Quo primum tempore

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Quo primum tempore
Costituzione apostolica
Stemma di Papa Pio V
Pontefice Papa Pio V
Data 17 luglio 1570
Argomenti trattati Promulgazione del nuovo Messale Romano
La prima pagina della Quo primum tempore
Elevazione dell'ostia durante la celebrazione eucaristica ad orientem.

Quo primum tempore è una Costituzione Apostolica in forma di bolla pontificia, promulgata il 14 luglio 1570 dal papa san Pio V in esecuzione delle direttive del Concilio di Trento, che affidava al papa la revisione del Messale Romano.

Caratteristiche generali e destinazione della Quo primum tempore[modifica | modifica wikitesto]

Con tale documento Pio V dichiarò: "Ordiniamo che [...] dove a norma di diritto o per consuetudine si celebra secondo il rito della Chiesa Romana, in avvenire e senza limiti di tempo, la Messa, sia quella Conventuale cantata presente il coro, sia quella semplicemente letta a bassa voce, non potrà essere cantata o recitata in altro modo da quello prescritto dall'ordinamento del Messale da Noi pubblicato; e ciò, anche se le summenzionate Chiese, comunque esenti, usufruissero di uno speciale indulto della Sede Apostolica, di una legittima consuetudine, di un privilegio fondato su dichiarazione giurata e confermato dall'Autorità Apostolica, e di qualsivoglia altra facoltà".[1]

La bolla permise la continuazione di altri riti "ininterrottamente osservati da oltre duecento anni" ma permise pure l'uso del Messale Romano a condizione di ottenere il consenso dell'ordinario.[2]

Il papa aggiunse: "Mentre con la presente Nostra Costituzione, da valere in perpetuo, priviamo tutte le summenzionate Chiese dell'uso dei loro Messali, che ripudiamo in modo totale e assoluto, stabiliamo e comandiamo, sotto pena della Nostra indignazione, che a questo Nostro Messale, recentemente pubblicato, nulla mai possa venir aggiunto, detratto, cambiato. Dunque, ordiniamo a tutti e singoli i Patriarchi e Amministratori delle suddette Chiese, e a tutti gli ecclesiastici, rivestiti di qualsiasi dignità, grado e preminenza, non esclusi i Cardinali di Santa Romana Chiesa, facendone loro severo obbligo in virtú di santa obbedienza, che, in avvenire abbandonino del tutto e completamente rigettino tutti gli altri ordinamenti e riti, senza alcuna eccezione, contenuti negli altri Messali, per quanto antichi essi siano e finora soliti ad essere usati, e cantino e leggano la Messa secondo il rito, la forma e la norma, che Noi abbiamo prescritto nel presente Messale; e, pertanto, non abbiano l'audacia di aggiungere altre cerimonie o recitare altre preghiere che quelle contenute in questo."[3]

Si impose così una unicità e una immutabilità che solo la Santa Sede poteva alterare, come effettivamente ha fatto ripetutamente in una successione di edizioni del Messale Romano, in ognuna delle quali, dall'editio princeps del 1570[4] fino all'edizione 1962, veniva stampato il testo della Quo primum tempore di Pio V, insieme a quello dei documenti dei suoi successori, che autorizzavano le alterazioni

Mutamenti del Messale Romano[modifica | modifica wikitesto]

Il testo del Messale 1570 di Pio V, il cui titolo era Missale Romanum ex Decreto Sacrosancti Concilii Tridentini restitutum, Pii V. Pont. Max. iussu editum, restò uguale nelle varie edizioni iuxta typicam publicate negli anni immediatamente seguenti, per esempio quella dell'Editoria Aldina di Venezia nel 1574;[5] ma nel 1604, 34 anni dopo l'apparizione del Messale di Pio V, il papa Clemente VIII pubblicò, con vari cambiamenti, una nuova edizione tipica del Messale Romano, dal titolo Missale Romanum, ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum, Pii Quinti Pontificis Maximi iussu editum, et Clementi VIII. auctoritate recognitum.[6] Il testo del Canone della messa rimase invariato ma le rubriche erano alterate a più punti, particolarmente con l'indicazione che, dopo la consacrazione del calice, le parole Haec quotiescumque feceritis, in mei memoriam facietis, che nella messa di Pio V venivano dette dal sacerdote mentre mostrava al popolo il calice consacrato, dovevano essere dette durante la genuflessione del sacerdote prima dell'elevazione del calice. Fra gli altri cambiamenti si può menzione che la benedizione alla fine della messa, che nel 1570 veniva data dal sacerdote con tre segni della croce, doveva essere data con un unico segno della croce, a meno che il sacerdote fosse vescovo.

Dopo altri 30 anni, il 2 settembre 1634, il papa Urbano VIII fece una nuova revisione del Messale Romano, che così veniva chiamato Missale Romanum, ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum, Pii V. iussu editum,`et Clementis VIII. primum, nunc denuo Urbani Papae Octavi auctoritate recognitum. Non è stato toccato il canone della messa.[7].

Leone XIII pubblicò nel 1884 una nuova edizione tipica, con pochi cambiamenti a parte l'inclusione delle messe dei santi aggiunti dopo il 1634: Missale Romanum`ex decreto ss. Concilii Tridentini restitutum S. Pii V. Pontificis Maximi jussu editum Clementis VIII., Urbani VIII. et Leonis XIII. auctoritate recognitum.[8]

Pio X intraprese una revisione che portò alla pubblicazione il 25 luglio 1920 da parte del suo successore Benedetto XV del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum S. Pii V Pontificis Maximi jussu editum aliorum Pontificum cura recognitum a Pio X reformatum et Ssmi D. N. Benedicti XV auctoritate vulgatum. Le novità introdotte nelle rubriche formano un nuovo capitolo dal titolo Additiones et variationes in rubricis Missalis.[9]

Pio XII cambiò profondamente la liturgia della Settimana santa e della Veglia pasquale alterandone non solo il testo ma anche l'ora della celebrazione, decretando che le funzioni di Giovedì santo, Venerdì santo e della Veglia pasquale siano celebrate nel pomeriggio o nella sera, nonostante il divieto di Pio V, che aveva dichiarato la celebrazione a tali ore un abuso, una deviazione dall'uso antiquo della Chiesa cattolica e dai decreti dei Santi Psdri.[10] Alcuni ancora rigettano queste riforme della liturgia romana,[11] per esempio la Società San Pio V

La sesta ed ultima edizione tipica del Messale Romano "riveduto per decreto del Concilio di Trento" (ex decreto ss. Concilii Tridentini restitutum) è quella pubblicata da Giovanni XXIII nel 1962 e nel cui titolo non si menzionano più i nomi dei successivi papi, Pio V incluso, che l'avevano redatto: Missale Romanum ex decreto ss. Concilii Tridentini restitutum Summorum Pontificum cura recognitum.[12]. Incorpora i cambiamenti decretati dal Codice delle rubriche del 1960, il cui testo è riprodotto nel Messale, dove rimpiazza due documenti dell'edizione 1920: Rubricae generales Missalis et Additiones et variationes in rubricis Missalis. Sopprime l'aggettivo perfidis della preghiera Oremus et pro perfidis Judaeis del Venerdì santo, e inserisce il nome di san Giuseppe nel canone della messa, il cui testo era rimasto immutato nelle edizioni precedenti. Se si compare con l'edizione tipica precedente (1920), si nota una forte riduzione del numero di ottave[13] e di vigilie (nel senso di una celebrazione di una giornata intera precedente una festa).[14] I testi della Settimana santa sono quelli di Pio XII, non quelli di Pio V.

Quelli che rigettano i testi di Pio XII considerano la loro presenza nell'edizione 1962 del Messale Romano un grave difetto. Lamentano pure vari altri punti, anche minori, in cui questa edizione si differenzia da quella immediatamente precedente del 1920 e dal Messale originale di Pio V. quale l'abolizione dell'obbligo del sacerdote celebrante di accedere all'altare capite cooperto (con la testa coperta), cioè, nel caso del clero secolare, portando la berretta.[15]

La successiva edizione tipica, apparsa nel 1970, solo otto anni dopo quella di Giovanni XXIII, invece di chiamarsi ex decreto ss. Concilii Tridentini restitutum si dichiara ex decreto sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum e non presenta più il testo della Quo primum tempore.

Attuale situazione[modifica | modifica wikitesto]

Vari istituti religiosi, che d'accordo con il permesso dato dalla bolla di Pio V avevano conservato i propri riti esistenti da prima del 1370 (duecento anni prima della Quo primum tempore), decisero adottare questo nuovo Messale Romano rivisto secondo i principi enunciati dal Concilio Vaticano II. Così fecero i domenicani,[16] i carmelitani,[17] i cistercensi,[18] i canonici regolari premostratensi,[19]

Anche i messali ambrosiano[20] e mozarabico[21] e quello dei certosini,[22] che continuano in uso, sono stati rivisti alla luce dell'insegnamento del Concilio Vaticano II. L'arcidiocesi di Braga in Portogallo non disponeva dei mezzi per attuare una simile revisione del rito di Braga: perciò vi è stato generalmente adottato il rito romano e attualmente (2007) l'uso pubblico del rito proprio è limitato alla cattedrale e solo nella festa della Presentazione del Signore (2 febbraio), nella Domenica delle palme e nella Settimana santa.[23]

È ancora permesso in tutta la Chiesa latina, secondo le modalità indicate nel motu proprio Summorum Pontificum del 7 luglio 2007, l'uso del Messale Romano del 1962. Alcuni pochi sacerdoti usano, senza autorizzazione, edizioni anteriori (cfr. Società San Pio V), ma l'edizione 1570 promulgata con la Quo primum tempore non è più disponibile in forma di messale da altare.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Quo primum tempore, IV
  2. ^ Quo primum tempore, V
  3. ^ Quo primum tempore, VI
  4. ^ Manlio Sodi, Achille Maria Triacca, Missale Romanum: Editio Princeps (1570) (Libreria Editrice Vaticana 1988 ISBN 978-88-209-2547-5)
  5. ^ Missale Romanum (Venezia 1574)
  6. ^ Missale Romanum, edizione tipica 1604
  7. ^ Missale Romanum (Parigi 1636)
  8. ^ Ratisbonne, New York et Concinnati 1870
  9. ^ ristampa del 2004, che cambia fra l'altro il titolo della pubblicazione in considerazione della canonizzazione di Pio X
  10. ^ Bolla Ad cuius notitiam del 29 marzo 1566, in Bullarium Romanum (1745), tomus IV, pars II, p. 283
  11. ^ Léon Gromier, La settimana santa restaurata, traduzione italiana, introduzione e note di Francesco Tolloi
  12. ^ Missale Romanum 1962
  13. ^ Perdono le loro ottave l'Epifania, Corpus Domini, l'Ascensione, Sacro Cuore di Gesù, l'Immacolata Concezione, l'Assunzione di Maria, Giovanni Battista, Santi Pietro e Paolo, Ognissanti, Natale, Stefano protomartire, Giovanni apostolo ed evangelista, I Santi Innocenti, e l'anniversario della dedicazione della propria chiesa
  14. ^ Le vigilie abolite sono quelle dell'Epifania, Ognissanti, l'Immacolata Concezione e degli apostoli Mattia, Giacomo il Maggiore, Bartolomeo, Matteo, Andrea e Tommaso, ma san Lorenzo conserva la sua vigilia.
  15. ^ Ritus servandus in celebratione Missae, II, 1: confrontare l'edizione 1962 con quella 1920 o anche l'originale di san Pio V nel 1570 (Manlio Sodi, Achille Maria Triacca, Missale Romanum: Editio Princeps (1570). Libreria Editrice Vaticana 1988 ISBN 978-88-209-2547-5)
  16. ^ Frati domenicani dell'Italia settentrionale, "Riflessioni sulla liturgia domenicana"
  17. ^ "I carmelitani e il Concilio Vaticano II: conferenza alla CISA
  18. ^ I Cistercensi: Liturgia
  19. ^ Rito premonstratense: Libros litúrgicos propios vigentes hasta el Concilio Vaticano II
  20. ^ Michael Kunzler, La liturgia della Chiesa (Jaca Book 2003 ISBN 978-88-16-40640-7), p. 267
  21. ^ Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, "Il Rito Ispano-Mozarabico: Informazioni storiche 15.12.2000"
  22. ^ Certosini: La liturgia
  23. ^ Joaquim Félix de Carvalho, "A liturgia em Braga" in Didaskalia XXXVII (2007), p. 182

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Cattolicesimo Portale Cattolicesimo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Cattolicesimo