Guido Keller

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Guido Keller
Keller, Guido (1894-1929).jpg
Guido Keller, Ten. Pil. M.A.V.M., e il pitale
6 febbraio 1892 – 9 novembre 1929
Nato a Milano
Morto Magliano Sabino
Cause della morte incidente stradale
Luogo di sepoltura Gardone Riviera
Dati militari
Paese servito Italia Italia
Forza armata Regio Esercito
Regia Aeronautica
Arma Arma del Genio
Corpo Corpo aeronautico militare
Specialità Caccia
Reparto 80ª Squadriglia Aeroplani da Caccia
91ª Squadriglia Aeroplani da Caccia.
Anni di servizio 1915-1923
Grado Tenente
Guerre Prima guerra mondiale
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Guido Keller (Milano, 6 febbraio 1892Magliano Sabino, 9 novembre 1929) è stato un aviatore italiano, e uno dei partecipanti all'impresa di Fiume guidata da Gabriele D'Annunzio.

Fu autore di una conferenza autobiografica dal titolo Nel pensiero e nelle gesta.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Guido Keller nacque a Milano il 6 febbraio 1892. Personaggio scapigliato, apparteneva a una famiglia aristocratica milanese di origine elvetica.[1] Adolescente frequentò il collegio svizzero di Trotzen, ma venne espulso a causa della sua indisciplina.[2]

L'attività durante la prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Lo scoppio della prima guerra mondiale lo vide sottotenente del genio del Regio Esercito. Attratto dal mondo dell'aviazione prese il brevetto di volo civile presso il club del battaglione aviatori civili del campo di Torino-Mirafiori,[2] comandato dal colonnello Vittorio Cordero di Montezemolo.[2] Dopo ulteriore addestramento fu assegnato con il grado di sottotenente al Corpo Aeronautico Militare, destinato a operare sul campo di Verona, in seno alla 3ª Squadriglia dotata di velivoli SAML/Aviatik B.I.[2]

Durante un volo notturno su Desenzano venne attaccato per errore da un idrocaccia italiano, che lo costrinse a disimpegnarsi con una serie di difficili manovre. Una volta atterrato giustificò i danni subiti dal velivolo con uno scontro sostenuto contro un aereo nemico, così da coprire l'errore commesso dal collega italiano.[3] Nel 1916 conseguì il brevetto di abilitazione al pilotaggio dei caccia Nieuport Ni.10 e Nieuport Ni.11, allora costruiti su licenza presso la Macchi di Varese.[3]

Nel febbraio 1917 venne assegnato all'80ª Squadriglia Aeroplani da Caccia,[3] dove nel mese di maggio sfidò un collega austroungarico a un singolare combattimento manovrato che non prevedeva l'uso delle armi, e il cui vincitore sarebbe stato colui che per primo si fosse messo in coda all'avversario. La sfida venne accettata ed egli ne uscì vincitore, dopo di che fu scortato verso le linee italiane da una pattuglia di aerei avversari.[3]

Il 1º novembre dello stesso anno passò alla 91ª Squadriglia Aeroplani da Caccia[3] comandata da Francesco Baracca. Quando Baracca non rientrò dall'azione in cui venne abbattuto sul Montello, Keller eseguì una missione di ricognizione, sorvolando più volte la linea del fronte in cerca del suo comandante, ma senza successo.[4] Il giorno del funerale egli fu uno di quelli che trasportarono a spalla la salma di Baracca verso la sepoltura.

Poco prima della fine della guerra eseguì una missione di mitragliamento contro truppe nemiche vicino a Godega di Sant'Urbano.[4] Nel corso dell'azione il suo velivolo venne ripetutamente colpito dal fuoco antiaereo ed egli rimase gravemente ferito a una gamba. Costretto a un atterraggio di fortuna venne preso prigioniero e ricoverato dapprima presso l'ospedale di Godega, poi in quello militare di Sacile. Fu liberato dalle truppe italiane dopo la battaglia di Vittorio Veneto.[4]

L'impresa di Fiume[modifica | modifica wikitesto]

La 91ª Squadriglia Aeroplani da Caccia. Da sinistra; serg. Mario D'Urso, serg. Gaetano Aliperta, ten. Gastone Novelli, ten. Cesare Magistrini, cap. Bartolomeo Costantini, cap. Fulco Ruffo di Calabria, col. Pier Ruggero Piccio, ten. Guido Keller, magg. Francesco Baracca, ten. Ferruccio Ranza, ten. Mario de Bernardi, ten. Adriano Bacula, serg. Guido Nardini, sott. Eduardo Olivero.

Il 12 settembre 1919[4] una colonna composta da circa un migliaio di legionari, al comando di Gabriele D'Annunzio, marciarono per impadronirsi di Fiume, la cui annessione all'Italia era osteggiata dal presidente statunitense Woodrow Wilson. Tale impresa diede vita alla Reggenza del Carnaro, e Keller venne nominato “segretario d'azione” e capo dell'U.C.M.[4] In pratica avrebbe dovuto assicurare i necessari rifornimenti di armi, viveri e materiali con qualsiasi mezzo.[4]

Con l'amico scrittore Giovanni Comisso[5] fu fondatore a Fiume del gruppo Yoga[6], il quale aveva come simbolo la svastica e la rosa a cinque petali e che fu un gruppo con tendenze esoteriche e naturistiche che si oppose alla frangia reazionaria fiumana (secondo quanto evidenziano gli scritti del gruppo Yoga pubblicati su Unione di spiriti liberi tendenti alla perfezione). Poiché la svastica a quel tempo era semplicemente il simbolo del carro del sole, comune a molti popoli fin dall'antichità, in perfetto accordo con le tendenze naturistiche, nudismo compreso (secondo Giovanni Comisso),[7] Keller viene ritratto nudo e abbronzatissimo in diverse foto del tempo (quella in alto a destra lo ritrae seduto su un pitale). Era solito dormire seminudo, appollaiato in cima a un albero assieme alla sua aquila addestrata. Consumatore abituale di cocaina, amava praticare l'amore di gruppo, anche con partner maschili.[8][9][10]

Keller fu autore di autentiche imprese da corsaro, anche in circostanze spettacolari come quando, mancando gli approvvigionamenti a Fiume, razziò un maiale caricandolo sull'aereo. Il peso del maiale sfondò il fondo del velivolo e Keller si trovò a volare con un originale carrello di atterraggio. Keller portava a bordo del suo velivolo un servizio da tè con dei biscotti, particolare questo che contribuì ad accrescere la sua fama - voluta - di raffinato dandy. Come protesta per la firma del Trattato di Rapallo, volò su Roma a bordo di un biplano Ansaldo SVA[5] per lanciare un mazzo di fiori sul Vaticano e sul Quirinale,[5] in segno di omaggio, e un pitale smaltato con dentro un mazzo di carote e rape su Montecitorio, in segno di dispregio, accompagnati dalla scritta Al Parlamento e al Governo che si regge con la menzogna e la paura, la tangibilità allegorica del Loro valore.

Durante il volo di rientro l'aereo fu costretto ad atterrare da una tempesta nelle campagne romagnole.[5] Soccorso da dei contadini scoprì che si trovava nel territorio della Repubblica di San Marino. Accolto con calore dai capitani reggenti si improvvisò latore di un importante messaggio di D'Annunzio per il governo italiano.[5] Vista la situazione ottenne dal governo sanmarinese le credenziali diplomatiche che gli consentirono di rientrare a Fiume,[5] oltrepassando il blocco imposto dal Regio Esercito. Fu l'unico legionario di giovane età autorizzato a dare del tu a D'Annunzio, con il quale pare avesse forti affinità caratteriali. Verso la fine del dicembre 1920 le truppe italiane attaccarono le difese legionarie di Fiume, ponendo fine alla Reggenza del Carnaro. Durante il periodo trascorso a Fiume diviene amico di Filippo Tommaso Marinetti. Egli lo inizia al futurismo, cui aderirà in seguito, ma solo per diventarne poi scontento.

Dopo Fiume[modifica | modifica wikitesto]

Deluso e amareggiato partì quindi per la Turchia dove tentò di creare una propria compagnia aerea, ma non ebbe successo.[5] Rientrato in Italia aderì al fascismo, anche se i fascisti non si fidarono mai di lui per le sue aspre critiche. Partecipò alla marcia su Roma con una delle colonne dirette sulla capitale. Nel 1923 rientrò nell'aviazione militare, nominato addetto aeronautico presso l'Ambasciata d'Italia a Berlino, in Germania.[5] Successivamente chiese di essere assegnato al servizio attivo, e fu quindi mandato a Bengasi, in Libia. In quel periodo le truppe italiane erano impegnate in operazioni di polizia coloniale per contrastare le tribù ribelli che si opponevano all'espansione italiana. Rientrato in Italia partì per un lungo viaggio di esplorazione del continente sud-americano.

Risalì il Rio delle Amazzoni, visitò il Venezuela arrivando fino in Perù come cercatore d'oro.[5] Negli ultimi anni di vita abitò a Ostia, in povertà, sorretto solo dagli aiuti economici elargiti dai pochi amici rimasti.[5] Fu amico di Mario de Bernardi e di altri aviatori del tempo. Morì all'età di trentasette anni, il 9 novembre 1929 nei pressi di Magliano Sabino, vittima di un incidente stradale dove morì anche la medaglia d'oro Vittorio Montiglio.[11] Per volere di D'Annunzio[5] venne sepolto sul Colle delle Arche del Vittoriale degli italiani di Gardone Riviera, dove più tardi lo avrebbe raggiunto anch'egli.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare
«Tenente di Complemento del Genio del 1º Gruppo Aeroplani, 73ª Squadriglia Aeroplani - Pilota addetto ad una Squadriglia da caccia, compì numerosi e importanti voli di guerra, distinguendosi sempre per ardimento e perizia. Il 24 aprile 1917 con grande audacia e sangue freddo affrontò arditamente due velivoli nemici e col fuoco della sua mitragliatrice ne costrinse uno a discendere, obbligando l'altro a rientrare nel proprio territorio. Il 26 maggio 1917, avvistato un velivolo nemico, lo assalì e, quantunque con l'apparecchio colpito, continuò a combattere finché lo costrinse alla fuga.»
— Conferita con D.L. del 12 giugno 1919 / Cielo del Carso, 24 aprile-26 aprile-26 maggio 1917
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare
«Tenente di Complemento del Genio, 91ª Squadriglia Aeroplani "Baracca" - Costantemente ammirevole per coraggio, fermezza e tenacia, in pochi giorni dodici volte si abbassava a pochi metri sopra le trincee nemiche mitragliandole efficacemente. Il 23 novembre 1917, assieme ad un compagno di Squadriglia, abbatteva un apparecchio avversario e nel combattimento il suo apparecchio veniva ripetutamente e gravemente colpito. Il 26 maggio 1918, essendo in pattuglia con altri della Squadriglia, partecipava efficacemente all'abbattimento di un caccia nemico, che precipitava in fiamme.»
— Conferita sul campo e sanzionata con R.D. del 1º settembre 1920 / Cielo del Carso 17 settembre-27 ottobre 1917, cielo di Monte Franchini 23 novembre 1917, cielo del Piave 26 maggio 1918
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare
«Tenente di Complemento del Genio, 91ª Squadriglia Aeroplani "Baracca" - Pilota audacissimo e di impareggiabile slancio, il 12, il 30 luglio e il 30 agosto 1918 abbatté tre velivoli nemici. In altri combattimenti fugò intere pattuglie avversarie ed incendiò un pallone alla deriva. Si espose più volte a seri pericoli, e rimase più volte colpito in combattimento. Nella nostra vittoriosa offensiva dell'ottobre 1918 prodigò infaticabilmente se stesso, mitragliando campi di aviazione e ammassamenti di truppe avversarie fino a che, avuto l'apparecchio colpito, coi comandi tagliati e ferito egli stesso ad una coscia, precipitava nei pressi di Codega. Rimase qualche tempo prigioniero.»
— Conferita con R.D. del 2 giugno 1921 / Cielo del Piave luglio-agosto-ottobre 1918

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La famiglia di industriali tessili era originaria del Cantone dei Grigioni, e si era trasferita in Lombardia nel corso del XVIII secolo per via dei propri affari.
  2. ^ a b c d Viola 2011, p. 41.
  3. ^ a b c d e Viola 2011, p. 44.
  4. ^ a b c d e f Viola 2011, p. 45.
  5. ^ a b c d e f g h i j k Viola 2011, p. 46.
  6. ^ Del Pozzo 2006, p. 62.
  7. ^ Allora giovane ufficiale telegrafista, Comisso iniziò Keller al martinismo.
  8. ^ Bertotto 2009, p. 97
  9. ^ Fraquelli 2007.
  10. ^ Mazza 2005, p. 33
  11. ^ Ferrari 2004, p. 184.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Libri[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Bertotto, L'uscocco fiumano Guido Keller fra D'Annunzio e Marinetti, Firenze, Sassoscritto editore, 2009, ISBN 88-88789-81-2.
  • Marco Cuzzi, Andrea Vento, ”Alla Conquista del Sole. La parabola impossibile di Guido Keller” in 'Romba il motore. Storie di aviatori, Milano, Il Saggiatore, 2009.
  • Daniele Del Pozzo, Gay: la guida italiana in 150 voci, Milano, Mondadori, 2006, ISBN 88-04543-86-8.
  • Atlantico Ferrari, L'Asso di cuori. Guido Keller, AGA editrice, 1933, ISBN non esistente.
  • Paolo Ferrari, L'aeronautica italiana: una storia del Novecento, Milano, FrancoAngeli, 2004, ISBN 88-464-5109-0.
  • Marco Fraquelli, Omosessuali di destra, Catanzaro, Rubbettino, 2007, ISBN 88-4981-826-2.
  • Attilio Mazza, I grandi amori di Gabriele D'Annunzio, Zanetti, 2005.
  • Igino Mencarelli, Guido Keller, Ufficio storico dell’Aeronautica, 1970
  • Cristoforo Mercati (Krimer), Incontro con Guido Keller, Tivoli, 1938
  • Sandro Pozzi, Guido Keller: nel pensiero, nelle gesta, Mediolanum, 1933
  • Claudia Salaris, Alla festa della rivoluzione. Artisti e libertari con D’Annunzio a Fiume, il Mulino, 2002

Periodici[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Viola, Aerei nella Storia, No.77, Parma, West-Ward Edizioni, aprile-maggio 2011, ISSN 1591-1071.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN120525665