Tor di Quinto

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Coordinate: 41°56′42.67″N 12°28′37.14″E / 41.945186°N 12.476983°E41.945186; 12.476983

Q. XVIII Tor di Quinto
Tor di Quinto all'inizio dell'800
Tor di Quinto all'inizio dell'800
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Provincia Roma Roma
Città Roma-Stemma.png Roma Capitale
Circoscrizione Municipio Roma XV
Data istituzione 1º marzo 1954[1]
Codice 218
Superficie 4,8870 km²
Abitanti 21 011 ab.[2] (2015)
Densità 4 299,37 ab./km²
Mappa dei quartieri di
Tor di Quinto
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Provincia Roma Roma
Città Roma-Stemma.png Roma Capitale
Circoscrizione Municipio Roma XV
Data istituzione 29-30 luglio 1977[3]
Codice 20A
Superficie 3,92 km²
Abitanti 12 870 ab.[4] (2015)
Densità 3 283,16 ab./km²

Tor di Quinto è il diciottesimo quartiere di Roma, indicato con Q. XVIII.

Il toponimo indica anche la zona urbanistica 20A del Municipio Roma XV (ex Municipio Roma XX) di Roma Capitale.

Il nome deriva da una torre posta al V miglio dalla Porta Ratumena.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Si trova nell'area nord della città, a ridosso della sponda destra del fiume Tevere e della sponda destra del rivolo dell'Aniene, affluente del primo.

Il quartiere confina:

La zona urbanistica confina:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere viene definito ufficialmente, insieme al suburbio omonimo, il 1º marzo 1954, mediante variazione del dizionario toponomastico, dalla suddivisione del precedente suburbio S. I Parioli in due comprensori: quartiere Q. XVIII Tor di Quinto e suburbio S. I Tor di Quinto.

Tor di Quinto conobbe un forte impulso edilizio-urbanistico negli anni cinquanta e negli anni sessanta con l'espansione della zona nord della città.

Fino al 1930/40 Tor di Quinto era considerata una zona praticamente fuori città. L'ultimo "avamposto" prima di raggiungere Tor di Quinto era piazzale di Ponte Milvio, dal quale si poteva arrivare per mezzo di un tranvai (la linea 101) ad una delle propaggini settentrionali del quartiere, ossia il capolinea di via dei Due Ponti. Il mezzo pubblico, chiamato dal popolo "er tranvetto" o anche "er 101", collegava due zone che all'epoca dei citati periodi storici erano considerate remote dai più, anche se da Ponte Milvio (chiamato dal popolo romano ancora oggi "Ponte Mollo") si potevano raggiungere facilmente un quartiere altolocato come i Parioli o il popoloso Flaminio.

I Parioli ospitavano la classe alta, il Flaminio la classe media, medio - alta e i ceti artigianali, Ponte Milvio la classe medio - bassa e operaia e anche artigianale, mentre Tor di Quinto, a causa della vocazione "campagnola" e "fuori porta", ospitava una classe medio bassa come le sopracitate, ma anche un po' contadina (i cosiddetti "vignaroli", piccoli orticoltori/braccianti locali che operavano proprio in quelle zone ove ora vi sono numerose civili abitazioni) e data la situazione in quel momento, nella zona non c'erano case organicamente distribuite, ma una sorta di villaggio sparso su un territorio che andava da quello che oggi è corso Francia (alcune vecchie case del periodo sono ancora visibili) a via dei Due Ponti, passando per i pressi della caserma di Cavalleria che occupava, per questioni addestrative, anche le zone che sono ora di pertinenza dei Carabinieri e di un centro sportivo della Marina militare.

Inoltre, sul viale di Tor di Quinto (anche conosciuto come viale del Lazio) vi sono ancora antiche strutture di epoca umbertina, separate dai "Lancieri di Montebello" ove l'Arma di cavalleria si addestrava e dove si disputavano tornei equestri di spessore nazionale e internazionale. In tali strutture furono girate nel 1936 anche alcune sequenze della struggente pellicola "Cavalleria" con Amedeo Nazzari, Elisa Cegani, Ernst Nadherny, Enrico Viarisio, Anna Magnani, Mario Ferrari, Silvio Bagolini per la regia di Goffredo Alessandrini.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Tor di Quinto, ancora fino ai primi anni settanta del ventesimo secolo, era considerata zona periferica: basti pensare che in tali periodi si potevano vedere pascolare armenti in alcuni luoghi, (nei pressi di via Monterosi) e più che in altre zone romane, il circondario rammentava al viandante distratto e... motorizzato come fosse ancora verace (anche se solo in certi rari tratti) la campagna romana con i tipici acquitrini che permanevano anche molto tempo dopo le piogge. Sempre a Tor di Quinto fu costruita in epoca umbertina una grande struttura detta del TSN (Tiro a Segno Nazionale), tuttora esistente e ubicata sul lungo viale omonimo.

Ad un capo di corso di Francia (verso il centro città), si trova un monumento ai Caduti di Tor di Quinto nella Grande Guerra sul quale si trova incisa la scritta in lingua latina: "VICTORES VICTVRI", "Coloro che vincono saranno i vincitori". Tale monumento fu sezionato e trasportato, negli anni sessanta, da una zona limitrofa, al luogo dove attualmente è ubicato ove fu ricostruito e riposizionato, ciò a causa di sostanziali lavori di ampliamento stradale nella zona di Corso di Francia, appunto.

Durante gli anni venti/trenta, a Tor di Quinto, fu edificata la R. Scuola Elementare "Ferrante Aporti".

Il quartiere ospita alcune caserme militari tra cui:

Per la descrizione degli avvenimenti che portarono alla concessione di tale medaglia vedasi sito della Presidenza della Repubblica. Da un punto di vista urbanistico sorgono all'interno del quartiere importanti manufatti/opere pubbliche come il Ponte Flaminio iniziato sul calare degli anni '30 del XX.mo secolo e completato nel 1951 ed anche il Ponte di Tor di Quinto costruito in occasione delle Olimpiadi di Roma del 1960.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Maria Addolorata
Chiesa annessa all'istituto scolastico della Religiose di Gesù e Maria. Luogo sussidiario di culto della parrocchia del Preziosissimo Sangue.

Ponti[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Tor di Quinto è servita dalla omonima fermata posta lungo la ferrovia Roma-Civitacastellana-Viterbo, servita da treni regionali ATAC.

Fra il 1906 e il 1932 la località era servita da una fermata della tranvia Roma-Civita Castellana, gestita dalla Società Romana per le Ferrovie del Nord (SRFN).

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere è rappresentato dalla squadra di calcio U.S.D. Tor di Quinto, che milita in Prima Categoria Lazio, girone B.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dizionario Toponomastico 1º marzo 1954.
  2. ^ Roma Capitale - Roma Statistica. Popolazione iscritta in anagrafe al 31 dicembre 2015 per suddivisione toponomastica.
  3. ^ Delibera consiliare n. 2983 del 29-30 luglio 1977.
  4. ^ Roma Capitale - Roma Statistica. Popolazione iscritta in anagrafe al 31 dicembre 2015 per zone urbanistiche.
  5. ^ Separato dal fosso di Acquatraversa, nel tratto da via Cassia altezza via dell'Acqua Traversa 41°57′10.39″N 12°27′24.41″E / 41.952886°N 12.456781°E41.952886; 12.456781 a via dei Due Ponti.
  6. ^ Separato dal rivolo dell'Aniene, da via Flaminia Vecchia svincolo via dei Due Ponti fino all'immissione nel fiume Tevere.
  7. ^ Separata dal fiume Tevere, dall'immissione del rivolo dell'Aniene 41°57′14.19″N 12°29′22.93″E / 41.953941°N 12.489703°E41.953941; 12.489703 fino all'immissione del fiume Aniene.
  8. ^ Separato dal fiume Tevere, dall'immissione del fiume Aniene fina al ponte Milvio.
  9. ^ Separato da via Cassia, nel tratto dal ponte Milvio (Tevere) a via della Camilluccia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Carpaneto e altri, I quartieri di Roma, Roma, Newton Compton Editori, 1997, ISBN 978-88-8183-639-0.
  • Maria Rosaria Grifone e Claudio Rendina, QUARTIERE XVIII. TOR DI QUINTO, in I Rioni e i Quartieri di Roma, vol. 7, Roma, Newton Compton Editori, 1991.
  • Claudio Rendina e Donatella Paradisi, Le strade di Roma, vol. 1, Roma, Newton Compton Editori, 2004, ISBN 88-541-0208-3.
  • Claudio Rendina, I quartieri di Roma, vol. 1, Roma, Newton Compton Editori, 2006, ISBN 978-88-541-0594-2.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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