Subcultura

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Il termine subcultura (o sottocultura), nell'ambito della sociologia e in antropologia, si riferisce a un gruppo di persone o ad un determinato segmento sociale che si differenzia da una più larga cultura di cui fa parte per stili di vita, credenze e/o visione del mondo.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Una subcultura può accomunare un insieme di persone con caratteristiche simili come per esempio l'età, l'etnia, la classe sociale o il credo religioso o politico, l'abbigliamento. Ogni subcultura è espressione di particolari conoscenze, pratiche o preferenze (estetiche, religiose, politiche, sessuali, ecc.) e a volte è definita nell'ambito di una classe sociale, di una minoranza (linguistica, etnica, politica, religiosa) o di un'organizzazione. Le subculture sono spesso definite in contrapposizione ai valori delle culture più grandi in cui sono come immerse, sebbene su ciò non tutti i sociologi siano d'accordo.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

I principali teorici delle subculture, come Dick Hebdige, hanno fatto notare come i membri di una subcultura a volte usino differenziarsi dal resto della società con uno stile di vita o un modo di vestire simbolici e alternativi a quelli dominanti. Spesso lo studio delle subculture consiste infatti nello studio dei simbolismi collegati a queste forme di espressione esteriore e nello studio di come queste vengano percepite dai membri della società dominante. Quando una subcultura è caratterizzata da una opposizione sistematica alla cultura dominante, spesso ci si riferisce ad essa come controcultura.

Lo studio delle subculture ha conosciuto tre fasi principali:[1]

1) Subculture e devianza - I primi studi sulle subculture sono quelli della cosiddetta Scuola di Chicago, che le interpreta come forme di devianza e delinquenza. A partire dalla cosiddetta Social Disorganisation Theory, si sostiene che le subculture si sviluppino da un lato per una mancata socializzazione di alcuni settori di popolazione alla cultura dominante e dall'altro lato per l'adozione da parte loro di modelli valoriali e normativi alternativi. Come suggeriscono Robert Park, Ernest W. Burgess e Louis Wirth, attraverso processi di selezione e segregazione, emergono così nella società aree naturali o regioni morali in cui si concentrano e si rafforzano modelli devianti, che non accettano gli obbiettivi e i mezzi di azione proposti della cultura dominante, ma ne propongono invece di differenti, diventando a seconda dei casi innovatori, ribelli o rinunciatari (Richard Cloward e LLoyd Ohlin). Le subculture sono però non solo il risultato di strategie di azione alternative ma anche il risultato di processi di labelling (Teoria dell'etichettamento) in base ai quali, come spiega Howard Saul Becker, la società le definisce come outsiders. Come chiarisce Albert Cohen, lo stile di ogni subcultura, composto da immagine, contegno e linguaggio, diventa il suo tratto di riconoscimento. E la progressiva adozione di un modello subculturale da parte di un individuo fornirà a quest'ultimo un crescente status all'interno di questo contesto di riferimento ma spesso lo priverà parallelamente di status nel contesto sociale esterno più ampio, dove sussiste un modello differente.

2) Subculture e resistenza - Nei lavori del CCCS (Centre for Contemporary Cultural Studies) di Birmingham proposti da John Clarke, Stuart Hall, Tony Jefferson e Brian Roberts, le subculture sono interpretate come forme di resistenza. La società è rappresentata come divisa in due classi fondamentali, la working class e la middle class, ciascuna portatrice di una propria cultura di classe, e la cultura della middle class è la cultura dominante. Le subculture nascono, soprattutto nella working class, dalla presenza di interessi e appartenenze specifiche, attorno a cui si sviluppano modelli culturali in conflitto sia con la propria parent culture sia con la cultura dominante. Di fronte all'indebolimento delle identità di classe, le subculture rappresentano quindi nuove forme di identificazione collettiva, che esprimono quella che Phil Cohen chiama resistenza simbolica nei confronti della cultura dominante e sviluppano “soluzioni immaginarie” ai problemi strutturali. Identità e resistenza si esprimono, come sottolineano Paul Willis e Dick Hebdige, attraverso l'elaborazione di uno stile distintivo, che con un'operazione di risignificazione e di bricolage, usa le merci dell'industria culturale per comunicare ed esprimere il proprio conflitto. L'industria culturale ha tuttavia il potere spesso di riassorbire le componenti di tale stile e di trasformarle nuovamente in merci, all'interno di un processo circolare che rende i due poli reciprocamente dipendenti. Allo stesso modo i mass media, mentre partecipano alla costruzione delle subculture diffondendone l'immagine, allo stesso tempo le indeboliscono, privandole della loro carica sovversiva o fornendone un'immagine stigmatizzata.

3) Subculture e distinzione - Le interpretazioni più recenti intendono le subculture come forme di distinzione. Volendo superare l'idea di subculture come forme di devianza o resistenza, tali proposte descrivono le subculture come collettività che sul piano culturale sono sufficientemente omogenee al proprio interno ed eterogenee nei confronti dell'esterno da poter sviluppare, come indica Hodkinson, distinzione coerente, identità, coinvolgimento e autonomia. Definite da Sarah Thornton come culture di gusto, le subculture sono dotate di confini elastici e permeabili, ed inserite all'interno di rapporti con industria culturale e mass media che non sono di indipendenza e conflitto bensì di interazione e commistione, come mettono in luce Steve Redhead e David Muggleton. La stessa idea di una cultura dominante, unica e omogenea al suo interno, viene messa esplicitamente sotto critica. Le forme di coinvolgimento individuale nelle subculture sono quindi fluide e graduali, differenziate a seconda dell'investimento sviluppato da ciascun attore, al di fuori di dicotomie nette. All'idea della distinzione tra insiders e outsiders della subcultura si sostituisce quella dei diversi livelli di capitale subculturale (Sarah Thornton) posseduti da ciascun individuo, del supermarket of style (Ted Polhemus) e dello style surfing (Martina Böse), nella prospettiva di subculture che forniscono risorse per la costruzione di nuove identità ma al di fuori di identificazioni forti e durevoli.

Tipologia[modifica | modifica wikitesto]

Le varie subculture si differenziano enormemente tra di loro: è infatti appropriato includere nelle subculture gruppi estremamente eterogenei tra di loro come i raver, i sordi, gli skinhead, i sado-masochisti e talvolta anche le sette religiose.

È spesso difficile identificare una subcultura quando il suo stile (in particolare il modo di vestire) è stato assorbito dalla cultura di massa per scopi commerciali. È questo il caso, ad esempio, di alcuni movimenti giovanili come il punk o l'hip hop, il cui modo di vestire è stato ormai ampiamente commercializzato e si è inserito con successo nella società.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Berzano L., Genova C., Sociologia dei lifestyles, Carocci, Roma, 2011 (Seconda parte)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stuart Hall, Tony Jefferson (a cura di). Resistance Through Rituals. Youth Subcultures in Post-War Britain. Londra, Routledge, 1993, pp 287. ISBN 0-415-09916-1
  • M. Elizabeth Blair. Commercialization of Rap Music Youth Subculture. in Journal of Popular Culture, 27 marzo 1993: pp 21-33.
  • Luigi Maria Lombardi Satriani. Antropologia culturale e analisi della cultura subalterna. Milano, Rizzoli, 1998, pp 208. ISBN 88-17-12303-X
  • Dick Hebdige. Subculture. The Meaning of Style. Londra, Routledge, 1981. ISBN 0-415-03949-5
  • Massimiliano Griner, Rosa Isabella Furnari. Otaku. I giovani perduti del Sol Levante. Roma, Castelvecchi, 1999, pp. 155, ISBN 88-8210-099-5
  • David Muggleton. Inside Subculture: The Postmodern Meaning of Style. Oxford, Berg Publishers, 2002, pp 190. ISBN 978-1-85973-352-3
  • Takashi Murakami. Little Boy: The Arts of Japan's Exploding Subculture Little Boy: The Arts of Japan's Exploding Subculture. Yale University Press, 2005, pp 298. ISBN 978-0-913304-57-0
  • Rupa Huq. Beyond subculture. Pop, Youth and Identity in a Postcolonial World. Londra, Routledge, 2006, pp 217. ISBN 0-415-27815-5
  • Ken Gelder. Subcultures: Cultural Histories and Social Practice. Londra, Routledge, 2007. ISBN 0-415-37952-0
  • P. Magaudda (2009), Ridiscutere le sottoculture. Resistenza simbolica, postmodernismo e disuguaglianze sociali, in "Studi Culturali", 6(2), pp. 301-314.
  • L. Berzano, C. Genova (2011), Sociologia dei lifestyles, Roma, Carocci (parte seconda) (trad. ingl. Berzano L., Genova C., Lifestyles and Subcultures. History and a New Perspective, Routledge, London, 2015). ISBN 978-88-430-6030-6

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