Urbano Cairo

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Urbano Roberto Cairo (Masio, 21 maggio 1957) è un imprenditore, editore e dirigente sportivo italiano, presidente di Cairo Communication, di RCS MediaGroup (di cui è anche amministratore delegato) e del Torino.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Originario di Masio, in provincia di Alessandria, si laurea all'Università Bocconi di Milano[1].

Nel 1984 avvia l'attività di imprenditore nel campo della comunicazione costituendo la «Gestione Prodotti Alimentari s.r.l.» (Gespal), parte del gruppo Yomo. Collabora inoltre al gruppo Fininvest come assistente di Silvio Berlusconi e direttore commerciale nonché vice direttore generale di Publitalia '80. Dal 1991 al 1995 è amministratore delegato della Arnoldo Mondadori Editore pubblicità[È una concessionaria?]. Durante questo periodo viene coinvolto nell'inchiesta Mani pulite: Cairo è l'unico a chiedere il patteggiamento, rompendo il fronte dei manager Publitalia che invece respingono le accuse e si dichiarano vittime politiche. Il suo avvocato, Giuseppe Pezzotta, riesce a concordare una pena di 19 mesi con la condizionale per falso in bilancio, fatture per operazioni inesistenti e appropriazione indebita. La sentenza diventa definitiva nel '99, ma dopo 5 anni scatta la riabilitazione e oggi il certificato penale di Cairo è pulito[2]. Nel 1995 lascia la Fininvest.

Nonostante da giovane fosse tifoso del Milan, dal 2005 è proprietario e presidente del Torino Football Club.

Cairo Communication - RCS[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver lasciato il gruppo Fininvest, nel dicembre 1995 Urbano Cairo fonda la «Cairo Pubblicità s.r.l.» (oggi parte del gruppo Cairo Communication).[3] Nel gennaio del 1996 Cairo Pubblicità inizia la sua attività ottenendo dal gruppo RCS (all'epoca controllato per il 46,28% dalla società finanziaria del gruppo Fiat, Gemina), la concessione in esclusiva della vendita di spazi pubblicitari di tre periodici: Io Donna, Oggi e TV Sette. Successivamente crea la propria casa editrice, «Cairo Editore S.p.A.», che oggi edita tra gli altri i settimanali Dipiù e DipiuTv ed i mensili For Men Magazine e Natural Style.

Nel 1999 acquista la «Giorgio Mondadori e Associati», casa editrice fondata da Giorgio Mondadori, che edita le riviste Bell'Italia, Bell'Europa, Airone, In Viaggio, Gardenia, Arte e Antiquariato. Attualmente, oltre alle riviste del gruppo, Cairo Pubblicità ha in concessione il mensile Prima Comunicazione.

Nel luglio 2000 Cairo Communication S.p.A. viene quotata alla Borsa italiana nel Nuovo Mercato raccogliendo le risorse che consentono di cogliere ulteriori opportunità di crescita attraverso lo sviluppo delle attività esistenti e acquisizioni o partecipazioni in società operanti nel settore della comunicazione.

Alla data del 30 dicembre 2015 Urbano Cairo possiede il 72,8% del capitale di Cairo Communication[4].

Cairo lancia nel maggio 2016 un'OPAS (offerta pubblica di acquisto e scambio azioni) su RCS MediaGroup, proprietario tra le altre cose del «Corriere della Sera», il maggiore quotidiano italiano. Il 15 luglio Cairo vince con il 48,8% contro la cordata concorrente (Bonomi è al 37,7%), acquisendo il controllo del gruppo. Pochi giorni dopo Cairo Communication supera la soglia del 59,69% delle azioni RCS tramite la consegna delle azioni precedentemente aderenti all'OPA perdente.[5].

Il 3 agosto 2016 diviene presidente e amministratore delegato di RCS[6].

Il Torino Football Club[modifica | modifica wikitesto]

Cairo, oltre che presidente e fondatore della Cairo Communication, di cui assolve la funzione di coordinatore strategico, è proprietario e presidente, dal 2005, del Torino Football Club 1906. Nell'estate di quell'anno con il Toro fallito e rinato grazie al Lodo Petrucci, Urbano Cairo viene contattato dall'allora sindaco di Torino Sergio Chiamparino e convinto a scendere in campo: il 2 settembre 2005 viene annunciata l'acquisizione del club granata.

Il primo anno il Torino torna in Serie A: davanti ai 60mila spettatori di un Delle Alpi che registra il tutto esaurito[senza fonte], supera ai playoff il Mantova e festeggia una promozione sorprendente. Seguiranno tre anni di Serie A ed altrettanti di Serie B, fino al ritorno nella massima serie al termine della stagione 2011/2012, ottenuto con Ventura alla guida della squadra e con una giornata di anticipo.

Nel 2014 in seguito ai grandi risultati raggiunti nella stagione passata, terminata con un settimo posto, ed alla squalifica del Parma, il Torino torna in Europa League dopo 20 anni di assenza. Il Torino terminerà il cammino in Europa League per via dello Zenit San Pietroburgo agli ottavi di finale, giunti dopo aver colto una storica vittoria contro l'Athletic Club Bilbao al San Mamès, impresa mai riuscita ad una squadra italiana. Il Toro terminerà il campionato al nono posto in classifica: tra i risultati della stagione, il ritorno alla vittoria in un derby con la Juventus.

Contestazioni

Il 5 agosto 2009, Cairo viene contestato per la prima volta dalla tifoseria granata, in occasione del primo allenamento a Torino dopo la retrocessione.

Il 26 febbraio 2010, a causa degli scarsi risultati ottenuti dalla squadra in campionato, e delle continue contestazioni dei tifosi nei suoi confronti, decide di mettere ufficialmente in vendita il Torino; cambia idea nel giugno 2010.[senza fonte] Le promesse mancate - anche relativamente agli investimenti da destinarsi alla ricostruzione dello Stadio Filadelfia, campo dove giocò la leggendaria squadra del Grande Torino, demolito e in stato di abbandono dal 1997 - esasperano ulteriormente alcune frange del tifo.[7]

La7[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2013, il gruppo industriale guidato da Urbano Cairo, la Cairo Communication ha mostrato interesse per un impegno nel settore televisivo, con un'offerta di acquisto per la rete televisiva La7 di proprietà del gruppo Telecom Italia.[8] Il 4 marzo del 2013, Urbano Cairo acquisisce ufficialmente La7 versando un milione di euro a Telecom.[9][10]

Il 9 giugno 2015 inizia la sperimentazione del mux Cairo Due. Nel mux sono presenti i canali La7 HD e La7d HD.[11]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 maggio 2015 riceve il Premio Guido Carli nella sala della Regina a Montecitorio da parte della giuria composta da Barbara Palombelli, Vittorio Feltri, Mario Orfeo, Roberto Rocchi, Franco Bernabè, Antonio Patuelli, Matteo Marzotto, Giovanni Malagò, Debora Paglieri e Guido Massimo Dell’Omo.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Urbano Cairo: Biografia e Segreti del successo di uno degli uomini più ricchi d’Italia | Redazione Finanza.com, su redazione.finanza.com. URL consultato il 09 aprile 2016.
  2. ^ Chi è Cairo, nuovo capo de La7
  3. ^ www.corriere.it
  4. ^ "Nessun intervento sulla politica editoriale del Corriere", dice Cairo. "Trasformarlo in un tabloid sarebbe folle", primaonline.it. URL consultato il 22 luglio 2016.
  5. ^ RCS: Cairo al 59,69% del capitale sociale, finanza.lastampa.it. URL consultato il 03 agosto 2016.
  6. ^ Cairo nominato ad e presidente di Rcs, primaonline.it. URL consultato il 7 agosto 2016.
  7. ^ Fabrizio Turco, Minacce a Cairo, in La Repubblica, 1° ottobre 10.
  8. ^ Telecom: per La7 trattativa esclusiva con Cairo. E la quotazione di TiMedia crolla, Corriere della Sera, 18 febbraio 2013
  9. ^ Via libera di Ti Media alla cessione di La7 Cairo nuovo proprietario con un milione di euro
  10. ^ Telecom Italia Media comunicato stampa del 04/03/2013 inoltre Cairo ha acquistato un Mux televisivo che a breve sarà attivo in tutta italia
  11. ^ Cairo Due sintonizzabile in tutta Italia, 28 luglio 2015
  12. ^ E Gianni Letta annuncia il premio al figlio e si commuove

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente RCS MediaGroup Successore
Maurizio Costa 2016 in carica