Storia del Bologna Football Club 1909

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Bologna Football Club 1909.

Questa pagina tratta la storia del Bologna Football Club 1909.

Gli albori[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Il Resto del Carlino del 4 ottobre 1909

Il fondatore del Bologna football club fu Emilio Arnstein, boemo nativo di Wotitz (oggi Votice), cittadina del distretto di Benešov nei pressi di Praga, nei primi del Novecento facente parte dell'Impero austro-ungarico. Innamoratosi del football durante gli studi universitari a Praga ed a Vienna,[1][2] nella Trieste asburgica aveva già fondato col fratello Hugo, altri boemi e qualche inglese il Black Star F.C.[3] Arnstein giunse a Bologna nel 1908 e subito s'informò dove si giocasse a football da queste parti. Dopo alcune informazioni imprecise, finalmente si fece vivo un tranviere. Gli disse che se alludeva a "quei matti che corrono dietro a un pallone" li avrebbe trovati in Piazza d'Armi, ai cosiddetti Prati di Caprara, fuori Saffi. Tra i ragazzi che giocavano ai Prati di Caprara c'erano i fratelli Gradi, lo stesso Rauch e gli studenti del Collegio di Spagna, tra cui Antonio Bernabéu, fratello di Santiago, leggendario giocatore e presidente del Real Madrid. Arrigo Gradi andava agli allenamenti con la maglia a quarti rosso e blu del collegio svizzero Schönberg di Rossbach nel quale aveva studiato, e presto questi colori divennero quelli della divisa sociale. Essi avevano già disputato una partita contro i rivali ferraresi, il 4 novembre 1906. Sarebbe dunque questa, per la storia, la prima vera partita di calcio disputata a Bologna.[4] Dovettero passare anni prima che si decidesse di istituire una vera e propria società. Della cosa si interessò il cav. Carlo Sandoni, presidente del Circolo Turistico Bolognese.[5] Dopo alcune riunioni, il 3 ottobre 1909, una domenica mattina, i pionieri vennero convocati in assemblea. Sandoni si dichiarò disposto a patrocinare la loro iniziativa, venne redatto uno statuto e così nacque il Bologna Football Club, sezione del Circolo Turistico.[6] Così, "il Resto del Carlino" di lunedì 4 ottobre 1909 annunciava dalle colonne della cronaca cittadina, in breve trafiletto, la nascita del Bologna:

«Ieri mattina, al Circolo Turistico Bolognese, venne costituita la sezione per le esercitazioni di sport in campo aperto e precisamente il Foot Ball Club. Era desiderata da molti giovani questa iniziativa per il football, per la palla vibrata, pel tennis, e mentre già alcune esercitazioni si svolgevano da qualche settimana, ora si è fissato un ordinamento preciso, costituendo la sezione presso il Circolo Turistico che già ha acquistato la maggiore importanza sportiva.[7]»

Prima formazione del Bologna F.C.

La notizia non passò inosservata nemmeno in ambito nazionale; così Erardo Mandrioli sulla "Gazzetta dello Sport" commentava:

«Il nome e la serietà delle persone che sono state chiamate a dirigere le sorti della novella società ci fanno sperare che finalmente anche questo bellissimo esercizio sportivo sarà introdotto proficuamente presso di noi, e nessun dubbio quindi che anche nel football Bologna saprà portarsi in breve all'altezza delle altre città che da tempo lo praticano. Attendiamo quindi il Football Club Bologna alla prova.[8]»

Presidente fu eletto Louis Rauch, un giovane odontoiatra svizzero stabilitosi a Bologna, Guido Della Valle come vice, Enrico Penaglia segretario, Sergio Lampronti cassiere, Emilio Arnstein e Leone Vicenzi[9] consiglieri (Emilio aveva anche la direzione del campo). La carica di capitano della squadra venne affidata ad Arrigo Gradi, essendo l'unico giocatore con un po' più di esperienza rispetto agli altri compagni di squadra, in virtù dell'esperienza acquisita giocando nelle file dello Schönberg di Rossbach, in Svizzera. La sede era quella stessa del Circolo Turistico Bolognese, ovvero l'antica Birreria Ronzani, al numero 6 di via Spaderie; il campo da gioco erano i campi di Caprara; colori sociali: il rosso ed il blu, a quarti, secondo il modello delle casacche che Gradi si era portato dietro dalla Svizzera.[10] I calzoncini bianchi.

Le prime partite e i primi campionati[modifica | modifica wikitesto]

Inaugurazione dello Sterlino, il 30 novembre 1913

Il 20 marzo 1910 venne organizzato il Campionato Emiliano, qualificato come di Terza Categoria per le squadre agonistiche del tempo. Vi si iscrissero solo le tre squadre della città di Bologna: la Sempre Avanti!, la Virtus e il Bologna Football Club. Si contesero il titolo in due partite, giocate una dopo l'altra: il Bologna surclassò prima la Sempre Avanti! per 10-0, poi, dopo un riposo di una decina di minuti, inflisse un 9-1 alla Virtus.[11]
Con l'intenzione di iscriversi al campionato di Prima Categoria della stagione 1910-11, il Bologna dovette rivoluzionarsi in ambito economico: con la nomina a presidente di Domenico Gori, finanziò la società (pagando l'iscrizione al campionato di massima serie), trasferì la sede da Via Spaderie presso il Bar Libertas, in Via Ugo Bassi, e infine individuò un terreno, che poteva fare al caso del Bologna; quel terreno prenderà il nome di "Cesoia", dal nome della trattoria proprietaria del campo.[11] Cambiarono anche le divise: dalla camicia rosso e blu a quarti si passò a maglie a strisce rossoblù con scollatura e stringa di chiusura. Nel maggio del 1910 fu organizzata un'amichevole con l'Internazionale Campione d'Italia in carica, e i milanesi vinsero 1-0 davanti ad un pubblico numeroso; la buona prestazione diede comunque il permesso alla squadra bolognese di iscriversi alla Prima Categoria 1910-1911, il campionato di massima serie In quella stagione e nelle due successive il Bologna non brillò, concludendo negli ultimi posti del girone veneto-emiliano.

Alla fine di quest'ultimo campionato, il Bologna dovette lasciare il campo della Cesoia per trasferirsi nello Stadio Sterlino;[12] sorse quindi, fuori Porta Santo Stefano sul declivio di Villa Ercolani, un impianto finalmente degno di un club in ascesa. Lo stadio non era il massimo della regolarità: da una porta all’altra c’era un dislivello di un metro, si giocava un tempo in salita e uno in discesa. Venne inaugurato in occasione della prima sfida interna al Brescia: era la sesta giornata del girone Veneto-Emiliano di Prima Divisione, 1-1 con reti di Angelo Badini per i rossoblù e Simonini per i lombardi, che giocarono in dieci per quasi tutta la partita.[12] I campionati di calcio continuarono fino al 21 maggio 1915, giorno in cui la Federazione sospese il torneo, a causa dello scoppio imminente della Prima Guerra Mondiale. Tre giorni dopo, infatti, l'Italia dichiarò guerra all'Austria-Ungheria, e il calcio dovette lasciare spazio al rombo del cannone.

Il Bologna durante e dopo la guerra[modifica | modifica wikitesto]

Per sopperire al calcio, la FIGC nel 1916 decise di organizzare un torneo sostitutivo, la Coppa Federale. Il Bologna, incluso nel raggruppamento Emilia con Modena e Audax Emilia, giunse secondo alle spalle dei canarini, perdendo così la possibilità da partecipare alla fase finale. A causa dell'inasprimento del conflitto, il torneo non venne più ripetuto. Allora in Comitato Regionale Emiliano organizzò sia nel 1916 che nel 1917 la Coppa Emilia, di cui il Bologna vinse la prima edizione, piazzandosi in testa con 14 punti davanti al Reggio Emilia, mentre perse la seconda allo spareggio con il Modena. Oltre a queste manifestazioni, a Bologna vennero organizzate numerose amichevoli.

La targa commemorativa che venne affissa sotto la tribuna dello Sterlino, nel 1920

Quando si ritorna allo sport, la situazione del Football Club è semplicemente disastrosa: ridotto in misere condizioni il campo, crollata la tribuna, scomparso lo steccato, dispersi i soci, vuote le casse sociali. E questo non sarebbe niente: 7 giocatori di prima squadra non rispondono all'appello: Guido Alberti[13] (fratello maggiore di Cesare Alberti, sfortunato campione di Bologna e Genoa), Agostino Bianchi, Aldo Brivio,[14] Guido Della Valle[15] (socio fondatore del Bologna e fratello maggiore di Giuseppe Della Valle, uno dei più grandi rossoblù di tutti i tempi), Lazzaro Antonio Fontana,[16] Guido Pifferi,[17] e Lino Sala Rosa[18] (quest'ultimo una tra le medaglie d'argento al valor militare con cui vennero decorati alcuni tra i caduti del Bologna F.C.). Insieme a loro, erano caduti anche i soci Rinaldo Balestra, Giorgio Rossi,[19] Mario Bonvicini,[20] Mario Cordara,[21] Modesto Laffi,[22] Silvio Presi[23] e Giorgio Ridolfi.[24] Il sacrificio di tutti loro fu ricordato il 19 settembre 1920, con una lapide posta a perenne ricordo sotto la nuova tribuna. L'epigrafe, dettata dal poeta Giuseppe Lipparini, recitava:

«Animatore delle più fiere energie -- il nobile gioco -- li temprò all'entusiasmo e all'azione -- così in faccia al nemico -- donarono generosi le giovani vite -- perché fosse salva e grande la patria -- il Bologna F.B.C. volle qui incisi i nomi dei caduti gloriosi -- a render sacra la memoria -- del dovere compiuto e del sacrificio.»

I trionfi negli anni Venti e Trenta[modifica | modifica wikitesto]

L'arrivo di Felsner[modifica | modifica wikitesto]

«Ho avuto la ventura di trovare a Bologna quanto di meglio si potesse desiderare per un lavoro serio: materiale, uomo, ambiente, atleti che dal connubio delle doti tecniche e morali ricavano un potenziale di illimitato valore. »

(Hermann Felsner)

Il campionato del Bologna riparte il 12 ottobre 1919, con la vittoria contro la GS Bolognese; il campionato di Prima Categoria 1919-1920 restò nei ricordi dei bolognesi perché per la prima volta esordì un giocatore acquistato da un'altra squadra: il calciatore era Bernardo Perin, comprato dal Modena per 2 lire.[11] La squadra era ormai competitiva nel suo girone, tranne una figura che si stava delineando nel corso degli anni: quella del coach.

Hermann Felsner, primo allenatore del Bologna F.C.

Il consiglio rossoblù infatti decise che era il caso di provvedere all'ingaggio di un allenatore professionista. Non v'era stato il minimo dubbio che il campo di ricerca dovesse circoscriversi ai paesi danubiani, in particolar modo a Praga e Vienna. Si optò per quest'ultima, la capitale del calcio tecnicamente più raffinato, quello del Wunderteam che deliziava le folle di tutta Europa. Il presidente del Bologna, Cesare Medica, mise una inserzione su un popolare quotidiano viennese, tra gli annunci economici. Risposero in diversi e allora Arrigo Gradi, primo capitano e socio fondatore del Bologna, venne mandato in missione a Vienna. La scelta dello storico fondatore del Bologna cadde proprio su Hermann Felsner: ex calciatore del Wiener Sportklub, laureato in giurisprudenza, istruttore di ginnastica, aveva frequentato due corsi in Inghilterra per specializzarsi nello sport che amava e nel quale voleva affermarsi come allenatore. Uomo di spiccata personalità, molto sicuro di sé, pretese un adeguato e lauto ingaggio. Giunto nell'ottobre del 1920 vi sarebbe rimasto ininterrottamente fino al gennaio 1931 stabilendo un record di oltre 11 anni. In quel periodo egli seppe rapidamente ed abilmente amalgamare, fondere, istruire i giocatori messi a sua disposizione.[11][25][26] Nel primo anno di Felsner come allenatore, la stagione 1920-1921, l'austriaco portò il Bologna a vincere il titolo emiliano, battendo in 3 partite in finale i rivali del Modena, passò le semifinali, fino ad arrivare in finale di Lega Nord contro la favorita Pro Vercelli, dove il Bologna trovò la sua prima sconfitta in campionato non senza polemiche, per il decisivo gol segnato in presunta posizione di fuorigioco da Rampini II.[27][28]

Nelle due stagioni successive il Bologna si piazzò sempre al terzo posto nel proprio girone, tranne per la stagione 1923-1924, quando i Veltri arrivarono in finale di Lega perdendo contro il Genoa in due infuocate partite che diedero il la a una rivalità fierissima.

Le due squadre rossoblù si trovarono di fronte per la finale di Lega Nord il 15 giugno 1924, sul campo del Genoa di via del Piano, a Marassi. La partita fu assai tesa, dentro e fuori dal terreno di gioco; sugli spalti scoppiarono diverse risse fra gli spettatori,[29] mentre il campo venne invaso da alcuni tifosi: uno di questi, l'ex giocatore genoano e allenatore in carica della Cremonese, Giovanni Battista Traverso, dopo un diverbio con il giocatore del Bologna Giuseppe Della Valle, lo colpì con un pugno.[30] La partita si risolse a favore dei padroni di casa solamente nel finale, grazie ad un gol di Neri, nonostante una netta supremazia di gioco da parte del Bologna.[31] Il Bologna in seguito sporse reclamo contro l'omologazione del risultato, che però venne respinto dal direttorio della Lega Nord in data 22 giugno; il Genoa venne multato di mille lire per l'invasione di campo, mentre l'allenatore Traverso venne squalificato per quattro mesi.[32]

Il ritorno si svolse in Emilia una settimana dopo, sul campo dello Sterlino colpito da un'inarrestabile pioggia. Il Bologna, come accadde nella partita di andata, mantenne il netto predominio della partitam al Grifone risposero prontamente nella prima frazione di gioco, con un gol in contropiede di Santamaria; il parziale inviperì ancora di più il pubblico di casa che, nell'intervallo, diede luogo a disordini e un tentativo di invasione di campo. La gara riprese e la giovane formazione emiliana riuscì a pareggiare con un rigore trasformato da Pozzi; gli animi si accesero e all'arbitro Panzeri di Milano sfuggì totalmente la situazione di mano. Il match fu sospeso a pochi minuti dalla conclusione: in principio il direttore di gara motivò la decisione sulla base dell'impraticabilità del campo dovuta alle cattive condizioni atmosferiche, ma poi fornì una seconda versione nella quale riportò di aver preso tale provvedimento per le intemperanze della tifoseria di casa e aggiunse. L'arbitro, inoltre, aveva scritto nel referto del match di aver «speciosamente concesso il calcio di rigore al Bologna per evitare incidenti in campo e sulle tribune. La FIGC diede quindi la vittoria a tavolino ai liguri.

Di questa stagione rimase memorabile la vittoria contro il Pro Vercelli, rimasto imbattuto da dieci anni, sconfitto per 2-1 nello stadio dei piemontesi.

Il primo scudetto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Scudetto delle pistole.
Bologna F.C. - Genoa C. & F.C 2-2, 7 giugno 1925, sta per cominciare la partita. Il pubblico è assiepato in ogni dove, anche sui muri esterni dello stadio

Nella stagione 1924-1925, il Bologna parte da favorita per il titolo italiano, insieme alla Pro Vercelli e al Genoa. Inserita nel Lega Nord-girone B, i rossoblù terminano il campionato al primo posto, superando in classifica la Juventus e la Pro Vercelli di due soli punti. Di nuovo il Bologna si trova in finale di Lega Nord davanti al Genoa, trionfatore del girone A. Per decretare il vincitore, ci vollero 5 partite.[33]

La prima venne giocata a Bologna il 24 maggio 1924; il Bologna, in maglia bianca con una banda rossoblù orizzontale, venne sconfitto per 2-1 dal Genoa, con un goal dell'ex bomber dei felsinei Cesare Alberti; accorcia le distanze per il Bologna un giovane attaccante bolognese, Angelo Schiavio. Il ritorno si giocò a Genova il 31 maggio; la partita terminò ancora 2-1, ma questa volta a favore del Bologna, in una partita molto accesa e con varie interruzioni per scontri in campo e sugli spalti.[11]

Fu quindi necessario uno spareggio, fissato per la domenica successiva, il 7 giugno, a Milano. Poiché l'enorme folla di sostenitori accorsa presso l'impianto di Viale Lombardia del Milan fu così alta da doversi accalcare ai margini del campo, l'arbitro Giovanni Mauro espresse dubbi sulla regolarità delle condizioni di gioco, e solo l'intervento del presidente di Lega Enrico Olivetti lo persuase a dare il via alla sfida.[34][35][36][37] Il Genoa si portò in doppio vantaggio con Moruzzi e Alberti e gli entusiasti tifosi liguri invasero più volte il terreno di gioco; ciononostante, la partita continuò senza incidenti fino al sedicesimo della ripresa, quando un tiro del bolognese Muzzioli entrò nella porta difesa da Giovanni De Prà in maniera apparentemente anomala. Mauro indicò il corner, ritenendo che il portiere genoano avesse deviato il tiro fuori dal rettangolo di gioco, ma numerosi sostenitori bolognesi entrarono in campo accerchiando il direttore di gara e sostenendo minacciosamente che il gol fosse regolare; dopo circa un quarto d'ora di sospensione l'arbitro, dopo aver tentato di interrompere definitivamente l'incontro dandosi alla fuga, decise di convalidare la rete per placare la tifoseria felsinea.[38][39][40] La partita riprese e, a otto minuti dalla fine, il Bologna realizzò il gol del pareggio con Alberto Pozzi.[41][42]

I tempi regolamentari si conclusero quindi in parità, ma il Genoa si rifiutò di disputare i tempi supplementari: in base alla versione dei propri dirigenti, ciò avvenne perché la squadra avrebbe ricevuto la garanzia da parte del direttore di gara di ottenere la vittoria a tavolino in seguito alla forzata convalida del gol fantasma di Muzzioli. In risposta al club ligure, il Bologna chiese a sua volta il successo d'ufficio proprio per la mancata disputa dei supplementari da parte dei rivali.[43][44][45] Il Consiglio di Lega Nord del 20-21 giugno, tuttavia, risolse la querelle con un decisione controversa: durante la riunione, infatti, Giovanni Mauro non tenne fede al presunto impegno assunto coi genoani e presentò nuovamente la pregiudiziale sull'ordine pubblico che aveva notificato alla Federazione prima del match. A quel punto la Lega, sebbene il regolamento non prevedesse l'annullamento retroattivo dell'intera partita sulla base della contestazione avanzata dall'arbitro, e perciò obbligasse de facto l'organo a dare ragione a una delle due squadre, non omologò il 2-2 e respinse sia il reclamo ligure che quello emiliano, decretando la ripetizione dello spareggio.[46][47][48][49]

La formazione del Bologna che vinse lo scudetto nel 1924-25

Nella quarta finale non furono registrati scontri o invasioni di campo durante la partita, che terminò 1-1. Gli scontri però si registrarono dopo la partita, ovvero alla stazione di Porta Nuova, dove i treni che riportavano le tifoserie nelle loro città si trovarono vicini, tanto che due genoani furono feriti addirittura da colpi di pistola. Dopo insulti e battibecchi tra la dirigenza del Bologna e quella del Genoa, il Consiglio Federale decise di far disputare la quinta finale il 19 luglio ancora a Torino; intervenne allora il Prefetto della città che dichiarò apertamente di averne avuto abbastanza e vietò l'incontro. Nelle settimane successive la Federazione impose al Bologna di consegnare i colpevoli della sparatoria alle autorità, pena la squalifica della squadra, richiesta alla quale la società felsinea e l'opinione pubblica del capoluogo emiliano si oppose con una protesta di piazza, subodorando un complotto ordito dai rappresentanti liguri e piemontesi del direttorio federale.[50] Con la mediazione della Lega Nord del 26 luglio tornò la pace venne programmato l'ennesimo spareggio.[51][52]

Il 9 agosto 1925 venne giocata la quinta e ultima finale di Lega Nord, sul campo milanese della "Forza e Coraggio" a Vigentino, semi-deserto. Presenziarono soltanto dirigenti, giornalisti e qualche tifoso locale; il campo era circondato da uno squadrone di carabinieri a cavallo. Il Bologna, che giocava in verde con il colletto nero, vinse agevolmente e con merito per 2-0[53], nonostante i "veltri" terminarono il match addirittura in 9 uomini, per le espulsioni di Alberto Giordani al 13' del secondo tempo, e quella di Giovanni Borgato al 44'. i rossoblù bolognesi passarono in vantaggio prima con una prodezza di Pozzi, poi allo scadere Perin arrotondò il risultato a 2-0.[33] Il titolo di Lega Nord era conquistato dal Bologna che si qualificò così alla Finalissima nazionale contro la vincitrice della Lega Sud.

A sottolineare come la vittoria del Bologna, malgrado le polemiche, fu comunque quella della squadra migliore, sia tecnicamente che fisicamente, furono le parole di Vittorio Pozzo, testimone oculare di quelle cinque finali, in un editoriale del 22 agosto 1925 sul settimanale sportivo genovese Il Calcio, diretto da Rino Sacheri:[54]

«Il Campionato della Lega Nord, ha avuto come quadro d'assieme e come organizzazione, un epilogo che lascia tristi e pensierosi per l'avvenire del giuoco, ma ha per lo meno avuto un risultato sportivamente giusto: ha vinto la squadra che si trovava nelle migliori condizioni fisiche e che disponeva delle migliori doti tecniche. Sia lode e gloria ad essa.»

(Vittorio Pozzo, Il Calcio n. 50-51 p.3, 22 agosto 1925)

Il campionato però non era concluso, e non si poteva ancora considerare vinto dal Bologna: restava da giocare la doppia sfida della finale nazionale contro i vincitori della Lega Sud, i biancoverdi dell'Alba Roma; i due match furono vinti entrambi dal Bologna, il primo per 4-0, il secondo per 2-0. Per la prima volta i rossoblù erano campioni d'Italia.

Il secondo tricolore e il bis europeo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Caso Allemandi.
Stadio "Littoriale", 1928

La stagione successiva, il Bologna si mostrò più che degno del suo titolo. I rossoblù viaggiarono imbattuti per 21 giornate su 22 ed ebbero il migliore attacco di tutto il campionato, con ben 74 reti realizzate e 20 subite; solo all'ultima giornata del girone vennero sconfitti a Torino dai granata. In finale di Lega Nord, cedettero lo scudetto in tre partite alla Juventus, per un gol di scarto dopo due pareggi allo Sterlino e in Corso Marsiglia.

Per contenere le ormai migliaia di tifosi rossoblù, il 31 ottobre 1926 venne inaugurato il nuovo Stadio del Littoriale, dovuto all'iniziativa ed all'impulso di Leandro Arpinati, podestà di Bologna nonché presidente FIGC e fervente tifoso dei colori rossoblù. Il grande stadio, completo di piscine e di campi da tennis, rappresentava al tempo stesso un premio e un simbolo.

Nella stagione 1926-27 la sfida per lo scudetto si concentrò tra Bologna e Torino. Entrambe le squadre si qualificarono al girone finale: i granata si piazzarono primi e i rossoblù secondi, tuttavia sullo scudetto si abbatté uno scandalo di corruzione noto come Caso Allemandi. In seguito a un controverso processo sportivo, il titolo fu revocato al Toro, ma Arpinati, contrariamente a quanto prescrivevano le regole dell'epoca, non lo attribuì al Bologna e lo lasciò non assegnato con la motivazione che l'affaire aveva falsato in toto i risultati del campionato. Le ragioni dietro il provvedimento di Arpinati non furono mai totalmente chiarite: secondo i suoi estimatori egli non concesse il titolo ai felsinei per evitare sospetti di parzialità, mentre per i suoi detrattori la gestione sia dello scandalo che dell'intero torneo da parte del gerarca romagnolo sarebbe stata orientata a favorire il Bologna e la decisione di non assegnare lo scudetto gli sarebbe stata imposta dal regime fascista.[55][56] Intanto in estate cambiò l'assetto societario: sempre Arpinati decise di creare la "Bologna Sportiva", società polisportiva con sezioni dedicate ai vari sport tra cui la scherma, l'atletica, il tennis e ovviamente il calcio.[57]

Il secondo tricolore arrivò nel 1928-29, ultimo torneo disputato prima dell'avvento del girone unico. In questo campionato il ruolino dl marcia del Bologna fu impressionante: 24 risultati utili, 20 vittorie e 4 pareggi, 86 goal fatti di cui 29 solo di Schiavio.[58] La finale vide il Bologna di nuovo contro il Torino: l'andata, giocata allo stadio Littoriale, venne vinta dai rossoblù per 3-1; il ritorno, disputato allo Stadio Filadelfia, venne vinto dai granata per 1-0. Il 7 luglio, allo Stadio Nazionale di Roma, i felsinei vinsero la terza e decisiva partita di spareggio per 1-0, con rete di Giuseppe Muzzioli, e si laurearono campioni d'Italia per la seconda volta nella loro storia. Il Bologna si qualificò così alla Coppa dell'Europa Centrale ma preferì rinunciare e imbarcarsi per una tournée in Sud America. Gli effetti di questa esperienza, terminata a settembre inoltrato dopo 14 partite in nemmeno due mesi, si fecero sentire pesantemente nella stagione successiva, che vide i petroniani arrivare solo sesti. La stagione successiva fu importante perché vennero rassegnate le dimissioni di Felsner; al suo posto arrivò Guyla Lelovich, ungherese.

Renato Dall'Ara, il presidente più vittorioso della storia del Bologna

Se la prima stagione con il nuovo allenatore si concluse al terzo posto, quella seguente fu un successo: se in Italia iniziò ad affermarsi la Juventus, che di lì a poco avrebbe incominciato il suo quinquennio d'oro, in Europa il Bologna approdò in finale nella Mitropa Cup.[59] Finale che non si disputò: gli incidenti fra la Juventus e lo Slavia Praga nell'altra semifinale, portarono il comitato tecnico della coppa, composto dai vari esponenti delle federazioni partecipanti (tra cui Hugo Meisl e Josef Gerö), riunitosi per il giudizio definitivo a Klagenfurt a metà agosto, all'esclusione di entrambe le squadre dalla competizione e di conseguenza proclamò il Bologna vincitore dell'edizione del 1932.[60][61] Il Bologna, appresa la notizia, propose al comitato tecnico della manifestazione di rimettere in palio la coppa in settembre, in un torneo a tre con Juventus e Slavia «per contribuire alla pacificazione fra queste due società».[62] Il comitato, «pur apprezzando in tutto il suo valore il gesto sportivo del Bologna», respinse la proposta del club rossoblù. Nella successiva riunione dell'11 settembre, svoltasi a Budapest, il comitato d'appello respinse il reclamo dello Slavia che, a differenza della Juventus, presentò una protesta ufficiale.[63][64] Fu così che, per la prima volta in assoluto nella storia del calcio italiano, una squadra di club vinse una coppa europea internazionale.[59]

Il Bologna in posa con la Coppa dell'Europa Centrale al termine del match contro l'Admira

Il bis europeo arrivò due stagioni dopo: il Bologna, in virtù del terzo posto conquistato nel campionato precedente, si qualificò ancora per l'edizione della coppa Mitropa del 1934, e fu un trionfo. All'indomani della vittoria della nazionale italiana ai mondiali del 1934 — con rete in finale alla Cecoslovacchia proprio del centravanti felsineo Angelo Schiavio —, il successo del Bologna nella Coppa dell'Europa Centrale, sancì la definitiva supremazia del calcio italiano in ambito europeo. L'affermazione del Bologna arrivò attraverso risultati fragorosi sotto il profilo del punteggio, che misero in risalto la forza e il talento della squadra: 3 reti al Bocskay, 6 al Rapid Vienna, 5 al Ferencváros in semifinale. Nella finale, i petroniani si ritrovarono di fronte i campioni in carica d'Austria dell'Admira Vienna, squadra ricca di elementi di spicco del Wunderteam, tra cui il portiere Peter Platzer e lo straripante attaccante Anton Schall, cinque volte capocannoniere del campionato austriaco. Il Bologna, privo di Angelo Schiavio, perse la finale di andata disputata al Prater di Vienna per 3-2. La partita di ritorno al Littoriale, giocata in una giornata di caldo torrido, vide il Bologna dominare gli austriaci in maglia bianca: 5-1 il risultato finale, con Carlo Reguzzoni mattatore dell'incontro con tre gol all'attivo. Reguzzoni conquistò anche il titolo di capocannoniere del torneo con 10 reti, davanti all'ungherese György Sárosi e all'austriaco dell'Admira Adolf Vogl. Il Bologna era sul tetto d'Europa per la seconda volta in tre anni, unica squadra italiana a riuscire nell'impresa nel periodo classico della Coppa dell'Europa Centrale, dall'edizione del 1927 a quella del 1940.[58] Nel frattempo erano cambiate alcune cose ai vertici societari: con la caduta in disgrazia di Leandro Arpinati (e di conseguenza di tutti gli uomini legati a lui, presidente Bonaveri compreso), espulso dal Partito Nazionale Fascista nel 1933, arrestato come nemico del regime e mandato al confino a Lipari nel luglio del 1934, si affacciò sulla scena bolognese un imprenditore tessile, all'epoca quarantenne, originario di Reggio Emilia; il suo nome era Renato Dall'Ara, che divenne commissario straordinario del Bologna e poi presidente, inaugurando così il suo trentennio di presidenza, il più glorioso della storia del Bologna.[58]

La nascita e la fine dello "squadrone che tremare il mondo fa"[modifica | modifica wikitesto]

col Bologna prima di morire a causa
Árpád Weisz, ungherese di origine ebraica, vinse due campionati. A lui è intitolata la curva Sud del Bologna

Dal 1934 al 1945 si registrò in Italia e in Europa un netto dominio rossoblù: in sei anni, dal '35 al '41 la squadra vinse ben 4 scudetti. Il fautore di questo dominio è il nuovo allenatore, l'ungherese Arpad Weisz, di origine ebraica;[58] i suoi frutti si videro dal 1936 con la vittoria del terzo scudetto, riuscendo a vincerlo nonostante una rosa molto corta (appena 14 giocatori), l'anno successivo con il bis tricolore e inoltre con la vittoria del prestigioso Torneo dell'Esposizione di Parigi, una competizione che riuniva tutte le squadre che avevano vinto il campionato la stagione passata, quindi una sorta di Mondiale per club europeo.[65] Nonostante la stagione successiva dove il Bologna si classifica quinto, nella stagione 1938-39 arriva l'ennesimo scudetto.[58] A vincerlo non sarà Weisz, che è costretto a lasciare l'Italia a causa delle promulgazioni delle leggi razziali, bensì Hermann Felsner, già allenatore dei felsinei nei primi anni della fondazione del club. L'anno successivo si contesero lo scudetto i petroniani e l'Ambrosiana, la squadra di Giuseppe Meazza; dopo un campionato combattuto tra le due squadre, proprio all'ultima di campionato si ritrovano a giocare contro le due squadra appaiate entrambe in testa, con i milanesi con un punto in più del Bologna. La partita venne vinta dall'Ambrosiana che così si laureò campione d'Italia.

La stagione successiva, nonostante la guerra fosse incominciata quattro mesi prima, il Bologna la conclude con la vittoria del sesto scudetto; un'aura di imbattibilità circonda il Bologna, tanto che i tifosi rispolverano un vecchio inno del tempo dei pionieri "È il Bologna lo squadrone / che tremare il mondo fa". La vittoria dello scudetto sarà l'ultima gioia del Bologna per i futuri anni: l'anno successivo si piazza al settimo posto e poi, complice la guerra incalzante, il campionato di calcio viene sospeso. All'indomani della fine del campionato, Felsner torna in patria e non si può non pensare a un ciclo che si chiude definitivamente.

Dalla crisi al settimo scudetto[modifica | modifica wikitesto]

1942-1952: gli anni della mediocrità[modifica | modifica wikitesto]

Gino Cappello, stella del Bologna negli anni 1950

Partito Felsner, Dall'Ara chiamò Montesanto come neoallenatore, che porterà la squadra al sesto posto finale. Ma la guerra arrivò anche in Italia e la Serie A fu costretta a fermarsi: la passione per il calcio era dura a morire e venne quindi organizzato un campionato di guerra, a cui parteciparono solo le squadre del Nord e Centro-Italia.[66] Il Bologna conquistò in semifinale perdendo contro lo Spezia, che vincerà poi la competizione. Terminata la seconda guerra mondiale, un centinaio di appassionati promosse un'assemblea dei soci al cinema "Modernissimo", in pieno centro storico, si ricostituì la società tornando alla vecchia denominazione sociale di Bologna Football Club, e l'elezione del presidente fu un plebiscito per l'uomo che aveva vinto quattro scudetti in sei stagioni: Renato Dall'Ara. I rossoblù, nonostante avessero perso giocatori importanti come Puricelli e Andreolo, vinsero la Coppa Alta Italia. Nel frattempo due grandi giocatori erano saliti alla ribalta nazionale, due campioni che per anni entusiasmarono il pubblico dello stadio comunale: Gino Cappello, raffinatissimo e dinoccolato attaccante che fu acquistato dal Bologna nello scambio che portò Puricelli al Milan; e poi Cesarino Cervellati, ala destra dribblomane cresciuta nelle giovanili del Bologna, che arrivò a vestire più volte la maglia azzurra della nazionale. In campionato invece la squadra continuò a faticare e finì nuovamente al sesto posto.[66] Da questo campionato in poi il Bologna visse momenti molto bui, che non lo riportarono più ad essere competitivo in Italia e in Europa, tanto che nelle stagioni 1949-50 e 1951-52 i felsinei rischiarono seriamente la retrocessione. Tutto ciò era dovuto specialmente al tramonto del Metodo, il modulo di gioco che dagli anni Venti fino ai primi anni Quaranta aveva garantito sei scudetti al Bologna, ma che ormai era stato soppiantato dal Sistema; Dall'Ara, che non voleva abbandonare la vecchia tattica di gioco, ingaggiò allenatori ancora legati ad essa, con la conseguenza di campionati disastrosi dal punto di vista tattico e dei risultati. Alla fine con l'arrivo dell'inglese Edmund Crawford anche il Bologna passò ufficialmente al Sistema.[11][66]

1952-1961: la lenta rinascita[modifica | modifica wikitesto]

Fulvio Bernardini, l'allenatore dello scudetto della stagione 1963-1964

A seguito del sedicesimo posto in classifica, che al tempo era il peggior piazzamento della storia del Bologna, Dall'Ara cambiò ancora tecnico, puntando su Giuseppe Viani.

Nel 1953, il Bologna acquistò due giocatori dal Verona: Gino Pivatelli, centravanti, e Ugo Pozzan, giovane centrocampista dai "piedi buoni". Il "Piva" si rivelò un autentico asso: grande tecnica, tiro potentissimo, fiuto del gol di prim'ordine. Con lui in squadra e con l'immarcescibile Cappello, il Bologna tornò in posizioni di classifica più consone al suo rango: un quarto posto nel 1954-1955, un quinto nel 1955-1956 (Pivatelli capocannoniere con 29 reti in 30 partite, unico calciatore italiano ad aggiudicarsi il titolo negli anni cinquanta).[11] È di quell'anno l'arrivo in rossoblù di un giovanissimo attaccante friulano che scriverà pagine indelebili nella storia del club: Ezio Pascutti, che al suo esordio segnò subito un gol a Vicenza.

Ma l'anno dopo il Bologna ripiomba nel caos: la squadra non ingrana, Viani rassegna le dimissioni e al suo posto arriva Aldo Campatelli, ex giocatore del Bologna. Alla fine però il piazzamento finale è il quinto posto, inimmaginabile per come si erano messe le cose. Le stagioni a venire sono contraddistinte da alti e bassi, ma già in questi anni vengono acquistati i giocatori che poi comporranno la futura squadra titolare che vincerà lo scudetto nel 1964; nella stagione 1956-57 arrivò a Bologna Mirko Pavinato, l'anno dopo Paride Tumburus e Giacomo Bulgarelli e quello dopo ancora Romano Fogli, Marino Perani e Carlo Furlanis. Ma soprattutto alla fine del campionato 1960-61 arrivò Fulvio Bernardini, l'allenatore che vincerà lo scudetto.

1961-1963: l'avvento di Bernardini[modifica | modifica wikitesto]

«Beh, signori della stampa, mi pare che così si giochi solo in Paradiso...»

(Fulvio Bernardini dopo la vittoria del Bologna per 7-1 il 14 ottobre 1962)
Il Bologna campione d'Italia nella stagione 1963-1964. Dall'alto, a sinistra: Franco Janich, Romano Fogli, Furlanis, Paride Tumburus, Capra, Negri, Marino Perani, Giacomo Bulgarelli, Harald Nielsen, Helmut Haller, Mirko Pavinato

Fulvio Bernardini arrivò a Bologna con la voglia di confezionare un'altra impresa come quella con la Fiorentina, quando vinse lo scudetto nel 1956. Al suo arrivo il nuovo allenatore chiese e ottenne due giocatori che si sarebbero rivelati fondamentali: dalla Lazio giunsero Franco Janich e Bruno Franzini, rispettivamente centrocampista e difensore. Per l'attacco arriva dalla Danimarca Harald Nielsen, su consiglio dell'ex calciatore rossoblù Axel Pilmark. La prima stagione parte a rilento, tanto che il presidente Dall'Ara comincia già a contattare diversi allenatori per sostituire Bernardini, tra cui l'ex Viani, al quale il presidente era rimasto legato. Nonostante le critiche la squadra finisce al quarto posto e rappresentava il miglior piazzamento degli ultimi 20 anni, assieme a quello del '54-'55 (ottenuto sotto la guida dello stesso Viani). In più era arrivato il successo nella Mitropa Cup, non più prestigiosa come prima della guerra, ma pur sempre importante. Il 1962 sono anche gli anni dei mondiali in Cile; i felsinei che prendono parte alla spedizione sono Tumburus, Bulgarelli, Janich e Pascutti, ma l'avventura degli azzurri si rivelerà fallimentare. La stagione successiva alla squadra si aggiunge un ultimo tassello: dai mondiali si prende dalla nazionale tedesca Helmut Haller; tale inserimento portò un'ulteriore ventata di freschezza e di inventiva in una squadra che già produceva gioco di prim'ordine. Infatti il Bologna continua sulla falsariga della passata stagione, al punto da far esclamare all'allenatore petroniano, al termine di una partita vinta per 7-1 sul Modena: "Così si gioca solo in Paradiso!".[67] Nello stesso torneo Ezio Pascutti stabilì un record segnando consecutivamente per le prime 10 giornate (12 gol). Alla fine però sarà ancora quarto posto, ma per tutta la stagione è centrale il problema del portiere: alcune incertezze costarono il posto ad Attilio Santarelli, sostituito da Cimpiel, e questi da Rado. Ma dalla stagione successiva tale problema viene risolto con l’acquisto del nazionale William Negri.

Stagione 1963-64: il settimo scudetto[modifica | modifica wikitesto]

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Lo spareggio scudetto

L'inizio della stagione si notò come la squadra era cambiata, era diventata più concreta: continuava a segnare tanto, ma ormai subiva poco. Così la marcia cominciò a essere impressionante, dieci vittorie consecutive che catapultano il Bologna in testa alla classifica insieme al Milan. Ma dopo la vittoria proprio contro i rossoneri per 2–1 che porta i rossoblù al comando, pochi giorni dopo scoppia il caso-doping.[69]

Il caso-doping[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 marzo 1964 in seguito ad alcuni controlli antidoping effettuati due giorni prima dopo Bologna-Torino (4-1), risultò che cinque giocatori felsinei (Pavinato, Fogli, Tumburus, Perani e Pascutti) vengono trovati positivi.[69] Le provette contenenti il "materiale incriminante" furono messe sotto sequestro dalla magistratura, e la FIGC formalizzò il provvedimento: 3 punti di penalizzazione al Bologna, 18 mesi di squalifica all'allenatore Bernardini e al medico sociale Igino Poggiali, assolti i giocatori incriminati perché assunsero sostanze dopanti inconsapevolmente.[70] La reazione della città è quella di chi sa di subire un’ingiustizia da parte dei potenti; diversi si lamentano infatti che questa decisione sia arrivata per fermare il cammino del Bologna e favorire invece squadra più blasonate come Inter o Milan, molto più ben viste dalla Lega Calcio.[71]

Subito dopo la decisione della Figc il Bologna chiede le controanalisi, ovvero far esaminare anche il secondo campione delle urine. Il regolamento infatti prevede che al momento del prelievo, il campione venga diviso in due flaconi, proprio per riservarsi la possibilità di una eventuale verifica.[11] Le controanalisi dimostrarono però l'innocenza dei giocatori: nelle provette furono registrati livelli di anfetamine in quantità eccessive per un essere umano, quindi difficilmente potevano essere state somministrate ai giocatori incriminati.[11][72] Accertata la mancanza di prove circa l'assunzione da parte dei giocatori di sostanze proibite, il 16 maggio la Corte d'Appello federale assolve il Bologna, il medico sociale Poggiali e Bernardini, cancellando i tre punti di penalizzazione.[73] Sebbene i responsabili della manipolazione delle provette ufficialmente non vennero mai individuati, nei decenni successivi alcune testimonianze fecero ricadere i sospetti al riguardo sulla figura di Gipo Viani, l'allora direttore tecnico del Milan.[74][75][76]

Lo spareggio-scudetto[modifica | modifica wikitesto]

Il campionato finì così con le due squadre appaiate al primo posto, Bologna e Inter: per la prima volta nella storia della Serie A si rese necessario uno spareggio, che si giocò a Roma il 7 giugno 1964. Ma tre giorni prima della gara una terribile notizia colpì i giocatori rossoblù: mentre si trovava nella sede della Lega con Angelo Moratti, proprietario dell’Inter, per definire i dettagli organizzativi per lo spareggio, era morto improvvisamente di infarto il presidente Renato Dall’Ara.[77] Il Bologna giocò con il lutto nel cuore la partita perfetta, accorta tatticamente e assai cinica, vincendo 2-0 con reti di Fogli e Nielsen, mettendosi così in tasca dopo 23 anni il settimo scudetto.[78] Con la vittoria del campionato si chiuse la presidenza Dall'Ara, il massimo dirigente più vittorioso della storia del Bologna: quattro scudetti (più quello conquistato nel 1964, poco dopo la sua scomparsa), una Coppa Media Europa, il Torneo dell’Esposizione di Parigi, una Mitropa Cup, una Coppa Alta Italia. Nel trentennale della morte, gli verrà intitolato lo stadio Comunale.[79]

Dai successi in Coppa Italia al fallimento[modifica | modifica wikitesto]

Il ridimensionamento[modifica | modifica wikitesto]

Giacomo Bulgarelli, il giocatore con il maggior numero di presenze nella storia del club

A sostituire Dall'Ara fu il vicepresidente Luigi Goldoni, già da anni nel consiglio d'amministrazione della società. L'annata successiva alla vittoria del settimo scudetto vede la squadra partecipare alla Coppa dei Campioni 1964-1965 ma venire subito eliminata al turno preliminare contro l'Anderlecht, risolto a favore dei belgi nello spareggio di Barcellona per lancio della monetina. In campionato il Bologna chiude al sesto posto, deludendo molti tifosi.[80] Dopo questa stagione la società decise di dare una scossa alla squadra: Goldoni diede il benservito a Fulvio Bernardini (a anche al d.s. Antonio Bovina) e al suo posto arrivò prima Manlio Scopigno poi Luis Carniglia. L'allenatore argentino portò il Bologna ad un paio di eccellenti piazzamenti: prima un secondo posto che qualificò il Bologna alla Coppa delle Fiere (arrivando fino ai quarti e uscendo contro il Leeds per lancio della monetina) e terzo posto.[81] Intanto Goldoni nel 1966 aveva richiamato come direttore generale Viani, già ex allenatore dei rossoblù negli anni 50. Con il suo arrivo però nacquero dei contrasti fra lui e Carniglia, e dopo una violenta lite durante un ritiro nel campionato 1997-98 la società decise di esonerare l'allenatore argentino e di rimpiazzarlo con Cesarino Cervellati, bandiera del Bologna degli anni 50 e 60.[81] Col passare del tempo comunque vengono ceduti diversi pezzi del Bologna scudettato, prima Harald Nielsen, poi Helmut Haller, mentre Ezio Pascutti si ritira e William Negri trascorre un anno inattivo per infortunio, prima di essere ceduto pure lui. La vendita di Haller fu l'ultima azione da presidente di Goldoni: gli subentrò Raimondo Venturi, imprenditore del settore tubolari, terzo presidente del dopoguerra.

Nel 1969 viene chiamato ad allenare prima Oronzo Pugliese poi nella stagione 1970-71 Edmondo Fabbri.[82] Al primo anno l'ex CT della Nazionale italiana conquista la Coppa Italia: nella partita decisiva la squadra sconfigge il Torino per 2-0 con doppietta di Giuseppe Savoldi. Nelle stagioni successive la squadra continuò a non raggiungere le posizioni di vetta. Uniche consolazioni di quegli anni furono le vittorie della Coppa di Lega Italo-Inglese nel 1970 e quella della seconda Coppa Italia nella stagione 1973-1974, battendo ai rigori il Palermo nella finale di Roma. L'allenatore di questa vittoria era Bruno Pesaola, subentrato nel 1972 a Fabbri e chiesto espressamente dal nuovo presidente Luciano Conti, un industriale con interessi diversificati - dall'elettricità all'editoria (Guerin Sportivo e Autosprint) alla meccanica - che per 400 milioni di lire divenne il quinto presidente del dopoguerra.[83]

Nel 1975 chiuse la sua carriera a 35 anni Giacomo Bulgarelli, bandiera della squadra.[83] Mentre la fascia di capitano passò a Mauro Bellugi, l'eredità tecnica di Bulgarelli venne raccolta dal romagnolo Eraldo Pecci, un altro centrocampista di regia cresciuto nel vivaio. I tifosi però lo poterono vedere solo per poche stagioni: lo stesso venne ceduto al Torino, insieme al centravanti titolare e cannoniere Giuseppe Savoldi che, sempre nell'estate 1975, venne ceduto al Napoli per la cifra record di due miliardi. I tifosi non perdonarono al Presidente Conti la politica della cessione dei pezzi migliori, contestandolo duramente. Dopo una serie di stagioni tra il 5° e l’8º posto iniziarono i brividi, con salvezze in extremis di cui era artefice Cesarino Cervellati, chiamato spesso a risollevare le sorti del Bologna quando tutto sembrava ormai compromesso, come nel 1978-79 quando si salvò all'ultima giornata, nell'ultima uscita di un altro elemento simbolo dopo Bulgarelli: il terzino Tazio Roversi.[81]

Il caso calcioscommesse del 1980[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Scandalo italiano del calcioscommesse del 1980.

Nel 1979-80, subentrato Tommaso Fabbretti a Conti, la stagione partì con allenatore l'ex calciatore Marino Perani e il ritorno di Savoldi, ma quel campionato fu macchiato dal coinvolgimento dei rossoblù nella vicenda del calcioscommesse. Il Bologna subì la pesante penalizzazione di 5 punti, Savoldi e Petrini vennero squalificati per 3 anni e 6 mesi e Colomba solo per 3 mesi.[84] La squadra durante il campionato non risentì dei punti di penalità, anzi accrebbe i meriti dell'allenatore Luigi Radice, che condusse i rossoblù al 7º posto finale dopo tante vittorie importanti.

La doppia retrocessione e il ritorno in Europa[modifica | modifica wikitesto]

Roberto Mancini fece il suo esordio in Serie A con la maglia rossoblù

Nonostante il buon campionato, la società non riuscì a trattenere Radice che firmò con il Milan.[85] Il Bologna ripiegò quindi su Tarcisio Burgnich, grande protagonista dell'Inter euro-mondiale di Herrera ma tecnico con poca esperienza in A. All'inesperienza dell'allenatore si sommavano gli squilibri di un ambiente non del tutto risanato dallo scandalo del calcio-scommesse, che generò malumori tra i giocatori.[85] Tutti questi fattori portarono la squadra alla prima retrocessione nella storia del club, con la sconfitta in rimonta contro l'Ascoli. Unico fattore degno di nota in quella stagione fu l'esordio in serie A, il 13 settembre 1981, del sedicenne Roberto Mancini, il quale giocò tutte e 30 le partite stagionali segnando 9 reti, miglior marcatore della squadra. All'indomani della retrocessione, Fabbretti decise di richiamare Luigi Radice, tecnico ancora molto amato dai tifosi e appena liberatosi dal Milan; ma il 6 luglio con una conferenza stampa Radice annunciò che non avrebbe guidato un Bologna privo di Mancini, il suo giocatore più forte e più rappresentativo, ormai venduto al presidente alla Sampdoria per quattro miliardi. In campionato la squadra, prima allenata da Alfredo Magni poi da Paolo Carosi e infine dal solito Cervellati, deluse le aspettative di tutti, e non solo non lottò mai per risalire in A ma addirittura retrocedette per la seconda volta nella storia del club in appena dodici mesi.[85]

Verso la fine del campionato Fabbretti cedette le sue quote al veronese Giuseppe Brizzi. Smantellò la formazione del doppio tonfo riallestendola per un campionato di C1 di vertice, riuscendoci al primo anno: il 3 giugno del 1984, il ventennale della scomparsa di Renato Dall'Ara, al quale con una breve e suggestiva cerimonia venne intitolato l'ex Stadio Littoriale ed ex Comunale, il Bologna centrò la promozione in B.[86] Allenatore era Giancarlo Cadé, che però non fu riconfermato per la stagione successiva. Al suo posto Santin, che fu esonerato dopo un duro contrasto con Domenico Marocchino, migliore acquisto per la stagione 1984-85 di Serie B. Quell'anno il Bologna riuscì a salvarsi con uno stentato nono posto e nelle ultime determinanti giornate Recchia e Brizzi lasciarono il timone della presidenza a Luigi Corioni, industriale bresciano che preparò con cura il rilancio rossoblù.[82] Dopo qualche stagione dove il Bologna fallì la risalita in A, il campionato 1987-88 riportò i felsinei nella massima serie grazie ad un allenatore emergente, Gigi Maifredi, che vincendo lo scetticismo generale portò un gioco spumeggiante Bologna in serie A.[87] E come se non bastasse, dopo una stagione tranquilla dove il Bologna si posizionò a metà classifica, Maifredi nel 1990 conquistò addirittura la qualificazione in Uefa prima di lasciare Bologna, per rispondere al richiamo della Juventus.[87]

La seconda doppia retrocessione e il fallimento[modifica | modifica wikitesto]

Partito Maifredi e diversi giocatori cardine della squadra come Pecci, Marocchi, Luppi e De Marchi, il Bologna si appresta ad iniziare la stagione con molte incognite e diversi dubbi. E infatti l'allenatore Franco Scoglio venne esonerato dopo sole sei giornate nelle quali aveva racimolato solo due punti. La squadra si ritrovò come prosciugata nei momenti cruciali del campionato a causa dell'impegno di Coppa Uefa, dove vennero spese le risorse fisiche e nervose più rilevanti. Così, mentre si gioiva per le belle prestazioni fornite in Europa, non ci si preoccupò sufficientemente delle difficoltà che si incontrano in campionato, tanto che infatti in questa stagione il Bologna retrocesse in B ma sorprendentemente arrivò ai quarti, venendo fermata dallo Sporting Lisbona. Dopo questa retrocessione, Corioni decise di vendere le sue quote ai bolognesi Pietro Gnudi e Valerio Gruppioni, fiaccato anche dalle contestazioni seguite alla retrocessione. In realtà dietro i due c'era Pasquale Casillo, il quale era interessato al Bologna per motivi non ben precisati.

La successiva stagione in Serie B venne chiusa solo al tredicesimo posto con salvezza agguantata in extremis, mentre quella successiva, la 1992-1993, si rivelò drammatica. Dopo il disimpegno dei soci Vanderlingh e Gruppioni, rimase al timone del Bologna Piero Gnudi e Casillo. Il club concluse la stagione in diciottesima piazza, il che equivalse alla seconda retrocessione in Serie C1 in undici anni. Il 19 giugno 1993 lo storico Bologna Football Club andò incontro al fallimento, già rischiato più volte a stagione in corso a causa della messa in mora della società per vecchie pendenze e mensilità non pagate. Il passivo ammontò a due miliardi di lire, l'esposizione bancaria arrivò a 34 miliardi di lire.

La rinascita e la presidenza Gazzoni Frascara[modifica | modifica wikitesto]

Dalla Serie C alla semifinale di Marsiglia[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Gazzoni Frascara, presidente del Bologna nel periodo 1994-2005

Dalla sentenza del tribunale la società fu rifondata alla fine di giugno sotto la denominazione Bologna Football Club 1909: all'asta fallimentare per l'acquisto della frazione in bonis della società rossoblù, comprendente diritti e titolo sportivo e scorporata dalla Finsport coinvolta nel fallimento, Giuseppe Gazzoni Frascara alla testa di un gruppo di imprenditori locali ottenne la proprietà del club, riuscendo a garantire l'iscrizione al successivo campionato di Serie C1 con un ambizioso progetto di rilancio. Gazzoni diventò il nuovo presidente, mentre come allenatore fu chiamato Alberto Zaccheroni e come direttore sportivo Eraldo Pecci.[88] Le ambizioni sportive si infransero ai play-off contro la Spal con tante recriminazioni, ma al secondo tentativo, guidata prima da Edy Reja e Pecci e poi da Renzo Ulivieri e Gabriele Oriali come direttore sportivo, il club compì il suo primo passo verso la resurrezione col ritorno in B terminando l'anno al primo posto con 81 punti ed una sola sconfitta. Solo 12 mesi dopo, nel giugno 1996, si festeggiò anche l’immediata promozione in A con il goal di Giorgio Bresciani in Bologna – Chievo a tempo scaduto e il secondo campionato consecutivo vinto dai rossoblù.

La formazione del Bologna che arrivò in semifinale di Coppa UEFA contro l'OM

Il torneo 1996-97 riproponeva finalmente il Bologna nella massima categoria. Dal mercato arrivarono Marocchi, Fontolan e i colpi grossi Andersson (dal Bari) e Kolyvanov (dal Foggia).[88] Proprio questi due stranieri consentirono alla squadra di fare un salto di qualità ulteriore, sostanziata da una serie di vittorie esterne di prestigio come quelle contro Inter e Lazio, dal 7º posto finale e dalla semifinale di Coppa Italia perduta contro il Vicenza, destinato a conquistare il trofeo.[88] L’anno seguente, il quarto consecutivo di Ulivieri, si chiuse all’8º posto col diritto a partecipare al torneo Intertoto; ma fu anche l’anno di Roberto Baggio al Bologna, ingaggiato a sorpresa con un’abile operazione di mercato da Oriali e Gazzoni. Il Divin Codino fu protagonista di una marcia memorabile a livello personale verso l’obiettivo della convocazione ai Mondiali con la Nazionale azzurra, mentre trascinava i rossoblù con un girone di ritorno, realizzando 22 reti, insieme ai compagni di reparto Andersson e Kolyvanov, che in soli due anni erano già considerati gli stranieri del Bologna più amati di ogni tempo. L'avventura di Baggio durò solo una stagione, poi verrà ceduto all'Inter. Anche Oriali e Ulivieri lasceranno il club per accasarsi rispettivamente a Parma e Napoli. Per sostituirli Gazzoni puntò su Oreste Cinquini come direttore sportivo, Carlo Mazzone come allenatore e Giuseppe Signori come attaccante di punta della squadra. La squadra vinse la Coppa Intertoto battendo in finale i polacchi del Ruch Chorzow, aggiornando così la bacheca con un titolo che mancava dalla Coppa Italia del 1974. In campionato la squadra arrivò al nono posto, a cui si aggiunse la vittoria nello spareggio con l'Inter valido per l'ingresso in Europa.

Il contemporaneo percorso in Coppa UEFA è anch'esso positivo: la squadra eliminò in successione Sporting, Real Betis, Slavia Praga e Olympique Lione, prima di arrendersi a sua volta in semifinale contro l'Olympique Marsiglia, poi finalista perdente con il Parma. Questa semifinale su al centro di numerose polemiche a causa di un rigore assegnato ai transalpini nei minuti finali e che permise a loro di passare il turno, tanto che dopo la partita ci fu una violenta rissa tra i giocatori.[89] Anche in Coppa Italia i bolognesi uscirono in semifinale, stavolta per mano della Fiorentina.

Gli anni del declino[modifica | modifica wikitesto]

Per la stagione 1999-2000 la dirigenza affida la squadra a Sergio Buso, già allenatore della Primavera ed ex portiere rossoblù negli anni settanta.[90] La sua avventura in panchina però dura appena sette giornate e al suo posto viene allora ingaggiato Francesco Guidolin, anch'egli ex calciatore del Bologna. La squadra chiude il campionato all'undicesimo posto, mentre in Coppa UEFA viene eliminata al terzo turno dai turchi del Galatasaray, poi vincitori del trofeo. La seconda stagione di Guidolin si conclude con un nono posto a pari punti con la Fiorentina.

Nell’estate 2001 Guidolin, spronato dal vento delle contestazioni da parte della tifoseria nei confronti della dirigenza,[91] relative alla campagna acquisti. Questo fatto induce Gazzoni a dare le dimissioni da presidente ed a nominare al suo posto Renato Cipollini, suo uomo di fiducia.[90] L'annata è comunque positiva e la squadra lotta fino all'ultimo per un posto importante in Europa; ma per una serie concatenata di risultati avversi, tra cui la famosa vittoria della Lazio sull'Inter e la sconfitta del Bologna col Brescia, sia la Champions che la Uefa svanirono al fotofinish. Ai rossoblù rimase solo la possibilità di partecipare di nuovo alla Intertoto Cup, peraltro beffarda con la finale persa a Londra contro il Fulham.[90] Questa è per il momento l'ultima partita in una competizione europea da parte del Bologna.

Dopo questo campionato infatti il club andò incontro ad un nuovo declino, culminato purtroppo, dopo un paio di salvezze, con una bruciante retrocessione fra i cadetti dopo un drammatico spareggio con il Parma nel giugno del 2005. Con lo scoppio di Calciopoli si venne a scoprire che le partite del Bologna contro Fiorentina, Juventus e Lazio furono truccate per sfavorire i rossoblù;[92] in quelle gare infatti il Bologna uscì sconfitto.

2005-2014: l'incertezza societaria[modifica | modifica wikitesto]

La presidenza Cazzola[modifica | modifica wikitesto]

Con la discesa in B Carlo Mazzone lascia il Bologna, che si affida nuovamente al tecnico Renzo Ulivieri, già allenatore tra il 1994 ed il 1998. Dopo le prime giornate del campionato 2005-2006 l'ex presidente e principale azionista, Giuseppe Gazzoni Frascara, esce di scena cedendo la sua quota all'imprenditore bolognese Alfredo Cazzola, noto imprenditore del territorio a spiccata vocazione sportiva, che diventa socio di maggioranza e nuovo presidente.[93] La squadra procede in maniera altalenante ed in gennaio 2006 Ulivieri viene sostituito da Andrea Mandorlini, che però dopo poche giornate viene esonerato e rilevato da Ulivieri stesso. Terminato il girone d'andata a metà classifica, mancando l'accesso ai playoff promozione. Nella stagione successiva l'allenatore è ancora Renzo Ulivieri ma, come per l'anno passato, viene esonerato dopo un campionato incolore e sostituito da Luca Cecconi, suo vice; la mossa però non ottiene gli effetti desiderati e i felsinei terminano solo settimi, dopo essere stati per tutto il girone d'andata nella zona promozione. Per guidare la squadra nel campionato 2007-2008 viene ingaggiato il tecnico cesenate Daniele Arrigoni. L'organico comprende giocatori di livello per la categoria come Adaílton, Massimo Marazzina, Davide Bombardini e Cristian Bucchi. Al terzo anno di serie B alla fine il Bologna riesce ad arrivare al secondo posto grazie alla vittoria in casa contro il Pisa, garantendosi la promozione in A.[94]

La presidenza Menarini[modifica | modifica wikitesto]

Marco Di Vaio, arrivato al Bologna nell'estate 2008, totalizzerà con la maglia rossoblù 66 goal in 148 presenze

Riportato il Bologna in serie A, Cazzola trova l'accordo per venderlo al socio di minoranza Renzo Menarini, che il 2 agosto 2008 ufficializza l'acquisto. Cazzola rimane presidente fino al 12 settembre, quando gli subentra Francesca Menarini, figlia di Renzo.[93] Nel campionato 2008-2009 è confermato come allenatore Daniele Arrigoni, che però il 3 novembre, dopo la sconfitta sul campo del Cagliari per 5 a 1, viene esonerato e sostituito dal debuttante Siniša Mihajlović. Dopo un buon inizio, il 14 aprile 2009, a 7 giornate dal termine del campionato, Mihajlović viene a sua volta sollevato dall'incarico[95] ed il suo posto è affidato a Giuseppe Papadopulo, un tecnico esperto nelle salvezze delle squadre e che nel campionato precedente aveva riportato il Lecce in serie A. Il 31 maggio 2009, grazie al successo per 3-1 sul Catania, il Bologna si assicura la quart'ultima piazza del campionato, e di conseguenza la permanenza nella massima serie. La stagione è caratterizzata dalla straordinaria prolificità del centravanti Marco Di Vaio, autore di 24 reti arrivando al secondo posto nella classifica marcatori del campionato all'ottavo posto in quello della Scarpa d'oro.[96]

Nella stagione successiva il Bologna festeggia il centesimo anniversario della propria fondazione.[97] Vengono organizzate varie manifestazioni e mostre, e numerose sono le iniziative editoriali.[98] I festeggiamenti culminano nel Gran Galà del centenario nella notte del 2 ottobre 2009. Nella successiva partita contro il Genoa del 4 ottobre il Bologna, per deroga della federazione, indossa una riproduzione fedele della sua prima divisa ufficiale.[99] Nonostante i festeggiamenti, la stagione calcistica non parte affatto bene, e di conseguenza dopo 9 giornate l'allenatore Papadopulo viene esonerato e la guida tecnica affidata a Franco Colomba, ex-calciatore dei rossoblù negli anni 80. La squadra ha un grande recupero, a cui fa seguito una nuova crisi di risultati, ma la salvezza viene comunque raggiunta alla penultima giornata e la squadra si piazza di nuovo al diciassettesimo posto.

Sergio Porcedda, Massimo Zanetti e Marco Pavignani: tre presidenti in una stagione[modifica | modifica wikitesto]

A fine campionato la famiglia Menarini, a lungo contestata dalla piazza e dalla tifoseria, intavola varie trattative finalizzate alla vendita della società e trova un accordo con l'imprenditore sardo Sergio Porcedda che, il 7 luglio 2010, rilevate le quote di maggioranza, assume la carica di presidente.[93] La nuova proprietà rinnova completamente lo staff dirigenziale insediando uomini di sua fiducia. Viene invece inizialmente confermato l'intero staff tecnico, ma il 29 agosto, alla vigilia della prima di campionato, l'allenatore Franco Colomba viene sorprendentemente esonerato. Inizialmente sostituito ad interim dall'allenatore della Primavera Paolo Magnani per la prima di campionato, al suo posto arriva Alberto Malesani.

La gestione Porcedda, pur avendo dato corso ad un profondo rinnovamento e ringiovanimento del parco giocatori, dopo pochi mesi si rivela totalmente insolvente sul piano finanziario, al punto da causare una penalizzazione di 3 punti, da scontare nel campionato in corso per inadempienze.[100] A metà novembre la società dichiara default ed è sull'orlo del fallimento, essendo stata pure messa in mora dai giocatori che da mesi non ricevevano più alcuno stipendio.[101]

In soccorso dell’agonizzante società interviene il Comitato Bologna 2010, organizzato dal banchiere Giovanni Consorte e capitanato da Massimo Zanetti, proprietario della Segafredo, che riesce in dicembre a rilevare interamente le quote della società da Porcedda e Menarini.[93] Massimo Zanetti è il nuovo presidente ma la sua prima mossa fa discutere molti: come direttore generale chiama Luca Baraldi, che già aveva ricoperto tale ruolo ai tempi dei Menarini ma che non lasciò ottimi ricordi a causa di alcuni diverbi con i giocatori.[102] La sua nomina genera quindi disappunto tra i giocatori e tra i nuovi soci, temendo un tracollo dei risultati. Il 21 gennaio 2011, proprio a causa di questi diverbi, rimette la carica, che viene assunta dal vicepresidente Marco Pavignani.[103] La presidenza di Pavignani è dichiaratamente di transizione ed il 7 aprile 2011, eseguite le necessarie ricapitalizzazioni societarie, in accordo coi soci viene nominato presidente l'imprenditore bolognese Albano Guaraldi, che il 21 maggio 2011 assume anche la carica di amministratore delegato.[104]

Stefano Pioli, allenatore del Bologna, prima della partita di Serie A, Siena - Bologna del 25 aprile 2012

Nonostante la situazione societaria di straordinaria incertezza e difficoltà la squadra realizza un buon campionato, compattandosi intorno al proprio allenatore Malesani e all'attaccante Marco Di Vaio, autore di 19 reti. La squadra si salva facilmente a metà girone di ritorno ma a causa di un tracollo di risultati si classifica solamente al 16º posto.[93]

La presidenza Guaraldi[modifica | modifica wikitesto]

Terminato il campionato viene scelto un nuovo allenatore nella persona del bolognese Pierpaolo Bisoli. Viene ingaggiato come consulente tecnico Salvatore Bagni. A poco meno di due mesi dall'assunzione del nuovo incarico, il 25 luglio viene reso noto il licenziamento di quest'ultimo a causa di divergenze per il budget del mercato estivo; nel ruolo di direttore generale viene scelto Roberto Zanzi, che in seguito assumerà anche il ruolo di direttore sportivo.

Le stagioni sotto la presidenza Guaraldi furono caratterizzate da salvezze raggiunte nelle ultime giornate e dalle ambizioni contenute, ad eccezione del campionato 2011-12 che fu terminato al 9º posto grazie soprattutto alla conduzione tecnica dell'allenatore Stefano Pioli, e del solito Di Vaio, che visse a Bologna una seconda giovinezza coi fiocchi, prendendosi con pieno merito l’esclusiva nei cuori dei tifosi rossoblù in anni altrimenti assai poco soddisfacenti.[93]

E infatti quando il calciatore romano lasciò Bologna per chiudere la carriera al Montréal Impact di Joey Saputo la squadra piombò in crisi. Dopo una stagione terminata al tredicesimo posto grazie alle giocate e ai goal di Alessandro Diamanti e Panagiothis Kone, quella successiva fu un disastro su tutti i fronti: la squadra terminò al penultimo posto con solo 29 punti e soli 28 goal fatti.[105]

L'acquisizione nordamericana[modifica | modifica wikitesto]

La promozione in Serie A con Saputo e Tacopina[modifica | modifica wikitesto]

Joe Tacopina, presidente del Bologna a capo della cordata nordamericana

Il campionato 2014-15 iniziò nel segno di Diego Lopez, l’allenatore uruguayano in passato allenatore del Cagliari. E durante il girone di andata, in ottobre, si concretizzò anche, dopo una lunga trattativa partita addirittura verso la fine del campionato precedente, un ulteriore passaggio di mano ai vertici del club.[106]

Il nuovo corso, di respiro internazionale, vide l’arrivo di un gruppo di investitori nord-americani rappresentati dall'imprenditore canadese Joey Saputo (già presidente del Montréal Impact dove Marco Di Vaio andò a giocare: pare che infatti a convincere il tycoon canadese ad investire sul Bologna fu proprio lui[107]) e dall'avvocato newyorkese Joe Tacopina, con la nomina a nuovo Amministratore Delegato di Claudio Fenucci, e l’area tecnica affidata a Pantaleo Corvino.[106] Nel ruolo di Club Manager un gradito ritorno per tutta la piazza, quello di Marco Di Vaio, appese le scarpe al chiodo dopo avere concluso la carriera in Canada. Dopo un campionato di serie B con alti e bassi, affidata nel finale di stagione la squadra alla conduzione di Delio Rossi, il Bologna si qualificò ai playoff, che vinse battendo il Pescara per 1-0 con la rete di Gianluca Sansone.

Il Bologna sotto la guida di Saputo[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo l'inizio della stagione in A Joe Tacopina lascia la carica di presidente dopo alcune divergenze con Saputo.[108] Quest'ultimo diventerà poi presidente della squadra, mentre invece l'avvocato americano lascerà il Bologna e acquisisce il Venezia. Dopo un avvio complicato con Rossi, il tecnico romagnolo viene esonerato e viene chiamato al suo posto Roberto Donadoni, per ottenere la garanzia della permanenza nella massima serie, che arriva a inizio maggio con la vittoria contro l'Empoli, dopo una stagione dove i rossoblù si sono tolte molte soddisfazioni, come battere il Napoli e fermare la striscia di quindici vittorie consecutive della Juventus in casa e battere il Milan in trasferta.

Una formazione del bologna scesa in campo nella stagione 2016-17

La stagione successiva parte bene per i felsinei ma, a causa dei giocatori e della scarsa competitività delle squadre invischiate nella lotta salvezza (che porta ad avere dieci punti di vantaggio sulla terzultima in classifica a fine girone d'andata), il Bologna inizia ad avere una crisi di risultati che porta la squadra ad alternare vittorie poco convincenti a sconfitte pesanti, come quella contro il Napoli per 7-1. Alla fine però grazie alla vittoria contro l'Udinese alla 34ª giornata di campionato il Bologna si salva.

Due stagioni dopo, vale a dire nella stagione 2018-2019, Donadoni non viene confermato come allenatore e la società decide di affidare la panchina rossoblù a Filippo Inzaghi, reduce dall'esperienza in Serie B con il Venezia,[109] con Inzaghi però la stagione inizia nel peggiore dei modi: ottiene solamente 13 punti nel girone di andata, con sole 2 vittorie, il record negativo assoluto del Bologna di punti nel girone di andata dall'introduzione dei tre punti per la vittoria. Dal primo gennaio il Bologna ha stabilito un altro record negativo, nessuna vittoria in trasferta in tutto il 2018.[110] Dopo 11 sconfitte e 4 mesi senza vittorie Inzaghi viene esonerato e Siniša Mihajlović torna sulla panchina rossoblù, dopo l'esperienza di 10 anni prima.[111] Con la nuova guida tecnica, il Bologna rivoluziona il suo campionato, terminando al 10º posto.[112] Nella stessa stagione, la primavera rossoblù vince campionato e supercoppa di secondo livello, nonché suo secondo Torneo di Viareggio.[113]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Emil Arnstein, su archiviotimf.blogspot.com.
  2. ^ Arnstein Emilio - presidente, su percorsodellamemoriarossoblu.it. URL consultato il 1º giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 30 settembre 2018).
  3. ^ (DE) Prager Tagblatt, 27. Oktober 1907, seite 9 - Black Star. Brief-Adresse: Emilio Arnstein, Via Torrebianca 9, Triest, su anno.onb.ac.at, 30 settembre 2018.
  4. ^ La storia del Bologna stagione per stagione, www.bolognafc.it. URL consultato il 19 ottobre 2008 (archiviato dall'url originale il 19 agosto 2010).
  5. ^ La Birraria Ronzani, prima sede del Bologna Football Club, su archiviotimf.blogspot.it.
  6. ^ La nascita del Bologna, su bolognafc.it. URL consultato il 1º giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 15 ottobre 2018).
  7. ^ [1]
  8. ^ 3 ottobre 1909: nasce il Bologna Football Club, su archiviotimf.blogspot.com.
  9. ^ Leone Vicenzi - Via Santa Margherita 3 - Bologna (PDF), su figc-dilettanti-er.it. URL consultato il 30 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 13 novembre 2012).
  10. ^ Arrigo Gradi, l'inventore del rosso-blu, su archiviotimf.blogspot.it.
  11. ^ a b c d e f g h i Carlo F. Chiesa, La storia dei cento anni. 1909-2009: Bologna football club il secolo rossoblù, Bologa, Minerva Editore, 2009, ISBN 978-88-7381-277-7.
  12. ^ a b Stadio Sterlino, su archiviotimf.blogspot.it.
  13. ^ Guido Alberti, storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 29 settembre 2018.
  14. ^ Aldo Brivio, storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 29 settembre 2018.
  15. ^ Guido Della Valle, percorsodellamemoriarossoblu.it. URL consultato il 29 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 29 settembre 2018).
  16. ^ Lazzaro Antonio Fontana, storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 29 settembre 2018.
  17. ^ Guido Pifferi, storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 29 settembre 2018.
  18. ^ Emilio (Ernesto) Sala Rosa, storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 29 settembre 2018.
  19. ^ Giorgio Rossii, storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 29 settembre 2018.
  20. ^ Mario Bonvicini, storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 29 settembre 2018.
  21. ^ Mario Cordara, storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 29 settembre 2018.
  22. ^ Modesto Laffi, storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 29 settembre 2018.
  23. ^ Silvio Presi, storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 29 settembre 2018.
  24. ^ Giorgio Ridolfi, storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 29 settembre 2018.
  25. ^ Articolo tratto da La Gazzetta dello Sport: «Il dottor Felsner è uno studioso di rara intuizione e di sicura dottrina, ma la lucerna, la elaborazione teorica, la gioia per la bontà del metodo si riflettono sul gioco di squadra. Una controprova eloquente: il Bologna ha battuto, giocando le sue più belle partite, le squadre più celebri dell'Europa danubiana. Dove il risultato conta meno del match, là il Bologna è signore. Per tutto questo l'elegante squadra emiliana è football medioeuropeo trapiantato ed acclimatato in Italia. Circolano nei suoi ranghi le stesse idee e quella freddezza di temperamento che non è sempre povertà di energia combattiva, ma conseguenza naturale della tecnica e della classe.»
  26. ^ Articolo di Bruno Roghi, da La Gazzetta dello Sport, 12 luglio 1929: «Il Bologna era il successore legittimo del gioco da fighter del Genoa appunto in virtù della fluidità, della esattezza e della eleganza tecnica del suo football più accademico che vigoroso. I grandi giorni di celebrità del Bologna coincidono con i giorni della pienezza stilistica del suo gioco. L'equazione era questa: Bologna-arte.»
  27. ^ Il resoconto di Cesare Fanti, inviato de "La Gazzetta dello Sport", 18 luglio 1921: «Il goal della vittoria. All'inizio della terza ripresa tutto il pubblico è avvinto dal velocissimo giuoco di passaggi rapidi e raso al suolo che il Bologna trova modo di sfoggiare, ma lentamente, quando la stretta dei rosso bleu si allenta, gli avanti bianchi riescono a sfuggire alla vigilanza degli halves petroniani e a condurre a termine più di una scappata. All'ottavo minuto Rampini, in una di queste riesce ad infilare la rete avversaria. Gianese che ha la luce crepuscolare di fianco non può che raccogliere il pallone entro la rete. Vagge sembra avesse fischiato un istante prima il fuori giuoco e fa cenno al pubblico, che ha cominciato a invadere il campo, di fermarsi, ma ormai le sorti del match sono decise e il fischio finale trova l'U.S. Pro Vercelli vincente con 2 goals a uno.»
  28. ^ Da "La Gazzetta dello Sport", 21 luglio 1921: «In attesa del reclamo del Bologna F.C. e della "finalissima". Torino, 20. – Il reclamo preannunciato dal Bologna non è, a tutt'oggi, ancora giunto in Federazione. Può darsi che giunga domani, e sarebbe ancora tempestivo. Abbiamo pertanto potuto prendere conoscenza del rapporto dell'arbitro che così spiega il fischio emesso in precedenza a quello che pose fine alla partita. Il sig. Vagge dice che appena segnato il goal di Rampini, istantaneamente emise un primo fischio per ratificarne la validità, e subito dopo fece seguire un doppio fischio per significare che il match era terminato. Non è quindi che egli abbia fischiato in antecedenza al goal per fermare un ipotetico «offside» e quindi abbia fischiato il goal segnato, subito dopo, bensì i due segnali furono dati uno di seguito all'altro per indicare che con la marcatura del secondo punto anche la partita era terminata. Stando così le cose, è prevedibile che la Commissione Arbitri, non potrà che sanzionare la vittoria della Pro Vercelli ed in questo caso la «finalissima» col Pisa avrà luogo domenica nel nostro Stadium, a prezzi d'ingresso veramente popolari. – Resta pur sempre da vedere quali saranno i motivi addotti dal Bologna per sostenere il reclamo avanzato. Dopo le dichiarazioni esplicite del sig. Vagge, rimane un dubbio solo in chi assisteva alla partita: un dubbio che solo l'arbitro potrebbe togliere al pubblico spiegando che cosa significassero i gesti disperati da lui fatti per tentare di trattenere la folla che invadeva il campo per portare in meritato trionfo i vincitori
  29. ^ Il resoconto di Vittorio Pozzo, inviato de "La Stampa", 16 giugno 1924: «Il match di ieri fu caratterizzato, e dirò meglio guastato, dallo stato di nervosismo a cui ho alluso più sopra. Per tutta la durata dell'incontro, le tribune, il «parterre», i posti popolari ed il campo furono simili ad un accumulatore elettrico caricato ad altissima tensione; ogni tanto la pressione trovava sfogo in pugilati, schioppettava qua e là in piccoli fuochi fatui, fatui in più di un senso, di invettive, scatti nervosi, pugni, bastonate. Visi congestionati fuori del campo, gesti impulsivi sul campo, ecco il quadro dell'ambiente.»
  30. ^ Il resoconto di Bruno Roghi, da "La Gazzetta dello Sport", 16 giugno 1924: «Ma gli animi nella ripresa si accendono. Il pubblico è nervoso. [...] Dalla parte opposta del campo, Della Valle, venuto a diverbio con uno spettatore in campo, è colpito da un pugno. Il colpitore è espulso e condotto fuori dal recinto. Al quale proposito: non conosciamo i motivi dell'incidente disgustoso.»
  31. ^ Il resoconto di Vittorio Pozzo, inviato de "La Stampa", 16 giugno 1924: «Una vittoria fortunata: una vittoria ottenuta verso la fine del secondo tempo, quando tutto pareva fare pensare ad un match nullo, e quando il Bologna aveva dimostrato nell'insieme delle azioni di essere senza dubbio la migliore squadra in campo. [...] Venne il secondo tempo, ed il Bologna continuò a prevalere. Fu un dominio più netto, più costante, e più meritato; questa volta un dominio che proveniva direttamente dalla migliore qualità nel giuoco di attacco dei petroniani. Tale giuoco a questo punto era convincente ed avvincente in tutto, meno che nel tiro in goal. A metà campo e sino nelle vicinanze dell'area di rigore non c'era che una squadra: la bolognese.»
  32. ^ "La Gazzetta dello Sport", 24 giugno 1924: F.I.G.C. Comunicato ufficiale – Seduta consiglio Lega Nord, 21/22 giugno 1924. Partita Genoa - Bologna del 15 giugno 1924. – «Il Consiglio visto il rapporto dell'arbitro, letto il reclamo del Bologna F. C., viste le dichiarazioni del guardialinee sig. Livraghi, del giocatore Della Valle e del sig. Traverso in merito all'incidente occorso sul campo del Genoa; ritenuto che in tale incidente non vi siano gli estremi per l'applicazione dell'art. 15 comma a) del Regolamento Organico, delibera di respingere il reclamo del Bologna F.C. omologando il risultato della gara come segue: Genoa batte Bologna 1-0. Multa di lire 1000 al Genoa per aver permesso l'entrata di estranei nel recinto del campo di gioco; squalifica di quattro mesi come trainer e come giocatore del signor G. B. Traverso, colpevole di avere percosso il giocatore bolognese Della Valle. Il Segretario Lega Nord Olivetti; il Presidente Lega Nord Baruffini.»
  33. ^ a b Il primo scudetto, su bolognafc.it.
  34. ^ Il resoconto di Bruno Roghi, inviato della "Gazzetta dello Sport", 8 giugno 1925: «Il match è stato nettamente rovinato dall’organizzazione. La folla si era riversata sul campo del Milan a valanghe, come accade per i match internazionali. La Lega Nord non prevedeva certo tanta marea e la sua impari organizzazione fu di colpo travolta. Non parliamo dei giornalisti, autentici e spuri, che non trovarono neppure l’ombra di un posto riservato; la concessione di entrare in campo e di arrangiarsi a tutti coloro che fossero muniti di tessera stampa creò una edificante babilonia con attacco finale alla tribuna d’onore. I nostri colleghi venuti da fuori rimasero incantati per così benigna accoglienza. In quanto agli spettatori, stufi di tirare il collo, scavalcarono gli steccati in un paio di migliaia e si collocarono in doppia siepe tutto attorno alle linee bianche del campo. Ritenevo che l’arbitro avv. Mauro non avrebbe dato inizio alla partita. Ricordavo quel che era accaduto ad Anversa per la finale Olimpionica Belgio-Cecoslovacchia e l’inopportunità di dar corso alla gara mi pareva lampante. Mauro cominciò quando ai lati e alle spalle delle reti si pigiavano decine di spettatori compromettendo la nettezza della visuale. In queste condizioni di ambiente, si verificò l’episodio che doveva dar luogo ad una lunga sospensione del match e, probabilmente, al ritiro del Genoa dopo i due tempi regolamentari del gioco.»
  35. ^ La cronaca di Renzo Bidone in "Genoa 80": «L’avv. Mauro chiamò i capitani: a De Vecchi e Della Valle disse che si rendeva conto benissimo che le condizioni non erano regolari, ma che tuttavia avrebbe cominciato la partita, perché i dirigenti responsabili dell’organizzazione gli avevano promesso l’arrivo imminente di duecento agenti. Mauro prese impegno che dopo un quarto d’ora, se gli agenti non fossero giunti, avrebbe sospeso la partita.»
  36. ^ La cronaca della "Gazzetta dello Sport": «[Mauro] espresse una pregiudiziale sulla regolarità del match, se non si provvedeva a sgomberare il rettangolo posto tra le reti metalliche dalle migliaia di persone che vi si erano assiepate [...] L'arbitro si è deciso a dare inizio alla partita solo dietro le pressioni degli organizzatori ed in considerazione del danno certo che sarebbe derivato alla Federazione dal rinvio della partita, e più ancora per timore che il fatto provocasse tumultuose e gravi manifestazioni da parte del pubblico in gran parte costituito da persone provenienti da lontano.»
  37. ^ La cronaca del "Paese Sportivo": «Qualunque altro arbitro, Mauro stesso, se si fosse trovato in simili condizioni in qualsivoglia match di campionato non avrebbe dato vita al giuoco. Oggi invece, per la partita più importante, si è voluto essere meno rigidi, ammettendo in modo non diremmo troppo leggermente, ma certo troppo comodamente il caso di forza maggiore»
  38. ^ Il resoconto di Bruno Roghi, inviato della "Gazzetta dello Sport", 8 giugno 1925: «Nella ripresa il Bologna, lungi dallo sbandarsi e dal difendersi contrattaccava con estrema vivacità e, dopo un quarto d’ora, segnava il primo goal per merito di Muzzioli. I giocatori si abbracciavano deliranti di gioia e, dopo qualche secondo De Prà raccoglieva il pallone nella sua casa. Ma l’arbitro che in quel mentre si dirigeva verso la rete agitava il braccio in segno di diniego e puntava il dito verso l’angolo del corner. Goal? Corner? La palla è forse uscita dalla linea di fondo? Nell’angolo di tribuna dove io mi trovavo i pareri erano divisi. Per mio conto avevo visto il tiro di Muzzioli, deciso e potente, avevo visto De Prà chinarsi a raccogliere la palla nella rete, non avevo visto la fulminea traiettoria della palla. Il centinaio di spettatori incollati attorno alla rete di De Prà impediva esattamente di cogliere la successione delle fasi di questo episodio. Comunque è mia impressione che Mauro non abbia scolpito col suo gesto la realtà della situazione. Lunghe querimonie. La folla, nella sua immensa maggioranza, dà prova di disciplina ed aspetta gli eventi. Mauro dà qualche segno di voler piantare baracca e burattini. Passano dieci buoni minuti e, com’è naturale, i pareri, le discussioni, le previsioni si incrociano. Alla fine interrogati i guardalinee, Mauro rimette il pallone al centro e ripiglia il match. I genoani non si abbandonano a proteste.»
  39. ^ La cronaca della "Gazzetta dello Sport": «Al 16’ Muzzioli stringe sul goal e spara da pochi passi. Vediamo un gesto di disperazione di Della Valle, mentre De Prà rimane inebetito e altri giocatori bolognesi abbracciano Muzzioli. È goal o no? Il pallone è nella rete, ma il pubblico vicino alla porta tumultua ed alcuni mostrano la rete smossa e strappata. Mauro accenna a far battere il corner, ma è stretto da tutte le parti. Giocatori e spettatori gli si affollano intorno. Dopo due tentativi di lasciare il campo, l’arbitro si decide a far mettere la palla in campo. Il gioco riprende dopo 14’ di interruzione [...] In merito al tanto discusso goal di Muzzioli, l’avv. Mauro ci ha dichiarato di non averlo visto entrare. Il pallone ha avuto dei rimbalzi inspiegabili. Comunque lui, arbitro, non lo ha visto entrare in porta, e non avrebbe concesso il goal neppure dietro il parere favorevole del guardalinee. Tenuta presente la sua pregiudiziale sull’irregolarità dell’incontro, ha concesso il punto reclamato da parte del pubblico che aveva invaso il campo, e non ha sospeso la partita per deferenza verso persona facente parte della presidenza federale che l’ha pregato di portare a termine il match.»
  40. ^ La cronaca del "Paese Sportivo": «L'arbitro in un primo tempo non ha concesso il goal. Attorno alla rete di De Prà si è formato un tumultuoso comizio al quale ad un certo punto ha partecipato la folla accalcata attorno al goal con un tentativo di evasione. A noi, naturalmente, non poterono giungere le parole scambiatesi dalle parti contendenti nell'accalorata discussione, ma esse non devono essere state troppo cortesi se ad un certo punto l’arbitro si è incamminato verso l’uscita del campo. Poiché l’incidente era scoppiato sotto il goal situato dalla parte opposta dell’uscita, Mauro doveva attraversare tutto il campo per giungere allo spogliatoio. Giunto l'arbitro col seguito dei giocatori urlanti e gesticolanti a metà campo, uno della folla faceva l’atto di avventarglisi addosso per colpirlo. Lo sconsigliato supporter veniva fermato in tempo ma Mauro deve aver giudicato opportuno di non continuare il cammino. Fermatosi quindi, sempre attorniato dai giocatori, si consultava coi due segnalinee e dopo nuove animate discussioni concedeva il goal. Da notare che negando il goal l’arbitro aveva accennato col gesto che la palla venisse portata nel corner e durante tutta la discussione un milite ivi la tenne in attesa che il calcio d’angolo venisse tirato [...] L’arbitro, parlando con alcuni giornalisti dopo il match, affermava che non aveva visto il goal e che l’aveva concesso solamente dopo il parere favorevole dei due segnalinee. Noi abbiamo già detto che in un primo tempo aveva negato il goal, accennando col braccio teso al corner. Egli aveva dunque visto bene.»
  41. ^ La cronaca de "La Gazzetta dello Sport", 8 giugno 1925: «Il Genoa si difende con la consueta precisione. I suoi mediani danno segno di stanchezza pur battendosi bene. Rimane salda la barriera Bellini - De Vecchi. La quale però è battuta da una fuga di Muzzioli che centra raso terra. Pozzi raccoglie a pochi passi e segna il pareggio al 37.o minuto.»
  42. ^ La burrascosa e controversa partita di Milano, La Stampa, 8 giugno 1925. URL consultato il 18 giugno 2018.
  43. ^ La cronaca del "Paese Sportivo": «Ma i giocatori rosso-bleu [del Genoa] uscivano dal campo troppo lieti e sorridenti per poter far pensare ad una loro irrimediabile sconfitta. Davano l’impressione di essere sicuri del fatto loro. Alla stazione poi alcuni giuocatori confessavano che non si erano più presentati in campo perché tanto l’arbitro aveva loro garantito che il match sarebbe stato annullato.»
  44. ^ Da "La Gazzetta dello Sport", 9 giugno 1925: Profonda impressione a Genova - Il reclamo del Genoa F.C. «Le notizie sull'andamento e sull'esito della finalissima di campionato hanno prodotto una ben dolorosa impressione nell'ambiente genovese [...] Dopo le tante trepidazioni, i vivaci commenti della serata di domenica, i giornali di stamane sono andati a ruba tra la folla smaniosa di conoscere dal giudizio dei critici il vero andamento del match e sopra tutto i veri motivi che hanno suggerito la condotta del Genoa. La decisione di non rientrare in campo per i supplementari era stata presa dai dirigenti [del Genoa] in pieno accordo col capitano De Vecchi – del quale ognuno conosce ed ammira l’equilibrio e la serenità sportiva – e costituisce la più tranquillizzante garanzia della ponderatezza del gesto, ad ogni modo a chiarire meglio la situazione di fronte a qualche parere più o meno interessato, abbiamo voluto assumere direttamente presso la società genovese informazioni che ci permettono di esporre il punto di vista genoano in tema del disgraziato match e del ritiro della squadra. Il Genoa impugna categoricamente il primo gol bolognese, cui avrebbe partecipato qualche anonimo del pubblico assiepato dietro la rete e che avrebbe in essa introdotto la palla dopo che De Prà l’aveva deviata in corner. Il Genoa si riferisce e richiama in proposito la decisione dell’arbitro che non concesse il goal se non dopo lunghe tergiversazioni e pressioni della folla. Interrogato a partita ultimata l’arbitro dai dirigenti del Genoa, questi, sempre a detta del Genoa, avrebbe riconfermato la sua decisione, che cioè il punto non era valido: motivo per cui i dirigenti stessi, compreso il capitano della squadra, esposero chiaramente il loro punto di vista, che cioè essendo assodata la nullità di un punto essi si ritenevano vincitori, motivo per il quale si rendeva per essi inutile la disputa delle riprese supplementari. Aggiungevano inoltre che essi non intendevano rientrare in campo neppure sotto riserva per non dar luogo ad equivoche interpretazioni. Il Genoa protesta inoltre vivacemente contro il contegno del pubblico e contro il gioco dei bolognesi. Tutto ciò costituisce la base del reclamo assai diffuso inoltrato dal club ligure presso gli enti federali.»
  45. ^ Da "La Gazzetta dello Sport", 10 giugno 1925: Quel che si dice a Bologna: «Bologna ha tributato ai suoi campioni reduci da Milano le accoglienze più calorose ed entusiastiche [...] Naturalmente intorno alla partita di Milano i commenti sono vivissimi e a Bologna si può anzi dire che non si parli d'altro [...] Nell'«entourage» del Bologna si afferma che la validità del goal di Muzioli è indiscutibile: i due guardialinee e gran parte del pubblico ne sarebbero testimoni. Importanza fondamentale viene qui attribuita al «forfait» del Genoa. Una squadra ritirandosi, secondo la tesi bolognese, perde il diritto di reclamare. La notizia che il Genoa ha reclamato ha raddoppiato i commenti e intensificato le discussioni. Comunque le decisioni dei poteri federali si attendono qui con serena fiducia.»
  46. ^ L'analisi del "Paese Sportivo" (11 giugno 1925): «Qui si cade sotto le precise disposizioni dell’art.18 [...] È evidente quindi che l'arbitro concedendo il goal, sia pure dopo consultazione dei segnalinee, e dando allo stesso tempo assicurazione a De Vecchi che il goal non sarebbe stato valido, è venuto implicitamente a dichiarare di averlo concesso dietro pressioni della folla [...] indubbiamente l'atteggiamento incerto dell'arbitro ha maggiormente complicata una situazione che non era già troppo chiara. Siamo a questo, che la partita non potrebbe essere annullata per la semplice pregiudiziale dell'arbitro non essendo una pregiudiziale di questo genere contemplata in nessun regolamento, mentre la forzata concessione del goal richiederebbe senz'altro l'applicazione dell'art.18 [...] E siccome per questa forzata concessione del goal il regolamento non prevede altra soluzione che l'applicazione dell'art.18, naturalmente il Genoa avrebbe pieno diritto di reclamare se la Lega Nord si accontentasse semplicemente di annullare la partita.»
  47. ^ Da "La Gazzetta dello Sport" del 23 giugno 1925: F.I.G.C. Comunicato ufficiale - Consiglio Lega Nord - Seduta del 20-21 giugno 1925. Gara Genoa - Bologna del 7 giugno '25. — «Il Consiglio della Lega, in base alle precise dichiarazioni rese dall'arbitro così nel suo rapporto come nelle successive delucidazioni, affermanti doversi ritenere irregolare la partita per le gravi condizioni di ambiente e di costante parziale invasione di campo in cui essa si svolse, condizioni sempre aggravatesi dall'inizio della gara; pur non potendosi astenere dal considerare che ben altro svolgimento la partita avrebbe potuto avere se l'arbitro si fosse rifiutato di iniziarla prima che il campo fosse stato completamente sgombrato anche mediante l'espresso preciso invito che avrebbe dovuto essere diretto e ai capitani delle due squadre e ai dirigenti delle due società; delibera di non omologare la gara in oggetto e ne ordina la ripetizione per il giorno 5 luglio sul campo della U.S. Livorno. Si astiene infine di prendere provvedimenti contro la squadra del Genoa Club, che si allontanò dal campo quando l'arbitro vi era ritornato per iniziare le riprese supplementari: e ciò per le speciali imprevedibili e in quel momento irrimediabili condizioni di ambiente. Il Consigl. Presidente della riunione Avv. Giorgio Campi.»
  48. ^ Da "La Gazzetta dello Sport" del 2 luglio 1925: F.I.G.C. Comunicato ufficiale - Seduta consiglio Federale - Torino - 27 giugno 1925. — «4. Reclami: «Bologna F.C.» e «Genoa F.C.» (gara «Bologna - Genoa» giocatasi a Milano il 7 giugno '25. Il Consiglio Federale esaminati i reclami avanzati dal «Bologna F.C.» e dal «Genoa F.C.» avverso la delibera del Consiglio Lega Nord del 20 giugno 1925; sentiti il Presidente di Lega Nord, il rappresentante del «Bologna F.C.» e l'arbitro della gara; in assenza del rappresentante del «Genoa F.C.» regolarmente invitato; considerato che dal rapporto dell'arbitro, confermato verbalmente in ogni sua parte, è risultato che la gara si svolse in modo non regolare e che anzi le irregolarità di essa andarono successivamente accentuandosi in modo che era preclusa all'arbitro, per sua formale ed esplicita dichiarazione, la possibilità di assolvere il proprio compito; Delibera: a) conferma la decisione di Lega Nord per quanto riguarda l'annullamento della gara predetta; b) infligge al «Genoa F.C.» la multa di L. 1000 (mille) da pagarsi entro il 4. Luglio p.v., per l'atto di indisciplina commesso dalla propria squadra per non essersi presentata in campo per l'inizio dei tempi supplementari; c) considerato che il campo dell'U.S. Livorno non ha capienza sufficiente per la prevedibile affluenza di pubblico; preso atto che le società gareggianti interessate hanno fatto esplicite dichiarazioni in proposito; d) dispone che la partita debba ripetersi a Torino il 6 luglio p.v. alle ore 16,30 sul campo della «Juventus F.C.». La organizzazione sarà curata dalla Presidenza di Lega Nord d'accordo col Comitato Esecutivo Federale. Di conseguenza respinge i reclami avanzati dalle società ricorrenti incamerandone le realtive tasse. In considerazione poi delle speciali condizioni in cui sono venute a trovarsi le società: «Bologna F.C.» e «Genoa F.C.» per la ripetizione della gara; il consiglio federale delibera, in via eccezionale, di corrispondere ad entrambe una percentuale del 20 per cento cadauna sul provento netto dell'incasso. Il Consiglio Federale delibera inoltre di assegnare una percentuale del 20 per cento in contributi ad Enti sportivi che designerà in una prossima seduta. Il Segretario Gen. Vogliotti. Il Presidente Bozino.»
  49. ^ Il commento del "Paese Sportivo" (2 luglio 1925): «Riteniamo per esempio che per poter risolvere degnamente il non facile problema si sia un po’ calpestato il regolamento. Non si poteva fare altrimenti, d’accordo, ma l’esperienza ormai avrà insegnato a tutti, quindi anche a Mauro, che a certe pregiudiziali non si dovrà più ricorrere per l’avvenire. È cosa troppo comoda e si presterebbe a convalidare soprusi ed ingiustizie [...] Dire a due squadre giunte alla fine di un match duro che la loro fatica è stata perfettamente inutile perché l’incontro non aveva alcun valore ufficiale, può essere considerato, nel migliore dei casi, una beffa bella e buona.»
  50. ^ "La Voce Sportiva", 24 luglio 1925: «Chi ha giudicato Il Bologna F.C. Bozino – PIEMONTESE. Ferretti – LIGURE. Vogliotti – PIEMONTESE. Levi – PIEMONTESE. Oliva – PIEMONTESE. Tergolina – LIGURE. Silvestri – LIGURE. Se lo ricordino le Società chiamate ad eleggere le nuove cariche federali.»
  51. ^ "La Gazzetta dello Sport, 28 Luglio 1925 - Comunicato della assemblea Lega Nord (26 luglio 1925):«L'ordine del giorno Malvano per la questione Bologna - Federazione e finale Genoa - Bologna è del seguente tenore: «Le Società calcistiche della Lega Nord riunite in assemblea: constatando con grande rammarico le contingenze varie e dolorose che hanno conturbato le ultime competizioni del campionato italiano Lega Nord - competizioni che hanno però reso più manifeste e brillanti le magnifiche qualità tecniche e volitive delle due squadre finaliste, degnissime entrambe del titolo di campione; constatando che l'attuale situazione è tale da poter portare come conseguenza un arresto gravissimo nella vita calcistica italiana; desiderando che venga dalla solenne assemblea qui adunata il gesto che indichi a tutti la onorevole e dignitosa via di uscita nel passo difficile e pericoloso, facendo risuonare ben alta la voce sportiva che ogni altra ricopra e su tutte prevalga; formalmente e appassionatamente invita i due club finalisti a dichiarare nulli e non aventi tutti i comunicati pubblicati in merito alla finale Genoa - Bologna; rivolge vivissima preghiera alla F.I.G.C. perché al fine supremo della concordia e dello sport voglia prendere in considerazione i seguenti desiderati: a) restino sospese tutte le deliberazioni prese a carico del Bologna; b) venga eseguita una inchiesta sul doloroso incidente avvenuto per dar modo alle parti interessate di presentare quegli ulteriori chiarimenti che ritenessero opportuni; c) venga immediatamente, e indipendentemente dall'inchiesta, disposto perché si disputi la finalissima del campionato in sospeso. L'ordine del giorno è stato votato per acclamazione.»
  52. ^ Comunicato del Consiglio Federale (2 agosto 1925): «[...] preso atto con vivissimo compiacimento dell’apertura e sincera riappacificazione avvenuta tra le due nobilissime società federate entrambe degne del titolo ed entrambe benemerite dello Sport Nazionale [...] all’unanimità delibera [...] di proporre alla prossima Assemblea Federale l’abrogazione della sanzione punitiva inflitta al Bologna F.C. nella seduta del 18 Luglio 1925 per l’atto di indisciplina che provocò la sanzione stessa.»
  53. ^ Resoconto de "La Stampa", 10 agosto 1925: «Vittoria dei migliori. La partita ha rivelato che il Genoa, che maggiormente aveva bisogno di riposo dopo la partita di Torino, non ha saputo risollevarsi dalla non ottima prova da essa data un mese fa come complesso di squadra. [...] Il Bologna non è certo un undici che per doti perspicue abbia la genialità dell'improvvisazione o l'ardore del combattente. Il Bologna è una compagine che pratica il «bel giuoco». La sua partita è improntata a riflessività ed ai dogmi importati dalle nazioni dell'Europa centrale. E le belle azioni che abbiamo viste ieri mattina sul lontano campo di Vigentino avevano per protagonisti i discepoli del dott. Felsner nove volte su dieci.»
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  62. ^ Articolo tratto da "Il Littoriale" del 16 agosto 1932: «Un bel gesto del Bologna. Klagenfurt, 15. I dirigenti del «Bologna», appena conosciuta la decisione di Klagenfurt, si sono subito messi in comunicazione telefonica con i rappresentanti italiani, pregandoli di far presente al Comitato il desiderio del loro sodalizio di mettere in palio la Coppa d'Europa del 1932 in un torneo da disputarsi il prossimo settembre fra le tre squadre: «Bologna», «Juventus» e «Slavia», e questo per contribuire alla pacificazione fra queste due società. Il Comitato, pur apprezzando in tutto il suo valore il gesto sportivo del «Bologna», non ha potuto adottare la proposta, ritenendo che per quest'anno lo «Slavia» e la «Juventus» non possono in alcun modo giocare per la Coppa, che dovrà andare al «Bologna» appena ratificata la decisione di Klagenfurt.»
  63. ^ La... coda della Coppa Europa. Il reclamo dello Slavia respinto, archiviolastampa.it. URL consultato il 14 novembre 2018.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

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Stadio[modifica | modifica wikitesto]

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  • Bonuzzi Guglielmo, Il Littoriale di Bologna: le grandi realizzazioni fasciste, Bologna, Edizioni di arte fascista, 1927

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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