Gropparello

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Gropparello
comune
Gropparello – Stemma Gropparello – Bandiera
Gropparello – Veduta
Gropparello visto dalla frazione Boveri
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
ProvinciaProvincia di Piacenza-Stemma.svg Piacenza
Amministrazione
SindacoClaudio Ghittoni (lista civica Insieme) dal 06-06-2016 (2º mandato)
Territorio
Coordinate44°50′N 9°44′E / 44.833333°N 9.733333°E44.833333; 9.733333 (Gropparello)Coordinate: 44°50′N 9°44′E / 44.833333°N 9.733333°E44.833333; 9.733333 (Gropparello)
Altitudine355 m s.l.m.
Superficie56,33 km²
Abitanti2 285[1] (31-8-2017)
Densità40,56 ab./km²
FrazioniCastellotti, Groppovisdomo, Gusano, La Valle, Lodola, Mandola, Montechino, Obolo, Sariano, Veggiola
Comuni confinantiBettola, Carpaneto Piacentino, Lugagnano Val d'Arda, Morfasso, Ponte dell'Olio, San Giorgio Piacentino
Altre informazioni
Cod. postale29025
Prefisso0523
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT033025
Cod. catastaleE196
TargaPC
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantigropparellesi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gropparello
Gropparello
Gropparello – Mappa
Posizione del comune di Gropparello nella provincia di Piacenza
Sito istituzionale

Gropparello (Gruparéll in dialetto piacentino[2]) è un comune italiano di 2 285 abitanti della provincia di Piacenza in Emilia-Romagna. È situato a 28 km da Piacenza in direzione sud.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio del comune di Gropparello si trova nell'Appennino ligure lungo le parallele val Riglio, val Vezzeno e val Chero, formate dagli omonimi torrenti. La forma allungata del territorio comunale è origine di una grande varietà di paesaggi: si va dalla bassa collina nella zona di Sariano, situato all'estremità settentrionale del comune, fino alla montagna, nella zona di Obolo e Groppovisdomo, all'estremità meridionale, con altezze anche superiori ai 1000 m s.l.m.[3].

Parte del territorio comunale è compreso nella riserva naturale geologica del Piacenziano che contiene un cospicuo patrimonio di reperti fossili del pliocene[4].

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Castellana Groppo.

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +1,7 °C; quella del mese più caldo, luglio, è di +22,8 °C[5].

CASTELLANA GROPPO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 3,45,69,314,518,323,026,325,621,514,78,84,84,614,025,015,014,7
T. min. mediaC) 0,01,24,78,512,216,319,219,015,810,35,31,50,98,518,210,59,5

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Originariamente la località era indicata con il nome di origine latina Cagnano con cui ci si riferiva alla rocca e al paese, il nome Gropparello, indicante tutto il territorio comunale, deriva invece dal longobardo (Groppo indica una formazione montuosa di forma tondeggiante). Il toponimo Cagnano cadde infine in disuso prima della fine del Secolo XIX[6].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi insediamenti umani nella zona di Gropparello, nei pressi della frazione Groppovisdomo, risalgono all'età del ferro. La val Chero, con la fondazione del municipium di Veleia Romana, situato in comune di Lugagnano Val d'Arda ospitò poi insediamenti romani, di cui alcune tracce sono visibili anche in comune di Gropparello, sull'altra sponda del Chero rispetto a Veleia. Nella tabula alimentaria traianea, ritrovata a Veleia nel 1747 sono contenuti riferimenti alla villa di Satrianus, l'odierna Sariano[6].

Il castello.

Nell'Ottavo secolo la zona, con l'eccezione della località di Sariano, passa sotto il controllo del Monastero di Val Tolla, la storia di Gropparello è strettamente legata a quella del castello che si trova all'entrata del paese e che nel 780 fu donato alla chiesa piacentina da Carlo Magno. Il castello è poi citato in un documento dell'840 come appartenente al vescovo di Piacenza Seufredo II. Nel 1014 l'imperatore del Sacro Romano Impero Enrico II il Santo cedette al monastero di Val Tolla anche la zona di Sariano[6].

Nel 1255 il castello fu distrutto da parte dell'esercito ghibellino agli ordini di Oberto II Pallavicino per essere poi immediatamente ricostruito, nonostante i ripetuti tentativi dello stesso Pallavicino di espugnarlo per una seconda volta. Il castello cambiò proprietà attorno al 1300 quando il vescovo di Piacenza Filippo Fulgosio lo lasciò ai suoi eredi, i quali si ritirarono a Gropparello nel 1335 dopo aver abbandonato la loro città[6].

Nel 1464 il Duca di Milano Francesco Sforza cedette il castello a Galeazzo Campofregoso, togliendolo quindi dalle disponibilità dei Fulgosio. In seguito i cambi di proprietà furono molteplici: tra i proprietari più importanti si ricorda la famiglia Anguissola che tenne il fortilizio per due secoli.

Nel 1832 il territorio della val Riglio sulla sponda destra del torrente, fino a quel momento legato prevalentemente alla val Nure e alla famiglia Nicelli si unì ai territori della val Vezzeno e della val Chero dando origine al primo nucleo amministrativo del comune di Gropparello. Nel 1869 il castello passò nelle mani del conte Ludovico Marazzani Visconti che lo fece restaurare completamente[6].

A partire dal 1866 cominciarono in val Riglio e in val Chero, ricerche petrolifere, condotte inizialmente da una società genovese, poi dal conte Marazzani, dalla società francese Petroles de Montechino e, infine, dal barone francese Adolfo Zipperlen proprietario della Società Francese dei Petroli, sotto il quale l'attività d'estrazione divenne operativa nel 1888[7].

Durante la seconda guerra mondiale, la zona di Montechino subì, fino all'armistizio dell'8 settembre vari bombardamenti da arte delle truppe alleate[8]. La zona di Montechino divenne, poi, sede del presidio del gruppo corazzato Leonessa[9], poi, a partire dal 1944, dopo essere stata conquistata dai partigiani, Montechino fu sede del Distaccamento «Ursus», parte della Divisione partigiana Val d'Arda[10]. Nell'aprile 1945 la località venne bombardata nuovamente dalle truppe alleate per distruggere i pozzi petroliferi presenti, che pure, in quel frangente, erano utilizzati dalle forze partigiane per rifornire i loro mezzi[8].

Dopo la fine della guerra, nel 1950 venne sospesa l'attività estrattiva, con i pozzi che vennero in gran parte smantellati[7].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Castello di Gropparello

Posto all'ingresso del paese su un picco di rocce ofiolitiche sovrasta un orrido sul cui fondo scorre il torrente Vezzeno. Di proprietà della chiesa piacentina a partire dall'840, fu teatro di scontri tra Guelfi e Ghibellini. Passato molte volte di mano, nel 1869 venne acquistato dal conte Ludovico Marazzani-Visconti che affidò il restauro all'architetto Camillo Guidotti, che con lo stile dell'epoca aggiunse strutture neogotiche ed apertura di finestre nel mastio. Il maniero è di proprietà della famiglia Gibelli, che lo ha trasformato in un'opportunità commerciale con l'apertura a visite guidate e la creazione di ambienti tematici per bambini[11].

Il castello di Montechino.
Castello di Montechino

Posto sul monte Occhino, a picco sul torrente Riglio, fu costruito come avamposto strategico a difesa della valle. Fu inizialmente di proprietà dei Confalonieri, ai quali nel 1393 Gian Galeazzo Visconti concesse l'investitura feudale delle terre che già tenevano nel piacentino. Nel 1492 i Confalonieri vendettero il castello alla famiglia dei Nicelli, signori per secoli della val Nure. Nel 1944 ospitò il Distaccamento «Ursus» della Divisione partigiana val d'Arda. Nel corso degli ultimi venticinque anni è stato ristrutturato nel rispetto della struttura originaria[10].

Castello di Tavasca

L'edificio è testimoniato di proprietà di Guido Antonio Pallastrelli e dei suoi fratelli nel 1595; nel 1651 la camera ducale confiscò il castello alla famiglia Palastrelli, insieme a tutti i loro beni situati a Celleri, Tavasca e Rezzano. Nel 1685 il medico Giacomo Tedaldi viene investito del locale feudo da parte di Ranuccio II Farnese, l'anno successivo il Tedaldi compra il fortilizio, avviando lavori di restauro. Nel 1888 vengono demolite le torri rotonde poste sugli angoli e viene interrato il fossato ad opera della famiglia Costa trasformando l'edificio in un palazzo con doppio loggiato cortilizio[12][13].

Castello di Veggiola

Dopo aver ospitato un consistente numero di fuoriusciti guelfi provenienti da Piacenza durante le rivolte anti-viscontee del trecento ed essere stato anche ripetutamente saccheggiato[14], venne ricostruito a partire dal 1550 dall'architetto e ingegnere imperiale Domenico Gianelli su commissione di Gian Francesco Della Veggiola[15], passando poi di mano tra varie famiglie nobili tra le quali i Visconti di Brignano, i Casati, i Barattieri e i Petrucci[14], subendo varie trasformazioni fino a assumere la fisionomia di dimora signorile[15].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[16]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia, una volta prevalentemente agricola, oggi si è necessariamente diversificata con la presenza di alcune aziende metalmeccaniche. La maggior parte della forza lavoro attiva è comunque pendolare. Nella frazione di Sariano si trova il cantiere navale Atlantis del gruppo Azimut la cui attività è stata sospesa nel 2013 con significative ripercussioni sull'economia della zona[17].

Da alcuni anni si registrano visite al castello, che ogni week-end primaverile ed estivo ospita moltissime comitive, soprattutto di scolaresche. Durante l'estate il capoluogo vive un periodo quale località di villeggiatura e in questo periodo si tengono alcune manifestazioni che hanno il loro culmine a settembre con la Festa dell'uva che celebra il prodotto agricolo che mantiene economicamente ancora un certo rilievo[18]. In alcune zone del territorio comunale sono stati impiantati oliveti la cui produzione non ha ancora assunto importanza economica di rilievo.

Nel territorio comunale, a Montechino, in val Riglio, e in val Chero sono presenti giacimenti di gas naturale e petrolio, che vennero sfruttati a livello industriale dal 1888 al 1950. In questi anni vennero aperti complessivamente 349 pozzi, profondi tra i 500 e i 1100 metri, alcuni capaci di una produzione giornaliera di 40.000 litri di petrolio[7]. Per servire i pozzi di Montechino fu costruito un oleodotto lungo 29 km che trasportava il petrolio sino a Fiorenzuola d'Arda, dove era situata una raffineria[7].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale di Gropparello è attraversato dalla strada provinciale 10 di Gropparello che collega il capoluogo comunale con Carpaneto Piacentino; oltrepassato il capoluogo la strada diventa, senza soluzione di continuità, la strada provinciale 10bis di Castellana, proseguendo verso sud sino a Prato Barbieri, al confine tra i comuni di Gropparello e Bettola. Dalla strada provinciale 10 bis, a sud della frazione di Costa della Mora, si dirama la strada provinciale 67 di Massara che raggiunge Bettola. Infine, a sud di Castellana si dirama dalla strada provinciale 10 bis la strada provinciale 14 bis di Veleia che scende verso la val Chero andando a congiungersi con la strada provinciale 14 della Val Chero in comune di Lugagnano Val d'Arda[19].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2 luglio 1985 22 giugno 1990 Armando Piazza Democrazia Cristiana Sindaco [20]
1º luglio 1990 18 novembre 1991 Mario Vincenti Democrazia Cristiana Sindaco [20]
18 novembre 1991 30 giugno 1992 Lorenzo De Luca Comm. pref. [20]
4 agosto 1992 28 aprile 1997 Mario Vincenti Democrazia Cristiana Sindaco [20]
28 aprile 1997 14 maggio 2001 Mario Vincenti lista civica Sindaco [20]
14 maggio 2001 30 maggio 2006 Armando Piazza lista civica Sindaco [20]
29 maggio 2006 16 maggio 2011 Armando Piazza lista civica Sindaco [20]
16 maggio 2011 6 giugno 2016 Claudio Ghittoni lista civica Partecipazione e trasparenza Sindaco [20]
6 giugno 2016 in carica Claudio Ghittoni lista civica Insieme Sindaco [20]

Gropparello ha fatto parte della comunità Montana valli del Nure e dell'Arda, fino alla sua chiusura avvenuta nel 2013[21]. In seguito allo scioglimento, Gropparello è entrato a far parte dell'Unione val Nure val Chero[22].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2017.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET, 2006, p. 375.
  3. ^ Territorio, su comune.gropparello.pc.it. URL consultato l'11 settembre 2019.
  4. ^ Il primo portale di Castell'Arquato - Turismo a Castell'Arquato - Il parco del Piacenziano Archiviato il 17 agosto 2012 in Internet Archive.
  5. ^ Tabella climatica mensile e annuale (TXT), in Archivio climatico DBT, ENEA.
  6. ^ a b c d e La storia, su comune.gropparello.pc.it. URL consultato l'11 settembre 2019.
  7. ^ a b c d Montechino e l'olio di pietra, su valnure.info. URL consultato l'11 settembre 2019.
  8. ^ a b Montechino di Gropparello, PC. 1945, bombe sui pozzi, su gracpiacenza.com. URL consultato l'11 setembre 2019.
  9. ^ Gruppo corazzato Leonessa, su isses.it. URL consultato l'11 settembre 2019.
  10. ^ a b Storia del castello di Montechino Piacenza, su bocachicaplaya.com. URL consultato l'11 settembre 2019.
  11. ^ Tutte le domeniche al parco delle fiabe per famiglie e gruppi Archiviato il 2 maggio 2016 in Internet Archive. castellodigropparello.it
  12. ^ [urlhttp://www.turismoapiacenza.it/comune_gropparello.html Comune di Gropparello], su turismoapiacenza.it. URL consultato il 3 novembre 2011.
  13. ^ Il castello di sabato 28 aprile, su castelliere.blogspot.com, sabato 28 aprile 2018. URL consultato il 3 novembre 2019.
  14. ^ a b Veggiola di Gropparello: un castello rifugio dei Guelfi Piacentini, su comune.gropparello.pc.it, 17 dicembre 2017. URL consultato il 13 settembre 2018.
  15. ^ a b Castello di Veggiola, su turismoapiacenza.it. URL consultato il 13 settembre 2019.
  16. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  17. ^ Atlantis, interesse ma nessuna vendita, Libertà, 28 agosto 2014, p.18
  18. ^ Gropparello - 58ma festa dell'uva valnure.info
  19. ^ Provincia di Piacenza - servizio edilizia, progettazione infrastrutture e grandi opere (PDF), su provincia.piacenza.it. URL consultato il 1º giugno 2019.
  20. ^ a b c d e f g h i http://amministratori.interno.it/
  21. ^ La regione scioglie ufficialmente la comunità montana valli Nure e Arda, in Libertà, 25 giugno 2013.
  22. ^ I comuni - Unione Valnure Valchero, su unionevalnurevalchero.it. URL consultato il 29 agosto 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carmen Artocchini, Castelli Piacentini, Piacenza, Edizioni TEP, 1967.
  • P. Andrea Corna, Castelli e rocche del Piacentino, Piacenza, Unione Tip. Piacentina, 1913.
  • Daniela Guerrieri, Castelli del Ducato di Parma e Piacenza, NLF.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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