Wala

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Wala, talvolta italianizzato in Vala (755Bobbio, 31 agosto 836), fu un abate francese di regola benedettina.

Egli è ritenuto zio di santa Ida di Herzfeld attraverso la sorella Theodrada di Soissons, madre della santa.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque nel 755 in Francia da famiglia nobile: era figlio del conte Bernardo e quindi era un nipote di Carlo Martello e cugino di Carlo Magno.

Fu consigliere e ministro dell'imperatore Carlo Magno prima e di Ludovico il Pio poi, quando nell'816 si fece monaco benedettino a Corbie, dove operava come abate il fratello Adalardo, succedendovi nell'abaziato nell'826. Nell'824 fu lui a spingere presso Ludovico perché a Papa Pasquale I succedesse Papa Eugenio II.

Sostenitore della ribellione dei tre figli di primo letto di Ludovico il Pio (Pipino, Ludovico il Germanico e Lotario) contro la concessione di una parte del regno al futuro Carlo il Calvo, figlio di Giuditta di Baviera, seconda moglie dell'imperatore Ludovico con cui Wala entro in conflitto nel 829 (da lui accusata fra l'altro di una relazione adulterina con Bernardo, duca di Settimania).

Ludovico punì Wala, esiliandolo per sette anni, e lui stesso scelse di ritirarsi a Bobbio, località famosa per la sua cultura e per la sua regola colombaniana; entrò nell'Abbazia di San Colombano sotto l'abate Gundebaldo.

Lì cercò di valorizzare il monastero e la sua biblioteca e nell'833 fu eletto come 10º abate dai monaci. Visse a Bobbio fino alla sua morte, avvenuta il 31 agosto del 836. Il suo successore come abate fu Ebbone.

Nel martirologio benedettino, Wala è chiamato santo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (DE) Hüsing, Die Genealogie der hl. Ida, in: Zeitschrift f. vaterländische Geschichte und Altertumskunde (Westfalen) , Bd. 38, 1880, S. 10; Krumwiede, der Stift Fischbeck a. d. Weser, 1955, S. 49, 51, 53, 56

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pascasio Radberto, 'Vita Walae, in Patrol. Lat., CXX, col. 1557 segg., Parigi 1841
  • C. Rodemberg, Die vita Walae als historische Quelle, dissertazione, Gottinga 1877
  • E. Dümmler, in Abh. der berliner Akademie, 1900, p. 18 segg.
  • A. Solmi, Stato e Chiesa sec. gli scritti pol. da Carlomagno fino al conc. di Worms, Modena 1901.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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