Abbazia di San Magno (Fondi)

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Monastero di San Magno
Abbazia San Magno.png
StatoItalia Italia
RegioneLazio
LocalitàFondi
Religionecattolica
TitolareMagno di Anagni
Arcidiocesi Gaeta
Stile architettonicoMedievale-Rinascimentale
Sito webwww.monasterosanmagno.it

Coordinate: 41°22′39.9″N 13°23′03.26″E / 41.37775°N 13.38424°E41.37775; 13.38424

L'abbazia di San Magno si trova a Fondi (provincia di Latina)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il racconto di san Gregorio Magno, il monastero fu edificato per volere di sant'Onorato[1] nel 522 per onorare il martirio di san Magno, ucciso insieme a san Paterno e a 2597 cristiani, come si legge in alcuni documenti agiografici di epoca medievale, le Passiones, dedicate ai due santi.

Del complesso monastico sono state rinvenute: la chiesa di epoca medievale, a croce latina e dotata di cripta, che conserva pregevoli affreschi; la chiesa rinascimentale riaperta al culto e intitolata a san Benedetto; alcune strutture pertinenti forse alle ultime fasi di vita del complesso, in particolare il mulino, la foresteria e delle vasche di lavorazione dell'olio.

Il corpo di san Magno giacque nella cripta della chiesa fino all'847 quando fu saccheggiato da Platone di Veroli, capitano della Campania, e lo adagiò nella chiesa di Sant'Andrea. Successivamente con l'invasione saracena di Veroli, il corpo di san Magno fu spostato ad Anagni.

Il monastero, fino al 1072, fu autonomo e gestito dai monaci ordinari.

In seguito il console Gerardo di Fondi donò il monastero all'abbazia di Montecassino.

Nel 1492 Alessandro VI passò con una bolla pontificia il monastero alla congregazione olivetana.

Nel XV secolo il monastero fu ricostruito da Prospero Colonna [non si sa se prima il monastero fu demolito o distrutto per cause naturali (terremoti, bradisismo, ecc.).

Nel corso dei secoli il monastero, data l'importanza dello stesso stabile, conobbe alterne fortune contabili e spogliazioni di vandali (nel 1798 i francesi distrussero parte del monastero e spogliarono gran parte dei locali monastici).

Quindi il monastero conobbe l'oblio (in seguito fu usata anche, addirittura, come stalla per pecore), ma molti ambienti perdurarono a mostrare splendori rinascimentali.

Oggi il monastero è affidato all'arcidiocesi di Gaeta e alla cura del presbitero diocesano don Francesco Fiorillo ed è in atto il restauro/ricostruzione del complesso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gregorio Magno, Dialoghi, I, 1, 3.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicoletta Cassieri e Daniela Quadrino, Fondi. S. Magno, loc. Divinité inconnue / monastère, in C. Ferrante, J.-C. Lacam, D. Quadrino (ed.), Fana, templa, delubra. Corpus dei luoghi di culto dell'Italia antica (FTD), 4, Regio I. Fondi, Formia, Minturno, Ponza, Roma 2015, pp. 24–28

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Controllo di autoritàVIAF (EN1222147665857160670009 · LCCN (ENn2016050551 · WorldCat Identities (ENn2016-050551