Eremo di San Michele (Coli)

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Spelonca di San Michele
Grotta di San Colombano
Eremo di San Michele1.jpg
Resti dell'eremo nella grotta-spelonca di san Colombano
UtilizzoLuogo di culto e di pellegrinaggio
Stilestile celtico-longobardo e poi romanico
EpocaVII secolo
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneColi
Amministrazione
EnteComune di Coli
VisitabileVisitabile liberamente

L'eremo di San Michele (o spelonca di San Michele) è un luogo eremitico[1] situato sotto una spelonca denominata anche grotta di san Colombano, in una zona solitaria della Curiasca di San Michele nel comune di Coli, poco distante da Bobbio, in provincia di Piacenza. Dipende dalla parrocchia di San Vito di Coli.

Venne fondato ed eretto da san Colombano nella Quaresima del 615 e secondo una leggenda devozionale locale fu quello il luogo della sua morte avvenuta il 23 novembre del medesimo anno. Nel X secolo la chiesetta venne ampliata sotto la grotta e dedicata al santo irlandese, mentre venne retta una seconda costruzione poco distante più ampia sempre dedicata a san Michele come luogo di culto per gli abitanti delle frazioni.

Nel 1800 le due chiese rovinarono e ad oggi ne rimangono i resti recuperati come la strada percorribile nell'ultimo tratto a piedi. L'antica croce in pietra scolpita Crux Michaelica venne trasferita nella chiesa parrocchiale di Coli.

Nei pressi vi passa l'antica via di pellegrinaggio longobarda antesignana della via Francigena denominata via degli Abati, di proprietà dell'abate bobbiese, che dall'Oltrepò pavese scendeva a Bobbio e risaliva verso Coli fino a Pontremoli e Lucca.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il santo monaco missionario irlandese san Colombano, dopo aver percorso buona parte della sua opera missionaria ed evangelizzatrice in Europa convertendo popoli barbari pagani ed ariani, raggiunse l'Italia e nel 614 fondò a Bobbio la futura e celebre abbazia di San Colombano, dopo aver ottenuto dal re longobardo Agilulfo e dalla regina Teodolinda il Feudo monastico di Bobbio, grazie alla tenace opera di pacificazione del popolo longobardo con il Papa.

Il monachesimo irlandese, derivante dall'opera di san Patrizio d'Irlanda, aveva connotazioni di monachesimo eremitico ed ascetico. Ogni monaco nel periodo della Quaresima doveva ritirarsi come eremita in un luogo isolato immerso nella natura e lì, come asceta vivendo in grotte, spelonche od anfratti, doveva contemplare la semplice vita naturale trascorrendo i 40 giorni che lo separavano dalla Pasqua in digiuno mistico. Il monaco viveva quindi solitario fra boschi, sorgenti ed animali separandosi mentalmente e spiritualmente dalle cose degli uomini per entrare in una dimensione naturale della vita.

San Colombano quindi nella quaresima del 615, come in altre occasioni della sua lunga vita, lascia il monastero di Bobbio e si ritira in un luogo solitario nella costa del torrente Curiasca nei pressi di Coli in una grotta dove con le sue robuste mani costruirà un tempietto dedicato a San Michele e vivrà la quaresima mistica isolato dal mondo.[2]

In ricordo di san Colombano sorse dapprima, sotto la grotta, una chiesetta attorno al tempietto sempre dedita al culto di San Michele, attorno al X secolo si ha la testimonianza di due chiese. Infatti poco distante sorse una seconda chiesa sempre dedicata a san Michele, la quale serviva come luogo di culto per gli abitanti della zona e collegata tramite una stradina alla grotta ed all'antico eremo . Divenne in seguito parrocchia di San Michele della Curisca assieme alle vicine località di Barche, Costiere e Rosso sempre sotto la Diocesi di Bobbio. All'inizio del XVII secolo la chiesa di San Lorenzo di Rosso divenne la nuova sede parrocchiale di Rossopiana, trasferita da S. Michele nonostante la forte opposizione del vescovo di Piacenza, cui dipendeva il restante territorio ecclesiastico del comune di Coli; la causa continuò fino al 1647 quando un processo canonico assegnò definitivamente la parrocchia ed il territorio alla Diocesi di Bobbio.

Resti della parete laterale della chiesa di san Michele vicino l'eremo di san Michele

L'eremo con la chiesetta dedicata a San Colombano e la chiesa di San Michele erano ancora intatti verso il principio del XVII secolo e raggiungibili in processione ed il vescovo di Bobbio Aulari segnalò che gli edifici erano in condizioni precarie e che visto il luogo isolato era molto difficile e costoso il pronto recupero. Per accedervi il passaggio era difficoltoso e le difficoltà erano accentuate dal fatto che la zona circostante la parrocchia, non era più una pertinenza di Bobbio, visto il passaggio di Coli nel Ducato di Parma e Piacenza e direttamente sotto la diocesi di Piacenza.

Nella prima metà del XIX secolo entrambi gli edifici rovinarono completamente ed il vescovo di Bobbio Antonio Maria Gianelli giunto lì in processione poté solo constatare l'ormai rovina osservando solo i muri perimetrali di ognuna.

Successivamente una grande frana travolse totalmente la chiesa di San Michele.

Ad oggi sono per il momento ancora visitabili e visibili la parete muraria della chiesa di San Michele (purtroppo quello che rimane della parete sta lentamente ma inesorabilmente franando), mentre l'antica croce micaelica (Crux Michaelica) in pietra scolpita, con iscrizioni, venne trasferita nella chiesa parrocchiale di Coli[3] assieme all'antica croce in ferro battuto di cui rimane nell'eremo una copia come riportato sull'iscrizione presente nell'Eremo stesso, la grotta ed i resti dell'eremo di San Michele, di cui sono ancora visibili parti di muri e volte.

Recentemente, anche per opera diretta di semplici cittadini e del parroco di Coli don. Gian Matteo Valla, si è provveduto al restauro di buona parte della zona ed alla sistemazione della strada di collegamento opportunamente segnalata grazie al Cai. Il lavoro non è ultimato, ma l'opera rende nuovamente possibile il pellegrinaggio nel luogo santo ai devoti. Un'importante opera di recupero la si è avuta con l'attiva collaborazione delle associazioni degli Amici di San Colombano di Bobbio e di San Colombano al Lambro.

Dal 2003 è ridiventato un luogo di culto con la riconsacrazione ufficiale. Vi si tengono processioni e messe in varie occasioni.

Il culto di San Michele[modifica | modifica wikitesto]

Il culto di San Michele Arcangelo, ampiamente diffuso in tutta Europa fin dall'antichità, ha fatto di Mont-Saint-Michel una delle principali mete di pellegrinaggio della cristianità, tappa di quella variante della Via Francigena oggi chiamata “Via Sacra Langobardorum” che conduceva in Terra Santa. Mont Saint-Michel infatti è uno dei tre maggiori luoghi di culto europei intitolati a San Michele Arcangelo, insieme alla Sacra di San Michele in val di Susa, e al Santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano. I tre luoghi sacri si trovano a 1000 chilometri di distanza l'uno dall'altro, esattamente allineati lungo una retta che, prolungata in linea d'aria, conduce a Gerusalemme.

Leggenda devozionale della morte di San Colombano[modifica | modifica wikitesto]

Gli abitanti di Coli e dei pressi amano ricordare un'antica legenda che narra di san Colombano e della sua morte che sarebbe avvenuta nel suo amato eremo di San Michele e del successivo ritrovamento miracoloso dei suoi resti mortali nella sua cella del monastero di Bobbio.

Il santo irlandese fondatore dell'Eremo di San Michele secondo la leggenda, negli ultimi giorni della sua vita terrena, scelse di ritirarsi nuovamente nell'eremo avvicinandosi a Dio e lasciando il monastero al suo successore sant'Attala; così per lasciare le cose terrene e mortali degli uomini ed immergersi nella natura immortale del Signore.

Il 23 novembre del 615 egli morì nella grotta dell'eremo e secondo la tradizione locale il suo corpo miracolosamente venne ritrovato nella sua umile cella del monastero a Bobbio dai monaci che giurarono di non averlo visto ritornare. Anche gli abitanti vicino all'eremo dissero che non avevano visto Colombano lasciare la grotta isolata, ma la cui strada unica era ben visibile, quindi assieme ai monaci si recarono sul posto e vennero ritrovate le sue cose.

Come raggiungere l'Eremo[modifica | modifica wikitesto]

Mappa del sentiero per l'eremo di san Michele

Non è facile raggiungere la località isolata e sperduta della Curiasca di San Michele dove sono situati i resti dell'eremo di San Michele, anche se ultimamente con il recupero della strada essa è identificabile grazie ai cartelli ed alle guidovie escursionistiche del Cai.

L'eremo è situato esattamente a metà costa della sponda sinistra del torrente Curiasca di San Michele (nome preso grazie alla chiesa colombaniana), è raggiungibile da Coli parzialmente con un fuoristrada, ma agevolmente a piedi; anche dalla frazione bobbiese di Telecchio e di Le Costiere si può raggiungere la località.

Dalla piazza di Coli si segue il sentiero sterrato Cai n. 141 (ex Cai n. 8216) che scende, passando accanto alla piscina, al torrente Curiasca ed all'antico ponte in pietra poi si sale per il sentiero verso le frazioni di Telecchio e Le Costiere, successivamente si devia a sinistra dopo la targa segnavia in pietra e si segue il sentierino nel bosco che scende all'eremo; dopo l'eremo se si sale ancora costeggiando la parete di roccia si arriva ai resti della chiesa di san Colombano.

Il ponte di san Michele sulla Curiasca
Segnalazione dalla strada per il sentiero per l'eremo di san Michele

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Processione e messa all'Eremo di San Michele. Si tiene nella mattina dell'ultimo sabato di settembre in onore a San Michele arcangelo e san Colombano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R. Zanussi La Spelonca di San Michele di Coli - Collana: Itinerari di Natura e d'Arte - Ed. Pontegobbo
  2. ^ R. Zanussi La Spelonca di San Michele di Coli (Prefazione di Franco Cardini) - Collana: Itinerari di Natura e d'Arte - Ed. Pontegobbo 96 p. - ISBN 88-86754-77-9
  3. ^ Storia del Comune di Coli su Turismo a Piacenza.it

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Renata Zanussi, La Spelonca di San Michele di Coli (Prefazione di Franco Cardini) - Collana: Itinerari di Natura e d'Arte - Ed. Pontegobbo - ISBN 88-86754-77-9
  • Daniela Gentili, Val Trebbia. Il territorio di Coli-Perino - Ed. Pontegobbo 1999 - ISBN 88-86754-264
  • Leonardo Cafferini - Guida turistica “Piacenza e la sua provincia”, Coli.
  • Michele Tosi, Bobbio. Guida storica artistica e ambientale della città e dintorni - Archivi Storici Bobiensi, Bobbio 1978
  • Eleonora Destefanis, La Diocesi di Piacenza e il monastero di Bobbio, Spoleto 2008 - ISBN 978-88-7988-933-9
  • Renata Zanussi, San Colombano d'Irlanda Abate d'Europa - Collana: Itinerari Narrativi - Ed. Pontegobbo - ISBN 88-86754-388
  • Annibale Maestri, Il culto di San Colombano in Italia. Archivio storico di Lodi. 1939 e segg.
  • Archivum Bobiense, Rivista annuale degli Archivi storici Bobiensi (1979-2011), Bobbio

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]