Carlo Fontana (scultore)

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Carlo Fontana, Quadriga dell'Unità, Vittoriano, Roma

Carlo Fontana (Carrara, 5 ottobre 1865Sarzana, 16 ottobre 1956) è stato uno scultore italiano.

Ha operato a Carrara, Roma e Sarzana tra XIX e XX secolo

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'artista è non solo carrarese ma carrarino puro sangue (in quanto nato entro la prima cerchia di mura cittadine di Carrara in un vecchio palazzo patrizio nell'ex Piazza delle Erbe in cui è stata messa dal Comune la lapide a ricordo). Discendente di una nota famiglia di artisti (tra i quali occorre ricordare l'architetto Domenico Fontana, e lo scultore Pietro Fontana), studia presso l'Accademia di belle arti di Carrara, conseguendo il premio "Medaglia d'Oro" nel 1884, e il primo premio al concorso per il pensionato a Roma del 1888. A Roma lavorò con Ercole Rosa e Ettore Ferrari, vincendo una medaglia d'argento all'Esposizione nazionale di belle arti nel 1889, il concorso Albacini dell'Accademia di San Luca (1890), ed il primo premio per un pensionato quadriennale di perfezionamento istituito dal governo nel 1891.

Quando nel 1887 Carlo Fontana modella il "Bagasc", noto anche come "Dixeredatus", la tenera e dolente immagine del ragazzetto apprendista alle cave di Carrara che si configura , nell'arco della sua lunga e feconda attività, come la sua prima opera importante ed una delle più belle e significative , ha 22 anni ed ormai è un artista compiuto. Di esso Fontana parlava a lungo e volentieri, anche molti anni dopo, definendola con orgoglio "uno studio tra i più coscienziosi"tra quanti avesse mai prodotto. In effetti il Bagasc, proprio perché è anche il risultato di un lungo tirocinio tecnico e formale, si rivela un'opera stilisticamente perfetta, un autentico gioiello da tutti ammirato per la sua modellazione squisita e il senso di grande intimità.[1]

Nel 1901 eseguì il monumento a Pietro Tacca posto davanti al giardino dell'Accademia di Belle Arti di Carrara. La scultura rappresenta l'artista con il tipico berretto e grembiale da scultore che siede su uno sgabello con le mani legate dietro la schiena a rappresentare la posizione dei quattro mori fusi nel bronzo dal carrarino Pietro Tacca per il monumento dei quattro mori a Ferdinando I de' Medici (collocato davanti al porto mediceo di Livorno).

Dal 1907 eseguì, presso il laboratorio di scultura Carlo Nicoli "Il genio della stirpe", anche noto come "Il Titano", nudo maschile di enorme proporzione simboleggiante il popolo italiano che volge un fiero sguardo all'avvenire, protetto dal nume tutelare di Giuseppe Garibaldi effigiato in bassorilievo sul grande scudo sul quale posa la mano sinistra della figura. La statua fu posta nel 1914 al centro della piazza Garibaldi di Sarzana.

Il Genio della Stirpe (1914) a Sarzana.

Nel 1908 vinse il concorso per quella che sarebbe stata la sua opera più nota, un gruppo colossale, la Quadriga dell'Unità, da realizzarsi in bronzo, destinata a coronare il pronao sinistro del Vittoriano a Roma, contraltare all'analoga Quadriga della libertà, la cui esecuzione venne affidata a Paolo Bartolini. L'opera impegnò il Fontana per vent'anni, e venne installata solo nel 1928.

Nel 1921 gli venne commissionata la realizzazione della Fontana d'Italia a Gessopalena in provincia di Chieti. I finanziatori dell'opera furono un gruppo di emigranti abruzzesi negli Stati Uniti d'America. La fontana è sita in Piazza Roma piazza centrale del paese. Nel centro della vasca, avente forma di conchiglia, è posta una statua raffigurante l'Italia, eretta sulla punta di una nave, simbolo dell'emigrazione oltroceano. Sulla base della statua v'è inciso un verso scritto da Gabriele D'Annunzio

« Sacro alla novella Aurora, con l'aratro e con la prora… »

Fu professore di plastica della figura all'Accademia di belle arti di Carrara dal 1915 al 1929.

Negli stessi anni progettò la realizzazione di un colossale Prometeo alto 40 metri, destinato al porto della Spezia, poi ripensato per il porto di Marina di Carrara.

Nel 1930 realizzò il monumento ai caduti della Prima guerra mondiale a Tivoli (travertino e bronzo), e nel 1934 realizzò in marmo e bronzo un Monumento ai caduti per la Piazza Matteotti di Sarzana.

Sua ultima grande opera, il progetto di una monumentale (22 metri) Colonna della latinità in marmo, destinata ad essere il simbolo della E42, Esposizione Universale progettata all'EUR per il 1942, fu interrotto dallo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Altre opere sono il monumento ai Caduti della Chiappa a La Spezia e ai Marinai della corazzata Roma alla Maddalena.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rosa Maria Galleni Pellegrini, Carlo Fontana a Carrara, Carrara, L'ecoapuanoeditore, 1996.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Fontana, Il libro dei sogni, Carrara 1965.
  • VV.AA., Fontana, Sarzana 1978.
  • R.M. Galleni Pellegrini, Carlo Fontana e Carrara, Carrara 1996.

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