Francesco Baracca

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Francesco Baracca
FRANCESCO BARACCA.jpg
9 maggio 1888 - 19 giugno 1918
Nato a Lugo, provincia di Ravenna
Morto a Nervesa della Battaglia, provincia di Treviso
Cause della morte Abbattuto dal fuoco nemico/non chiare
Luogo di sepoltura Lugo
Dati militari
Paese servito bandiera Regno d'Italia
Forza armata Flag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Arma Cavalleria
Specialità pilota di caccia
Unità RA-emblem.png Servizio Aeronautico
Anni di servizio 1907–1918
Grado Maggiore
Comandanti Pier Ruggero Piccio
Guerre Prima guerra mondiale
Comandante di 91a squadriglia caccia.svg 91ª Squadriglia
Decorazioni Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia Medaglia d'Oro al Valor Militare Medaglia d'Argento al Valor Militare Medaglia d'Argento al Valor Militare Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Croce di Guerra francese con Palme Croce Militare britannica Croce di ufficiale della corona belga Stella dei Karageorgevich (IV Classe)
Studi militari Accademia militare di Modena
Scuola di cavalleria

Dati tratti dal sito del Museo Francesco Baracca[1]

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Francesco Baracca (Lugo, 9 maggio 1888Nervesa della Battaglia, 19 giugno 1918) è stato un asso dell'aviazione italiana e medaglia d'oro al valor militare nella prima guerra mondiale. Gli vengono attribuite 34 vittorie aeree.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato il 9 maggio 1888 da una famiglia ricca (il padre Enrico era uomo d'affari e proprietario terriero, mentre la madre era la contessa Paolina de Biancoli) Francesco Baracca studiò dapprima nella sua città natale di Lugo, in Emilia-Romagna, quindi a Firenze e in seguito scelse la vita militare nell'Accademia militare di Modena,[1] dove fu ammesso nel 1907 e da cui due anni dopo ne uscì come sottotenente dell'Arma di Cavalleria del Regio Esercito. Nel 1909 frequentò il corso di specializzazione presso la Scuola di Cavalleria di Pinerolo e l'anno successivo venne assegnato al 2º Reggimento cavalleria "Piemonte Reale" di stanza a Roma nella caserma "Castro Pretorio", dove dimostrò le sue doti di cavaliere vincendo il concorso ippico di Tor di Quinto.[1][2]

Nel 1912, affascinato da un'esercitazione aerea presso l'aeroporto di Roma-Centocelle,[2] passò in aviazione, che allora era parte dell'esercito. Frequentò i corsi della scuola di pilotaggio a Bétheny in Francia con un Nieuport 10,[2] e il 9 luglio conseguì il brevetto di pilota numero 1037.[1] Si distinse presto per l'eccezionale abilità nelle tecniche acrobatiche. Nel 1914 venne assegnato al Battaglione Aviatori, prima presso la 5ª e poi con la 6ª Squadriglia. Alla vigilia della prima guerra mondiale, Baracca fu inviato a Parigi dove si addestrò sul caccia Nieuport 10.

Rientrato in Italia nel luglio del 1915, cominciò i voli di pattugliamento il 25 agosto.[1] Dopo ripetuti infruttuosi combattimenti, gli venne assegnato un Nieuport 11 "Bébé" con il quale – in forza alla 70ª Squadriglia – entrò ripetutamente in azione nella seconda metà del 1915. Finalmente, il 7 aprile 1916 otteneva la sua prima vittoria, su un Aviatik biposto. Il suo primo abbattimento venne effettuato sopra il cielo di Gorizia: il 7 aprile 1916, ai comandi di un Nieuport 13 presso Medeuzza, dopo vari minuti di ingaggio riuscì a portarsi con una cabrata in coda a un ricognitore Hansa-Brandenburg C.I austro-ungarico che, ricevuti quarantacinque colpi, fu costretto ad atterrare e l'equipaggio venne fatto prigioniero.[1]

Per un'altra fonte l'aereo abbattuto era un biposto Aviatik.[3] Per l'azione Baracca venne decorato con la medaglia d'argento al valor militare. La sua prima vittoria fu anche la prima in assoluto dell'aviazione italiana.[1][4][5] Tornato a terra, incontrò uno dei due piloti nemici abbattuti e gli strinse la mano, mostrando simili atteggiamenti di conforto e cavalleria anche verso altri nemici nel prosieguo della guerra;[1] egli, infatti, sosteneva: «è all'apparecchio che io miro, non all'uomo». Sarà decorato di altre due medaglie d'argento, delle quali, l'ultima sarà convertita in medaglia d'oro nel maggio 1918. Altre vittorie seguirono presto la prima, e, all'inizio di maggio, aveva ottenuto già sette vittorie individuali e tre in collaborazione, diventando di fatto uno dei pochi assi dell'aviazione, con tutta la celebrità che ne conseguiva.[2] Il 13 maggio Baracca ottenne un'altra vittoria in collaborazione.[3] Promosso capitano nel giugno 1916, rimase sempre nella stessa squadriglia, anche quando questa divenne la 70ª.

Il 1º maggio del 1917 si trasferì alla 91ª Squadriglia, soprannominata "La squadriglia degli assi" perché costituita da grandi assi dell'aviazione scelti da Baracca in persona,[2] quali Pier Ruggero Piccio, Fulco Ruffo di Calabria, Gaetano Aliperta, Bortolo Costantini, Guido Keller, Giovanni Sabelli, Enrico Perreri e Ferruccio Ranza.[1] L'unità aveva in dotazione il nuovo Nieuport 17 costruito in Italia dalla Macchi. Sul suo aereo in onore alla sua Arma di appartenenza Baracca dipinse il cavallino nero rampante destinato a diventare una delle insegne più cara agli italiani (anni dopo Enzo Ferrari chiese alla madre di Baracca il permesso di adottare, in suo onore, il simbolo per la sua nascente scuderia automobilistica).

Presso questa squadriglia, di cui divenne il comandante, conseguì ventisei vittorie. Nel settembre 1917, con diciannove vittorie al suo attivo, era l'asso italiano con il maggior numero di abbattimenti. Il 6 di quel mese venne promosso maggiore. Altri cinque successi seguirono in ottobre, con due doppi abbattimenti in due singoli giorni. La seconda – di queste duplici vittorie – venne conseguita il 26 ottobre, ai danni di due Aviatik tedeschi. Quando gli austro-ungarici, rinforzati da forze germaniche, incluse tre squadriglie di caccia (Jagdstaffeln, più semplicemente Jastas), lanciarono la loro offensiva che portò alla disfatta di Caporetto, la 91ª Squadriglia venne riequipaggiata con lo SPAD S.XIII. Pilotando questo nuovo aereo, Baracca portò il totale delle sue vittorie a trenta, ma subito dopo venne messo a riposo. Ritornò in azione nel maggio 1918, dopo che il 5 gli fu commutata una medaglia d'argento in medaglia d'oro.[6] Il 15 giugno, con l'abbattimento di altri due aerei,[3] conseguì le sue ultime vittorie, abbattendo per ultimo un caccia Albatros D.III con uno SPAD S.XIII nei pressi di San Biagio di Callalta.

Era la sua vittoria ufficiale numero trentaquattro[2][7] riportata in sessantatré combattimenti aerei, sebbene ci sia chi alza questo numero a trentasei[8] e chi lo abbassa a trentatré.[9] Il 19 giugno, dopo aver compiuto una missione, il trentenne Baracca rientrò al campo di Quinto di Treviso; lo SPAD S.XIII con cui aveva compiuto il primo volo della giornata aveva il rivestimento in tela delle ali e della fusoliera danneggiato, perciò egli decollò con il suo aereo di riserva, uno SPAD S.VII, per la seconda missione.[10] Mentre con altri due aerei della 91ª Squadriglia era impegnato in un'azione di mitragliamento a volo radente sopra Colle Val dell'Acqua, sul Montello, il suo aereo venne abbattuto. Baracca fu ucciso probabilmente da un colpo di fucile sparato da terra, mentre sorvolava le trincee austro-ungariche, ma non c'è certezza assoluta in quanto all'epoca un biplano austro-ungarico sostenne di averlo abbattuto.[1]

La mitragliatrice dell'aereo con cui Baracca precipitò nel giugno 1918.

Verrà ritrovato qualche giorno dopo, il 23 giugno dal capitano Osnago, compagno dell'ultimo volo, che su segnalazione dell'ufficiale Ambrogio Gobbi raggiunse le pendici del Montello (località "Busa delle Rane") con il tenente Ranza ed il giornalista Garinei del Secolo di Milano. Qui, accanto ai resti del velivolo, si trovava il corpo di Baracca: ustionato in più punti, presentava una ferita di pallottola sulla tempia destra. Le ali e la carlinga dello SPAD S.VII erano carbonizzati, il motore e la mitragliatrice infissi nel suolo e il serbatoio forato da due pallottole. Le esequie si svolsero il 26 giugno a Quinto di Treviso, alla presenza di autorità civili e militari, e l'elogio funebre venne pronunciato da Gabriele D'Annunzio, ammiratore del pilota di Lugo.

Tesi sulla scomparsa[modifica | modifica sorgente]

È stata avanzata una tesi secondo la quale Baracca, piuttosto che bruciare con il velivolo o essere fatto prigioniero, avrebbe preferito suicidarsi (il corpo, ustionato in più punti, presentava una ferita di pallottola sulla tempia destra); da tempo, inoltre, esiste la rivendicazione dell'abbattimento da parte di un pilota austro-ungarico.[11] Nessuna di queste due tesi, tuttavia, è supportata da elementi concreti. Alle due tesi se ne è aggiunta ultimamente una terza, ossia che un tiratore austriaco appostato su un campanile lo abbia colpito. Secondo uno storico anglosassone, da ricerche nei registri austro-ungarici risulterebbe che Baracca venne ucciso dal mitragliere di un biposto austriaco che l'asso italiano stava attaccando dall'alto.[3]

Francesco Baracca accanto al suo caccia SPAD S.XIII.

In ogni caso, nei giorni del ritiro delle truppe austro-ungariche da Bavaria e Nervesa per raggiungere la riva sinistra del Piave, un giornalista di guerra al seguito delle truppe italiane disse che fu difficile localizzare l'aereo caduto, poiché era finito in una fitta selva di alberi, da cui la certezza che il nemico non lo avesse trovato. Inoltre la stampa austro-ungarica, in quei giorni di combattimento, non se ne era occupata, tanto che qualcuno sperava di trovare Baracca ancora in vita, magari ferito e nascosto da qualche parte. Il re Vittorio Emanuele III aveva infatti fatto inviare ai genitori dell'asso un telegramma in cui auspicava una risoluzione positiva, speranza che si infranse solo in seguito, con il ritrovamento del cadavere e dell'aereo caduto.


La bara fu trasferita nella dimora abituale di Baracca, Villa Borghesan, e il funerale privato si tenne nella chiesa parrocchiale di San Giorgio, a Quinto di Treviso. Una seconda cerimonia funebre, pubblica, si tenne nel cimitero di Quinto, vicino all'aeroporto di San Bernardino da cui l'asso era partito per quella che sarebbe stata la sua ultima missione (e dove oggi, presso il sito su cui sorgeva l'aeroporto, si erge una stele composta da un'ala e da una targa ricordo). Al passaggio della bara, resero omaggio al caduto le autorità civili e militari, oltre alla gente del paese. Il giorno dopo la salma venne trasportata a Lugo, dove ebbero luogo i funerali ufficiali.

L'insegna personale[modifica | modifica sorgente]

L'insegna personale di Baracca, che l'asso faceva dipingere sulla fiancata sinistra del proprio velivolo - sulla destra trovava posto quella della 91ª Squadriglia - era il famoso cavallino rampante, sulle cui origini e sul cui stesso colore esiste un piccolo mistero. Diversi indizi sembrano infatti indicare che il colore originario del cavallino fosse il rosso, tratto per inversione dallo stemma (che in un quarto reca appunto un cavallo d'argento in campo rosso) del 2º Reggimento cavalleria "Piemonte Reale"[2] di cui l'asso romagnolo faceva parte, e che il più famoso colore nero sia stato invece adottato in segno di lutto solo dopo la morte di Baracca dai suoi compagni di squadriglia che rinunciarono alle proprie insegne personali.[12]

Secondo un'altra tesi, il cavallino rampante di Baracca deriverebbe invece non dallo stemma del suddetto reggimento bensì da quello della città tedesca di Stoccarda. Gli aviatori di un tempo, infatti, venivano considerati "assi" solo dopo l'abbattimento del quinto aereo, di cui assumevano talvolta le insegne in onore del nemico sconfitto. Baracca, noto per la sua lealtà e il suo rispetto per l'avversario, avrebbe quindi fatto dipingere sulla carlinga del suo velivolo il cavallino rampante (già nero, secondo questa tesi) visto su quella del quinto aereo da lui abbattuto, un Aviatik (o, secondo altri, un Albatros B.II) tedesco probabilmente guidato da un aviatore di Stoccarda. Se così fosse, allora i cavallini (o meglio le giumente: Stuotengarten - da cui Stuttgart, il nome tedesco di Stoccarda cui l'arma parlante fa riferimento - in antico altotedesco significava "recinto delle giumente") che compaiono negli attuali stemmi della Ferrari e della Porsche (quest'ultimo desunto direttamente dallo stemma della città tedesca) avrebbero, benché leggermente diversi nella grafica, la medesima origine.

In ogni caso, qualche anno dopo il termine della prima guerra mondiale, nel 1923, la madre di Francesco Baracca diede ad Enzo Ferrari l'autorizzazione a utilizzare l'emblema usato da suo figlio,[2] emblema che, modificato nella posizione della coda e nel colore dello sfondo, ora giallo in onore della città di Modena, ornò le vetture condotte dal pilota per la scuderia da corsa dell'Alfa Romeo e, più tardi, le vetture della ditta che Ferrari fondò subito dopo la seconda guerra mondiale: ancora oggi è il simbolo dell'omonima casa automobilistica. Meno conosciuto è il fatto che anche la Ducati utilizzò il cavallino rampante (pressoché identico a quello della Ferrari) sulle proprie moto dal 1956/57 al 1960/61. Il marchio fu scelto dal celebre progettista della Ducati Fabio Taglioni, che era nato a Lugo come Baracca.

La replica del velivolo[modifica | modifica sorgente]

La replica funzionante di uno dei due SPAD S.XIII pilotati da Francesco Baracca, realizzata da Giancarlo Zanardo, è stata presentata in un volo dimostrativo a Nervesa della Battaglia, il 5 aprile 2008, in occasione della serie di commemorazioni previste per il 90º anniversario della Battaglia del solstizio. Il biplano, costruito con le tecniche e i materiali dell'epoca, è stato impreziosito con un frammento di tela proveniente dalla fusoliera di uno degli aerei della 91ª Squadriglia, cui apparteneva Baracca.

Intitolazioni[modifica | modifica sorgente]

Inaugurazione del monumento dedicato a Francesco Baracca (Lugo, giugno 1936).
Inaugurazione del monumento dedicato a Francesco Baracca. Aereo con lo stemma del cavallino rampante (Lugo, giugno 1936).

Subito dopo la sua morte, la 91ª Squadriglia venne ribattezzata "Squadriglia Baracca". Successivamente sono stati numerosi i reparti aerei italiani intitolati all'aviatore lughese. L'Aeronautica Nazionale Repubblicana gli dedicò il 3º Gruppo caccia, mentre l'Aeronautica Militare l'attuale 9º Stormo.[13] L'insegna di Baracca, il cavallino nero, è anche usata nell'emblema del 10º Gruppo e compare anche in quello del 12º Gruppo Caccia, mentre è presente a colori invertiti nello stemma del 4º Stormo[14] e del dipendente 9º Gruppo Caccia. In campo navale, la Regia Marina battezzò con il suo nome un sommergibile della classe Marconi. L'aeroporto di Roma-Centocelle che è sede del Comando della squadra aerea e del Comando operativo di vertice interforze,[15] così come l'aeroporto di Lugo che è sede di una scuola volo elicotteristi portano entrambi il suo nome.[16]

Il portale web dell'Aeronautica Militare ha proposto una pagina, intitolata "I grandi aviatori", dove vengono citate le maggiori personalità storiche dell'aviazione italiana, ponendo Baracca tra di esse.[17] L'odierno stadio comunale di calcio di Mestre,[18] così come l'istituto tecnico aeronautico statale di Forlì[19] e la squadra di calcio della sua città natale, il Baracca Lugo sono intitolati all'aviatore scomparso.

Il nome di Baracca campeggia su molte strade e piazze d'Italia, tra le altre: una via a Roma nel quartiere di Torpignattara, così come un'importante arteria di comunicazione fiorentina, mentre in piazzale Baracca, a Milano, è posto anche un monumento in suo onore.[20] Anche la sua città natale, Lugo, gli ha dedicato un monumento. La realizzazione fu affidata allo scultore faentino Domenico Rambelli che ideò una gigantesca ala d'aereo. Ai piedi dell'ala, la statua dell'eroe vestito con la tuta da aviatore. Il basamento dell'opera reca incise, sul fronte, le date ed i luoghi delle sue vittorie aeree. Ai fianchi vi sono i simboli dei reparti a cui appartenne l'aviatore: l'ippogrifo (91ª Squadriglia) e il cavallino rampante. Il monumento fu inaugurato il 21 giugno 1936. Sempre a Lugo si trova un museo a lui dedicato.[21] Sul Montello, alle porte di Treviso, esiste un monumento (vicino Nervesa della Battaglia), con una dedica di Gabriele D'Annunzio.

Contrariamente a quanto si crede, il punto nel quale l'opera sorge non è quello dove l'aereo del pilota di Lugo impattò contro il suolo. Lo "SPAD" di Baracca infatti, cadde in località "Busa delle rane" al termine della "valle dell'acqua", una depressione che si insinua nel Montello. Il sito dell'attuale monumento fu scelto negli anni trenta, per le sue caratteristiche di panoramicità, che permettevano di osservarlo dalla pianura sottostante. Francesco Baracca compare come personaggio, assieme ad altri celebri aviatori italiani quali Arturo Ferrarin e Adriano Visconti, nel film d'animazione giapponese Porco Rosso, del 1992, opera di Hayao Miyazaki[22].

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Italiane[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
«Pilota di meriti eccezionali, già decorato di tre medaglie al valore, costantemente dedica l'assidua opera sua alla riuscita di brillanti azioni aeree. Il 26 aprile 1917 in fiero e accurato combattimento, con rara abilità e sommo disprezzo del pericolo, abbatteva un nuovo apparecchio nemico, conseguendo così l'ottava sua vittoria. Cielo Carnico, 26 aprile 1917.[23]»
— 5 agosto 1917[24]
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Primo pilota da caccia in Italia, campione indiscusso di abilità e di coraggio, sublime affermazione delle virtù italiane di slancio e di audacia, temprato in sessantatré combattimenti, ha già abbattuto trenta velivoli nemici, undici dei quali durante le più recenti operazioni. Negli ultimi scontri, tornò due volte col proprio apparecchio colpito e danneggiato da proiettili di mitragliatrici. Cielo dell'Isonzo, della Carnia, del Friuli, del Veneto e degli Altipiani, 25 novembre 1916, 11 febbraio, 22, 25, 26 ottobre, 6, 7, 15, 23 novembre, 7 dicembre 1917»
— 5 maggio 1918[6][25]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Nell'occasione d'una incursione aerea nemica, addetto al pilotaggio d'un aeroplano da caccia, con mirabile sprezzo del pericolo, arditamente affrontava un potente aeroplano nemico e, dando prova di alta perizia aviatoria e di grande sangue freddo, ripetutamente lo colpiva col fuoco della propria mitragliatrice fino a causarne la discesa precipitosa nelle nostre linee. Per impedire che gli aviatori nemici distruggessero l'apparecchio appena atterrato, discendeva anch'egli precipitosamente raggiungendo lo scopo e concorrendo alla pronta cattura dei prigionieri. Cielo di Medeuzza, 7 aprile 1916.»
— 18 maggio 1916[23]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Pilota aviatore addetto a una squadriglia da caccia, con sereno sprezzo di ogni pericolo e grande sangue freddo dando prova di molta perizia aviatoria, affrontava potenti aeroplani nemici, concorrendo molto efficacemente, con altro apparecchio da caccia, a determinare la caduta precipitosa di due velivoli avversari: l'uno in territorio nemico fra Bucovina e Ranziano, l'altro entro le nostre linee a Creda, gesso [sic!] Caporetto. Cielo di Gorizia 23 agosto 1916, cielo di Caporetto, 16 settembre 1916.»
— 15 marzo 1917[23]
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Informato con altri aviatori che un aeroplano nemico volteggiava con insistenza sopra Monte Stol e Monte Stariski per regolare il tiro delle proprie batterie montato su un velivolo da caccia arditamente affrontava l'apparecchio avversario che strenuamente si difese con una mitragliatrice e con un fucile a tiro rapido, e dopo una brillante e pericolosa lotta concorreva ad abbatterlo rimanendo ucciso l'ufficiale osservatore e ferito mortalmente il pilota. Monte Stariski, 16 settembre 1916»
— 10 giugno 1917[23]

Straniere[modifica | modifica sorgente]

Croix de guerre con palma di bronzo (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Croix de guerre con palma di bronzo (Francia)
Croce militare britannica - nastrino per uniforme ordinaria Croce militare britannica
— [23]
Ufficiale dell'Ordine della Corona del Belgio - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine della Corona del Belgio
— [23]
Stella dei Karađorđević di IV classe (Regno di Serbia) - nastrino per uniforme ordinaria Stella dei Karađorđević di IV classe (Regno di Serbia)
— [23]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j Biografia di Francesco Baracca in museobaracca.it. URL consultato il 30 maggio 2013.
  2. ^ a b c d e f g h Francesco Baracca e il mito del cavallino rampante in aeronautica.difesa.it. URL consultato il 1º giugno 2013.
  3. ^ a b c d Shores 1989, p. 41.
  4. ^ Franks, Guest, Alegi.
  5. ^ Franks 2000.
  6. ^ a b Medaglia d'oro al valor militare BARACCA Francesco in quirinale.it. URL consultato il 30 maggio 2013.
  7. ^ Le 34 vittorie di F. Baracca in finn.it. URL consultato il 2 giugno 2013.
  8. ^ Le vittorie di Francesco Baracca in museobaracca.it. URL consultato il 30 maggio 2013.
  9. ^ Molteni 2012, p. 13.
  10. ^ De Agostini 2008.
  11. ^ Il bollettino di guerra austro-ungarico del 3 luglio 1918 attribuì l'abbattimento al tenente Barrug, con pilota il sergente Kauer, ma la cosa venne immediatamente smentita da parte italiana: «In quel giorno l'aviazione austriaca già completamente battuta dalla nostra, era assente dal cielo della battaglia», boll. uff. 3/7/18, in Diario della guerra d'Italia, Milano, Fratelli Treves, 1924.
  12. ^ Così Antonio Duma in Quelli del cavallino rampante. Storia del 4º Stormo Caccia, Vol. I Dalle origini all'armistizio (Roma, Edizioni Rivista Aeronautica - Ufficio Storico Aeronautica Militare, 2007), pp. 22, 55-56. Il generale Duma, già comandante del 4º Stormo e suo massimo storico, conclude però affermando che «la stessa forza che ha trasmesso ai posteri il cavallino di Baracca non avrebbe consentito che il colore dello stesso venisse variato. E se è giunto a noi nero, tale doveva essere all'origine».
  13. ^ 9º Stormo in aeronautica.difesa.it. URL consultato il 1º giugno 2013.
  14. ^ 4º Stormo in aeronautica.difesa.it. URL consultato il 1º giugno 2013.
  15. ^ Ubicazione del COI in difesa.it. URL consultato il 31 maggio 2013.
  16. ^ Aeroclub Francesco Baracca in aeroclublugo.it. URL consultato il 31 maggio 2013.
  17. ^ I grandi aviatori in aeronautica.difesa.it. URL consultato il 31 maggio 2013.
  18. ^ Stadio Francesco Baracca in comune.venezia.it. URL consultato il 31 maggio 2013.
  19. ^ Istituto Tecnico Aeronautico "Francesco Baracca" di Forlì in itaerforli.it. URL consultato il 31 maggio 2013.
  20. ^ Opera dello scultore Silvio Monfrini con piedistallo dell'architetto Ulisse Stacchini, il monumento fu inaugurato il 27 settembre 1931 da Italo Balbo, allora Ministro dell'Aviazione.
  21. ^ Museo Francesco Baracca in museobaracca.it. URL consultato il 31 maggio 2013.
  22. ^ Personaggi thienesi prothiene.it
  23. ^ a b c d e f g Il medagliere di Francesco Baracca in museobaracca.it. URL consultato il 30 maggio 2013.
  24. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato in quirinale.it. URL consultato il 30 maggio 2013.
  25. ^ In commutazione della medaglia d'argento al valore militare concessa con R.D. 24-5-1917 con motivazione: "Pilota aviatore addetto a una squadriglia da caccia, con sereno sprezzo di ogni pericolo e grande sangue freddo, dando prova di rara perizia aviatoria, affrontava un potente e bene armato aeroplano nemico, riuscendo con ben diretto fuoco di mitragliatrice a determinarne la caduta in territorio nazionale. Già distintosi in altro fiero combattimento aereo sostenuto nel cielo di Tolmezzo il 25 novembre 1916, combattimento che ebbe per risultato l'abbattimento dell'avversario. Cielo di Udine, 11 febbraio 1917."

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Cesare De Agostini, Baracca. L'eroe del Cavallino, Giorgio Nada Editore, 2008, ISBN 8879114433..
  • (EN) Norman L. R. Franks, Russell Guest, Gregory Alegi, Above the War Fronts, Grub Street, 1997, ISBN 1898697566.
  • (EN) Norman Franks, Nieuport Aces of World War I, Cambridge, Osprey Publishing, 2000, ISBN 978-1-85532-961-4.
  • Mirko Molteni, L'aviazione italiana 1940-1945 – Azioni belliche e scelte operative, Bologna, Odoya, 2012, ISBN 978-88-6288-144-9.
  • (EN) Christopher Shores, Air Aces, Greenwich, Connecticut, Bison Books, 1983, ISBN 0-86124-104-5.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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