Castell'Arquato

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Castell'Arquato
comune
Castell'Arquato – Stemma Castell'Arquato – Bandiera
Castell'Arquato – Veduta
Veduta del borgo medievale
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
ProvinciaProvincia di Piacenza-Stemma.svg Piacenza
Amministrazione
SindacoGiuseppe Bersani (lista civica di centro-destra Futuro in Comune) dal 26-5-2019
Territorio
Coordinate44°51′N 9°52′E / 44.85°N 9.866667°E44.85; 9.866667 (Castell'Arquato)Coordinate: 44°51′N 9°52′E / 44.85°N 9.866667°E44.85; 9.866667 (Castell'Arquato)
Altitudine224 m s.l.m.
Superficie52,75 km²
Abitanti4 598[2] (31-5-2019)
Densità87,17 ab./km²
FrazioniBacedasco Alto, Doppi, Pallastrelli, San Lorenzo, Sant'Antonio, Vigolo Marchese, Vigostano, Montagnano, Costa Stradivari[1]
Comuni confinantiAlseno, Carpaneto Piacentino, Fiorenzuola d'Arda, Lugagnano Val d'Arda, Vernasca
Altre informazioni
Cod. postale29014
Prefisso0523
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT033012
Cod. catastaleC145
TargaPC
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantiarquatesi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Castell'Arquato
Castell'Arquato
Castell'Arquato – Mappa
Posizione del comune di Castell'Arquato nella provincia di Piacenza
Sito istituzionale

Castell'Arquato (Castél Arquä o Castél Arcuà in dialetto piacentino[3]) è un comune italiano di 4 598 abitanti[2] della provincia di Piacenza in Emilia-Romagna.

Situato sulle prime alture della val d'Arda, è caratterizzato da un borgo medioevale arroccato lungo la collina che domina il passaggio lungo la vallata. Il centro storico si sviluppa sulla riva sinistra del torrente Arda, mentre sulla sponda opposta si è sviluppato un quartiere residenziale[4]. Dista circa 30 km da Piacenza, capoluogo provinciale, 42 km da Cremona e 45 km da Parma.

Castell'Arquato ha il titolo di "città d'arte", è stato insignito della Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano[5] e fa parte del club de I borghi più belli d'Italia[6].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Castell'Arquato occupa una superficie di circa 52 k sulle ultime propaggini dell'Appennino ligure, digradanti verso la pianura Padana, tra la val d'Arda, in cui, sulla sponda sinistra del torrente Arda è situato il capoluogo comunale, la val Chiavenna e la val d'Ongina[7].

Il comune si estende tra un'altitudine minima di 90 m s.l.m. nella zona nord e un'altitudine massima di 440 m s.l.m. nella zona collinare posta a sud. L'altitudine media comunale è di 224 m s.l.m.[8]

Parte del territorio comunale è compresa nel parco fluviale regionale dello Stirone e del Piacenziano, che ha inglobato la precedente riserva naturale geologica del Piacenziano, che contiene un cospicuo patrimonio di reperti fossili del pliocene.[9].

Nei pressi della frazione di San Lorenzo si trova l'area boscata del bosco di Santa Franca, una delle poche aree ancora coperte da boschi della prima collina piacentina[10].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In epoca pliocenica, la zona di Castell'Arquato, così come buona parte della pianura Padana, era occupata dal mare; di cui sono sopravvissuti numerosi reperti fossili, risalenti in particolare al Piacenziano, che deve il proprio nome alla città e alla provincia di Piacenza[11].

In seguito la zona è popolata dall'uomo sin dal Paleolitico inferiore, periodo a cui sono datati alcuni manufatti in selce ritrovati nel territorio comunale[11]. Reperti più recenti, risalenti al Neolitico e all'età del Ferro, testimoniano la persistenza della presenza umana.

Il territorio viene, poi, colonizzato da tribù liguri e gallo-celtiche, prima di entrare a far parte dei territori controllati dai romani. Da alcune tracce attribuibili a insediamenti romani, si presume la costruzione di un castrum militare con il fine di controllare i liguri[11]. In epoca imperiale si sviluppò come piccolo capoluogo rurale, grazie alla posizione favorevole di dominanza sulla rete viaria.

Il toponimo Castell'Arquato, secondo la leggenda deriverebbe dal nome del cavaliere romano Caio Torquato, a cui sarebbe attribuita la fondazione del villaggio; più realisticamente, il toponimo viene fatto derivare dalla forma quadrata del primo insediamento militare o dalla disposizione dell'insediamento[11].

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

In epoca longobarda la zona è attraversata dalla via dei monasteri longobardi che permetteva il collegamento, attraverso la catena appenninica, tra la pianura Padana e la Lunigiana[11].

Il primo documento scritto in cui viene citato il luogo è un atto di vendita datato 13 marzo 760 parte delle carte di Varsi in cui viene citato in finibus Castri Arquatense[12]. In altri documenti successivi viene citato come Castro Fermo, Castro Fermo Arquatense e Fines Castellana. In alcuni di questi documenti viene citato un nobile chiamato Magno a cui si deve l'edificazione della pieve di Castell'Arquato dedicata alla gran Madre di Dio, tra il 756 e il 758 e del castello a base quadrata e che, nel momento della sua morte, avvenuta nel 789, dona al vescovo di Piacenza il paese, la chiesa di Santa Maria e i beni annessi[11][13].

Ci sono testimonianze che negli ultimi decenni del I millennio il borgo arquatese godesse di notevole vitalità. In questo periodo il vescovo di Piacenza amministra la zona arquatese mediante uomini scelti e gode del fodro, il diritto di esazione delle imposte dirette, su tutti gli uomini, nobiles, burgenses o castellani che posseggono case e terreni e sugli ecclesiastici di Santa Maria[11].

Dal 1204 al 1207 Grimerio, vescovo di Piacenza, sceglie come dimora Castell'Arquato in seguito alle lotte sorte con il comune di Piacenza. In seguito a ciò, il borgo comincia a assumere maggiore autonomia rispetto al comune di Piacenza[14]. Nel 1220 il vescovo Vicedomino devolve alla comunità locale tutti i beni di sua proprietà nel territorio arquatese concedendo l'enfiteusi per 700 lire piacentine. Oltre a ciò concede per 200 lire piacentine, più un canone annuo, i beni situati nelle zone di San Lorenzo, Vernasca e Lusurasco. A partire da quell'anno, Castell'Arquato viene retto per tre anni da dei consoli, in seguito sostituiti dalla figura del podestà, nominato dal comune di Piacenza tra i membri delle famiglie nobili guelfe della città[11][15].

Nel 1256 Castell'Arquato subisce l'assalto del nobile ghibellino Oberto II Pallavicino, il quale, tuttavia, non riesce a portare a compimento il suo assedio. Nel 1290 Alberto Scotti, sostenuto dal partito guelfo, dal ceto mercantile e dalle corporazioni degli artigiani, diventa signore Piacenza insediando a Castell'Arquato il podestà Tedesio de' Spectinis.

Nel 1304 Alberto Scotti viene cacciato da Castell'Arquato ad opera del comune di Piacenza, che insedia nel luogo Gabriele Pallastrelli; tre anni dopo, nel 1307, Alberto Scotti riesce a riprendere il possesso del borgo, governandolo a fasi alterne fino al 1316, quando Galeazzo I Visconti, supportato da Corrado Malaspina e dalla famiglia Arcelli assedia Castell'Arquato che viene conquistata l'anno successivo, facendo prigioniero Alberto Scotti[15][11].

In seguito alla conquista di Castell'Arquato, Galeazzo Visconti concede al borgo alcune “grazie speciali” includenti la possibilità di emancipazione giuridica dal comune di Piacenza e la facoltà di adottare un corpus di norme legislative autonome; queste grazie diventeranno, poi, la base degli statuti redatti nel corso del quattrocento[16].

Nel 1324 Manfredo Landi, uomo di fiducia dei Visconti che gli avevano concesso il governo di Castell'Arquato, è costretto a cedere Castell'Arquato al comune di Piacenza, in seguito all'abbandono di quest'ultimo da parte della nobile famiglia milanese dopo la rivolta guelfa guidata da Obizzo Landi. Il paese rimane sotto il controllo di Piacenza fino al 1336 quando torna sotto il controllo della famiglia Visconti, tramite Azzone Visconti, il quale ripristina l'autonomia degli arquatesi da Piacenza nominando podestà Galvagno de' Comini; contemporaneamente viene eseguita la fortificazione del borgo a causa della sua importanza dal punto di vista strategico e militare. A partire dal 1342 incomincia la costruzione della rocca, promossa dal comune di Piacenza su iniziativa di Luchino Visconti[16]. Negli anni successivi Castell'Arquato è soggetta, così come tutto il territorio visconteo ad aspre lotte per la successione dopo la morte di Luchino Visconti, prima e di suo fratello Giovanni, poi.

Nel 1403 Gian Galeazzo Visconti concede a Borromeo de' Borromei e alla sua discendenza l'investitura dei poteri feudali, comprendenti le rendite fiscali collegate, su Castell'Arquato. L'anno successivo, Borromei tradisce i Visconti, schierandosi con Carlo VI di Francia e rendendo il borgo un feudo regio[16]. Successivamente Castell'Arquato viene conquistato da Francesco e Giovanni Scotti che mantengono il potere fino al 1414 quando, sotto la minaccia dalla famiglia Arcelli, originaria di Fiorenzuola d'Arda, decidono di cedere tutti i loro diritti agli arquatesi, che, a loro volta, li rimettono al duca di Milano Filippo Maria Visconti. A partire dal 1416 il borgo cambia nome in Castel Visconti, toponimo mantenuto fino al 1470[11].

Nel 1438 Filippo Maria Visconti investe il capitano di ventura Niccolò Piccinino del feudo arquatese: durante il suo governo si assiste alla promulgazione degli statuti comunali: gli Statuta et decreta Terrae Castri Arquati. Dopo Niccolò. il feudo rimane alla famiglia Piccinino tramite i figli Francesco e Jacopo. Nel 1447 Francesco I Sforza, signore di Milano, viene nominato signore di Piacenza e del contado: lo Sforza investe del feudo arquatese prima Bartolomeo Colleoni, nel 1453 e, poi, in seguito al passaggio del Colleoni al servizio della repubblica di Venezia, a Sceva da Corte e, nel 1455, a Tiberto Brandolini da Forlì: il feudo rimane ai Brandolini, a Tiberto e poi ai suoi due figli, fino al 1466.

Nel 1466, alla morte di Francesco, il feudo viene inizialmente concesso e, poi, definitivamente venduto dalla moglie Bianca Maria Sforza al cognato Bosio I Sforza, conte di Santa Flora[17].

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1499, con la discesa dei francesi in Italia, Castell'Arquato passa sotto il loro dominio, venendo amministrato prima da Pierre de Rohan, con il titolo di Gran Marescalco del Cristianissimo Lodovico Re di Francia che lo delega, a suo volta, al podestà Francesco Torti e, poi, dal Marescalco Gian Giacomo Trivulzio. Terminato il dominio francese, il borgo entra inizialmente a far parte dello stato pontificio per, poi, essere riassegnato a Francesco Sforza di Santa Flora nel 1512[17].

Nel 1531 sale al potere nel borgo Bosio II Sforza; dopo la sua morte, nel 1533, la cittadinanza locale afferma la sua fedeltà alla moglie Costanza Farnese. Nel 1541 papa Paolo III Farnese, padre di Costanza, concede l'indipendenza al borgo dal comune di Piacenza, che era stata cancellata dal suo predecessore Clemente VII nel 1530. Il pontefice ende anche visita al borgo nella primavera del 1543 in cui è acclamato dalla popolazione, riconoscente per il ripristino dell'indipendenza da Piacenza con i conseguenti vantaggi economici. Nel 1545 sale al potere Sforza Sforza, figlio di Francesco; durante il suo regno Ottavio Farnese eleva Castell'Arquato a marchesato[11]. A Sforza succederà, in seguito, il figlio, cardinale Francesco Sforza. Il potere della dinastia Sforza termina nel 1707, allorché il territorio arquatese diviene parte del ducato di Parma e Piacenza, di cui segue la storia fino all'unità d'Italia.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Il borgo non ha subito modifiche degne di nota sino agli anni '50. Nei decenni successivi le diverse amministrazioni hanno via via incentivato un cospicuo sviluppo urbanistico ai piedi del borgo antico, che si è esteso alle superfici agricole circostanti e a cui ha corrisposto un'iniziale spopolamento e un successivo recupero architettonico del nucleo storico originario anche grazie all'utilizzo turistico delle seconde case.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Castell'Arquato-Stemma.png

Lo stemma del comune presenta una complessa figurazione, nella quale si possono riconoscere diversi simboli legati al passato del Borgo.

Descrizione araldica dello stemma[18]:

«Di rosso, al castello torricellato di un pezzo, merlato alla ghibellina, aperto, finestrato e murato di nero, accostato da due stelle di sei raggi d'oro ed accompagnato in punta da un giglio dello stesso; a due leoni controrampanti al castello ed affrontati, pure d'oro»

Il castello è un richiamo al centro storico fortificato e protetto dalle mura; i colori bianco (argento) e rosso sono un richiamo ai colori presenti nello stemma di Piacenza, mentre il leone d'oro è l'emblema originario della famiglia Sforza, in particolare del ramo cadetto di Santa Fiora che resse il feudo di Castell'Arquato dall'inizio del cinquecento al settecento, che è rappresentata come "protettrice" della Rocca arquatese. Le due stelle d'oro a sei punte derivano anche nelle armi della famiglia dei conti Scotti, mentre il giglio d'oro è riferito alla casata dei Farnese, famiglia ducale di Parma[19].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Collegiata di Santa Maria
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Collegiata di Castell'Arquato.

Sorta nel 1122, sul luogo occupato da una precedente chiesa risalente al 758 e crollata a seguito di un terremoto nel 1117, presenta tre navate e due accessi, uno nella facciata e uno sul lato nord. Il campanile, originariamente non previsto nel progetto, venne aggiunto nel XIII secolo e si trova sopra alla navata inferiore di sinistra. La chiesa ha subito pesanti interventi di restauro tra il settecento e la prima metà del novecento: nel settecento l'interno venne intonacato completamente, una volta decorata con stucchi andò a sostituire il tetto a capriate e finestre di forma rettangolare presero il posto delle monofore. Gli interventi del novecento, guidati dall'arciprete Cagnoni, portarono alla riscoperta degli affreschi quattrocenteschi situati nella cappella di santa Caterina, la ricostruzione della loggetta dedicata a san Giovanni e della quarta absidiola contenente al suo interno una vasca ad immersione risalente all'VIII secolo, il ripristino degli absidi minori, il rifacimento della facciata e il recupero del soffitto a capriate[20].

Basilica di San Giovanni e battistero

Situato nella frazione di Vigolo Marchese, all'imbocco della val Chiavenna, a pochi chilometri dal capoluogo sulla strada verso Carpaneto Piacentino, il complesso, intitolato a San Giovanni, è formato dal battistero e dalla basilica. Il primo è di forma circolare e, probabilmente, sorse come piccolo tempio pagano in epoca romana; successivamente fu intitolato a Santo Stefano e divenne infine battistero. L'interno è diviso su due livelli e conserva alcuni frammenti dei vecchi affreschi. La Basilica risale al 1008 quando venne fatta costruire dal Marchese Uberto d'Orta. Costruita in pietra e laterizio, l'interno è a pianta basilicale a tre navate. Il campanile nacque come torre militare e venne riadattato successivamente alla funzione religiosa[21][22][23].

Ospedale di S. Spirito

Situato nei pressi della piazza del Municipio, da cui vi si accede scendendo una scalinata, l'antico ospitale di Santo Spirito, documentato come ente già nel 1272, sorse per fornire ospitalità ai pellegrini che si trovavano a percorrere una variante della via Francigena passante per il borgo. L'edificio, risalente al cinquecento, presenta gli ultimi portici connessi alla via superstiti dell'intero borgo. L’interno presenta una volta affrescata nel salone principale e la sala del camino, caratterizzata dal soffitto a cassettoni. L'edificio è sede del museo geologico G. Cortesi[24].

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo del Podestà
Il palazzo del Podestà.

La costruzione di questo edificio fu voluta da Alberto Scotti nel 1292. Il palazzo fu, successivamente, sede del governo del podestà e abitazione del conte di Santa Fiora; dalla fine del cinquecento al 1850 fu sede della pretura. La parte duecentesca dell'edificio, interamente realizzato con mattoni in cotto, è il blocco di tre piani costellato da merli a coda di rondine. La scala, i pilastrini e la tettoia esterna sono aggiunte quattrocentesche. In mezzo alle finestre è affrescato lo stemma della COMMUNITAS CASTRI ARQUATI con due leoni controrampanti e un castello merlato. Verso il lato corto dell'edificio si trova la loggia dei Notari, adibita a sede dell'ufficio informazioni turistiche, sormontata da una loggetta ad angolo detta "delle grida" perché da qui venivano proclamati gli editti comunali. Una torre con due orologi, uno affacciato alla piazza e uno al borgo, sovrasta l'edificio. All'interno, nella grande sala consigliare, è possibile ammirare il soffitto a cassettoni completamente dipinto. Il palazzo del Podestà viene utilizzato per ospitare mostre di vario genere[25].

Palazzo Ducale
Palazzo del duca.

Costruito nel 1292 da Alberto Scotti come palazzo di giustizia, deve la sua denominazione al fatto che nella prima metà del seicento divenne la residenza dei duchi Sforza. In un piccolo bassorilievo al piano terra del Palazzo Ducale è presente il braccio armato di spada, o brando, parte dello stemma della famiglia Brandolini, detentrice del potere a Castell'Arquato tra il 1455 e il 1466. Al di sotto del Palazzo si trovano le fontane del duca con otto bocche in bronzo a forma di testa di animale. Di fianco alle cannelle era presente un lavatoio dove fino agli inizi del novecento le donne del borgo erano solite fare il bagno ai bambini e fare il bucato[26], mentre era proibito portare gli animali ad abbeverarsi per non deturpare la purezza dell'acqua.

Ostello Conservatorio Villaggi

Costruzione sorta tra il 1663 e il 1700 su ordine del capitano Francesco Guarnieri per volontà dello zio don Francesco Villaggi. Inizialmente era un convento di clausura per le suore dette "Luigine"; successivamente divenne un conservatorio per ragazze indigenti della val d'Arda e poi una scuola. Nei primi anni del 2000 assunse le funzioni di ostello, per, poi, venire chiuso.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

La Rocca Viscontea.
Rocca Viscontea
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rocca Viscontea.

La rocca, sorta su fondazioni precedenti tra il 1342 e il 1349 per volontà di Luchino Visconti[27], era adibita a sede della guarnigione militare ed è costituita da un impianto planimetrico quadrangolare con quattro torri quadrate poste ai vertici, circondata da un fossato solcato da due ingressi. Tutto il complesso è dominato dal mastio, alto 42 metri[27]. Torri e cortine si presentano a filo, cioè prive di apparato a sporgere, l'edificio non fu, infatti, adeguato a nuove tecniche di difesa dopo la costruzione. Il mastio, o torre principale, non è l'unica torre articolata su quattro lati, a differenza delle altre che si presentano "a scudo", ossia su tre lati per permettere il controllo della guarnigione.

La rocca, ancora conservata nella sua immagine di cortine-recinto, ospita al suo interno il museo di vita medioevale[27].

Torrione Farnese

Fatto erigere tra il 1527 e il 1535 da Bosio II di santa Fiora, fu ultimato nel 1570 da Sforza I Sforza. Realizzato in cotto, è un imponente edificio a pianta quadrata con quattro baluardi agli angoli, che fungeva da avamposto contro le armate nemiche. Alto 20 m, all'interno presenta cinque livelli, costituiti da una stanza quadrata per piano e collegati da una scala elicoidale[28], che riporta agli schemi architettonici di Michelangelo e del Vignola. Nel secondo dopoguerra divenne sede degli studi portati avanti dall'intellettuale Aldo Braibanti[29]. Dopo essere rimasto chiuso e in stato di abbandono per molti anni è stato adibito a sede della scuola d'Arme Gens Innominabis che si dedica allo studio e alla pratica delle tecniche di combattimento medievali[30]. Al secondo piano, arredato come una sala riunioni-conviviale dei cavalieri, si trova un camino risalente al cinquecento.

Porta di Monteguzzo

Originariamente parte della cinta muraria fatta erigere a partire dal 1342 per volontà di Luchino Visconti, la porta, l'unica delle due superstiti insieme alla porta Sotana permetteva l'accesso all'omonimo quartiere posto nella parte settentrionale del borgo. La porta è stata pesantemente rimaneggiata nel seicento, venendo inglobata in una casa. La porta, costruita in blocchi di arenaria, presenta un'ampia volta a tutto sesto; sono visibili anche i gangheri dei battenti e gli alloggiamenti delle catene del ponte levatoio[31].

Porta di Sasso / porta Sotana

La porta di Sasso, o porta Sotana, unica struttura superstite senza rimaneggiamenti della cinta muraria trecentesca, è posta all'uscita del borgo in direzione di Lugagnano, Vernasca e, più in generale, dell'alta val d'Arda È una costruzione in pietra e mattoni, caratterizzata da un arco a tutto sesto all'esterno e a sesto ribassato all'interno di sopra del quale si ergono cinque merli a coda di rondine[31].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[32]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT[33] al 31 dicembre 2018 la popolazione straniera residente era di 398 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo Luigi Illica: dedicato al commediografo e librettista Luigi Illica e posto di fianco alla casa in cui nacque, presenta quattro sezioni in cui si raccontano la vita di Illica, le sue opere, testimonianze come lettere e fotografie e, infine, alcuni materiali come spartiti e incisioni[34].
  • Museo della Collegiata di Castell'Arquato: posto nei locali adiacenti alla collegiata di santa Maria, raccoglie argenteria e arredi sacri, quadri, sculture, mobilio, codici e materiale d’archivio provenienti dalla collegiata stessa, oltre che da altre chiese della zona. È presente anche una sezione dedicata ai paramenti sacri al cui interno si trova la mantellina che il pontefice Paolo III indossò durante la sua visita al borgo[35].
  • Museo Geologico G. Cortesi: situato nei locali dell'ex ospedale Santo Spirito, contenente i resti di un cetaceo fossile ritrovato nel 1934 sui calanchi del monte Falcone, nonché il cranio di una balenottera scoperto nel 1983 a Tabiano di Lugagnano e una collezione di molluschi fossili[36].
  • Archivio musicale parrocchiale: l'archivio musicale parrocchiale, situato presso il chiostro della collegiata, possiede un ricco corredo di partiture musicali che il musicologo Mario Genesi ha dimostrato essere correlabile all'"entourage" della famiglia Farnese regnante sul ducato di Parma e Piacenza. In particolare, Genesi ha catalogato la sezione manoscritta da tasto e corale, dietro indicazioni del musicologo Oscar Mischiati. Il repertorio delle musiche a stampa, invece, venne parzialmente inventariato negli Anni '50 dal RISM, da Claudio Sartori e da Mariangela Donà.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

La parte alta del borgo, con la rocca Viscontea, la piazza antistante e la collegiata fu scenario, insieme ad altri castelli italiani, delle riprese del film Ladyhawke, diretto da Richard Donner e interpretato da Matthew Broderick, Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer[37].

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Castell'Arquato fa parte della zona DOC dei colli piacentini, dove si producono alcuni vini tipici del piacentino tra cui il Gutturnio, la Bonarda, la Barbera e l'Ortrugo, e il Monterosso Val d'Arda, vino tipico della vallata e, in particolare di Castell'Arquato[38], che deve il suo nome all'omonimo colle situato sulla riva destra dell'Arda.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Premio Illica e Concorso Illica Opera Stage[modifica | modifica wikitesto]

A Castell'Arquato si tiene, con cadenza biennale, il premio Internazionale Luigi Illica, manifestazione creata nel 1961 dal musicologo Mario Morini e dal giornalista Cesare Pecorini con lo scopo di valorizzare la figura di Luigi Illica e la borgata medievale in cui è nato, premiando i grandi esponenti della lirica e della cultura. L'Illica annovera tra i suoi premiati cantanti come Plácido Domingo, Luciano Pavarotti e Maria Callas, Montserrat Caballé e registi come Luchino Visconti, Giorgio Strehler, Franco Zeffirelli[39].

A cinquant'anni dalla fondazione del Premio Illica, nel 2010 è stato istituito anche il concorso Lirico Internazionale Illica Opera Stage. Fautori di questo progetto furono la Pro Loco Arquatese, con la collaborazione ed il contributo del comune di Castell'Arquato, la Fondazione di Piacenza e Vigevano, la provincia di Piacenza e Casa Illica. Il Concorso è concepito per offrire alle nuove generazioni di cantanti lirici spazi di perfezionamento e opportunità professionali.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi del novecento, Castell'Arquato era servita da due tranvie interurbane a vapore:

Il territorio comunale di Castell'Arquato è attraversato dalla strada provinciale 4 di Bardi che a valle collega il capoluogo con Fiorenzuola d'Arda, dove si interseca con la via Emilia, mentre a monte risale la val d'Arda fino a Lugagnano Val d'Arda per poi raggiungere Bardi mediante il passo del Pellizzone. Il capoluogo è raggiunto anche dalla strada provinciale 6bis di Castell'Arquato che lo collega a Carpaneto Piacentino e, da qui, a Piacenza con la denominazione di strada provinciale 6, e dalla stra provinciale 31 Salsediana che lo collega a Castelnuovo Fogliani, frazione di Alseno. Nella parte di territorio comunale situata in val d'Ongina sono presenti la strada provinciale 12 di Genova che percorre il fondovalle collegando Alseno con Vernasca e la strada provinciale 56 di Borla che si dirama dalla strada provinciale 12 raggiungendo Vigoleno, frazione di Vernasca[40].

I collegamenti mediante il servizio di mezzi pubblici sono garantiti dall'azienda SETA. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Fiorenzuola d'Arda.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
28 giugno 1985 22 giugno 1990 Emilio Castellana Democrazia Cristiana Sindaco [41]
22 giugno 1990 24 aprile 1995 Emilio Castellana Democrazia Cristiana Sindaco [41]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Pier Giorgio Bottarelli centro-sinistra Sindaco [41]
14 giugno 1999 11 giugno 2003 Pier Giorgio Bottarelli lista civica di centro-sinistra Sindaco [41]
14 giugno 2004 29 luglio 2008 Alberto Fermi lista civica di centro-sinistra Sindaco [41]
10 ottobre 2008 8 giugno 2009 Lorenzo De Luca Di Pietralata Comm. straordinario [41]
9 giugno 2009 25 maggio 2014 Ivano Rocchetta lista civica di centro destra: Lega Nord-Liste Civiche Sindaco [41]
25 maggio 2014 26 maggio 2019 Ivano Rocchetta lista civica di centro-destra: Uniti per Continuare Sindaco [41]
26 maggio 2019 in carica Giuseppe Bersani lista civica di centro-destra: Futuro in Comune Sindaco [41]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1953 e il 1972 Castell'Arquato è stato sede di partenza della Castell'Arquato-Vernasca gara automobilistica di velocità in salita, disputatasi per 17 edizioni e che vide la partecipazione di alcuni tra i più famosi piloti dell'epoca, tra i quali Andrea De Adamich e Arturo Merzario. Dopo la cancellazione della manifestazione agonistica, a partire dagli anni '90 è iniziata, ad opera del Club Piacentino Auto d'Epoca, l'organizzazione di rievocazioni aperte alle auto d'epoca lungo il percorso originale: dal 1994 si disputa la gara di regolarità Castell'Arquato-Vernasca, mentre dal 1996 si svolge la Vernasca Silver Flag, concorso dinamico di conservazione e restauro per vetture da competizione[43].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Territorio, su comune.castellarquato.pc.it. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  2. ^ a b Dato Istat, su demo.istat.it. URL consultato il 1º ottobre 2019. - Popolazione residente al 31 maggio 2019.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 167.
  4. ^ Oggi, su comune.castellarquato.pc.it. URL consultato il 2 ottobre 2019.
  5. ^ Castell'Arquato, su bandierearancioni.it. URL consultato il 2 ottobre 2019.
  6. ^ Castell'Arquato, su borghipiubelliditalia.it. URL consultato il 2 ottobre 2019.
  7. ^ Piano comunale di Protezione Civile, p. 11.
  8. ^ Piano comunale di Protezione Civile, p. 12.
  9. ^ Il primo portale di Castell'Arquato - Turismo a Castell'Arquato - Il parco del Piacenziano Archiviato il 17 agosto 2012 in Internet Archive.
  10. ^ Il parco di Santa Franca, su castellarquato.com. URL consultato il 29 settembre 2019.
  11. ^ a b c d e f g h i j k Comune di Castell'Arquato, su turismoapiacenza.it. URL consultato il 27 settembre 2019.
  12. ^ Storia, su comune.castellarquato.pc.it. URL consultato il 27 settembre 2019.
  13. ^ Alto Medioevo, su comune.castellarquato.pc.it. URL consultato il 27 settembre 2019.
  14. ^ Il dominio vescovile (789-1220 d.C.), su comune.castellarquato.pc.it. URL consultato il 27 settembre 2019.
  15. ^ a b Tra Consoli (1220-1223), Podestà e Scotti, su comune.castellarquato.pc.it. URL consultato il 27 settembre 2019.
  16. ^ a b c Il dominio visconteo (1317-1450), su comune.castellarquato.pc.it. URL consultato il 28 settembre 2019.
  17. ^ a b Il dominio degli Sforza (fino al 1707), su comune.castellarquato.pc.it. URL consultato il 28 settembre 2019.
  18. ^ Comune di Castell’Arquato - Piacenza “Medioevo di collina (PDF), su comune.castellarquato.pc.it. URL consultato il 28 settembre 2019.
  19. ^ Storia dello stemma e del comune, su araldicacivica.it. URL consultato il 28 settembre 2019.
  20. ^ Collegiata di Castell'Arquato, su castellarquato.com. URL consultato il 29 settembre 2019.
  21. ^ Vigolo Marchese, su emiliaromagnaturismo.it. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  22. ^ Vigolo Marchese, su castellarquato.com. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  23. ^ Chiesa e Battistero di San Giovanni, su turismo.provincia.pc.it. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  24. ^ La sede, su museogeologico.it. URL consultato il 28 settembre 2019.
  25. ^ Il palazzo del Podestà di Castell'Arquato, su castellarquato.com. URL consultato il 29 settembre 2019.
  26. ^ Il Palazzo del Duca, su comune.castellarquato.pc.it. URL consultato il 29 settembre 2019.
  27. ^ a b c Rocca Viscontea di Castell'Arquato, su castellidelducato.it. URL consultato il 29 settembre 2019.
  28. ^ Il torrione Farnese di Castell'Arquato, su castellarquato.com. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  29. ^ Letteratura, è morto l'artista e partigiano Aldo Braibanti, in La Repubblica, 8 aprile 2014.
  30. ^ Torrione "del duca" detto Farnesiano, su turismo.provincia.piacenza.it. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  31. ^ a b Le porte di Castell'Arquato, su castellarquato.com. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  32. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  33. ^ Statistiche demografiche ISTAT, su demo.istat.it. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  34. ^ Museo Luigi Illica, su castellarquato.com. URL consultato il 2 ottobre 2019.
  35. ^ Collegiata e museo della collegiata, su castellarquatoturismo.it. URL consultato il 2 ottobre 2019.
  36. ^ La storia, su museogeologico.it. URL consultato il 2 ottobre 2019.
  37. ^ I castelli e i borghi di Ladyhawke, su lacineturista.it, 23 novembre 2016. URL consultato il 2 ottobre 2019.
  38. ^ Vini, su castellarquatoturismo.it. URL consultato il 2 ottobre 2019.
  39. ^ Premio Internazionale Luigi Illica (1961-2007) (PDF), su comune.castellarquato.pc.it. URL consultato il 2 ottobre 2019.
  40. ^ Provincia di Piacenza - servizio edilizia, progettazione infrastrutture e grandi opere (PDF), su provincia.piacenza.it. URL consultato il 27 settembre 2019.
  41. ^ a b c d e f g h i http://amministratori.interno.it/
  42. ^ Determinazione n.125 (PDF), su comune.castellarquato.pc.it, 2 agosto 2017.
  43. ^ Castell'Arquato-Vernasca, su cpae.it. URL consultato il 19 ottobre 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Associazione I Quaderni della Val Tolla, Il Quaderno di Castell'Arquato, Piacenza, Grafiche Lama, 2016, p. 304.
  • Mario G. Genesi, Castell'Arquato - Archivio della Chiesa Collegiata - Catalogo dei Manoscritti Musicali, Piacenza, Tipografia Emilstampa, 1987, pp. 40.
  • Mario G. Genesi, Fondi Musicali Minori ed Archivi della Provincia di Piacenza, VII Convegno Organistico Italiano, Piacenza, 1984, p. 40.
  • Mario G. Genesi, Il corpus delle danze mss. anonime (1530-1550) della Collegiata di Castell'Arquato, in Archivio Storico Parmense, XLII, 1990, pp. 515-537.
  • Mario G. Genesi, L'archivio musicale rinascimentale di Castell'Arquato: connessioni con i farnese e gli Sforza di Santa Fiora, in Archivio Storico Parmense, LIII, 2001, pp. 415-437.
  • Gianluca Raineri (a cura di), Piano comunale di protezione civile - Quadro conoscitivo del territorio, analisi dei rischi e censimento del territorio (PDF), Marzo 2014.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN138047926 · WorldCat Identities (EN138047926
Emilia Portale Emilia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di emilia