Bettola

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Bettola
comune
Bettola – Stemma Bettola – Bandiera
Bettola – Veduta
Il borgo di San Giovanni visto dal ponte sul Nure
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
ProvinciaProvincia di Piacenza-Stemma.svg Piacenza
Amministrazione
SindacoPaolo Negri (lista civica di centrodestra) dal 12-06-2017
Territorio
Coordinate44°46′41.74″N 9°36′30.85″E / 44.77826°N 9.60857°E44.77826; 9.60857 (Bettola)Coordinate: 44°46′41.74″N 9°36′30.85″E / 44.77826°N 9.60857°E44.77826; 9.60857 (Bettola)
Altitudine329 m s.l.m.
Superficie122,37[2] km²
Abitanti2 710[3] (30-6-2019)
Densità22,15 ab./km²
FrazioniBramaiano, Calenzano, Ebbio, Groppoducale, Leggio, Missano, Olmo, Padri, Pradello, Recesio, Revigozzo, Rigolo, Roncovero, Rossoreggio, San Bernardino, San Giovanni, Spettine, Vigolo, Villanova

Località: Badoni, Bellito, Bigotti, Bocito, Camminata, Casaleto, Case Camia, Castellana, Cordani, Costa, Costa Pradello, Forlini, Generesso, Grilli, Lugherzano, Maiolo, Montelana, Montesolio, Montosero, Murlo, Negri Olmo, Orlini, Padri Chiesa, Prato Barbieri, Preventorio, Ronchi Revigozzo, San Boceto, Tollara, Vaio, Verogna, Vidonico, Zini[1]

Comuni confinantiColi, Farini, Gropparello, Morfasso, Ponte dell'Olio, Travo, Vigolzone
Altre informazioni
Cod. postale29021
Prefisso0523
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT033004
Cod. catastaleA831
TargaPC
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona E, 2 878 GG[4]
Nome abitantibettolesi[2]
PatronoMadonna della Quercia[2]
Giorno festivoprima domenica di settembre[2]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bettola
Bettola
Bettola – Mappa
Posizione del comune di Bettola nella provincia di Piacenza
Sito istituzionale

Bettola (La Bëttla [lɐ'bətlɐ] o Béttula ['betulɐ] in dialetto piacentino[5]) è un comune italiano di 2 710 abitanti[3] della provincia di Piacenza.

Geografia fisica[6][modifica | modifica wikitesto]

Il territorio del Comune di Bettola occupa un'ampia zona dell'alta val Nure ed il suo capoluogo costituisce la "porta" della vallata, essendo situato nel punto in cui la valle comincia a restringersi e le montagne sostituiscono le colline. Due sono le importanti strade di valico che conducono a Bettola: la prima è quella che transita al passo del Cerro provenendo da Perino, in val Trebbia, la seconda è quella che scende dal passo dei Guselli e che collega la val Nure con la val Chero e la val d'Arda.

Il torrente Nure divide il paese in due rioni, San Giovanni (sulla sponda sinistra del Nure) e San Bernardino (sulla sponda destra), un tempo comuni autonomi collegati tra loro con un ponte nel 1878, in seguito alla loro unificazione in un unico comune.

Le cascate del Perino.

Il territorio bettolese, nella parte meridionale, è tipicamente montano: alle colture di versante si alternano ampi boschi e spettacolari vallate secondarie dove la natura e la montagna assumono connotati più selvaggi; la parte settentrionale invece è dominata dai coltivi ed il territorio è punteggiato da numerosissimi insediamenti agricoli. In queste zone più basse la flora spontanea è quella più propriamente collinare: al faggio ed al castagno si sostituiscono il rovere, il frassino, l'ontano, il nocciolo ed alcuni rari esemplari di quercia da sughero.

Comprese nel Comune di Bettola sono anche una porzione della limitrofa val Perino, formata dall'omonimo torrente affluente di destra della Trebbia, e una parte della val Riglio. Nella val Perino, aspra e dai connotati naturalistici spesso spettacolari si trovano le cascate formate dall'omonimo torrente, la più grande delle quali compie un salto di 17 metri, raggiungibili dalla frazione di Calenzano percorrendo un sentiero CAI[7].

Storia[8][modifica | modifica wikitesto]

Fin dall'epoca longobarda nella zona vi operano i monaci dell'abbazia di San Colombano di Bobbio con il possedimento della corte di Calenzano[9][10], che includeva Missano e Montecicioni. Risalgono all'epoca longobarda, tra il VII e l'VIII secolo anche la origini della pieve di Revigozzo[11], la chiesa più antica del comune.

Attorno all'anno Mille il monastero piacentino di San Savino possedeva diverse terre e fortezze nella zona, tra cui quella scomparsa di Calenzano, in Valperino, e quella tuttora esistente, anche se in rovina, di Castelnardo. La zona passo, poi, sotto la famiglia dei Nicelli, i quali edificarono il castello di Erbia che si innalzava dalla vetta di un promontorio, castello che, già notevolmente malandato, è crollato tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo[12], il castello di Villanova Valperino, crollato attorno all'inizio degli anni sessanta e l'esile torre di S. Giovanni, che si incontra ancora scendendo dal passo del Cerro nei pressi della località di Bacchetti.

Successivamente, verso la metà del XIV secolo, la media Val Nure entrò nella sfera di influenza dei Visconti di Milano, che ridimensionarono le mire dei Nicelli e dei Landi di val Ceno. L'abitato di Bettola si sviluppò a partire dalla metà del quattrocento come luogo di sosta sulle rotte commerciali tra Piacenza e Genova. Il toponimo del resto testimonia queste vicende storiche: il termine "bettola", anche nell'italiano moderno, indica l'osteria, ed in questo caso l'osteria era il luogo di sosta ed il posto tappa per coloro che salivano o scendevano lungo la vallata. Per la sua strategica posizione di connessione tra la montagna e la pianura la zona di Bettola era infatti, sin dal Medioevo, area privilegiata di scambio tra i commercianti piacentini (che offrivano principalmente cereali) e quelli genovesi (che portavano l'olio d'oliva). Quest'asse commerciale Piacenza - Genova sin dal trecento era denominato, appunto, "Via del Pane" per i liguri, "Via dell'Olio" per i piacentini.

Nel tardo medioevo Bettola fu sede della cosiddetta "Magnifica Università di Val Nure" ovvero un'istituzione comunitaria delle popolazioni vallive, comprendente 38 comuni, con parziale autonomia da Milano, privilegi fiscali e propri magistrati a cui il duca di Milano Filippo Maria Visconti concesse il riconoscimento nel 1441. Quest'istituto, che sopravvisse sino all'epoca napoleonica, si oppose per secoli alla famiglia nobiliare Nicelli che, grazie ai propri ampi possedimenti nella zona, mirava all'esercizio di un potere ancora prettamente feudale.

Nel 1496 la notizia dell'apparizione della Madonna ad una pastorella presso una quercia nei dintorni di Bettola determinò la nascita di un vastissimo e sentito culto popolare: sul colle della visione vennero fondati una chiesa ed un convento francescano. Soppressa l'istituzione religiosa in epoca napoleonica il santuario rovinò rapidamente assieme al convento, adibito per un breve periodo a carcere. Nel 1954 venne costruita una nuova cappella sul luogo dell'apparizione, vicino a quel che resta del convento. La quercia e la statua mariana oggetto di culto sono conservate nel nuovo Santuario della Madonna della Quercia costruito nella piazza principale di Bettola.

Secondo alcune fonti, sarebbe originario del comune di Bettola anche il navigatore Cristoforo Colombo, tanto è che al centro della piazza si trova una statua dedicata al famoso navigante[13]. Nella frazione Pradello Colombo ancora oggi esiste una torre medievale che da sempre viene chiamata "Torre dei Colombo" o "Torre Colombo". Tradizionalmente viene indicata come dimora dei genitori di Cristoforo o addirittura come la casa natale dello scopritore; storicamente accertato è comunque che sia la torre che i terreni circostanti appartenessero effettivamente al ramo dei Colombo di Pradello. La torre ospita un piccolo museo di memorie colombiane. Essendo Bettola posta lungo quella che un tempo era una via di scambio tra il Genovesato e la Pianura padana potrebbe essere ritenuto probabile un trasferimento di Giovanni e Domenico Colombo, nonno e padre del navigatore, da Quinto o da Terrarossa di Mocònesi a Pradello di Bettola[14].

Sul luogo in cui sarebbe sorto il capoluogo comunale, si svilupparono i centri di San Giovanni, sulla sponda sinistra del Nure, e San bernardino, sulla sponda destra, inizialmente dipendenti rispettivamente dalle pievi di Revigozzo e Bramaiano.

La famiglia Nicelli, tra il XV ed il XVI secolo, estese i propri possedimenti anche su buona parte del territorio di Bettola: numerosi sono i castelli che i Nicelli rilevarono nella zona oppure edificarono ex novo per difendere i propri interessi. Gli edifici fortificati dei dintorni di Bettola sono spesso attinenti alla tipologia della "casa-torre". Abbiamo a che fare con robusti edifici in pietra, realizzati in maniera estremamente austera con le limitate tecniche costruttive della montagna, che nulla o quasi concedono alla decorazione ed alla rappresentanza, ma che nella loro essenzialità testimoniano il rapporto con l'architettura tipica dei borghi rurali e rappresentano la fase storica in cui queste vallate erano dominati dai "signori della montagna", primi fra i quali erano gli stessi Nicelli. Le continue feroci lotte tra i Nicelli e la famiglia dei Camia convinsero, attorno al 1540, papa Paolo III Farnese ad intervenire per riportare ordine nella zona. Si deve a questo fatto la costruzione della cosiddetta "Torre Farnese", fortilizio edificato nei pressi di Bettola sede degli inviati pontifici, simbolo di un potere centrale che veniva a cancellare le residue ambizioni feudali. La Torre fu presto bruciata dai Nicelli medesimi, approfittando della congiura che soppresse a Piacenza il duca Pier Luigi Farnese; Ottavio Farnese ne ordinò la ricostruzione nel 1562.

La frazione di Groppo Ducale.

Nel 1805, in seguito alla riorganizzazione amministrativa dei territori della repubblica Cisalpina voluta da Napoleone Bonaparte, vennero istituiti i comuni di San Giovanni e San Bernardino situati, rispettivamente, sulla sponde sinistra e destra del torrente Nure[15].

Il 2 gennaio 1809 la diocesi di Pavia rinunciò alle parrocchie piacentine[16] della pieve di Fontana Fredda e Roveleto di Cadeo e della pieve di val Nure[17] con Bettola e la pieve di Revegozzo[11], San Bernardino, Bramaiano, Groppoducale, Rigolo, S. Giovanni, Cogno San Bassano, Leggio, Monte Ossero, Santa Maria, La Costa, Olmo, Vigolo che passarono quindi alla diocesi di Piacenza.

Nel 1832 la parte della val Riglio situata sulla riva destra del torrente, storicamente legata alla val Nure a causa dell'appartenenza alla Magnifica Università, viene distaccata dal comune di Borgo San Bernardino e aggregata al comune di Gropparello[18].

Nel 1853 le frazioni di Grondone, Ciregna, Solaro, Brugneto, Curletti e Castelcanafurone vennero distaccate dal comune di San Giovanni ed aggregate al comune di Ferriere[19].

Con il regio decreto 4066, pubblicato in gazzetta ufficiale il 17 novembre 1867, venne costituito il nuovo comune di Farini d'Olmo, situato a sud di Bettola, distaccando dai due comuni bettolesi le frazioni di Groppallo, Boccolo della Noce, Cogno San Savino, Cogno San Bassano, Mareto, Gallare, Migliorini, Groppo, Assé e Farini d’Olmo a cui si aggiunse la frazione di Pradovera appartenente al comune di Coli[20][21].

Assunto il nome di Bettola da parte del comune di San Giovanni nel corso dell'ottocento, i due comuni furono unificati nel 1877 incorporando il comune di San Bernardino in quello di San Giovanni che aveva mutato la propria denominazione in Bettola[15]. L'anno successivo venne costruito il ponte che metteva in comunicazione le due borgate. Dal 15 agosto 1881 al 27 aprile 1885 fu chiamata Borgonure, per, poi, riassumere la denominazione di Bettola[15]. Dopo l'unificazione, i due borghi mantennero due parrocchie distinte: quella di San Bernardino risalente al seicento e quella di San Giovanni, ottocentesca con, al suo interno, le reliquie dell'estinto Santuario della Madonna della Quercia.

Nel novecento, Bettola era un importante centro di scambi agrari per tutta l'alta e media val Nure (fiere di bestiami e mercato del lunedì) di cui testimoniate dall'ampiezza della piazza Cristoforo Colombo.

Durante la seconda guerra mondiale, vari gruppi di partigiani si erano formati nelle zone montane attorno a Bettola, riuscendo persino a costituire per 4 mesi da luglio 1944 una "libera repubblica di Bettola", sede del commando unificato della zona XIII della Resistenza[22].

Nella notte fra il 14 settembre e il 15 settembre 2015, Bettola, così come un'ampia parte della val Nure, fu devastata dalle esondazioni improvvise del Nure dovute al maltempo e ad ammassi di detriti che causarono danni ingenti al paese e la morte di tre abitanti in seguito al crollo di parte della ex Strada statale 654 di Val Nure nei pressi di Recesio[23].

Il 23 dicembre 2015 il consiglio comunale deliberò l'invio alla regione di un'istanza per l'avvio del procedimento di fusione con i comuni di Farini e Ferriere; il 22 febbraio 2016 la giunta regionale approvò la proposta di legge riguardante la fusione dei tre comuni. Il successivo 12 luglio l'assemblea legislativa approvò la proposta di legge sull'indizione di un referendum consultivo, poi deliberato con decreto del presidente della giunta regionale e fissato per il 16 ottobre[24]. Il referendum vide la vittoria del no in tutti e tre i comuni con una percentuale del 67,45 % a Bettola, del 52,64 % a Farini e del 75,12% a Ferriere[25], bloccando, così, l'avanzamento della proposta di fusione.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma comunale di Bettola presenta la figura di una giovane donna nuda situata nel greto del torrente Nure: con la mano destra essa tiene un morso di cavallo, mentre con la sinistra un nastro con scritto “ORA DI LIBERTA’ GIA’ FUI DI FRENO”. Istituito dopo l'unione dei due comuni situati sulle sponde opposte del Nure, la donna rappresenterebbe la concordia che opera per tenere a freno le due borgate, rappresentate da due torri sulle sponde opposte del torrente[26].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune di Bettola è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignita della medaglia d'argento al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale[27]:

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Centro della resistenza piacentina e sede del comando di formazioni partigiane operanti nella zona, appena liberata dai tedeschi si resse, per quattro mesi consecutivi, a Repubblica Indipendente, sfidando le ire e le minacce del nemico. La popolazione, pur sottoposta a continue rappresaglie, sopportando sacrifici e privazioni, seppe contribuire validamente alla guerra di Liberazione con l'apporto dei suoi figli migliori nelle file partigiane, molti dei quali caduti in combattimento o trucidati nei campi di concentramento nazisti per la loro indomita fede negli ideali di giustizia e libertà. - Bettola, 8 settembre 1943 - 25 aprile 1945»
— 9 maggio 1994

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Santuario della Beata Vergine della Quercia
Situato nella centrale piazza Colombo, venne costruito alla fine dell'ottocento e consacrato dal vescovo Giovanni Battista Scalabrini nel 1885 a celebrazione di un'apparizione mariana avvenuta nel 1496. L'edificio sorge su un terreno donato pochi anni prima dalla famiglia Bianchi e fu progettato da Guglielmo Della Cella in stile romanico lombardo utilizzando sassi provenienti dal greto del torrente Nure. L'interno è stato affrescato nel novecento dal pittore piacentino Luciano Ricchetti[28].

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Castello della Caminata
Situato nella frazione di Bramaiano, la sua presenza è testimoniata a partire dal XV secolo, quando era nelle disponibilità della famiglia Nicelli. Durante il cinquecento l'originale struttura venne modificata con l'aggiunta di loggiati pensili che danno all'edificio il suo aspetto caratteristico, molto distante da altri castelli della montagna piacentina[29].
Castello di Cianeto
Risalente al trecento, nel 1539 da qui partì la spedizione dei Nicelli finalizzata all'uccisione di Giovanni Camia. Il complesso è caratterizzato da una torre centrale dalla pianta quadrangolare, a cui si addossa un corpo più basso, parzialmente diroccato. Un muro dalla pianta irregolare circonda su tre lati il torrione[30].
Castello di Erbia
Costruito intorno al 1400 ad opera di Pietro Nicelli con la funzione di avamposto lungo il percorso che univa la val Perino con la val Nure, il castello fu sottoposto a distruzioni da parte della famiglia Camia nel 1539 in seguito all'uccisione di Giovanni Camia da parte di membri della famiglia Nicelli. In seguito il forte divenne di proprietà della famiglia Gulieri a cui rimase fino ai primi del novecento. In pessime condizioni di conservazione, l'edificio è parzialmente crollato nei primi anni del XXI secolo[12].
Castello di Groppoducale
I primi documenti citano il fortilizio come appartenente, nel 1385, a Branca Fulgosio, signore guelfo di Fiorenzuola d'Arda, che lo utilizzò come base per la sua lotta antiviscontea. In seguito passò alla famiglia Nicelli: nel 1494 il castello e le terre andarono a Giovanni Nicelli, il cui padre, Gian Nicolò, era stato il capostipite dei Nicelli di Montechino e di Muradolo. Il 4 aprile 1626 la duchessa Margherita Aldobrandini, madre e tutrice del duca di Parma e Piacenza Odoardo I Farnese confermò la concessione del castello e della contea alla famiglia Nicelli, nella persona del dottore collegiato Giovanni[31]. L'originale edificio medievale è stato più volte trasformato, prima trasformandolo in residenza e, in seguito, a sede di uffici comunali e scuole [32].
Castello di Lugherzano
Localizzato in posizione dominante rispetto alla località da cui prende il nome, circondato da alberi, sovrasta la pieve di Santo Stefano, che versa in condizioni di abbandono. Nel tempo il castello ha perso il suo aspetto orignale, subendo la trasformazione in casa colonica[33].
Castello di Rossoreggio
Edificato su impulso della famiglia Nicelli, ospitava una biblioteca in cui la tradizione vuole fosse conservata una copia dell'Eneide risalente al cinquecento. In anni più recenti venne trasformato a villa e fu di proprietà della famiglia Sidoli, dando i natali al pittore Pacifico.
Castello di Spettine
Realizzato ad opera dell'omonima famiglia da cui prende il nome anche la frazione in cui si trova, nel 1396 venne comprato dal podestà di Pavia Antolino de Angusolis per conto di Gian Galeazzo Visconti. Nel 1440 subì l'assedio del conte Giovanni Anguissola, la cui famiglia entrò poi in possesso del castello, tenendolo fino al 1462, quando Francesco Sforza investì del possesso del bene il suo camerario Gian Francesco Attendolo. Nel cinquecento metà del feudo divento di possesso di Gian Ludovico Caracciolo, mentre l'altra metà tornò agli Anguissola. L'edificio presenta un corpo centrale più antico e più alto degli altri. Altre parti dell'edificio risalgono al cinquecento e al 1668, come testimoniato da un'iscrizione. Due bassi edifici, inizialmente non dotati di finestre ospitavano le prigioni delle donne e degli uomini[34].
Castello di Vigolo
Costruito come parte della struttura difensiva dei Nicelli, ha subito un lungo periodo di decadenza culminato agli inizi del novecento con la trasformazione a scopi agricoli. Il complesso è diventato, quindi, un palazzo rurale, pur con la presenza di alcuni elementi legati alla sua originaria funzione militare[33].
Torre Colombo
Situata in località Pradello, è una torre costruita in sasso con stanze di esigua grandezza poste una sopra l'altra; la tradizione locale la identifica come la casa dei genitori di Cristoforo Colombo o, anche, come la dimore dello stesso navigatore. La torre ospita un museo dedicato a Colombo[35].
Torre di Ebbio
Le notizie storiche relative a questo edificio sono quasi nulle: con ogni probabilità esso faceva parte della rete difensiva della famiglia Nicelli. Presenta una struttura rettangolare con finestre di diversa grandezza poste sui quattro lati e copertura a ciappe. Inizialmente era caratterizzato dalla presenza di volte che subirono la distruzione negli anni trenta del novecento in occasione del riattamento della torre a silos[36].
Torre Farnese
Edificata per il volere di Pier Luigi Farnese con la funzione di proteggere Bettola dagli attacchi della famiglia Nicelli, provenienti dal vicino castello della Caminata, venne incendiata dagli stessi Nicelli poco dopo l'assassinio del duca in una congiura condotta da famiglie nobili piacentine. Venne, in seguito, ricostruita a partire dal 1562 una volta che il nuovo duca Ottavio Farnese aveva ristabilito il potere della famiglia sul ducato di Parma e Piacenza[37].
Torre di Missano
Casa-torre che, come la torre di Ebbio, faceva parte delle proprietà della famiglia Nicelli. Ciò è testimoniato dalla presenza, sull'archivolto dell'entrata, del simbolo famigliare rappresentante un castello[33].
Torre di Murlo
Situata poco a valle della torre di Missano, anch'essa era inserita nella struttura difensiva della famiglia Nicelli.
Torre di Olmo
Struttura a pianta quadrata caratterizzata dalla presenza di una cinta muraria e di torri di ridotte dimensioni poste ai vertici. La funzione della costruzione era, probabilmente, difensiva del piccolo centro abitato di Olmo, posto in posizione strategica sulla strada che risaliva la val Nure[38].
Torre San Giovanni
Struttura difensiva situata nella località Bacchetti, nei pressi della frazione di Villanova, era in origine collegata al locale castello, andato gradualmente in rovina e definitivamente crollato negli anni sessanta del novecento[39].
Torre di Tornara
Casa-torre citata in un atto risalente al 1576. Presenta una struttura a pianta quadrata con spessi muri in sasso e copertura in lastre di ardesia. Originariamente l'edificio era composto da 4 piani, in seguito alle conseguenze di un incendio, i piani vennero ridotti a 3[40].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[41]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La stazione ferroviaria.

Bettola è interessata dal percorso della ex strada statale 654 di Val Nure che la collega a Piacenza e alla Liguria, dalla Strada provinciale 15 di Prato Barbieri-Morfasso che, attraverso il passo dei Guselli, collega Bettola a Morfasso, dalla strada provinciale 39 del Cerro che, attraverso l'omonimo passo, collega Bettola con Perino, in val Trebbia, dalla strada provinciale 67 di Massara che collega Bettola con la località Orezzoli, posta in comune di Gropparello e dalla strada provinciale 75 di Padri che collega Biana di Ponte dell'Olio alle frazioni bettolesi di Padri e Riglio[42].

A partire dal 1882 la cittadina rappresentò il capolinea meridionale della tranvia Piacenza-Bettola, sostituita nel 1933 dalla stazione di Bettola, lungo la parallela nuova ferrovia gestita dalla Società Italiana Ferrovie e Tramvie e soppressa poi nel 1967[43].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
10 giugno 1985 15 giugno 1990 Celestino Scagnelli Partito Socialista Italiano Sindaco [44]
15 giugno 1990 24 aprile 1995 Celestino Scagnelli Partito Socialista Italiano Sindaco [44]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Gino Losi Lista civica Sindaco [44]
14 giugno 1999 7 gennaio 2002 Camillo Borotti Lista civica Sindaco [44]
7 gennaio 2002 28 maggio 2002 Lorenzo De' Luca di Pietralata Comm. pref. [44]
28 maggio 2002 29 maggio 2007 Celestino Scagnelli Casa delle Libertà Sindaco [44]
29 maggio 2007 7 maggio 2012 Simone Mazza Casa delle Libertà Sindaco [44]
7 maggio 2012 12 giugno 2017 Sandro Busca Lista civica Sindaco [45]
12 giugno 2017 in carica Paolo Negri Lista civica Sindaco [46]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Bettola faceva parte della comunità Montana valli del Nure e dell'Arda, la cui sede era situata in Piazza Colombo[48], fino alla sua chiusura avvenuta nel 2013[49]. In seguito allo scioglimento Bettola è entrato a far parte dell'Unione montana alta val Nure insieme a Farini, Ferriere e Ponte dell'Olio[50].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di Bettola - Statuto; le località sono definite "nuclei".
  2. ^ a b c d Comune di Bettola (PC), tuttitalia.it. URL consultato il 28 dicembre 2012.
  3. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2019.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  5. ^ AA. VV., p. 76
  6. ^ Il territorio, su comune.bettola.pc.it. URL consultato il 6 dicembre 2019.
  7. ^ Camminate piacentine: le cascate del Perino, in Piacenzasera, 14 giugno 2012.
  8. ^ La storia del comune, su comune.bettola.pc.it. URL consultato il 6 dicembre 2019.
  9. ^ Polonio Felloni, Tabella I dei possedimenti in Italia p. 16a
  10. ^ Destefanis, p.67-70 Fig. 44-44a-44b
  11. ^ a b La pieve, su pievedirevigozzo.org. URL consultato il 12 agosto 2019.
  12. ^ a b Marco Gallione, Castello di Erbia, su altavaltrebbia.net, 28 novembre 2012. URL consultato il 6 dicembre 2019.
  13. ^ Cristoforo Colombo e Bettola, su comune.bettola.pc.it. URL consultato il 6 dicembre 2019.
  14. ^ Olivetti, Busi e Chiari, p. 37
  15. ^ a b c Approfondimenti - La provincia di Piacenza, su piacenzaprimogenita150.it. URL consultato il 9 agosto 2019.
  16. ^ Destefanis e Guglielmotti, p. 15 Fig. 2: I territori diocesani di Piacenza e Bobbio
  17. ^ Storia della Diocesi di Pavia (sec. IV - 1989), su lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 6 dicembre 2019.
  18. ^ La storia, su comune.gropparello.pc.it. URL consultato l'11 settembre 2019.
  19. ^ Storia, su ferriere.altervista.org. URL consultato il 17 agosto 2019.
  20. ^ Regio decreto 17 novembre 1867, n. 4066
  21. ^ Alessandro Garilli, “Una storia lunga 150 anni tra guerre mondiali, migrazioni e alluvioni: auguri al Comune di Farini”, in Piacenza24, 28 dicembre 2017.
  22. ^ Bettola - Bétula, su piacenzantica.it. URL consultato il 6 dicembre 2019.
  23. ^ Emergenza alluvione: paesi devastati. Vigilante morto a Bettola, padre e figlio dispersi, in Libertà, 14 settembre 2015.
  24. ^ BURERT n.228 del 22-07-2016, su bur.regione.emilia-romagna.it, 22 luglio 2016. URL consultato il 6 dicembre 2019.
  25. ^ Referendum consultivo del 16 ottobre 2016 dei Comuni di Bettola Farini e Ferriere (PDF), su prefettura.it.
  26. ^ Storia dello stemma e del comune, su araldicacivica.it. URL consultato il 12 agosto 2019.
  27. ^ Ricompense al valor militare per attività partigiana, su gazzettaufficiale.it.
  28. ^ Santuario della Beata Vergine della Quercia a Bettola, su valnure.info. URL consultato il 6 dicembre 2019.
  29. ^ La Caminata - Castello di Bramaiano, su turismo.provincia.piacenza.it. URL consultato il 6 dicembre 2019.
  30. ^ Marco Gallione, Castello di CIaneto, su altavaltrebbia.net, 4 ottobre 2012. URL consultato il 6 dicembre 2019.
  31. ^ Groppo Ducale, su groppoducale.it. URL consultato il 6 dicembre 2019.
  32. ^ Marco Gallione, Castello di Groppo Ducale, su altavaltrebbia.net, 5 otobre 2012. URL consultato il 6 dicembre 2019.
  33. ^ a b c Gli itinerari dei castelli e delle case-torri, su comune.bettola.pc.it. URL consultato il 6 dicembre 2019.
  34. ^ Marco Gallione, Castello di Spettine, su altavaltrebbia.net, 8 ottobre 2012. URL consultato il 6 dicembre 2019.
  35. ^ Casa torre di Cristoforo Colombo, su turismo.provincia.piacenza.it. URL consultato il 6 dicembre 2019.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996.
  • Eleonora Destefanis, Il Monastero Di Bobbio in Eta Altomedievale.
  • Eleonora Destefanis e Paola Guglielmotti, La diocesi di Bobbio. Formazione e sviluppi di un’istituzione millenaria (PDF), Firenze, Reti Medievali, 2015.
  • Pier Giorgio Olivetti, Mauro Busi e Andrea Chiari, Lungo l'Arda e il Nure, Istituto Geografico DeAgostini, 1990.
  • Valeria Polonio Felloni, Il monastero di San Colombano di Bobbio dalla fondazione all'epoca carolingia.

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