Chiesa di San Sisto (Piacenza)

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Chiesa di San Sisto
Piacenza-chiesa di san Sisto.jpg
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
LocalitàPiacenza-Stemma.png Piacenza
ReligioneCattolica
Diocesi Piacenza-Bobbio
Stile architettonicoRinascimentale
Inizio costruzione1490
Completamento1511

Coordinate: 45°03′26.46″N 9°41′35.38″E / 45.057349°N 9.693161°E45.057349; 9.693161

La chiesa di San Sisto è una chiesa di Piacenza.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La sua fondazione è legata ad un antico monastero benedettino femminile, che fu fondato fra l'852 e l'874 grazie all'intervento di Engelberga d'Alsazia, moglie dell'imperatore Ludovico II[1]. Le monache furono successivamente sostituite da monaci benedettini provenienti da Polirone, presso Mantova, nel 1129[1].

Alla fine del XV secolo la chiesa fu abbattuta per poter realizzare un nuovo tempio, progettato verso il 1490, che doveva comunque ricalcare le dimensioni dell'edificio precedente. Forse per questo primo progetto furono trasportate otto colonne di granito, che attualmente sostengono la volta a botte della navata centrale e che si rivelano estranee alla cultura di Alessio Tramello (1470 c.-1528), l'architetto che elaborò invece un nuovo progetto più ambizioso, completato nel 1511.

Il monastero fu soppresso nel 1810 e trasformato in caserma[2], mentre la chiesa divenne parrocchia sostituendosi alla chiesa di Santa Maria di Borghetto.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Chiostro[modifica | modifica wikitesto]

Cortile-triportico-san-sisto.jpg

Si accede al complesso da un portale del 1622, che immette direttamente nel chiostro triportico della seconda metà del Cinquecento[1]. Lo spazio è scandito dalle colonne di granito grigio, con capitelli ionici, su cui s'impostano le arcate.

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata della chiesa, compiuta nel 1591, rimaneggiata nel 1755 e recentemente restaurata (1969), è articolata da semicolonne ioniche, lesene sormontate da mascheroni, obelischi e nicchie in cui sono alloggiate le statue dei santi Sisto, Benedetto e Germano e i busti di santa Barbara e santa Martina.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

La pianta a croce latina della chiesa di San Sisto.

La pianta presenta uno schema a croce latina (lunghezza 65 m e larghezza 35 m) a tre navate[2], con colonne in granito, volta a botte e un doppio transetto con doppia cupola semisferica, mentre le navate laterali presentano cupoline semisferiche[1]. Sono presenti cappelle laterali e un'ampia cripta. I lati del transetto terminano in due cappelle a pianta polilobata in forma di tempietti rinascimentali a croce greca[1].

La decorazione ad affresco, con l'alto fregio monocromo grigio su fondo blu oltremare, con i simboli degli Evangelisti e scene tratte dall'Antico Testamento, è opera di Bernardino Zacchetti (1517), un pittore reggiano, poco conosciuto, che prestò qualche collaborazione a Michelangelo nella volta della Cappella Sistina. Sono invece riferibili ad Antonio e a Vincenzo Campi le decorazioni della terza e quarta cupolina della navata destra.

La chiesa presenta i seguenti dipinti e affreschi[1][2]:

Il coro ligneo è opera di Gio Pietro Pambianco da Colorno e di Bartolomeo da Busseto (1512-1514)[1]. Un pannello intarsiato è infatti esemplato su una tavola del Cesariano, primo editore in italiano del testo di Vitruvio. Un'altra tarsia, con il leone ammansito da un drago, rivela l'aggiornamento in senso leonardesco. Il complesso programma iconografico è intessuto di riferimenti filosofici e dottrinali[3]. Il coro originariamente si trovava davanti all'altare, probabilmente sotto la cupola e nel 1576 fu spostato in fondo all'abside, appositamente ampliato[3].

Sull'altare era posta la famosa Madonna Sistina, opera di Raffaello, commissionata dal monastero benedettino e già in loco nel 1513, sorretta forse da una ancona lignea. Ricevette una nuova cornice barocca nel XVII secolo ad opera di Giovanni Satti. Al posto della tela di Raffaello, venduta nel 1754 ad Augusto III di Polonia ed oggi nella pinacoteca di Dresda, fu posta una copia, opera di Pier Antonio Avanzini (metà XVIII secolo)[4]. Nel presbiterio è tutt'oggi custodito l'organo edificato da Giovanni Battista Fachetti nel (1544/55).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Chiesa di San Sisto - Visita alla Chiesa piacenzamusei.it
  2. ^ a b c I corali benedettini di San Sisto a Piacenza ibc.regione.emilia-romagna.it
  3. ^ a b Il coro benedettino di San Sisto associazionepiacenzamusei.it
  4. ^ Chiesa di San Sisto comune.piacenza.it

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]