Sport-Verein Werder von 1899

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SV Werder Bremen
Calcio
Die Werderaner (Gli isolani sul fiume)
Die Grün-Weißen (i Bianco-Verdi)
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali Bianco, verde
Inno Lebenslang Grünweiss
Dati societari
Città Brema
Nazione Bandiera della Germania Germania
Confederazione UEFA
Federazione DFB
Campionato Bundesliga
Fondazione 1899
Presidente Bandiera della Germania Hubertus Hess-Grunewald
Allenatore Bandiera della Germania Ole Werner
Stadio Weserstadion
(42 100 posti)
Sito web www.werder.de
Palmarès
Campionato tedescoCampionato tedescoCampionato tedescoCampionato tedesco Coppa di GermaniaCoppa di GermaniaCoppa di GermaniaCoppa di GermaniaCoppa di GermaniaCoppa di Germania Coppa di Lega tedesca Supercoppa di GermaniaSupercoppa di GermaniaSupercoppa di Germania Coppa delle Coppe Coppa Intertoto
Titoli di Germania 4
Titoli nazionali 1 Bundesliga 2
Trofei nazionali 6 Coppe di Germania
3 Supercoppe di Germania
1 Coppa di Lega tedesca
Trofei internazionali 1 Coppe delle Coppe
1 Coppa Intertoto UEFA
Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

Lo Sport Verein Werder 1899, meglio noto come Werder Bremen, oppure semplicemente Werder, è una società calcistica tedesca con sede nella città di Brema. Milita in Bundesliga, la massima serie del campionato tedesco di calcio, di cui ha preso parte alla maggior parte delle edizioni.

I colori sociali della squadra sono il verde e il bianco, talvolta con alcune aggiunte di arancione, soprattutto in alcune maglie degli anni duemila. Logo è la lettera W in richiamo al nome Werder della squadra, inserito in uno scudo a forma di rombo dal colore verde.

Insieme al Bayern è la squadra che ha disputato il maggior numero di stagioni in Bundesliga, intesa come il torneo iniziato nel 1963 e di cui la federazione calcistica tedesca riconosce la validità. Dal 1924 disputa le partite interne al Weserstadion, impianto da circa 42000 posti rinnovato più volte nel corso dei decenni per adeguarlo alle varie normative di sicurezza e comodità del pubblico.

Il club è stato fondato il 4 febbraio 1899 con il nome di Fußballverein Werder da un gruppo di studenti sedicenni che vinse un corposo premio sportivo. Il nome deriva dalla parola dialettale, tra l'altro poco utilizzata, Werder, che in italiano vuol dire "isolotto sul fiume"[1], con riferimento al campo situato in un isolotto sul fiume Weser, terreno su cui giocarono per la prima volta i ragazzi.

Nel novero delle squadre storiche tedesche per palmares e tradizione, il Werder vanta una bacheca di tutto rispetto e ha da sempre tra le proprie fila giocatori di rilievo tedeschi e stranieri, facenti parte spesso anche del giro delle varie nazionali. Nella propria bacheca il Werder vanta 4 campionati tedeschi, 6 Coppe di Germania, 3 Supercoppe di Germania e una Coppa di Lega tedesca in ambito nazionale; mentre in campo continentale, dove può vantare numerose partecipazioni alle coppe europee, ha vinto una Coppa delle Coppe e una Coppa Intertoto. Da segnalare a livello europeo anche una finale persa di Coppa Uefa, nell'ultima edizione del torneo prima del cambio di format e nome in Europa League.

Vive un'accesa rivalità con l'Amburgo, causa la vicinanza geografica delle due squadre, contro cui disputa il derby del nord del calcio tedesco.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla nascita al 1981[modifica | modifica wikitesto]

Il Weserstadion nel 1928.

Il club viene fondato il 4 febbraio 1899 con il nome di Fußballverein Werder, iniziando subito a giocare in diversi tornei locali. Dopo la fine della prima guerra mondiale inizia ad incorporare anche altri sport, così nel 1920 viene rinominato in Sport-Verein Werder Bremen; intanto ha già iniziato a giocare nel Weserstadion.

Nel 1933 la Germania nazista riorganizza il calcio tedesco: il Werder si ritrova a giocare nella Gauliga Niedersachsen vincendola per tre volte, nel 1934, nel 1936 e nel 1937. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale la Niedersachsen viene successivamente frazionata, e i biancoverdi riportano qui un'altra vittoria nel 1942: in questo caso riescono però ad arrivare ai quarti di finale della fase nazionale, dove sono sconfitti dal Kickers Offenbach. Militano in squadra anche Hans Tibulski e Matthias Heidemann, quest'ultimo il primo giocatore del club ad essere convocato nella Nazionale[2].

Nel dopoguerra la Germania si ritrova occupata: il 10 novembre 1945 il club viene sciolto, per poi venire rifondato l'anno seguente come SV Grün-Weiß 1899 Bremen. Una nuova riforma del calcio tedesco porta i biancoverdi a giocare nell'Oberliga Nord: questo torneo viene quasi sempre vinto dai rivali dell'Amburgo, ma il werder si consola con la vittoria della DFB-Pokal 1960-1961, a cui fa seguito il raggiungimento dei quarti nella Coppa delle Coppe 1961-1962. In questo periodo, in cui molti tesserati del Werder lavorano anche in una fabbrica di tabacco[3], sono in rosa anche Sepp Piontek e Arnold Schütz.

Le buone prestazioni nella Nord permettono comunque ai biancoverdi di essere uno dei membri fondatori della nascente Bundesliga. Il primo gol nel nuovo torneo viene proprio segnato al Weserstadion, anche se è contro il Werder: è di Timo Konietzka del Borussia Dortmund nella giornata inaugurale dell'edizione 1963-1964[4]. Il titolo arriva già l'anno successivo, con Willi Multhaup in panchina e con Horst-Dieter Höttges, Max Lorenz e Walter Nachtwey in campo. Non è tuttavia particolarmente fortunata l'avventura nella successiva Coppa dei Campioni, che termina agli ottavi; in campionato si registra invece un buon quarto posto.

Le cose cambiano però presto, ma in peggio: negli anni che seguono non vengono infatti raggiunti risultati di rilievo, a parte un secondo posto nel 1968. Emblematica è poi la stagione 1971-1972: viene abbandonata la classica casacca biancoverde in favore di una a strisce verticali bianche e rosse, inoltre vengono ingaggiati anche Willi Neuberger, Herbert Laumen e Werner Weist. Girano anche nomi importanti di possibili acquisti, tuttavia la squadra si classifica in undicesima posizione[5].

Il Werder retrocede al termine del campionato 1979-1980.

L'era Rehhagel (1981-1995)[modifica | modifica wikitesto]

Otto Rehhagel nel 2010.

Il club esordisce così nella 2. Fußball-Bundesliga nella stagione 1980-1981 con Kuno Klötzer in panchina. Viene tuttavia sostituito ad inizio aprile da Otto Rehhagel per motivi di salute[6] e, grazie anche ai ventinove gol di Erwin Kostedde, i biancoverdi tornano prontamente in massima divisione. Il tecnico inizia così a guidare un gruppo nel quale passano nel tempo, tra gli altri, Rudi Völler, Norbert Meier, Frank Ordenewitz, Thomas Schaaf, Jonny Otten, Benno Möhlmann, Manfred Burgsmüller, Frank Neubarth e Dieter Burdenski, e comincia ad invertire la rotta: arriva subito un quinto posto nel 1982, mentre l'anno successivo, nel 1985 e nel 1986 vengono ottenuti altrettanti secondi posto. Tranne che nel secondo caso, però, i biancoverdi arrivano sempre a pari punti con il club campione, prima l'Amburgo e poi Bayern Monaco: sono sfavoriti solo da una differenza reti peggiore. Questi e altri buoni piazzamenti fanno sì che i tedeschi partecipino costantemente alla Coppa UEFA, nella quale non fanno comunque mai molta strada.

Frank Neubarth contro il Verona nei quarti di Coppa UEFA 1987-1988.

La svolta arriva però nella stagione 1987-1988, che vede i biancoverdi conquistare il secondo titolo. Il Werder è comunque anche autore di un buon cammino in Coppa UEFA: qui, dopo aver eliminato anche il Verona, viene sconfitto dal Bayer Leverkusen in semifinale. L'annata successiva si apre con la vittoria della Supercoppa di Germania, poi i tedeschi partecipano alla Coppa dei Campioni: sono però eliminati nei quarti dai futuri campioni del Milan di Arrigo Sacchi. Un'altra buona prova in campo continentale si registra nella Coppa UEFA 1989-1990: dopo aver battuto nettamente anche il Napoli di Diego Armando Maradona campione in carica, il Werder giunge nuovamente in semifinale: ad avere la meglio, solo grazie alla regola dei gol fuori casa, è però la Fiorentina.

Il club torna a sollevare un trofeo nella stagione 1990-1991, la Coppa di Germania: dopo due finali consecutive perse, questa volta ad essere battuto è il Colonia. I tedeschi partecipano così alla Coppa delle Coppe, ed arrivano a giocare la finale di Lisbona. Questa si disputa contro il Monaco di Arsène Wenger: i francesi, nelle cui file figura anche il futuro Pallone d'oro George Weah, vengono battuti per 2-0 grazie alle reti di Klaus Allofs e Wynton Rufer. Persa poi la Supercoppa UEFA contro il Barcellona, i biancoverdi, nei quali militano anche Mario Basler e Andreas Herzog, conquistano però il terzo titolo. Il Werder è successivamente la prima squadra tedesca ad accedere fase a gruppi della nuova Champions League.

Rehhagel lascia il club al termine del campionato di Bundesliga 1994-1995, chiuso al secondo posto, a un solo punto dai campioni del Borussia Dortmund.

Quadriennio travagliato (1995-1999)[modifica | modifica wikitesto]

La sostituzione del tecnico è molto travagliata: nelle successive quattro stagioni si avvicendano in panchina altrettanti allenatori, ma il club non riesce ad ottenere risultati di rilievo.

L'era Schaaf (1999-2013)[modifica | modifica wikitesto]

Thomas Schaaf nel 2009.

Un'altra svolta avviene in corsa, durante la stagione 1998-1999: viene infatti assunto Thomas Schaaf, storica bandiera, in sostituzione di Felix Magath. Egli guida i biancoverdi alla salvezza in campionato e, poche settimane dopo, alla vittoria della Coppa di Germania. La squadra raggiunge i quarti nella Coppa UEFA 1999-2000 eliminando anche il Parma ma, pur con uno stile di gioco offensivo, non ottiene subito grandi risultati. Si registrano però le remunerative cessioni di Claudio Pizarro e di Torsten Frings, mentre Marco Bode termina la carriera[7].

Miroslav Klose, capocannoniere ai Mondiali del 2006 durante la militanza nel Werder.

I biancoverdi tornano al successo nella stagione trionfale 2003-2004, vincendo sia il campionato che la Coppa, centrando quindi un double; tra gli artefici del successo figurano Johan Micoud, Valérien Ismaël, Frank Baumann, Mladen Krstajić, Andreas Reinke, Ivan Klasnić e Ailton. I tedeschi, con Miroslav Klose al posto di Ailton, arrivano poi agli ottavi della successiva Champions League, stesso traguardo raggiunto l'anno seguente: sono qui eliminati prima dall'Olympique Lione, poi dalla Juventus. In estate c'è gloria personale per Klose, che diventa il capocannoniere del Mondiale.

Il Werder acquista poi Diego e Mesut Özil, ma, pur piazzandosi costantemente nelle prime posizioni in Bundesliga, non riesce più a passare la fase a gruppi della Champions League. Prosegue comunque sempre in Coppa UEFA, arrivando a disputare la semifinale nell'edizione 2006-2007, dove viene battuto dall'Espanyol, e, dopo aver eliminato anche Milan, Udinese e Amburgo, la finale nel 2008-2009: a Istanbul è però lo Šachtar a sollevare il trofeo.

Intanto nel club si verificano molti cambiamenti[8]: la squadra si qualifica alla UEFA Champions League 2010-2011 battendo la Sampdoria nei play-off, ma finisce ultima nel girone di prima fase della competizione.

Schaaf lascia la panchina poco prima del termine della stagione 2012-2013, a salvezza ormai matematicamente acquisita: la squadra termina al quattordicesimo posto.

Lento declino, retrocessione e risalita in massima serie[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni successivi la squadra prosegue con prestazioni lontane da quelle dei tempi migliori e con frequenti cambi di allenatore. È spesso coinvolta nella lotta per non retrocedere e viene eliminata più volte nel primo turno della Coppa di Germania da squadre di categoria inferiore. Claudio Pizarro torna più volte ad indossare la maglia biancoverde, come nella stagione 2015-2016: il Werder ottiene la salvezza solo all'ultima giornata battendo l'Eintracht Francoforte a tempo ormai scaduto[8]. È comunque autore di una buona prova in Coppa approdando alla semifinale, anche se a passare è il Bayern Monaco; la stessa identica situazione nella DFB-Pokal si ripete nell'edizione 2018-2019.

La stagione 2019-2020 comincia, stante la permanenza dell'Amburgo in seconda divisione, con la certezza di essere la squadra con più partecipazioni in assoluto alla Bundesliga. Per la prima volta, però, il Werder deve giocare il play-out in campionato: evitata la retrocessione diretta nell'ultima giornata scavalcando il Fortuna Düsseldorf, i biancoverdi mantengono la categoria superando, grazie alla regola dei gol fuori casa, l'Heidenheim nel doppio confronto. La retrocessione arriva, tuttavia, al termine del campionato 2020-2021: nonostante il ritorno in panchina di Thomas Schaaf per l'ultima partita di campionato, i biancoverdi si fanno scavalcare in classifica all'ultima giornata dal Colonia, terminando al penultimo posto e retrocedendo così in Zweite Bundesliga dopo quarant'anni. La stagione seguente, la prima per il club in Zweite Bundesliga dopo quarant'anni, si conclude, nonostante un inizio di stagione difficile, con il secondo posto, piazzamento che garantisce il ritorno in massima serie dopo un solo anno di assenza.

Cronistoria[modifica | modifica wikitesto]

Cronistoria dello Sport-Verein Werder von 1899
  • 1899: fondazione del club
  • 1902-03 ·
  • 1903-04 ·
  • 1904-05 ·
  • 1905-06 ·
  • 1906-07 ·
  • 1907-08 ·
  • 1908-09 ·
  • 1909-10 ·

  • 1910-11 ·
  • 1911-12 ·
  • 1912-13 ·
  • 1913-14 ·
  • 1915-16
  • 1916-17
  • 1917-18
  • 1918-19
  • 1919-20 ·

  • 1920-21 ·
  • 1921-22 ·
  • 1922-23 ·
  • 1923-24 ·
  • 1924-25 ·
  • 1925-26 ·
  • 1926-27 ·
  • 1927-28 ·
  • 1928-29 ·
  • 1929-30 ·

3º nel gruppo B.
  • 1934-35 · 2º in Gauliga Niedersachsen.
  • 1935-36 Vince la Gauliga Niedersachsen.
2º nel gruppo B.
  • 1936-37 Vince la Gauliga Niedersachsen.
2º nel gruppo B.
  • 1937-38 · 3º in Gauliga Niedersachsen.
  • 1938-39 · 4º in Gauliga Niedersachsen.
  • 1939-40 · 2º in Gauliga Niedersachsen-Nord.

  • 1940-41 · 2º in Gauliga Niedersachsen-Nord.
  • 1941-42 Vince la Gauliga Niedersachsen-Nord.
eliminato nei quarti di finale.
  • 1942-43 · 2º in Gauliga Weser-Ems.
  • 1943-44 · 4º in Gauliga Weser-Ems Gruppe Bremen.
  • 1944-45
  • 1945-46
  • 1946-47
  • 1947-48 · 5º in Oberliga Nord.
eliminato nei quarti di finale.
  • 1948-49 · 8º in Oberliga Nord.
  • 1949-50 · 4º in Oberliga Nord.

  • 1950-51 · 6º in Oberliga Nord.
  • 1951-52 · 7º in Oberliga Nord.
  • 1952-53 · 3º in Oberliga Nord.
  • 1953-54 · 5º in Oberliga Nord.
  • 1954-55 · 4º in Oberliga Nord.
  • 1955-56 · 6º in Oberliga Nord.
  • 1956-57 · 5º in Oberliga Nord.
  • 1957-58 · 7º in Oberliga Nord.
  • 1958-59 · 2º in Oberliga Nord.
4º nel gruppo 1.
2º nel gruppo 2.

2º nel gruppo 2.
Vince la DFB-Pokal (1º titolo).
Eliminato nella partita di qualificazione per il campionato nazionale.
Eliminato nei quarti della Coppa delle Coppe.
Eliminato nella partita di qualificazione per il campionato nazionale.
  • 1963-64 · 10º in Bundesliga.
  • 1964-65 Campione della Germania Ovest (1º titolo).
  • 1965-66 · 4º in Bundesliga.
Eliminato negli ottavi della Coppa dei Campioni.


Eliminato negli ottavi della Coppa UEFA.
Eliminato nel secondo turno della Coppa UEFA.
Eliminato nel primo turno della Coppa UEFA.
Eliminato nel primo turno della Coppa UEFA.
Eliminato nel primo turno della Coppa UEFA.
  • 1987-88 Campione della Germania Ovest (2º titolo).
Semifinalista nella Coppa UEFA.
Vince la DFL-Supercup (1º titolo).
Eliminato nei quarti della Coppa dei Campioni.
Finalista nella DFB-Pokal.
Semifinalista nella Coppa UEFA.
Finalista nella DFB-Pokal.

Vince la DFB-Pokal (2º titolo).
Vince la Coppa delle Coppe.
  • 1992-93 Campione di Germania (3º titolo).
Sconfitto nella Supercoppa UEFA
Eliminato negli ottavi della Coppa delle Coppe.
Vince la DFL-Supercup (2º titolo).
Eliminato nella fase a gruppi della Champions League.
Vince la DFB-Pokal (3º titolo).
Vince la DFL-Supercup (3º titolo).
Eliminato negli ottavi della Coppa delle Coppe.
Eliminato negli ottavi della Coppa UEFA.
Vince la Coppa Intertoto (1º titolo).
Eliminato nel secondo turno della Coppa UEFA
Vince la DFB-Pokal (4º titolo).
Eliminato nei quarti della Coppa UEFA.
Finalista nella DFB-Pokal.

Eliminato nel secondo turno della Coppa UEFA.
Eliminato nel secondo turno della Coppa UEFA.
  • 2003-04 Campione di Germania (4º titolo).
Vince la DFB-Pokal (5º titolo).
Eliminato negli ottavi della Champions League.
Eliminato negli ottavi della Champions League.
Vince la DFL-Ligapokal (1º titolo)
Eliminato nella fase a gruppi della Champions League.
Semifinalista nella Coppa UEFA.
Eliminato nella fase a gruppi della Champions League.
Eliminato negli ottavi della Coppa UEFA.
Eliminato nella fase a gruppi della Champions League.
Finalista nella Coppa UEFA.
Vince la DFB-Pokal (6º titolo).
Eliminato negli ottavi dell'Europa League.
Finalista nella DFB-Pokal.

Eliminato nella fase a gruppi della Champions League.
Vince lo spareggio promozione-salvezza.

Colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

Giocatori del club con la divisa tradizionale.

Colori[modifica | modifica wikitesto]

I colori della maglia del Werder Brema sono il verde acqua, il principale, e il bianco, che compare sulle spalle e sulle maniche; in alto a sinistra compare lo stemma del club. Sempre nello stesso verde sono i calzoncini e i calzettoni[9].

Simboli ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Il simbolo del Werder Brema è composto da un rombo verde bordato di bianco con all'interno una W bianca.

Inno[modifica | modifica wikitesto]

L'inno del club si intitola Lebenslang Grün-Weiß.

Strutture[modifica | modifica wikitesto]

Stadio[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Weserstadion.
Veduta panoramica del Weserstadion.

Dal 1924 il Werder Brema gioca le partite casalinghe nel Weserstadion, che può contenere fino a 42.500 spettatori; sorge vicino al fiume Weser da cui prende il nome.

Ospita al suo interno un ristorante e, dal 2004 anche il Wuseum, un museo che raccoglie molti cimeli della squadra[10]. Nel 2008 è stato invece oggetto di numerosi lavori di ammodernamento; fra questi figurano il rifacimento della copertura e la posa di pannelli solari oltre alla ricostruzione delle curve, che fanno assumere al Weserstadion l'attuale forma rettangolare[11].

Società[modifica | modifica wikitesto]

[modifica | modifica wikitesto]

La società ha avuto i seguenti sponsor[12]:

Cronologia degli sponsor tecnici
Cronologia degli sponsor ufficiali
  • 1971-1974 Land Bremen
  • 1976-1978 Norda
  • 1978-1981 Pentax
  • 1981-1984 Olympia
  • 1984-1986 Trigema
  • 1986-1992 Portas
  • 1992-1997 dbv-Winterthur
  • 1997-2000 o.tel.o
  • 2000-2001 QSC
  • 2002-2004 Reno
  • 2004-2006 KiK
  • 2006-2007 bwin
  • 2007-2012 Citibank / Targobank
  • 2012- Wiesenhof

Impegno nel sociale[modifica | modifica wikitesto]

È attiva la Werder Bremen Stiftung, che ha come compiti tra gli altri la promozione dello sport, la prevenzione della violenza e l'istruzione[13].

Altre sezioni della società[modifica | modifica wikitesto]

Il Werder Brema è una società polisportiva. Oltre al calcio, di cui è presente anche la sezione femminile[14], esistono altri dipartimenti; questi sono pallamano[15], atletica leggera[16], scacchi[17], ping pong[18] e ginnastica[19].

Allenatori e presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Le singole voci sono elencate nella Categoria:Allenatori dello S.V. Werder von 1899.

Tra gli allenatori del Werder ci sono da segnalare sicuramente Otto Rehhagel e Thomas Schaaf: ciascuno dei due è rimasto consecutivamente in panchina per ben più di un decennio, ed insieme hanno vinto la quasi totalità dei titoli conquistati dal clb nel dopoguerra.

Dal 1963, anno di nascita della Bundesliga, gli allenatori del club sono stati[20]:

Allenatori

Calciatori[modifica | modifica wikitesto]

Le singole voci sono elencate nella Categoria:Calciatori dello S.V. Werder von 1899.

Vincitori di titoli[modifica | modifica wikitesto]

Horst-Dieter Höttges
Campioni del mondo

Altri riconoscimenti individuali[modifica | modifica wikitesto]

Karl-Heinz Riedle
Bandiera della Germania Rudi Völler: (1983)
Bandiera della Germania Miroslav Klose: (2006)
Bandiera dell'Austria Andreas Herzog: (1992)
Bandiera della Finlandia Pasi Rautiainen: (1982)
Bandiera della Finlandia Petri Pasanen: (2008)
Bandiera della Nuova Zelanda Wynton Rufer: (1989, 1990, 1992)
Bandiera della Svizzera Raphaël Wicky: (1998)
Bandiera dell'Ungheria Krisztián Lisztes: (2002)
Bandiera della Germania Rudi Völler: (1983)
Bandiera della Germania Mario Basler: (1995)
Bandiera del Brasile Aílton: (2004)
Bandiera della Germania Miroslav Klose: (2006)
Bandiera della Nuova Zelanda Wynton Rufer: (1994)
Bandiera della Germania Karl-Heinz Riedle: (1990)
Bandiera della Germania Miroslav Klose: (Germania 2006)

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Palmarès dello Sport-Verein Werder von 1899.

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

1964-1965, 1987-1988, 1992-1993, 2003-2004
1960-1961, 1990-1991, 1993-1994, 1998-1999, 2003-2004, 2008-2009
1988, 1993, 1994
2006
1980-1981

Competizioni regionali[modifica | modifica wikitesto]

1933-1934, 1935-1936, 1936-1937, 1941-1942

Competizioni giovanili[modifica | modifica wikitesto]

1998-1999

Competizioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

1991-1992
1998
1979, 1981, 1985

Statistiche e record[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazione ai campionati e ai tornei internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Campionati nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Alla stagione 2023-2024 il Werder è la squadra con più partecipazioni alla Bundesliga, insieme al Bayern Monaco.

Dalla stagione 1933-1934 alla stagione 2023-2024 compresa, la squadra ha partecipato a:

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Gauliga Niedersachsen 11 1933-1934 1943-1944 85
Oberliga Nord 16 1945-1946 1962-1963
Bundesliga 59 1963-1964 2023-2024
2. Fußball-Bundesliga 2 1980-1981 2021-2022 2

Partecipazione alle coppe europee[modifica | modifica wikitesto]

Il club ha vinto la Coppa delle Coppe 1991-1992 battendo nella finale di Lisbona il Monaco, e la Coppa Intertoto 1998. Ha disputato anche la Supercoppa UEFA 1992, ma è stata battuta dal Barcellona. Da segnalare anche il raggiungimento della finale della Coppa UEFA 2008-2009, dove è stato sconfitto dallo Šachtar, e la semifinale della Coppa UEFA 2006-2007, quando a passare il turno è stato l'Espanyol. Per quanto riguarda il cammino nella Champions League, il club è arrivato in due occasioni agli ottavi di finale.

Alla stagione 2023-2024 il club ha ottenuto le seguenti partecipazioni ai tornei internazionali[21]:

Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione
Coppa dei Campioni/UEFA Champions League 9 1964-1965 2010-2011
Coppa delle Coppe 4 1961-1962 1994-1995
Supercoppa UEFA 1 1992
Coppa UEFA/UEFA Europa League 16 1982-1983 2009-2010
Coppa Intertoto UEFA 5 1996 2003

Statistiche nelle competizioni UEFA[modifica | modifica wikitesto]

Tabella aggiornata alla fine della stagione 2020-2021.

Competizione Partecipazioni G V N P RF RS
UEFA Champions League 9 66 27 14 25 109 97
Coppa delle Coppe 4 21 11 3 7 39 22
Coppa UEFA/UEFA Europa League 16 99 46 25 28 216 120
Coppa Intertoto 1 6 5 1 0 18 4
Supercoppa UEFA 1 2 0 1 1 2 3

Statistiche individuali[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda le competizioni internazionali, Torsten Frings è il giocatore con più presenze totali, 87, mentre Claudio Pizarro è il miglior marcatore, avendo realizzato fino a questo momento 29 reti con la maglia del club[21].

Vengono riportati di seguito i calciatori per numero di presenze e gol con la maglia del Werder Brema:

Record di presenze
I primi dieci giocatori per numero di presenze[22]:
Record di gol
I primi dieci giocatori per numero di gol[23]:

Statistiche di squadra[modifica | modifica wikitesto]

Nelle competizioni europee il Werder Brema ha ottenuto contro gli ucraini del Metalurh Donec'k la miglior vittoria in assoluto, un 8-0 nel ritorno del primo turno della Coppa UEFA 2002-2003, mentre la peggior sconfitta è il 7-2 esterno rimediato contro i francesi del Lione nel ritorno degli ottavi della UEFA Champions League 2004-2005[21].

Tifoseria[modifica | modifica wikitesto]

Tifosi nella Westkurve

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica wikitesto]

La principale rivalità è nei confronti dell'Amburgo[24], il cosiddetto Nordderby: le due squadre si incontravano regolarmente anche prima della nascita della Bundesliga, nell'Oberliga Nord. Invece un incontro tra Werder e Amburgo al di fuori dei confini nazionali si è svolto nella semifinale della Coppa UEFA 2008-2009, e ha visto prevalere proprio i bianco-verdi.

I tifosi del Werder hanno invece rapporti di amicizia con alcuni gruppi ultras dell'Udinese[25], dell'Hapoel Katamon Gerusalemme, con il gruppo Ultras Cosenza che frequenta la nord della città bruzia e curva sud Cosenza e dei connazionali del Kaiserslautern e del Rot-Weiss Essen[26].

Organico[modifica | modifica wikitesto]

Rosa 2023-2024[modifica | modifica wikitesto]

Rosa aggiornata al 1° febbraio 2024.

N. Ruolo Calciatore
1 Bandiera della Rep. Ceca P Jiří Pavlenka
2 Bandiera del Belgio D Olivier Deman
3 Bandiera della Germania D Anthony Jung
4 Bandiera della Germania D Niklas Stark
5 Bandiera della Germania D Amos Pieper
6 Bandiera della Danimarca C Jens Stage
7 Bandiera della Germania A Marvin Ducksch
8 Bandiera della Germania C Mitchell Weiser
9 Bandiera della Polonia A Dawid Kownacki
10 Bandiera della Germania C Leonardo Bittencourt
13 Bandiera della Serbia D Miloš Veljković
14 Bandiera del Belgio C Senne Lynen
N. Ruolo Calciatore
17 Bandiera della Germania A Justin Njinmah
18 Bandiera della Guinea C Naby Keïta
19 Bandiera della Colombia A Rafael Borré
20 Bandiera dell'Austria C Romano Schmid
22 Bandiera dell'Argentina D Julián Malatini
27 Bandiera della Germania D Felix Agu
29 Bandiera della Germania A Nick Woltemade
30 Bandiera della Germania P Michael Zetterer
32 Bandiera dell'Austria D Marco Friedl (capitano)
35 Bandiera della Germania C Leon Opitz
36 Bandiera della Germania D Christian Groß
38 Bandiera della Germania P Eduardo dos Santos Haesler

Staff tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Staff dell'area tecnica
  • Bandiera della Germania Ole Werner – Allenatore
  • Bandiera della Germania Wolfgang Rolff – Allenatore in 2ª
  • Bandiera della Bulgaria Ilija Gruev – Allenatore in 2ª
  • Bandiera della Germania Tim Borowski – Allenatore in 2ª
  • Bandiera dell'Austria Axel Dörrfuß – Preparatore atletico
  • Bandiera della Germania Christian Vander – Preparatore portieri
  • Bandiera dell'Austria Andreas Marlovits – Medico sociale

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Werder: Traduzione del termine Werder - Dizionario di Tedesco - Corriere della Sera, su dizionari.corriere.it. URL consultato il 9 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 28 agosto 2016).
  2. ^ (EN) FROM FVW TO SVW, su werder.de. URL consultato il 30 aprile 2021.
  3. ^ (EN) FROM THE OBERLIGA DIVISION TO THE BUNDESLIGA, su werder.de. URL consultato il 30 aprile 2021.
  4. ^ (EN) THE FIRST CHAMPIONSHIP AND THE BROKEN POST AT BÖKELBERG, su werder.de. URL consultato il 30 aprile 2021.
  5. ^ (EN) 1972-1980, su werder.de. URL consultato il 30 aprile 2021.
  6. ^ (EN) PROMOTION AND BEGIN OF REHHAGEL ERA, su werder.de. URL consultato il 30 aprile 2021.
  7. ^ (EN) BACK TO THE TOP WITH A DOUBLE TITLE, su werder.de. URL consultato il 3 maggio 2021.
  8. ^ a b (EN) THE NEW ‘OLD’ WERDER, su werder.de. URL consultato il 3 maggio 2021.
  9. ^ Ufficializzata la nuova maglia Nike 15-16 del Werder Brema. Torna il verde acqua, in overpress.it. URL consultato l'8 marzo 2016.
  10. ^ (EN) WUSEUM - THE WERDER BREMEN MUSEUM, in weserstadion.de. URL consultato l'8 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 6 marzo 2016).
  11. ^ (DE) Weserstadion, in stadiumguide.com. URL consultato l'8 marzo 2016.
  12. ^ (DE) Trikots Werder Bremen, in galerie-des-sports.de. URL consultato il 7 marzo 2016 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2016).
  13. ^ (DE) SV Werder Bremen Stiftung, in fussball-stiftet-zukunft.de. URL consultato l'8 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2016).
  14. ^ (DE) Frauen, in werder.de. URL consultato l'8 marzo 2016.
  15. ^ (DE) Handball, in werder.de. URL consultato l'8 marzo 2016.
  16. ^ (DE) Leichtathletik, in werder.de. URL consultato l'8 marzo 2016.
  17. ^ (DE) Schach, in werder.de. URL consultato l'8 marzo 2016.
  18. ^ (DE) Tischtennis, in werder.de. URL consultato l'8 marzo 2016.
  19. ^ (DE) Turnspiele und gymnastik, in werder.de. URL consultato l'8 marzo 2016.
  20. ^ Werder Bremen » Storia Allenatore, su calcio.com. URL consultato il 25 aprile 2021.
  21. ^ a b c (EN) SV Werder Bremen pubblicazione=www.uefa.com, su uefa.com. URL consultato il 6 febbraio 2016.
  22. ^ Werder Bremen, in calciozz.it. URL consultato il 7 marzo 2016.
  23. ^ Werder Bremen, in calciozz.it. URL consultato il 7 marzo 2016.
  24. ^ (EN) Werder Bremen, in abseits-soccer.com. URL consultato l'8 marzo 2016.
  25. ^ Pierluigi Todisco, Brema, abbraccio tra tifosi, in gazzetta.it, 9 aprile 2008.
  26. ^ (DE) Fanfreundschaften & Kontakte, in stadionfans.de. URL consultato l'8 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2016).

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