Giuseppe Borea

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Giuseppe Borea (Piacenza, 4 luglio 1910Piacenza, 9 febbraio 1945) è stato un presbitero e partigiano italiano, figura rilevante della Resistenza nella guerra di liberazione dai nazifascisti nella zona delle montagne della Val d’Arda in provincia di Piacenza . La sua opera sacerdotale e di sostegno sia alla popolazione che ai gruppi partigiani che operavano nella zona provocò la ritorsione da parte dei reparti della GNR che lo arrestarono con accuse infamanti rivelatesi poi infondate. Dopo il suo arresto e un sommario processo fu condannato a morte e fucilato presso il Cimitero di Piacenza da un reparto della GNR.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Periodo formativo[modifica | modifica wikitesto]

Nato in una famiglia profondamente cattolica Giuseppe entrò in seminario nel 1925 all’età di 15 anni e nell’anno scolastico 1928/29 terminò la quinta ginnasio. Tra il 1930 e il 1936 frequento i corsi nei seminari di Fidenza e Bedonia per poi terminare i suoi studi teologici nel 1936 a Piacenza.

Ricevette la consacrazione il 28 marzo 1936 nel Duomo di Piacenza. Dopo la consacrazione diventò assistente dello zio Don Riccardo Scala in S. Maria in Gariverto a Piacenza. Di seguito divenne curato prima a Morfasso e poi a Bardi. Nel 1937 ricoprì l’incarico di rettore a Obolo, nel comune di Gropparello, dove rimarrà fino al 28 gennaio 1945, data del suo arresto, operandosi per il benessere dei parrocchiani .

La vita a Obolo e la Resistenza[modifica | modifica wikitesto]

Da quando venne chiamato a reggere la parrocchia della piccola frazione di Obolo nell’estate del 1937 iniziò ad adoperarsi per il bene dei suoi parrocchiani conquistandone la fiducia e il rispetto. Fece restaurare la chiesa e la casa canonica. Incoraggiò le attività delle associazioni cattoliche presenti sul territorio e sostenne, guidandolo con maestria, il coro parrocchiale. Si deve alla sua costanza la costruzione della linea elettrica che permise alle case della frazione di avere la luce.

Difese la libertà religiosa dei suoi parrocchiani creando alternative ai programmi delle parate fasciste, organizzando spettacoli nel teatrino parrocchiale e radunando così tutti gli abitanti. Nel 1942 venne denunciato come “sovversivo” e arrestato con l’accusa di propaganda antifascista. Liberato poco dopo, riprese l’attività pastorale di sacerdote con rinnovato impegno.

Dopo l’8 settembre 1943, le montagne dell’Appennino e anche il territorio di Obolo diventeranno teatro di sangue e sacrificio e dal quel momento la vita del sacerdote si indirizzò verso la cura e la protezione di quanti, partigiani e non, si trovarono in situazioni di bisogno e di pericolo.

Diventò cappellano militare della 38ª brigata della Divisione Valdarda comandata da Giuseppe Prati. Si occupò dell’assistenza spirituale dei partigiani, ma anche di quella dei loro nemici che via via vennero fatti prigionieri negli improvvisati campi di prigionia di montagna. La porta della sua canonica fu sempre aperta per accogliere e dividere un pasto con chiunque.

L’arresto, il processo e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 gennaio 1945 venne arrestato da una squadra della GNR di Piacenza . Venne portato in questura a Piacenza dove gli vennero comunicati diversi capi d’accusa. Le accuse che gli vennero rivolte erano gravissime: “aver indossato la divisa da partigiano e avere militato contro la nazione al soldo dello straniero”, “aver inoltrato in quel di Brescia alcune radio clandestine”, “aver infierito contro un milite prigioniero dei partigiani che sarebbe stato fucilato davanti al preventorio Rocco Chiapponi di Bettola”. Venne anche accusato di azioni infamanti che risulteranno poi infondate. Il 30 gennaio venne trasferito al carcere di Piacenza dove rimase fino alla fine del processo tenutosi presso il Tribunale Militare. Il 7 febbraio venne decretata la sua colpevolezza e il 9 febbraio venne condotto al cimitero di Piacenza per l’esecuzione della pena tramite fucilazione.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lucia Romiti, Giuseppe Borea Martire della Resistenza, Ed. Il Nuovo Giornale, Collana Il Centuplo Quaggiù e l’Eternità, Piacenza Ottobre 2017
  • Pigazzini Alessandro, 8 Agosto 1944. Gropparello nella Resistenza, Le Piccole Pagine, Piacenza, luglio 2016
  • Fiorentini Ersilio Fausto, Cattolici piacentini al servizio della Repubblica, GL editore, Piacenza, giugno 2016
  • Ziliani Felice, Ribelli per amore... sempre! Memorie e riflessioni a cinquant’anni dalla Liberazione. Con la seconda edizione di Ribelli per amore. Fatti e testimonianze della Resistenza
  • Prati Giuseppe, Figli di nessuno… Vita delle formazioni partigiane della Val d’Arda, Tipografia Editoriale Piacentina, Piacenza, novembre 1980
  • La resistenza piacentina dall’avvento del fascismo alla liberazione, a cura di Cerri Carlo, Ediesse, Roma, aprile 1985
  • Nella bufera della Resistenza. Testimonianze del clero piacentino durante la guerra partigiana, a cura di Porro Angelo. Memorie raccolte da Domenico Ponzini, Piacenza, agosto 1985
  • Atti. La diocesi piacentina tra l’altare e la storia. Francesco Daveri-don Giuseppe Beotti-Giuseppe Berti, dal Convegno “La diocesi piacentina tra l’altare e la storia. Una straordinaria eccellenza da coltivare e tramandare”, Auditorium Sant’Ilario in Piacenza, 19 aprile 2011, a cura dell’Associazione partigiani cristiani Piacenza
  • Atti, tratti dal Convegno “L’eroismo dei sacerdoti diocesani nella lotta di liberazione”, Università Cattolica di Piacenza, 8 ottobre 2015, a cura dell’Associazione partigiani cristiani