Prima (ora canonica)

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La prima è la preghiera del mattino, ed era una delle ore canoniche ed è recitata circa un'ora dopo l'alba. Essa è basata su tre salmi e una lettura biblica.

Nella Chiesa cattolica tale ora è stata soppressa dal Breviario secondo il rito romano dal Concilio Vaticano II, che mirava ad adattare la Liturgia delle Ore alla vita moderna. Nel documento Sacrosanctum Concilium al num. 89/d viene dichiarato che "L'ora di Prima sia soppressa". L'invito è stato accolto dai riformatori che nello stendere l'Ufficio divino riformato, sia nel rito romano che in quello ambrosiano, hanno soppresso Prima. Resta tuttavia nel Breviario Romano tradizionale che ogni sacerdote può celebrare secondo quanto espresso dal motu proprio Summorum Pontificum.

I certosini recitano ancora l'Ora di Prima.

Nella Chiesa cristiana ortodossa l'ora di Prima è un'ora canonica ancora in uso.

Forma Straordinaria[modifica | modifica wikitesto]

Come detto in precedenza, coloro che celebrano secondo il rito tradizionale sono ancora tenuti a officiare l'Ora di Prima, secondo il seguente schema:

  • Segno di croce con l'invocazione: V. Deus in adjutorium meum intende. R. Domine ad adjuvandum me festina, seguita dal Gloria Patri e dall'Alleluia (o dal Laus tibi in Quaresima)
  • L'inno ecclesiastico Jam lucis orto sidere
  • La salmodia, composta da tre salmi o parti di salmi, ciascuno dei quali si conclude con il Gloria Patri. All'inizio del primo salmo e alla fine del terzo si dice l'Antifona, presa dal proprio del tempo oppure dal Proprio o dal Comune nelle feste.
  • Il canto del capitulum, che è sempre tratto dalla Prima Lettera di Paolo a Timoteo, 1, 17 (Regi saeculorum).Al termine di esso, si risponde come di consueto Deo gratias.
  • Il responsorio breve Christe filii Dei vivi, miserere nobis, alternato al versetto Qui sedes ad dexteram Patris (in Avvento Qui venturus es in mundum) e dal Gloria Patri.
  • Il versetto V. Exurge Christe, adjuva nos. R. Et libera nos propter nomen tuum.
  • Salutato il popolo con il Dominus vobiscum, l'Orazione.
  • Nuovamente salutato il popolo (Dominus vobiscum) si dice il Benedicamus Domino.
  • Lettura del Martirologio del giorno successivo, seguito dall'acclamazione V. Et alibi aliorum plurimorum Sanctorum Martyrum et Confessorum, atque Sanctarum Virginum. R. Deo gratias, dal versetto Pretiosa in conspectu Domini mors Sanctorum eius e di una breve orazione d'intercessione a Maria e ai Santi.
  • Un triplice Deus in adjutorium, seguito dal Gloria Patri, da un triplice Kyrie eleison, dal Pater Noster, dai versetti conclusivi del salmo 89, da un altro Gloria Patri e da un'orazione in cui si chiede l'assistenza di Dio nelle azioni del giorno.
  • La benedizione, costituita dallo Jube domine benedicere, la benedizione Dies et actus nostros in sua pace disponat, la lettura di un breve brano secondo il Proprio del Tempo (concluso dal V. Tu autem Domine miserere nobis. R. Deo gratias), dall'Adjutorium nostrum in nomine Domini. R. Qui fecit coelum et terram, dal Benedicite Deus, la benedizione vera e propria ed il versetto Fidelium animae.

Secondo le rubriche del 1962, qualora l'ufficio non sia celebrato pubblicamente, i saluti Dominus vobiscum sono sostituiti dall'invocazione V. Domine exaudi orationem meam. R. Et clamor meus ad te veniat.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]