Castello di Gravago

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Castello di Gravago
Castello di Gravago.jpg
Ruderi del castello
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna
CittàGravago, frazione di Bardi
Coordinate44°35′18.2″N 9°46′47.7″E / 44.588389°N 9.779917°E44.588389; 9.779917Coordinate: 44°35′18.2″N 9°46′47.7″E / 44.588389°N 9.779917°E44.588389; 9.779917
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Castello di Gravago
Informazioni generali
Tipocastello
Inizio costruzioneVIII secolo
Materialepietra
Primo proprietarioLongobardi
Condizione attualeruderi di una torre
Visitabile
Informazioni militari
Funzione strategicapresidio della Via degli Abati
[1]
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Il castello di Gravago è un maniero medievale i cui resti sorgono sulla vetta di un monte in prossimità del borgo di Gravago, frazione di Bardi in provincia di Parma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Risale al VII secolo, ai tempi dell'abate Attala, l'esistenza del monastero di San Michele Arcangelo di Gravago. Non lontano sorse in seguito anche il castello, edificato forse dagli stessi Longobardi[2][3] a presidio del valico di Sant'Abdon (odierno passo di Santa Donna), posto lungo la Via degli Abati, o "Via Francigena di montagna", un cammino che metteva in comunicazione la città di Bobbio con Pavia, capitale del Regno longobardo, e, passando per Bardi, per la val Noveglia e per Borgo Val di Taro, e attraverso il passo del Brattello con Pontremoli, verso Lucca e Roma. La strada veniva percorsa dagli abati e monaci dell'abbazia di Bobbio per recarsi in visita ad limina apostolorum al papa e alla corte reale di Pavia, oltre che per il controllo e gli scambi con i vasti possedimenti del grande feudo monastico reale e imperiale che si estendevano dall'Oltrepò pavese fino in Toscana; era percorsa inoltre dai sovrani longobardi e dagli imperatori del Sacro Romano Impero, da religiosi e da numerosi pellegrini, che lasciavano testimonianza di passaggio al monastero bobbiese e alla rete di altri monasteri e xenodochia che li ospitavano[4]. La via si congiungeva anche con la Via dei Monasteri Regi che collegava Piacenza a Bardi, passando per il monastero di Fiorenzuola, Castell'Arquato, la pieve di San Colombano di Vernasca e l'abbazia di Val Tolla di Morfasso[5][6][1].

Agli inizi del XIII secolo il maniero apparteneva ai Platoni, come testimoniato da un atto di successione ereditaria tra alcuni membri della famiglia, ma nel 1234 risultava dipendente dal Comune di Piacenza.[1]

In seguito il fortilizio passò sotto il controllo del conte Ubertino Landi, che lo affidò al suo parente Alberico Landi;[1] quest'ultimo nel 1268 fu imprigionato dai piacentini, i quali, in cambio della sua liberazione, costrinsero Ubertino ad alienare il castello per 700 lire piacentine al Comune di Piacenza, che a sua volta lo rivendette a Rinaldo Scoto al prezzo di 3000 lire piacentine. I Lusardi, alleati di Ubertino, attaccarono il maniero e lo restituirono al Conte,[7] che nel 1269 vi si rifugiò in seguito alla perdita del castello di Bardi,[1] respingendo l'attacco da parte dei piacentini, aiutati dai milanesi e dai parmigiani;[8] negli anni successivi Ubertino visse in una grande casaforte a Brè di Gravago, detta Caminata in quanto provvista di camino, non lontana dall'angusta fortezza, pianificandovi la riconquista della val di Taro.[1]

Alla sua morte il castello passò ai suoi eredi Landi, che ne mantennero il possesso fino al 1687; perse le originarie funzioni difensive, il maniero, ormai profondamente degradato e semi-abbandonato, fu allora acquistato dai conti Platoni di Borgo Val di Taro.[1]

Nel 1772 il duca di Parma Ferdinando di Borbone ingiunse al conte Carlo Platoni di lasciare Gravago, per ritirarsi a Borgo San Donnino; in seguito all'abolizione napoleonica dei diritti feudali del 1805, il castello e le sue adiacenze passarono alla giurisdizione del Comune di Bardi.[1]

Nel 1928 l'antica fortezza si presentava già in buona parte distrutta, ma vi si conservava ancora integra una stanza sotterranea coperta da soffitto a volta.[8]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il castello era costituito in origine da un edificio a pianta rettangolare, sviluppato su una superficie di 13 x 10 m, e da una torre di guardia, detta Battagliola, collegata al maniero attraverso un muro di cinta;[3] non lontano si ergeva la casaforte Caminata di Brè, mentre in località Caminata sorgeva un'altra torre di vedetta, di cui oggi non rimane più alcuna traccia.[1]

Del corpo principale, invece, sono ancora visibili nettamente i muri perimetrali in pietra, seppur in rovina, così come si conservano i resti della cinta e della torre Battagliola, in parte soffocati dal bosco circostante.[3]

Della grande casaforte Caminata in località Brè, trasformata successivamente in un fabbricato rustico, resta infine integro l'originario muro orientale.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j Giuseppe Conti, Il castello di Gravago e le Caminate (Bardi), su www.valcenoweb.it. URL consultato il 7 dicembre 2016 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  2. ^ Calidoni, Basteri, Bottazzi, Rapetti, Rossi, p. 154.
  3. ^ a b c Bardi (PR) – Castello in frazione Gravago, su castelliere.blogspot.it. URL consultato il 7 dicembre 2016.
  4. ^ Associazione Transitum Padi, Via degli Abati, su transitumpadi.wordpress.com. URL consultato il 23 ottobre 2019.
  5. ^ La Via dei Monasteri Regi, su turismo.provincia.piacenza.it. URL consultato il 23 ottobre 2019.
  6. ^ La Via dei Monasteri, su provincialgeographic.it. URL consultato il 23 ottobre 2019.
  7. ^ Boselli, p. 199.
  8. ^ a b Gravago, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 7 dicembre 2016 (archiviato dall'url originale il 9 novembre 2016).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Vincenzo Boselli, Delle storie Piacentine, Piacenza, Reale Stamperia Salvoni, 1793.
  • Mario Calidoni, Maria Cristina Basteri, Gianluca Bottazzi, Caterina Rapetti, Sauro Rossi, Castelli e borghi. Alla ricerca dei luoghi del Medioevo a Parma e nel suo territori, Parma, MUP Editore, 2009, ISBN 978-88-7847-241-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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