Offertorio

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Offertorio (dal latino offertorium) è un momento della celebrazione eucaristica della Chiesa cattolica e dei servizi della Chiesa Anglicana. Esso consiste nell'offerta dei doni all'altare, segue la preghiera dei fedeli e precede la Preghiera eucaristica.

Nella liturgia gallicana il rito dell'offertorio è chiamato sonus, mentre in quella mozarabica sacrificium.

Musica[modifica | modifica sorgente]

Nella liturgia cattolica, l'offertorio, spesso chiamato anche col suo nome latino offertorium, è anche il nome del canto che accompagna la presentazione e la preparazione dei doni sull'altare per la celebrazione, cantato nel momento dell'offertorio.
Il suo antico nome di antifona ad offerenda ne rivela la forma e la funzione di canto processionale che accompagnava i fedeli mentre portavano le offerte sull'altare.

L'offertorio appartiene al proprio della messa: il suo testo quindi varia a seconda dell'occasione liturgica celebrata.

Di tutti i canti del proprio, è il più misterioso quanto alle sue origini ed alla sua evoluzione, strettamente connesse alla storia complessa del rito delle offerte sull'altare. Una frase di sant'Agostino [1] costituirebbe la prima testimonianza di questo canto, in una chiesa africana della fine del IV secolo: "All'altare si cantino inni presi dal libro dei salmi, sia prima dell'offerta, sia quando si distribuisce al popolo ciò che è stato offerto".
Inizialmente il canto era di tipo responsoriale, affidato alla schola nella sua esecuzione, secondo lo schema; antifona - versetto - antifona a latere - versetto - antifona. Più tardi, dal IX secolo, la soppressione della processione offertoriale ed una serie di circostanze hanno dimensionato il rito dell'offertorio causando l'abbandono del canto dei versetti e riducendo la lunghezza del canto, mantenendo la sola antifona. In questa forma è documentato nella maggior parte delle fonti manoscritte ed è pubblicato nelle moderne edizioni del graduale. In epoche seguenti, il canto è stato addirittura sostituito dall'organo e da una musica di circostanza.

Quanto al procedimento compositivo è un brano di concezione originale, in uno stile in genere assai ornato, che si avvicina al tratto: i versetti dell'offertorio sono sicuramente tra i più ornati [2], con una frequente tendenza al melisma, specialmente verso la fine del pezzo.
Particolarità unica nel repertorio gregoriano è la ripetizione del testo, di frasi o di sue parti, o anche di parole singole, come in Vir erat dove la parola quoniam è ripetuta tre volte ed il canto si conclude con l'espressione ut videat bona ripetuta più volte.

Il testo dell'offertorio non sempre manifesta, come nell'introito e nel communio, uno stretto legame con l'occasione liturgica: solitamente tratto dai salmi esprime abitualmente una delle innummerevoli sfacettature della contemplazione cristiana.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Retractationes, II, 11.
  2. ^ F. Rampi e M. Lattanzi, Manuale di canto gregoriano, Turris editrice, 1998, p. 118.