Prati di Caprara

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Prati di Caprara
Bosco ai Prati di Caprara Est .jpg
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàBologna
IndirizzoVia Emilia Ponente, Porta San Felice
Caratteristiche
Tipobosco urbano
Superficie27 ettari
Inaugurazione1931

Posizione[modifica | modifica wikitesto]

Con il toponimo Prati di Caprara si definisce una ex area militare di Bologna collocata in prossimità del centro storico, fuori Porta San Felice. L’area si sviluppa tra la via Emilia Ponente, in prossimità dell'Ospedale Maggiore, il torrente Ravone e la canaletta Ghisiliera.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Conte Enea Silvio de Caprara, maresciallo austriaco e più noto esponente della famiglia bolognese dei Caprara.

La cessione dei Prati di Caprara alla città di Bologna da parte della famiglia nobiliare dei Caprara (famiglia senatoria molto conosciuta nella Bologna del Seicento, soprattutto per il conte Enea Silvio Caprara, valoroso uomo d'armi al servizio dell'imperatore Leopoldo I d'Asburgo, protagonista dell'assedio di Budapest), risale alla fine del XVIII secolo, se è vero che vi fu allestita una grandiosa parata militare in onore di Napoleone Bonaparte, in visita ufficiale in città tra il 21 e il 25 giugno del 1805.[1] Dopo l’Unità d’Italia nel 1861, i Prati di Caprara divennero di pertinenza militare e da quel momento utilizzati come Campo di Marte e Piazza d’Armi bolognese, per lo svolgimento di esercitazioni, parate e concorsi ippici. D’altronde la natura pianeggiante e sgombra dell’area ne avevano fatto fino ad allora il sito ideale per le corse ippiche organizzate dalla ‘Società bolognese per le corse dei cavalli’: quest’uso promiscuo militare-equestre verrà sancito nel 1897 dall’inaugurazione di una pista per le corse ippiche[2] che sostituì, insieme all’Ippodromo Zappoli poco distante, l’inadeguato circuito del Parco della Montagnola in pieno centro cittadino. Con il permesso delle autorità militari, nel 1909 una parte dell’area divenne inoltre il campo da gioco del Bologna Football Club, fondato in quello stesso anno.[3]

Il 1° di ottobre del 1913, la Piazza d’Armi dei Prati di Caprara divenne l’aeroporto per i velivoli ed i dirigibili dell’Esercito; già nel 1910 il luogo era stato teatro di una manifestazione aviatoria e alcuni mesi prima (il 24 settembre 1913) Francesco Baracca era atterrato proveniente dal campo di aviazione di Taliedo (Milano). Dopo il trasferimento dell’aeroporto bolognese a Borgo Panigale nel 1931, il terreno del campo di aviazione diventerà campo di gioco e sede delle esercitazioni paramilitari del “sabato fascista”.

Secondo la testimonianza di Giulio Pallotta, sindaco di Fontanelice durante la Liberazione,[4] ai Prati di Caprara di Bologna c'era il campo di concentramento per prigionieri di guerra alleati. “Con la firma dell'armistizio, i cancelli furono aperti e centinaia di prigionieri americani, inglesi, sudafricani, canadesi, indiani e australiani fuggirono dalla città e si dettero alla macchia, verso le colline”.[5] Il giorno della Liberazione della città di Bologna dall’occupazione nazifascista, Piazza Maggiore (all’epoca piazza Vittorio Emanuele II) era gremita di cittadini, partigiani, soldati alleati e di blindati, il futuro sindaco di Bologna Giuseppe Dozza, con Zoccoli (Presidente del CLN regionale) e Borghese si affacciarono sul balcone del Comune per salutare i cittadini. La festa fu turbata dal ritrovamento dei cadaveri di Sante Vincenzi e Giuseppe Bentivogli trucidati e abbandonati ai Prati di Caprara dai fascisti in fuga[6].

Primo campo di gioco del Bologna Football Club[modifica | modifica wikitesto]

Prati di Caprara, 16 maggio 1910: Bologna - Inter 0-1. Al centro, il bolognese Gino Vallesella (col berretto); sulla destra, l'interista Ermanno Aebi. Sullo sfondo, i tifosi a bordo campo e la polveriera.

Agli inizi del 1900, il gioco del football a Bologna era ancora in fase embrionale. La città, pur essendo stata una delle culle del calcio dei ginnasti (una delle prime esibizioni in assoluto di calcio giocato in Italia, disputata in piazza VIII agosto a Bologna nel 1891 nell'ambito del ventennale della Virtus, fu fischiatissima dal pubblico bolognese), e nonostante avesse espresso figure come quella di Francesco Gabrielli, ancora non poteva vantare una compagine calcistica di valore assoluto. In città si giocava ormai da anni, ma la disorganizzazione regnava sovrana e diversi club si sciolsero nel giro di poco tempo dalla loro fondazione.[7] Quando nell'ottobre del 1909 venne fondato il Bologna, i soci, soprattutto nelle figure di Emilio Arnstein e Guido Della Valle, si trovarono subito alle prese con il problema del campo di gioco; in un primo momento la scelta parve cadere sui Giardini Margherita,[8] ma poi, dopo trattative con le autorità militari, venne scelta la piazza d'armi, cioè la zona dei Prati di Caprara. La scelta non fu del tutto casuale: il terreno di gioco non sarebbe costato nulla alle casse sociali del Bologna. Il campo, che era recintato da un alto steccato di legno, tranne sul lato che dava sulla polveriera, doveva essere sgomberato dopo ogni partita giocata; le righe venivano segnate solo in occasione di partite importanti, e le porte erano smontabili e prive di reti.[9] Ai Prati di Caprara il Bologna vinse il campionato emiliano di terza categoria nel 1910: la prima partita ufficiale del campionato emiliano, che inaugurò il nuovo terreno di gioco, fu disputata il 20 ottobre 1910 contro la Sempre Avanti,[10] match vinto per 10-0 dal Bologna. La seconda partita, giocata nello stesso giorno pochi minuti dopo la vittoria sulla Sempre Avanti, vide come avversario dei rosso-blu i bianchi della Virtus, anch'essi battuti nettamente per 9-1.[11][12] Il titolo valse al club l'ammissione alla prima categoria dell'anno successivo, il massimo campionato di calcio italiano. Nel suo pionieristico e pittoresco campo di gioco, il Bologna giocò diverse amichevoli e si fece subito rispettare: 5-0 all'Unione Sportiva Ferrarese e 1-0 all'Hellas Verona (con in palio la Targa Bologna). Tra queste prime amichevoli disputate sul terreno fuori porta San Felice, ci fu la prima vera grande partita giocata dai rosso-blu in ambito nazionale: il 16 maggio 1910, scese ai Prati di Caprara l'Internazionale di Milano campione d'Italia in carica. Tra le sue file giocavano campioni assoluti come Ernest Peterly (capocannoniere del campionato), Virgilio Fossati, ed Ermanno Aebi. Il Bologna, rinforzato dai vicentini Gino Vallesella e Renato Ghiselli, offrì al suo pubblico una prestazione all'altezza dei campioni d'Italia, che vennero più volte messi in difficoltà dai rosso-blu guidati dal capitano Arrigo Gradi: il portiere dei nero-azzurri, Piero Campelli, dovette sfoggiare tutta la sua bravura in diverse occasioni, soprattutto sui tiri effettuati da Antonio Bernabéu. L'Inter passò solo a 10' dal termine della partita, con un gran tiro da venti metri di Peterly che sfruttò un'incertezza del portiere bolognese Orlandi. Nel dicembre del 1910 venne giocata l'ultima partita sul campo dei Prati di Caprara, contro il Firenze Foot-Ball Club, terminata 1-1. Poi il Bologna fece trasloco e si trasferì sul nuovo campo della Cesoia, terreno che si trovava fuori porta San Vitale.

I Prati di Caprara oggi[modifica | modifica wikitesto]

La canaletta Ghisiliera sul confine nord del bosco dei Prati di Caprara Est

I Prati di Caprara oggi sono un'area demaniale affidata per la valorizzazione immobiliare a Invimit Sgr (società di Gestione del risparmio del Ministero Economia e Finanze). Sono divisi tra una zona Est interamente rinaturalizzata, che con i suoi 27 ettari è un bosco urbano di dimensioni superiori al principale parco cittadino di Bologna, i Giardini Margherita, mentre la parte Ovest, di circa 16 ettari, è largamente rinaturalizzata e ospita l’ormai dismessa Caserma San Felice di cui rimangono parzialmente in uso solo alcuni edifici. Il bosco dei Prati di Caprara è stato candidato come luogo del cuore del 9º censimento della campagna del Fondo per l'Ambiente Italiano

Caratteristiche del bosco urbano dei Prati di Caprara Est[modifica | modifica wikitesto]

Fiordaliso e nigella bianca.jpg

Il bosco dei prati di Caprara è un “bosco selvatico urbano” (sensu Kowarik 2005), ossia una comunità boschiva risultato di una «successione spontanea della vegetazione che avviene in contesti territoriali urbani e industriali senza che vi sia a monte uno schema di impianto predefinito dall’uomo». Il piano arboreo dominante maggiormente maturo è prevalentemente costituito da specie pioniere quali la robinia (Robinia pseudoacacia L.), il pioppo bianco (Populus alba L.) e il pioppo canadese (Populus deltoides Marshall). Alcune aree di bosco maggiormente giovane sono dominate da ailanto (Ailanthus altissima (Mill.) Swingle) e frassino meridionale (Fraxinus oxycarpa M.Bieb. ex Willd). Si annoverano esemplari di pioppi e frassini di notevole diametro e altezza di almeno quarant’anni. Tali specie stanno gradualmente lasciando il posto a specie maggiormente tipiche degli ambienti forestali di pianura: sono state infatti osservati vari giovani individui di farnia (Quercus robur L.) e olmo campestre (Ulmus minor Mill.). Dal punto di vista ecologico, l’area presenta numerose nicchie ecologiche fondamentali per la vita di specie animali e vegetali selvatiche difficilmente riscontrabili in aree verdi urbane maggiormente convenzionali: legno in differenti stadi di decomposizione, alberi habitat, microambienti ombrosi ed umidi alternati ad altri maggiormente esposti alla luce diretta del sole e zone di ecotono. I primi sopralluoghi speditivi hanno permesso di contare ben 130 specie vegetali erbacee, arboree e arbustive, molte delle quali nemorali o degli ambienti di margine. Per quanto riguarda l’avifauna, sono stati censiti numerosissimi canti di Pettirosso (Erithacus rubecula), specie che non nidifica abitualmente nei quartieri urbani delle città di pianura e numerosissimi maschi cantori di Usignolo (Luscinia megarhynchos). La presenza della Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus) testimonia che all’interno del bosco vi sono anche zone temporaneamente allagate. Il cielo sopra l’area è stato visitato in modo continuativo da rondoni e da alcune rondini che nonostante non nidifichino certamente all’interno del sito, visitano l’area per alimentarsi (la verticale di aree di questo tipo si riempie facilmente di aeroplancton). Considerazioni simili sono da fare anche per il Falco pellegrino (Falco peregrinus), visto da diversi anni sostare nei pressi dell’Ospedale Maggiore (adiacente al Bosco) e in volo sull’area per ragioni trofiche.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

I Prati di Caprara compaiono nel romanzo dello scrittore bolognese Riccardo Bacchelli (1891-1985) "Il diavolo al Pontelungo", che narra le vicende italiane del rivoluzionario russo Michail Bakunin e del suo discepolo Carlo Cafiero. Tra gli episodi narrati nel romanzo vi è quello del fallito moto insurrezionale anarchico del 1874 a Bologna, che portò in carcere il giovane Andrea Costa. L'insurrezione avrebbe dovuto originare dalla riunione degli anarchici ai Prati di Caprara, nei cui pressi si trova il ponte sul fiume Reno,[13] tra il rione Santa Viola e Borgo Panigale, detto appunto il Pontelungo.

Nell’aprile 1906 i Prati di Caprara furono sede della seconda tournée italiana della Compagnia di Buffalo Bill, come documentano le fotografie di nativi americani che cavalcano all’esterno del tendone riservato alle esibizioni[14]

I Prati di Caprara sono stati anche teatro della passione di Pier Paolo Pasolini per il gioco del calcio:[15]

«I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui Prati di Caprara (giocavo anche sei-sette ore di seguito, ininterrottamente: ala destra, allora, e i miei amici, qualche anno dopo, mi avrebbero chiamato lo “Stukas”: ricordo dolce bieco) sono stati indubbiamente i più belli della mia vita. Mi viene quasi un nodo alla gola, se ci penso. Allora, il Bologna era il Bologna più potente della sua storia: quello di Biavati e Sansone, di Reguzzoni e Andreolo (il re del campo), di Marchese, di Fedullo e Pagotto. Non ho mai visto niente di più bello degli scambi tra Biavati e Sansone (Reguzzoni è stato un po’ ripreso da Pascutti). Che domeniche allo stadio comunale!»

(Pier Paolo Pasolini)

Ai Prati di Caprara Ovest sono depositate le macerie della strage di Bologna del 1980, a luglio 2018 oggetto di perizie nel corso del terzo processo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L’imperatore Napoleone I a Bologna, storiaememoriadibologna.it. URL consultato l'08-10-2018.
  2. ^ Prati di Caprara, storiaememoriadibologna.it. URL consultato l'08-10-2018.
  3. ^ Fondazione del Bologna Foot Ball Club, bibliotecasalaborsa.it. URL consultato l'08-10-2018.
  4. ^ Pallotta Giulio, storiaememoriadibologna.it. URL consultato l'08-10-2018.
  5. ^ Guerra e Resistenza in Emilia-Romagna (PDF), regione.emilia-romagna.it. URL consultato l'08-10-2018.
  6. ^ Liberazione di Bologna, storiaememoriadibologna.it. URL consultato l'08-10-2018.
  7. ^ Articolo di Guido Della Valle, socio fondatore del Bologna F.C., tratto da "La Lettura Sportiva" del 1909: «Bologna, la città sportiva che fra i numerosissimi club di sport non ne annovera ancora uno seriamente organizzato di foot-ball. Dico seriamente organizzato, perché Bologna aveva negli anni scorsi società di foot-ball... anche troppe: e l'Universitaria, la Juventus, la Felsina, e la Juventus Felsinea, erano club senza un'organizzazione seria, senza dirigenti che insegnassero il foot-ball ai giovani desiderosi di apprendere, club che si scioglievano dopo poco tempo dalla fondazione, facendo perdere quel po' di passione che i giovani avevano, danneggiando così, invece di favorire lo sport del calcio.»
  8. ^ Articolo di Guido Della Valle, socio fondatore del Bologna F.C., tratto da "La Lettura Sportiva" del 1909: «Mercè la sua attività lodevolissima, sono già avviate a buon punto le trattative per la sede del futuro club, per il campo chiuso, che, molto probabilmente, sarà ai giardini Margherita.»
  9. ^ Articolo di Arrigo Gradi, socio fondatore e primo capitano del Bologna F.C., tratto da "Il mezzo secolo del Bologna": «La nostra società nacque per la decisione di pochi giovani che avevano studiato all’estero e di alcuni stranieri residenti a Bologna, che avevano praticato il football. Si fece l’acquisto di un pallone, partendo la spesa fra noi, e ognuno si procurò quel minimo necessario di equipaggiamento di gioco che occorreva, e che gran parte di noi già aveva da quando giocava all’estero. Cominciammo così, con il permesso della Autorità Militare, ad andare in Piazza d’Armi, per fare un poco di moto e passare qualche ora all’aria aperta. Naturalmente non mancarono presto i curiosi che vennero a vedere cosa facevamo e così cominciammo ad invogliare alcuni ragazzi invitandoli a calciare con noi. Dopo poco tempo avevamo un discreto numero di seguaci, e benché fossero ancora pochissimo esperti nel gioco, potemmo iniziare delle partitine di addestramento a squadre quasi complete. Io andavo agli allenamenti con la casacca rossoblu della squadra di calcio dell’Istituto che avevo frequentato in Svizzera e fu cosi che i colori rosso-blu divennero quelli del Bologna F.C. che fu poco dopo costituito. La società nei primi tempi viveva del modestissimo introito delle quote sociali, che naturalmente venivano pagate sia dai soci giocatori che dai pochissimi soci non giocatori. Si giocava, come detto, in Piazza d’Armi in campo aperto e tutti potevano venire a vedere gratis “quei matti che corrono dietro una palla”. Noi giocatori pagavamo di tasca nostra tutto quanto era necessario: scarpe, casacca, calzoncini, calzettoni, ecc. Segnavamo il campo di gioco solo quando si doveva giocare una partita vera e propria con altra società, e poiché l’Autorità Militare ci aveva gentilmente concesso di giocare a condizione che il terreno fosse poi lasciato completamente sgombro, le porte erano smontabili e venivano montate ogni volta che andavamo ad allenarci o che si giocava una partita, smontandole poi subito dopo.»
  10. ^ A.S.D. Sempre Avanti, museodellosportbologna.it. URL consultato il 07-10-2018.
  11. ^ Risultati stagione 1909-1910, federossoblu.com. URL consultato il 07-10-2018.
  12. ^ Dai "Prati di Caprara a Internet" un cammino lungo un secolo (PDF), bertozzihouse.it. URL consultato il 07-10-2018.
  13. ^ Riccardo Bacchelli pubblica "Il diavolo al Pontelungo", bibliotecasalaborsa.it. URL consultato l'08-10-2018.
  14. ^ Bologna, Prati di Caprara: il circo di Buffalo Bill, collezioni.genusbononiae.it. URL consultato l'08-10-2018.
  15. ^ Pasolini e il calcio, passione di una vita, centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it. URL consultato l'08-10-2018.. Si veda anche il video ripubblicato da Radio1 Rai https://www.facebook.com/Radio1Rai/videos/2146934925568566/UzpfSTEwMDAxMDk2NzEwNDUyNTo3MDEyNDc2OTAyNTA3OTU/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • R. Bacchelli., Il diavolo al Pontelungo. Romanzo storico. Con una cronologia della vita dell'autore e dei suoi tempi, una introduzione e una bibliografia a cura di Edmondo Aroldi, Milano, Mondadori, 1987
  • I. Kowarik, 2005, Wild urban woodlands: towards a conceptual frame work. In: Kowarik I, Körner S. «eds» Wild urban woodlands. Springer-Verlag Berlin Heidelberg. Doi: 10.1007/3-540-26859-6_1
  • L. Morìni, ...per essere libere; Sindaco dei giorni difficili, in V. Paticchia, Sindaci e governatori della liberazione in provincia di Bologna (1944-1945).
  • P. P. Pasolini, Lettere 1940-1954, a cura di N. Naldini, Torino, Einaudi 1986.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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