Gragnano Trebbiense

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Gragnano Trebbiense
comune
Gragnano Trebbiense – Stemma Gragnano Trebbiense – Bandiera
Gragnano Trebbiense – Veduta
La chiesa di San Michele
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
ProvinciaProvincia di Piacenza-Stemma.svg Piacenza
Amministrazione
SindacoPatrizia Calza (lista civica di centro-sinistra Solidarietà e sviluppo) dal 26-5-2014 (2º mandato dal 26-5-2019)
Territorio
Coordinate45°01′N 9°34′E / 45.016667°N 9.566667°E45.016667; 9.566667 (Gragnano Trebbiense)Coordinate: 45°01′N 9°34′E / 45.016667°N 9.566667°E45.016667; 9.566667 (Gragnano Trebbiense)
Altitudine82 m s.l.m.
Superficie34,61 km²
Abitanti4 582[1] (31-8-2019)
Densità132,39 ab./km²
FrazioniCampremoldo Sopra, Campremoldo Sotto, Casaliggio, Gragnanino
Comuni confinantiAgazzano, Borgonovo Val Tidone, Gazzola, Gossolengo, Piacenza, Rottofreno
Altre informazioni
Cod. postale29010
Prefisso0523
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT033024
Cod. catastaleE132
TargaPC
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantigragnanesi
Patronosan Michele Arcangelo
Giorno festivo29 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gragnano Trebbiense
Gragnano Trebbiense
Gragnano Trebbiense – Mappa
Posizione del comune di Gragnano Trebbiense nella provincia di Piacenza
Sito istituzionale

Gragnano Trebbiense (Gragnàn in dialetto piacentino) è un comune italiano di 4 582 abitanti della provincia di Piacenza in Emilia-Romagna.

É situato nella pianura Padana, tra il fiume Trebbia ad est e il torrente Luretta a ovest.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Un'antica leggenda cerca di spiegare l'origine del nome del paese. Secondo questa leggenda nella zona del paese i campi di grano erano come protetti da una benedizione e producevano enormi quantità di frutto, e anche di eccellente qualità, tanto che ogni anno era necessario costruire nuovi granai dove riporre il grano. Così da "grano"e "granai" il paese trasse il suo nome; per la stessa ragione nello stemma del comune figura una spiga di grano.

Al di fuori della leggenda, l'etimologia più probabile è il riferimento ad una formazione legata ad un predium in possesso di un Granium (nome personale latino, con aggiunta del suffisso -anum che indica appartenenza).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il suo territorio, come i vicini comuni di Gossolengo, Gazzola, e Agazzano, vide la battaglia della Trebbia in cui, secondo il racconto dello storico romano Polibio, nel dicembre del 218 a.C. Annibale inflisse una pesante sconfitta al console romano Tiberio Sempronio Longo. L'esercito dei cartaginesi, accampato nei pressi di Tavernago, riuscì a bloccare la fanteria romana nell'alveo paludoso del torrente Luretta; la cavalleria numidica appoggiata dagli arcieri fece strage dei soldati romani di cui solo un terzo riuscì a trovare scampo sull'altra sponda del fiume Trebbia[2], la zona fu successivamente abitata dai romani.

Fin dall'epoca longobarda vi operavano i monaci dell'abbazia di San Colombano di Bobbio con vari possedimenti inseriti nel grande feudo reale ed imperiale monastico.

Nell'889 sulle rive del Trebbia si scontrarono gli eserciti del Marchese del Friuli Berengario I e del Duca di Spoleto Guido II, entrambi pretendenti alla corona di re d'Italia: la battaglia vide la vittoria del secondo[3].

Nel medioevo il feudo di Gragnano fu governato dai Malaspina, dai Piccinini e poi dagli Scotti[2].

L'ingresso di Castelbosco

La zona fu teatro di aspri scontri tra Guelfi e ghibellini, nel 1220 il castello di Campremnoldo Sotto fu dato alle fiamme da esponenti della fazione guelfa[2]. Nel trecento la zona fu fedele alla famiglia Visconti nell'ambito delle guerre con il papato, costringendo nel 1373 le truppe pontificie ad un assedio per espugnare Castelvecchio[2].

Nel 1624 il pieno possesso della zona di Campremoldo Sopra e Sotto e dei castelli fu concesso al conte Annibale Scotti ad opera della camera ducale farnesiana presieduta da Odoardo I Farnese[2]. Nel 1636 Castelvecchio fu saccheggiato dalle truppe spagnole nell'ambito del conflitto tra questi ultimi e i francesi appoggiati da Odoardo Farnese[2].

Nel 1737 a Castelbosco di Campremoldo Sopra trova la sua morte il pittore Giovanni Battista Tagliasacchi[4], una targa nella locale chiesa commemora questo avvenimento.

Nel 1799 la zona di Gragnano e di Rottofreno fu teatro di una battaglia tra le truppe francesi comandate dal generale MacDonald e quelle austro-russe guidate dal generale Suvorov che costrinsero i francesi alla ritirata verso La Spezia[2].

A seguito dell'unità d'Italia, nel 1862, il comune cambiò il proprio nome da Gragnano a Gragnano Trebbiense[5].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Municipio
L'Amministrazione comunale di Gragnano Trebbiense sino al 1874 non aveva una sede fissa. Il Consiglio comunale si riuniva talvolta in casa di privati, sovente presso il Sindaco anche se questi risiedeva fuori Comune. Le elezioni per la nomina degli amministratori comunali avevano luogo in piazza della Chiesa o nella Chiesa stessa come accadde nel 1870. Il fatto provocava una vivace disapprovazione da parte della Prefettura. Nel 1863 l'Amministrazione comunale affittava come sede per i suoi uffici uno stabile in località Borgoratto. La delibera per la costruzione del nuovo edificio municipale è del 22 agosto 1872, con il Sindaco l'avvocato Giuseppe Rossi. L'edificio venne ultimato nel 1874[2].

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Santuario della Madonna del Pilastro
Santuario seicentesco costruito su di una preesistente cappella sorta nel luogo di un'apparizione mariana nei confronti di una giovane ragazza sordomuta avvenuta nel trecento nei pressi di un pilastro con dipinta un'immagine della Vergine Maria. Durante la costruzione dell'edificio venne inglobato nel presbiterio l'originale pilastro nei pressi del quale avvenne l'apparizione[6].

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Castello di Gragnanino
Realizzato nel XII secolo, fu inizialmente di proprietà del monastero di San Savino di Piacenza. Nel 1255 subì la distruzione ad opera di Oberto Pallavicino, venendo poi ricostruito e diventando di proprietà della famiglia Scotti a partire dal 1288. Nel 1759 venne riadattato a residenza nobiliare per volere di Carlo Scotti Douglas, successivamente venne circondato da un parco con elementi in stile neoromanico[7].

Nei dintorni delle frazioni di Campremoldo Sopra e Campremoldo Sotto si trovano tre castelli, mentre di un quarto, ora distrutto, non resta più niente:

Castelvecchio
Costruzione più antica della zona di Campremoldo, di edificazione incerta e già citato tra i beni della famiglia Pecorara al termine de XII secolo. Nel 1372 venne conauistato da truppe al soldo del papa che avevano invaso il piacentino, mentre nel XVII secolo subì la distruzione nel corso della guerra che vide opposto Odoardo I Farnese alla Spagna. Dell'edificio originale rimane un corpo con tracce di un ponte levatoio e una corte composta da edificio ammalorati parzialmente trasformati a uso residenziale: gran parte di queste strutture sarebbero, comunque ricostruzioni edificate sulla base dei corpi originali. Secondo una leggenda all'interno è sepolto un tesoro, mai trovato nonostante siano state condotte diverse campagne di scavi[8]
Castelbosco
Situato nelle vicinanze del centro abitato di Campremoldo Sopra, è citato per la prima volta in un documento del 1314; nel 1482 venne ricostruito a opera di Antonio Maria Scotti. Secondo alcune versioni al suo interno trovò la morte, nel 1737, il pittore Giovanni Battista Tagliasacchi. L'edificio che presenta una pianta rettangolare con due torri, una centrale che ha subito forti rimaneggiamenti e una che è stata abbassata al livello delle mura, è stato adibito a azienda agricola e ospita il Museo della merda[9][10].
Castellaro
Originariamente posto nelle vicinanze della chiesa di San Pietro a Campremoldo Sopra, del forte non rimangono tracce, se non nel toponimo. Secondo una leggenda l'edificio nasconderebbe un passaggio segreto di collegamento con Castelvecchio[8]
Castelmantova
Situato nei pressi di Campremoldo Sotto, fu costruito nel XV secolo da parte di Francesco Borla, il quale aveva ottenuto la concessione dal duca di Milano. L'edificio non mostra nessuna traccia di strutture preesistenti, tuttavia alcune cronache risalenti al XIII secolo lasciano pensare che a Campremoldo Sotto esistesse un fortilizio già a partire da quel secolo. Distrutto nel 1636, venne ricostruito negli anni successivi dai conti Civardi; nel XIX secolo venne acquistato dal nobile mantovano Carlo Besini che lo rinominò in omaggio alla sua città di origine. Il castello presenta due torri poste agli angoli opposti e un cortile interno dotato di loggiato[11].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[12]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Facciata della chiesa di San Pietro a Campremoldo Sopra

Fanno parte del comune di Gragnano Trebbiense le frazioni di Casaliggio, situata circa 2,5 km a sud del capoluogo, dove si trovavano dei battelli che permettevano l'attraversamento del fiume Trebbia[13], Gragnanino, precedentemente nota come Gragnano Sottano, situata a km dal capoluogo e dove sorgeva un castello, appartenuto alla famiglia Scotti, poi sostituito dal Palazzo dei Fugazza[2], Campremoldo Sotto e Campremoldo Sopra[14], situate a poca distanza l'una dall'altra, rispettivamente a nord e a sud della strada per Borgonovo e caratterizzate dalla presenza di alcuni castelli[2] e della Madonna del Pilastro, situata lungo la strada per Borgonovo, appena a nord di Gragnanino, dove si trova un santuario seicentesco sorto sulle basi di una preesistente cappella nel luogo di una presunta apparizione della Vergine[2].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gragnano Trebbiense, comune votato all'agricoltura e abitato per la maggior parte da operai e braccianti agricoli, è tradizionalmente considerata una roccaforte del centro-sinistra piacentino, e a parte sporadici casi, ha sempre eletto sindaci e giunte legate a partiti della sinistra o liste civiche di quella estrazione politica.

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
20 giugno 1985 9 giugno 1990 Angelo Bergamaschi Democrazia Cristiana Sindaco [15]
9 giugno 1990 21 maggio 1991 Angelo Bergamaschi Democrazia Cristiana Sindaco [15]
21 maggio 1991 24 aprile 1995 Angelo Legranzini Partito Socialista Italiano Sindaco [15]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Gianpaolo Crespoli centro-sinistra Sindaco [15]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Gianpaolo Crespoli lista civica di centro-sinistra Sindaco [15]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Andrea Barocelli lista civica di centro-sinistra Sindaco [15]
8 giugno 2009 25 maggio 2014 Andrea Barocelli lista civica di centro-sinistra Sindaco [15]
25 maggio 2014 26 maggio 2019 Patrizia Calza lista civica di centro-sinistra: Solidarietà e sviluppo Sindaco [15]
26 maggio 2019 in carica Patrizia Calza lista civica di centro-sinistra: Solidarietà e sviluppo Sindaco [15]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale è attraversato dalla strada provinciale 7 di Agazzano che unisce San Nicolò di Rottofreno con Agazzano, la strada provinciale 11 di Mottaziana che si dirama dalla strada provinciale 7 a Gragnanino e raggiunge Borgonovo Val Tidone, la strada provinciale 48 di Centora che collega Rottofreno con la strada provinciale 11 in territorio gragnanese e la strada provinciale 1 tangenziale sud-ovest di Piacenza che supera il fiume Trebbia con un ponte tra i comuni di Gragnano e Piacenza[16].

Tra il 1907 e il 1933 il comune fu servito dalla tramvia Piacenza-Agazzano[17].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

L'ex campo sportivo, situato dietro il municipio, ospitò dal 1962 al 1975 un torneo notturno di calcio a 6 giocatori, che grazie alle partecipazioni di giocatori del calibro di Mario Da Pozzo (Genoa e Varese), Giuseppe Spalazzi, Gian Nicola Pinotti, Pierino Prati (Milan), Osvaldo Bagnoli (Catanzaro e SPAL), Ambrogio Pelagalli (Milan, Atalanta e Roma), Washington Cacciavillani (Inter), Mauro Bicicli (Inter e Genoa) e molti altri giocatori professionisti, divenne un importantissimo richiamo per gli appassionati di calcio della zona: basti pensare che dopo sole sei edizioni si erano superati 200000 spettatori[18].

L'epopea del torneo notturno di Gragnano e la sua organizzazione ha ispirato un libro "il piccolo Maracanà" del giornalista Giangiacomo Schiavi[19].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2019.
  2. ^ a b c d e f g h i j k Comune di Gragnano Trebbiense, su turismoapiacenza.it. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  3. ^ Iuxta fluvium Trivium, qui quinque Placentia miliariis extat, (…) Berengarius fugam petiit, triumphum Wido obtinuit. Liutprando, I, 18, p. 281.
  4. ^ Nuovissima guida della città di Piacenza con alquanti cenni topografici, statistici e storici, pp. 51-52.
  5. ^ Regio decreto 13 novembre 1862, n. 982, in materia di "Che autorizza alcuni Comuni delle Provincie di Arezzo, Brescia, Parma, Piacenza e Milano ad assumere una nuova denominazione."
  6. ^ Storia del santuario Madonna del Pilastro, su madonnadelpilastro.it. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  7. ^ Castello di Gragnanino, su turismoapiacenza.it. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  8. ^ a b Campremoldo di sopra, Castelvecchio, su mondimedievali.net. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  9. ^ Campremoldo di Sopra, Castelbosco, su mondimedievali.net. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  10. ^ Info, su museodellamerda.org. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  11. ^ Campremoldo di Sopra, Castelmantova, su mondimedievali.net. URL consultato il 27 dicembre 2019.
  12. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  13. ^ Molossi, p. 65.
  14. ^ Molossi, p. 52.
  15. ^ a b c d e f g h i http://amministratori.interno.it/
  16. ^ Provincia di Piacenza - servizio edilizia, progettazione infrastrutture e grandi opere (PDF), su provincia.piacenza.it. URL consultato il 2 giugno 2019.
  17. ^ dalla_tranvia_alla_littorina.pdf (PDF), su colombarte.weebly.com. URL consultato il 24 dicembre 2019.
  18. ^ Storie di calcio. Torneo notturno di Gragnano (PC), su tonyface.blogspot.it, 5 agosto 2009.
  19. ^ Francesco Pinna, Le storie in bianco e nero di uno sport che offriva un altro senso alla vita, in La Nuova Sardegna, 24 dicembre 1999.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Liutprando da Cremona, Antapodosis, 970 d.C..
  • Lorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, Parma, Tipografia Ducale, 1832-1834.
  • Nuovissima guida della città di Piacenza con alquanti cenni topografici, statistici e storici, Piacenza, Tipografia di Domenico Tagliaferri, 1842.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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