Portulaca oleracea

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Portulaca
Portulaca oleracea.jpg
Dettaglio delle foglie di Portulaca oleracea
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Caryophyllidae
Ordine Caryophyllales
Famiglia Portulacaceae
Genere Portulaca
Specie P. oleracea
Nomenclatura binomiale
Portulaca oleracea
L.
Portulaca oleracea coltivata in vaso

La portulaca (Portulaca oleracea L.), detta Porcellana comune, è una pianta appartenente alla famiglia Portulacaceae e al genere portulaca. Viene da molto tempo usata in cucina perché commestibile, cioè edule.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Fa piccoli fiorellini gialli in estate, che sono seguiti da moltissimi semi. ha foglie e fusti carnosi (tanto che sembra una pianta grassa). i fiori sono bottinati dalle api, le quali raccolgono modeste quantità di nettare e polline.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

La porcellana è un'erba molto comune in orti e campi, alcuni la considerano infestante, ma oltre a queste zone è raramente presente, cioè dove non vien lavorato il terreno, prechè cresce solo in suoli sciolti e permeabili.

Denominazione[modifica | modifica wikitesto]

È nota nelle diverse regioni con diversa denominazione: in italiano come porcellana, procaccia, purselana (Liguria)[1], erba grassa (Lombardia)[1], barzellana (Sardegna)[1], purcacchia o purcacc (Lazio), porcacchia (Marche), precacchia (Abruzzo[1]), porcacchia o perchiacca (Basilicata)[1], pucchiacchèlla, purchiacchèlla, chiaccunella[1] (Campania) o picchiacchella (in alcune zone del Sannio viene chiamata, eufemisticamente, erba vasciulella per evitare il diretto riferimento dialettale alla pucchiacca, l'organo genitale femminile in napoletano), perchiazza, sportellecchia (Toscana)[1], andraca, purchiacca, purchiazzë (Calabria)[1], purciaca o purciddana (Sicilia)[1], perchiazza o spurchiazza (Puglia)[senza fonte] (prechiazze a Taranto[2] e precchiacche a Foggia[3][4]), 'mbrucacchia, brucacchia o purbacchia (Salento). In inglese come purslane, purslave, pursley, pusley; in spagnolo e catalano come verdolaga, verdalaga, buglosa, hierba grasa, porcelana, tarfela, peplide (Spagna), colchón de niño (Salvador), flor de las once (Colombia), flor de un día, lega (Argentina); in portoghese e galiziano come beldroega, bredo-femea, baldroaga; in basco come ketozki, ketorki, getozca; in francese come pourpier, portulache; in còrso come erba fratesca; in curdo come par-par; in cinese come ma-chi-xian[5].

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Alla specie Portulaca oleracea L. sono ascrivibili sette subspecie:[6]

  • subsp. granulatostellulata (Poellnitz) Danin e H.G. Baker;
  • subsp. nitida Danin e H.G. Baker;
  • subsp. oleracea;
  • subsp. papillatostellulata Danin e H.G. Baker;
  • subsp. sativa (Haw.) Celak.
  • subsp. stellata Danin e H.G. Baker.
  • subsp. sylvestris (DC.) Celak

Tra queste la oleracea è la più diffusa. Il nome botanico latino significa 'piccola porta' per il modo con cui si aprono le capsule[6]. Gli Arabi nel Medioevo l'hanno denominata baqla hamqa, che significa 'pianta pazza', o 'pazzesca', a causa del modo in cui i rami si estendono per terra senza alcun controllo[5].

Origine e diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Di probabili origini asiatiche, nella medicina dell'antico Egitto era utilizzata come erba medicinale, mentre era coltivata durante il Medio Evo nei Paesi Arabi e nel Bacino del Mediterraneo, soprattutto in Spagna. In Arabia Saudita, Emirati Arabi e Yemen, sono coltivate diverse varietà di portulaca della sottospecie sativa. Negli Emirati Arabi la varietà coltivata è reperibile in molti negozi di ortaggi per essere utilizzata come insalata. Nelle regioni dell'Italia meridionale la portulaca, raccolta negli orti come spontanea, veniva venduta alla rinfusa da ambulanti durante gli anni 1950 – 1960.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Uso alimentare e culinario[modifica | modifica wikitesto]

Insalata greca, con foglie di porcellana

Raccolta allo stato spontaneo, o talvolta coltivata, viene consumata da tempi remoti come erba aromatica nelle regioni mediterranee[7]. La cultura medievale attribuiva alla pianta un valore apotropaico, il potere di tenere lontani gli spiriti maligni[7]. Se ne riporta l'uso culinario alla corte di Luigi XIV, il Re Sole, ma nel tempo l'ingrediente è caduto nel dimenticatoio, prima di una nuova riscoperta nel tempo[7].

Sono di interesse alimentare e culinario i germogli e le foglie crude, carnosette e dal sapore acidulo, da consumarsi in insalate[1][7], alle quali conferiscono (in modo simile alla rucola) un superiore mordente[7]. Sono utilizzate anche per preparare minestre[1] saporite e rinfrescanti e si possono conservare sottaceto. Entrano anche come ingredienti di frittate e ripieni[1].

Cucina regionale italiana[modifica | modifica wikitesto]

Nella cucina napoletana era un tempo raccolta insieme alla rucola da piante che crescevano spontaneamente, e venduta da ortolani ambulanti. Rucola e pucchiacchella costituivano un binomio quasi inscindibile tra gli ingredienti dell'insalata.

Nella cucina romana la portulaca, o porcacchia, appartiene a quel misto di varie verdure, domestiche e selvatiche, che sono consumate crude in insalata sotto il nome di misticanza o insalata di mescolanza. Anticamente questa misticanza la portavano a casa i frati passando a chiedere l'obolo alle famiglie: in Corsica, la portulaca viene tuttora chiamata “erba fratesca”.

Nella cucina siciliana, 'a purciddana è usata per la preparazione di insalate, come l'Insalata ferragostana con pomodori, cetrioli, cipolle stemperate in olio aceto, e sale; oppure nell'insalata con verdure lesse, dove le foglie e i giovani germogli sono usati con patate bollite e cipolle al forno. Altro uso è quello di preparare piccola frittelle di Purciddana, in cui le cime della pianta - intinte in una pastella di acqua e farina - sono fritte singolarmente in olio ben caldo e poi servite come stuzzichini o antipasti.

Usi medicinali[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Uso interno[modifica | modifica wikitesto]

la portulaca è un'erba officinale e al consumo della portulaca sono ascritte proprietà depurative, dissetanti[1] e diuretiche[1][7] e anti-diabetiche[7].

Viene consigliata per curare diarrea, vomito, enterite acuta, emorroidi ed emorragie post-partum.

Negli anni, sono state scoperte notevoli proprietà nutritive e medicinali: è una fonte vegetale di acidi grassi polinsaturi del tipo omega-3[7] (che svolgono un ruolo nella prevenzione delle malattie cardiovascolari) di cui contiene modeste quantità, e di acido α-linolenico; possiede un elevato contenuto di proteina cruda e di polisaccaridi idrosolubili, una buona tolleranza alla salinità e una discreta capacità di accumulo di metalli pesanti.

Uso esterno[modifica | modifica wikitesto]

Un impacco di foglie è usato in caso di foruncoli, punture d’api ed eczema.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n Giulia Fulghesu, Mangiare mediterraneo. Alimentazione biologica e cucina energetica, Tecniche nuove, 1998 ISBN 978-88-481-0333-6 (p. 90)
  2. ^ Nicola Gigante, Dizionario della parlata tarantina, Mandese editore, Taranto, 2002, pag. 650.
  3. ^ Fabio Ria, Il dialetto di foggia, s. v. precchiacche.
  4. ^ Raffaele de Seneen, Romeo Brescia, Erbe di casa nostra.
  5. ^ a b [1] Ortaggipugliesi.it
  6. ^ a b Portulaca: da infestante ad alimento funzionale? COLTURE PROTETTE – N. 3 – 2005.
  7. ^ a b c d e f g h Henning Seehusen, Erbe in cucina, Gremese editore, 2002 ISBN 978-88-7944-571-9 (p. 94)

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