Gragnano Trebbiense

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Gragnano Trebbiense
comune
Gragnano Trebbiense – Stemma Gragnano Trebbiense – Bandiera
Gragnano Trebbiense – Veduta
La chiesa di San Michele
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
ProvinciaProvincia di Piacenza-Stemma.svg Piacenza
Amministrazione
SindacoPatrizia Calza (Lista civica di centro-sinistra Solidarietà e sviluppo) dal 26-5-2014 (2º mandato dal 26-5-2019)
Territorio
Coordinate45°01′N 9°34′E / 45.016667°N 9.566667°E45.016667; 9.566667 (Gragnano Trebbiense)
Altitudine82 m s.l.m.
Superficie34,61 km²
Abitanti4 541[1] (31-7-2021)
Densità131,2 ab./km²
FrazioniCampremoldo Sopra, Campremoldo Sotto, Casaliggio, Gragnanino
Comuni confinantiAgazzano, Borgonovo Val Tidone, Gazzola, Gossolengo, Piacenza, Rottofreno
Altre informazioni
Cod. postale29010
Prefisso0523
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT033024
Cod. catastaleE132
TargaPC
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[2]
Cl. climaticazona E, 2 563 GG[3]
Nome abitantigragnanesi
Patronosan Michele Arcangelo
Giorno festivo29 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gragnano Trebbiense
Gragnano Trebbiense
Gragnano Trebbiense – Mappa
Posizione del comune di Gragnano Trebbiense nella provincia di Piacenza
Sito istituzionale

Gragnano Trebbiense (Gragnàn in dialetto piacentino) è un comune italiano di 4 541 abitanti della provincia di Piacenza in Emilia-Romagna.

É situato nella pianura Padana, tra il fiume Trebbia ad est e il torrente Luretta a ovest.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo Gragnano deriva con buona probabilità dalla lingua latina, in particolare dall'aggettivo granianus che deriverebbe da Granius, nome di un possidente terriero di epoca romana i cui domini si estendevano in quello che sarebbe, poi, diventato il territorio gragnanese[4].

Altre ipotesi sull'origine del nome, associano il toponimo alla presenza di campi di grano[4] che, come protetti da una benedizione, fornivano produzioni abbondanti e di ottima qualità che rendevano necessario costruire ogni anno granai più capienti dove riporre il raccolto: il nome Gragnano sarebbe, quindi, originato da grano e granai; secondo questa ipotesi sarebbe ascrivibile a questa motivazione anche la presenza di una spiga di grano all'interno dello stemma comunale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il suo territorio, come i vicini comuni di Gossolengo, Gazzola, e Agazzano, vide la battaglia della Trebbia in cui, secondo il racconto dello storico romano Polibio, nel dicembre del 218 a.C. Annibale inflisse una pesante sconfitta al console romano Tiberio Sempronio Longo. L'esercito dei cartaginesi, accampato nei pressi di Tavernago, riuscì a bloccare la fanteria romana nell'alveo paludoso del torrente Luretta; la cavalleria numidica appoggiata dagli arcieri fece strage dei soldati romani di cui solo un terzo riuscì a trovare scampo sull'altra sponda del fiume Trebbia[5], la zona fu successivamente abitata dai romani.

Fin dall'epoca longobarda vi operavano i monaci dell'abbazia di San Colombano di Bobbio con vari possedimenti inseriti nel grande feudo reale ed imperiale monastico bobbiese.

Nell'889 sulle rive del Trebbia si scontrarono gli eserciti del Marchese del Friuli Berengario I e del Duca di Spoleto Guido II, entrambi pretendenti alla corona di re d'Italia: la battaglia vide la vittoria del secondo[6].

Nel medioevo il feudo di Gragnano fu governato dai Malaspina, dai Piccinini e poi dagli Scotti[5].

L'ingresso di Castelbosco

La zona fu teatro di aspri scontri tra guelfi e ghibellini; nell'ambito di queste contese, nel 1220 il castello di Campremnoldo Sotto fu dato alle fiamme da esponenti della fazione guelfa[5]. Nel trecento la zona fu fedele alla famiglia Visconti nell'ambito delle guerre con il papato, costringendo nel 1373 le truppe pontificie ad un assedio per espugnare Castelvecchio[5].

Nel 1624 il pieno possesso della zona di Campremoldo Sopra e Sotto e dei castelli fu concesso al conte Annibale Scotti ad opera della camera ducale farnesiana presieduta da Odoardo I Farnese[5]. Nel 1636 Castelvecchio fu saccheggiato dalle truppe spagnole nell'ambito del conflitto tra questi ultimi e i francesi appoggiati da Odoardo Farnese[5].

Nel 1737 a Castelbosco di Campremoldo Sopra trova la sua morte il pittore Giovanni Battista Tagliasacchi[7], una targa nella locale chiesa commemora questo avvenimento.

Nel 1799 la zona di Gragnano e di Rottofreno fu teatro di una battaglia tra le truppe francesi comandate dal generale MacDonald e quelle austro-russe guidate dal generale Suvorov che costrinsero i francesi alla ritirata verso La Spezia[5].

A seguito dell'unità d'Italia, nel 1862, il comune cambiò il proprio nome da Gragnano a Gragnano Trebbiense[8].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Municipio
L'Amministrazione comunale di Gragnano Trebbiense sino al 1874 non aveva una sede fissa. Il Consiglio comunale si riuniva talvolta in casa di privati, sovente presso il Sindaco anche se questi risiedeva fuori Comune. Le elezioni per la nomina degli amministratori comunali avevano luogo in piazza della Chiesa o nella Chiesa stessa come accadde nel 1870. Il fatto provocava una vivace disapprovazione da parte della Prefettura. Nel 1863 l'Amministrazione comunale affittava come sede per i suoi uffici uno stabile in località Borgoratto. La delibera per la costruzione del nuovo edificio municipale è del 22 agosto 1872, con il Sindaco l'avvocato Giuseppe Rossi. L'edificio venne ultimato nel 1874[5].

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Santuario della Madonna del Pilastro
Santuario seicentesco costruito su una preesistente cappella sorta nel luogo di un'apparizione mariana nei confronti di una giovane ragazza sordomuta avvenuta nel trecento nei pressi di un pilastro con dipinta un'immagine della Vergine Maria. Durante la costruzione dell'edificio venne inglobato nel presbiterio l'originale pilastro nei pressi del quale avvenne l'apparizione[9].
Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo
intitolata a San Michele Arcangelo, venne costruita alla tra il 1690 il 1700 su una preesistente cappella dedicata allo stesso Santo, la cui prima citazione risale al 1132[10]. La facciata, realizzata durante il XIX secolo, è di gusto neoclassico ed è decorata con un affresco raffigurante San Michele in combattimento contro Satana, opera del pittore Trento Longaretti[10]. L'edificio si caratterizza per una pianta ad aula a navata unica sulla quale si aprono lateralmente quattro cappelle[10].

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Castello di Casaliggio
Castello a pianta rettangolare successivamente trasformato per un uso rurale del quale rimane, in pessime condizioni di conservazione, solamente l'ala posta a nord. Originariamente circondato da un fossato, successivamente interrato il castello presenta pareti scarpate decorate con una cordonatura, mentre sulla facciata di aprono finestre di gusto settecentesco. Su un lato del complesso si trovano i resti di un corpo di fabbrica che originariamente svolgeva la funzione di pusterla d'accesso[11].
Castello di Gragnanino
Realizzato nel XII secolo, fu inizialmente di proprietà del monastero di San Savino di Piacenza. Nel 1255 subì la distruzione ad opera di Oberto Pallavicino, venendo poi ricostruito e diventando di proprietà della famiglia Scotti a partire dal 1288. Nel 1759 venne riadattato a residenza nobiliare per volere di Carlo Scotti Douglas, successivamente venne circondato da un parco con elementi in stile neoromanico[12].
Castello di Gragnano
Castello di cui sono pervenute pochissime notizie storiche, anche a causa della sua iniziale omonimia con il castello di Gragnanino che originariamente era conosciuto come Gragnano Sottano. L'unica notizia certa è che nel 1558 l'edificio era di proprietà del cavalier Alberico Barattieri. L'edificio è realizzato in laterizio e sasso e presenta una serie di finestre ad arco murate, mentre le stanze dei sotterranei sono caratterizzate da volte[13].
Castelvecchio
Costruzione più antica della zona di Campremoldo, di edificazione incerta e già citato tra i beni della famiglia Pecorara al termine de XII secolo. Nel 1372 venne conauistato da truppe al soldo del papa che avevano invaso il piacentino, mentre nel XVII secolo subì la distruzione nel corso della guerra che vide opposto Odoardo I Farnese alla Spagna. Dell'edificio originale rimane un corpo con tracce di un ponte levatoio e una corte composta da edificio ammalorati parzialmente trasformati a uso residenziale: gran parte di queste strutture sarebbero, comunque ricostruzioni edificate sulla base dei corpi originali. Secondo una leggenda all'interno è sepolto un tesoro, mai trovato nonostante siano state condotte diverse campagne di scavi[14].
Castelbosco
Situato nelle vicinanze del centro abitato di Campremoldo Sopra, è citato per la prima volta in un documento del 1314; nel 1482 venne ricostruito a opera di Antonio Maria Scotti. Secondo alcune versioni al suo interno trovò la morte, nel 1737, il pittore Giovanni Battista Tagliasacchi. L'edificio che presenta una pianta rettangolare con due torri, una centrale che ha subito forti rimaneggiamenti e una che è stata abbassata al livello delle mura, è stato adibito a azienda agricola e ospita il Museo della merda[15][16].
Castellaro
Originariamente posto nelle vicinanze della chiesa di San Pietro a Campremoldo Sopra, del forte non rimangono tracce, se non nel toponimo. Secondo una leggenda l'edificio nasconderebbe un passaggio segreto di collegamento con Castelvecchio[14].
Castelmantova
Situato nei pressi di Campremoldo Sotto, fu costruito nel XV secolo da parte di Francesco Borla, il quale aveva ottenuto la concessione dal duca di Milano. L'edificio non mostra nessuna traccia di strutture preesistenti, tuttavia alcune cronache risalenti al XIII secolo lasciano pensare che a Campremoldo Sotto esistesse un fortilizio già a partire da quel secolo. Distrutto nel 1636, venne ricostruito negli anni successivi dai conti Civardi; nel XIX secolo venne acquistato dal nobile mantovano Carlo Besini che lo rinominò in omaggio alla sua città di origine. Il castello presenta due torri poste agli angoli opposti e un cortile interno dotato di loggiato[17].
Caminata di San Sisto
Fattoria rurale fortificata che passò nel 1433 tra i possedimenti del monastero di San Sisto di Piacenza venendo, in seguito a ciò, presidiato dai frati del monastero. Nel 1799, durante la battaglia della Trebbia combattuta tra le truppe francesi e quelle austro-russe, fu sede del quartier generale austro-russo ospitando il generale Suvorov[18]. Requisito da Napoleone nel 1805, l'edificio è stato successivamente adattato a dimora signorile[5].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[19]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Facciata della chiesa di San Pietro a Campremoldo Sopra

Fanno parte del comune di Gragnano Trebbiense le frazioni di Casaliggio, situata circa 2,5 km a sud del capoluogo, dove si trovavano dei battelli che permettevano l'attraversamento del fiume Trebbia[20], Gragnanino, precedentemente nota come Gragnano Sottano, situata a 2 km dal capoluogo e dove sorgeva un castello, appartenuto alla famiglia Scotti, poi sostituito dal Palazzo dei Fugazza[5], Campremoldo Sotto e Campremoldo Sopra[21], situate a poca distanza l'una dall'altra, rispettivamente a nord e a sud della strada per Borgonovo e caratterizzate dalla presenza di alcuni castelli[5] e della Madonna del Pilastro, situata lungo la strada per Borgonovo, appena a nord di Gragnanino, dove si trova un santuario seicentesco sorto sulle basi di una preesistente cappella nel luogo di una presunta apparizione della Vergine[5].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale è attraversato dalla strada provinciale 7 di Agazzano che unisce San Nicolò a Trebbia con Agazzano, la strada provinciale 11 di Mottaziana che si dirama dalla strada provinciale 7 a Gragnanino e raggiunge Borgonovo Val Tidone, la strada provinciale 48 di Centora che collega Rottofreno con la strada provinciale 11 in territorio gragnanese e la strada provinciale 1 tangenziale sud-ovest di Piacenza che supera il fiume Trebbia con un ponte tra i comuni di Gragnano e Piacenza[22].

Tra il 1907 e il 1933 il comune fu servito dalla tramvia Piacenza-Agazzano[23], lungo la quale erano poste nel territorio gragnanese le fermate di Gragnanino, Gragnano Trebbiense e Casaliggio[24].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
20 giugno 1985 9 giugno 1990 Angelo Bergamaschi Democrazia Cristiana Sindaco [25]
9 giugno 1990 21 maggio 1991 Angelo Bergamaschi Democrazia Cristiana Sindaco [25]
21 maggio 1991 24 aprile 1995 Angelo Legranzini Partito Socialista Italiano Sindaco [25]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Gianpaolo Crespoli Lista civica di centro-sinistra Sindaco [25]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Gianpaolo Crespoli Lista civica di centro-sinistra Sindaco [25]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Andrea Barocelli Lista civica di centro-sinistra Sindaco [25]
8 giugno 2009 25 maggio 2014 Andrea Barocelli Lista civica di centro-sinistra: Solidarietà e sviluppo Sindaco [25]
25 maggio 2014 26 maggio 2019 Patrizia Calza Lista civica di centro-sinistra: Solidarietà e sviluppo Sindaco [25]
26 maggio 2019 in carica Patrizia Calza Lista civica di centro-sinistra: Solidarietà e sviluppo Sindaco [25]

Gragnano Trebbiense, comune votato all'agricoltura e abitato per la maggior parte da operai e braccianti agricoli, è tradizionalmente considerata una roccaforte del centro-sinistra piacentino, e, a parte sporadici casi, ha sempre eletto sindaci e giunte legate a partiti della sinistra o liste civiche di quella estrazione politica.

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 2006, anno di costituzione dell'ente[26], Gragnano Trebbiense fa parte dell'Unione Comuni Bassa Val Trebbia e Val Luretta che comprende diversi comuni piacentini compresi tra la bassa val Trebbia, la val Luretta e la pianura Padana. Al 2020 i comuni che fanno parte dell'unione sono, oltre a Gragnano, Calendasco, Gossolengo, Rivergaro e Rottofreno[27].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

L'ex campo sportivo, situato dietro il municipio, ospitò dal 1962 al 1975 un torneo notturno di calcio a 6 giocatori, che grazie alle partecipazioni di giocatori del calibro di Mario Da Pozzo, Giuseppe Spalazzi, Gian Nicola Pinotti, Pierino Prati, Osvaldo Bagnoli, Ambrogio Pelagalli, Washington Cacciavillani, Mauro Bicicli e altri giocatori professionisti, divenne un importantissimo richiamo per gli appassionati di calcio della zona con un'affluenza di spettatori che in sei edizioni superò complessivamente i 200 000 spettatori[28].

L'epopea del torneo notturno di Gragnano e la sua organizzazione ha ispirato un libro Il piccolo Maracanà del giornalista Giangiacomo Schiavi[29].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2021 (dato provvisorio), su demo.istat.it. URL consultato il 7 ottobre 2021.
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ a b Parco regionale del Trebbia - Rapporto conoscitivo, p. 41.
  5. ^ a b c d e f g h i j k l Comune di Gragnano Trebbiense, su turismoapiacenza.it. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  6. ^ Iuxta fluvium Trivium, qui quinque Placentia miliariis extat, (…) Berengarius fugam petiit, triumphum Wido obtinuit. Liutprando, I, 18, p. 281.
  7. ^ Nuovissima guida della città di Piacenza con alquanti cenni topografici, statistici e storici, pp. 51-52.
  8. ^ Regio decreto 13 novembre 1862, n. 982, in materia di "Che autorizza alcuni Comuni delle Provincie di Arezzo, Brescia, Parma, Piacenza e Milano ad assumere una nuova denominazione."
  9. ^ Storia del santuario Madonna del Pilastro, su madonnadelpilastro.it. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  10. ^ a b c Chiesa di San Michele Arcangelo <Gragnano Trebbiense>, su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 16 ottobre 2020.
  11. ^ Artocchini, pp. 202-204.
  12. ^ Castello di Gragnanino, su turismoapiacenza.it. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  13. ^ Artocchini, p. 214.
  14. ^ a b Campremoldo di sopra, Castelvecchio, su mondimedievali.net. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  15. ^ Campremoldo di Sopra, Castelbosco, su mondimedievali.net. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  16. ^ Info, su museodellamerda.org. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  17. ^ Campremoldo di Sopra, Castelmantova, su mondimedievali.net. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  18. ^ Indovina dove: Il nascondiglio della Madonna Sistina, in PiacenzaSera, 11 dicembre 2013.
  19. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  20. ^ Molossi, p. 65.
  21. ^ Molossi, p. 52.
  22. ^ Provincia di Piacenza - servizio edilizia, progettazione infrastrutture e grandi opere (PDF), su provincia.piacenza.it. URL consultato il 2 giugno 2019 (archiviato dall'url originale il 15 aprile 2016).
  23. ^ dalla_tranvia_alla_littorina.pdf (PDF), su colombarte.weebly.com. URL consultato il 24 dicembre 2019.
  24. ^ Ogliari e Abate, p. 122.
  25. ^ a b c d e f g h i Anagrafe degli amministratori locali e regionali, su amministratori.interno.it.
  26. ^ Appendice integrativa all'atto costitutivo dell'Unione dei Comuni Bassa Val Trebbia e Val Luretta - Atto pubblico (PDF), 31 marzo 2015. URL consultato il 25 novembre 2020.
  27. ^ Informazioni generali, su unionecomuni-valtrebbia-valluretta.it. URL consultato il 25 novembre 2020.
  28. ^ Storie di calcio. Torneo notturno di Gragnano (PC), su tonyface.blogspot.it, 5 agosto 2009.
  29. ^ Francesco Pinna, Le storie in bianco e nero di uno sport che offriva un altro senso alla vita, in La Nuova Sardegna, 24 dicembre 1999.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carmen Artocchini, Castelli piacentini, Piacenza, Edizioni TEP, 1983 [1967].
  • Liutprando da Cremona, Antapodosis, 970 d.C..
  • Lorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, Parma, Tipografia Ducale, 1832-1834.
  • Nuovissima guida della città di Piacenza con alquanti cenni topografici, statistici e storici, Piacenza, Tipografia di Domenico Tagliaferri, 1842.
  • Francesco Ogliari e Francesco Abate, Il tram a vapore tra l'Appennino e il Po. Piacenza, Voghera e Tortona, Milano, Arcipelago, 2011, ISBN 978-88-7695-398-9.
  • Parco regionale del Trebbia - Rapporto conoscitivo (PDF), giugno 2007. URL consultato il 25 novembre 2020.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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