo, con una sola ansa; non mancano i kantharoi plastici, con protomi umane e gianiformi.

Fu usato, insieme ad altre forme, come lampada pensile nelle chiese in epoca medievale.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M. Bernardini, Lampada e lampadario, in Enciclopedia dell'arte medievale, 1996. URL consultato il 30 gennaio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Robert Manuel Cook, Greek Painted Pottery, London ; New York, Routledge, 1997, pp. 226-227, ISBN 0-415-13860-4.
  • Andrew J. Clark, Maya Elston; Mary Louise Hart, Understanding Greek vases : a guide to terms, styles, and techniques, Los Angeles, The J. Paul Getty museum, 2002, p. 101, ISBN 0-89236-599-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • The Beazley Archive, Kantharos, su cvaonline.org. URL consultato il 29 gennaio 2013.
  • The Perseus Project, Kantharos, su perseus.tufts.edu. URL consultato il 29 gennaio 2013.
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