Canossa (famiglia)

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Canossa
Coat of arms of the Canossa family.svg
Quando Il Cane Finirà L'Ossa, Finirà Casa Canossa
Di rosso al cane bracco d'argento, collarinato ed affibbiato d'oro tenente fra i denti un osso al naturale[1]
StatoCoat of arms of the Canossa family.svg Dominio dei Canossa
TitoliCross pattee.png Margravio di Toscana
(10271115)
Cross pattee.png Duca di Spoleto
(10431055)
(10571093)
Cross pattee.png Conte di Canossa
(9401115)
Cross pattee.png Conte di Mantova
(9701115)
Cross pattee.png Conte di Parma
Cross pattee.png Conte di Lucca
FondatoreSigifredo di Lucca
Ultimo sovranoMatilde di Toscana
Data di fondazione910 circa
Data di deposizione1115[2]
Etnialongobarda[3]

I Canossa, anche chiamati Attoni, furono una potente nobile famiglia feudale di stirpe longobarda[3] che, a partire dai primi decenni del X secolo, si insediò nelle valli dell'Appennino reggiano.

Sigifredo, originario di una famiglia di Lucca, è considerato il capostipite della casata e suo figlio Adalberto Atto fu il primo conte di Mantova e il costruttore del Castello di Canossa, dal quale presero il nome. I castellani utilizzarono presto il titolo di comes (conte) e ricevettero molti altri territori, in prevalenza toscani, dagli Imperatori del Sacro Romano Impero: prima Lucca, poi Mantova nel 940, Modena, Carpi e Reggio nel 962, Brescia nel 980, Ferrara, Parma, Piacenza, Bergamo e Cremona nel 984, e Guastalla nel 991. Nel 1027 la Marca di Toscana fu concessa a Bonifacio e nel 1100 la Marca di Verona a Matilde, conosciuta come la Gran Contessa. Con Matilde, infatti, il dominio dei Canossa raggiunse la sua massima estensione e i suoi territori vennero chiamati terre matildiche, ma fu anche l'ultimo grande esponente della dinastia dei Canossa.

L'importanza del casato dei Canossa fu strettamente legata alla posizione del territorio di cui furono i signori, poiché proprio su di esso, fino a tutto il XII secolo, si confrontarono e si scontrarono i protagonisti della lotta per le investiture: il Papato e l'Impero.

La provincia di Reggio Emilia fu il cuore del potere militare e, di conseguenza, politico dei Canossa. Nel corso di poco più di un secolo essi costruirono i baluardi difensivi delle vie di comunicazione che dai passi appenninici scendevano fino al Po, riuscendo così a controllare la maggior parte dei commerci tra l'Europa centrale e l'Italia e anche quelli che sulla Via Emilia raggiungevano l'Adriatico. Proprio questa abile strategia permise al casato dei Canossa di consolidare e ampliare le proprie fonti di ricchezza.

I conti di Canossa[modifica | modifica wikitesto]

Sigifredo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sigifredo di Lucca.

Le origini della dinastia dei Canossa iniziano con Sigifredo di Lucca, figlio del conte longobardo Sigifredo e probabile fratello di Attone de comitatu Parmensi, capostipite degli Attoni;[4] nei primi decenni del X secolo, forse a causa della manifesta ostilità dell'Impero nei confronti di ogni tipo di autonomia locale, decise col fratello di lasciare la città di Lucca per insediarsi nelle vicinanze di Parma.

Qui, a Vilianum, cominciò ad affermarsi il potere della Famiglia su entrambe le rive del Po: per l'aumento dei territori posseduti, per l'accorta politica matrimoniale attuata e per il consolidarsi dei legami di amicizia sia con il Papato che con l'Impero.

I Canossa riuscirono anche ad inserirsi perfettamente nel sistema che procurava cariche ecclesiastiche: ulteriori fonti di ricchezze che si andavano ad aggiungere a quelle che già possedevano.

Adalberto Atto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Adalberto Atto di Canossa.

Il successore di Sigifredo, Adalberto Atto (939-988), fece di Reggio Emilia la sua roccaforte e iniziò a fortificare il territorio circostante con diverse costruzioni di tipo militare, compreso il castello sulla rocca di Canossa (945-950), che successivamente diverrà il cuore del regno.

Diede rifugio alla regina Adelaide, quando questa fuggì, con la figlia, dalla prigionia in cui la teneva Berengario II d'Ivrea e venne nominato conte da Ottone I, che in seguito sposò Adelaide, e marchese da Ottone II o da Ottone III.

Anche i figli avuti con Ildegarda ricoprirono importanti cariche: Goffredo fu vescovo di Brescia, Tedaldo succedette al padre in qualità di conte di Brescia e Prangarda sposò Olderico Manfredi I.[4]

Tedaldo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tedaldo di Canossa.

Anche il primogenito di Adalberto Atto allargò e fortificò i suoi possedimenti, spesso esigendo come propri i territori avuti in enfiteusi delle chiese locali.

Caratteristica principale del suo territorio fu il progressivo e sistematico incastellamento, realizzato con la costruzione di castelli, a tre diversi livelli di altitudine: a centocinquanta, a trecento e a seicento metri sul livello del mare, in posizioni strategiche e di facile difesa, visibili tra di loro a catena e comunicanti con un sistema di specchi e fuochi.

Questa fitta rete di fortificazioni, ville, corti e torri difensive diventò la caratteristica eccezionale di tutto il territorio dominato dai Canossa, i quali, pur essendo signori di importanti città, rimasero sempre legati al mondo rurale, come del resto tutti i feudatari del tempo, e fu proprio il territorio agreste che si rivelò il vero punto di forza della casata nelle battaglie e nelle guerriglie.

Tedaldo accluse nei suoi possedimenti le città di Guastalla e Mantova, mentre Ferrara venne donata alla Famiglia da papa Giovanni XIV. Ottenne il titolo di Marchio dall'Imperatore, il quale da una parte temeva l'accresciuto potere generale dei principi-vescovi e, dall'altra, quello particolare della marca confinante di Tuscia.

Dal matrimonio di Tedaldo con Giulia nacquero Tedaldo, vescovo di Arezzo, Corrado e Bonifacio (985-1052); fu proprio con quest'ultimo che la dinastia canusina toccò l'apice.

Bonifacio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bonifacio di Canossa.
Mappa d'Europa intorno all'anno 1000.

Offrì appoggio militare all'imperatore Corrado II, detto il Salico, nella sua spedizione in Borgogna, e ottenne in cambio nel 1027 la Marca di Tuscia, diventando così il signore di tutta l'Italia centrale.

Vista l'importanza strategica delle nuove terre aggiunte a quelle già in suo possesso, poté contrastare l'imperatore Enrico III in occasione dell'elezione papale di Benedetto IX, rifiutandosi di accompagnare a Roma, attraverso i suoi territori, Damaso II di nomina imperiale. Bonifacio dovette comunque ritirare il suo rifiuto, in osservanza del vincolo di vassallaggio, ma l'imperatore conobbe così l'ostinazione di Bonifacio, saldamente sostenuta dalla potenza militare del suo esercito e dall'antico legame di amicizia con il papato.

Bonifacio proclamò Mantova capitale del suo regno, ma la città non ricambiò il gesto, rimanendogli infedele. Infatti, alla morte di sua figlia Matilde nel 1115, la città si costituì a Libero Comune.

Dopo un primo matrimonio con Richilde, Bonifacio ne contrasse un secondo seguendo la politica diplomatica dei matrimoni d'interesse, attuata anche dai suoi predecessori e d'uso comune all'epoca.

Sposò nel 1037 Beatrice di Lotaringia (1017-1076), figlia del conte Federico II e nipote dell'imperatore Corrado II, aggiungendo così ai propri territori anche quelli portati in dote dalla moglie. I suoi possedimenti comprendevano le attuali Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia in Italia e vaste zone del Belgio, Lussemburgo, Francia e Germania nel resto d'Europa, ed era considerato il signore più potente dopo l'imperatore.

Dal suo secondo matrimonio nacquero Beatrice e Federico, scomparsi in tenera età, nel 1053, forse avvelenati accidentalmente, e Matilde (1046-1115).

Mappa d'Italia intorno all'anno 1050.

Bonifacio morì nel 1052 a seguito di un agguato durante una battuta di caccia. La moglie Beatrice si trovò sola a capo del regno più potente dell'epoca.

Dovette pensare quasi subito a risposarsi, in quanto non era accettabile, a quel tempo, il governo di una donna senza eredi maschi. La scelta cadde su Goffredo di Lotaringia, detto il barbuto, signore della Lorena centrale e ostile all'Imperatore. Quest'ultimo cercò, inutilmente, di ostacolare il matrimonio, per non unire le terre di Goffredo a quelle già così estese dei Canossa.

Matilde[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Matilde di Canossa.

La morte di Goffredo, avvenuta nel 1069, lasciò Beatrice con il solo appoggio del Papa. Neanche il matrimonio della figlia Matilde con Gotifredo V di Lotaringia, detto il gobbo e figlio naturale di Goffredo IV, contribuì ad appianare le difficoltà politiche.

A partire dal 1076, vista la quasi contemporanea scomparsa del marito e della madre, sarà Matilde, unica destinataria dell'eredità paterna, a dovere decidere se dare il proprio appoggio al papato o all'impero. Nel 1111, dopo un lungo conflitto contro il Sacro Romano Impero combattuto a fianco del papato durante la lotta per le investiture, l'Imperatore Enrico V la incorona con il titolo di Vicaria Imperiale Vice Regina d'Italia presso il Castello di Bianello a Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia.

Quando, nel 1115, Matilde morì senza lasciare eredi diretti, il casato dei Canossa si disperse e in parte si estinse. Il loro vasto territorio si frantumò: alcuni castelli rimasero in possesso di signori locali e Communi Militum, cioè cavalieri e mercenari; altri dei discendenti di Prangarda, sorella di Tedaldo, il nonno di Matilde, e di quelli di Sigifredo (da qui forse le famiglie che diedero vita alle dinastie parmensi dei Baratti, degli Jattoni, di Antesica e di Beduzzo, castellanze matildiche). Alcuni possedimenti vennero addirittura dimenticati in un vuoto di potere, altri semplicemente inglobati nei territori papali.

Genealogia essenziale[modifica | modifica wikitesto]

Gli Attoni di Parma[modifica | modifica wikitesto]

Ad un Attone de comitatu Parmensi, probabile fratello di Sigifredo di Lucca, si collegano gli Attoni di Parma, ai quali spettarono i feudi canossiani di Antesica e, forse, la vicina castellania di Beduzzo.[4]

Baccarino[modifica | modifica wikitesto]

Baccarino (1312) nacque dal Conte Gabriotto da Canossa che, alla sua morte, gli lasciò in dono il castello di Canossa con alcuni altri luoghi vicini e più ventisette villaggi molto ricchi presso Modena e Reggio[5]. Alla sua morte andarono in eredità al figlio Simone di Baccarino da Canossa, che combatté per gli Estensi, per famiglie di Milano (Visconti secondo le fonti) e per la repubblica di Venezia[6].

I Canossa di Verona[modifica | modifica wikitesto]

Appartennero alla casata:

I Canossa di Mantova[modifica | modifica wikitesto]

A Mantova i Canossa (in nessuna maniera imparentati con la dinastia attonide, ma entrati in possesso del feudo canossano secoli dopo la morte di Matilde di Canossa) si distinsero per essere stati al servizio dei Gonzaga. Furono investiti del feudo di Calliano[7] dal duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga, che nominò anche cavalieri dell'Ordine del Redentore alcuni esponenti della famiglia: Galeazzo e Giovan Tommaso Canossa.
Si distinsero particolarmente:

A Mantova fecero erigere nel Seicento un suntuoso palazzo, nella piazza che porta il nome di Matilde di Canossa.

I Canossa e i Gonzaga[modifica | modifica wikitesto]

I Canossa erano di stirpe longobarda, come pure i Gonzaga.[8] Nell'albero genealogico di Gaspare Scioppio del XVIII secolo figurano come ramo secondario dei Gonzaga, provenienti pertanto dalla stessa stirpe gonzaghesca:[9][10]

Pertanto Gonzaga, Canossa ed Estensi sembrano provenire tutti dallo stesso ceppo famigliare, di origine longobarda.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, Vol. I, p.218, Pisa, 1886.
  2. ^ Morte della Gran Contessa Matilde.
  3. ^ a b Cavazzoli, p. 45.
  4. ^ a b c Dionisotti, 1887, pp. 151-157.
  5. ^ Francesco Sansovino, 1670
  6. ^ Dell'istorie della città di Verona, Volume 3, Editore Agostino Savioli, 1744, Verona; Antonio Cartolari, 1855; su Simone, vedi anche Marco Gentile, 2005
  7. ^ Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico blasonico delle famiglie nobili o notabili italiane estinte e fiorenti, Bologna, 1886, Vol.1.
  8. ^ Cavazzoli, p. 45.
  9. ^ Malacarne, p.418.
  10. ^ Cavazzoli, pp. 44-46.
  11. ^ Cavazzoli, p. 46.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Canossa prima di Matilde, Milano, Camunia Editrice SRL, 1990, ISBN 88-7767-039-8.
  • Paolo Golinelli, Matilde e i Canossa nel cuore del Medioevo, Milano, Camunia Editrice SRL, 1991, ISBN 88-7767-104-1.
  • Alberto Cavazzoli, Alla ricerca del Santo Graal nelle terre dei Gonzaga, Reggio Emilia, 2008.
  • Giancarlo Malacarne, Gonzaga, Genealogie di una dinastia, Modena, Il Bulino, 2010, ISBN 978-88-86251-89-1.
  • Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico blasonico delle famiglie nobili o notabili italiane estinte e fiorenti, Bologna, 1886, Vol.1, ISBN non esistente.
  • Carlo Dionisotti, Le Famiglie Celebri Medioevali dell'Italia Superiore, Torino, Tipografia L. Roux e C., 1887.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]