Nike (azienda)

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Nike, Inc.
Logo
StatoStati Uniti Stati Uniti
Forma societariaPublic company
Borse valoriNYSE: NKE
ISINUS6541061031
Fondazione25 gennaio 1964
(come Blue Ribbon Sports) /
30 maggio 1971
(come Nike, Inc.)
Fondata da
Sede principaleBeaverton, Oregon
Persone chiave
Settoreabbigliamento
Prodotti
  • scarpe/sneaker
  • vestiti
  • equipaggiamento sportivo
  • accessori di moda
Fatturato34,35 miliardi di $[1] (2017)
Utile netto4,24 miliardi di $[1] (2017)
Dipendenti74.000[1] (2017)
Slogan«Just do it»
Sito web

Nike (pronunciato ufficialmente: /ˈnaɪ.ki/[2] ma anche /naɪk/) è una multinazionale americana che produce calzature, abbigliamento e accessori sportivi. Creata nel 1971, ha sede a Beaverton, nell'area metropolitana di Portland, Oregon.

Il nome Nike è ispirato alla dea greca della vittoria Nike, una dea alata in grado di muoversi ad alta velocità, la cui rappresentazione più famosa, una statua esposta al Louvre, è la vittoria di Samotracia. Il marchio ha un logo semplice e rapidamente riconoscibile: lo Swoosh, una virgola posta capovolta e in orizzontale; è stato creato da Carolyn Davidson nel 1971 come rappresentazione stilizzata dell'ala della dea.[3] La società è il più grande fornitore di attrezzature sportive al mondo. I maggiori concorrenti sono Adidas, Puma e Under Armour.

Nel 2013 diventa membro del Dow Jones Industrial Average, sostituendo Alcoa.[4]

La sede centrale di Nike a Beaverton, nell'Oregon

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

L'azienda nasce il 25 gennaio 1964, quando Bill Bowerman (allenatore) e Phil Knight (appassionato mezzofondista) creano il marchio "Blue Ribbon Sports" (BRS)[5] per importare scarpe sportive Tiger dal Giappone dalla Onitsuka, in seguito divenuta Asics. In pochi mesi sono vendute 1300 paia di scarpe da corsa, nel 1965 le vendite raggiungono quota 20 mila. Nel 1966 BRS apre il suo primo negozio al dettaglio a Santa Monica, in California; l'anno successivo, grazie all'aumento delle vendite, BRS apre nell'East Coast, a Wellesley, nel Massachusetts.

Nel 1971 si rompono i rapporti con i giapponesi che decidono di vendere per conto proprio. Il 30 maggio 1971 nasce Nike, Inc. con il logo disegnato per 35 dollari da una studentessa di grafica, Carolyn Davidson.[3] Il nome del marchio è consigliato da Jeff Johnson (uno dei collaboratori di Knight) e scelto fra le tante proposte fatte dai 45 collaboratori dell'epoca. Nel 1976 la prima agenzia di comunicazione, la John Brown and Partners, con sede a Seattle: nella sua prima campagna, con lo slogan "There is no finish line", non viene mostrato nessun prodotto Nike. È il co-fondatore dell'agenzia, Dan Wieden, a coniare il famoso slogan "Just Do It" per una campagna pubblicitaria Nike del 1988, scelto da Advertising Age come uno dei cinque principali slogan pubblicitari del 20° secolo e custodito nello Smithsonian Institute. Nel primo annuncio Nike con questo slogan, nel luglio 1988, compare Walt Stack.

Lo sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni Nike amplia la sua linea di prodotti includendo vari sport e diventando il primo produttore mondiale di accessori e abbigliamento sportivo, soprattutto per il calcio, la pallacanestro, il tennis e molte altre discipline sportive. Produce anche orologi da polso, occhiali, abbigliamento casual per adulti e bambini, abbigliamento per il mare. Nel 1988 acquisisce la società di calzature di lusso Cole Haan, seguita dall'acquisto di Bauer Hockey nel 1994 dopo che nel 1990 la società si è trasferita a Beaverton, in Oregon in un'area con otto stabili. Il primo negozio al dettaglio Nike, soprannominato Niketown, apre nel centro di Portland nel novembre di quell'anno.

Nel 2002 la Nike rileva la società di abbigliamento da surf Hurley International dal fondatore Bob Hurley.[6] Nel 2003 acquisisce per 309 milioni di dollari Converse, società creatrice della linea di sneakers Chuck Taylor All-Stars.[7] (2003). Nel 2004 rileva Starter e nel 2008 Umbro, note entrambe come produttori del kit della squadra nazionale di calcio inglese. Sempre in quegli anni rivende comunque alcune di queste società per concentrarsi sulle sue principali linee di business. Così nel 2007 vende Starter, nel 2008 Bauer Hockey, nel 2012 Umbro a Iconix Brand Group e nel 2013 Cole Haan ad Apax Partners. A partire dal 2017 Nike controlla due aziende chiave: Converse Inc e Hurley International.

Nel novembre 2004, sei mesi dopo la morte del figlio Matthew, Knight si dimette da CEO di Nike, ma mantiene la carica di presidente della società. Al suo posto è nominato William Perez, ex CEO di SC Johnson & Son Inc, poi sostituito nel 2006 da Mark Parker il quale nel 2017 diventerà anche presidente.

Logo Della collezione

Nel 2017, Virgil Abloh, fondatore di OFF-WHITE, ha collaborato con Nike per creare "THE TEN"[8]. Virgil ha rielaborato in 10 mesi i 10 modelli icona che hanno segnato la storia di Nike dividendoli in due categorie di stile: Revealing e Ghosting. Il primo gruppo raccoglie una serie di modelli creati per essere accessibili e adatti a tutti (Air Jordan 1, Nike Air Max 90, Nike Air Presto, Nike Air VaporMax e Nike Blazer Mid) il cui design viene stravolto con piccole applicazioni, tagli e scritte. Il secondo gruppo è invece la versione più futuristica della collezione (Converse Chuck Taylor, Nike Zoom Fly SP, Nike Air Force One 1 Low, Nike React Hyperdunk 2017 e Nike Air Max 97) e introduce l’utilizzo della gomma trasparente applicata come uno scudo protettivo.

Tutti i modelli verranno presentati in occasione dei “Nike Off Campus”[9] e successivamente venduti nei NikeLab e sull'app Nike sneakrs.

Dopo i primi dieci lanci la collaborazione prosegue con diverse colorazioni dei 10 modelli.

La collaborazione ha avuto molto successo e ha creato grande hype soprattutto tra i giovani appassionati di streetwear, tuttora i pezzi della prima collezione sono rivenduti a prezzi esorbitanti.

I primi 10 modelli di "THE TEN, TEN NIKE ICONS RECONSTRUCTED" rilasciati a settembre 2017

Nel marzo 2018 Parker annuncia che si ritirerà ad agosto dopo la scelta di Trevor Edwards, un dirigente di punta della Nike, come suo possibile successore. In realtà Edwards si fa da parte e Nike annuncia che Parker resterà presidente e Ceo oltre il 2020.[10]

Nike Football[modifica | modifica wikitesto]

La Nike è il fornitore ufficiale di palloni per la Liga e la FA Premier League dal 2000 e per la Serie A, Coppa Italia e Supercoppa Italiana dal 2007. Nel quinquennio 2007-2012, ha fornito i palloni anche alla Serie B. La Nike è sponsor tecnico di diverse squadre di calcio, tra club e nazionali. Tra i maggiori club europei spiccano gli spagnoli Futbol Club Barcelona, Atlético Madrid, gli inglesi Manchester City, Chelsea e Tottenham Hotspur, gli italiani Inter e Roma, i francesi Paris Saint-Germain e Monaco, gli svizzeri FC Zürich, i tedeschi dell'Hertha Berlino, i romeni dello Steaua Bucarest, gli ucraini Šachtar, i russi Zenit S. Pietroburgo, Spartak Mosca e i turchi del Galatasaray. I maggiori club sudamericani griffati Nike sono gli argentini Boca Juniors, Racing Avellaneda, Club Atlético Rosario Central, Club Atlético San Lorenzo e i brasiliani Corinthians Paulista e Sport Club Internacional. Tra le nazionali spiccano il Brasile, l'Inghilterra, la Francia, i Paesi Bassi, il Portogallo, la Turchia, gli USA, il Cile e la Norvegia. Dalla stagione 2017/2018 anche il Chelsea è sponsorizzato da Nike, dopo aver firmato un contratto che consentirà di portare nelle casse del club londinese circa 60 milioni di sterline (75 milioni di euro) all'anno per 10 anni.

La più importante fabbrica di scarpe da calcio è situata a Montebelluna, in Veneto.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

La Nike è stata criticata per le condizioni di lavoro e i metodi di produzione nelle fabbriche d'oltremare con cui ha contratti commerciali. Come riportato dai più importanti media internazionali,[11] si è scoperto che l'azienda per anni ha sfruttato il lavoro di bambini, dai 5 anni di età, per cucire i propri palloni e vestiti. Tali bambini venivano impiegati per 14-16 ore al giorno in condizioni igieniche pessime, per portare avanti lavori massacranti, in fabbriche buie e malsane.[12]

Nel luglio 2002 la Nike ha annunciato che i suoi stabilimenti sarebbero stati controllati dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro per salvaguardare e impedire lo sfruttamento minorile.[13] Nell'aprile 2007 in 20.000 sfilano contro la multinazionale nel più grosso sciopero della storia del Vietnam. Gli operai denunciano uno stipendio inferiore al valore di un paio di scarpe.[14]

La questione è anche citata nel film The Big One del regista Michael Moore, che per il documentario ha incontrato alla fine del film il numero uno della Nike Phil Knight, cofondatore ed ex amministratore delegato della Nike.[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) US SEC: Form 10-K Nike, Inc., United States Securities and Exchange Commission. URL consultato il 13 gennaio 2018.
  2. ^ (EN) Nike IS pronounced Nikey, chairman of shoe giant finally confirms, su http://www.dailymail.co.uk/, 29 maggio 2014. URL consultato il 9 dicembre 2017.
  3. ^ a b (EN) Logos that became legends: Icons from the world of advertising (London), The Independent, 4 gennaio 2008. URL consultato l'11 febbraio 2010.
  4. ^ (EN) Robin Goldwin Blumenthal, Alcoa’s CEO Is Remaking the Industrial Giant, in Barron's. URL consultato il 13 settembre 2015.
  5. ^ (EN) Founded on a handshake, $500 and mutual trust, Nikebiz. URL consultato il 25 agosto 2011.
  6. ^ (EN) http://www.surfline.com/mag/daily_grind/02_22_hurley.cfm, su surfline.com.
  7. ^ (EN) Nike draft an All Star, su washingtonpost.com, 17 luglio 2003.
  8. ^ (IT) Dieci icone Nike secondo Virgil Abloh, su m.nike.com. URL consultato il 7 novembre 2018.
  9. ^ Nike, THE TEN: NIKE ICONS RECONSTRUCTED, 6 settembre 2017. URL consultato il 7 novembre 2018.
  10. ^ (EN) Nike Announces that Mark Parker Will Continue as Chairman and CEO beyond 2020, su news.nike.com, 15 marzo 2018. URL consultato il 22 agosto 2018.
  11. ^ Times Online, su timesonline.co.uk.
  12. ^ Guida al Consumo Critico, su jacopofo.com (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  13. ^ Repubblica Online, su repubblica.it.
  14. ^ Sciopero in Vietnam Repubblica Online, su repubblica.it.
  15. ^ Michael Moore, The Big One, 10 aprile 1998. URL consultato il 6 luglio 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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