I pugni in tasca

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I pugni in tasca
Pugniintasca-1965-cast.png
La famiglia riunita in una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1965
Durata 105 min (2700 m)
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Marco Bellocchio
Soggetto Marco Bellocchio
Sceneggiatura Marco Bellocchio
Produttore Enzo Doria
Casa di produzione Doria Cinematografica
Fotografia Alberto Marrama
Montaggio Aurelio Mangiarotti (Silvano Agosti)
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Rosa Sala
Costumi Gisella Longo
Interpreti e personaggi

I pugni in tasca è un film del 1965, scritto e diretto da Marco Bellocchio, all'esordio nella regia di un lungometraggio.

Si tratta di un film manifesto, per certi versi anticipatore della contestazione sessantottina [1], ed è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[2].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Una scena del film

La storia si svolge in una grande casa sull'Appennino piacentino dove quattro fratelli, tre maschi adulti ed una giovane donna, vivono con la madre, anziana vedova cieca. Augusto, il fratello maggiore, è l'unico ad avere una vita lavorativa e sociale: fa l'avvocato, ha una fidanzata, vede gli amici a Piacenza e lì frequenta regolarmente una prostituta per soddisfare i propri bisogni sessuali. I suoi fratelli invece quasi non escono di casa.

Uno, Leone, poiché minorato ed incapace di gestire la propria quotidianità, l'altro, Sandro, apparentemente normale, o, meglio, capace di controllarsi grazie ai farmaci contro il male che affligge la famiglia, l'epilessia, ma chiuso nell'universo della casa e della propria stanza dove nutre morbose fantasie d'amore e morte. La sorella Giulia si vuole ora alleata al fratello maggiore, rappresentate del potere in casa, conservatore e superficiale, ora complice di Sandro nelle atmosfere claustrofobiche degli interni.

Sandro medita una strage in cui la famiglia incontri la morte per mano sua e lasci libero il solo Augusto di vivere la propria vita nell'agio. In occasione di una visita al cimitero in cui egli si mette alla guida dell'automobile di famiglia, lascia un biglietto con la propria confessione e parte con la madre, la sorella ed il fratello malato su di una strada che potrebbe facilmente condurre ad un dirupo. Al momento cruciale però ferma l'auto e la famiglia torna a casa ed alla vita di sempre.

In realtà la distruzione è solo rinviata: in breve tempo Sandro prima uccide la madre, sospingendola in un burrone, ed annega poi il fratello Leone nella vasca da bagno dopo avergli somministrato una overdose di farmaco. Il suo desiderio di affermazione e riscatto sembrerebbe essere compiuto e la scena del bacio incestuoso con la sorella potrebbero avvalorarlo, ma la fine di un passato soffocante non rappresenta garanzie di futuro: il male è in agguato, l'epilessia come sintomo delle nevrosi sociali e famigliari difficili da curare.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film venne realizzato in grande economia e circolò con una distribuzione indipendente. La famiglia Bellocchio contribuì alla realizzazione del film: il fratello di Marco Bellocchio, Tonino, finanziò l'opera con cinquanta milioni; l'interno della casa è quello della madre del regista[3].

Le riprese in esterno furono girate tra Bobbio e Piacenza.

Il montaggio fu curato da Silvano Agosti che usò lo pseudonimo di Aurelio Mangiarotti (un suo amico muratore che viveva in Francia). Per completare il lavoro, Silvano Agosti impiegò 26 giorni in totale autonomia[4].

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Lou Castel e Paola Pitagora in una scena del film

Per il ruolo di protagonista era stato contattato Gianni Morandi. Per il ruolo di Giulia, Bellocchio aveva pensato a Susan Strasberg e a Raffaella Carrà, per quello di Augusto a Maurice Ronet.

Lou Castel, nel ruolo di Alessandro, è riuscito genialmente a modificare il suo personaggio, aggiungendovi una dolcezza imprevista che lo rende ancora più crudele e tagliente. Meravigliose le scene in cui si abbandona totalmente a sé stesso pensando di non essere visto (per esempio davanti alla madre cieca).

Durante le riprese Castel aveva spesso reazioni esilaranti o violente, costringendo la troupe a interrompere le riprese o il regista a modificare una scena; Masé reagiva male alle provocazioni di Castel, giungendo anche a schiaffeggiarlo[5]. Pur recitando in italiano nel film, Castel fu doppiato a causa del forte accento straniero.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

L'opera prima di Bellocchio, rifiutata dalla mostra veneziana diretta da Luigi Chiarini, vinse il Premio Città di Imola (attribuito in precedenza tra gli altri a Ermanno Olmi, Eriprando Visconti, Gian Franco De Bosio, Pier Paolo Pasolini per Il vangelo secondo Matteo), premio che intendeva rappresentare il gusto e la passione per il cinema della provincia italiana. Bellocchio non poté ritirare personalmente il premio (una statuetta rappresentante un Grifone dorato) perché ricoverato all'Ospedale Militare del Celio a Roma, ma si affeziono' alla città di Imola, tanto da girarvi nel 1966 il suo secondo film La Cina è vicina.

I pugni in tasca fu proiettato per la prima volta in pubblico il 31 ottobre 1965 (v.c. n. 45471 del 28-7-1965). Fu distribuito anche in Francia (Les poings dans les poches - Hyères, maggio 1966 - 85'), Germania Occidentale (Mit der Faust in der Tasche - 5-12-1969 - 108'), Gran Bretagna (Fists in the Pocket - 1966 - 113') e USA (Fist in His Pocket - 1968 - 105').

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I pugni in tasca, 50 anni fa debutto shock Bellocchio
  2. ^ Rete degli Spettatori
  3. ^ Sandro Bernardi, Marco Bellocchio, Il Castoro, 1978, pag. 28
  4. ^ dichiarazioni rilasciate al sito www.formacinema.it
  5. ^ Sandro Bernardi, id.

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