Via degli Abati

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La Via degli Abati, o Via Francigena di montagna, è un cammino che metteva in comunicazione la città di Bobbio (PC) con Pavia, capitale del Regno longobardo e Roma. Veniva percorsa dagli abati e monaci dell'abbazia di San Colombano di Bobbio per recarsi in visita ad limina Apostolorum al Papa, e per il controllo e gli scambi con i possedimenti del monastero che si estendevano dall'Oltrepò pavese fino in Toscana. Era percorsa inoltre da numerosi pellegrini, che lasciavano testimonianza di passaggio al monastero bobbiese ed alla rete di altri monasteri ed ospizi che li ospitavano.

Testimonianze storiche[modifica | modifica wikitesto]

Un'attestazione non sospetta sulla esistenza della via già nel medioevo, nonché sulla sua utilizzazione istituzionale da parte degli abati di Bobbio, si può vedere anche negli atti del convegno storico colombaniano organizzato alla metà del secolo scorso su "San Colombano e la sua opera in Italia" (Bobbio, 1- 2 settembre 1951): nella relazione di M. Giuliani su "La chiesa di S. Colombano di Pontremoli" (in Studi raccolti a cura della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, della Società Pavese di Storia Patria, della Società Storica Lombarda, della Società Ligure di Storia Patria, della Società di Storia e Arte di Voghera, Bobbio, 1953, p. 153) viene richiamato, tra l'altro, insieme a diversi elementi storici riguardanti la Via, un documento bobbiese del 1204 con la "sicura notizia di una vera e propria stazione di sosta" organizzata a Borgotaro a servizio degli abati di San Colombano sulla via di comunicazione tra Bobbio e Roma passante dal Pontremolese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Questa via ebbe una grande importanza per le comunicazioni tra l'Italia Settentrionale e Roma attraverso i capisaldi formati dai monasteri di: Bobbio, Gravago, Corte Torresana e Pontremoli dalla fondazione dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio, nel 614 e del suo feudo monastico, fino al suo declino iniziato dopo l'anno mille. Solamente dopo che il re longobardo Rotari conquistò la fortezza della Cisa, precedentemente controllata dai bizantini,[1] tra la fine del VII secolo e l'inizio del successivo, il passo del monte Bardone (attuale passo della Cisa) divenne praticabile e il percorso più seguito fu quello della via Francigena. L'importanza del monastero di San Colombano andava oltre quella religiosa, peraltro cospicua per la sepoltura di San Colombano; era polo di diffusione culturale, il suo scriptorium produceva e custodiva codici minati; potenza economica, avendo giurisdizione su estesi possedimenti, influenza politica per il forte appoggio reale e la caratura dei suoi abati che erano di provenienza europea.

La potenza economica del monastero scatenò lotte di interesse tra vescovi e Comuni, dal VII secolo al XII secolo i viaggi degli abati a Roma, per ottenere conferma di poteri, proprietà ed autonomia del monastero, furono frequenti; tra questi ricordiamo quello dell'abate Bertulfo che si recò a Roma nel 628 per ottenere dal Papa Onorio I la bolla di autonomia a fronte delle pretese del vescovo di Tortona Probo, primo caso di esenzione di una abbazia dalla giurisdizione vescovile[2] e quello dell'abate Bobuleno, mandato dal re Rotari nel 643, a Roma da Papa Teodoro. L'autonomia del monastero cessa solo nel XIII secolo, quando passa sotto il potere del Vescovo di Bobbio.

I pellegrini irlandesi[modifica | modifica wikitesto]

La visita della tomba di San Colombano (+615) a Bobbio fu una tappa obbligata, nel pellegrinaggio verso Roma, per i viaggiatori irlandesi e delle Isole britanniche nonché per non pochi francesi. Il passaggio per Bobbio di pellegrini "francigeni" diretti a Roma è puntualmente ricordato in un codice bobbiese del X secolo, intitolato Miracula Sancti Columbani (cfr. D. Ponzini, I "Miracula" di San Colombano in occasione della traslazione a Pavia nell'anno 929, in Archivum Bobiense, XXXII, 2010, pp. 242–243). A partire dall' 850 i monaci accoglieranno questi pellegrini diretti a Bobbio nell'apposito ospizio presso la chiesa di Santa Brigida a Piacenza, così come nello xenodochio (foresteria) aperto ancor prima a Pavia presso la chiesetta di San Colombano.

Itinerario[modifica | modifica wikitesto]

Il logo della Via degli Abati

L'antico itinerario da Pavia a Lucca è stato riscoperto verso la fine degli anni novanta del Novecento da 'Giovanni Magistretti', studioso piacentino, autore di diverse relazioni sulla Via e membro dell'associazio Amici di San Colombano di Bobbio, membro e propugnatore assieme all'Associazione Jubilantes di Como della Rete dei Cammini francigeni. Nel maggio del 2011 si ha la prima pubblicazione del percorso da Bobbio a Pontremoli in una cartoguida generale. Successivamente anche il percorso da Pontremoli a Lucca (chiamato Via del Volto Santo) è stato riscoperto e segnalato. Nel 2012 sempre per opera del Magistretti, con l'apporto di Mario Pampanin, presidente degli amici di San Colombano di Bobbio e dell'opera di ricerca di mons. Domenico Ponzini, ha ricostruito anche il percorso da Pavia a Bobbio. Nella ricerca si è tenuto presente degli scritti di Paolo Diacono, storico dei Longobardi che, nella sua Historia Langobardorum, colloca Bobbio distante da Pavia 40 miglia (pari a circa 60 km.), e si è individuato quindi l'itinerario medioevale che più si avvicina alle indicazioni di epoca longobarda, tenendo conto dei luoghi in cui risalire a memorie longobarde, alto-medievali o del Monastero di Bobbio. Un'altra fonte successiva è dell'anno 929, con la traslazione del corpo di San Colombano da Bobbio a Pavia.[3] I monaci del monastero di Bobbio, infatti guidati dall'abate Gerlanno, nei giorni 17,18 e 19 luglio dell'anno 929, trasportarono le reliquie di San Colombano attraverso un percorso leggermente più lungo, da Bobbio a Pavia, studiato appositamente allo scopo di rivendicare davanti a re Ugo di Provenza i beni del monastero, usurpati dal vescovo di Piacenza Guido e da altri feudatari.

Percorso da Bobbio a Pontremoli[modifica | modifica wikitesto]

La via percorreva la media val Trebbia, l'alta val Nure, passava nella valle del Ceno e attraversava la val di Taro per scendere nella valle del Magra per un totale di 125 km.

Bobbio - Boccolo de' Tassi[modifica | modifica wikitesto]

Sull'esatto tracciato della prima parte non son stati trovati documenti certi, uscendo dalla val Trebbia, probabilmente passando da Coli, attraversava l'alta val Nure passando per località del comune di Farini quali Mareto e dopo il guado del torrente Nure risaliva verso Groppazzolo per arrivare al passo del Linguadà e scendere nella valle del Ceno, passando per Boccolo de' Tassi, dove esisteva l'ospizio (xenodochio) di San Pietro sotto il controllo dell'abbazia[4].

Boccolo de' Tassi - Bardi - Borgo Val di Taro[modifica | modifica wikitesto]

La via si inoltrava nella valle del Ceno passando per Bardi (fortezza longobarda), dove si inseriva sulla via dei monasteri regi (dal monastero di Val di Tolla per il passo del Pellizzone e Bardi fino a quello di Gravago), risalendo la valle del Noveglia, affluente del Ceno, toccava il monastero di San Michele Arcangelo di Gravago, fondato nel 737 e protetto da un fortilizio, per scendere a Borgo Val di Taro dove il monastero di Bobbio possedeva la curtis Turrexana, la Turris romana, insediamento che controllava: il passaggio attraverso un ponte del fiume Taro, l'imbocco del passaggio per la val Ceno e la strada per Pontremoli.

Borgo Val di Taro - Pontremoli[modifica | modifica wikitesto]

Da Borgo Val di Taro due strade risalivano lo spartiacque: la via montis Burgalis altomedievale[5] con l'ospizio di San Bartolomeo sul valico del Borgallo e la via del Brattello, medievale, entrambe scendevano a Pontremoli. La città, che era fortificata, possedeva il monastero di San Giovanni e la chiesa di San Colombano costruita dai monaci di Bobbio sulla confluenza tra il fiume Magra e Verde, oggi demolita.

Percorso da Bobbio a Pavia[modifica | modifica wikitesto]

L'antico itinerario tra Bobbio e Pavia: l’abbazia di Bobbio, fondata da San Colombano all'inizio del VII secolo, è stata promossa e fortemente sostenuta dai sovrani longobardi come presenza strategica nel cuore dell'Appennino settentrionale, a supporto dei collegamenti tra la Pianura Padana (la Langobardia, in particolare Milano e Pavia), la Liguria orientale (la Marittima) e l'Italia centrale (la Tuscia). Ciò spiega le consistenti donazioni di terre e la diretta protezione sovrana di cui il cenobio bobbiese, monastero “regio”, ha costantemente beneficiato durante tutto l'alto medioevo (prima da parte dei longobardi, poi dei carolingi e infine degli imperatori ottoniani). Di qui gli stretti legami che l'abbazia ha avuto, anche sul piano dei collegamenti viari, non soltanto con Roma, sede dell'autorità papale da cui la stessa direttamente dipendeva, ma prima ancora con Pavia, capitale del regno italico e sede della corte e dell'autorità civile.

Come attestato da Giona, primo biografo di Colombano, da subito abati e monaci bobbiesi si recano e sono abitualmente presenti a Pavia (come ad es. l'abate Attala, successore di Colombano o, negli stessi anni, il monaco Blidulfo); tanto da risultarvi ben presto anche di casa: attorno all' 850 è ben documentata la foresteria che il monastero tiene aperta a Pavia (lo xenodochio di San Colombano), a servizio dei poveri, dei pellegrini ma anche dei monaci in trasferta nella capitale per curarvi le relazioni e gli interessi presso la corte. D'altronde il forte coinvolgimento locale dell'abbazia si esprime anche diversamente: nello stesso periodo il monastero risulta ufficialmente impegnato ad assicurare con i suoi uomini la manutenzione del ponte romano di Pavia.

Per converso non mancano viaggi e viaggiatori anche da Pavia in direzione di Bobbio (considerata la Montecassino del Nord): sono personaggi della corte (a partire dalla regina Teodolinda, che insieme al figlio Adaloaldo si reca in pellegrinaggio a Bobbio, salendo per il Penice); o rappresentanti di sovrani e abati d'Oltralpe (come Eustasio, proveniente da Luxeuil); o uomini di studio (come il francese Filiberto o l'irlandese Dungalo, già direttore della Scuola palatina istituita a Pavia da Carlo Magno, che si trasferisce a Bobbio attratto dalla locale biblioteca); o pellegrini provenienti dalla Francia e dalle Isole britanniche (come il Francigena ricordato nei Miracula Sancti Columbani, che ritorna a Bobbio per testimoniare una guarigione ottenuta grazie al Santo); e così via.

Già in età longobarda il tragitto Bobbio Pavia (o viceversa) risulta così non solo praticato ma anche ben conosciuto: tanto che Paolo Diacono, lo storico dei Longobardi, nella sua opera ne poteva precisare la lunghezza in quaranta miglia, circa sessanta chilometri (pari a due giornate di cammino). L'itinerario si avvaleva, nel superamento del Penice, in corrispondenza dell'alta Val Tidone, di una “via publica”, ben attestata da documenti risalenti al re Liutprando; via pubblica, tenuta aperta a spese della collettività, che passava – come avviene nuovamente anche ora – dalle parti di Praticchia e di Grazzi, ai piedi dello sperone roccioso di Pietra Corva. È di qui che si svolgerà nell'anno 929 anche la solenne traslazione delle reliquie di San Colombano, condotte in processione dall'abate Gerlanno e dai suoi monaci fino a Pavia, per rivendicare davanti alla corte del re Ugo di Provenza i beni del monastero usurpati da feudatari ecclesiastici e laici.

Oggi l'itinerario nuovamente individuato è lungo 66 km., passando per Trebecco, Caminata, Pometo, Canevino, Castana, Broni. Il percorso da Bobbio sale dalla via di Squera (l'antica strada del Sale), passando per le località La Valle, Fontana San Colombano, Casteghino, La Croce, Sassi Neri, Pan Perduto, Praticchia (Pecorara), Grazzi e Trebecco. Da Trebecco la discesa verso Caminata, Pometo di Ruino ed infine Canevino, località sempre di pertinenza del monastero bobiense, testimoniata nel 929 nel miracolo del ragazzo sordomuto guarito dal passaggio delle reliquie di San Colombano. Da Canevino si continua per le località Caseo di Canevino, Francia di Montecalvo Versiggia, Cella Gariasco di Santa Maria della Versa, Cassinassa e Castana. Da Castana poi si perviene a Broni passando per la località Colombarone. Si prosegue per Campospinoso, Albaredo Arnaboldi, Tornello e Busca di Mezzanino fino alla confluenza del Po e del Ticino, si attraversa il Ponte della Becca e si costeggia il Ticino lungo la "Green Way" del Parco del Ticino fino a Pavia.

La via oggi[modifica | modifica wikitesto]

Il tracciato oggi è percorribile a piedi o a cavallo o in mountain bike con piccole varianti rispetto al percorso storico, a causa di frane e tratti di strada non più esistenti. Il tragitto da Bobbio a Pontremoli è disponibile presso i punti di informazione turistica dei comuni interessati e presso l'ass. Via degli Abati, nella cartoguida generale di 120 km. suddiviso in due fogli con quattro facciate a colori in scala 1:25000.

Il tragitto da Bobbio a Pontremoli è stato in precedenza pubblicato nella guida turistica Ippovie dell'Emilia-Romagna del 2003 e lo si trova sulle mappe:

  • tratto Bobbio-Bruzzi cartografica TCI\O.T.P. GEA 1:50.000
  • tratto Bruzzi-Bardi-Osacca cartografia CAI Comune di Bardi 1:25.000
  • tratto Osacca-Borgo Val di Taro-Pontremoli cartografia C.A.I. Emilia-Romagna (foglio 2 e 3) 1:50.000

Il tragitto da Bobbio a Pavia, come "Via degli Abati - Via di San Colombano", è segnalato sia come sentiero del CAI e come ippovia (guidovie giallo-blu), individuato per intero su carte IGM 1:25.000

Il 3 e 4 maggio 2008 si è svolta la prima edizione della gara podistica ultra-trail The Abbots Way, da Pontremoli a Bobbio in due giorni, con tappa a Bardi, per complessivi 105 km. Dal 2009 il percorso è stato portato a 125 km, con due gare separate: una con tappa intermedia a Bardi e l'altra con percorso unico.

Nel giugno 2013 è uscita, edita da Terre di Mezzo, una nuova Guida alla Via degli Abati, con il percorso completo di 192 km. da Pontremoli a Pavia. Suddivisa in 8 tappe, è completa di cartografia, immagini, descrizione, percorsi, luoghi da visitare, accoglienze e ristori.

In pari tempo è stata pubblicata dalla editrice Ancora una seconda Guida dedicata alla Via degli Abati, di taglio pratico e insieme spirituale, nel ricordo di San Colombano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G Redoano Coppedè le vie di comunicazione dell'Appennino tosco-ligure-emiliano atti del convegno di Borgo Taro 1998
  2. ^ M. Tosi, "S. Colombano di Bobbio", in: Monasteri Benedettini in Emilia-Romagna, a cura di G. Spinelu, Milano 1980, p. 17-31.
  3. ^ la strada del miracolo - cronachedicammini
  4. ^ C. Cipolla - G. Buzzi Codice Diplomatico del Monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII (Ponti per la Storia d'Italia 52,53,54), Roma 1918 (ristampa Torino 1966-70), I-III.
  5. ^ M. Giuliani, "La Via del Borgallo, il "pagus Vignolensis" e il "castrum Grundulae"", Archivio Storico delle Province Parmensi s. IV, 6, 1954, p. 51-77

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Cipolla - G. Buzzi, Codice Diplomatico del Monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII (Fonti per la Storia d'Italia - tre volumi, n. 52,53,54), Roma 1918 (ristampa Torino 1966-70)
  • S. Maggi - C. Artocchini, I castelli del Piacentino (Civitas 2), Piacenza 1967
  • E. Falconi - R. Peveri (ed.), Il Registrum Magnum del Comune di Piacenza, Milano 1984-1997
  • F.G. Nuvolone (ed.), La fondazione di Bobbio nello sviluppo delle comunicazioni tra Langobardia e Toscana nel Medioevo (Archivum Bobiense, Studia 3), Bobbio 2000
  • Renato Stopani, Prima della Francigena. Itinerari romei nel "Regnum Langobardorum", [Saggi di Renato Stopani, Giancarlo Alberto Baruffi, Fabrizio Vanni, Giovanni Magistretti], Le Lettere, Firenze 2000 - ISBN 88-7166-529-5
  • Eleonora Destefanis, Il Monastero di Bobbio in Eta Altomedievale, All'insegna del giglio, Firenze 2002 - ISBN 88-7814-207-7 (88-7814-207-7)
  • Pietro Chiappelloni, Un cammino per Roma attraverso Bobbio – La via degli Abati, in Archivum Bobiense - rivista degli Archivi Storici Bobiensi, N.ro XXVI, 2004
  • Giovanni Magistretti, La Via degli Abati, in Archivio Storico delle Province Parmensi - rivista della Deputazione di Storia Patria delle Prov. Parm., vol. VIII, Parma 2007
  • Paolo Cesaretti, La via degli Abati, inserto della Gazzetta del Trebbia, n. 12 del 19 settembre 2004 (ristampa gennaio 2006)
  • Giovanni Magistretti, La Via degli Abati, l'antica variante appenninica della Francigena, riaperta fino a Pavia, nota per gli Amici di San Colombano, Bobbio 2012
  • Nicolò Mazzucco, Luciano Mazzucco, Guido Mori, La Via degli Abati - 192 km a piedi sulle orme dei monaci di San Colombano da Pavia a Pontremoli, [Guida pratica con le cartine dettagliate, in scala 1: 40.000, la descrizione dei percorsi, le tracce Gps, i luoghi dove dormire e dove mangiare, e la descrizione dei luoghi più significativi da visitare], Ed. Terre di Mezzo, Milano 2013 - ISBN 88-6189-255-8
  • Francesca Cosi, Alessandra Repossi, La Via degli Abati - Guida pratica e spirituale. A piedi sulle orme di san Colombano, Editrice Ancora, Milano 2013, 112 pag. - EAN 9788851411398 - ISBN 88-514-1139-5

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]