Tifoseria dell'Hellas Verona Football Club

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Hellas Verona Football Club.

I tifosi dell'Hellas gremiscono gli spalti del Bentegodi nel 1984

La tifoseria dell'Hellas Verona Football Club (nota anche come Brigate/≡\Gialloblù) è stata una delle prime tifoserie organizzate a formarsi in Italia e si è resa nota negli anni per diversi motivi, sia sportivi che politici. Ad oggi è conosciuta per essere la tifoseria più "inglese", nonché una delle più calde della penisola. Il simbolo della curva era inizialmente un teschio con due tibie incrociate, che fu quasi subito sostituito dall'odierno Stemma Scaligero con tre pioli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita delle Brigate e lo sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

La nascita delle Brigate Gialloblù[1] avvenne il 30 novembre 1971, presso il Bar Olimpia[2] di Borgo Venezia. I primi brigatisti provenivano per lo più dalla grande città, mentre i primi paesi della provincia veronese in cui si sviluppò il fenomeno furono Bovolone, Cerea, Nogara, Vigasio, Valeggio sul Mincio, e nella zona della Valpolicella.[3]

Le Brigate, come la maggioranza degli altri gruppi di tifosi organizzati, nacquero come apolitiche e i primi scontri di rilievo si ebbero nel 1973 proprio con tifoserie apertamente schierate come quella bolognese. La svolta nello stile del tifo si ebbe nel 1976, quando i brigatisti strinsero la storica amicizia con i tifosi del Chelsea iniziando ad esporre allo stadio l'ancora oggi consueta Union Jack; nello stesso anno gli Scaligeri si gemellarono con i tifosi della Fiorentina, legame poi ufficializzato nel 1978 e tuttora il più sentito. I tifosi veronesi del ventennio d'oro divennero ben presto famosi per i cori, per la compattezza della loro curva e per l'originalità nel proporre testi sempre nuovi, oltre che per la tendenza a denigrare e a sminuire l'avversario di turno[2]. Gruppi con connotazione di destra (Gioventù Scaligera, Verona Front, Hellas Army) o di sinistra (Rude Boys) coesistevano nelle Brigate Gialloblù rispettandosi reciprocamente.[2]

Nella seconda metà degli anni settanta, con l'aumentare della matrice politica in molti gruppi ultras tra cui le stesse Brigate e con la stipulazione della maggior parte dei gemellaggi e delle rivalità presenti ancor oggi tra tutte le tifoserie, i tafferugli e gli scontri tra tifosi si moltiplicarono. I tifosi del Verona, in seguito ad episodi come il "saccheggio" di Brescia del dicembre 1986 (in cui andarono danneggiate più di 500 auto) finirono nell'occhio del ciclone per non uscirne mai più.[2][4] Il fatto non passò inosservato e la Procura iniziò le indagini e le molteplici perquisizioni che portarono il 1º febbraio 1987 all'arresto di 12 veronesi con l'accusa di associazione a delinquere: per la prima volta un tifoso venne accostato alla figura di un vero e proprio criminale.[2]

In seguito al ripetersi di incidenti e di tafferugli con l'intromissione sempre più insistente delle forze dell'ordine, il gruppo delle Brigate Gialloblù decise di sciogliersi il 14 novembre 1991 e passò il testimone alla Curva Sud che ne raccolse l'eredità e adottò il loro nome come soprannome, segnando l'inizio di una nuova era non solo del tifo veronese ma dell'intero mondo ultras[2].

La Curva Sud dopo lo scioglimento delle Brigate[modifica | modifica wikitesto]

I tifosi del Verona in festa al Bentegodi per lo scudetto del 1985

Lo scioglimento delle Brigate non intaccò minimamente la passione e l'entusiasmo dei tifosi gialloblù che rimasero ad applaudire la squadra anche dopo la retrocessione in Serie C del 2007. In quell'occasione per tutta la durata dei festeggiamenti dei tifosi e dei giocatori dello Spezia (risultati vincitori nel doppio confronto) la curva dell'Hellas rimase piena, ad intonare cori di sostegno e di appartenenza.[5]

Dopo questo risultato sportivo, nella campagna abbonamenti 2007-2008 le tessere sottoscritte dalla tifoseria aumentarono dalle 6073 dell'anno prima a 9635.[6] Negli anni della militanza in Serie C1 (poi Lega Pro Prima Divisione) le statistiche hanno poi continuato a riportare settimanalmente presenze da record allo stadio che si aggiravano tra le 10 000 e le 17 000 unità,[7][8] fino ad arrivare ai 25 328 spettatori che assistettero alla partita tra Hellas Verona - Portogruaro.[9]

Il dato venne quasi eguagliato l'anno dopo, quando il Verona ormai ad un passo dalla promozione affrontò e sconfisse la Salernitana nella finale play-off: quel giorno erano presenti allo stadio 22 548 spettatori.[10][11] Il 18 maggio 2013, ultima giornata di Serie B contro l'Empoli erano presenti 24 779 spettatori per festeggiare il ritorno in Serie A dopo 11 anni di assenza, mentre il successivo 24 agosto erano 25 164 ad assistere al trionfante esordio contro il Milan.[12]

Dal 26 al 29 novembre 2021 fu allestita una mostra per festeggiare i 50 anni della fondazione delle vecchie Brigate, dove furono esposti i grandi storici striscioni e cartoni riproducenti articoli di giornale in cui si parlava delle forti azioni degli ultras; il 30 novembre, giorno dell'anniversario, i suddetti striscioni furono esposti in occasione della partita contro il Cagliari[13] e arrivarono gli auguri anche dai tifosi della Fiorentina.[14]

Impegno nelle quote aziendali della squadra[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 aprile 2012, la società gialloblù ha lanciato il progetto "Verona col Cuore" che è una società cooperativa no profit nata per favorire la crescita economica del club e di partecipare direttamente al capitale sociale dello stesso finanziandolo con tutte le quote degli iscritti all'associazione.[15][16] L'idea è nata dal successo del progetto inglese MyFootballClub che ha acquistato un vero club calcistico in 20 000 tifosi.[17]

L'obiettivo dell'associazione è quello di sostenere l'Hellas Verona, nelle scelte societarie, nella programmazione sportiva e strategica con la detenzione di quote societarie comprese fra il 5% e il 25%, partecipando attivamente alla vita della squadra e alle decisioni del Consiglio di Amministrazione. Attualmente, il numero degli iscritti all'associazione sono circa duemila.[18]

Composizione demografica e record[modifica | modifica wikitesto]

I tifosi dell'Hellas provengono principalmente dalla provincia di Verona ma si contano simpatizzanti anche da altre provincie, regioni e dall'estero; secondo un sondaggio di Demos & Pi del 2010 corrispondevano al 5% su 1018 casi nel nord-est italiano; Tale cifra si è rivelata sorprendente nonostante in quell'anno la squadra fosse in Serie C.[19]

Il primato di spettatori al Bentegodi è stato registrato il 19 maggio 1985, ultima giornata di campionato e giorno di festa per la consegna del trofeo di campioni d'Italia: si contarono infatti 46 172 spettatori, con una media di 38 610 spettatori e 17 545 abbonati per l'intera stagione.[20]

Orientamento politico[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene fossero nati apolitici, i tifosi dell'Hellas sono dichiaratamente e dimostratamente schierati su posizioni nazifasciste e ultranazionaliste,[21] infatti, oltre agli striscioni ci sono state esposizioni di croci celtiche e anche svastiche naziste. Tali simboli sono poi stati sostituiti da bandieroni gialloblù che ricalcano diverse bandiere, come quella da guerra della Wehrmacht, della Repubblica di Venezia, un tricolore con la Scala a tre pioli sulla banda bianca e perfino la bandiera da battaglia degli Stati Uniti meridionali, gialla anziché rossa.

Il gruppo Gioventù Scaligera (scioltosi dopo il furto del proprio striscione) prendeva il nome dalla Gioventù hitleriana mentre il Verona Front si chiama così perché era composto da militanti del Fronte della Gioventù.[22]

L'attuale capo ultrà, Luca Castellini, è un esponente di Forza Nuova e molti tifosi sono tesserati al suddetto movimento. Altri invece sono vicini a ulteriori movimenti locali, quali CasaPound, Veneto Fronte Skinhead e Fortezza Europa.[23]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

La Curva Sud viene costantemente accusata di razzismo, omofobia e xenofobia dai media a causa dello schieramento politico e i cori discriminatori. Uno dei primi casi di tali accuse accadde il 28 aprile 1996 quando, per protestare contro la scelta della società di voler acquistare Maickel Ferrier, la Curva impiccò un manichino con le sue sembianze ed esposero questo messaggio:[24]

(Dialetto Veronese)

«El negro i ve la regalà. Dasighe el stadio da netarǃ!»

(IT)

«Il negro ve l'hanno regalato. Dategli lo stadio da pulire!!»

(Striscione della Curva)

Il 1 febbraio 2015, durante un Palermo-Verona (2-1), i tifosi scaligeri in trasferta intonarono "Mattarella teron", un pesante sfottò nei confronti del nuovo Capo di Stato eletto il giorno prima.[25] Il gesto fu pesantemente criticato dai media ma allo stesso tempo apprezzato dai tifosi della Fiorentina, essendo anch'essi rivali dei rosanero.[26]

Nel 2017, durante la festa per la promozione in Serie A dell'Hellas, Luca Castellini salì sul palco e disse scherzosamente che il garante della serata era Adolf Hitler e subito dopo i tifosi presenti intonarono questo coro:

«È una squadra fantastica, è una squadra fatta a svastica. Che bello è, allena Rudolf Hess»

Il video diventò virale e il mainstream sollevò polemiche.[27]

Durante un Verona-Brescia (2-1) giocato a inizio novembre 2019, Mario Balotelli calciò la palla contro la Curva e dichiarò di averla sentita intonare cori razzisti all'unisono. A fine partita, Castellini dichiarò a Radio Cafè:[28]

«Quegli ululati sono di quattro persone e sono stati sentiti solo da chi ha fatto il video. Balotelli li ha sentiti nella sua testa. Balotelli è italiano perché ha la cittadinanza italiana ma non potrà mai essere del tutto italiano. Tifoseria del Verona razzista? Ce l'abbiamo anche noi un negro in squadra, che ha segnato ieri, e tutta Verona gli ha battuto le mani. Ci sono problemi a dire la parola negro? Mi viene a prendere la Commissione Segre perché chiamo uno negro?[N 1] Mi vengono a suonare il campanello?»

In seguito, Castellini è stato espulso dal Bentegodi fino al 2030. I giocatori e gli allenatori di entrambe le squadre (Ivan Jurić ed Eugenio Corini) dichiararono di non aver sentito nessun coro razzista, ma una pioggia di fischi e urla, come è possibile vedere nel replay. Dalla parte di Balotelli si schierarono la maggior parte dei tifosi del Brescia e diversi personaggi, quali Riccardo Cucchi, David Sassoli, Teresa Bellanova, Pietro Grasso, Giuseppe Civati, Gad Lerner e Liliana Segre, mentre la Curva Scaligera fu supportata dalle tifoserie a loro gemellate (Fiorentina, Sampdoria, Triestina e gli amici della Lazio), Il Primato Nazionale (che descrisse il gesto del calciatore una "insostenibile sceneggiata"), il sindaco Federico Sboarina, Lorenzo Fontana e tutti gli hater del suddetto calciatore.[29] Rocco Commisso e alcuni tifosi della Fiorentina chiesero di rompere il gemellaggio con il Verona, ma Federico De Sinopoli, presidente dell'Associazione Tifosi Fiorentini, dichiarò a La Repubblica che i Viola non avrebbero sciolto il loro forte legame, dal momento che a loro non interessa assolutamente nulla delle questioni politiche che vanno a legarsi a quelle sportive.[30] La Curva, benché furibonda per le accuse e il tiro di Balotelli, chiese scusa pubblicamente (e sarcasticamente) per non aver trovato il pallone; due settimane dopo proseguirono lo scherzo esponendo uno striscione con scritto "Trovato!".[31]

Quando il 24 dicembre successivo il Comune di Verona revocò la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano, +Europa criticò la decisione riferendosi implicitamente alla Curva Sud scrivendo:[32]

«Revoca cittadinanza a @robertosaviano perché ha osato criticare Salvini è una offesa a tutta la città di Verona, ostaggio di una cultura politica fascio-leghista che censura chi critica la Lega ma è accondiscendente verso l’estrema destra che sfascia la città.»

Il 9 gennaio 2022 la tifoseria emanò un comunicato stampa con il quale si rifiutarono di entrare allo stadio, in segno di protesta alle restrizioni contro il COVID-19 emanate dal Governo Draghi, poiché ritenute eccessive.[33]

Polemiche contro Paolo Berizzi[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio degli anni 2020, il giornalista Paolo Berizzi si è reso protagonista di affermazioni che lo hanno fatto diventare il "nemico pubblico numero uno" della tifoseria e della città.

Il 24 agosto 2020, a seguito di un violento nubifragio abbattutosi sulla città, il giornalista espresse solidarietà e aggiunse che tale disastro era dovuto al karma verso i cittadini nazifascisti; si scatenò una bufera e Berizzi fu costretto a cancellare il tweet.[34] Il 30 novembre, dopo la morte di Maradona, Berizzi scrisse:

«Uno dei suoi gol più belli #Maradona l'ha segnato contro le tifoserie che da anni discriminano i napoletani con schifosi cori razzisti già intonati da un politico (condannato) che lo insultava e ora chiede di pregare per lui. [Per non dimenticare] #AD10S #maradona10»

L'ambasciatore ed ex-calciatore scaligero Michele Cossato, capì che questi si riferiva alla sua amata tifoseria della città in cui aveva lasciato il cuore e rispose:

«Pensa che quando morirai tu, forse al tuo funerale ci saranno solo i gatti alla ricerca dei topi. Pezzente.»

Lo stesso Cossato definì Berizzi un "odiatore di serie".[35] Il giornalista gli fece causa, ma alla fine Cossato ebbe la meglio e fu prosciolto.[36]

Nel 2021 Paolo Berizzi pubblicò il libro È gradita la camicia nera. Verona, la città laboratorio dell'estrema destra tra l'Italia e l'Europa, in cui, tra i vari argomenti parla anche di condotta e schieramento della Curva Sud. Inizialmente incontrò parecchie difficoltà a trovare una sala a Verona per presentarlo e si vociferò frettolosamente che il Comune gli avrebbe negato qualunque sala per presentare il libro, ma la stampa locale dichiarò che doveva semplicemente chiedere.[37] Infatti, il 14 gennaio 2022 lo presentò in una sala assieme a Maurizio Landini.[38]

Durante la sessione invernale di calciomercato 2022, il club acquistò il centrocampista polacco Mateusz Praszelik, che scelse il numero di maglia 88. Secondo l'alfabeto, la sola cifra corrisponde alla lettera H, che ripetuta due volte significa "Heil Hitler". Berizzi affermò che il giocatore avrebbe scelto il numero appositamente per attirarsi la simpatia della tifoseria scaligera; in realtà, come dichiarato dallo stesso Praszelik, il suo numero preferito è l'8 ma essendo già usato da Darko Lazović preferì scriverselo due volte pur di non separarsene.[39]

Gemellaggi e rivalità[22][modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi e amicizie[modifica | modifica wikitesto]

  • Fiorentina: gemellaggio molto sentito (considerato da entrambe le fazioni quello per antonomansia), uno tra i primi nella storia del calcio italiano, sorto a metà anni '70 e ufficializzato nel 1978.[40] Le due curve registrano innumerevoli visite reciproche e un forte sentimento di contrarietà al potere costituito dalle squadre importanti; memorabile fu la coreografia di cartoncini realizzata dalla Curva Fiesole dopo lo scioglimento delle Brigate nel 1991.[41] Un celebre esempio di visita reciproca è il Chievo - Fiorentina del 14 maggio 2006, ultima giornata di campionato, in cui decine di migliaia di tifosi scaligeri si aggregarono ai fiorentini per sostenere la Viola contro gli odiati rivali concittadini, mentre sono più comuni i casi delle sfide di entrambe le squadre contro la Juventus.
  • Sampdoria: indubbiamente il gemellaggio tra tifoserie più antico d'Italia, risalente al 1973 quando l'anno prima le due fazioni si erano scontrate a Genova e decisero di rispettarsi a vicenda.[42] Nel 1985, i blucerchiati accolsero i gialloblù con lo striscione Benvenuti campioni d'Italia, evento poi avveratosi.
  • Triestina: forte gemellaggio risalente agli anni '70 dovuto alle stesse vedute politiche e il simile stile di tifo, rafforzatosi quando gli scaligeri espressero la loro vicinanza agli Alabardati per il caso Furlan. Le due fazioni hanno la tradizione di fare un giro del campo con i propri bandieroni prima della partita.[43]
  • Lazio: curve inizialmente rivali a causa del vecchio gemellaggio che legava veronesi e romanisti. Con i biancocelesti esiste un ottimo rapporto dovuto alle forti convergenze politiche (celebre il recente motto Veronese, Laziale, stessa lotta, stesso ideale), il comune gemellaggio con la Triestina e qualche medesima rivalità. Anche qui si registrano visite reciproche e comune esposizione di vessilli e striscioni. Il capro espiatorio del loro rapporto è indubbiamente Paolo Di Canio, ex-calciatore biancoceleste (notoriamente fascista) che ha dichiarato più volte di stimare l'Hellas e la sua tifoseria.
  • Chelsea: quello con i Chelsea Headhunters è il gemellaggio britannico più importante, datato 1976, quando ad alcuni membri delle Brigate fu concesso di esporre il loro striscione nella temutissima Shed dei tifosi inglesi.[44] Un gran numero dei cori veronesi sono tratti dal repertorio dei tifosi del Chelsea, con testi tradotti e adattati, spesso in dialetto. Quando il Chelsea nel 1998 giocò la semifinale di Coppa delle Coppe contro il Vicenza (arcirivali del Verona), un gran numero di sostenitori dell'Hellas Verona era presente allo Stadio Romeo Menti di Vicenza insieme ai tifosi del Chelsea.
  • Kaiserslautern: l'amicizia tedesca più salda, stretta nella stagione dello scudetto, dato che il difensore Hans-Peter Briegel era stato acquistato proprio dalla suddetta squadra. Le due fazioni espongono reciprocamente i propri simboli e striscioni.

Altre amicizie britanniche che coinvolgono vari gruppi ultras delle fazioni sono quelle con i sostenitori dell'Aberdeen e del Middlesbrough. Sempre a causa delle forti convergenze si registrano amicizie con gli Ultras Sur del Real Madrid e con le Brigadas Blanquiazules dell'Espanyol. Si avevano infine anticamente anche delle amicizie con i tifosi del Lecce e con gli ora sciolti Boulogne Boys del PSG.[45]

Rivalità maggiori[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Derby calcistici in Veneto.
  • L.R. Vicenza: Verona e Vicenza sono le squadre più antiche e vincenti del Veneto e costituiscono la maggiore rivalità calcistica della regione essendosi sfidate il maggior numero di volte (93) a partire dal 1911.[46] La loro arcirivalità risale agli anni della militanza di entrambi i club nel girone Veneto-Emiliano di Prima Categoria e in oltre cento anni non si è mai indebolita. Dai primi anni '70 ai primi del '90 la rivalità non era solo campanilistica ma anche politica (i biancorossi erano infatti di sinistra mentre oggi sono neutri, anche se la maggioranza è di destra). Il primo incontro amichevole tra le due società avvenne già il 29 aprile 1906, sotto un acquazzone a Vicenza e davanti ad «almeno di 500 spettatori che incoraggiavano a gran voce la compagine vicentina».[47]
  • Brescia: rivalità nata a causa degli scontri tra le fazioni, che si acuì dopo il "saccheggio" del dicembre 1986. Dato che Brescia si trova sulla sponda opposta del Lago di Garda, i loro incontri sono noti anche come Derby del Garda. Assieme a Verona e Bergamo, Brescia componeva i vertici del "triangolo antimeridionale".[48]
  • Atalanta: vecchia rivalità dovuta agli scontri dentro e fuori gli stadi. Assieme a Verona e Brescia, Bergamo componeva i vertici del "triangolo antimeridionale".[49]
  • Napoli: forte rivalità scoppiata negli anni '60 non solo per radici culturali ma anche a causa di diverbi tra le due società, che si videro coinvolte in corruzioni, illeciti e sbeffeggiamenti. Il rapporto tra le due tifoserie si acuì negli anni '70-80 a causa dell'ostilità dei veronesi verso le principali piazze del Meridione. Tale rapporto è intensificato dal gemellaggio tra viola e gialloblù, oltre al legame di questi ultimi con i laziali: spesso nelle trasferte a Napoli si registrano visite reciproche.
  • Genoa: rivalità dovuta ai numerosi scontri avvenuti dentro e fuori gli stadi, accentuata dal gemellaggio che unisce gli scaligeri ai blucerchiati.
  • Juventus: la squadra più titolata e tifata della penisola è indubbiamente la big arcirivale del Verona. Le due squadre si sfidarono per la prima volta il 15 marzo 1914 in Prima Categoria e terminò 1-4 per i torinesi. L'odio dei gialloblù (già grave anche per il gemellaggio che li univa al Torino) si acuì nella partita di ritorno degli ottavi di finale di Coppa dei Campioni del 1985 a Torino, vinta 2-0 dai bianconeri, con una direzione di gara dell'arbitro Wurtz molto criticata da parte scaligera. Altro motivo dell'inimicizia è la forte antipatia che i veronesi provano nei confronti della famiglia Agnelli-Elkann. La Juventus è inoltre la big che i gialloblù hanno sconfitto più volte di tutte in Serie A al Bentegodi (11 vittorie contro le 8 bianconere). In rare occasioni, l'astio degli juventini si è sopito, come all'ultima giornata del campionato 1972-73, quando il Verona sconfisse il Milan consegnando lo scudetto a Madama, e del 2020-21, poiché conquistarono in extremis la qualificazione in Champions League a discapito del Napoli, inchiodato 1-1 proprio dagli scaligeri. Spesso, i giocatori scartati dalla Juventus che vestono la divisa gialloblù, infliggono pesanti "vendette" verso la società bianconera: è accaduto con Pierino Fanna e Giuseppe Galderisi nei primi anni '80, con Marco Pacione nel 1988, Fabrizio Cammarata nel 2000 e Luca Toni dal 2014 al 2016.
  • Milan: la big che il Verona ha sconfitto più volte a casa, dopo la Juventus. Il 20 maggio 1973 vedeva il Milan (fresco vincitore della Coppa delle Coppe) in lotta per il decimo Scudetto con la Juventus, in testa a pari punti. I diavoli furono clamorosamente surclassati al Bentegodi per 5-3 da un Verona già salvo; a seguito dell'accaduto, i tifosi rossoneri diedero alla rivale il nomignolo di Fatal Verona. Tale evento si ripeté nel 1990, quando un Verona in zona retrocessione sconfisse in casa il Milan per 2-1, regalando al Napoli il secondo Scudetto. La rivalità tra le due fazioni era accentuata dal gemellaggio che legava i gialloblù all'Inter.
  • Inter: primi scontri registrati nel 1982-83, finché nel 1985 le due fazioni strinsero un gemellaggio, grazie alle forti convergenze. Addirittura, nel 1990 e nel 2000, l'Inter scelse come stadio di casa neutro proprio il Bentegodi. Il gemellaggio si sciolse nel 2001 a causa di dissidi tra le curve.[50] Tale rivalità tende a spegnersi ogni volta che l'Hellas riesce a pareggiare o vincere contro la Juventus, ma anche quando la suddetta squadra viene eliminata dalla Champions League.
  • Mantova: rivalità sentita da entrambe le parti nota anche come Derby del Mincio.
  • Venezia: squadra corregionale che il Verona ha sfidato più volte dopo il Vicenza. Benché le due fazioni siano rivali, hanno stima reciproca (essendo entrambe nostalgiche della Serenissima) ma non si amano di certo.
  • Padova: durante gli anni '80 alcuni ultras biancoscudati si recarono varie volte allo stadio Marcantonio Bentegodi di Verona per assistere alle partite di Serie A dell'Hellas.[51] Ne nacque presto un'amicizia (tuttavia mai trasformatasi in gemellaggio ufficiale) favorita dall'odio sportivo verso la squadra vicentina e anche dal comune sentire politico di molti esponenti delle due curve, vicino a posizioni di estrema destra. Il 31 dicembre 1984 tuttavia, in seguito ad un'amichevole giocatasi all'Appiani che vide i biancoscudati prevalere sugli scaligeri per 5-0, scoppiò una grossa rissa tra le due tifoserie, originata dai cori di scherno rivolti dai supporters biancoscudati ai tifosi veronesi.[51]
  • Udinese: tifoseria arcirivale della Triestina, gemellata con il Vicenza. Gli incontri tra Scaligeri e Friulani vengono chiamati Derby del Triveneto.

Vecchi gemellaggi (ormai dissolti da tempo) si erano instaurati con i tifosi della Sambenedettese e del Modena. Altre rivalità degne di nota si hanno infine con Varese, Spezia, Ascoli, Cesena, Ravenna, Spal, Como e Reggiana.

Rivalità sportive e politiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Cagliari: gemellaggio sciolto a causa di scontri e motivi politici, soprattutto dopo la nascita del gruppo sardo Sconvolts.
  • Torino: solido gemellaggio scioltosi nel 1988 dopo dieci anni di durata, anche per motivi politici, nonostante le due fazioni conservino la fratellanza con la Fiorentina e l'odio per la Juventus.
  • Bologna: antica e accesa inimicizia risalente all'alba del calcio in Italia, dal momento che entrambe le squadre militavano nel girone Veneto-Emiliano di Prima Categoria (l'allora massima serie). La tifoseria rossoblù, essendo di estrema sinistra fin dalla nascita, fu proprio una di quelle con cui gli scaligeri registrarono i primi scontri e l'odio aumentò quando questi ultimi si gemellarono con la Fiorentina, arcirivale del Bologna.[52] Il primo scontro si registrò nel 1973 presso la Stazione di Verona Porta Nuova, dove i bolognesi militanti di sinistra cercarono intenzionalmente lo scontro con veronesi iscritti ad organizzazioni come Fronte della Gioventù e Ordine Nuovo.
  • Livorno: altra rivalità accesa per ragioni sportive e politiche soprannominato Derby Ideologico, che iniziò a salire dopo la stretta del gemellaggio tra Fiorentina e Verona (i labronici erano buoni amici dei Viola). Dal momento che gli amaranto sono veri e propri antifa e sono soliti inneggiare alle foibe, l'odio della curva scaligera si aggravò, essendosi schierata all'estrema destra dopo l'originaria neutralità. Tale astio è dovuto anche all'amicizia che lega i gialloblù a Triestini e Laziali, oltre al gemellaggio politico che unisce i Livornesi ai tifosi della Virtus Verona. Se i gialloblù intonarono cori contro Piermario Morosini, gli amaranto risposero Nelle foibe ci mettiamo pure voi.[53]
  • Cosenza: rivalità nord-sud accentuata dall'opposta matrice politica.
  • Roma: frutto di un gemellaggio conclusosi malamente, la rivalità è dovuta anche all'amicizia politica che lega veronesi e laziali. Ad oggi, le due curve si rispettano ma non si amano. In anni recenti, i tifosi giallorossi hanno perfino lapidato il pullman della squadra rivale al termine della partita.
  • Pescara: rivalità dovuta al longevo gemellaggio che unisce i delfini ai vicentini.

Sempre per l'opposta matrice si registrano rivalità anche con Ternana, Perugia e Pisa.

Rivalità nord-sud[modifica | modifica wikitesto]

  • Catanzaro: classica rivalità nord-sud che giunse all'apice in uno spareggio per la promozione in Serie A disputato a Terni nel 1975 vinto dagli Scaligeri per 1-0.[54]
  • Reggina: classica rivalità nord-sud che toccò il fondo un doppio spareggio salvezza per la permanenza in massima serie 2001 vinti dai gialloblù per 1-0 e 2-1.[54]
  • Salernitana: rivalità dovuta all'ostilità della curva verso le piazze meridionali, toccò l'apice in un doppio spareggio per la promozione in Serie B (2-0, 0-1).[54]
  • Avellino: molto sentita soprattutto durante gli anni '80, durante la longeva permanenza in massima serie di entrambe le società e per la storica amicizia che lega gli irpini agli juventini.
  • Palermo: antagonismo già parecchio sentito e acuitosi durante la trasferta dei gialloblù del 2015 quando questi furono aggrediti per strada e nel settore ospiti intonarono cori contro Sergio Mattarella, originario proprio di Palermo.
  • Foggia: inimicizia sorta negli anni '70, legata soprattutto allo scandalo della telefonata; fu proprio la società rossonera (coinvolta nella lotta salvezza) a chiedere di aprire le indagini.

Tra le altre piazze meridionali rivali vi sono Bari, Taranto, Crotone, Benevento, Catania e Juve Stabia.

La "rivalità" con il ChievoVerona[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Derby di Verona.
Il Marcantonio Bentegodi di Verona, teatro di gara dei derby dell'Arena tra Hellas e Chievo

«E quando i mussi volarà faremo el derby in Serie A, e così sempre sarà: Chievo in B ed Hellas in A.»

(Coro della tifoseria scaligera[55])

Fino al 2001, fra il Verona e i concittadini del Chievo non era mai esistito un vero e proprio rapporto competitivo: l'Hellas era il baluardo attorno al quale era ruotato per quasi tutto il Novecento il calcio veronese, mentre il Chievo era una piccola squadra di quartiere che aveva trascorso diversi decenni a giocare nelle categorie inferiori. La prima promozione in Serie B dei clivensi era arrivata solo nel 1994 e tra le due tifoserie – per ovvie ragioni numeriche e logistiche – non vi è di fatto mai potuta essere una vera rivalità sportiva; all'epoca i rapporti tra le due curve erano talmente amichevoli che, in occasione della decisiva trasferta di Carrara del '94 per l'approdo del Chievo in cadetteria, centinaia di tifosi scaligeri si aggregarono a quelli clivensi per sostenere congiuntamente la squadra della diga[56]. Peraltro, gli stessi supporter del Chievo hanno sempre evitato di inimicarsi altri gruppi ultras, mantenendo un profilo neutrale[57], in antitesi rispetto a quelli del Verona che ne avevano invece fatto una delle loro prerogative[58].

L'arrivo in Serie A del Chievo nella stagione 2001-2002 iniziò però a cambiare le cose: permise innanzitutto al capoluogo veneto di diventare la quinta città italiana (dopo Milano, Roma, Torino e Genova) a poter vantare un derby in massima serie – chiamato il derby della Scala o, più raramente, il derby dell'Arena –, e inoltre mise per la prima volta realmente sullo stesso piano le due società, sconvolgendo le gerarchie fin lì in essere. Negli otto precedenti in seconda serie, Chievo e Hellas si erano divisi tre vittorie a testa e due pareggi (la più larga vittoria fu realizzata dall'Hellas nella stagione 1997-1998, quando i Mussi persero 4-0 nel girone di ritorno)[59].

La prima stracittadina in massima serie si disputò il 18 novembre 2001 – con le due squadre gialloblù che si trovavano peraltro tra le prime quattro in classifica[60] –, e venne fatta sua dal Verona, che vinse 3-2 coi gol di Oddo, Lanna (autorete) e Camoranesi, rimontando il doppio vantaggio iniziale del Chievo a opera di Eriberto e Corini[61]. Nonostante i mutati equilibri di forza tra le due formazioni veronesi, vi era ancora un clima di armonia e rispetto tra le reciproche curve. Il vero punto di svolta nella nascente rivalità si verificò in occasione del derby di ritorno, giocato formalmente in casa dai clivensi, e da loro vinto grazie a una doppietta di Cossato[62]: la rottura insanabile della concordia cittadina viene fatta ricondurre al momento della lettura delle formazioni, quando lo speaker del Chievo introdusse i cugini sotto il nome di «Hellas Verona 1991», facendo riferimento all'anno del fallimento del club scaligero; a fine stagione, la retrocessione dell'Hellas in Serie B (a fronte della qualificazione europea ottenuta dai rivali) fece il resto[56].

Lo stemma cittadino della Scala, motivo di contesa tra le due tifoserie rivali

Nel decennio seguente, complice la buona gestione societaria Campedelli-Sartori sulla sponda clivense, e quella tribolata Pastorello-Cannella su quella scaligera[63], la squadra del quartiere rimase una presenza fissa nella massima serie italiana, mentre la più blasonata iniziò un lento declino. Dopo la retrocessione dell'Hellas in Serie C nel 2007, s'iniziò perfino a parlare seriamente di una fusione tra le due formazioni[64]; il tutto con l'appoggio della politica e dei banchieri cittadini, che paventavano l'idea di unire le capacità societarie del Chievo[65] con la tifoseria numericamente ed economicamente molto più fruttuosa del Verona[66]. A opporsi al progetto Hellas Chievo Verona[56] (inizialmente portato avanti in segreto) furono i tifosi – sia quelli dell'Hellas che quelli clivensi –, e l'allora presidente del Verona, Giovanni Martinelli, il quale decise di continuare a gestire il club da solo e senza l'aiuto dell'amico-rivale Campedelli[67].

La "guerra dei simboli" scoppiata nell'estate del 2010 e combattuta a suon di comunicati stampa[68][69] riportò in auge la discussione tra le opposte fazioni sportive riguardante i colori e gli stemmi societari impiegati dal Chievo. I Butei già rimproveravano ai Mussi l'utilizzo degli stessi colori sociali (quando i colori originali del Chievo erano il bianco e l'azzurro)[70], il giocare nello stesso stadio (dopo l'abbandono del vecchio campo parrocchiale "Carlantonio Bottagisio" nel 1986) e l'aggiunta, nel 1990, del nome della città alla propria denominazione sociale (diventando ChievoVerona). A tutto questo, alla vigilia della stagione 2010-2011 si aggiunse il fatto che la società della diga, durante la sua campagna abbonamenti, tra i vari simboli promozionali utilizzò un cavaliere con un drappo su cui era rappresentato lo stemma della dinastia scaligera, la Scala: questo fece montare nuovamente la protesta dei sostenitori dell'Hellas[71], i quali identificavano il simbolo come proprio dagli anni settanta e vedevano quindi il tutto come un tentativo del Chievo di prendere idealmente il posto e l'identità del Verona nell'immaginario collettivo, emulando i simboli e i colori che avevano reso celebre la società scaligera[72]. Il presidente clivense Campedelli replicò sostenendo che l'antica Scala fosse da intendere come rappresentante di tutta Verona e provincia[73], dimostrando come la sua squadra utilizzasse la Scala sulle maglie da gioco fin dagli anni trenta. La tifoseria scaligera rimase però ferma sulle proprie posizioni[74], così la questione-simboli contribuì a rinfocolare questa recente rivalità cittadina che nel 2013, col ritorno in Serie A del Verona, vede entrambe le squadre nuovamente sullo stesso livello sportivo.

Dal 2013 al 2018 il derby fu disputato altre otto volte in Serie A, più uno in Coppa Italia, finché, nel 2019 il Chievo retrocesse in Serie B e l'Hellas risalì in A. Quando però nel 2021 il Chievo fu escluso dai campionati professionistici per inadempienze tributarie, non solo la tifoseria scaligera, ma tutta l'Italia si divise in due, tra dispiaciuti e compiaciuti per l'accaduto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Approfondimenti
  1. ^ Castellini è dichiaratamente contrario a tale organizzazione
Fonti
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  6. ^ HELLASTORY.net | I Numeri di una fede
  7. ^ Media spettatori Lega Pro Prima Divisione 2008-2009 girone A
  8. ^ Media spettatori Lega Pro Prima Divisione 2009-2010 girone B
  9. ^ Hellas Verona-Portogruaro oltre 25 mila spettatori
  10. ^ oltre 22 mila persone per Hellas Verona - Salernitana
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