Terrone

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Terrone è un epìteto della lingua italiana che indica un'origine nelle classi servili, i "legati alla terra".[1] Dalla metà del XX secolo ha conosciuto un qual certo utilizzo spregiativo nell'Italia settentrionale per designare gli abitanti dell'Italia meridionale, in un periodo di grandi migrazioni di questi ultimi verso i centri urbani del nord.[2][3][4]

Ha diverse varianti piuttosto diffuse e riconoscibili nelle lingue locali, come terún / terù / teron / taròn/ tarùn / tarù (lombardo), terún (ligure), terù / terún / tarún (piemontese), tarùn / taroch / terón (veneto, friulano), teròch / tarón (emiliano-romagnolo), terón / terró (marchigiano) o teróne / taròne in altri idiomi dell'Italia settentrionale, mentre rimane terrone in toscano.

Nelle regioni della Svizzera che adottano la lingua italiana (ovvero Canton Ticino e parte del Cantone dei Grigioni), il termine è utilizzato in tono particolarmente dispregiativo, nella variante lombarda terún / teróne, per indicare senza alcuna distinzione geografica o regionale gli italofoni non svizzeri.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La Terra di Lavoro, insistente nella cosiddetta Campania Felix.

Il termine "terrone" storicamente stava a indicare il latifondista[5] o/e le classi soggette alla servitù della gleba, ossia "legate alla terra", oppure un generico "cumulo di terra" a detta di altre fonti nel lessico agreste[1]. Il Dizionario Etimologico della Lingua Italiana lo spiega come riferimento alla Terra di Lavoro, ossia la Campania antica, vasta zona di lavoro agricolo nel Regno di Napoli e successivamente delle due Sicilie[1]. Il riferimento alla terra è spiegato variamente anche dal Grande dizionario della lingua italiana come "mangiatore di terra", "persona dal colore scuro della pelle, simile alla terra" o "originario di terre soggette a terremoti"; potrebbe, a tal riguardo, trattarsi di un incrocio tra terre[moto] e [meridi]one[5].

Esiste anche come cognome, Terroni o Terrone, indicante un'origine dalla Terra di Lavoro. Esistono in Francia le varianti Terrón, Therond, Teron e Terrony, attestate dal XVI secolo, ma per queste varianti è ipotizzata una origine da famiglie di proprietari terrieri, come testimonia la presenza della famiglia Terron nella nobiltà francese del Seicento[1].

Già tra le Lettere al Magliabechi, l'erudito bibliotecario Antonio Magliabechi (1633-1714) il cui lascito, i cosiddetti Codici Magliabechiani costituiscono un prezioso fondo della Biblioteca Nazionale di Firenze, scriveva (CXXXIV -II - 1277): «Quattro settimane sono scrissi a Vostra Signoria illustrissima e l'informai del brutto tiro che ci fanno questi signori teroni di volerci scacciare dal partito delle galere, contro ogni equità e giustizia, già che ho lavorato tant'anni per terminarlo, e ora che vedano il negozio buono, lo vogliono per loro».

Dal XX secolo il termine fu utilizzato per denominare chi era originario dell'Italia meridionale e con particolare riferimento a chi emigrava dal sud Italia verso il nord in cerca di lavoro, al pari dei milanesi baggiani che si trasferivano nelle valli del Bergamasco, come menzionato da Alessandro Manzoni.

Il termine si diffuse dai grandi centri urbani dell'Italia settentrionale con connotazione spesso fortemente spregiativa e ingiuriosa simile ad altri vocaboli della lingua italiana (quali villano, contadino, burino e cafone).[1][5]

Il suo maggiore utilizzo data essenzialmente agli anni 1960 e 1970 e limitatamente ad alcune zone del nord Italia, in particolare del triangolo industriale (GenovaMilanoTorino), a Genova sovrapposto all'altrettanto diffuso termine marinaresco gabibbo, di derivazione araba[6].

Terrone come insulto[modifica | modifica wikitesto]

Amo i negri odio i terroni - Graffito su un muro a Caselette (Piemonte)

L'utilizzo della parola terrone come insulto, e non come termine folkloristico, è storicamente fonte di incomprensioni, dovute al fatto che una parte della popolazione italiana la utilizza con intenzione offensiva[7]. In un caso, la Corte di cassazione ha confermato una sentenza del Giudice di Pace di Savona, che ha riconosciuto l'intento discriminatorio della persona che l'ha pronunciata e l'ha condannata a risarcire la persona offesa per danni morali[8].

Derivati[modifica | modifica wikitesto]

La parola "terrone" avrebbe generato la forma vezzeggiativa di terroncino, quella diminutiva di terruncièllo e, infine, quella spregiativa di terronaccio[5]; Bruno Migliorini in Parole e storia documenta che già durante la seconda guerra mondiale "a Trento si coniò persino Terronia per indicare l’Italia meridionale, principale fornitrice di burocrati e di poliziotti"[1]. L'aggettivo terronico è stato coniato ad indicare "ciò che riguarda i terroni"[1][5].

Stereotipi ed estensioni[modifica | modifica wikitesto]

Spesso vengono associati a questo epiteto caratteristiche personali negative, tra le quali ignoranza, scarsa voglia di lavorare, disprezzo di alcune norme igieniche e soprattutto civiche. Analogamente, soprattutto in alcune accezioni gergali, il termine ha sempre più assunto il significato di "persona rozza" ovvero priva di gusto nel vestire, inelegante e pacchiana, dai modi inurbani e maleducata, restando un insulto finalizzato a chiari intenti discriminatori. Inoltre vengono spesso associati al termine anche tratti somatici e fisici, come la carnagione scura, la bassa statura, caratteristiche fisiche storicamente preponderanti all'Italia Meridionale rispetto all'Italia Settentrionale.

Nella cultura[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Spesso il termine terrone è stato utilizzato nella letteratura del Novecento da noti autori in diverse loro opere.

  • Marino Moretti: «Alla veglia funebre non ce li volevano loro, nessuno di loro, quattro o cinque impiegati di concetto, buona gente, amici, colleghi e, tanto per cambiare, terroni.»
  • Anna Banti: «Nella luce rossastra della lampadina accesa (era già notte) vide che la terrona stava di nuovo frugando nella sporta.»
  • Giuseppe Marotta: «Noi terroni cerchiamo di abituarci alle strade di Milano.»
  • Cesare Pavese: «Cantare sapeva, suonare anche, perché non tentare di riuscire un artista, come quei terroni che gli stavano tra i piedi?»
  • Beppe Fenoglio: «I settentrionali, primi gli emiliani, attaccarono i meridionali, Terroni, sudici, terra da pipe, abissini!»
  • Aldo Busi: «Una bruta teruna l'è una bruta teruna anche se l'è notaia.»
  • Pier Vittorio Tondelli: «Poco più tardi arrivano i terroni e invadono il tavolo portando altre sedie. Giusy fa per alzarsi, non gli piace la nuova compagnia col Salvino capobanda.»
  • Giovanni Arpino: «"Molta nebbia?" "Umidità. A tonnellate. Ottima per le mie ossa terrone", spregiò Tramontano.»
  • Giovanni Pirelli: «Una volta le dissi: noi meridionali siamo fatti così, scherziamo alla maniera nostra. E lei: macché meridionali; terroni, terronacci.»
  • Dino Buzzati: «"Non so se di Napoli o della Calabria" fa la Luisella, la terroncina la chiamavano.»
  • Beppe Fenoglio: «Johnny s'imbatté in un terroncino costernato per una giubba che gli arrivava ai ginocchi e furono felici dell'immediato baratto.»
  • Pier Paolo Pasolini: «In quelle baracche risiedevano i terroni che lavoravano i campi per una micragna.»

Musica[modifica | modifica wikitesto]

  • «Soldato Nencini, semianalfabeta e per giunta terrone...», da una canzone del cantautore Enzo Jannacci.
  • «Noi siamo qui, non sente alcuno. El me diseva 'sto brütt terún», da Ma mi di Giorgio Strehler e Fiorenzo Carpi.
  • «hann finì de tribulà sti terùn, sti terùn...» da Il bonzo di Cochi e Renato.
  • Italiano Terrone Che Amo, titolo di una canzone dei bolognesi Skiantos.
  • «chi odia i terroni, chi canta Prévert, chi copia Baglioni...» strofa di Il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano.
  • «Sono un terron, sono un terrone vero però, mi piace tanto Bossi perciò, il Piave mormorò» ritornello di una parodia di Porompompero cantata da Leone Di Lernia.
  • Terrone, ignorante, magnate 'o ssapone, lavate cu ll'idrante è un verso della canzone Napolì' dei 99 Posse.
  • «Io quando andavo a scuola da bambino la gente nella classe mi chiamava marocchino, terrone, muto! Torna un po' da dove sei venuto! E questa è la prima roba che ho imparato in assoluto»

Lo Straniero dei Sangue Misto

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Cabaret[modifica | modifica wikitesto]

L'utilizzo del termine viene spesso utilizzato nel cabaret, avendo generato anche un linguaggio slang utilizzato principalmente attori e comici come Diego Abatantuono, nella figura del terrunciello, e Giorgio Porcaro.

Viene anche utilizzato molto spesso da Aldo, Giovanni & Giacomo, quando Giovanni e Giacomo prendono in giro Aldo chiamandolo "terrone" in modo ironico e scherzoso, in quanto Aldo ha origini siciliane.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Da dove arriva questo terrone? Accademia della Crusca. Cit. "per il GRADIT la prima attestazione è del 1950 e si riferisce probabilmente alla registrazione miglioriniana sopra ricordata; 1945 la data dell’Etimologico di Nocentini, che lo spiega come “der. di terra nel senso di ‘legato alla terra, che lavora la terra’, ritenuta condizione di inferiorità sociale e culturale".
  2. ^ Terrone, su treccani.it.
  3. ^ Terrone, su dizionari.corriere.it.
  4. ^ Terrone, su garzantilinguistica.it.
  5. ^ a b c d e Battaglia, Salvatore (1961). Grande dizionario della lingua italiana, UTET, Torino, V. XX, p.962
  6. ^ Paròlle de Zena, Arabismi, su francobampi.it.
  7. ^ " terrone sarà lei, grazie " per molti rimane un'offesa, in Corriere della Sera, 4 aprile 1992, p. 19. URL consultato il 16 agosto 2009 (archiviato dall'url originale l'11 maggio 2015).
  8. ^ Lo chiamavano «terrone», sarà risarcito, in Corriere della Sera, 20 aprile 2005. URL consultato il 16 agosto 2009.

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