Caso Allemandi

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Il caso Allemandi è stato uno dei principali scandali della storia del calcio italiano, nonché uno dei primi in ordine di tempo, essendo avvenuto nel periodo antecedente all'istituzione della Serie A a "girone unico" (1929).

La vicenda, alquanto complessa e caratterizzata da retroscena che non furono mai ben chiariti, comportò la revoca dello scudetto vinto dal Torino nella stagione 1926-1927. L'esito controverso del caso giudiziario portò, nei decenni successivi, a diversi tentativi di riaprire l'inchiesta in merito, tutti senza successo.

La cronaca del presunto illecito[modifica | modifica wikitesto]

Luigi Allemandi, il terzino della Juventus da cui partì lo scandalo

Al centro dello scandalo vi fu un'ipotetica combine orchestrata dal dirigente granata Guido Nani e da Luigi Allemandi, terzino sinistro della Juventus.[1][2] Secondo la cronaca del tempo, Allemandi sarebbe stato avvicinato dal dottor Nani che avrebbe corrotto il giocatore anticipandogli 25.000 lire affinché questi dirottasse a favore del Toro il risultato del derby della Mole in programma il 5 giugno 1927. Le restanti 10.000 lire pattuite sarebbero state consegnate dopo la conquista dello scudetto da parte dei granata.[1][3] In quel momento il Torino era in testa alla classifica con 10 punti ma seguito dal Bologna e dalla Juventus. Per contattare il giocatore, Nani si affidò a Francesco Gaudioso,[4] uno studente siracusano (per la precisione di Francofonte)[5] del Politecnico che alloggiava in una pensione di via Lagrange dove aveva domicilio anche Allemandi. In quella stessa pensione vi era anche il giornalista Renato Ferminelli, corrispondente dal capoluogo piemontese di Lo Sport e Il Tifone, due testate dell'epoca.[1][3]

Il derby si chiuse con la vittoria per 2 a 1 del Torino, ma Allemandi, contrariamente ai presunti patti, si segnalò tra i migliori in campo, e il 3 luglio il Toro divenne campione d'Italia.[3][6] In base alla versione ufficiale, Nani si sarebbe rifiutato di pagare le rimanenti 10.000 lire:[3] la discussione che si sarebbe accesa tra i due sarebbe avvenuta nella pensione di via Lagrange alla presenza di Gaudioso, ma sarebbe stata udita anche da Ferminelli che origliava da un'altra camera.[7] Secondo altre fonti, invece, il litigio non si sarebbe mai verificato, bensì sarebbe stato Gaudioso in persona, il quale nel frattempo si sarebbe misteriosamente arricchito, a svelare la combine a Ferminelli.[1]

L'inchiesta e la sentenza della FIGC[modifica | modifica wikitesto]

Da questo episodio, a fine campionato, Ferminelli ricaverà sulle riviste Lo sport e Il Tifone una serie di articoli di denuncia del supposto illecito.[1][7] Questo reportage provocherà in autunno le indagini della Federcalcio, alla cui testa si trovava all'epoca Leandro Arpinati, gerarca fascista nonché podestà della città di Bologna.[7]

«Il Direttorio federale, accertato anche per confessione del dottor Nani, consigliere del Torino, che egli ha versato al signor Gaudioso, pure confesso, lire 25 000 destinate a taluno dei giocatori della Juventus per assicurare illegittimamente al Torino la vittoria nella gara dl 5 giugno, delibera di togliere al Torino il titolo di campione assoluto d’Italia, per l’anno sportivo 1926-27.»[8]
(Comunicato ufficiale della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), 4 novembre 1927.)

Dopo una rapida serie di interrogatori e senza un regolare processo, il Direttorio Federale, riunito nella Casa del Fascio, revocò lo scudetto al Torino e squalificò a vita Allemandi, che nell'estate era passato dalla Juventus all'Inter.[1][9] Nessun provvedimento fu invece preso a carico della Juventus, poiché i bianconeri si difesero spiegando che il terzino si era mosso in maniera autonoma e che la società zebrata era dunque vittima, e non protagonista, dell'illecito avvenuto. Ricevettero una piccola sanzione, tuttavia, altri due calciatori della "Vecchia Signora" coinvolti nell'inchiesta, Federico Munerati e Piero Pastore. I due furono inizialmente accusati da Gaudioso di essere i reali destinatari della tangente di Nani, testimonianza che venne ritrattata dallo stesso studente, e in seguito incriminati rispettivamente per aver ricevuto in dono dal presidente del Torino Enrico Marone Cinzano una cassa di vini e liquori e per aver scommesso sulla sconfitta juventina nel derby (incontro durante il quale lo stesso Pastore si fece espellere per fallo da reazione).[1][7] In merito alle ultime due imputazioni, Arpinati punì lievemente Munerati e Pastore con un richiamo ufficiale nei loro confronti.[7]

«Il titolo passerà ora al Bologna? Assolutamente no. Il risultato dell’inchiesta è tale che ha riportato l’impressione precisa che talune partite di campionato abbiano falsato l’esito del campionato stesso. Il Bologna non avrà perciò il titolo tolto al Torino; il campionato 1926-27 non avrà il suo vincitore.»[8]
(Dichiarazioni del presidente della FIGC Leandro Arpinati riportate su La Gazzetta dello Sport il 7 novembre 1927.)

Allemandi, nel frattempo, fece ricorso contro la sentenza di squalifica, ma Arpinati respinse il 21 novembre la richiesta del calciatore, adducendo come prova materiale dell'illecito i presunti frammenti di una lettera nella quale Allemandi avrebbe reclamato il pagamento a saldo della somma pattuita, che sarebbero stati rinvenuti e ricomposti dal vice di Arpinati, Giuseppe Zanetti, in seguito a un sopralluogo nella pensione di via Lagrange.[1][9] Ciononostante, in seguito alla medaglia di bronzo della Nazionale Italiana alle Olimpiadi del 1928 (o, secondo altre fonti, in occasione del Natale di Roma), sia Allemandi che i dirigenti torinisti coinvolti nella vicenda ottennero un'amnistia.[1][10] Lo scudetto restò invece perpetuamente "non assegnato", unico caso fino al ripetersi di un secondo episodio nel 2005, e non quindi dato al Bologna come i dirigenti della società felsinea reclamavano e come prospettavano i regolamenti, che invece, secondo le norme del CIO, prevedevano la vittoria della seconda classificata previa squalifica della prima piazzata.[1][11]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Leandro Arpinati, presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio dal 1926 al 1933

Sulle motivazioni della mancata riassegnazione del titolo si avanzarono illazioni totalmente opposte. Da un lato c'era chi, credendo nella buona fede e nella probità di Arpinati, sostenne che fu proprio il gerarca a impedire la premiazione dei rossoblù perché ciò gli avrebbe tirato addosso ovvi sospetti di parzialità. Dall'altro lato, invece, ci fu chi accusò Arpinati di aver ordito, o quantomeno gonfiato, lo scandalo che coinvolse Allemandi.[8] Secondo quest'ultima tesi, il gerarca avrebbe tentato di sfavorire il Torino già in precedenza, decretando la ripetizione dell'incontro del 15 maggio fra i piemontesi e il Bologna (vinto 1-0 dai granata), a causa di un presunto errore tecnico arbitrale, ovvero un fuorigioco non segnalato nell'azione del gol, nonostante il parere contrario espresso dal direttore di gara Pinasco allo stesso Arpinati (il replay del 3 luglio fu poi vinto dal Torino con un rigore contestato).[8][12] La mancata incoronazione dei bolognesi dopo la revoca del titolo sarebbe stata, quindi, voluta da alti gerarchi, forse da Benito Mussolini in persona, timorosi che le velenose critiche verso Arpinati potessero giungere a screditare l'immagine e l'autorità dello stesso regime fascista.[8]

Le speculazioni sul caso Allemandi, a distanza di tempo, non terminarono. In particolare, i nuovi sospetti si concentrarono sulla figura del terzino destro juventino Virginio Rosetta.[5] Quest'ultimo, in effetti, aveva consentito al Torino di portarsi sull'uno pari nella stracittadina, allargando le gambe al passaggio del tiro su punizione di Mihály Balacics,[6] e per questo motivo fu tra le prime persone a essere interrogate dagli inquirenti, salvo poi uscire totalmente dall'inchiesta.[1][8] A tal proposito, Gianni Brera ipotizzò nella sua Storia critica del calcio italiano:

« A questo punto, non sembra necessario essere Sherlock Holmes per appurare come sia andata, e subito dopo capire come abbia potuto Allemandi militare nell'Inter di Giovanni Mauro, vicepresidente della Federazione e temibile capo degli arbitri. I sottili ricatti reciproci avevano lasciato alla Juventus il terzino più dotato di classe [Rosetta] e avevano impedito al Bologna di acquistare un terzino [Allemandi] che avrebbe fatto irresistibile coppia con il suo Monzeglio ai Mondiali 1934 »

(Brera, p. 69.)

Secondo questa teoria, insomma, la reale posizione di Allemandi nello scandalo sarebbe stata quella di intermediario che doveva girare i soldi ai diretti interessati, o addirittura di incolpevole capro espiatorio (in quanto non iscritto al Partito Nazionale Fascista),[1] e la Juventus, pertanto, lo avrebbe "sacrificato" per evitare le squalifiche di Rosetta, Munerati e Pastore.[8] I "ricatti reciproci" a cui faceva riferimento Brera sarebbero, infatti, il presunto conflitto d'interessi che avrebbe legato Leandro Arpinati al presidente bianconero Edoardo Agnelli a causa delle loro attività imprenditoriali: il 2 maggio 1926, per l'appunto, Agnelli aveva ceduto ad Arpinati la Stabilimenti Poligrafici Riuniti, società editrice del Resto del Carlino.[1][8] Allemandi, infine, tornò a parlare pubblicamente dell'argomento solo nel 1976, poco prima di morire, quando dichiarò: «Sì, c'era stato qualcosa di poco chiaro quel giorno. Ma il colpevole non ero io...».[8]

Le richieste di riassegnazione del titolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel tempo si sono periodicamente succedute diverse richieste di riattribuzione dello scudetto revocato, sia da parte del Torino (in ragione dell'irregolarità del processo), sia da parte del Bologna (per la mancata assegnazione del titolo alla seconda classificata).[13] Già nel 1949, durante i funerali del Grande Torino, la FIGC di Ottorino Barassi promise di riaprire il caso in favore del club granata, ma tale assicurazione non ebbe seguito.[14] Nel 1964, invece, il direttore responsabile della Gazzetta dello Sport Gualtiero Zanetti suggerì al presidente federale Giuseppe Pasquale di risolvere la lotta scudetto fra il Bologna e l'Inter, entrambe prime a fine campionato, assegnando in via eccezionale il titolo 1964 all'Inter e il titolo 1927 al Bologna: tale proposta, inizialmente benaccetta, fu alla fine respinta e si optò per la disputa di uno spareggio come da prassi regolamentare.[15][16]

Una delle ultime dichiarazioni in tal senso è del presidente granata Urbano Cairo, che il 17 ottobre 2015 - in occasione della posa della prima pietra del nuovo Stadio Filadelfia - ha annunciato la ripresa della battaglia per la riassegnazione dello scudetto[17]; in merito a ciò, il presidente federale Carlo Tavecchio ha garantito la disponibilità della FIGC ad approfondire l'argomento.[18] Il 28 aprile 2017 il presidente Cairo ha inoltrato istanza formale alla federazione calcistica al fine di ottenere la restituzione del titolo revocato[19], a cui seguirà la nomina di un'apposita commissione federale dedicata alla questione;[20] una volta concluso l'iter dell'istruttoria, al consiglio della Federcalcio spetterà assumere la decisione finale.[21]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m Lunardelli, op. completa
  2. ^ Bacci, p. 16.
  3. ^ a b c d Bacci, p. 17.
  4. ^ Domani la 3ª puntata: il Torino campione d'Italia, in Stampa Sera, 4 luglio 1967, p. 7.
  5. ^ a b Gianna Traverso Allemandi, Mio padre era innocente, non un uomo corrotto, in Stampa Sera, 8 agosto 1980, p. 9.
  6. ^ a b Vittorio Pozzo, Torino-Juventus: 2-1, in La Stampa, 6 giugno 1927, p. 2.
  7. ^ a b c d e Bacci, p. 18.
  8. ^ a b c d e f g h i Carlo Caliceti, Lo scudetto di nessuno, in L'altra faccia del pallone, Calcio 2000, 4 [40], aprile 2001, pp. 53-55, ISSN 1122-1712 (WC · ACNP).
  9. ^ a b Bacci, p. 19.
  10. ^ Carlo Giordano, Allemandi: campione del mondo, in La Stampa, 2 marzo 2000, p. 49.
  11. ^ Brera, p. 69.
  12. ^ Dichiarazioni dell'arbitro che diresse il match Torino-Bologna, in La Stampa, 11 giugno 1927, p. 4. URL consultato l'8 giugno 2017.
  13. ^ Il Bologna rivuole lo Scudetto del 1927 Archiviato il 18 aprile 2017 in Internet Archive.
  14. ^ Cairo mette in campo la strategia per lo scudetto del 1927
  15. ^ Giuseppe Pastore, Il misterioso caso del settimo scudetto del Bologna, su ultimouomo.com, 16 gennaio 2018. URL consultato l'11 febbraio 2018.
  16. ^ Italo Cucci, Bologna, la sofferenza e il trionfo, su corrieredibologna.corriere.it, 5 giugno 2014. URL consultato l'11 febbraio 2018.
  17. ^ Il Torino e la sua gente: «Lo scudetto del '27 è nostro»
  18. ^ Tavecchio apre al Toro: «Scudetto 1927 Cairo, ti ascolto»
  19. ^ Lettere in pezzi e giochi di potere. Il Toro vuole lo scudetto fantasma
  20. ^ Torino, scudetto del ’27: la Figc risponde
  21. ^ Dopo il nuovo Filadelfia lo scudetto del 1927. Il Toro rivuole la storia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Massimo Lunardelli, Indagine sullo scudetto revocato al Torino nel 1927, Torino, Blu Edizioni, 2014, ISBN 978-88-7904-175-1.
  • Gino Bacci, Storia del calcio italiano, Milano, Gruppo Editoriale Armenia, 2006, ISBN 88-8113-350-4.
  • Gianni Brera, Storia critica del calcio italiano, Milano, Bompiani, 1975.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]