Paolo Berizzi

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Paolo Berizzi

Paolo Berizzi (Bergamo, 11 agosto 1972) è un giornalista e saggista italiano, inviato speciale del quotidiano la Repubblica, dove lavora dal 2000.

È conosciuto soprattutto per le sue inchieste sul neofascismo. In seguito a minacce e ad atti intimidatori vive sotto scorta dal primo febbraio 2019.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Si laurea in filosofia all’Università degli Studi di Milano. Inizia l’attività giornalistica a 17 anni, durante gli studi liceali. Giornalista professionista dal 2000, anno in cui, dopo numerose esperienze in altre testate giornalistiche e radiofoniche, viene assunto a la Repubblica, il giornale dove lavora tuttora. Dal 2009 è inviato speciale. Scrive di cronaca e politica ed è autore di numerose inchieste, interviste esclusive e scoop che gli hanno valso premi e riconoscimenti in Italia e all'estero. Per la Repubblica si è occupato a lungo, tra i vari temi, di contraffazione e sofisticazione alimentare, lavoro nero e caporalato, terrorismo di matrice islamica, criminalità organizzata, devianza giovanile, droga, narcotraffico. Ma è conosciuto soprattutto per il suo quasi ventennale lavoro di indagine sul neofascismo.

Il 25 luglio 2016, il Consiglio di disciplina territoriale dell’O.D.G. della Lombardia, ha sanzionato Berizzi per la violazione dell'art. 2 L. 69/1963 e art. 1 del Testo unico dei doveri del giornalista. L'articolo di Berizzi a cui si fa riferimento, “Il bimbo di quattro anni che fa il saluto fascista: i genitori lo correggano o lo cacceremo dall’asilo”, è stato pubblicato su la Repubblica il 12 maggio 2015. Nel testo della sanzione si legge che "Paolo Berizzi non è riuscito a convincere questo Collegio di avere fatto tutto quanto è richiesto ad un cronista diligente per verificare una notizia prima di pubblicarla. Egli, di fatto, si è basato sulle dichiarazioni rilasciate da una sola persona, dichiarazioni che non hanno avuto alcun tipo di riscontro".

In seguito alle minacce di morte e agli atti intimidatori ricevuti da gruppi neofascisti vive sotto scorta dal primo febbraio 2019[1]

Tv[modifica | modifica wikitesto]

Partecipa da anni, come ospite, a programmi televisivi (Otto e mezzo, Tagadà, In Onda, Linea Notte, Matrix, Piazza Pulita, SkyTg24, Fuori-Tg3, Le Storie-Diario italiano, Quelli che il calcio, Il Rosso e il Nero, Mi manda Rai3, Apprescindere, Codice a Barre, Cominciamo bene) e radiofonici (Radio Rai, emittenti private nazionali).

Progetti[modifica | modifica wikitesto]

È ideatore e promotore, nel 2013, del progetto "Tira Dritto - STOP cocaina"[2](in collaborazione con il Dipartimento politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri), campagna itinerante di prevenzione e sensibilizzazione lanciata direttamente nei fortini dello spaccio di cocaina. L'iniziativa – seguita dai più importanti media italiani - è basata sul format innovativo del "talkstreet", un dibattito pubblico "di strada" che usa come arma la parola e mira a restituire alla legalità, simbolicamente, per un giorno, quegli angoli di aree urbane roccaforti dei signori della droga. A "Tiradritto" hanno aderito numerosi testimonial del mondo della cultura, dell’arte, dello sport, dello spettacolo, tra cui Roberto Saviano, Roberto Bolle, Carlo Verdone, Kasia Smutniak, Ascanio Celestini e Pierfrancesco Favino.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Il giornalista ha avuto diversi diverbi con la provincia di Verona[non chiaro]. Il 24 agosto 2020, a seguito di un nubifragio abbattutosi sulla città, scrisse un tweet in cui espresse solidarietà e aggiunse che tale disastro era dovuto al karma verso i cittadini, da lui ritenuti tutti nazifascisti; si scatenò una bufera e Berizzi fu costretto a cancellare il tweet.[3] A seguito di ciò, Vittorio Feltri, pur non condividendo le parole di Berizzi, ha difeso pubblicamente il giornalista dalla richiesta di farlo espellere dall'ordine professionale. specificando di averlo assunto a Libero per via della sua bravura e della sua amicizia con il padre, aggiungendo che "al massimo Paolo merita un vaff***lo in puro stile Grillo, mentre invocare punizioni esemplari nei suoi confronti è una operazione di sapore appunto fascista".[4]

Il 30 novembre, dopo la morte di Diego Armando Maradona, Berizzi scrisse:

«Uno dei suoi gol più belli #Maradona l'ha segnato contro le tifoserie che da anni discriminano i napoletani con schifosi cori razzisti già intonati da un politico (condannato) che lo insultava e ora chiede di pregare per lui. [Per non dimenticare] #AD10S #maradona10»

Successivamente il giornalista fu insultato su Instagram dall'ex-calciatore scaligero Michele Cossato, che si sfogò dicendo:

«Pensa che quando morirai tu, forse al tuo funerale ci saranno solo i gatti alla ricerca dei topi. Pezzente.»

Lo stesso Cossato definì Berizzi un "razzista e odiatore di serie", il quale, a sua volta, infangò il calciatore affermando che la tifoseria scaligera lo avrebbe fatto diventare un soggetto irascibile.[5] Il giornalista sporse quindi denuncia, ma alla fine Cossato ebbe la meglio e fu prosciolto.[6]

Il 26 gennaio 2022, nella sua rubrica su La Repubblica, "Pietre", il giornalista riportò la notizia di un volantino distribuito a Verona che pubblicizzava l'imminente apertura di una non meglio precisata "palestra di Fascismo" dal nome "Arcobaleno Nero". Sulla vicenda si attivò la Digos, ma Il volantino si rivelò presto essere un fake.[7]

Boicottaggi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2021, il giornalista pubblicò il libro-inchiesta È gradita la camicia nera. Verona, la città laboratorio dell'estrema destra tra l'Italia e l'Europa, in cui, tra i vari argomenti parla anche di condotta e schieramento della curva veronese. Tale libro subì diversi boicottaggi.

Il giornalista incontrò parecchie difficoltà a trovare una sala a Verona per presentarlo e si vociferò che il Comune gli avrebbe negato qualsiasi possibilità di presentare il libro, ma la stampa locale dichiarò che avrebbe dovuto semplicemente farne richiesta.[8] Infatti, il 14 gennaio 2022 lo poté presentare in una sala assieme a Maurizio Landini.[9]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Libri Paolo Berizzi.jpg
  • Il mio piede destro, con Dario Cresto-Dina, Milano, Dalai editore, 2005.
  • Morte a 3 euro - nuovi schiavi nell’Italia del lavoro, Baldini Castoldi Dalai editore, 2008.
  • Bande Nere, Bompiani, 2009.
  • La Bamba, con Antonello Zappadu, Milano, Dalai editore, 2013.
  • NazItalia, Milano, BaldiniCastoldi, 2018.
  • L'educazione di un fascista, Milano, Feltrinelli, 2020.
  • È gradita la camicia nera. Verona, la città laboratorio dell'estrema destra tra l'Italia e l'Europa, Milano, Rizzoli, 2021.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN239129987 · ISNI (EN0000 0003 8581 3926 · SBN UBOV957129 · LCCN (ENno2009061371 · GND (DE121645437X · J9U (ENHE987007592468505171 · WorldCat Identities (ENlccn-no2009061371