Summorum Pontificum

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Rito romano straordinario" rimanda qui. Se stai cercando la celebrazione eucaristica, vedi Messa tridentina.
Summorum Pontificum
Motu proprio
Stemma di Benedetto XVI
Pontefice Benedetto XVI
Data 7 luglio 2007
Anno di pontificato III
Traduzione del titolo Dei Sommi Pontefici
Argomenti trattati indicazioni giuridiche e liturgiche attualmente in vigore per la celebrazione della cosiddetta messa tridentina
Motu proprio papale nº V
Motu proprio precedente De aliquibus mutationibus in normis de electione Romani Pontificis
Motu proprio successiva Antiqua ordinatione

Il Summorum Pontificum (in italiano "Dei Sommi Pontefici") è una lettera apostolica di papa Benedetto XVI, pubblicata in forma di motu proprio il 7 luglio 2007.

Il motu proprio, scritto prima della canonizzazione dei papi Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, contiene le indicazioni giuridiche e liturgiche che, insieme alle precisazioni emanate dalla Pontificia commissione "Ecclesia Dei",[1] sono rimaste in vigore fino al 16 luglio 2021 (data di pubblicazione della Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio Traditionis custodes da parte di papa Francesco) per la celebrazione della messa celebrata secondo "il Messale Romano promulgato da S. Pio V e nuovamente edito dal S. Giovanni XXIII"[2] oppure secondo "il Messale Romano edito dal beato Papa Giovanni XXIII nel 1962"[3] oppure secondo "l'ultima stesura del Missale Romanum, anteriore al Concilio, che è stata pubblicata con l'autorità di papa Giovanni XXIII nel 1962 e utilizzata durante il Concilio".[4]

Le disposizioni di Summorum Pontificum sono entrate in vigore il 14 settembre 2007, festa dell'esaltazione della Santa Croce, e hanno sostituito le precedenti norme contenute nella lettera della Congregazione per il Culto Divino Quattuor abhinc annos del 1984 e nel motu proprio papale Ecclesia Dei adflicta del 1988. Le disposizioni sono state abrogate da papa Francesco il 16 luglio 2021 con la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio Traditionis custodes.

Significato del documento[modifica | modifica wikitesto]

Celebrazione di una messa pontificale tridentina

Il documento è accompagnato da una lettera del Papa[5], con cui spiega ai vescovi e ai fedeli i motivi, lo spirito e gli scopi del suo atto. Nella lettera accompagnatoria Benedetto XVI respinge due timori, dichiarandoli infondati:

  • innanzitutto "il timore che qui venga intaccata l'autorità del Concilio Vaticano II e che una delle sue decisioni essenziali – la riforma liturgica – venga messa in dubbio";
  • in secondo luogo "il timore che una più ampia possibilità dell'uso del Messale del 1962 avrebbe portato a disordini o addirittura a spaccature nelle comunità parrocchiali".

indicando poi il motivo della nuova normativa:

«sono giunto alla ragione positiva che mi ha motivato ad aggiornare mediante questo Motu Proprio quello del 1988. Si tratta di giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa. Guardando al passato, alle divisioni che nel corso dei secoli hanno lacerato il Corpo di Cristo, si ha continuamente l'impressione che, in momenti critici in cui la divisione stava nascendo, non è stato fatto il sufficiente da parte dei responsabili della Chiesa per conservare o conquistare la riconciliazione e l'unità; si ha l'impressione che le omissioni nella Chiesa abbiano avuto una loro parte di colpa nel fatto che queste divisioni si siano potute consolidare. Questo sguardo al passato oggi ci impone un obbligo: fare tutti gli sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell'unità, sia reso possibile di restare in quest'unità o di ritrovarla nuovamente.»

(Lettera di Benedetto XVI ai vescovi di tutto il mondo per presentare il motu proprio sull'uso della liturgia romana anteriore alla riforma del 1970)

In Benedetto XVI è dunque presente l'auspicio che questa apertura possa contribuire, fra le altre cose, anche a riportare nella piena comunione con Roma quei fedeli che se ne sono distaccati non accettando alcuni contenuti del Concilio Ecumenico Vaticano II e le riforme che ne sono seguite (soprattutto la riforma liturgica di Paolo VI introdotta nel 1969), come gli appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Contenuto del documento[modifica | modifica wikitesto]

Introduzione storica[modifica | modifica wikitesto]

Il rito romano è quel rito liturgico che è in uso nella Chiesa di Roma e che si distingue da quelli in uso in altre parti della Chiesa cristiana come i riti ambrosiano, alessandrino, antiocheno, armeno, bizantino e caldeo.[6][7]

Con il passare del tempo, il rito romano è stato adottato in quasi tutta la Chiesa latina. Rimangono eccezioni quali l'uso del rito ambrosiano nella maggior parte dell'arcidiocesi di Milano e in alcune zone vicine. L'uniformità fu promossa particolarmente dopo il Concilio di Trento con la bolla pontificia Quo primum tempore. Con questo il papa Pio V, eccettuando solo quei riti che potessero vantare un'antichità di almeno duecento anni, impose in tutta la Chiesa latina, l'uso del Messale Romano da lui promulgato. Delle successive edizioni di questo Messale Romano, aventi tutte per titolo Missale Romanum ex decreto Sacrosancti Concilii Tridentini restitutum, l'ultima fu pubblicata da papa Giovanni XXIII nel 1962.

Dopo il Concilio Vaticano II (1962-1965), il papa Paolo VI promulgò nel 1969 una nuova edizione del Messale Romano con il titolo Missale Romanum ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum, che divenne il testo normalmente usato nella celebrazione della messa nella Chiesa latina.

Nel articolo 1 del suo Summorum Pontificum, Benedetto XVI affermò che l'edizione 1962 del Messale romano non è mai stata giuridicamente abrogata. Infatti si abroga non una edizione ma l'obbligo giuridico di adoperarla, come è successo nel caso di tale edizione 1962.[8]

Espressione/i della lex orandi del Rito Romano[modifica | modifica wikitesto]

Nella sua legislazione del 2007 Benedetto XVI dichiarò che sia l'edizione 1969 del Messale Romano sia quelle anteriori (dal 1559 al 1962) sono espressioni della “lex orandi” (“legge della preghiera”) della Chiesa cattolica di rito latino.[9]Summoorum Pontificum, art. 1]</ref> Affermò che i due messali non contengono due diversi riti, ma due usi diversi dello stesso rito romano, dei quali quello contenuto nel messale di papa Paolo VI era la forma ordinaria di celebrazione; quello del 1962 la forma straordinaria.

La legislazione posteriore di papa Francesco dichiarò al contrario che i libri liturgici promulgati da Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, sono l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano;[10] e decretò inoltre: "Le norme, istruzioni, concessioni e consuetudini precedenti, che risultino non conformi con quanto disposto dal presente Motu Proprio, sono abrogate".[11]

Articoli normativi[modifica | modifica wikitesto]

Benedetto XVI estese a tutta la Chiesa cattolica latina la possibilità di celebrare la messa con i libri liturgici promulgati il 23 giugno 1962. La facoltà di avvalersi della liturgia antica era inoltre estesa all'uso del Pontificale Romanum per la celebrazione di tutti i sacramenti (anche se l'ordine sacro, a differenza degli altri sacramenti, non veniva esplicitamente menzionato nel motu proprio) e alla recita del breviario romano.

Dichiarò che tutti i sacerdoti di rito latino possono usare liberamente e senza alcuna restrizione o autorizzazione il messale del 1962 nel celebrare in forma privata; a queste messe private potevano partecipare i fedeli che lo chiedevano spontaneamente. L'uso del messale del 1962 per tali messe non era possibile nei giorni del Triduo pasquale, in quanto le messe senza popolo durante il Triduo non sono previste, con qualunque messale.

Anche le comunità di Istituti di vita consacrata o Società di vita apostolica (cioè le congregazioni sacerdotali e gli ordini religiosi) che celebrano la messa conventuale nella propria chiesa erano autorizzste a celebrare con il Messale del 1962.

Per quanto riguarda le parrocchie, ad un gruppo stabile di fedeli che volesse celebrare la messa tridentina basterebbe rivolgersi al parroco, senza dover chiedere l'autorizzazione al vescovo diocesano. Se il parroco non concedesse la celebrazione della messa tridentina, i fedeli potrebbero rivolgersi al vescovo. Se anche il vescovo non volesse rispondere alle esigenze dei fedeli, questi potrebbero riferirlo alla Pontificia commissione "Ecclesia Dei".

Nelle chiese non parrocchiali e non conventuali ci si rivolgerebbe al rettore della chiesa per avere l'autorizzazione alla celebrazione nella forma tridentina.

Il Vescovo potrebbe anche erigere una o più parrocchie personali (senza giurisdizione territoriale, ma con cura d'anime di un gruppo di fedeli) per i gruppi di fedeli che desiderano la liturgia tradizionale. {Il Traditionis custodes espressamente proibische l'erezione di nuove parrocchie personali per tali gruppi).[12]

Commenti a favore e critiche[modifica | modifica wikitesto]

Il cardinale francese Jean-Pierre Ricard e il vescovo svizzero Kurt Koch, presidenti degli episcopati dei due Paesi più coinvolti nella disputa con i tradizionalisti di Lefebvre, difesero la decisione del Papa, anche se invitarono a non sottovalutare possibili incomprensioni delle sue motivazioni e il rischio di divisioni. Fiduciosi sulla buona accoglienza erano i cardinali Cormac Murphy-O'Connor (inglese) e Karl Lehmann (tedesco). In Italia entusiasmo venne espresso dai cardinali Angelo Scola e Carlo Caffarra. La scelta del Papa venne invece qualificata come "anticonciliare" da altri cattolici, fra i quali alcuni impegnati accanto ai parroci nella gestione della attività parrocchiali in veste di educatori, catechisti, eccetera.[13]

Per monsignor Bernard Fellay, superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, la "normalizzazione" della messa "non di San Pio V", precisava, "bensì della Chiesa di sempre" era stato "un atto di giustizia, un aiuto soprannaturale straordinario in un momento di grave crisi ecclesiale".[14]

All'inizio della "Lettera ai Vescovi", il Papa constata che:

«Notizie e giudizi fatti senza sufficiente informazione hanno creato non poca confusione. Ci sono reazioni molto divergenti tra loro che vanno da un'accettazione gioiosa ad un'opposizione dura, per un progetto il cui contenuto in realtà non era conosciuto.»

Tra le dichiarazioni critiche anteriori alla pubblicazione, quella più nota è senz'altro il comunicato dell'assemblea plenaria dei Vescovi francesi,[15] che approfondisce i timori cui Benedetto XVI, con la "Lettera", ha voluto rispondere di persona.

Summorum Pontificum ha suscitato reazioni positive da parte di alcuni prelati ortodossi, in particolare il metropolitano russo Kirill Gundiayev e l'eparca Ilarion Alfeev.[16]

I liturgisti di Camaldoli[modifica | modifica wikitesto]

I liturgisti di Camaldoli diffusero un documento, intitolato Avvio di una riflessione[17], con lo scopo «di offrire un contributo alle delicate mediazioni che saranno necessarie per evitare che l'impatto della nuova disciplina possa generare nella realtà ecclesiale divisioni e contrapposizioni, e non comunione e riconciliazione, come è nelle sue intenzioni».

Cardinal Martini[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 luglio 2007 il cardinale Carlo Maria Martini in un suo articolo pubblicato sulle pagine culturali del quotidiano Il Sole 24 ORE ha criticato il motu proprio temendo in particolare il venire meno della comunione dei fedeli attorno ad un unico rito e la svalorizzazione delle "conquiste della riforma liturgica del Concilio Vaticano II", in specie per quanto riguarda la comprensione e la partecipazione del popolo alla celebrazione della messa. Per cui, nonostante si ritenesse ancora in grado di celebrare senza difficoltà nel Rito Antico ed avesse officiato sempre in latino nel duomo di Milano nei giorni delle grandi festività, non sarebbe ritornato a celebrare secondo i libri precedenti al Vaticano II per tre motivi:

1) La riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II (il Novus Ordo di Paolo VI) rappresenterebbe, secondo il prelato, un netto miglioramento per la comprensione della liturgia e della Parola di Dio. Ribattendo agli abusi celebrativi, secondo lui "non così diffusi come preteso da alcuni", egli affermò che abusus non tollit usum (l'abuso non preclude l'uso)
2) Rischio di rimessa in discussione del Concilio Vaticano II, il quale, per il cardinale, "avrebbe aperto porte e finestre ad una vita cristiana più lieta e umanamente più vivibile" rispetto all'« [...] insieme di quel tipo di vita cristiana così come allora lo si viveva, dove il fedele con fatica trovava quel respiro di libertà e di responsabilità da vivere in prima persona di cui parla san Paolo ad esempio in Galati 5,1-17»
3) Come vescovo constatava «l'importanza di una comunione anche nelle forme di preghiera liturgica che esprima in un solo linguaggio l'adesione di tutti al mistero altissimo»

Martini, tuttavia, concede che questo motu proprio contribuisca ecumenicamente a favorire il «dialogo fra tutti coloro che cercano Dio con cuore sincero». [18][19].

Messa pontificale all'altare maggiore della chiesa della SS.ma Trinità dei Pellegrini a Roma
Messa solenne nella parrocchia personale della Santissima Trinità dei Pellegrini a Roma
Messa bassa senza ministranti presso l'altare maggiore di San Simeon Piccolo a Venezia

Le modifiche intervenute in sede di promulgazione[modifica | modifica wikitesto]

Il motu proprio Summorum Pontificum è stato promulgato sugli Acta Apostolicae Sedis del 7 settembre 2007.[20] Nel testo del provvedimento sono state apportate cinque modifiche rispetto al testo pubblicato il 7 luglio 2007 su L'Osservatore Romano:[21]

  1. È stato aggiunto il titolo De usu extraordinario antiquae formae Ritus Romani (Uso straordinario dell'antica forma del Rito Romano)
  2. Con una correzione ortografica, la parola "conditiones" nell'articolo 1 è diventata "condiciones"
  3. La parola "plerumque" nell'articolo 3 è stata cambiata in "habitualiter"
  4. La parola "continenter" nell'articolo 5 §1, con un cambiamento già operato nel sito web della Santa Sede, è diventata "stabiliter"
  5. La parola "potest" nell'articolo 7 è stata cambiata in "vult": si prospetta il caso di un vescovo diocesano che, pur eventualmente potendo, non vuole soddisfare la richiesta di facilitare la celebrazione della forma antica della messa a favore di un gruppo che non la ottiene dal parroco.[22]<[8][23][24]

Nello stesso numero degli Acta Apostolicae Sedis è apparsa anche, immutata, la relativa lettera diretta ai vescovi.[25]

L'istruzione di applicazione del motu proprio[modifica | modifica wikitesto]

L'istruzione Universae Ecclesiae di applicazione, predisposto dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, porta la data del 30 aprile 2011, memoria liturgica di san Pio V, ed è stato reso pubblico il 13 maggio. Prevede alcune norme circa il ruolo dell'ordinario diocesano, del gruppo stabile di fedeli e del sacerdote celebrante. Stabilisce la facoltà di recitare le lezioni della Messa in lingua volgare per le sole Messe lette, di celebrare il Triduo Sacro nella forma straordinaria. Prevede inoltre che nei seminari i futuri sacerdoti debbano imparare a celebrare secondo entrambe le forme del rito romano.[26]

Francescani dell'Immacolata[modifica | modifica wikitesto]

La Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica decretò l'11 luglio 2013 il commissariamento dei Francescani dell'Immacolata dichiaròː "In aggiunta a quanto sopra, sempre il 3 luglio u.s. il Santo Padre Francesco ha disposto che ogni religioso della Congregazione dei Frati Francescani dell'Immacolata è tenuto a celebrare la liturgia secondo il rito ordinario e che, eventualmente, l'uso della forma straordinaria (Vetus Ordo) dovrà essere esplicitamente autorizzata dalle competenti autorità per ogni religioso e/o comunità che ne farà richiesta."[27]

Secondo il vaticanista Sandro Magister, questa disposizione rappresentava "La prima volta che Francesco contraddice Benedetto".[28] Il giornalista Giuseppe Aloisi disse che per alcuni il commissariamento era inteso "soprattutto per cancellare il ripristino della Messa tridentina, nella forma stabilita dal Messale romano del 1962. Per delegittimare quel testo, insomma, e chi lo ha interpretato in modo estensivo iniziando a celebrare la messa antica tutti i giorni".[29]

Padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, dichiaròː "Il fatto che Papa Francesco abbia disposto che i religiosi sacerdoti della stessa Congregazione siano tenuti a celebrare la liturgia secondo il rito ordinario — a meno di esplicita autorizzazione delle competenti autorità per l'uso della forma straordinaria — non intende contraddire le disposizioni generali espresse da Benedetto XVI con il Motu Proprio “Summorum Pontificum”, ma rispondere a problemi specifici e tensioni createsi in questa Congregazione a proposito del rito della celebrazione della Messa. Lo scopo che Benedetto XVI si era proposto era infatti di superare tensioni e non crearne"[30]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pontificia Commissione Ecclesia Dei, Istruzione sull’applicazione della Lettera Apostolica Motu Proprio data Summorum Pontificum
  2. ^ Motu proprio, articolo 1
  3. ^ Motu proprio, articolo 2
  4. ^ Lettera di accompagnamento
  5. ^ Pubblicata in AAS 99 (2007), 795-799 con il titolo Ad Episcopos Catholicae Ecclesiae Ritus Romani.
  6. ^ Michael Davies, "Breve storia del rito romano"
  7. ^ Michael Kunzler, La liturgia della Chiesa, vol. 10, Jaca Book 2003, pp. 269-270 ISBN 9788816406407
  8. ^ a b Norme liturgiche dell'arcidiocesi di Washington, capitolo 14.14.2
  9. ^ "Art. 1. Il Messale Romano promulgato da Paolo VI è la espressione ordinaria della “lex orandi” (“legge della preghiera”) della Chiesa cattolica di rito latino. Tuttavia il Messale Romano promulgato da S. Pio V e nuovamente edito dal B. Giovanni XXIII deve venir considerato come espressione straordinaria della stessa “lex orandi” e deve essere tenuto nel debito onore per il suo uso venerabile e antico".
  10. ^ "I libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, sono l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano" ([https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/20210716-motu-proprio-traditionis-custodes.htmlMotu proprio Traditionis custodes, art. 1).
  11. ^ [https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/20210716-motu-proprio-traditionis-custodes.htmlMotu proprio Traditionis custodes, art. 8).
  12. ^ Traditionis custodes, art, 3 §2]
  13. ^ Luigi Accattoli, «Via libera alla messa in latino. Il Papa: atto di riconciliazione», Corriere della Sera, domenica 8 luglio 2007, p. 6.
  14. ^ Vittorio Messori, «I lefebvriani: grazie Ratzinger "Ora parliamo della scomunica"», Corriere della Sera, 8 luglio 2007, p. 7.
  15. ^ Assemblea plenaria dei vescovi francesi, 4-7 aprile 2006. Paragrafo sui rapporti con la Tradizione
  16. ^ Geoffrey Hull,The Banished Heart: Origins of Heteropraxis in the Catholic Church (Londra: T&T Clark, 2010), pp. 351-355. Questo studio critico mette in rilievo tra l'altro l'importanza ecumenica della storia del tradizionalismo liturgico nella Chiesa latina.
  17. ^ Avvio di una riflessione sul Motu Proprio “Summorum Pontificum” di Benedetto XVI[collegamento interrotto], Toscana Oggi, 03/09/2007.
  18. ^ Carlo Maria Martini,Amo il latino, però..., Sole 24 Ore, 29 luglio 2007 (online)
  19. ^ Luca Saitta, Martini: Non celebrerò la messa in latino, in La Repubblica, 30-07-2007. URL consultato il 15-11-2009.
  20. ^ AAS 99 (2007), pp. 777-781
  21. ^ Il testo ora dato sul sito web della Santa Sede ha già incorporato la quarta delle modifiche di cui qui si tratta, ma non le altre.
  22. ^ Gianni Cardinale, Pubblicato sugli Acta il «Summorum pontificum», in Avvenire, 14-03-2008.
  23. ^ <https://ruor.uottawa.ca/handle/10393/30078?mode=simple Chad J. Glendinning, "Summorum Pontificum and the use of the extraordinary form of the Roman Rite: A canonical analysis in light of the current liturgical law" (uOttawa Research 2010), pp. 251, 270]
  24. ^ Paolo Rodari, Andrea Tornielli, Attacco a Ratzinger, Edizioni Piemme, 2012. p. 66.
  25. ^ AAS 99 (2007), pp. 795-799
  26. ^ Istruzione sull'applicazione della Lettera Apostolica Motu Proprio data Summorum Pontificum di S.S. Benedetto PP. XVI Archiviato il 17 maggio 2011 in Internet Archive.
  27. ^ Decreto di commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata dell'11 luglio 2013
  28. ^ "La prima volta che Francesco contraddice Benedetto"
  29. ^ Giuseppe Aloisi, Quelle accuse a Bergoglio: "Perseguitati da questo pontificato", in Il Giornale, 25 gennaio 2018. URL consultato il 30 ottobre 2020 (archiviato il 29 ottobre 2020).
  30. ^ Risposta di Padre Lombardi (portavoce del Vaticano) sul commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata, 2 agosto 2013

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