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Sergio II di Napoli

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Sergio II di Napoli
Duca di Napoli
In carica870 - 877
PredecessoreGregorio III di Napoli
SuccessoreAtanasio II di Napoli
MorteRoma
PadreGregorio III di Napoli
FigliGregorio IV di Napoli

Sergio II di Napoli (... – Roma, ...; fl. IX secolo) fu duca di Napoli dall'870 all'877.

In lotta col fratello Atanasio, fu da questi catturato, accecato, incatenato e spedito a Roma dove fu giustiziato.

Sergio successe al padre Gregorio III alla guida del ducato di Napoli nell'870, imprigionando subito lo scomodo zio, Cesario,[1] che era stato il comandante della Lega Campana nella battaglia di Ostia contro i Saraceni e più volte delle forze militari napoletane.[2]

In quegli anni era divenuta drastica la contrapposizione tra il potere ducale e la Chiesa napoletana guidata dal vescovo Atanasio, zio del duca: dopo varie razzie perpetrate dagli uomini di Sergio II, il vescovo emise una scomunica contro chiunque avesse tentato rubare il tesoro della cattedrale. A seguito di ciò, Sergio II fece incarcerare il prelato che, condannato all'esilio, morì dopo 21 mesi di cattività (fatto santo, Atanasio sarebbe diventato il compatrono di Napoli).

Sergio tollerava disinvoltamente che la zona costiera a poche miglia dalle mura di Napoli, fra le attuali città di San Giorgio e Portici, fosse occupata dai Saraceni, con i quali aveva anzi stretto un'alleanza in chiave anti-longobarda, esigendo in cambio una gabella sui saccheggi.[3]

Nell'871, dopo che l'imperatore Ludovico II aveva notevolmente aumentato il suo potere e il prestigio sottraendo Bari ai Saraceni, Sergio si alleò con Guaiferio di Salerno, Lamberto di Spoleto e Adelchi di Benevento, entrando in aperta rivolta contro l'imperatore. I Saraceni, tuttavia, sbarcarono con nuove forze e attaccarono Salerno.

Papa Giovanni VIII cercava aiuto, per difendere Roma e il Lazio dalle scorrerie dei Saraceni: venuto a mancare il sostegno del nuovo imperatore, l'imbelle Carlo il Calvo, il papa, dopo aver fortificato Roma e presidiato Ostia (edificando un avamposto militare che prese il nome di "Giovannipoli"),[4] convocò nell'877 a Traetto[5] il principe di Salerno Guaiferio e i duchi Pulcario di Amalfi, Landolfo di Capua, Docibile di Gaeta e Sergio II di Napoli, cioè le principali autorità politiche delle zone più minacciate dalle invasioni degli arabi (alcune di esse erano state anche occupate), con l'intento di creare una lega comune per porre fine alle scorribande: solo Guaifiero e Pulcario si allearono con il pontefice (dietro pagamento di denaro[4]), in quanto Sergio II aveva forti legami commerciali con i saraceni.[4]

Con le forze che riuscì a raccogliere, Papa Giovanni VIII si mise lui stesso alla testa di una flotta che batté, sempre nell'877 e al largo di Capo Circeo, una flotta musulmana[4] e poté quindi vendicarsi di Sergio, incitando alla ribellione il vescovo di Napoli e fratello del duca, Atanasio. Atanasio fece cavare gli occhi a Sergio e lo mandò a Roma presso papa Giovanni VIII, che lo mise in carcere fino alla morte.[6][7]

Gli successe nel ducato il fratello Atanasio.

  1. ↑ Paolo Bertolini, Cesario, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 24, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma, 1980.
  2. ↑ Michelangelo Schipa, Campana, Lega - Enciclopedia italiana, su treccani.it. URL consultato il 22 dicembre 2025.
  3. ↑ La stessa politica sarebbe stata seguita dal suo successore e fratello, il vescovo e duca Atanasio II, che si serviva degli stessi saraceni come mercenari perché conducessero da lì vere e proprie azioni militari contro i suoi nemici longobardi e franchi (Capua, Salerno, Benevento e Spoleto); cfr. Michele Amari, Storia dei musulmani di Sicilia, vol. I, Catania, 1933, pp. 596 e segg.
  4. 1 2 3 4 Claudio Rendina, I Papi, Roma, Newton Compton, 2004, p. 291.
  5. ↑ Giovanni VIII, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 1º gennaio 2015.
  6. ↑ Pietro Giannone, Istoria civile del regno, 1840, p. 383.
    «[…] Atanasio fa cavare gli occhi al duca Sergio suo fratello e lo presenta così al papa che dimostra di esserne molto contento»
  7. ↑ Achille Mauri, Biblioteca enciclopedica italiana, vol. XXVII, N. Bettoni, 1833, p. 249.
    «Era Vescovo di Napoli in questi tempi Atanasio fratello di Sergio, che all’altro Atanasio suo zio era nella cattedra succeduto, il quale per far cosa grata al Papa conculcando tutte le leggi del sangue e della natura, portato anche dall’ambizione, imprigionò il proprio suo fratello e cavatigli gli occhi lo presentò al Papa in Roma: Giovanni gradi molto il dono, e fattolo rimanere a Roma, finì quivi miseramente la sua vita (c)»
  • Michele Amari, Storia dei musulmani di Sicilia, vol. I, Catania, Prampolini, 1933, pp. 596 e segg.
  • Claudio Rendina, I papi, vol. I, Roma, Newton Compton, 2004.

Collegamenti esterni

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  • Sergio II di Napoli, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 24 ottobre 2017.

Predecessore Duca di Napoli Successore
Gregorio III 870 - 877 Atanasio II