Ciciliano

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Ciciliano
comune
Ciciliano – Stemma Ciciliano – Bandiera
Ciciliano – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLazio Coat of Arms.svg Lazio
Città metropolitanaProvincia di Roma-Stemma.svg Roma
Amministrazione
SindacoMassimiliano Calore (lista civica) dall'11-6-2017
Territorio
Coordinate41°57′42″N 12°56′29″E / 41.961667°N 12.941389°E41.961667; 12.941389 (Ciciliano)
Altitudine619 m s.l.m.
Superficie18,85 km²
Abitanti1 246[1] (31-09-2021)
Densità66,1 ab./km²
FrazioniPasso della Fortuna
Comuni confinantiCapranica Prenestina, Castel Madama, Cerreto Laziale, Pisoniano, Sambuci, San Gregorio da Sassola
Altre informazioni
Cod. postale00020
Prefisso0774
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT058030
Cod. catastaleC677
TargaRM
Cl. sismicazona 2B (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona E, 2 427 GG[3]
Nome abitanticicilianesi
Patronosanta Liberata
Giorno festivo18 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ciciliano
Ciciliano
Ciciliano – Mappa
Posizione del comune di Ciciliano nella città metropolitana di Roma Capitale
Sito istituzionale

Ciciliano è un comune italiano di 1 246[1] abitanti della città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Ai confini con il comune di san Gregorio da Sassola si trova la vetta della Spina Santa (m. 1059 slm) dei monti Prenestini.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ciciliano, su un colle (m. 619 slm) in posizione strategica tra i Monti Prenestini e i Monti Ruffi, domina le Valli dell’Empiglione e del Giovenzano, affluenti dell’Aniene, che convergono ai suoi piedi al Passo della Fortuna, punto nodale per le rotte delle transumanze delle antiche popolazioni appenniniche, crocevia per i collegamenti con Roma attraverso Tivoli o Palestrina.

Da ricerche sul territorio risulta abbastanza certo l'avvento di cacciatori nell'età della pietra antica (Paleolitico) che si addentravano nelle zone montuose al fine di catturare le loro prede, specialmente cervi. La caccia di questa selvaggina proseguì nel periodo della dominazione Romana ed oltre, l'ultimo cervo sui Monti Prenestini fu abbattuto nella seconda metà del secolo XIX.[4]

Al periodo del Neolitico è invece attribuibile la piccola ascia di pietra levigata rinvenuta nel territorio a dimostrazione di una più stabile frequentazione. Ma fu nell'età eneolitica e nell'età del bronzo che la zona fu senza dubbio più abitata e frequentata sia per la sua ricchezza idrica che per la facilità degli spostamenti che intercorrevano tra le valli Empolitana e Tiburtina. In questi periodi aumentò l'afflusso di pastori che accompagnavano i loro branchi nella transumanza. Al Passo della Fortuna i pastori trovavano riparo e riposo per loro stessi in capanne e potevano facilmente dissetare il bestiame.

A partire dal VI-V sec. a.C. Ciciliano, come il vicino colle detto localmente Cocciaregliu,[5] fu quasi certamente uno degli oppidum degli Equi ricordati da Tito Livio i quali controllavano il territorio ad est della latina Tivoli. Una loro comunità locale citata da Plinio il Vecchio, i Suffenates, si insediò sul Passo della Fortuna dando origine al pagus di Trebula (termine assimilabile al nostro “Casale”).

Dopo la definitiva conquista romana del territorio equo (IV sec. a.C.) e la fondazione delle colonie di Alba Fucens e Carsioli, la cittadina di Trebula dei Suffenati fu elevata a “Municipio” divenendo il centro amministrativo di un vasto territorio (ager Trebulanus) che si estendeva nella Valle Empolitana, nella Valle del Giovenzano e nella media Valle dell’Aniene.[6] Oggi sull’antico ager Trebulanus sorgono ben 17 centri abitati di fondazione medievale (Ciciliano, Castel Madama, Pisoniano, San Vito, Capranica prenestina-Guadagnolo, Gerano, Cerreto, Canterano, Rocca Canterano- Rocca di Mezzo, Rocca Santo Stefano, Sambuci, Saracinesco, Anticoli Corrado, Marano Equo, Agosta).

La documentazione archeologica[7] e quella epigrafica[8] indicano che Trebula, celebrata per la sua felice posizione dal poeta Marziale, si arricchì notevolmente di monumenti nella prima età imperiale grazie anche all’appoggio della originaria famiglia senatoria dei Plautii Silvani[9] ai quali la comunità dedicò numerosi titoli onorari. Più di un membro della gens Plauzia fu patronus del Municipio che era ascritto alla tribus Aniensis e retto da duoviri.

Marco Plauzio Silvano fu console assieme ad Augusto nel 2 a.C. ed eresse il famoso mausoleo della famiglia sulla via Tiburtina presso Ponte Lucano. La stretta amicizia di sua madre, la nobile etrusca Urgulania, con Livia, moglie di Augusto, ed il matrimonio tra sua figlia Urgulanilla e il giovane futuro imperatore Claudio favorirono ad un tempo l’ascesa di questa gens e lo sviluppo di Trebula Suffenas, loro città d’origine.[10]

A testimonianza di questo importante passato Ciciliano, dopo Tivoli e Palestrina, conserva attualmente il più rilevante complesso archeologico del Lazio orientale.

Quando nel V secolo iniziarono le invasioni barbariche Trebula fu progressivamente abbandonata e probabilmente alcuni abitanti si rifugiarono sul vicino colle detto Caecilianum perché possesso dei Caecili [4] dove precedentì insediamentì sono testimoniati da resti di mura poligonali e di una villa romana.

Negli ultimi secoli dell’Alto Medioevo per impulso degli Abati benedettini di Subiaco e dei Vescovi di Tivoli nel territorio circostante, dove erano presenti i resti di numerose ville romane, si insediarono diverse comunità agricole, tra cui il Villaggio di San Valerio e Civitas Noe sui ruderi di Trebula, raccolte intorno a sette chiese rurali[11] di cui oggi restano San Pietro “in desertis posita” e i ruderi di Santa Cecilia,[12] San Giovanni, San Magno e San Valerio [13].

A partire dal X secolo i contrasti tra Subiaco e Tivoli per il controllo del territorio portarono ad opera degli Abati sublacensi alla nascita di rocche sulle alture circostanti,[14] "Bubarano" (Rocca Giovenzano), Rocca d’Elci [15], Castrum Morellae [16] e all’incastellamento di Ciciliano attorno alla Rocca e alla Chiesa di S. Erasmo.

Dopo tre secoli di predominio dell’Abbazia benedettina, nel 1357 il Castrum Cecigliani entrò a far parte dei possedimenti della famiglia Colonna che lo governò per duecento anni, con diverse interruzioni dovute a varie confische papali tra cui quelle ad opera di Alessandro VI (Rodrigo Borgia) che vi fece risiedere (1500-1503) il fanciullo Giovanni, detto” l’Infante Romano”, presunto figlio illegittimo di Lucrezia Borgia, di Paolo III Farnese (1541-1549) che dopo un assedio ne fece smantellare le mura, di Paolo IV Carafa (1555-1559) che lo incluse nel Ducato di Paliano dato al nipote Giovanni.[17]

Nel 1563 Marco Antonio Colonna tornatone in possesso, per levarsi alcuni debiti e dotare le sorelle, lo vendette, assieme ai castelli di San Vito e Pisoniano, a Domenico Massimo il quale ottenne dal pontefice il riconoscimento del nuovo feudo e il titolo di Conte di Ciciliano.[18]

Al periodo Colonnese risalgono l’ampliamento della Rocca, ad impianto quadrato con torri angolari, il palazzetto con archetti gotici sede sino alla seconda metà del ‘700 della chiesa parrocchiale di Santa Maria, quello con finestre bifore sormontate dallo stemma papale di Martino V (Oddone Colonna, 1417-1431), il ciclo di affreschi della Chiesa di Santa Liberata, eseguiti da Maestri della bottega di Antoniazzo Romano[19] , il primo impianto della Chiesa e dell'Ospedale di Santa Maria Maddalena al Passo della Fortuna,[20] riedificati nel ’600.

Nel 1572 il feudo, con titolo di Contea, fu acquistato per la rilevante somma di 26.000 scudi romani dal nobile forlivese Gerolamo Theodoli, Vescovo di Cadice, legato pontificio presso il re di Spagna dal quale aveva ricevuto cospicui benefici e che aveva già eretto un imponente palazzo di famiglia a Roma in Via del Corso. Il quattordicenne Theodolo, suo erede nel 1579, concesse lo stesso anno un proprio Statuto a Ciciliano [21] e nel 1596 ottenne dal papa anche il titolo di Marchese di San Vito.

I Theodoli, elevati nel ‘600 al rango di Marchesi di Baldacchino che li parificava ai principi romani e contemplava, tra diversi privilegi quello di poter ospitare il pontefice, simboleggiato dall’innalzamento di un baldacchino nelle proprie dimore,[22] esercitarono i diritti feudali sulla Contea di Ciciliano sino al 1816; ad essi si deve la definizione urbanistica del centro storico: Porta di Sotto, l'Arco Valerio, il grande granaio con botteghe sottostanti che delimita un lato dell’antica Piazza del borgo al cui centro campeggia la Chiesa della Madonna della Palla (1759, pregevole opera del marchese architetto Gerolamo Theodoli),[23] Porta di Corte e la trasformazione, con vari interventi nel corso dei secoli, della originaria rocca medievale nell’attuale Castello Theodoli tuttora proprietà della famiglia.

Significative tracce della civiltà contadina, sopravvissuta a Ciciliano sino agli anni 40 del secolo scorso, sono la particolare e diffusa presenza nel territorio diattèe”, casali per il ricovero del bestiame e la rimessa di attrezzi e foraggio, oggi in gran parte abbandonati, alcuni ristrutturati, e di “cone”, edicole sacre campestri delle quali è giunta sino a noi quella settecentesca della Madonna di Loreto, recentemente restaurata a cura dell’Associazione Comitato Articolo 9.[24]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa della Madonna della Palla
  • Chiesa di Santa Liberata

Sorge sulla sommità del colle omonimo, chiamato nel medioevo “Vigilianum” o “Bicilianum” forse perché da questo luogo era possibile vigilare qualsiasi movimento lungo la valle Empolitana, dove si snodava la strada romana che collegava Tivoli a Trebula Suffenas, e la valle del Giovenzano che consentiva un collegamento con la via Valeria e l’Abruzzo. Nella sua forma attuale la chiesa deriva dalla giunzione di due corpi di fabbrica edificati in tempi diversi. Nella seconda metà del XV secolo fu eretta un’edicola con volta a botte che costituisce ora il presbiterio e che venne decorata con un interessante ciclo di affreschi, attribuiti alla bottega di Antoniazzo Romano, forse su committenza dei feudatari dell’epoca, i Colonna [19]. Sulle pareti sono raffigurate la Madonna con il Bambino, le Sante Vittoria, Anatolia, Agata, Liberata e i Santi Benedetto, Sebastiano, Gregorio, Pietro, Magno. Tra il 1653 e il 1662 (quest’ultima data si legge su una pianella del tetto) venne aggiunto il corpo rettangolare che costituisce la navata, coperta con tetto a capriate. Alla fine dell’Ottocento il Comune concesse ai Padri Maroniti, ai quali era stata affidata, di inglobare la chiesa in nuove costruzioni di loro proprietà. Oltre al ciclo di affreschi, altra opera di notevole pregio è il paliotto d’altare in scagliola, realizzato nel XVIII secolo da una bottega romana. Il fondo del paliotto è nero lavagna, al centro reca un tondo su cui è raffigurata a monocromo la scena del Martirio di S. Lorenzo; dai lati partono volute e rami policromi con fiori e foglie tra cui sono posti due uccelli esotici.

  • Chiesa ed Ospedale di Santa Maria Maddalena

Non è nota la data di costruzione della Chiesa attuale di cui si hanno notizie documentate dalle visite pastorali dei Vescovi di Tivoli solo a partire dal 1581, tuttavia è ipotizzabile che essa sorga sul luogo della Chiesa detta di Santa Maria de Limandrilli, citata negli atti di un processo per eresia svoltosi a Rieti nel 1334 [25]. In effetti dietro il complesso Chiesa-Ospedale, sempre in area di proprietà comunale, sono tuttora presenti due recinti murari che potrebbero essere stati in antico dei mandrili, recinti per il bestiame. Per quanto riguarda l’Ospedale, Giuseppe Marocco [20] afferma che fu eretto per ricovero de’ poveri passeggeri nell’anno 1400. Da un documento datato 21 Ottobre 1604, conservato nell’Archivio Vescovile di Tivoli, apprendiamo che Francesco Baldi di Ciciliano si obbliga innanzi al Vicario Generale di fabbricare l’Ospedale nel luogo stesso dell’Ospedale antico, fuori e vicino Ciciliano d’appresso la via pubblica romana.

Dal complesso, chiesa, ospedale e prato antistante con pozzo, iniziava il "Sentiero dei Pellegrini", la via più breve per salire a piedi all'antico Santuario della Mentorella sul Monte Guadagnolo (m. 1218), cima dei Prenestini.

Gli affreschi nella chiesa (del XVII secolo) furono realizzati probabilmente in concomitanza con la costruzione del nuovo Ospedale. Sulle pareti adiacenti all’arcone d’accesso al coro a destra in basso S. Lucia, in alto l’Angelo Annunciante; a sinistra in basso S. Apollonia, in alto la Vergine Annunciata (datati giugno 1613, senza nome dell’autore).Nella volta del coro la colomba dello Spirito Santo e gli Evangelisti. Nel coro, sulla parete d’altare, Cristo crocefisso sul Calvario con la Madonna, S. Giovanni Evangelista e la Maddalena abbracciata alla croce; a destra la scena del “Noli me tangere”; a sinistra Maria Maddalena nel deserto [26].

  • Chiesa dell'Assunta

La Chiesa parrocchiale di Ciciliano intitolata alla Beata Vergine Maria Assunta in Cielo è stata edificata tra il 1793 e il 1818 e sorge a chiudere il lato corto dell'antica “Piazza” del borgo (dal ‘900 Corso Umberto I). Fu eretta in dimensioni maggiori ed in posizione più avanzata ed elevata rispetto alla precedente parrocchiale di Santa Maria, risalente alla prima metà del '500, il cui sito è identificabile nel sottostante edificio con archetti gotici. Prima ancora la funzione di parrocchia era stata svolta dalla Chiesa di S. Erasmo, chiesa baronale, sconsacrata nel 1609, tuttora visibile a fianco della torre circolare del Castello, fondata dai benedettini dell’Abbazia di Subiaco ai quali si deve la nascita del paese tra XI e XII secolo. Per la costruzione della nuova parrocchiale occorsero diversi anni: fu necessario un notevole impegno finanziario e molto lavoro volontario da parte di tutta la popolazione che intendeva così realizzare una propria chiesa in concorrenza con quella della Madonna della Palla, progettata ed edificata nel 1759, al centro della Piazza, di fronte al lungo granaio del feudo, dal marchese Architetto Gerolamo Theodoli che si era riservato su di essa il patronato perpetuo per sé e i suoi eredi. Realizzatore dell’edificio, di stampo neoclassico nella facciata, fu il fabbrimurario Domenico Spaini, romano [21] L’interno è a pianta basilicale, senza transetto, a tre navate suddivise da pilastri archivoltati di tardo gusto barocco. Di pregio la grande pala d’altare, “Assunzione della Vergine e donatore”, dipinto ad olio su tela della seconda metà del ‘500, di importante autore ancora da identificare in quanto il nome tramandato, Giovanni Battista da Navarra [20], è sconosciuto nella storia dell’arte. Nella chiesa risalgono al XVI secolo la fonte battesimale e un’acquasantiera, forse provenienti dalla precedente parrocchiale. Sulla parete della navata sinistra sono le tele, di autori ignoti, del ‘600 “Madonna del Rosario tra i Santi Domenico e Caterina" e del ‘700 “Madonna, Anime purganti, San Magno e Santa Liberata”. Gli affreschi della volta e del coro furono realizzati nel 1867 dal pittore Giacomo Ceruti [26].

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello Theodoli

Il castello ha come nucleo originario la Rocca eretta fra il 1050 e il 1115 dall’Abbazia benedettina di Subiaco a protezione dei suoi confini territoriali verso Tivoli [21]. In questa fase era un luogo fortificato con funzione di difesa e rifugio temporaneo. Accanto alla rocca, ancora oggi stretta tra l’unica torre circolare del castello e la prima porta del paese (“la portella”), era la chiesa di S. Erasmo, sconsacrata nel 1609, riutilizzata come granaio e successivamente come scuderia (“lo stallone”). La trasformazione da fortificazione a castello è avvenuta in fasi successive. Un primo ampliamento, nel XV secolo, è opera dei Colonna, che realizzarono un impianto quadrato con torri angolari [27]. Ai Theodoli, che acquistarono il feudo di Ciciliano nel 1572, si deve la trasformazione in residenza (“il palazzo”) con il ribaltamento del primitivo ingresso al quale si accedeva dall’interno del borgo fortificato (“il castelluccio”) e la realizzazione dello scalone a ferro di cavallo che consente il collegamento con la Piazza di Corte, delimitata sul lato opposto dall’imponente granaio, la costruzione della scala cordonata che dal cortile tramite un loggiato sale al giardino pensile di S. Erasmo, con cisterna e alberi di tasso, al piccolo oratorio (ricavato nel ‘600 nel piano superiore del loggiato), alle sale del piano nobile e al giardino pensile superiore con secolari alberi di bosso dove è ancora funzionante un pozzo che attinge da una grande cisterna interrata. Sul cortile, dove è collocata un'ara romana, affacciano l’ampia cucina, un antico forno alla base della torre maestra e un torcularium per pigiare le uve inserito nella caditoia dell’antica porta. Dall’androne di ingresso si accede alle segrete dove sono ancora visibili i graffiti fatti dai detenuti. All’inizio del XX secolo risalgono gli ultimi restauri e il ripristino della merlatura guelfa.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

I resti del centro storico dell’antica cittadina romana di Trebula Suffenas, in località Ospedale Santa Maria Maddalena-San Giovanni, a sud-ovest del Passo della Fortuna, si estendono, attraversati dalla moderna Via di Rocca d'Elci, nel parco di Villa Manni e nell’adiacente proprietà Terenzi dove, a cura dell’Associazione Comitato Articolo 9 in collaborazione con la Soprintendenza territoriale, sono in corso interventi propedeutici a future indagini archeologiche. Notevoli rinvenimenti archeologici si devono finora agli scavi effettuati nel 1948 dalla Soprintendenza alle Antichità del Lazio, sotto la direzione di Domenico Faccenna, all’interno della proprietà Manni [28] in seguito ai quali furono riportati alla luce un piccolo foro pavimentato a lastre di tufo e travertino, un grande e raffinato complesso termale di età antonina (150-130 a. C.), varie domus databili fra il II secolo a.C. e l’epoca tarda, affacciate su strade basolate, statue, colonne, vasi, monete, macine per il grano e numerosissime iscrizioni.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[29]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2013 a Ciciliano risultano residenti 141 cittadini stranieri, la nazionalità più rappresentata è quella rumena, con 97 cittadini residenti[30].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è interessato dalla strada provincile 33/a Empolitana I.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Data Sindaco Schieramento Note
2017-oggi Calore Massimiliano Lista Civica: Idee in Comune
2014-2017 Timperi Claudio Lista Civica: Ciciliano Insieme Con D.P.R. del 9 febbraio 2017, pubblicato sulla G.U. n.49 del 28-02-2017, il consiglio comunale è stato sciolto per le dimissioni rassegnate dalla maggioranza dei consiglieri ed il comune è stato commissariato.
2009-2014 D'Alessio Rita Lista Civica
2004-2009 Mattoni Amleto Lista Civica
1999-2004 Mattoni Amleto Lista Civica
1995-1999 Parlagreco Tommaso Lista Civica

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1816 e il 1870 amministrativamente, all'interno della Comarca di Roma, suddivisione amministrativa dello Stato Pontificio, faceva parte del Distretto di Tivoli.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Ha sede nel comune la società di calcio A.S.D. Ciciliano, che ha disputato campionati dilettantistici regionali.[31]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2021 (dato provvisorio).
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ a b Franco Sciarretta, Trebula Suffenas. La città dei Plautii Silvani (presso l'odierna Ciciliano), 2013.
  5. ^ Pietro Ceruleo, I castellieri della media Valle dell’Aniene, in Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d’Arte, Tivoli, 1980.
  6. ^ Gian Luca Gregori, Il problema dei confini orientali di Trebula Suffenas alla luce di una nuova epigrafe da Marano Equo, in Quaderni di Archeologia Etrusco-Italica, Archeologia laziale, XII, 1995.
  7. ^ Cairoli Fulvio Giuliani, Forma Italiae, regio I, volumen tertium, Tibur, pars altera, Unione Accademica Nazionale, De Luca Editore, Roma, 1966..
  8. ^ Maria Grazia Granino Cecere, Regio IV, Sabina et Samnium, Trebula Suffenas, in “Supplementa Italica”, n.s. 4, Unione Accademica Nazionale, Edizioni Quasar, Roma, 1988..
  9. ^ Esquilio Calvari, Pomponia Grecina (i Plauzi Silvani) in “Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d’Arte”, XXIV, Tivoli, 1951..
  10. ^ Lily Ross Taylor, Trebula Suffenas and the Plautii Silvani, in “Memoirs of the American Academy in Rome”, XXIV, Roma, 1956..
  11. ^ Giovanni Minorenti, Ciciliano e il suo popolo, Tiburis Artistica ed., Tivoli, 2014 (1^ ed. 2006.
  12. ^ Zaccaria Mari, Fabiana Marino, Recenti acquisizioni nell’area Trebulana, in Tibur e Trebula Suffenas, Quaderni di Archeologia e di Cultura Classica”, n. 3, Tiburis Artistica ed., Tivoli, 2014..
  13. ^ Marco Buonocore, a cura di, Appunti di topografia romana nei codici lanciani della Biblioteca Apostolica Vaticana, V, Edizioni Quasar, Roma, 2002..
  14. ^ Lucia Travaini, Rocche, castelli, viabilità tra Subiaco e Tivoli intorno ai confini territoriali dell’abbazia sublacense (secoli X-XII), in “Atti e memorie della Società Tiburtina di Storia e d’Arte”, Tivoli, 1979.
  15. ^ Giorgia Maria Annoscia, Ricerche topografiche in area sublacense: la Rocca d’Elci (Ciciliano, Roma), in Lazio e Sabina 8, a cura di G. Ghini e Z. Mari, Edizioni Quasar, Roma, 2012..
  16. ^ Franco Sciarretta, La definizione topografica del Castrum Morellae, in “Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d’Arte”, Tivoli, 1997.
  17. ^ Giulio Silvestrelli, Città, castelli e terre della regione romana, vol. I, Roma, Arti grafiche, 1940..
  18. ^ Giovanni Minorenti, Ciciliano e il suo popolo, Tiburis Artistica ed., Tivoli, 2014.
  19. ^ a b Lucrezia Rubini, Franco Sciarretta, Gli affreschi della chiesa di Santa Liberata a Ciciliano, in “Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d’Arte”, Tivoli, 1997..
  20. ^ a b c Giuseppe Marocco, Monumenti dello Stato Pontificio, Tomo VIII, Roma, 1835..
  21. ^ a b c Giovanni Minorenti, Ciciliano e il suo popolo, con lo Statuto del 23 dicembre 1579, Tiburis Artistica ed., Tivoli, 2014 (1^ ed. 2006)..
  22. ^ Francesco Solinas, Politica familiare e storia artistica del primo Seicento. Il caso dei Marchesi Theodoli, in “Storia dell’arte”, n.s. 16/17, CAM Editrice, Roma, 2007..
  23. ^ Marco Spesso, La cultura architettonica a Roma nel secolo XVII: Gerolamo Theodoli (1677-1766), Bulzoni Editore, Roma, 1991.
  24. ^ Marta Salviani, Daniele Sciarretta, Edifici sacri e profani del paesaggio rurale, IX Comunità Montana del Lazio, Consorzio Grafico E Print, Castel Madama, 2009..
  25. ^ Renzo Mosti, L’eresia dei fraticelli nel territorio di Tivoli, in “Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d’Arte”, 38, Tivoli, 1965..
  26. ^ a b Manuela Buttafoco, Mariastella Margozzi, “Ciciliano” in Patrimonio artistico monumentale dei Monti Sabini, Tiburtini, Cornicolani e Prenestini, IX Comunità Montana del Lazio, Tivoli, 1995..
  27. ^ Giacomo C. Bascapé, Carlo Perogalli, Castelli del Lazio, Milano, ed. Bramante, 1968..
  28. ^ Domenico Faccenna, Ciciliano. Resti di una villa romana in località “Ospedale San Giovanni”, in “Notizie degli Scavi di Antichità”, Roma, 1948..
  29. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  30. ^ Dati ISTAT
  31. ^ Sito tuttocampo

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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