Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Hypnos

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Ipno)
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il personaggio de I Cavalieri dello zodiaco, vedi Ipno (personaggio).
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il personaggio di Tex, vedi Ipnos (personaggio).
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Hypnos (disambigua).
Ipno
Ipno e Tanato trasportano il corpo di Sarpedonte, da una lekythos a fondo bianco del Pittore di Thanatos (ca. 460 a.C.) al British Museum, Londra.

Nella mitologia greca Hypnos (in greco antico: Ὕπνος), adattato in lingua italiana in Ipno, è il dio del sonno, figlio di Nyx e fratello gemello di Tanato.

Il ruolo di Hypnos nel mito[modifica | modifica wikitesto]

Il potere di Ipno era tale che poteva addormentare uomini e numi. Nel XIV libro dell'Iliade Era lo prega di addormentare Zeus, affinché Poseidone possa portare aiuto ai Greci senza che il re degli dei lo venga a sapere.

Omero, nell'Iliade, definisce Ipno e Tanato come gemelli (da qui la celebre locuzione latina consanguineus lethi sopor) e descrive come furono mandati da Zeus su richiesta di Apollo, per recuperare il corpo di Sarpedonte, ucciso da Patroclo, per portarlo in Licia per ricevere gli onori funebri.

« Dall’alma il corpo, al dolce Sonno imponi
Ed alla Morte, che alla licia gente
Il portino. I fratelli ivi e gli amici
L’onoreranno di funereo rito
E di tomba e di cippo, alle defunte
Anime forti onor supremo e caro.
[...]
D’immortal veste avvolgi: indi alla Morte
Ed al Sonno gemelli fa precetto
Che all’opime di Licia alme contrade »

(Omero, Iliade vv. 453-458 e 681-683)

Ipno, sempre secondo Omero,[1] dimorava a Lemno. Un'altra versione ne fa lo sposo di Pasitea, una delle Cariti, originaria di quella città. Invece il suo equivalente romano, Somnus, per Virgilio viveva nel vestibolo dell'Ade, per Ovidio nel lontano paese dei Cimmeri.

Fu Ipno a dare ad Endimione la facoltà di dormire ad occhi aperti.

Poteva inviare gli Oneiroi (i Sogni) dei quali i principali sono Morfeo, Momo, Fobetore (o Icelo), e Fantaso, suoi fratelli secondo Esiodo,[2] suoi figli nel suo equivalente romano, Somnus, secondo Ovidio.[3] Nel V libro dell'Eneide bagna con un ramo imbevuto di acque letee[4] il volto del timoniere Palinuro, per assopirlo e farlo cadere in mare. Sempre al dio appartengono le Porte del Sonno, nel VI libro, all'uscita dell'Ade.

Simboli e attributi[modifica | modifica wikitesto]

Veniva rappresentato come un giovane nudo alato o con le ali sul capo,[5] avente nella mano dei papaveri, fiore che condivideva col fratello Tanato e la madre Notte.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Iliade, XIV, 230–231
  2. ^ Teogonia, vv. 210-211
  3. ^ Metamorfosi, XI, 592
  4. ^ ramum Lethaeo rore mandantem, 854
  5. ^ Il culto di Morfeo Somnus, romanoimpero.com, 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN10642481 · GND: (DE118815571
Mitologia greca Portale Mitologia greca: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mitologia greca