Caso Catania

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Caso Catania è l'espressione con cui s'identifica un accadimento giudiziario del 2003[1], originato da sentenze relative al campionato calcistico di Serie B e sfociato in riforme strutturali dell'intera piramide italiana e della giustizia sportiva.[1][2]

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Normative vigenti[modifica | modifica wikitesto]

Il contenzioso affondava le proprie radici in casi di squalifiche inflitte a calciatori, normativa così trattata dal Codice di Giustizia Sportiva[1]:

  • «Il calciatore colpito da squalifica per una o più giornate di gara deve scontare la sanzione nelle gare ufficiali della squadra nella quale militava quando è avvenuta l'infrazione che ha determinato il provvedimento [...] il concetto di squadra espresso dal comma 3 non può essere dilatato e confuso — stante la sua specificità, rafforzata dal riferimento alle gare ufficiali con essa disputate — con quello di Società sportiva di appartenenza.» (Codice di Giustizia Sportiva, articolo 17, comma 3).[1]
  • «La squalifica irrogata impedisce al tesserato di svolgere qualsiasi attività sportiva, in ogni ambito federale, per il periodo della squalifica, intendendosi per tale, nelle squalifiche per una o più giornate, le giornate in cui disputa gare ufficiali la squadra di appartenenza, ovvero quella in cui militava, quando è avvenuta l’infrazione che ha determinato il provvedimento disciplinare.» (Codice di Giustizia Sportiva, articolo 17, comma 13).[1]

Nella primavera 2003 assursero agli onori della cronaca episodi relativi ad atleti inibiti per la prima squadra[1], scesi tuttavia in campo tra le fila della formazione giovanile a dispetto dello stop comminatogli[1]: le controversie trassero origine dalla differente interpretazione con cui gli organi di giustizia si approcciarono ai singoli casi.[1]

I casi di Grieco e Martinelli[modifica | modifica wikitesto]

Gli avvenimenti specifici riguardarono Vito Grieco e Luigi Martinelli[1], rispettivamente centrocampista del Catania e difensore del Siena nel corso del campionato cadetto 2002-03, entrambi coinvolti nella succitata casistica[1]:

  • 2 - 4 febbraio 2003: durante Catania-Lecce del 2 febbraio (giocata al Massimino e persa 2-1 dai salentini[3]) Grieco viene espulso per un fallo di mano volontario[4], ricevendo (con provvedimento del 4 febbraio) un turno di squalifica.[5]
  • 7 - 8 febbraio 2003: non partecipando all'anticipo della 22ª giornata tra Genoa e Catania (svoltosi in terra ligure e concluso 2-0 in favore dei padroni di casa[6]) il giocatore scende in campo, all'indomani, nella gara che la formazione Primavera disputa contro la Salernitana.[7]
  • 30 marzo - 1º aprile 2003: in Siena-Cosenza del 30 marzo (finita 1-0 per i toscani[8]) il già diffidato Martinelli riceve un'ammonizione[1], incorrendo pertanto nello stop di un turno (formalizzato dal referto del 1º aprile).[9]
  • 5 aprile 2003: mentre la prima squadra bianconera è impegnata col Napoli nella 29ª giornata di B[10], Martinelli viene schierato dalla Primavera contro i pari età della Ternana.[1]
  • 12 aprile 2003: Catania-Siena del 30º turno si conclude 1-1[11], con Martinelli in campo per 90' e un rigore fallito da Grieco.[11]

Avvenimenti[modifica | modifica wikitesto]

Pareri giudici contrastanti (17 aprile - 6 giugno 2003)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Serie B 2002-2003.

Tramite un esposto presentato alla Lega Calcio il 17 aprile[12], Riccardo Gaucci — presidente etneo e già nella dirigenza del Perugia[12] chiese la vittoria a tavolino del match tenutosi il sabato precedente imputando all'aggregazione di Martinelli con la Primavera un mancato rispetto della squalifica[12]: il 24 aprile la Commissione Disciplinare ascrisse l'infondatezza di tale denuncia alla distinzione da operarsi tra competizione cadetta e giovanile[13][14], rigettando pertanto la segnalazione e confermando l'esito maturato sul campo.[14] Di parere opposto risultò invece la Commissione d'Appello Federale (CAF)[15], che accogliendo un altro ricorso deliberò il 28 aprile la sconfitta dei toscani per 2-0.[15]

Forte del carattere definitivo attribuito al secondo grado di giudizio[15], la compagine rosazzurra tentò di scampare alla retrocessione[16]: mentre nuovi episodi assimilabili a quello di Martinelli presero ad emergere[17][18], la salvezza per gli uomini di Guerini continuò a rappresentare un'incognita.[19] Il 22 maggio la Corte Federale riportò in auge la sentenza della Commissione Disciplinare[20], a seguito del reclamo sporto dal club senese giorni addietro e avallato da altre società (nell'ordine Ascoli, Bari, Cosenza, Genoa, Hellas Verona, Messina, Napoli e Venezia)[21]: ripristinato l'esito di parità[21], dalla classifica stagionale furono dedotti i punti che la CAF aveva riconosciuto.[21][22]

Tale provvedimento fu avversato da Gaucci[1], il quale sottopose nuove istanze al TAR cittadino e al CONI (presieduto da Gianni Petrucci) rifacendosi alla teorica inappellabilità spettante alla CAF[23]: il giudice locale Vincenzo Zingales riabilitò in data 5 giugno quanto espresso dal verdetto d'appello[24][25], con l'intervento della giustizia amministrativa in tema sportivo configuratosi tuttavia quale violazione della clausola compromissoria.[23][25] L'esito della gara contro il Siena era comunque da ritenersi sub iudice[25], dacché il pronunciamento definitivo risultava appannaggio dell'ente olimpico.[25][26]

Retrocessione sul campo e ripescaggio in via giudiziaria (7 giugno - 15 luglio 2003)[modifica | modifica wikitesto]

Il 7 giugno la squadra riportò sul Cagliari l'unico successo in trasferta del proprio torneo[27], senza però giungere alla salvezza per i contestuali risultati di lagunari e partenopei che la condannarono al quartultimo posto con 44 punti[28]: un responso favorevole del CONI avrebbe tuttavia scongiurato la caduta in C1[29], divisione nella quale erano già sprofondate Genoa e Cosenza in aggiunta alla Salernitana.[30] All'eventuale riscrittura della graduatoria sarebbe corrisposto uno spareggio tra i suddetti veneti e campani[30], quintultimi a pari merito[30]: le squadre osteggiarono sin da subito l'ipotetico play-out[30], dacché non previsto dal regolamento e in ragione del periodo di vacanza spettante agli atleti.[31]

A stagione appena terminata[32], la FIGC ricorse al Consiglio di giustizia siciliano (CGAR) indicando come risolutorio l'atto compiuto dalla Corte Federale il 22 maggio[33]: i disaccordi insorti tra i vari organi di giustizia avevano però contribuito ad ingenerare un quadro confuso[34], suggerendo quali possibili vie d'uscita un ripescaggio dei catanesi o il congelamento delle retrocessioni.[35]

Il TAR di Catania nominò Giuliano Urbani e Mario Pescante — rispettivamente ministro dei beni culturali e sottosegretario del medesimo dicastero[36] commissari ad acta con la funzione di rendere esecutiva la decisione promulgata da Zingales[36], formulando cioè una classifica favorevole al club di Guerini[36][37]: il 16 giugno un decreto monocratico emesso dal Consiglio di Stato sospese tuttavia l'esecutività dell'ente regionale[38], mentre pochi giorni più tardi la Commissione Disciplinare valutò come irricevibile un reclamo del Venezia circa l'episodio che aveva coinvolto Grieco nel mese di febbraio.[39]

La domanda avanzata dalla FIGC venne respinta dal CGAR il 26 giugno[40], assicurando agli Elefanti i punti in discussione e il mantenimento della categoria[40]: il 1º luglio fu quindi il Consiglio Federale ad allinearsi alla risoluzione[41], emanando tra l'altro una delibera che invalidava il parere della Corte Federale.[42] Decadute poi le ipotesi di uno spareggio-salvezza (col termine dell'annata agonistica occorso il 30 giugno[43]) e di un arbitrato[44], l'ampliamento del torneo a 21 partecipanti in ragione del ripescaggio fu aspramente criticato dal presidente della FIGC Franco Carraro nonché da varie personalità del mondo calcistico.[45][46]

Nuovo intervento della CAF e controversia delle fideiussioni (16 luglio - 18 agosto 2003)[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda conobbe una nuova svolta il 16 luglio[47][48], quando la CAF trattò un altro appello dei lagunari legato al caso di Grieco[49]: ai neroverdi fu dunque assegnato il successo a tavolino per la partita contro i siciliani del 17 maggio[49], in precedenza persa sul campo.[19][49] A tale ribaltamento corrispose un −3 in classifica per i rosazzurri[50], condannati quindi alla retrocessione.[49][N 1]

Nella stessa giornata il TAR di Salerno operò il ripescaggio «con riserva» dei locali granata[47], fatto sul quale la decisione definitiva sarebbe poi giunta il 28 agosto[51]: Genoa e Cosenza tentarono a loro volta di ottenere la riammissione dai rispettivi TAR[52], generando una bagarre legale che rischiava di porre a repentaglio la compilazione dei calendari.[53][54] Un riesame accordato al ricorso della FIGC e il riscontro di vizi formali nella sentenza di Zingales induserro il CGAR a tornare sui propri passi[55], omologando le retrocessioni il 31 luglio.[56][57]

Il 13 agosto un nuovo collegio riunitosi a Catania deliberò l'esclusione del Napoli — complice una serie d'irregolarità nelle fideiussioni che impedirono l'iscrizione al torneo —[58] in favore dei locali[59][60], prima che le indagini appurassero una frode a scapito dei partenopei e non un atto doloso di questi ultimi.[61]

Il decreto salvacalcio e lo sciopero della Serie B (19 agosto - 10 settembre 2003)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Coppa Italia 2003-2004.

Un tassello risolutivo venne posto solamente il 19 agosto[62][63], quando la FIGC — dopo un intervento del Consiglio dei ministri volto a evitare simili casi in futuro —[62] deliberò l'annullamento delle retrocessioni per la sola stagione 2002-03[63][N 2]: l'organico della nuova divisione cadetta risultò pertanto esteso a 24 compagini[63], con l'ammissione di una Fiorentina che impostasi nel recente torneo di C2 fu ulteriormente promossa (a causa di meriti sportivi e bacino d'utenza[64]) in sostituzione del Cosenza dichiarato fallito.[63][65] Ne conseguì pertanto un posto vacante nel gruppo A della Serie C1[66], attribuito ai corregionali dell'Arezzo che pure avevano terminato in coda la precedente annata.[63]

L'effetto-domino si riverberò poi sul girone B comportando il ripescaggio di Fermana, Sora e Paternò[63][66]: pur arresosi all'Aquila nei play-out[66], quest'ultimo (espressione calcistica di un comune sito anch'esso nella provincia catanese[59][67]) riabbracciò la categoria dopo la vittoria assegnata dalla CCA per un match svoltosi a Pescara il 19 aprile e arriso ai Delfini con l'illegittima presenza in campo dello squalificato Antonaccio.[67][N 3] L'assetto del terzo livello si completò col trasferimento della Sassari Torres al raggruppamento centro-settentrionale[66], fatto che concorse al reintegro di marchigiani e ciociari[66]: una promozione compensativa dalla C2 riguardò infine il Catanzaro[68][69], cui aveva giovato il passaggio fiorentino alla lega superiore.[66]

Il 24 agosto un boicottaggio pressoché unanime accolse la scelta della FIGC[70], tanto che delle 16 partite valevoli per la seconda giornata della fase a gironi di Coppa Italia non ne fu disputata alcuna[71]: l'atto di protesta veniva sanzionato con sconfitte a tavolino e penalità in classifica[72], mentre la formula a 24 compagini era definita da par suo «irreversibile».[73][74] Alla coppa nazionale non parteciparono tuttavia i gigliati, dacché già scesi in campo nella corrispettiva manifestazione di C antecedentemente all'iscrizione in B[75]: il sodalizio cosentino riprendeva invece la propria storia dal panorama amatoriale dopo il sopraggiunto crollo finanziario.[76]

Frattanto chiamata a negoziare un accordo sui diritti televisivi[77], sbrogliando in tal modo un'impasse che riguardava financo la partenza della Serie A[78], la Lega Calcio inserì in agenda sedute straordinarie nelle quali pianificare un risanamento degli organici dopo il «trauma» occorso[79]: gli esponenti della cadetteria proclamarono un immediato sciopero[80], con la prima giornata del massimo torneo svoltasi regolarmente tra sabato 30 agosto e lunedì 1º settembre.[81]

Durante l'assemblea organizzata a Milano il 3 settembre — data in cui, eccezion fatta per i campi di Cesena e Pisa, la coppa nazionale conobbe un'altra diserzione —[82] i rappresentanti della Serie B ottennero di posticipare ulteriormente il via della competizione[82], cosicché la seconda giornata (calendarizzata al 7 settembre) slittò a propria volta[83]: nella domenica in questione si tennero tuttavia gli incontri Catania-Cagliari e Napoli-Como[83], terminati rispettivamente 0-3 e 1-0.[84]

Accordo con le società e partenza del campionato (11 settembre 2003)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Serie B 2003-2004.

Il Consiglio Federale si riunì poi a Roma l'11 settembre[85], instaurando un compromesso con le società al fine di garantire il regolare avvio e svolgimento del campionato[85][86]: non venne comminato provvedimento alcuno per le gare disertate[85][87], rilevando parimenti l'impossibilità di mutare l'organico in itinere per la corrente stagione agonistica.[86]

In via eccezionale, e per il solo torneo 2003-04, furono disposte 5 promozioni dirette in Serie A con 3 retrocessioni dalla stessa[86]: veniva inoltre stabilito uno spareggio interdivisionale sui 180'[86], con protagoniste la 15ª classificata in massima divisione e la sestultima della lega cadetta.[86] Il ricambio con la C1 permaneva a 4 unità[86], prevedendo un eventuale play-out qualora il distacco tra le formazioni giunte al 20º e 21º posto non avesse ecceduto i 5 punti in classifica[86]; l'equilibrio dell'intera piramide nazionale si assestò dunque a decorrere dalla stagione 2004-05[86], con la presenza di 20 squadre in Serie A e la partecipazione di 22 club alla B.[86][88]

Includendo numerosi turni infrasettimanali — necessari anche per il recupero delle giornate saltate —[89] la stagione giunse a termine addirittura nel giugno 2004 dopo ben 46 match in programma.[86]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Nuovo iter della giustizia sportiva[modifica | modifica wikitesto]

Il decreto-legge emesso dal Consiglio dei ministri il 19 agosto 2003 (ufficialmente denominato decreto legge 19 agosto 2003 n. 220, recante disposizioni urgenti in materia di giustizia sportiva[62]) venne ufficialmente convertito il 17 ottobre successivo[90], ridefinendo la procedura per i ricorsi alla giustizia sportiva[91]: attribuito il primo grado alle singole federazioni, a TAR del Lazio e CONI fu riconosciuta la competenza circa gli appelli riservando poi l'ultima istanza al Consiglio di Stato.[91]

La Camera di conciliazione e arbitrato — della quale Carraro sollecitò la massima rapidità ed efficienza —[91] fu inoltre sancita quale ultimo livello per le controversie legate all'ambito sportivo.[91]

Riforma dei campionati[modifica | modifica wikitesto]

La riforma cui il calcio italiano era giocoforza addivenuto entrò in vigore nel settembre 2004, con i seguenti quadri[86]:

Campionato Partecipanti alla stagione 2003-04 Partecipanti alla stagione 2004-05
Serie A 18 20
Serie B 24 22
Serie C1 - Girone A 18 18, poi 19[92]
Serie C1 - Girone B 18 18
Serie C2 - Girone A 18 18
Serie C2 - Girone B 18 18, poi 20[92]
Serie C2 - Girone C 18 18

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ai fini della classifica, le gare Catania-Siena e Catania-Venezia sono rispettivamente omologate coi punteggi 2-0 e 0-2 "per decisione della giustizia sportiva"; cfr. nota bibliografica 50.
  2. ^ Catania, Genoa e Salernitana figurarono rispettivamente al 17º, 18º e 20º posto con la retrocessione evitata dalla riforma dei campionati; cfr. nota bibliografica 50.
  3. ^ Squalificato per un turno dopo l'espulsione rimediata in Sassari Torres-Pescara del 30 marzo 2003, Antonaccio non partecipò a Taranto-Pescara del 13 aprile scendendo tuttavia in campo il giorno precedente nella gara del Campionato Primavera Pescara-Bari; cfr. collegamento esterno (C.U. del 16 maggio 2003).

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m Francesco Rondini, Il "caso Catania" che cambiò la legge dello sport, su cittadellaspezia.com, 15 luglio 2013.
  2. ^ «Questo formato [a 20 squadre] resta in vigore fino al 2003-04 quando la FIGC, bloccando le retrocessioni in seguito alle sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali, crea una Serie B a 24 squadre con 5 promozioni e 3 retrocessioni dirette e 2 spareggi con gare di andata e ritorno: uno per la promozione-permanenza in Serie A, tra la quart'ultima classificata del massimo campionato e la sesta di B; un altro per la salvezza, tra la quart'ultima e la quint'ultima di B (spareggio che non si sarebbe giocato nel caso in cui il distacco tra le due squadre fosse stato superiore a 5 punti). Il risultato è un torneo di A allargato a 20 squadre ed una Serie B a 22.» Cfr. Panini, Campionato Serie B - Storia e regolamento, p. 247.
  3. ^ Catania-Lecce 2-1, su repubblica.it, 2 febbraio 2003.
  4. ^ Jacopo Manfredi, La Sampdoria torna in testa in attesa di Siena-Triestina, su repubblica.it, 2 febbraio 2003.
  5. ^ Due turni di stop per D'Aversa, in La Gazzetta dello Sport, 5 febbraio 2003.
  6. ^ Genoa-Catania 2-0, su repubblica.it, 7 febbraio 2003.
  7. ^ Comunicato stampa n. 97 (PDF), su legaseriea.it, 7 febbraio 2003, p. 2.
  8. ^ Siena-Cosenza 1-0, su repubblica.it, 30 marzo 2003.
  9. ^ Guzman fermato per due turni, in La Gazzetta dello Sport, 2 aprile 2003.
  10. ^ Siena-Napoli 2-0, su repubblica.it, 5 aprile 2003.
  11. ^ a b Catania-Siena 1-1, su repubblica.it, 13 aprile 2003.
  12. ^ a b c Antonio Fraschilla, Siena adesso rischia un punto, in la Repubblica, 18 aprile 2003, p. 9.
  13. ^ Comunicato ufficiale n. 311 (PDF), su legaseriea.it, 24 aprile 2003, p. 3.
  14. ^ a b Siena, il punto è salvo: confermato l'1-1 di Catania, in la Repubblica, 25 aprile 2003, p. 11.
  15. ^ a b c Gessi Adamoli, Sentenza Caf, Catania a 37 punti, in la Repubblica, 29 aprile 2003, p. 11.
  16. ^ Angelo Di Rosa, Il Bari fuori dai guai, in La Gazzetta dello Sport, 10 maggio 2003.
  17. ^ Lorenzo Astori e Enrico Valente, Il Genoa guida la battaglia dei ricorsi, in La Gazzetta dello Sport, 15 maggio 2003.
  18. ^ Antonio Scuglia e Francesco Loi, Squalifiche: un bubbone o una bolla di sapone?, in Il Tirreno, 15 maggio 2003, p. 19.
  19. ^ a b Francesco Caruso, Oliveira ridà ossigeno al Catania, in La Gazzetta dello Sport, 18 maggio 2003.
  20. ^ Comunicato ufficiale n. 13 / CF (PDF), su figc.it, 23 maggio 2003, pp. 32.
  21. ^ a b c Serie B: al Catania due punti in meno, in la Repubblica, 23 maggio 2003, p. 58.
  22. ^ Gaetano Imparato, Catania, salvezza appesa al filo, in La Gazzetta dello Sport, 1º giugno 2003.
  23. ^ a b Il Catania deve attendere ma Petrucci lo bacchetta, in la Repubblica, 4 giugno 2003, p. 12.
  24. ^ Il Tar accoglie il ricorso, il Catania ha due punti in più, su repubblica.it, 5 giugno 2003.
  25. ^ a b c d Gianluca Moresco e Massimo Norrito, Due punti stravolgono la B, in la Repubblica, 6 giugno 2003, p. 50.
  26. ^ Comunicato stampa (PDF), su figc.it, 6 giugno 2003.
  27. ^ Jacopo Manfredi, Serie B, finale ai veleni: promosse anche Ancona e Lecce, su repubblica.it, 7 giugno 2003.
  28. ^ Gaetano Imparato, Catania, l'ora della C1, in La Gazzetta dello Sport, 8 giugno 2003.
  29. ^ Catania retrocesso sub judice, in La Stampa, 8 giugno 2003, p. 30.
  30. ^ a b c d Ipotesi lontana: lo spareggio, in la Repubblica, 8 giugno 2003, p. 10.
  31. ^ Gessi Adamoli, Preziosi continua la lotta, in la Repubblica, 9 giugno 2003, p. 6.
  32. ^ Per il Catania in C1 deciderà il Ministero, in la Repubblica, 9 giugno 2003, p. 40.
  33. ^ Fabrizio Bocca, Carraro, il calcio e la bomba Catania, in la Repubblica, 10 giugno 2003, p. 46.
  34. ^ Ripescaggio sempre più vicino, in la Repubblica, 10 giugno 2003, p. 11.
  35. ^ Fulvio Bianchi, Catania, è braccio di ferro, in la Repubblica, 12 giugno 2003, p. 56.
  36. ^ a b c Fulvio Bianchi, Un commissario speciale per ridare la B al Catania, in la Repubblica, 13 giugno 2003, p. 56.
  37. ^ Attilio Bolzoni, Catania, gol, giudici e cavilli, in la Repubblica, 14 giugno 2003, p. 54.
  38. ^ Catania, annullata sentenza Tar, in la Repubblica, 17 giugno 2003, p. 43.
  39. ^ Comunicato ufficiale n. 355 (PDF), su legaseriea.it, 19 giugno 2003, p. 4.
  40. ^ a b Corrado Zunino, Tribunale rimette il Catania in B, su repubblica.it, 27 giugno 2003.
  41. ^ Il Catania è in B, ma resta il caos, su repubblica.it, 2 luglio 2003.
  42. ^ Fulvio Bianchi e Corrado Zunino, Figc, via libera al Catania, in la Repubblica, 3 luglio 2003, p. 50.
  43. ^ Marco Azzi, Il Napoli diffida la Figc, in la Repubblica, 3 luglio 2003, p. 12.
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  82. ^ a b Serie B, ancora fumata nera, su repubblica.it, 3 settembre 2003.
  83. ^ a b Serie B, partenza nel caos, su repubblica.it, 7 settembre 2003.
  84. ^ Nel caos della B si sono giocate due partite, in La Stampa, 8 settembre 2003, p. 31.
  85. ^ a b c Nino Sormani, La B trova la pace: domani si gioca, nessuna penalità e 5 promozioni, in La Stampa, 10 settembre 2003, p. 30.
  86. ^ a b c d e f g h i j k Comunicati ufficiali n. 73/A e n. 74/A (PDF), su figc.it, 11 settembre 2003, p. 5.
  87. ^ Piero Serantoni, Carraro: amnistia per i ribelli, in La Stampa, 12 settembre 2003, p. 31.
  88. ^ Jacopo Piotto, Come sarebbe la Serie A a 16 squadre, su ultimouomo.com, 24 maggio 2017.
  89. ^ Jacopo Manfredi, La Serie B di nuovo in campo, si recupera la prima giornata, su repubblica.it, 23 settembre 2003.
  90. ^ AA.VV., TUTTENOTIZIE, in La Gazzetta dello Sport, 17 ottobre 2003.
  91. ^ a b c d Gianni Bondini, Petrucci e Carraro blindano la giustizia sportiva, in La Gazzetta dello Sport, 23 ottobre 2003, p. 25.
  92. ^ a b Como (in C1), Ancona e Viterbese (in C2) ammesse in sovrannumero dopo la composizione dei calendari; cfr. Como in C1, Viterbese e Ancona in C2, in La Stampa, 11 settembre 2004, p. 33.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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