Sicilia

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Sicilia
regione a statuto speciale
Regione Siciliana
Sicilia – Stemma Sicilia – Bandiera
(dettagli) (dettagli)
Immagine satellitare dell'isola
Immagine satellitare dell'isola
Localizzazione
Stato Italia Italia
Amministrazione
Capoluogo Palermo-Stemma uff.png Palermo
Presidente Rosario Crocetta (PD) dal 10/11/2012
Data di istituzione 15 maggio 1946
Territorio
Coordinate
del capoluogo
37°33′35.35″N 14°08′21.85″E / 37.55982°N 14.139404°E37.55982; 14.139404 (Sicilia)Coordinate: 37°33′35.35″N 14°08′21.85″E / 37.55982°N 14.139404°E37.55982; 14.139404 (Sicilia)
Altitudine media: 391[1] massima: 3340 minima 0 m s.l.m.
Superficie 25 832,39[2] km²
Abitanti 5 092 732[3] (31-01-2014)
Densità 197,15 ab./km²
Province 9
Comuni 390
Regioni confinanti nessuna (regione insulare)
Altre informazioni
Lingue italiano, siciliano, arbëreshë[4], gallo-italico[5], greco[6], LIS[7]
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 IT-82
Codice ISTAT 19
Nome abitanti siciliani
PIL (PPA) 68.741,0 mln
PIL procapite (PPA) 17.488 [8]
Inno Madreterra[9]
Cartografia

Sicilia – Localizzazione

Mappa della regione con le sue province
Mappa della regione con le sue province
Sito istituzionale

La Sicilia (IPA: [siˈʧiːlja], Sicìlia in siciliano[10], Siçillja in arbëreshë, Səcəlia in gallo-italico, Σικελία in greco), ufficialmente Regione Siciliana, è una regione italiana autonoma a statuto speciale di 5 092 732 abitanti[3], con capoluogo Palermo.

Il territorio della regione è costituito quasi interamente dall'isola omonima, la più grande isola dell'Italia e del Mediterraneo; la parte rimanente è costituita dagli arcipelaghi delle Eolie, delle Egadi e delle Pelagie e dalle isole di Ustica e Pantelleria. È la regione più estesa d'Italia[11] e il suo territorio è ripartito in 390 comuni a loro volta costituiti in 9 liberi consorzi e 3 città metropolitane[12]. È l'unica regione italiana ad annoverare due città fra le dieci più popolose del Paese: Palermo e Catania. È bagnata a nord dal Mar Tirreno, a sud dal Mar di Sicilia, a est dal Mar Ionio e a nord-est dallo stretto di Messina che la separa dalla Calabria.

Le più antiche tracce umane nell'isola risalgono al 12.000 a.C. circa. In era protostorica fiorirono culture dette di Thapsos, di Castelluccio, di Stentinello. Popoli provenienti dal continente o dal Mediterraneo vi si insediarono successivamente: tra essi i Sicani, i Siculi e gli Elimi. L'VIII secolo a.C. vide la Sicilia colonizzata dai fenici e dai greci e nei successivi 600 anni divenire campo di battaglia delle guerre greco-puniche e romano-puniche. L'isola venne così assoggettata dai romani e fu parte dell'impero fino alla sua caduta nel V secolo d.C. Fu quindi terra di conquista e, durante l'Alto Medioevo, assoggettata dai Vandali, dagli Ostrogoti, dai Bizantini, dagli Arabi e dai Normanni. Sotto i normanni nacque il Regno di Sicilia che durò dal 1130 al 1816, subordinato successivamente agli Aragonesi, al Sacro Romano Impero e, infine, ai Borbone sotto i quali si trasformò in Regno delle Due Sicilie. La Sicilia fu unita al Regno d'Italia nel 1860 con un referendum, in seguito alla Spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi durante il Risorgimento. Nel 1946 la Sicilia, costituita in regione autonoma a statuto speciale, ha nuovamente un proprio parlamento, ancor prima della nascita della Repubblica italiana.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Sicilia e Isola di Sicilia.
Grafico con le altimetrie della Sicilia

La Sicilia è l'isola più grande del mar Mediterraneo. Si affaccia a nord sul mar Tirreno, a nord-est è divisa dalla penisola dallo stretto di Messina ed è bagnata a est dal mar Ionio, a sud-ovest è divisa dall'Africa dal canale di Sicilia. L'isola ha una forma che ricorda approssimativamente quella di un triangolo i cui vertici sono:

Capo Peloro, inoltre, rappresenta l'estremità orientale della regione; le isole di Strombolicchio, Pantelleria e Lampedusa, invece, rappresentano rispettivamente le estremità settentrionale, occidentale e meridionale.

Geologia[modifica | modifica sorgente]

Eruzione dello Stromboli

La Sicilia appartiene alla placca Siculo Iblea, a sua volta parte della placca africana[13], con l'eccezione della parte nord-orientale che appartiene alla placca euroasiatica. Lo scorrimento della placca africana che per subduzione si immerge sotto quella euroasiatica ha determinato la creazione dei rilievi montuosi della regione, nonché la presenza di frequenti attività sismiche sia di origine tettonica che vulcanica.

Tra 5,96 e 5,3 milioni di anni, durante il Messiniano (ultima fase del periodo Miocene), il Mediterraneo rimase isolato dall'oceano Atlantico probabilmente a causa di un aumento dell'attività tettonica. Ciò portò alla crisi di salinità: il mar Mediterraneo iniziò ad evaporare più velocemente e la concentrazione del sale aumentò. Carbonati e solfati vennero depositati in grandi quantità sui fondali e ne è rimasta traccia a lungo nelle miniere di salgemma e gesso che si possono trovare tuttora nelle province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna[14].

Un fenomeno geologico peculiare è il vulcanesimo sedimentario delle Macalube, in provincia di Agrigento. Questo raro fenomeno ha creato la cosiddetta collina dei Vulcanelli, un'area brulla, di colore dal biancastro al grigio scuro, popolata da una serie di vulcanelli di fango, alti intorno al metro. Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto ad una certa pressione. Il gas, attraverso discontinuità del terreno, affiora in superficie, trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua, che danno luogo ad un cono di fango, la cui sommità è del tutto simile ad un cratere vulcanico. Il fenomeno assume talora carattere esplosivo, con espulsione di materiale argilloso misto a gas ed acqua scagliato a notevole altezza.[15]

Vulcani[modifica | modifica sorgente]

A causa della sua posizione, la regione e le isole circostanti sono interessate da un'intensa attività vulcanica. I vulcani più importanti sono: Etna, Stromboli e Vulcano. Essi hanno la singolarità di appartenere a tre tipologie differenti: eruzioni di lave basaltiche intervallate a periodi di calma il primo; eruzioni continue, e fontane di lava, il secondo, le cui caratteristiche sono state prese come modello tipologico dagli scienziati del settore, che hanno coniato il termine Tipo stromboliano per designare le attività similari dei vulcani terrestri; infine di tipo esplosivo o pliniano il terzo, caratterizzato da lunghi periodi di apparente calma ed eruzioni violente.

Infine si ricorda l'attività eruttiva che nell'Ottocento, nella zona del canale di Sicilia oggi denominata banco di Graham, ha portato alla nascita dell'effimera isola Ferdinandea.

Isole minori[modifica | modifica sorgente]

Tipica via dell'isola di Panarea, con abitazioni in stile mediterraneo
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Isole della Sicilia.

La Sicilia è una regione totalmente insulare: è costituita, oltre che dall'isola principale, da un insieme di arcipelaghi e di isole minori che formano circa l'1,11% di tutta la superficie regionale (circa 285,4 km² su 25.711 km² totali). Compresa l'isola di Sicilia, vi sono 19 isole abitate (33.172 abitanti nelle sole isole minori)[16].

I principali gruppi di isole del grande arcipelago della Sicilia sono le Eolie, le Egadi e le Pelagie; le isole dello Stagnone e le isole Ciclopi, invece, costituiscono due piccoli arcipelaghi rispettivamente a ovest e a est dell'isola siciliana, di fronte le coste di Marsala, nel trapanese, e di Aci Castello, nel catanese.

Ustica e Pantelleria, nel mar Tirreno e nel canale di Sicilia, formano due distinti comuni delle province di Palermo e Trapani. I centri storici di Siracusa e Augusta, nel siracusano, sono situati su due isole collegate alla terraferma.

Sono collegate all'arcipelago siciliano, da un punto di vista prettamente geografico, anche le isole Calipsee, formanti la Repubblica di Malta; al contrario, le Pelagie (in particolare le isole di Lampedusa e Lampione) rappresentano un territorio periferico della Repubblica Italiana, trovandosi, geograficamente, nel continente africano.

Rilievi montuosi[modifica | modifica sorgente]

È una regione prevalentemente collinare (per il 61,4% del territorio), mentre per il 24,5% è montuosa e per il restante 14,1% è pianeggiante (la pianura più grande è quella di Catania). Il rilievo è vario e, mentre nella Sicilia orientale si può riconoscere nell'Appennino siculo, l'ideale continuazione dell'Appennino calabro, la Sicilia centrale e occidentale ospitano massicci isolati. Si trova nelle Madonie la seconda vetta più alta dell'isola: il pizzo Carbonara (1979 metri).

Al centro della Sicilia vi sono i Monti Erei su cui si trova, a 948 metri di altezza, la città di Enna; mentre nella fascia sud-orientale tra la provincia ragusana e quella siracusana troviamo i monti Iblei la cui cima più alta, il monte Lauro, arriva ad un'altezza di 986 m. Ad ovest sorgono altri monti dall'altezza variabile, come i Sicani, la cui cima più alta è il monte Cammarata (1578 metri), e i monti che circondano la Conca d'Oro, la pianura dove, affacciata sul mare, si estende Palermo, città capoluogo di questa regione.

Ad est si erge, visibile dallo Stretto di Messina, nonché dalla cima calabrese dell'Aspromonte, la cima innevata dell'Etna, alto 3.343 metri. Con le sue frequenti eruzioni, l'Etna ha ricoperto il territorio circostante della sua lava nera. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, però, la vicina piana di Catania non è di origine vulcanica, bensì di origine alluvionale, essendo stata creata dai detriti trasportati nei secoli dai fiumi Dittaino, Gornalunga e Simeto.

I gruppi montuosi in Sicilia.
Gruppo montuoso Cima più alta Altezza
Madonie Pizzo Carbonara 1.979 m
Nebrodi Monte Soro 1.847 m
Monti Sicani Rocca Busambra 1.613 m
Peloritani Montagna Grande 1.347 m
Monti di Palermo Monte Cuccio 1.050 m
Monti Erei Monte Altesina 1.142 m
Monti di Trapani Monte Sparagio 1.110 m
Monti Iblei Monte Lauro 986 m

Coste[modifica | modifica sorgente]

La spiaggia dei Conigli a Lampedusa, tra le mete più apprezzate dell'isola

Di forma triangolare, la Sicilia ebbe nell'antichità il nome di Trinacria o Triquetra. Le coste settentrionali, alte e rocciose, si aprono sul Mar Tirreno con frequenti ed ampie insenature, come i golfi di Castellammare del Golfo, di Palermo, di Termini Imerese, di Patti, di Milazzo e molti altri minori che ospitano ampie spiagge coperte di finissima sabbia.

Ad est la costa ionica è più varia; strette spiagge di ghiaia fin quasi a Taormina e fra la foce del fiume Alcantara e Riposto; frastagliata verso sud, con insenature e baie come quella di Giardini Naxos; laviche come ad Acireale, e di aspre scogliere basaltiche fino a Catania. L'ampio golfo di Catania presenta una spiaggia di sabbia dorata ma al suo termine la costa riprende ad essere rocciosa con una serie di fiordi tra cui quello di Brucoli. Quindi l'ampia baia di Augusta, che ospita il più grande porto commerciale della Sicilia, e il golfo di Siracusa nel quale la costa riprende ad essere sabbiosa fino quasi a Capo Passero. Il litorale meridionale - di fronte all'Africa - è generalmente sabbioso ed uniforme nella parte centrale formata dal golfo più vasto della regione, il golfo di Gela, mentre si presenta più vario nel ragusano e nel tratto agrigentino e trapanese.

Fiumi e laghi[modifica | modifica sorgente]

I fiumi siciliani sono tutti di portata ed estensione limitata. Quelli appenninici a nord vengono chiamati fiumare, e sono a carattere torrentizio in quanto d'estate sono quasi perennemente in secca. Gli unici corsi d'acqua che raggiungono delle dimensioni apprezzabili sono l'Imera Meridionale, il più lungo dell'isola, e il Simeto, quello con il bacino idrografico più ampio. Sfociano nel Mar Ionio il Simeto, l'Alcantara, l'Agrò, il Ciane e l'Anapo, nel Mar Tirreno l'Imera Settentrionale e il Torto, mentre nel canale di Sicilia il Platani, l'Imera Meridionale (o Salso) e il Belice.

Per quanto riguarda i laghi naturali, fatto salvo il Lago di Pergusa e quello semi-artificiale del Lago Biviere di Lentini, la Sicilia ne è praticamente priva. Il lago di Pergusa, di origine paleovulcanica, è celebre per gli antichissimi miti e leggende che lo riguardano e per la fauna e per la flora che lo circonda; tutt'intorno ad esso corre un autodromo, in passato sede di un Gran Premio di Formula 3000. Il lago è ormai a rischio di prosciugamento, non avendo immissari, a causa del costante prelievo di acqua per uso civile. La costruzione di dighe ha creato grandi invasi artificiali, come il lago dell'Ancipa e il lago Pozzillo (il maggiore dell'isola). Vanno ricordati anche il lago Arancio, il lago di Piana degli Albanesi e il lago di Ogliastro.

Il papiro del fiume Ciane
Fiume Lungh. Prov.
Imera meridionale 144 km AG - CL - EN - PA
Simeto 113 km CT - ME
Belice 107 km AG - PA - TP
Dittaino 105 km EN - CT
Platani 103 km AG - CL - PA
Gornalunga 81 km CT - EN - SR
Gela 74 km CL - EN
Salso Cimarosa 72 km EN
Torto 58 km PA
Irminio 57 km RG

Clima[modifica | modifica sorgente]

L'Etna, il più alto vulcano attivo d'Europa

Il clima della Sicilia è generalmente mediterraneo, con estati calde ed inverni miti e piovosi, con stagioni intermedie molto mutevoli. Sulle coste, soprattutto quella sud-occidentale, il clima risente maggiormente delle correnti africane per cui le estati possono essere torride.

Contrariamente ai luoghi comuni che vedono la Sicilia come isola del caldo anche invernale, soprattutto lungo la costa tirrenica e nelle zone interne, gli inverni possono essere anche rigidi e tipici del clima continentale.

La neve cade abbondante al di sopra dei 900-1000 metri, ma le eventuali ondate fredde possono facilmente portarla in collina e persino nelle città costiere (quest'ultimo fenomeno è più comune a Messina). I monti interni, in particolare Nebrodi e Madonie e l'Etna godono di un clima pienamente alpino. Sulla vetta del vulcano non è infrequente vedere nevicate anche a Luglio, quando la temperatura si abbassa per le consuete correnti atlantiche che battono l'isola a fine Luglio, inizio Agosto. Nelle neviere collinari e montane la neve si mantiene bene fino a giugno e molti paesi convivono con un clima tutt'altro che mite. Per contro, soprattutto d'estate non è raro che ci sia lo scirocco, il vento proveniente dal Sahara. La piovosità è scarsa, e l'acqua si rivela deficitaria in alcune province dove possono accadere talvolta crisi idriche. Questa tabella riassume i dati raccolti da tre stazioni meteorologiche esemplificative presenti in Sicilia:[17]

Stazione
meteorologica
Altitudine (m) Temperatura media annua (°C) Temperatura media estiva (°C) Temperatura media invernale (°C) Precipitazioni annue (mm) Giorni di pioggia annui
Enna 964 15,6 28,4 4 358 69
Messina 54 18,2 30,5 11,5 709 109
Trapani-Birgi 14 18,9 30,5 9,7 446 88

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sicilia.

Preistoria[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Preistoria della Sicilia.

Le più antiche tracce umane rinvenute nell'isola si ritiene risalgano al XIII millennio a.C.. Secondo lo schema del Laplace all'epigravettiano antico risalgirebbe un complesso scavato agli inizi del XX secolo nei pressi di Canicattini Bagni, alcuni ritrovamenti nell'entroterra siracusano e nella grotta Niscemi nel palermitano. In questa le pareti presentano incisioni rupestri zoomorfe. Al cosiddetto epigravettiano evoluto, la grotta di Cala dei Genovesi a Levanzo e il riparo di San Corrado nell'entroterra siracusano. All'epigravettiano finale, la grotta di San Teodoro Acquedolci, la grotta Corruggi (presso Pachino), la grotta Mangiapane e il riparo del Castello di Termini Imerese[18].

La presenza umana nell'area palermitana è attestata sin dall'epoca preistorica dai graffiti e dalle pitture rupestri delle grotte dell'Addaura: figure danzanti in un rito magico propiziatorio, forse "sciamani" di un popolo non identificato che abitò l'isola. La grotta del Genovese, nell'isola di Levanzo fu abitata dall'uomo tra i 10.000 e i 6.000 anni prima di Cristo. Altre grotte dell'isola, dei Porci, di Cala Tramontana, di Punta Capperi hanno fornito materiale risalente al paleolitico superiore. L'analisi stratigrafica al carbonio-14 ha indicato l'anno 9230 a.C. (epigravettiano evoluto): la presenza nella sequenza stratigrafica di un frammento calcareo di notevoli dimensioni, con un bovide inciso, di stile del tutto affine alle raffigurazioni parietali sulle pareti, ha permesso di ottenere questa datazione assoluta[19]. La grotta dell'Uzzo all'interno della Riserva naturale orientata dello Zingaro presenta analoghe tracce di insediamento.

Scavi a Lipari hanno prodotto testimonianze stratificate delle civiltà che dal Neolitico (VI millennio a.C.) in poi hanno colonizzato l'isola. Lipari era un centro di produzione di ossidiana e di ceramiche. Significative le rovine di un villaggio neolitico sul promontorio di Capo Graziano a Filicudi. Non è tuttavia ancora chiara l'identità o la provenienza dei primi abitanti dell'isola.

Età antica[modifica | modifica sorgente]

Il capoluogo siciliano fu fondato come città-porto dai coloni Fenici di Tiro (l'odierno Libano) intorno al 734 a.C. Come luogo d'insediamento scelsero un promontorio di roccia prospiciente il mare contornato da due fiumi che corrisponde alla zona attualmente occupata dalla cattedrale di Palermo e dalla villa Bonanno.

Il Tempio della Concordia ad Agrigento

Epoca greca[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sicilia greca.

La Sicilia entra nell'età storica con la colonizzazione greca, che inizia con la fondazione di Naxos per opera dei Calcidesi e di Siracusa per opera dei Corinti, verso la metà del VIII secolo a.C.; sempre i Calcidesi, ma in data imprecisata, fondarono Zancle. Naxos, a sua volta fondò Katane e Leontinoi e i greci megaresi fondarono Megara Hyblaea. Nella prima metà dell'VII secolo a.C. sorsero Ghelas per opera dei rodio-cretesi ed poi Akrai ed Eloro per opera dei siracusani. Selinunte per opera dei megaresi di Sicilia ed Himera, opera dei calcidesi-zanclei, sorsero a metà del VII secolo. Al principio del VI secolo Akragas fu fondata dai gelesi mentre i siracusani fondarono Kamarina. Verso la metà del VI secolo a.C. greci di origine calcidese giunsero a Morgantina. Già prima dei Greci giunsero sull'isola i Fenici. Nel secolo VI la costa occidentale dell'isola apparteneva ai Cartaginesi, fondatori di Zyz, Mozia e di Solunto mentre le città di Eryx e Segesta furono fondate dagli Elimi.

La civiltà dei discendenti dei Greci stabilitisi in Sicilia (Sicelioti) è analoga a quella della Grecia propriamente detta. La loro entità politica è la "polis", la città-stato; anche quando si formano stati più vasti, questi sono pur sempre aggregati ad essa. Non pare che nelle città siceliote (come neppure in quelle Italiote) vi sia stata mai la monarchia, sebbene prerogative monarchiche ebbero alcuni tiranni sicelioti. L'aristocrazia fondiaria mantenne generalmente il potere fino alla metà del secolo VI; gareggiò poi con essa la plutocrazia industriale e commerciale. Successivamente al periodo di egemonia aristocratica si ha la lotta tra l'aristocrazia e il popolo, mirante quest'ultimo ad ottenere l'uguaglianza dinanzi alla legge (donde le legislazioni attribuite a personaggi leggendari, tra i quali Caronda) e la partecipazione ai diritti politici. L'opposizione all'aristocrazia favorì, come in Grecia, il sorgere dei tiranni, che intorno al 500 a.C. salirono al potere in quasi tutte le città siceliote.

Le città della Sicilia Sud-orientale nel V secolo a.C.

La Sicilia fu, al pari della Magna Grecia, un centro di cultura greca: si ricordano Archimede, Caronda, Empedocle, Epicarmo, Gorgia, Sofrone e Stesicoro. Splendida fu la fioritura artistica, specialmente nell'architettura religiosa. Tra la fine del secolo VII e il principio del VI sorsero i primi templi, ad esempio, a Siracusa e Agrigento; nel corso del VI secolo si ebbero le grandi costruzioni dei templi dorici. Con le costruzioni architettoniche si sviluppò la decorazione scultorea: famose sono le metope di Selinunte. Di grande valore artistico sono anche le monete delle città siceliote.

Il tempio C di Selinunte
Ricostruzione dell'ingresso del kothon di Mozia, isola fenicia

Al primo posto per importanza politica in Sicilia fu Siracusa, che divenne antesignana nella lotta con Cartaginesi ed Etruschi. La sua ascesa risale al principio del V secolo sotto il tiranno Gelone, vincitore ad Imera (circa 480) dei Cartaginesi, mentre il fratello e successore Gerone sconfisse gli Etruschi a Cuma per mare (474). Dopo la sua morte si ebbe a Siracusa una rivoluzione in senso democratico, che provocò il ristabilimento dell'indipendenza delle città siciliane assoggettate dai tiranni siracusani. Siracusa tuttavia proseguì la sua attività marittima fin nell'Italia centrale. Si ebbe in Sicilia un tentativo dei Siculi di liberarsi dal dominio greco e di costituire un regno proprio sotto Ducezio, che sollevò un vasto movimento di rivolta nazionalistica, una vera e propria lega sicula, tentativo che finì per fallire (460-440). Nella seconda metà del V secolo Atene venne a contrastare la potenza della dorica Siracusa, ma la grande spedizione ateniese del 415-413 a.C. finì in un disastro. Di quest'indebolimento dei Greci approfittò Cartagine per una ripresa in Sicilia, occupando nel 409 a.C. Selinunte e nel 405 a.C. Agrigento. Siracusa venne alla riscossa sotto il tiranno Dionigi il Vecchio, che però non spinse a fondo la guerra contro i Cartaginesi perché impegnato nella sottomissione delle città siceliote e nei tentativi espansionistici in Italia, ove si spinse fin nell'Adriatico superiore. Dopo la sua morte si ebbe a Siracusa un lungo periodo di sconvolgimenti, terminato nel 343 con il ristabilimento della libertà per opera di Timoleonte, il quale vinse i Cartaginesi, promosse la liberazione delle città siceliote e la loro alleanza.

Siracusa riprese la politica egemonica intorno al 316 a.C. per opera del tiranno Agatocle, che sottomise le altre città greche, assunse il titolo di re (305) e combatté contro Cartagine. Morto lui (289) Siracusa tornò in libertà. Premuta nuovamente da Cartaginesi, essa, assieme ad Agrigento, invitò Pirro re dell'Epiro che era venuto in Italia su chiamata di Taranto, a combattere i Romani. Pirro passò in Sicilia e ottenne successi; ma la discordia insorse tra lui e i suoi alleati ed egli allora fece ritorno sul continente. I Cartaginesi ristabilirono la loro potenza sull'isola, mentre Siracusa doveva difendersi dai Mamertini, mercenari campani impadronitisi di Messina. Durante la guerra contro di essi si ebbe la costituzione a Siracusa della nuova tirannia di Gerone II (270) e l'intervento dei Romani, chiamati dai Mamertini. Di qui l'inizio della prima guerra romano-punica.

Epoca romana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sicilia (provincia romana).

A seguito della prima guerra romano-punica (264-241 a.C.) l'isola fu assoggettata a Roma, che dopo la vittoria di Torquato Attico e Catulo sulle truppe cartaginesi di Annone nella battaglia delle Isole Egadi, ne fece la sua prima provincia Romana: una parte del territorio venne considerato ager publicus mentre il resto fu sottoposto a tributo. Vi si mantennero tuttavia, o vi si formarono, città federate (fra cui Siracusa, che mantenne per alcuni decenni una limitata autonomia) e municipi romani. Per quanto concerne l'ambito economico-produttivo il territorio siciliano fu coltivato estensivamente a frumento per approvvigionare Roma, al punto tale da definire le Sicilia stessa il granaio di Roma.

Il mosaico delle fanciulle in bikini alla villa del Casale di Piazza Armerina

Durante la seconda guerra romano-punica (218-202 a.C.) vi furono ribellioni siceliote contro i Romani, principalmente ad Agrigento e Siracusa. Celebre fu il lungo assedio che quest'ultima subì da parte dell'esercito romano, che culminò nel 212 a.C. con l'espugnazione e il saccheggio della città. Le misure repressive che vennero adottate da parte dei vincitori recarono un grave colpo alla Sicilia. Siracusa divenne una città tributaria, mentre l'intera popolazione di Agrigento fu ridotta in schiavitù, venduta e sostituita da siciliani provenienti da zone rimaste fedeli a Roma. Le confische di beni e territori portarono allo sviluppo del latifondo e a una stagnazione della popolazione isolana, costituita in gran parte da schiavi che diedero vita alle guerre servili. Fra queste ultime rivestì una certa importanza quella scoppiata nel 138 a.C., in cui emerse anche un risveglio di sentimenti d'indipendenza da parte di alcuni centri abitati dell'isola. La rivolta fu capeggiata dallo schiavo Euno, una volta proclamato re arrivò a contare un esercito di 200.000 Siciliani, la rivolta venne successivamente soffocata dal console Publio Rupilio. La feracità dell'isola fece di essa, fin da tarda età repubblicana, una delle regioni cereagricole più importanti del mondo romano. Dopo la morte di Giulio Cesare, la Sicilia fu governata, per alcuni anni, insieme alla Sardegna, da Sesto Pompeo. In età augustea si moltiplicarono gli stanziamenti dei veterani e dei coloni romani che favorirono il processo di latinizzazione di gran parte dell'isola. Essa, tuttavia, nell'ordinamento delle regioni augustee, era considerata come non facente parte dell'Italia. La concessione generale della cittadinanza romana fatta a suo tempo da Marco Antonio non fu tuttavia mantenuta da Augusto, il quale però assegnò alle principali città lo status di municipio romano o di colonia latina.

La Sicilia godette di un relativo benessere fino ad epoca Antonina, ma nel III secolo partecipò al generale processo di decadenza economica e politica dell'Impero. Con il nuovo ordinamento amministrativo ideato da Diocleziano (Diocesi d'Italia) e mantenuto in massima parte dagli imperatori successivi, la Sicilia, con la Sardegna e la Corsica, venne unita amministrativamente all'Italia. All'effimera ripresa culturale ed economica dell'Impero durante il IV secolo l'isola non restò probabilmente estranea: di quest'epoca è la celebre villa romana del Casale di Piazza Armerina, che con i suoi 3.500 m² di mosaici.[20] costituisce uno dei più superbi esempi di arte romana tardoantica. Attorno alla metà del V secolo i Vandali di Genserico, stabilitisi in Africa, s'impadronirono dell'isola.

Età medievale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Incastellamento in Sicilia nell'Alto Medioevo.

Epoca gotica e bizantina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sicilia erulo-ostrogota, Storia della Sicilia bizantina e Sikelia.
Nel 662, sotto il regno di Costante II.

Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, Odoacre ne ottenne la restituzione da Genserico dietro pagamento di tributo. Nel 493 Teodorico, re degli Ostrogoti, ne conservò il possesso senza più pagare il tributo. I Goti non fecero stanziamenti in Sicilia, rimanendo effettivamente nel dominio dei latifondisti romani (fra cui principale il vescovo di Roma) e questo facilitò la sua immediata adesione al generale imperiale Belisario quando vi sbarcò nel 535 d.C. iniziando la riconquista della penisola. L'isola rimase per tre secoli sotto la dominazione bizantina senza far parte né della circoscrizione italiana, né di quella africana, in dipendenza diretta da Costantinopoli, come una specie di demanio imperiale. È nota la grandissima influenza che continuò ad avervi la chiesa romana, che possedeva numerosi possedimenti amministrati da rettori inviati direttamente dal Papa. Durante la dominazione Bizantina la Sicilia dovette subire una pesante tassazione che impoverì la popolazione. Il Papa Gregorio Magno in una lettera del 595 destinata all'Imperatrice Costantina scrive:[21]

« [...] In Sicilia un certo archivista della marina, per nome Stefano, accusato viene qual autore di molte e scellerate vessazioni. Egli s'impadronisce dei beni di ciascuno, piantando degli standardi sopra tutti i terreni e sopra tutte le case[22], senza cognizione di causa[...]. Fatene dunque [...] su tosto consapevole l'imperator vostro sposo, perché tolga via dalla sua anima un sì grande e grave peso di colpa dal suo impero e dai figli suoi. Lo so ch'egli dirà che quel che si ritrae da queste isole, è impiegato nelle spese delle armate per loro difesa; ma si è questo forse il motivo del poco profitto ch'elle ricavano da tali riscossioni, essendo tolte altrui non senza mescolanza di colpa. [...] »
(Lettera di Papa Gregorio Magno all'Imperatrice Costantina.)
Cuba di Santa Domenica (Castiglione di Sicilia).

Nel VII secolo, iniziarono le incursioni musulmane dall'Africa, che reputavano la Sicilia come punto strategico da dove si poteva controllare tutto il mar Mediterraneo. Verso la fine del VII secolo, la Sicilia sotto il regno di Giustiniano II, divenne un themata (Sikelia) dell'Impero Bizantino[23]. La successiva disgregazione dell'Impero bizantino e la sua debolezza, alimentarono un forte malcontento in Sicilia, così tra il 663 e il 668 l'imperatore d'Oriente Costante II trasferì la capitale dell'impero da Costantinopoli a Siracusa, ma, anziché portare benefici alla Sicilia e all'Impero, causò una lunga guerra tra le due città e l'indipendenza del thema di Sikelia. Il turmarca della flotta siculo-bizantina Eufemio di Messina, che aveva dichiarato l'indipendenza da Costantinopoli nell'823, venne cacciato dai nobili locali e sconfitto duramente dai Bizantini sotto la guida di Fotino, e costretto fuggì in Ifriqiya (all'incirca l'attuale Tunisia). Li Eufemio trovò rifugio presso l'emiro aghlabide di Qayrawān, Ziyadat Allah I, cui chiese aiuti per realizzare uno sbarco in Sicilia e cacciare gli odiati bizantini, i musulmani, che forse avevano già progettato un'invasione delle Sicilia, prepararono una flotta di 70 navi, chiamando al jihād marittimo il maggior numero di volontari. Eufemio assassinato a Castrogiovanni durante l'assedio dell'828-829, verrà considerato come l'uomo che causò l'invasione islamica della Sicilia e l'inizio dei due secoli della loro dominazione sull'isola.

Epoca islamica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sicilia islamica e Storia dell'Islam nell'Italia medievale.
Le cupole rosse di gusto islamico della chiesa di San Giovanni degli Eremiti, Palermo

L'occupazione stabile dell'isola da parte dei musulmani ebbe inizio però solo con lo sbarco nell'827 a Mazara del Vallo. La conquista proseguì lentamente: nell'831 fu presa Palermo, nell'843 Messina, nell'859 Castrogiovanni. Rimase ancora ai Bizantini (ma forse è meglio dire in stato di semi-anarchia, dato che le flotte bizantine lasciarono la Sicilia abbandonata a se stessa) una striscia ad oriente con Siracusa, che cadde solo nell'878, e Taormina, che resse ancora fino al 902. L'occupazione islamica della Sicilia e dei suoi arcipelaghi terminò con Rometta nel 965. Vari fattori assicurarono per secoli il dominio dei musulmani in Sicilia: l'efficienza del loro sistema amministrativo, fiscale ed economico (con la dissoluzione del latifondo e la facilità dei rapporti commerciali con il più avanzato e contiguo mondo nordafricano in particolare e islamico in genere), la forza delle strutture militari (che godevano tra l'altro della prossimità degli stanziamenti musulmani nell'Italia meridionale), la divisione politica delle potenze italiche e l'impotenza dei vari sovrani cristiani.

Epoca normanna[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno di Sicilia, Re di Sicilia e Storia della Sicilia normanna.

Furono invece i Normanni stabilitisi nel Mezzogiorno che, prima ancora di compiere la conquista del continente, concentrarono i propri sforzi per cacciare dall'isola i musulmani, forti del placet papalino. Ruggero I d'Altavilla iniziò l'impresa nel 1060 e la compì nel 1091 tenendo la Sicilia col titolo comitale come feudo di Roberto il Guiscardo. A lui succedette Ruggero II, che alla Sicilia riunì il Mezzogiorno continentale ed ebbe nel 1130 dall'antipapa Anacleto II, e poi nel 1139 da Innocenzo II, la corona di Sicilia come feudo della Santa Sede. Scelse come sede reale, la cittadina di Cefalù, dove fece erigere nel 1131 la Basilica Cattedrale come suo mausoleo. Gli successe il figlio Guglielmo il Malo (1154-1166), cosiddetto per la durezza con cui egli, o piuttosto il suo potente ministro, l'ammiraglio Maione di Bari, represse le rivolte dei grandi, specialmente di Puglia. Questi si erano rivolti a Federico Barbarossa e all'imperatore bizantino Manuele I Comneno. Le milizie bizantine sbarcarono in Puglia, occupando Brindisi e Trani e posero l'assedio a Brindisi (1156)[non chiaro]. Andarono però perdute le conquiste di Ruggero II.

Il Castello Ursino di Catania, voluto da Federico II di Svevia, fu edificato fra il 1239 e il 1250
L'abside del Duomo di Monreale; domina l'immagine del Cristo Pantocratore

Successo a Guglielmo I il secondogenito Guglielmo il Buono (1166-1189), il regno si andò pacificando. Nella contesa tra il papato e i comuni da una parte e il Barbarossa dall'altra, Guglielmo II stette con i primi per difendersi dalle mire imperiali. Dopo Legnano egli concluse a Venezia, al pari dei comuni lombardi, una tregua con il Barbarossa (1177) e la pace a Costanza (1183).

Il che favorì un'intesa fra impero tedesco e regno normanno: Guglielmo II fidanzò l'unico discendente legittimo della dinastia, Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II, con il figlio dell'imperatore Enrico (1184). Il matrimonio fu celebrato a Milano nel gennaio 1186.

Morto Guglielmo II, contro Enrico VI si levò un forte partito che gli oppose un rampollo illegittimo della casa normanna, Tancredi, conte di Lecce, che fu riconosciuto da papa Clemente III. Una prima spedizione di Enrico VI (1191) non riuscì nella conquista del regno; una seconda, avvenuta dopo la morte di Tancredi (febbraio 1194), portò al successo, e alla fine del 1194 Enrico fu incoronato Re di Sicilia a Palermo. Tentativi di rivolta furono da lui ferocemente repressi. Egli intendeva fare del regno una base per una grande spedizione contro l'Impero bizantino, ma la morte sopraggiunse improvvisamente a Messina nel settembre 1197.

La storia della Sicilia sotto suo figlio, Federico II, detto stupor mundi, il quale procedette ad un riordinamento generale del regno, è narrata nella voce relativa; e il seguito di essa in quella su Manfredi. Caduto questi a Benevento (1266), Carlo I d'Angiò, al quale il pontefice aveva trasmesso il regno, ne rimase padrone; e vana riuscì la spedizione di Corradino di Svevia (1268), che venne decapitato a Napoli.

Epoca angioina[modifica | modifica sorgente]

La Sicilia fu particolarmente malcontenta del governo angioino, innanzitutto per il suo fiscalismo. Alcune parziali sollevazioni in favore di Corradino vennero ferocemente domate con lo sterminio d'intere cittadinanze, e molti nobili furono spogliati per dare i loro beni ai francesi. Inoltre la Sicilia si sentiva posposta a Napoli, ove Carlo aveva la sua sede. Il popolo era malcontento anche per il modo licenzioso con cui i francesi trattavano le donne siciliane: malcontento che scoppiò nell'insurrezione dei Vespri Siciliani, iniziata il 31 marzo 1282, cui seguirono l'intervento di Pietro III d'Aragona acclamato re di Sicilia e la guerra cosiddetta del Vespro fra Angioini e Aragonesi.

Epoca aragonese[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno di Trinacria.
Portale arabo-normanno di Bivona, prima città siciliana ad essere divenuta ducato (1554)
Le rovine del Castello di Pentefur che dominano l'abitato di Savoca

Con la pace di Caltabellotta (1302) la Sicilia rimase a Federico III di Aragona col titolo di re di Trinacria. Alla sua morte l'isola avrebbe dovuto tornare agli Angioini; invece Federico fece riconoscere per successore il figlio Pietro. Di qui una lunga guerra fra i due regni che fu inconcludente e assai dannosa, con incursioni reciproche e sbarchi sulle coste e con la legislazione e l'appoggio dato a re Roberto; a Pietro successe Luigi (1342-1355). Sotto di lui e il suo successore Federico III, Giovanna I di Napoli e il marito Luigi di Taranto intervennero, chiamati da molti signori, ricevettero a Messina (1356) l'omaggio dei sudditi siciliani e per qualche tempo furono nella maggior parte dell'isola. Ben presto però Federico riprese il sopravvento; e nel 1372 fu conclusa la pace, per la quale la Sicilia rimaneva alla casa cadetta aragonese come del papa. L'isola rimarrà indipendente e con una propria dinastia regale fino al 1410 circa. Morto Federico III nel 1377, la successione della figlia Maria non venne riconosciuta da Pietro IV d'Aragona del ramo principale, che cedette i suoi diritti sulla Sicilia al secondogenito Martino il Vecchio, il quale li trasmise al figlio Martino il Giovane. L'isola si divise in fazione aragonese e siciliana, quest'ultima dominata dai potentissimi baroni Chiaramonte. La regina Maria fu fatta prigioniera dalla fazione aragonese, condotta in Spagna e maritata a Martino il Giovane, e questi venne coronato a Palermo (1392). Pure la guerra civile continuò sin verso la fine del secolo. Morti Maria (1402) e Martino il Giovane (1409), Martino il Vecchio re d'Aragona si dichiarò erede del Regno di Trinacria; ma, morto anche lui quasi subito dopo (1410) ed estintasi la casa d'Aragona, seguì un periodo d'interregno e confusione, finché i siciliani, al pari degli Aragonesi, riconobbero il figliolo della sorella di Martino il Vecchio, Ferdinando di Castiglia, venendo così a riunire i due regni di Aragona e di Sicilia con l'isola che perdette l'indipendenza.

In Sicilia i primi re aragonesi emanarono molte costituzioni per difendere i diritti popolari dagli abusi feudali e fiscali, e costituirono definitivamente l'istituto del parlamento, un'assemblea d'origine normanna composta di nobili, clero e deputati delle città regie (cioè non feudali), cui fu riservato il diritto di deliberare pace e guerra, di votare le imposte, di censurare i pubblici ufficiali. I re per tener a freno la nobiltà favorirono anche le libertà municipali; ma, nonostante tutto questo, i feudatari acquistarono un potere preponderante a danno dell'autorità regia e dei comuni. Tutto ciò portò l'isola ad una profonda decadenza. Da questi eventi e dalle loro ripercussioni in Sicilia si favorì la ripopolazione e la costruzione di nuovi centri abitati, anche da colonie non siciliane.

Alfonso d'Aragona re di Sicilia, figlio di Ferdinando di Castiglia, acquistò anche Napoli nel 1442. Ma alla sua morte (1458) la riunione ebbe termine, perché la Sicilia passò con l'Aragona al fratello Giovanni II d'Aragona, mentre Napoli fu lasciata da Alfonso, come acquisto personale, al figlio naturale legittimato, Ferdinando I.

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Con Ferdinando il Cattolico figlio di Giovanni, re di Aragona e di Sicilia, che condivise con Isabella il governo dei regni di Castiglia e di Aragona, si ebbe la conquista del Napoletano (1501-03) da lui operata contro la Francia. Ferdinando regolamentò l'istituto del viceré rendendo la carica triennale, attuò una grande riforma fiscale che gli assicurò il consenso parlamentare alla richiesta dei donativi in cambio di una convocazione certa e regolare del Parlamento, ordinariamente ogni tre anni, ed attuò nel suo lungo regno una serie di riforme che disegnarono il sistema di governo del regno per i seguenti due secoli.

Prevalentemente a Palermo (a volte a Messina) risiedé un viceré, alter ego del sovrano lontano, che doveva attenersi nella sua azione ai poteri previsti dagli ordinamenti del Regno di Sicilia. Nel sistema imperiale degli Austrias infatti, ogni Regno o territorio che ne faceva parte (Castiglia, Aragona, Catalogna, Sicilia, Sardegna, Napoli, Milano, Paesi Bassi etc.) manteneva i suoi ordinamenti politici, le sue istituzioni, le sue leggi. le sue unità di misura, la sua moneta, la sua lingua, e dal punto di vista giuridico nessuno poteva 'dominare' sugli altri. Il re legittimo, che casualmente era re e principe di altri territori, poteva esercitare il potere nei modi e nelle forme stabilite dalle costituzioni del Regno e dai capitoli sottoscritti e giurati tra re e communitas Siciliae (regime pattizio). Pertanto le antiche consuetudini, immunità e i privilegi dei vari ceti (feudalità, nobiltà cittadina, clero) rappresentati nel Parlamento del Regno rimasero in vigore e la loro conservazione e salvaguardia costituì l'ideologia ufficiale dei ceti dirigenti siciliani. Sotto il governo degli Austrias (Carlo V imperatore e I di Sicilia, Filippo II, Filippo III, Filippo IV, Carlo II) la Sicilia ebbe un periodo di grande sviluppo economico, sociale, religioso, artistico, demografico che grosso modo durò per tutto il Cinquecento sino ai primi decenni del Seicento, e fu poi coinvolta nella crisi e nel declino dell'Impero spagnolo (bellicismo, fiscalismo, tradizionalismo economico e sociale) anche a causa della grande crisi generale del Seicento e della marginalizzazione del sistema economico mediterraneo a favore della nuova economia atlantica.

Nel periodo spagnolo moderno la popolazione siciliana raddoppiò, nacquero decine di nuovi paesi nell'area interna cerealicola (colonizzazione interna), Palermo passò da 30.000 abitanti a 140.000, Messina da 25.000 a 90.000, entrando nel ristretto novero delle prime dieci città europee per popolazione, ricchezza, e bellezza urbanistica, si svilupparono l'industria dello zucchero e della seta nel Val Demone, decadute nel Seicento per la concorrenza del lavoro schiavile nelle Americhe e della rivolta messinese ma sostituite dall'ampliamento dell'area vitivinicola e agrumicola.

Il bilancio della presenza spagnola nella Sicilia moderna deve tener conto dei fattori negativi, dati soprattutto dal conservatorismo sociale, dalle scelte economiche sbagliate, dall'eccessivo fiscalismo, che tuttavia furono problemi generali di tutta la società spagnola e non certo conseguenza di una inesistente dominazione sui siciliani (che a questi errori contribuirono notevolmente), ma anche dei fattori positivi tra cui i parecchi secoli di pace interna assicurati dal far parte di una grande Potenza che bloccò l'espansionismo turco ed assicurò secoli di pace interna. La forza del sistema economico siciliano, pur diretto con criteri sbagliati, tipici delle credenze economiche dell'epoca e coinvolto nell'epocale crisi mediterranea di fine Seicento, si manifestò nelle capacità di reazione e di ricostruzione seguita alle grandi catastrofi naturali del 1669 a Catania e in tutta l'area etnea (l'eruzione che giunse sino all'interno delle mura cittadine interrando il castello Ursino) e del 1693, il terribile terremoto che atterrò Catania, Noto e distrusse in tutto o in parte una cinquantina di centri della Val di Noto provocando sul momento 60.000 vittime.

La grande crisi secentesca determinò in tutta Europa tensioni sociali e malcontento che sfociarono in episodi numerosi di sommosse, tumulti, moti, jacqueries, rivoluzioni, che non lasciarono immune neanche la Sicilia, dove si registrarono una serie di rivolte in tutti i centri dell'isola, e soprattutto a Palermo nel 1647 e, molto più grave, a Messina (1674-1678). I messinesi trovarono l'appoggio delle armate di Luigi XIV che vennero a combattere nella terra siciliana, ma la loro sconfitta segnò la tragica fine della loro città come grande centro mercantile e manifatturiero, e il crollo economico dell'intera area della seta (il Valdemone) che su questa attività si reggeva. L'ultimo re della dinastia degli Asburgo spagnoli, Carlo II, morì senza figli, e per i legami che Case regnanti avevano tra di loro molti sovrani e principi europei potevano avanzare pretese al trono rimasto vuoto. Ciò diede l'avvio alla guerra di successione spagnola (1701-1713) in seguito alla quale i territori italiani non ebbero più una relazione diretta con la Spagna, la cui corona era passata ai Borbone. Con la pace di Utrecht (1713) il Regno di Sicilia fu dato a Vittorio Amedeo II di Savoia il cui regno durò un quinquennio.

Epoca borbonica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno di Sicilia (1848-1849) e Storia della Sicilia borbonica.

La Spagna sotto la direzione dell'Alberoni tentò di riconquistare i domini italiani e nel 1718 un esercito sbarcò in Sicilia occupandola. La formazione immediata della Quadruplice alleanza costrinse la Spagna a recedere dal suo proposito; e allora la Sicilia fu ceduta all'Austria, che non aveva cessato di reclamarla, passava sotto quella potenza per la ricordata pace di Utrecht. Il figlio di secondo letto di Filippo V, della nuova dinastia borbonica di Spagna, Don Carlos, durante la guerra di Successione polacca compì (1734) una spedizione vittoriosa nel regno che riacquistò in lui un re indipendente, pur essendo strettamente legato politicamente alla Spagna. Sotto di lui (Carlo III, 1734-1759) e sotto il figlio Ferdinando IV, finché fu al governo il Tanucci, si ebbe un indirizzo riformatore. Dopo il ritiro del Tanucci e soprattutto dopo l'inizio della Rivoluzione Francese prevalse un indirizzo reazionario: questo non fece che favorire nella gente colta lo sviluppo delle nuove idee (il cosiddetto giacobinismo). A Palermo si ebbe nel 1795 la congiura del repubblicano Francesco Paolo Di Blasi. Nel 1799 e poi nel 1806-1814 Ferdinando III, per le pressioni dell'Inghilterra, concesse alla Sicilia nel 1812 una nuova costituzione con le due camere dei Pari e dei Comuni, di tipo inglese.

Ferdinando III era stato costretto a concedere la costituzione anche dal fatto che la nobiltà, di dubbia devozione, aveva abbandonato la monarchia. Così, il sovrano era rimasto quasi isolato e non aveva potuto resistere alle pressioni del rappresentante inglese a Palermo, Lord Bentinck. Questo spiega la soppressione del parlamento attuata dal re il 15 maggio 1815, non appena fu sicuro del suo ritorno sul trono di Napoli, e il decreto dell'8 dicembre 1816 con cui ordinava che tutti i suoi domini al di là e al di qua del Faro, cioè i due regni, sino allora distinti, di Napoli e di Sicilia, dovessero formare l'unico Regno delle due Sicilie. Quasi contemporaneamente procedeva all'abolizione delle libertà e delle franchigie della Sicilia, delle sue leggi, dei suoi ordinamenti, della sua zecca e delle sue magistrature. Ma una simile condotta destò subito nell'isola una viva opposizione, che condusse alla rivolta scoppiata nel luglio del 1820, subito dopo quella di Napoli: qui la Carboneria e i militari napoleonici avevano chiesto e ottenuto la costituzione, mentre a Palermo si voleva il riconoscimento dell'indipendenza siciliana. Tuttavia questa richiesta non trovò ascolto neppure presso il nuovo parlamento napoletano, e anche i deputati videro nell'indipendenza dell'isola il perpetuarsi dei privilegi feudali più che la garanzia di una vita libera. Sicché si disposero a sottomettere con la forza Palermo e sconfessarono la convenzione firmata da Florestano Pepe il 5 ottobre, invitando Pietro Colletta che ben presto ebbe ragione della resistenza dei siciliani.

Il particolarismo palermitano non aveva affatto giovato alla rivoluzione napoletana, che si era anzi dovuta logorare nel grave e difficile problema interno. D'altronde, anche quella rivoluzione era piuttosto un ricordo del periodo napoleonico che un'anticipazione dei moti risorgimentali e, pertanto, neppure essa poté resistere a lungo all'esercito austriaco. Negli anni seguenti, che furono gli anni centrali della Restaurazione, Ferdinando I, Francesco I e, soprattutto, Ferdinando II, salito al trono nel 1830, cercarono di temperare il loro governo con un paternalismo, in diverse occasioni, moderato e che voleva apparire desideroso di nuovi metodi. Ma questo non impedì che si susseguissero diverse congiure, fra le quali la più nota è quella del 1º settembre 1831, in cui gli insorti, guidati da Domenico di Marco e appartenenti in maggioranza al ceto degli artigiani (che, allora, erano legati alla nobiltà), percorsero Palermo chiedendo la costituzione. Nel 1837 un'altra rivoluzione scoppiava a Catania e a Siracusa, favorita dalle condizioni in cui versavano le popolazioni colpite dalla carestia e dal colera. Meno avvertita fu in quest'ultimo moto l'esigenza dell'autonomia, che invece continuava ad essere sentita a Palermo, come dimostrò la rivoluzione del 12 gennaio 1848, una rivoluzione che precedette tutte le altre che scoppiarono in quell'anno, ma che pure non esercitò grande influenza proprio perché ancora animata dallo spirito d'indipendenza isolana.

In un primo momento la Sicilia sperò di riuscire ad ottenere da Ferdinando II una costituzione separata, ma il parlamento, radunatosi il 25 marzo, presieduto da Vincenzo Fardella, dovette prendere atto del preciso rifiuto del re e allora dichiarò, nell'aprile, decaduta la monarchia borbonica e, dopo aver conferito a Ruggero Settimo, capo del governo provvisorio, la reggenza, facendo uso dei diritti di “Stato sovrano e indipendente”, scelse il nuovo re nella persona di Alberto Amedeo di Savoia, duca di Genova e figlio di Carlo Alberto. La Sicilia troppo apertamente trasferiva sul piano italiano le sue aspirazioni di indipendenza, mostrando d'intendere la sorte della penisola come una confederazione di liberi stati. Approfittando dell'isolamento in cui si trovava la Sicilia, fu più facile al Borbone, vittorioso a Napoli sul parlamento nella giornata del 15 maggio, condurre la lotta contro la Sicilia; nel settembre, Messina, lungamente bombardata dovette cedere ed entro il 1848 le truppe napoletane completavano l'occupazione della costa orientale, investendo poi, nel nuovo anno, Palermo. Nel 1849, la resistenza che questa città condusse per diverso tempo apparve troppo ai patrioti che ancora combattevano a Roma e a Venezia sotto una diversa luce perché tutti si sentivano legati allo stesso destino e la causa di uno era la causa di comune. Ma ormai non c'era più nulla da fare di fronte alla reazione che stava per trionfare in Italia e in Europa: il 15 maggio 1849 Ferdinando II ritornava in possesso di Palermo e, conseguentemente, di tutta l'isola. Era stata un'amara esperienza, che però diede i suoi frutti nel decennio successivo, quando l'opinione pubblica siciliana si orientò, come avveniva nelle altre parti della penisola, verso il Piemonte e il Cavour.

Età contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Unificazione italiana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sicilia dall'Unità d'Italia.
Il teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo, inaugurato a fine Ottocento

Alcune insurrezioni rivelarono qual era lo stato d'animo dei Siciliani, finché il 4 aprile 1860, scoppiò la rivolta, capeggiata da Francesco Riso, che fu detta del convento della Gancia. Le truppe borboniche ne ebbero abbastanza facilmente ragione, ma essa offrì il modo a Crispi di dimostrare a Garibaldi come l'isola fosse pronta ad accogliere la spedizione che questi aveva in animo di fare, dopo però che il popolo siciliano si fosse sollevato. La campagna nell'isola contro le forze borboniche fu molto più rapida di quanto si credesse: il 14 maggio da Salemi Giuseppe Garibaldi assumeva la dittatura della Sicilia in nome di Vittorio Emanuele II; il giorno dopo sconfiggeva il nemico a Calatafimi, aprendosi la via per Palermo, ove giungeva il 27 maggio. Il 2 giugno il generale formava un ministero, nel quale la figura predominante era il Crispi e, poco dopo, scacciava dall'isola l'inviato di Cavour, il La Farina, ma accettava la collaborazione del Depretis, pure inviato da Cavour, nominandolo anzi prodittatore. Con la battaglia di Milazzo del 20 luglio tutta la Sicilia era conquistata e la spedizione continuava nel continente.

Tuttavia una non indifferente parte della classe dirigente insulare era contraria ad un'annessione pura e semplice e avrebbe voluto conservare l'autonomia, ma Cavour, facendo votare per la fusione, infranse queste aspirazioni. Il popolo, tradito nelle promesse di riforma (soprattutto agraria) e dai sorprusi dei nuovi governanti, ebbe maggiormente a soffrire dell'unità, e, pertanto, alimentò quello che fu detto il fenomeno del brigantaggio, fenomeno sociale di ribellione, appunto, al nuovo dominio. Tale situazione portò alla rivolta di Palermo del settembre del 1866, in cui si trovarono unite a combattere il governo della Destra e le due opposizioni: da un lato il clero e le classi popolari e dall'altro i democratici e repubblicani, che raccoglievano parte della borghesia delusa dell'unità. Per sette giorni Palermo fu tenuta sotto scacco dagl'insorti e si dovette mandare il generale Raffaele Cadorna per aver ragione della rivolta, venuta alla storia come del 7 e mezzo.

Dal 1886 al 1894 le condizioni dell'isola invece di migliorare peggiorarono, soprattutto in conseguenza delle leggi economiche del governo centrale, favorente l'economia settentrionale, e della rottura dei rapporti commerciali con la Francia nel 1887 che danneggiò notevolmente l'agricoltura meridionale. Nelle campagne il disagio dei contadini era aggravato dall'occupazione dell'esercito delle terre demaniali, che destò una viva resistenza e che portò al tragico episodio di Caltavuturo (gennaio 1893), quando le truppe governative spararono sui contadini uccidendone undici, mentre nelle campagne e nelle zolfare gli operai chiedevano o lavoro o aumento dei salari. Intanto, a cominciare dal 1890-91, la propaganda socialista era penetrata nell'isola ed erano sorti, numerosi, i Fasci dei lavoratori. Il movimento, che si estendeva sempre più, favorito dalla cattiva situazione economica, fu affrontato dal secondo governo del siciliano Francesco Crispi con la forza: fu decretato lo stato d'assedio e sospesa la libertà di stampa, furono sciolti i Fasci e gli arrestati deferiti ai tribunali militari. Le condizioni dell'isola non migliorarono granché, neppure durante il decennio giolittiano che anzi, col protezionismo industriale, peggiorò la situazione del Meridione in grande prevalenza agricolo. Dopo Crispi un altro siciliano fu presidente del Consiglio: Antonio di Rudinì. Nel Novecento lo saranno anche Vittorio Emanuele Orlando e Mario Scelba.

Dopo la prima guerra mondiale anche in Sicilia, come nelle altre regioni del Sud, frequenti furono le invasioni dei terreni da parte dei contadini affamati di terra e desiderosi di strapparne un pezzetto al feudatario o al grosso latifondista. Ma il regime totalitario non riuscì a risolvere nessuno dei problemi della Sicilia (nemmeno quello della mafia, che pure si vantò di aver estirpato), sicché tutti quei problemi si ritrovarono immutati dopo la seconda guerra mondiale. Gli sbarchi anglo-statunitense, nel luglio del 1943, provocarono danni notevoli e solo lentamente la Sicilia si risollevò. Il generale britannico Harold Alexander, che nella sua veste di comandante supremo dell'armata era anche governatore militare delle zone occupate, ma il vero responsabile era il colonnello Charles Poletti, capo dell'Ufficio Affari civili dell'AMGOT. Nel febbraio 1944 gli Alleati riconsegnarono l'isola al governo italiano del Regno del Sud, che nominò un Alto commissario. Intanto, però, riprendeva forza l'antica tendenza all'indipendenza ed all'autogoverno, che nel secolo scorso aveva spinto i siciliani a chiedere il distacco dall'Italia. Si sviluppò il movimento separatista. Esso tenne agitata la vita dell'isola per diversi anni, finché si andò spegnendo, anche per l'istituzione, con il Decreto regio 15 maggio 1946, della Regione Siciliana, che concedeva lo statuto speciale d'autonomia.

Nell'aprile del 1947 veniva eletto il primo parlamento siciliano, che il 30 maggio eleggeva il primo governo regionale.

Indipendentismo e autonomismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Indipendentismo siciliano e Autonomia speciale.

Doverosa premessa è che proprio per la sua insularità, per la sua posizione geografica nel Mediterraneo e per la sua unicità culturale, la Sicilia ha sempre goduto di larga autonomia nell'ambito di più vasti imperi, quando non inquadrata in un proprio regno, sostanzialmente indipendente per sei secoli.[senza fonte] Le origini di un movimento indipendentista moderno in Sicilia sono invece da ricercare nelle rivolte separatiste del 1820 e nella Rivoluzione indipendentista siciliana del 1848. La data di nascita di un sentimento indipendentista spontaneo (nell'epoca contemporanea), all'interno dello Stato Italiano, può essere considerata il 16 settembre 1866, in cui il popolo siciliano si ribellò, in maniera più o meno violenta, alla dominazione del neonato Regno d'Italia. Quella rivolta fu chiamata del "sette e mezzo", quanti furono i giorni che durò. La ribellione infiammò tutta Palermo, la quasi totalità delle città siciliane e comprendeva molte fazioni politiche nate durante il Risorgimento (repubblicani, filo-clericali, filo-borbonici). Tale rivolta fu sedata violentemente dall'Esercito Italiano e ogni intento di ribellione in nome di una nazione siciliana fu continuamente represso fino alla quasi totale scomparsa del movimento. Nel Primo dopoguerra il sentimento sicilianista rinacque e si rispense con l'avvento del fascismo, dopodiché con lo Sbarco degli Alleati assunse nuovo vigore il separatismo, si costituirono il MIS (guidato dalla figura carismatica di Andrea Finocchiaro Aprile), che alla fine della seconda guerra mondiale vantava più di cinquecentomila iscritti[senza fonte], l'E.V.I.S. il suo braccio militare, (capeggiato prima da Canepa e poi da Giuliano) e altri movimenti minori. Dopo la fallita indipendenza e il compromesso autonomista raggiunto con la nuova Repubblica Italiana, l'indipendentismo siciliano andò sempre più scemando e i consensi elettorali nei confronti dei partiti separatisti furono sempre più bassi, e solo alle elezioni del 1947 per l'Assemblea regionale siciliana il MIS ottenne dieci deputati e scomparve già alle elezioni del 1951.

Movimenti autonomisti e indipendentisti si sono ripresentati nel tempo: nel 1951 la Concentrazione autonomista di Paolo D'Antoni che ottenne solo tre deputati; nel 1959 l'Unione Siciliana Cristiano Sociale di Silvio Milazzo che ottenne 10 deputati; nel 2001, la Nuova Sicilia di Bartolo Pellegrino e Nicolò Nicolosi, con 5 deputati; nel 2006 il Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo. Alcuni movimenti e alcune forze extra-parlamentari chiedono anche l'indipendenza, tra questi il MIS, il FNS e Terra e Liberazione oltre ai citati partiti autonomisti ma senza rappresentanti in Parlamento o all'Ars.

Bandiera e stemma[modifica | modifica sorgente]

Stemma regionale
La bandiera siciliana, comunemente chiamata Trinacria
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bandiera siciliana.

La bandiera e lo stemma della Regione Siciliana presentano ambedue i colori giallo e rosso, con al centro il Triscele e il Gorgoneion.

La bandiera è utilizzata, secondo la legge regionale n. 1 del 2000[24], in tutti gli edifici pubblici regionali.

Inno ufficiale[modifica | modifica sorgente]

Composto da Vincenzo Spampinato ed eseguito per la prima volta dall'Orchestra Sinfonica Siciliana, l'inno Madreterra adottato nel 2003, fu il primo inno ufficiale adottato da una regione italiana[25]. Polemiche sorsero per la decisione di scrivere un testo ufficiale in Italiano anziché in Lingua siciliana. Tuttavia siciliani con profondo spirito d'identità sicula ne hanno riproposto recentemente versioni con il testo in Siciliano[26].

Gonfalone[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gonfalone di Sicilia.
Gonfalone Sicilia

Il gonfalone della Regione Siciliana è stato adottato con la legge regionale n. 12 del 1990, approvata dall'Assemblea regionale siciliana[27]. Il gonfalone è costituito da uno scudo formato dal triscele e dallo stemma Normanno, Svevo e Aragonese del Regno di Sicilia, collocati su un fondo azzurro, a sua volta collocati su uno scudo inquartato con i colori giallo e rosso aranciato.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Conferita il 11/10/2010:

Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.»
— D.P.C.M. 11 ottobre 2010, ai sensi dell'art.5, comma 5, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 dicembre 2008.

Decorazioni regionali[modifica | modifica sorgente]

ValCivSic.png Medaglia d'oro al valor civile della Regione Siciliana
Concessa ai "familiari dei cittadini residenti in Sicilia deceduti nel compimento di atti eroici... ai cittadini non residenti in Sicilia che siano deceduti nel compimento di atti eroici a favore del popolo siciliano... a quei cittadini che abbiano compiuto atti eroici a favore del popolo siciliano senza essere deceduti" (art. 5, Legge regionale 5 novembre 2004, n.15)[28].
ValCivSic.png Medaglia d'oro al valore sportivo della Regione siciliana
Concessa ai cittadini nati o residenti in Sicilia che ottengano risultati sportivi a livello internazionale. (art. 7, Legge regionale 5 novembre 2004, n.15)[29].

Suddivisione amministrativa[modifica | modifica sorgente]

La Sicilia è divisa in 9 province, denominate Province Regionali:

Provincia Comuni n° Popolazione Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Agrigento Agrigento 43 448.403 3.042 149
Caltanissetta Caltanissetta 22 274.462 2.124 127
Catania Catania 58 1.115.482 3.553 307
Enna Enna 20 172.053 2.562 67
Messina Messina 108 647.477 3.247 201
Palermo Palermo 82 1.275.108 4.992 250
Ragusa Ragusa 12 318.347 1.614 198
Siracusa Siracusa 21 404.587 2.109 191
Trapani Trapani 24 435.836 2.459 177
Sicilia 390 5.091.755 25.711 196

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Luoghi di interesse naturalistico[modifica | modifica sorgente]

Parchi e riserve naturali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aree naturali protette della Sicilia.

In Sicilia sono presenti cinque Parchi naturali regionali e molte Riserve naturali, Aree marine protette e Zone umide che coprono complessivamente il 10,5% del territorio della regione[30].

Parchi naturali regionali
Alcune riserve naturali regionali
Aree Marine Protette

Luoghi di interesse archeologico[modifica | modifica sorgente]

Il tempio di Segesta.

La presenza di lunga data dell'uomo in Sicilia ha fatto sì che l'isola sia piena di luoghi d'interesse archeologico. Questa è una breve lista delle aree archeologiche divise per provincia:

Luoghi di interesse artistico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Architettura normanna in Sicilia e Rinascimento siciliano.

Barocco siciliano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Barocco siciliano.

In seguito al fiorire di interventi di ricostruzione succeduti al devastante terremoto che investì il Val di Noto nel 1693 alcuni artisti adottarono uno stile comune che oggi ricade sotto la denominazione di barocco siciliano. Prima di questa data il barocco era stato impiegato nell'isola in modo ingenuo, evoluto dall'architettura autoctona piuttosto che derivato dai grandi architetti barocchi di Roma. In seguito al sisma, molti architetti locali adottarono questo stile, che è riconoscibile non solo dalle sue tipiche linee curve e motivi decorativi barocchi ma anche dalle ghignanti maschere e putti, e dall'apparenza particolarmente sgargiante raramente visibile altrove. La loro interpretazione dello stile condusse ad una forma d'arte personalizzata e radicata nei vari territori come il Val di Noto (province di Ragusa e Siracusa) e la Provincia di Catania. Nel penultimo decennio del XVIII secolo lo stile finì con l'essere rimpiazzato dalle nuove mode che proponevano il neoclassicismo.

Siti Patrimonio dell'Umanità UNESCO[modifica | modifica sorgente]

In Sicilia sei siti hanno avuto il titolo di Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO per la loro importanza storica, artistica, archeologica e naturalistica. Tra i Patrimoni Orali e Immateriali dell'Umanità è l'Opera dei Pupi (primo Patrimonio italiano ad esser inserito in tale lista nel 2001) e quale Bene Etno Antropologico dell'Umanità della città di Catania è riconosciuta la Festa di Sant'Agata. I sei siti sono:

Sono in fase di candidatura altri siti[31]:

Ed anche per il sito geologico della Scala dei Turchi, in Provincia di Agrigento, sono state avviate le pratiche al fine di ottenere il prestigioso riconoscimento UNESCO.

La Sicilia annovera, infine, l'iscrizione dell'Opera dei Pupi tra i Patrimoni Orali e Immateriali dell'Umanità (primo Patrimonio italiano ad esser inserito in tale lista, 2001) nonché il riconoscimento come Bene Etno Antropologico Patrimonio dell'Umanità della città di Catania nel mondo per la Festa di Sant'Agata.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Συράκουσαι (Siracusa) fu la più grande metropoli dell'antica Grecia[32]

L'antica suddivisione in territori consisteva in tre valli (Val di Mazara, Val di Noto e Val Demone). La Regione Siciliana è attualmente suddivisa in 9 province regionali e 390 comuni. All'inizio del XX secolo le province erano 7: Castrogiovanni - poi Enna - e Ragusa hanno raggiunto lo status di capoluoghi solo, rispettivamente, nel 1926 (dallo smembramento delle province di Catania e Caltanissetta) e nel 1927 (prendendo parte dei comuni delle provincia di Siracusa). Agrigento si chiamava Girgenti.

Le attuali nove province, chiamate "regionali", furono istituite negli anni settanta, con legge della Regione, come consorzi di comuni; in precedenza, nel 1946, lo Statuto aveva sancito l'abolizione delle amministrazioni provinciali.

La Sicilia è fra le più popolose regioni italiane (la quarta dopo Lombardia, Campania e Lazio). In età classica, l'isola era fra le zone più popolate del Mediterraneo, ed alcune città rappresentavano importanti poli urbani del mondo greco. Palermo e Messina erano tra le città più prospere sia dal punto di vista demografico, sia da quello economico. D'altra parte la Sicilia accolse in epoca normanno-sveva coloni lombardi, vale a dire genti provenienti dal Nord Italia; e in età aragonese gruppi proveniente dai Balcani, si stabilirono nelle zone della Sicilia occidentale, specialmente in quella montana e collinare.

Nel XVI secolo l'isola aveva più di un milione di abitanti; mentre al primo censimento del Regno d'Italia, nel 1861, i siciliani risultarono 2.932.000, aumentando a più di 3,5 milioni agli inizi del Novecento.

Nei decenni seguenti, si verificò l'esodo di massa verso le Americhe, dove oggi c'è una numerosa comunità siculoamericana e l'Europa; mentre tra il 1961 e il 1971, i siciliani si spostarono verso il Nord Italia. Dagli anni ottanta del Novecento, la diminuzione del tasso di natalità ha contribuito a rallentare la crescita demografica. Anche il fenomeno emigratorio si è ridotto notevolmente ed è ormai equilibrato dall'immigrazione straniera, che in Sicilia è cominciata prima che nelle altre regioni italiane con l'insediamento di una colonia tunisina a Mazara del Vallo.

All'interno dell'isola si registrano gli spostamenti dalle aree montane e collinari economicamente depresse, verso le zone costiere e le grandi città. Le zone di maggior addensamento demografico sono le fasce costiere delle zone cuspidi nord-occidentali (Trapani) e nord-orientali (Messina), il versante dell'Etna e le aree di Palermo e Siracusa.

Comuni più popolosi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Comuni siciliani.
Comuni siciliani per popolazione
ISTAT, 28-02-2014
Pos. Città Provincia Popolazione Pos. Città Provincia Popolazione
1 Palermo Palermo 677 976 11 Agrigento Agrigento 59 403
2 Catania Catania 315 456 12 Bagheria Palermo 55 836
3 Messina Messina 241 703 13 Modica Ragusa 54 843
4 Siracusa Siracusa 122 273 14 Acireale Catania 52 803
5 Marsala Trapani 82 918 15 Mazara del Vallo Trapani 51 740
6 Gela Caltanissetta 76 834 16 Paternò Catania 48 689
7 Ragusa Ragusa 72 816 17 Misterbianco Catania 49 279
8 Trapani Trapani 69 273 18 Alcamo Trapani 45 474
9 Caltanissetta Caltanissetta 62 947 19 Barcellona Pozzo di Gotto Messina 41 573
10 Vittoria Ragusa 62 955 20 Sciacca Agrigento 41 084

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Al 31 dicembre 2010 gli stranieri residenti in regione sono 141.904. I gruppi con oltre 3.000 unità sono quelli di[33]:

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua siciliana, Italiano regionale della Sicilia, Lingue e dialetti della Sicilia e Lingua siculo-araba.
Distribuzione delle varietà siciliane secondo la Carta dei Dialetti d'Italia di Pellegrini (1977): a) occidentale (non metafonetica); b) metafonetica centrale; c) metafonetica sud-orientale; d) orientale non metafonetica; e) messinese; f) varietà delle Isole Eolie; g) dialetto di Pantelleria

La lingua ufficiale parlata in Sicilia è l'italiano anche se gran parte della popolazione locale parla anche il siciliano[34] che, nonostante l'UNESCO, l'Unione europea e altre organizzazioni internazionali riconoscano come lingua, non gode di nessuna forma di tutela né da parte della Regione Siciliana né dallo Stato Italiano. Il siciliano è ritenuto lingua regionale ai sensi della Carta europea per le lingue regionali e minoritarie, che all'Art. 1 afferma che per "lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue che non sono dialetti della lingua ufficiale dello stato". La "Carta Europea delle Lingue Regionali o minoritarie" è stata approvata il 25 giugno 1992 ed è entrata in vigore il 1º marzo 1998. L'Italia ha firmato tale Carta il 27 giugno 2000 ma non l'ha ancora ratificata.

Nell'isola sono presenti alcune minoranze etno-linguistiche e dialettali poco numerose ma molto importanti, soprattutto dal punto di vista storico-linguistico: la minoranza albanese, detta arbëreshe, della provincia di Palermo; la minoranza gallo-italica della Lombardia siciliana[35][36]; e quella più recente greca di Messina.

Nel dominio delle tradizioni popolari rientrano le varianti della lingua siciliana, che tra l'altro furono l'unico complesso del gruppo italo-romanzo a precedere il toscano nell'elevarsi a dignità poetica e letteraria con la scuola siciliana di Federico II di Svevia, tanto da contendere al toscano, per un periodo abbastanza lungo, il primato quale lingua nazionale. In pratica, nel siciliano possono distinguersi diverse stratificazioni: a livello fonetico si hanno incontri consonantici di orizzonte prelatino e altri che sembrano apparentarsi alle moderne lingue della zona balcanica. L'etimologia, invece, rimanda alla dominazione romana, quella bizantina e soprattutto quella araba. Per esempio, l'arabo “gibel” (montagna) è componente di molti toponimi: Gibilrossa, Gibilmanna, Mongibello, Gibellina. Si hanno inoltre diverse province idiomatiche in cui il siciliano s'infrange con caratteristiche locali, e isole etno-linguistiche autonome.

Per quanto concerne il patrimonio letterario popolare, va detto che l'ideazione spontanea isolana si muove nell'ambito letterario tanto su temi religiosi o moralistici quanto su soggetti profani, come nel caso dei testi epici del ciclo carolingio del famoso Teatro dei Pupi, degli strambotti in ottava siciliana, e della favolistica che, per quanto appaia ristretta nella tematica, presenta sempre uno sviluppo narrativo esemplare: avvio realistico, ingresso di elementi e fattori sovrumani ben graduato o comunque verosimile, cura attenta dei dettagli, anche nei momenti più fantastici, e una vivacità d'articolazione che non viene mai meno, sia nelle più struggenti vicende amorose o in quei racconti che s'imperniano su un umorismo talvolta sfiorante il grottesco o il surreale.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Tipologie del costume tradizionale di Piana degli Albanesi. Da destra verso sinistra: costume maschile; costume del Venerdì santo pampinija; costume tradizionale ncilona; costume tipico maschile; costume tradizionale xhëllona me kurorë

Una parte fondamentale della tradizione siciliana riguarda i racconti orali, raccolti nell'Ottocento da Giuseppe Pitrè nella Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane. Si va dai cunti, alle fiabe, ai proverbi, agli scioglilingua. Il personaggio stereotipato di Giufà è il protagonista della maggior parte dei racconti che terminano con una morale.

Molti di questi racconti non sono ancora stati codificati del tutto. Esistono tante leggende (come le quattro di Gammazita, fratelli Pii, Uzeta e Colapesce) che hanno una variante in ogni città (della leggenda di Colapesce esistono una trentina di versioni codificate) tale da costituire una vera e propria mitologia siciliana[37].

« Bisogna far conoscere interamente la vera, la grande anima della nostra terra. La responsabilità maggiore di questa missione dobbiamo sentirla noi musicisti perché soltanto nella musica e nel canto noi siciliani sappiamo stemperare il nostro vero sentimento. Ricordatelo. »
(Francesco Paolo Frontini)

Le tradizioni popolari sicule sono numerose e multiformi, poiché vi s'impressero non poche e divergenti colonizzazioni. È facile rammentare, infatti, che l'isola fu via via dominata da Greci, Latini, Bizantini e Arabi, spagnoli e francesi, tanto per fare gli esempi più palmari. Com'è ovvio, ciascuno di codesti influssi si esercitò sulla locale etnia in modo più o meno generalizzato, amalgamandosi e scontrandosi di volta in volta con le tradizioni preesistenti, a cominciare da quelle autoctone. La civiltà siciliana e la sua cultura spontanea appaiono perciò insulari, se paragonate agli analoghi frutti che maturano in Sardegna e in Corsica, ma di una ricchezza e di una peculiarità ottimali per uno studioso. Basti ricordare che il folklorista Giuseppe Pitrè dedicò un'opera in venticinque volumi alle tradizioni popolari di quest'area, inglobandovi con pertinenza descrizioni etnografiche e prospettive storiche.

Il mondo delle credenze e delle leggende, in vario modo, si apparenta al patrimonio favolistico, poetico e musicale poco sopra delineato, costituendone non di rado la fonte prima. Come quasi in tutte le regioni italiane, si rintracciano quivi componenti pagane e cristiane, più o meno commiste, e superstizioni che toccano tutti gli aspetti della vita umana. Nell'area messinese e in quella palermitana, per esempio, è tuttora vivo il ricordo di Colapesce, ma molti altri personaggi di natura acquatica ricorrono un po' in tutto il folklore isolano. A prescindere dai più noti ricordi di origine classica, si può qui segnalare la sirena che ogni anno, secondo la vecchia credenza di Modica, nelle notti tra il 24 e il 25 gennaio, emerge dal fondo del mare con un canto dolcissimo e pronta a predire il futuro a chi sappia avvicinarla. Immagini e motivi più inquietanti si registrano altresì in ricorrenza o meno di date precise. Così a Capodarso si ritiene che almeno una volta l'anno si svolga una vera “fiera” di spiriti, nei pressi di un ponte fatto erigere da Carlo V e nel corso della quale si vende, fra l'altro, della frutta che è destinata a divenire d'oro, l'indomani. A Termini Imerese è radicata una leggenda secondo la quale Salomè, la figlia di Erodiade, sarebbe approdata, a suo tempo, a codesti lidi in cerca d'espiazione per la morte di Giovanni Battista, da lei provocata; fece perciò costruire una chiesa in memoria del martire, ma non appena essa fu terminata sarebbe scaturito dalle viscere della terra un fiume di sangue che tutto inaridiva intorno. La bella peccatrice si sarebbe allora annegata in quei flutti. Non appena ciò avvenne – prosegue la leggenda – il giume di sangue sprofondò sottoterra. Ma ogni anno, nella notte di vigilia di San Giovanni, per incantamento, Salomè e il corso di sangue riapparirebbero in superficie, fermando ogni fremito di vita, sino a quando, al mattino, il disco solare, recante la testa decollata del Battista, non costringe nuovamente Salomè e il relativo fiume a ritornare negli inferi. Similmente, a Noto si parla di un tesoro nascosto sepolto in una grotta e custodito dai fantasmi degli “infedeli” che lì l'avevano sepolto; a Sciacca, si tramanda una fosca storia di sangue che comprende la reiterata resurrezione dei morti, a scopo di vendetta, e così via. Il panorama delle credenze attive non è meno ricco di richiami a tempi precristiani. Per esempio, i doni annuali ai bambini sono recati in commemorazione del ritorno dei morti nelle prime notti novembrine. Negli stessi giorni nei locali pasticcieri sono usi confezionare dei dolci, detti appunto dei “morti”, di soggetto macabro: scheletri, teschi e ossa. L'usanza in parola e particolarmente viva nel Palermitano e nel Catanese. La festa di Santa Lucia (13 dicembre), e i giorni immediatamente susseguenti, sino alla vigilia di Natale, sono tenuti propizi per trarre oroscopi sull'andamento dell'imminente anno nuovo. L'Epifania, infine, è unanimemente considerata il primo giorno di carnevale. A proposito di festività merita anche d'esser ricordata la cavalcata del Gigante e della Gigantesca che si svolge a Messina nel giorno di ferragosto, festa dell'Assunta, quasi contrapponendosi alla processione della “vara”: una costruzione piramidale ornata d'immagini di angeli e che reca al vertice le statue della Madonna e di Cristo. Un'equivocabile impronta cristiana ha per contro la “diavolata” di Adrano: un dramma sacro che vede il vittorioso combattimento dell'arcangelo Michele contro legioni di diavoli e contro la stessa Morte. Naturalmente, lo stesso può dirsi per le famose celebrazioni palermitane della patrona Santa Rosalia, commemorata in tre date diverse, l'11 gennaio, il 15 luglio e il 14 settembre, con imponenti processioni e con gigantesche “vare”, analoga alla “vara” messinese. Su di un alto piano, si segnalano anche le tavolette di ex voto conservate nel santuario di Trecastagni (Catania).

Per quanto riguarda taluni aspetti della cultura ergologica, ben noto è il tipico carretto isolano ad alte ruote, solitamente intagliato e dipinto con scene che s'ispirano alle vicende cavalleresche, narrate dai cantastorie e dall'Opera dei Pupi. Sulle origini di questo mezzo di locomozione non mancano le discussioni fra gli specialisti dell'inizio del secolo. Giuseppe Cocchiara ha però dimostrato che il sistema viario dell'isola non poté permettere la nascita di tale mezzo se non in pieno XVIII secolo. Peraltro gli esemplari più antichi sino a noi pervenuti del carretto siciliano non risalgono, di norma, oltre la metà dello scorso secolo. Negli esemplari più addietro nel tempo le ornamentazioni d'intaglio e le pitture possono essere di soggetto sacro, anziché “carolinge”. Non è certo, tuttavia, questa distinzione iconologica a garantirne l'antichità. Per ciò che concerne l'architettura spontanea osserveremo che essa rientra pienamente nell'orizzonte dello “stile mediterraneo”, tipico di tutto il Mezzogiorno. Qua e là, tuttavia, s'individuano anche agglomerati o singoli edifici a forma di trulli.

Due parole vanno infine espresse sui costumi popolari. Anche in questo settore si hanno riscontri abbastanza evidenti con le altre regioni del meridione della Penisola. L'abito femminile, infatti, per foggia e colori rassomiglia a quelli della Calabria e della Sardegna, variando ovviamente secondo le età e le occasioni. Lo stesso può dirsi per il costume maschile, più severo e caratterizzato da larghe fasce colorate in funzione di cintura.

La sicilianità[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sicilianità.
Il simbolo principale della sicilianità nell'immaginario collettivo: il carretto siciliano

Per molto tempo le tradizioni popolari, frutto di una cultura millenaria e dell'uso di una lingua comune, il siciliano, sono rimaste vive, più nei paesi che nelle grandi città. Tali tradizioni, particolari e a volte pittoresche, sono state la causa per cui, nel corso dei secoli, si è creato uno stereotipo tradotto nel termine sicilianità, intendendo con esso una sorta di particolarità e di differenziazione del carattere isolano rispetto a quello delle regioni confinanti.

Nei suoi scritti Marco Tullio Cicerone definiva i siciliani «gente acuta e sospettosa, nata per le controversie». Molti autori hanno rimarcato spesso un tratto comportamentale comune dei siciliani: l'alto senso della famiglia e dell'onore, il rispetto per la donna e per la femminilità, l'attaccamento alla propria terra, la teatralità dei gesti e degli atti e inoltre il senso dell'accoglienza ma anche la diffidenza. Tutto ciò fa sì che alcuni studiosi considerino il popolo siciliano come un'etnia a parte, tenendo in considerazione la cultura e gli aspetti della vita quotidiana tanto diversi dal resto d'Italia[senza fonte].

La famiglia siciliana tradizionale forma di massima un gruppo molto allargato che include anche i cugini più lontani e non è chiusa su sé stessa. È diffusa l'abitudine alle grandi tavolate per pranzo o per cena, soprattutto in estate. Gli orari sono spostati un po' più avanti rispetto al nord, arrivando a pranzare anche alle due di pomeriggio e cenare verso le nove-dieci nella bella stagione. Si tende a trattenersi un po' di più a tavola anche dopo avere consumato la cena[senza fonte].

Gesualdo Bufalino definiva la Sicilia la terra della luce e del lutto, luogo di contraddizioni di estremi che si uniscono: così nell'immaginario il siciliano appare come un uomo solare e accogliente ma anche losco e sospettoso, convinto che il suo modo d'essere sia il migliore e il più giusto. Tomasi di Lampedusa dichiarava nel suo Il Gattopardo che in Sicilia tutto cambia affinché nulla cambi perché, se sono gli stessi siciliani a ricercare il cambiamento allo stesso tempo lo frenano, timorosi che esso possa spodestare le secolari abitudini e i privilegi acquisiti.

Una terra e un luogo antropologicamente complesso e nello stesso tempo affascinante da scoprire: nel cinema, nella letteratura e nelle arti in genere[senza fonte]. Il senso a volte tragico del destino ma anche dell'orgoglioso attaccamento alla propria terra e alle proprie radici è testimoniato anche nella letteratura. Notevole è il ritratto lasciatoci da Giovanni Verga, capofila del verismo, nel cosiddetto Ciclo dei vinti (che include I Malavoglia) in cui al culto della "roba", il bene materiale ricavato dalla terra e dal lavoro si deve adeguare anche il senso pur così sacro della famiglia, i cui personaggi, che vogliono cambiare il mondo, sono puniti dalla mala sorte che li obbliga a tornare al punto di partenza, alla loro terra e alle loro radici. Riflessioni amare del Verga sulla vita: anche lui, raggiunto il benessere, si rifugerà dal Nord nella sua amata Catania dove, disincantato dalla vita, passerà i suoi ultimi anni.

Singolarità d'atteggiamenti si riscontrano in altri siciliani, Mario Rapisardi e Giuseppe Aurelio Costanzo colpevoli, secondo Benedetto Croce di aver trasformato il poema in "saggio sociologico". Ma la denuncia che fanno non è fine a sé stessa ma si congiunge a grandi ideali: giustizia sociale, necessità di cambiamento, ribellione contro un ordine sociale ingiusto che simbolicamente rappresenta la classe degli umili e degli oppressi che invece nell'opera di altri scrittori siciliani è solo capace di rinunce.

Il forte sentimento di appartenenza alla Sicilia, nei paesi d'emigrazione, ha prodotto la nascita di numerose comunità di immigrati siciliani e spesso ha suscitato forti ripercussioni razziste; è noto, negli Stati Uniti, il caso dei nove operai siciliani linciati dalla folla a New Orleans nel 1891, pur essendo del tutto estranei ai fatti di cui erano accusati[38][39]). Spesso, totalmente integrati nella società anglosassone, i siculo-americani sono tuttavia oggetto di discriminazione mediante stereotipi alimentati anche da film famosi e o da serie televisive. Frequente è l'accostamento alla criminalità mafiosa, quasi sinonimo di sicilianità, fino al razzismo vero e proprio.[40][41]

Feste religiose[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Festa di Sant'Agata, Festa di Santa Rosalia, Festa di Santa Lucia e Riti della Settimana Santa in Sicilia.
Il carro di S.Rosalia colmo di rose fatto sfilare per le vie di Palermo nel 2008

Le feste religiose cattoliche rivestono una grande importanza all'interno del folklore siciliano. Tra le feste più rappresentative si possono menzionare: la Festa di Sant'Agata (riconosciuta Bene Etno Antropologico Patrimonio dell'Umanità) della Città di Catania, la Festa di Santa Rosalia a Palermo, la Festa di Santa Lucia a Siracusa, la Festa in onore ai Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino a Lentini, la processione dei Misteri a Trapani, la Festa della Madonna della Lettera a Messina, quella della Settimana Santa a Caltanissetta, quella di San Giorgio a Ragusa Ibla e le processioni del Venerdì Santo a Enna, la processione vivente della passione a Marsala.

Altre feste importanti dell'isola:

Feste laiche[modifica | modifica sorgente]

Il Carnevale è festeggiato in Sicilia con manifestazioni tra le più belle e caratteristiche a livello nazionale al punto da partecipare anche al Carnevale di Viareggio; particolarmente note sono quelle di Paternò, Valderice, Acireale, Misterbianco, Sciacca, Palazzolo Acreide, Termini Imerese ed il carnevale di Regalbuto, alte espressioni di folklore popolare e di spensieratezza.

Opera dei Pupi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Opera dei Pupi.
I Pupi siciliani

Nel 2001 si annovera l'iscrizione tra i Patrimoni Orali e Immateriali dell'Umanità da parte dell'UNESCO dell'Opera dei Pupi (primo Patrimonio italiano ad esser inserito in tale lista), il teatro delle marionette siciliano. Grazie ai cuntastori, i pupi, che rappresentano i personaggi del ciclo carolingio, mettono in scena le storie della Chanson de Roland, dell'Orlando furioso e della Gerusalemme liberata. Il personaggio principale è il cavaliere Orlando, ma vi è anche spazio per Rinaldo, Angelica e altri. Culla dell'Opera dei Pupi è Palermo dove sono presenti numerosi teatri oltre ad un museo ed una scuola famosa come quella della famiglia Cuticchio ed in particolare di Mimmo Cuticchio. Altro importante centro è Acireale, cittadina barocca, che vide fiorire quest'arte grazie ai numerosi maestri pupari, fra cui il celebre Emanuele Macrì, a cui è dedicato l'omonimo museo-teatro dove, quotidianamente, è possibile assistere alle rappresentazioni dei maestri pupari.

Gestualità[modifica | modifica sorgente]

L'uso dei gesti è presente nella cultura siciliana sin dalla più remota antichità; il motivo probabile è da ricercare nei suoi rapporti culturali e commerciali con i popoli dell'area mediterranea dai tempi più remoti. La grande rimescolanza di lingue e popoli ha senz'altro accentuato l'uso del gesto per meglio comprendersi; è infatti abbastanza naturale, quando non ci si comprende bene tra gente di lingua diversa, usare i gesti per accentuare la comprensibilità del dialogo.

Alcuni avanzano anche l'ipotesi che all'origine di questo linguaggio parallelo vi sia stata la necessità di comunicare tra i giovani: un tempo, le restrizioni che imponevano una distanza tra ragazzi e ragazze resero necessaria la creazione di una serie di segni ben precisi che aiutassero a progettare incontri o semplicemente a poter scambiarsi delle idee. Il luogo per eccellenza di queste discussioni mute era la chiesa[senza fonte].

Giuseppe Pitrè, tra gli altri, si occupò anche della gestualità siciliana, raccogliendo tutte le informazioni possibili in Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano (1889). Tra le varie informazioni, si riporta la leggenda che narra di un re che, arrivato in Sicilia, vuole mettere alla prova due suoi sudditi sulla supposta capacità di poter dialogare senza parole. I due sudditi, presi alla sprovvista, passano il test e provocano grande meraviglia nel sovrano. La gestualità si dice sia uno degli aspetti della teatralità del siciliano, uno dei tanti modi di dimostrare la necessità di recitare e dar sfogo alla grande creatività[42].

La gestualità non deve essere confusa con la lingua dei segni, anche se alcuni gesti somigliano a quelli della grammatica della LIS. Un interessante documentario del regista siciliano Luca Vullo, La voce del corpo, ne ha fatto l'oggetto di un filmato di successo internazionale[43][44][45].

Qualità della vita[modifica | modifica sorgente]

Il rapporto sull'ecosistema urbano stilato da Legambiente e il Sole 24 Ore, riguarda la qualità ecologica dei capoluoghi italiani dall'affidabilità del sistema di trasporto urbano, dalla superficie verde per abitante, dall'efficienza del sistema idrico, dalla qualità dell'aria, dei chilometri di piste ciclabili, dalla quantità di acque reflue depurate, dalla diffusione delle energie rinnovabili, dalla gestione dei rifiuti e dalla loro raccolta differenziata[46]. Il dato per la Sicilia non è confortante poiché vede i propri capoluoghi in fondo alla classifica nazionale:

Dati del 2012[47]

Posizione
2013
Provincia Variazione Posizione
2012
84a Ragusa Red Arrow Down.svg3 81
88a Enna Red Arrow Down.svg1 87
89a Siracusa Red Arrow Down.svg1 88
91a Messina Green Arrow Up.svg3 94
96a Agrigento Red Arrow Down.svg1 95
95a Trapani Green Arrow Up.svg5 101
100a Caltanissetta Green Arrow Up.svg5 105
101a Catania Red Arrow Down.svg11 90
106a Palermo Red Arrow Down.svg7 99

Mafia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cosa nostra.
« La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. »
(Giovanni Falcone[48])
I magistrati Falcone e Borsellino, vittime di Cosa Nostra

Il termine mafia o Cosa Nostra si riferiva del resto originariamente solo all'organizzazione criminale siciliana. Oggi, però, il termine mafia è associato anche ad altre organizzazioni mafiose come la camorra napoletana, la 'Ndrangheta calabrese, la Sacra Corona Unita pugliese o fuori dall'Italia, la mafia russa, la mafia albanese o le Triadi cinesi. Le sue origini, secondo parte della ricerca storiografica [senza fonte], vengono fatte risalire ai primi anni del XIX secolo e sono poste in relazione all'antico fenomeno del brigantaggio. Tuttavia è doveroso precisare che tale asserzione è poco condivisa; buona parte degli studiosi ritiene di retrodatare il fenomeno al XVI secolo, quando in varie parti d'Italia si erano formate congregazioni paracriminali sul tipo di quella citata da Alessandro Manzoni nel suo capolavoro I promessi sposi (I "bravi" di Don Rodrigo).
A torto o a ragione la sua nascita si fa risalire all'inizio dell'Ottocento, quando i campieri gestivano quotidianamente i terreni della nobiltà siciliana e i braccianti che vi lavoravano [senza fonte]. Era gente violenta, che faceva da intermediario fra i proprietari feudali e i braccianti, spesso in condizioni simili a quelle dei servi della gleba che, per meglio esercitare il loro mestiere, si circondavano di violenti guardiani prezzolati. Da qui nacque la gerarchia di capi e picciotti che, nella sua logica gerarchica, esiste ancora ai giorni nostri.

Solo dall'Unità d'Italia però la mafia ha cominciato ad evolversi nella forma attuale, venendo messa in ginocchio grazie all'operato del "prefetto di ferro" Cesare Mori -inviato dal regime fascista- e venendo poi potentemente sostenuta dal governo statunitense prima e dopo lo sbarco degli Alleati nella seconda guerra mondiale. Dagli anni cinquanta in poi, la mafia si aggancia sempre più strettamente alla politica: da Vito Ciancimino in poi alcuni esponenti della politica siciliana sono stati indicati come collusi. E c'è stato anche il periodo delle guerre interne: la prima (nel 1962) e la seconda guerra di mafia (nel 1978).

Il periodo fra gli anni ottanta-novanta è la stagione delle grandi stragi: Capaci, via d'Amelio, via dei Georgofili... ma è stato anche il periodo del maxiprocesso di Palermo: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino guidano la carica contro le cosche, venendo poi vigliaccamente uccisi nel 1992, dopo gli omicidi, tra gli altri, di Cesare Terranova, Carlo Alberto dalla Chiesa, Antonino Saetta, Rosario Livatino e Ninni Cassarà, martiri della mafia. Successivamente, il fenomeno si nasconde, e diventano eclatanti solo gli arresti, da Totò Riina a Bagarella a Brusca. Gli ultimi, nel 2006, quello di un capo storico della mafia Bernardo Provenzano e nel 2007 l'arresto di Salvatore Lo Piccolo suo successore. Oggi gli esperti di antimafia indicano Matteo Messina Denaro come il successore di Lo Piccolo e Provenzano al vertice di Cosa Nostra.

Collusioni tra politica e mafia
Bernardo Provenzano dopo l'arresto (aprile 2006)

La prima volta che si parlò apertamente dei rapporti che legano la politica e la mafia in Sicilia fu a inizio secolo in occasione dell'omicidio dell'ex sindaco di Palermo Notarbartolo, il cui mandante era il parlamentare Raffaele Palizzolo, rimasto impunito[49]. Dopo la fine del fascismo gli Alleati nominarono sindaci esponenti di primo piano della mafia, come Calogero Vizzini. Numerosi furono poi i legami tra mafia ed esponenti del separatismo siciliano.

Tra le vittime più illustri che caddero nella lotta contro la mafia furono il generale Dalla Chiesa, i giudici Costa, Terranova, Borsellino e Falcone. Tuttavia i frutti di queste indagini e l'appoggio della solidarietà popolare che a più riprese è scesa in piazza contro la cupola mafiosa hanno portato a decapitare, dal 1993 in poi, i vertici di Cosa Nostra.

Nel tempo il legame tra politica e mafia è continuato ad essere un aspetto essenziale del controllo e della gestione di appalti e fondi pubblici. Sfruttando la leva di complicità e omertà, in molte province della Sicilia le scelte politiche avvengono a volte per convenienze mafiose. Innumerevoli i casi di appalti pilotati a ditte controllate dalla mafia, di speculazioni legate ai piani regolatori comunali, di leggi regionali a favore di talune categorie, ecc. Per questo motivo sono sorte alcune leggi antimafia volte a limitare le collusioni. Ogni anno però continua lo scioglimento di diversi consigli comunali sparsi nel territorio siciliano per infiltrazione mafiosa.

Fuori dalla Sicilia si sono spesso alimentati cliché derivati dagli stereotipi hollywoodiani sul genere de Il padrino che ritraggono la Sicilia come un paese dominato quotidianamente dalla violenza, mentre l'influenza della piovra è in realtà più sotterranea di quanto non si creda. Non solo sono stati dati per scontati gli stereotipi cinematografici, ma facili generalizzazioni estese all'etnia siciliana generano talvolta ingiuste discriminazioni sociali e perfino movimenti politici xenofobi ai danni delle minoranze etnico-linguistiche che vivono nel Nord Italia e all'estero. A questo scopo sono sorte numerose associazioni culturali in Italia e all'estero volte a salvaguardare e a fare conoscere la ricca realtà artistica, linguistica e umana dell'Isola.

In molte aree viene tacitamente sfruttato il voto di scambio, senza un'apparente mobilitazione da parte dello Stato.
Con la globalizzazione e l'afflusso di emigrati clandestini in Sicilia guidati da scafisti senza scrupoli, la mafia ha esteso le sue alleanze verso i paesi in via di sviluppo e alle mafie provenienti da questi.

Eclatanti i casi di politici e magistrati collusi con la mafia: il caso che forse ha fatto parlare di più è stato quello di Giulio Andreotti (che i giudici hanno ritenuto assolto con sentenza definitiva per quanto riguarda i reati successivi al 1980, sostenendo comunque, per i reati prescritti, «Una autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell'imputato verso i mafiosi fino alla primavera del 1980»[50]) e l'ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro, condannato in via definitiva a sette anni per rivelazione di segreto istruttorio, e ancora sotto indagine per concorso esterno in associazione di tipo mafioso.

« Ma la mafia era, ed è, altra cosa: un sistema che in Sicilia contiene e muove interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel vuoto dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma dentro lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta. »
(Leonardo Sciascia, 1972; da Avvertenza scritta in occasione dell'uscita del "Giorno della Civetta" nella collana "Letture per la scuola media" - Einaudi)

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Università[modifica | modifica sorgente]

Facciata dell'ex monastero dei Benedettini, che ospita due facoltà dell'Università di Catania

Nel 1434 sorse la prima università della Sicilia: il Siciliae Studium Generale, oggi Università degli Studi di Catania. Il padre della cultura universitaria siciliana è Alfonso V d'Aragona, che patrocinò la nascita dello studio catanese. Fu invece Ignazio di Loyola a fondare, nel 1548 l'Università degli Studi di Messina. È di più recente istituzione l'Università degli Studi di Palermo (1805) cui si è aggiunta l'Enna-Kore (2005) semiprivata. Inoltre presenti, a Palermo e a Caltanissetta due sedi distaccate della LUMSA. Il polo territoriale universitario più giovane è di certo quello di Trapani, che rientra nelle attività dell'Università degli studi di Palermo. A Trapani hanno sede cinque facoltà: Agraria, Giurisprudenza, Lettere e Filosofia, Medicina e Chirurgia, Matematiche. In totale, i tre atenei pubblici più il semipubblico di Enna contano circa 180.000 iscritti.

I livelli dell'università siciliana non sono alti. Uno studio Censis-la Repubblica del 2005 (che non include Enna perché ancora in via di istituzione) classifica Palermo (63.400 iscritti) e Catania (50.700 iscritti) tra i mega atenei, cioè con oltre 40.000 iscritti, mentre Messina (39.600 iscritti) viene posta tra gli atenei medi, tra 40.000 e 20.000 iscritti. Lo studio porta avanti una serie di valutazioni basate su quattro campi (i servizi offerti agli studenti, le borse di studio, le strutture e il web) per stilare una classifica di ogni gruppo di atenei. Palermo è classificato 7º (a pari merito con l'Università di Bari), mentre Catania è 10º su undici mega atenei. Messina invece è 15º su 18. Nei primi due casi, sono le strutture a determinare la bassa classifica (i voti, in centodecimi, sono rispettivamente 71 e 76, i più bassi del gruppo), mentre Messina è carente soprattutto per quanto riguarda i servizi (74).

Si è seguito lo stesso criterio per ogni singola facoltà, la cui classifica però coinvolge tutti gli atenei. Se si escludono quelle non valutate, le facoltà siciliane ricorrono spesso negli ultimi posti: tutte e tre per quanto riguarda l'Economia (Catania, Palermo e Messina), Messina e Catania per Medicina e chirurgia, la sola Messina per Scienze della formazione, ancora la coppia Messina-Catania per Scienze matematiche, fisiche e naturali, Palermo per Scienze politiche e Messina per Scienze statistiche. La facoltà migliore sembra Scienze della formazione di Palermo, che è al sesto posto nazionale con 89.4/110[51].

Musei[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Musei della Sicilia.

Media[modifica | modifica sorgente]

Si pubblicano, e hanno sede, in Sicilia tre quotidiani nazionali: Giornale di Sicilia, La Sicilia, e la Gazzetta del Sud. La RAI ha una redazione siciliana con sede principale a Palermo e succursale a Catania. Si editano inoltre, e possono essere acquistati in tutte le edicole siciliane, il Quotidiano di Sicilia e il settimanale Centonove.

Le principali Tv regionali, visibili su tutto il territorio dell'isola, sono: Antenna Sicilia, Telecolor, TRM Tele Radio del Mediterraneo e TGS Tele Giornale di Sicilia.

Numerosi infine sono i media on line come la PalermoReport, MessinaWeb, CataniaOggi, Il Fatto Nisseno, sono alcuni maggiormente seguite.

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cinema in Sicilia.

Il cinema in Sicilia ha inizio già nei primi anni del XX secolo e nel tempo ha registrato opere cinematografiche, case di produzione e cineasti di rilievo. Nel corso dei decenni inoltre l'isola è stata sfruttata come set cinematografico per molte opere.

Nel 1913 a Catania nacque la Morgana film, dal commediografo Nino Martoglio. Pochi mesi dopo sempre a Catania fu costituita la Etna film.

I film in bianco e nero interpretati negli anni trenta da Angelo Musco e dal suo gruppo teatrale furono tra i primi lungometraggi di successo girati in Sicilia. Anche Luigi Pirandello seguì con interesse l'evolversi della cinematografia, partecipando alle sceneggiature di alcuni film intorno al 1933.

A Palermo, la Panaria Film è stata una casa di produzione cinematografica di rilievo. Fu fondata nella seconda metà degli anni quaranta dal nobile Francesco Alliata di Villafranca insieme a Pietro Moncada di Paternò, Renzo Avanzo e Fosco Maraini. Dopo alcuni cortometraggi subacquei, in 35 mm, nelle isole Eolie (i primi girati in Italia) produsse Vulcano, con Anna Magnani, e La carrozza d'oro di Jean Renoir. Chiuse oberata dai debiti nel 1956.

Oggi vi sono affermati registi siciliani, come il premio Oscar Giuseppe Tornatore, Pasquale Scimeca, Aurelio Grimaldi, Marco Amenta, Roberto Andò, Emanuele Crialese e la coppia Ciprì e Maresco.

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Letteratura siciliana.

La produzione letteraria è stata molto viva nel corso dei secoli, inizialmente grazie alla corte di Federico II con la sua scuola siciliana. Tra il 1230 e il 1266 sotto la corte sveva si sviluppò il primo volgare illustre degno di questo nome. Per quanto il suo uso restasse confinato alle corti italiane e alla letteratura, dopo gli svevi venne ripreso dagli scrittori toscani che ne vennero fortemente influenzati anche grazie al prestigio letterario della Scuola, al cui capofila, Giacomo da Lentini, è attribuita l'invenzione del sonetto. Grazie anche allo stile poetico dei Siciliani, molte delle loro parole ed espressioni passarono nel toscano illustre, base della lingua italiana.

Il Siciliano ha trovato alti esempi letterari grazie a grandi poeti quali Giovanni Meli, Domenico Tempio, Mario Rapisardi e Ignazio Buttitta, scrittori come Gesualdo Bufalino o Andrea Camilleri e drammaturghi come Pier Maria Rosso di San Secondo, Nino Martoglio, Luigi Pirandello (Premio Nobel) e Luigi Capuana. Da ricordare anche romanzieri del calibro di Giovanni Verga e lo stesso Capuana per il verismo, così come anche Federico De Roberto, nativo di Napoli ma che visse a Catania (città d'origine della sua famiglia dove è ambientato il suo capolavoro, I Viceré), mentre una menzione speciale va a Pirandello, Leonardo Sciascia, Vitaliano Brancati ed Ercole Patti per avere rivoluzionato il romanzo del Novecento. Salvatore Quasimodo (Premio Nobel) fu inoltre un pioniere dell'ermetismo. Ricordiamo anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa, famoso per il suo romanzo storico Il Gattopardo, ritratto della Sicilia risorgimentale, ed Elio Vittorini.

Musica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Musica siciliana.

Negli ultimi quattro secoli la Sicilia ha dato i natali ad illustri rappresentanti del mondo musicale.

Tra i primi, in ordine cronologico, ricordiamo: i madrigalisti Pietro Vinci, Sigismondo d'India e Antonio Il Verso, e gli operisti Alessandro Scarlatti, Giovanni Pacini, Vincenzo Bellini, Francesco Paolo Frontini, Antonio Scontrino e Pietro Antonio Coppola, i contemporanei Matteo Musumeci e Nunzio Ortolano.

Nel XX secolo si sono distinti alcuni compositori siciliani nell'ambito delle avanguardie postweberniane: Girolamo Arrigo, Aldo Clementi, Salvatore Sciarrino, Francesco Pennisi, Roberto Carnevale, Federico Incardona, Marco Betta, Giovanni Sollima, Calogero Giallanza. Inoltre famosi cantanti d'opera sono siciliani: Giuseppe Di Stefano, Pietro Ballo, Salvatore Licitra, Giulio Crimi.

Ecco alcune figure di spicco del panorama pop, rock o jazz, nazionale e internazionale: Pippo Pollina, Giuni Russo, Franco Battiato, Gianni Bella, Marcella Bella, Carmen Consoli, Carlo Muratori, Giusy Ferreri, Uzeda, Silvia Salemi, Gerardina Trovato, i De Novo, i Tinturia, gli Agricantus, Ivan Segreto, Mario Venuti, Mario Biondi, Roy Paci, Fiorello, Qbeta, Francesco Cafiso.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cucina siciliana e Prodotti agroalimentari tradizionali siciliani.
Cassata siciliana.

La cucina siciliana fa parte di una cultura gastronomica regionale complessa ed articolata, che mostra tracce e contributi di tutte le culture che si sono stabilite in Sicilia negli ultimi due millenni. Dalle abitudini alimentari della Magna Grecia alle prelibatezze dei "Monsù" delle grandi cucine nobiliari, passando dai dolci d'età araba-normanna e dalle frattaglie alla maniera ebraica: tutto contribuisce a rendere varia la cucina siciliana.

Cannoli siciliani.

La lista dei prodotti tipici è lunghissima. Ogni provincia, e, in molti casi, ogni comune, ha una sua specialità e anche i nomi degli stessi alimenti variano di zona in zona. È universalmente conosciuta la granita siciliana come prodotto comune a quasi tutte le province e pregiato nelle zone del catanese e del messinese. Meno conosciute sono altre due bevande dall'aspetto di latte: l'orzata (dolce) e il latte di mandorla (dolce-amaro). Tra i prodotti salati, sono molto diffusi quelli presenti nella cosiddetta tavola calda o rosticceria, con le arancine (nel Palermitano) o arancini in altre zone della Sicilia, come punta di diamante di questa categoria. Tipiche del palermitano sono le panelle, le crocché (crocchette di patate), il pani ca meusa (pane con la milza), frittola (frattaglie elaborate e lessate), le rascature (mix di crocchè e panelle), lo sfincione (pizza doppio strato) e le stigghiola (budella di agnello arrostite). Del messinese invece i rustici e la focaccia. Ci sono poi molti piatti legati alle melanzane, come la caponata, la parmigiana e la pasta alla Norma e i scacci, focacce di grano duro con ripieno a base di prezzemolo, oppure cavolfiori o pomodori, vere e proprie torte salate. Anche il pesce, in molte varietà, è un alimento importante della cucina siciliana e in questo settore molto famoso è il pesce stocco alla messinese. Tipico del trapanese è il cuscus piatto principale della tradizione gastronomica del sud del Mediterraneo, ma contrariamente al resto dei paesi del Maghreb, dove invece è di solito a base di carne, è preparato con il pesce. Tra i dolci tipici della regione non sono da dimenticare i cannoli, la cassata classica o al forno, il "Taganu d'Aragona" e la torta Fedora tipico dolce spruzzato di cacao in polvere.

Vini e bevande[modifica | modifica sorgente]

Diversi tipi di Marsala
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vini della Sicilia.

La coltivazione della vite e la vinificazione fu portato in Sicilia occidentale dai fenici fra il VIII e il VII secolo a.C. Nella Sicilia orientale la vitivinicoltura si diffuse sin dall'epoca della colonizzazione greca, (VII-VI sec. a.C.) con il tradizionale sistema detto ad "alberello". Diversi sono i vitigni autoctoni dell'isola, sia bianchi che rossi: Zibibbo, (introdotto per opera dei Fenici a Pantelleria), Nero d'Avola, Grillo, Frappato, Perricone, Inzolia.

La nascita nel 1773 del Marsala come vino liquoroso è incentrata sulla figura del commerciante inglese John Woodhouse. Il Marsala è stato il primo vino DOC della storia vinicola italiana[52]. Dopo che per decenni il vino siciliano è stato utilizzato come vino da taglio per i vini francesi e piemontesi, per la forte gradazione alcolica, a partire dagli anni '60 l'affinarsi delle tecniche di vinificazione ha portato all'istituzione di numerosi vini a denominazione d'origine controllata. La sola provincia di Trapani produce il 10% del vino italiano.

Persone legate alla Sicilia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Siciliani.

Politica[modifica | modifica sorgente]

Forma di governo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Autonomia speciale, Assemblea Regionale Siciliana e Presidente della Regione Siciliana.

La Sicilia è una regione a Statuto speciale (art. 116 della Costituzione della Repubblica Italiana), dotata di ampia Autonomia speciale, sia politica che amministrativa e finanziaria. L'organo legislativo è composto dall'Assemblea regionale siciliana, quello esecutivo dal Presidente della Regione Siciliana e dalla Giunta regionale, composta da 12 assessori regionali, che dal 2001 possono anche non essere deputati all'Ars (così si chiamano, unici in Italia secondo la Consulta, i consiglieri regionali in Sicilia).

Lo statuto speciale siciliano[53], emanato da Re Umberto II il 15 maggio 1946[54] (quindi precedente alla Costituzione della Repubblica italiana, che lo ha recepito per intero con la legge costituzionale n. 2 del 1948[55]), diede vita alla Regione Siciliana, prima ancora della nascita della Repubblica Italiana.

Il nome ufficiale è "Regione Siciliana" e non "Regione Sicilia" per una motivazione storica oltre che per il rapporto istituzionale che lega l'isola all'Italia. La Regione Siciliana (in assonanza con lo "Stato Italiano") nasce come ente originariamente sovrano e legato all'Italia da un rapporto pattizio e potenzialmente paritetico[56]. Questa condizione giurdica, che dà vita al medesimo utilizzo dell'aggettivo dopo il nome ufficiale dell'ente, è dovuta a ragioni principalmente politiche di carattere indipendentista che fanno leva sul fatto che l'entità amministrativa siciliana è considerata una fonte primaria del diritto alla pari dello Stato Italiano. In virtù della sovranità e della volontà del popolo siciliano di darsi un proprio statuto autonomo, infatti, i padri fondatori dello Statuto siciliano hanno voluto marcare una sostanziale pariteticità, ma non antiteticità, giuridica, storica e politica tra il popolo siciliano e il popolo italiano. Non a caso la Sicilia è l'unica regione d'Italia in cui l'organo legislativo è anche chiamato parlamento.

Tema politico ricorrente è, pertanto, l'Autonomismo siciliano. Questo fu un modo per svuotare il movimento separatista, guidato dal Movimento Indipendentista Siciliano, che all'indomani dello sbarco alleato del luglio 1943 era uscito dalla clandestinità in cui era stato sotto il periodo fascista, chiedendo l'affrancamento della Sicilia dallo Stato Italiano, e che ebbe anche un'organizzazione paramilitare, l'E.V.I.S. (Esercito Volontario per la Indipendenza Siciliana) guidato da Antonio Canepa. Svanì quasi subito invece l'idea che la Sicilia divenisse uno stato federato agli Stati Uniti d'America. Quando gli Stati Uniti riuscirono a bloccare la minaccia di Mosca e di Tito sul Nord-Est dell'Italia, questi abbandonarono a sé stessi l'E.V.I.S. e Giuliano: al M.I.S. non restò altro che partecipare nel 1946 alle elezioni politiche per il l'Assemblea Costituente, dove ottenne 4 seggi (tra cui Andrea Finocchiaro Aprile e Attilio Castrogiovanni), e nove al Parlamento regionale nel 1947, (nessuno alle politiche del 1948) mentre molti "capibastione" messi dopo il luglio 1943 al comando dei paesi dalle truppe alleate, si infiltrarono nei ricostituiti partiti italiani.

La storia politica di sessant'anni di autonomia speciale in Sicilia, e dei suoi governi, ha vissuto momenti di vivacità, che hanno portato a definire la politica siciliana una sorta di "Laboratorio politico", e altri più bui.

Dal 2001 il presidente della Regione non è più eletto dall'Assemblea Regionale Siciliana, ma direttamente dai cittadini. Il presidente del 58º governo della Regione, eletto il 28 ottobre 2012 è Rosario Crocetta, candidato del Partito Democratico e dell'Unione di Centro. La presidenza della Regione ha sede a Palermo, a Palazzo d'Orleans.

L'A.R.S. (Assemblea regionale siciliana) è l'organo legislativo della Regione Siciliana eletta per la prima volta nel maggio 1947. È composta da novanta deputati eletti a suffragio universale diretto. Ha sede a Palermo, nel Palazzo dei Normanni. Il parlamento siciliano, nato nel 1130, è considerato il più antico d'Europa[57].

Lo Statuto speciale e le competenze esclusive[modifica | modifica sorgente]

Grazie allo Statuto autonomistico, la Regione ha competenza esclusiva, (cioè le leggi statali non hanno vigore nella regione) su una serie di materie, tra cui beni culturali, agricoltura, pesca, enti locali, ambiente, turismo, polizia forestale. Il relativo personale quindi è nei ruoli della Regione e non dello Stato, che quindi è più numeroso che nelle altre Regioni a statuto ordinario. Ogni modifica allo Statuto speciale, trattandosi di legge costituzionale, è sottoposta alla cosiddetta procedura aggravata, cioè a una doppia approvazione, a maggioranza qualificata, da parte delle Camere.

Per quanto riguarda la materia fiscale, la totalità delle imposte riscosse in Sicilia dovrebbe rimanere, infatti, sul territorio e ogni anno lo Stato Italiano sarebbe tenuto a fornire un ammontare da stabilirsi, con piano quinquennale, di denaro pubblico proveniente dalle altre Regioni per finanziare la Sicilia, così come stabilito dall'art. 38 dello Statuto della Regione Siciliana.

  • 1. Lo Stato verserà annualmente alla Regione, a titolo di solidarietà nazionale, una somma da impiegarsi, in base ad un piano economico, nella esecuzione di lavori pubblici.
  • 2. Questa somma tenderà a bilanciare il minore ammontare dei redditi di lavoro nella Regione in confronto della media nazionale.
  • 3. Si procederà ad una revisione quinquennale della detta assegnazione con riferimento alle variazioni dei dati assunti per il precedente computo.

Altro aspetto importante è contenuto nell'Art 37 dello Statuto della Regione Siciliana:

  • 1. Per le imprese industriali e commerciali, che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, nell'accertamento dei redditi viene determinata la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti ed impianti medesimi.
  • 2. L'imposta, relativa a detta quota, compete alla Regione ed è riscossa dagli organi di riscossione della medesima.

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

La Regione Siciliana è gemellata con lo Stato Federato dell'Australia: il Queensland.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Dati economici[modifica | modifica sorgente]

Di seguito la tabella che riporta il PIL e il PIL procapite[58] prodotto in Sicilia dal 2000 al 2009:

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2008 2009
Prodotto Interno Lordo
(Milioni di Euro)
67.203,8 70.530,1 72.855,0 75.084,5 77.327,3 80.358,1 82.938,6 88.327,73 86.015,0
PIL ai prezzi di mercato per abitante
(Euro)
13.479,6 14.185,7 14.662,2 15.053,9 15.440,1 16.023,2 16.531,5 17.533 17.045,2[59]

Di seguito la tabella che riporta il PIL[58], prodotto in Sicilia ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche:

Macro-attività economica PIL prodotto % settore su PIL regionale % settore su PIL italiano
Agricoltura, silvicoltura, pesca € 2.923,3 3,52% 1,84%
Industria in senso stretto € 7.712,9 9,30% 18,30%
Costruzioni € 4.582,1 5,52% 5,41%
Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni € 15.159,7 18,28% 20,54%
Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali € 17.656,1 21,29% 24,17%
Altre attività di servizi € 24.011,5 28,95% 18,97%
Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni € 10.893,1 13,13% 10,76%
PIL Sicilia ai prezzi di mercato € 82.938,6

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

L'agricoltura è stata ed è ancora oggi una delle grandi risorse economiche della Sicilia grazie alla varietà e qualità delle produzioni. Notevole è la produzione dei cereali - tra cui il frumento, specie della pregiata varietà grano duro, essenziale per la produzione delle migliori qualità di pasta. Il frumento già in passato rendeva la Sicilia essenziale per l'approvvigionamento dei Romani, tanto che l'isola era chiamata il granaio di Roma. È abbondante quella delle olive, che assicura un'ottima produzione di olio.

Arance di Ribera
Una bottiglia di vino Marsala

Ben nota è la coltura degli agrumi, i cui centri più importanti sono Mazzarrà Sant'Andrea, Francofonte, Lentini, Paternò, Ribera, Scordia. Qui si producono arance, limoni, mandarini, mandaranci, bergamotti, cedri e pompelmi di grande pregio. La frutticoltura siciliana annovera fra i suoi prodotti i fichi d'India, angurie, kaki, nespole e susini che danno luogo a produzioni specifiche di qualità quali l'anguria di Siracusa, i kaki di Misilmeri, le nespole di Trabia e il susino sanacore. Gli ortaggi sono sempre stati la base dell'agricoltura regionale, in particolare zucchine, melanzane, pomodori e peperoni. A partire dagli anni sessanta, lo sviluppo delle coltivazioni in serra, estese soprattutto nella zona sud orientale, ha permesso un incremento sia nella quantità che nella qualità dei prodotti, sviluppando colture ad alto valore aggiunto come le primizie o altri prodotti protetti da denominazioni certificate come i famosi pomodorini di Pachino. Non mancano fra i prodotti dell'orticoltura i legumi basilari nella cucina regionale. Oltre i tradizionali legumi diffusi anche nel resto d'Italia, le specifiche condizioni climatiche hanno permesso lo sviluppo di coltivazioni particolari e meno diffuse nella penisola come carrube e lupini. L'attenzione e lo sviluppo riservati alla produzione di legumi ha portato ad eccellenze quali la fava di Leonforte. Importante è la produzione dei carciofi di cui il territorio niscemese e il distretto agricolo di Cerda sono fra i più grandi produttori europei. Tra la frutta secca spiccano per qualità le mandorle, le nocciole ed il pistacchio - pregiato quello di Bronte - che sono alla base di molti prodotti dolciari. Un importante contributo viene anche dalla coltivazione intensiva di specie, una volta esotiche, come il kiwi di eccellente qualità e perfino di mango, nella zona di Fiumefreddo. La carota novella di Ispica, la ciliegia rossa dell'Etna coltivata nel comprensorio di Giarre, l'olio d'oliva dei Monti Iblei, dei colli nisseni e delle colline ennesi, il limone Interdonato della Messina jonica, il limone di Siracusa, il melone di Pachino e il pistacchio verde di Bronte sono prodotti a denominazione di Origine Protetta - Protezione Transitoria Nazionale con decreto ministeriale. Uno dei frutti più tipici è il "kaki" (in italiano caco o loto). Famosa per i suoi kaki è Misilmeri. Un'altra peculiare produzione siciliana è quella delle sbergie. Questo frutto, dolce e profumato, costituisce un endemismo che trova diffusione solo nella valle del Niceto.

Oliveti nel territorio dei Sicani

La tradizionale coltivazione della vite consente la produzione di ottimi vini, sia rossi sia bianchi, che sono sempre più conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo. La produzione, pur notevole, stentava un tempo ad inserirsi nei mercati a causa della eccessiva frammentazione dei produttori e di imprecisi standard qualitativi; essa ha avuto una svolta decisiva a partire dagli anni novanta, quando l'impiego di nuove tecniche enologiche, i finanziamenti pubblici che hanno facilitato l'arrivo di grandi produttori di vino da altre parti d'Italia e anche dall'estero, la nascita di una scuola universitaria locale di enologi (Università di Palermo facoltà di Agraria con sede staccata a Marsala presso l'Istituto Agrario "A. Damiani"), hanno favorito la rinascita dei vini siciliani, già famosi in epoca romana, e la loro affermazione a livello internazionale delle sue D.O.C. e la nascita della D.O.C.G.Cerasuolo di Vittoria.

Tra i vitigni autoctoni più noti si annoverano i "rossi", come il Nero d'Avola, il Nerello Mascalese, il Frappato che concorre insieme al Nero d'Avola alla D.O.C.G. Cerasuolo di Vittoria, il Nerello Mantellato, il Nerello Cappuccio, il Perricone e il Nocera, ed i "bianchi", tra i quali il più noto è indubbiamente il Bianco D'Alcamo, la cui rinomanza è riconosciuta in tutto il mondo, l'Insolia, il Grillo, il Catarratto, il Grecanico, il Carricante, la Minnella Bianca, il Moscato di Pantelleria detto anche Zibibbo e la Malvasia delle Lipari.

Si coltivano e si imbottigliano inoltre, con notevoli risultati qualitativi, anche lo Chardonnay, il Sauvignon, il Merlot, il Syrah, il Cabernet, il Petit Verdot, il Pinot Noir e altre varietà alloctone.

Un importante e sempre più sviluppato settore è quello della coltivazione, in serra, di fiori pregiati, come ad esempio le orchidee, favorito dal clima caldo-umido che ha raggiunto e superato per produzione quello di altre regioni tradizionalmente produttrici. Oggi i fiori di Sicilia vengono acquistati e spediti in tutta l'Europa.

Inoltre è presente il mercato ortofrutticolo più grande d'Italia a Vittoria.

In Sicilia, circa 650 000 ettari di terreno sono dedicati all'agricoltura di semina e 400 000 alle colture permanenti[60].

Nella piana di Gela viene coltivato anche il cotone; il prodotto siciliano costituisce il 78% della produzione nazionale[61].

Allevamento[modifica | modifica sorgente]

Sono allevati ovini, caprini ed equini, mentre i bovini, un tempo presenti in numero limitato, oggi sono allevati soprattutto nella provincia di Ragusa, dove si allevano animali della razza frisona e razza modicana. Quest'ultimi producono un latte molto sostanzioso, benché in quantità scarse rispetto ai bovini d'allevamento (è una razza semi-addomesticata), utilizzato principalmente nella produzione di formaggi freschi ("provole"), del piacentino ennese, con l'aggiunta di zafferano, o del caciocavallo ragusano, l'unico del genere in Sicilia ad avere meritato il marchio DOP. Una tipica razza di equini di razza sanfratellana viene allevata sui Nebrodi, nella zona di San Fratello, da cui prende nome. La superficie dedicata ai prati e ai pascoli in Sicilia raggiunge i 235 000 ettari[62].

Pesca[modifica | modifica sorgente]

Le barche dei pescatori ad Aci Trezza nel 1891.

La pesca costituisce una risorsa preziosa per la Sicilia, che è la prima regione italiana per quantità di prodotto catturato, per consistenza di flotta (33% della flotta peschereccia italiana) e numero di pescatori impiegati[63].

Molti sono i porti con estese flotte di navi pescherecce; tra questi il più importante è quello di Mazara del Vallo, il primo d'Italia con 27687 TSL (tonnellate stazza lorda) e 269 imbarcazioni da pesca. Sono importanti anche quello di Trapani, Scoglitti, Sciacca e Porticello, che superano i 130 motopesca iscritti nel compartimento. Altri porti sono il porto di Licata, Porto Empedocle, Marsala, Pozzallo, Lampedusa, Catania, Portopalo[64]. Si pescano, oltre al pesce spada nella zona dello stretto di Messina, anche il tonno, le sardine, le alici e gli sgombri, ovvero il pesce azzurro tipico del Mar Mediterraneo, che consente di fornire all'industria conserviera la materia prima necessaria alla produzione del pesce in scatola e del pesce affumicato. Nel trapanese e a Marzamemi si produce la bottarga, che viene esportata anche all'estero.

A Mazara del Vallo ma anche in altre zone marine della costa mediterranea della Sicilia, si pratica l'allevamento di pesci come spigole, orate, tonni (ingrasso); a Ganzirri, nella zona nord di Messina, quello di ostriche e mitili. Inoltre a Trapani sono ben note le saline da cui sin dall'antichità si produce finissimo sale marino.

Energia[modifica | modifica sorgente]

Uno dei due Piloni dello Stretto, si tratta del Pilone di Torre Faro, posto nella striscia di terra dell'isola siciliana più a nord-est

Un elettrodotto che supera lo stretto di Messina esporta dalla Sicilia una parte dell'energia elettrica che in essa è prodotta, ma soprattutto consente alla regione di ricevere oltre la metà dell'energia proveniente dal nord Europa, richiesta dai 5 milioni di abitanti siciliani. L'energia principale, più una parte di quella ausiliaria prodotta dalle centrali energetiche della regione, viene utilizzata nelle città e per le linee ferroviarie elettrificate da 3 kV. Dalla società di sviluppo e gestione di elettrodotti Terna si farà un secondo elettrodotto tra Sorgente e Rizziconi nonché il potenziamento della rete della regione fino a 380 kV.

Anche se le centrali tradizionali sono abbastanza diffuse e hanno una buona produzione, le fonti alternative, nonostante le enormi potenzialità in merito che ha la Sicilia, sono ancora poco diffuse: sono sperimentali alcune centrali eoliche, mentre verrà presto attivata ad Enna, nel Polo Industriale del Dittaino, una centrale utilizzante le biomasse per produrre energia a bassi costi, il primo impianto di questo tipo esistente nell'Italia meridionale.

Nei pressi di Adrano, tra il 1981 e il 1987, venne costruita dall'Enel, nell'ambito di un progetto europeo, la Centrale Solare Eurelios che erogava 1 Megawatt di potenza; la centrale poi rimase inutilizzata. Nel 2011, Enel Green Power ha avviato lo smantellamento della centrale solare termica Centrale Solare Eurelios per fare spazio ad un impianto fotovoltaico; a lavori ultimati il nuovo impianto sarà in grado di generare 14 milioni di kWh (il fabbisogno di consumo di oltre 5 mila famiglie).[65]

Negli anni novanta è stata costruita, nella zona di Sortino, una centrale idroelettrica che produce energia utilizzando un salto di oltre 100 metri creato fra due laghi artificiali costruiti appositamente. Questa centrale, la prima nel suo genere, fu costruita per poter sostenere i massicci consumi diurni delle industrie della zona di Priolo. Il bilancio energetico della centrale è decisamente negativo, ma permette di accumulare energia in esubero prodotta di notte, per pompare l'acqua al bacino superiore e poi l'acqua viene utilizzata di giorno per produrre energia a sostegno dei consumi diurni delle industrie della zona. Entrata in servizio nel 1989, è situata nella valle dell’Anapo, nel comune di Priolo Gargallo. Il serbatoio (lago) superiore raccoglie anche le acque del bacino idrografico superiore dell’Anapo, con un volume di 5,6 milioni di m3. Ha una potenza efficiente di 500 MW ed una potenza di pompaggio di 580 MW, grazie a 4 gruppi turbina/pompa reversibile da 125 MW in produzione e che assorbono 145 MW in pompaggio. Il salto tra i serbatoi è di circa 312 m.

Industria[modifica | modifica sorgente]

Il polo petrolchimico di Gela; sullo sfondo, l'Etna

Nonostante la regione non abbia livelli di industrializzazione paragonabili a quelli del Nord Italia, tuttavia presenta complessivamente un apparato industriale più vivace del resto del Sud Italia grazie anche alla presenza dei più grandi stabilimenti del meridione e di numerosi distretti industriali, concentrati nella piana di Gela, nei pressi di Augusta, Siracusa, Milazzo ed Enna (area industriale del Dittaino) con industrie di trasformazione chimica petrolifera, energetica, elettronica ed agroalimentare.

Tuttavia Palermo e Catania sono le città che presentano più di un distretto industriale. In particolare la città di Catania presenta ben tre grandi distretti industriali specializzati in quasi tutti i settori, dall'agroalimentare alla meccanica, dall'elettronica alla chimica. Da ricordare è inoltre una quarta area d'eccellenza sempre nei pressi di Catania, la cosiddetta "Etna Valley" ovvero una grande zona industriale all'avanguardia per la produzione elettronica.

In Sicilia vengono sfruttati i giacimenti di petrolio e metano di Ragusa.

Attività estrattive[modifica | modifica sorgente]

Ragusano: pompe di estrazione petrolifera a testa pozzo
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Zolfo di Sicilia.

Le miniere di zolfo delle province di Enna, Caltanissetta e Agrigento sono state chiuse, a partire dalla metà del XX secolo, a causa della forte concorrenza dello zolfo americano estratto con il metodo Frasch e quindi venduto a prezzi notevolmente più bassi; il diverso processo estrattivo in Sicilia era divenuto troppo costoso e perciò scarsamente remunerativo. Altre miniere di sali potassici, utilizzati in vari settori dell'industria, sono state chiuse, alla fine degli anni ottanta, nel territorio della provincia di Caltanissetta essendo divenuta più conveniente economicamente l'importazione dall'Est europeo. In passato, erano fiorenti anche l'estrazione del gesso e della pietra-pece nel ragusano (per l'estrazione di idrocarburi) anche queste però sono state marginalizzate nel corso del Novecento.

Importante è attualmente, dal sottosuolo siciliano, l'estrazione del petrolio in terraferma dai pozzi di Ragusa. Altri pozzi sono stati trivellati, negli anni novanta al largo delle coste meridionali siciliane, nel Canale di Sicilia dove sono state installate alcune piattaforme petrolifere visibili al largo di Ragusa (Piattaforma Vega). Sono presenti anche giacimenti di gas metano. Da rilevare l'estrazione del famoso Perlato di Sicilia, che fa di Custonaci uno dei più importanti bacini marmiferi in Italia.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Cefalù, una delle più note mete turistiche
Teatro greco di Siracusa.

L'industria del turismo è un'attività in crescita, favorita dalla presenza sul territorio di numerosi siti archeologici (Morgantina, Segesta, Selinunte, Valle dei Templi e Villa del Casale) e di bellezze artistiche e naturali che suscitano l'interesse dei visitatori. Una grande importanza ha il turismo balneare: celebri attrattive sono le variegate coste e le isole minori.

Negli ultimi anni si è investito sulla capacità ricettiva di strutture alberghiere, favorendo un incremento delle presenze nell'isola, che nell'estate 2006 hanno raggiunto un livello record. Gli arrivi turistici nel 2007 sono stati di 2.847.575 italiani e 1.766.763 stranieri[66].

La Provincia di Messina, con circa 5 milioni di presenze turistiche annue, è la prima in Sicilia e tra le prime nel Sud Italia[67]. Oltre alle ben conosciute mete turistiche e rinomate località, come Taormina, Isole Eolie, Erice, Isole Egadi, Cefalù, Monreale, Palermo e alcuni suoi borghi marinari come Mondello e Sferracavallo, nel trapanese San Vito Lo Capo e nel siracusano Noto e Siracusa, l'entroterra siciliano è ricco di storia, di tradizioni, ma anche e soprattutto di arte, cultura, fortezze, teatri, chiese, palazzi, castelli, necropoli, boschi e bacini naturalistici d'importanza, elementi caratterizzanti le aree interne della regione.

Pil pro capite[modifica | modifica sorgente]

La classifica del PIL pro capite delle province siciliane rispetto alle altre province d'Italia è la seguente[68]:

Provincia Pil Pro Capite 2011
(Euro annui)
Posizione 2010 (Posizione 2011 non disponibile)
Siracusa 18.500 81ª
Palermo 18.300 87ª
Ragusa 18.000 86ª
Messina 17.000 85ª
Catania 16.400 93ª
Caltanissetta 15.500 89ª
Enna 14.600 98ª
Trapani 14.400 96ª
Agrigento 13.100 102ª

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

La rete autostradale siciliana
L'A29 dir Alcamo-Trapani vista da Segesta

Strade[modifica | modifica sorgente]

La Sicilia dispone di varie autostrade, che collegano tra loro le principali città della regione.

  • Autostrada A18 Italia.svg L'A18 Messina - Catania, che collega le due maggiori città della Sicilia orientale, a pedaggio. Nel 2003 ha registrato un traffico di circa 28 milioni di autoveicoli. È molto importante anche per l'assenza di adeguate vie alternative per il traffico pendolare. Nel tratto in provincia di Messina l'autostrada è un seguito di ponti e gallerie, dato che i monti Peloritani giungono fino al mare; in provincia di Catania l'Etna scende dolcemente verso il mare e dunque spariscono le gallerie (centri principali attraversati: Taormina, Giarre, Acireale); l'autostrada è completata dalla Autostrada A18dir Italia.svg diramazione A18 dir della lunghezza di 5 km che porta verso il centro di Catania.
  • Autostrada A19 Italia.svg L'A19 Palermo - Catania, che collega le due metropoli principali, non a pagamento. Ha rotto lo storico isolamento dell'interno della regione. Attraversa caratteristiche zone scarsamente abitate, eccezion fatta per il tratto lungo il mar Tirreno in provincia di Palermo, e i collegamenti via autobus permanenti sono assicurati dalla SAIS Autolinee S.p.A.; centri principali attraversati: Enna, Caltanissetta e le due zone industriali di Termini, vicino Palermo e Dittaino, vicino Enna;
  • Italian traffic signs - raccordo autostradale 15.svg Il raccordo autostradale 15 o tangenziale di Catania è un asse viario di fondamentale importanza della lunghezza di 24 km che permette di bypassare il centro urbano di Catania. Mette in comunicazione l'A18 per Messina con l'A19 per Palermo e l'autostrada per Siracusa, oltre a diverse strade statali della Sicilia orientale.
  • Nuova Strada Statale 339 Italia.svg La NSA 339 Catania-Siracusa, al momento con numerazione provvisoria, è stata aperta al transito nel dicembre del 2009 ed ha una lunghezza totale di 25 km. Collega il RA 15 (tangenziale di Catania) all'uscita Augusta-Villasmundo della SS 114 Orientale Sicula dove senza soluzione di continuità prosegue con caratteristiche autostradali fino all'autostrada Siracusa-Gela (A18); centri principali attraversati: Augusta, Lentini-Carlentini.

Il 23 dicembre 2009 sono stati avviati i primi cantieri, relativi ai lavori propedeutici, del ponte sullo stretto di Messina.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rete ferroviaria della Sicilia.
Tratto a doppio binario della ferrovia Palermo-Messina, tra le stazioni di Pace del Mela e Torregrotta.

La rete ferroviaria della Sicilia è essenzialmente costituita di linee a scartamento normale di RFI e i servizi sono svolti da Trenitalia. La linea, a scartamento ridotto, che si snoda intorno all'Etna è invece di pertinenza del ministero delle Infrastrutture e i servizi sono svolti dalla Ferrovia Circumetnea. Tutta la rete ferroviaria siciliana risente del fatto che, essenzialmente, ricalca i tracciati ormai obsoleti delle origini e non risponde nel suo complesso alle esigenze di mobilità della regione. Le ferrovie elettrificate costituiscono oltre il 60% (circa 800 km) del complesso mentre i restanti 583 km di linea sono percorsi solo dai mezzi Diesel; la rete elettrificata adotta il sistema, comune al resto delle linee italiane ordinarie, a corrente continua a 3 kV.

La maggior parte delle linee è a binario unico con tratte a doppio binario (169 km) solo sulle due direttrici principali, tirrenica e ionica; oltre l'85% rimangono ancora a binario unico (1.209 km). Le linee attuali sono in gran parte risalenti ai primi decenni dell'unità d'Italia, eccetto la tratta Caltagirone-Gela aperta all'esercizio alla metà degli anni settanta (ma chiusa a causa del crollo di un ponte) e la variante tra Messina e Patti che comprende una nuova galleria dei Peloritani. I lavori di ammodernamento e raddoppio della tratta Palermo-Messina sono iniziati molti anni fa e non se ne prevede ancora la conclusione; è in corso di velocizzazione (al 2014) la Palermo-Agrigento e di potenziamento della tratta Fiumetorto-Caltanissetta Xirbi. Nonostante la sua validità turistica la ferrovia della Valle dell'Alcantara, fino a Randazzo, fu chiusa dopo un parziale ammodernamento e lo stesso avvenne per la Noto-Pachino nonostante attraversi l'Oasi di Vendicari.

È del tutto scomparsa la vasta rete ferroviaria statale a scartamento ridotto che collegava numerosi centri abitati dell'interno dell'Isola, tra loro e con la rete FS.

Un programma in corso di realizzazione è la trasformazione del tratto urbano della Ferrovia Circumetnea tra Catania e Paternò in metropolitana a doppio binario, a scartamento normale ed elettrificata, ma al 2014 è in funzione ancora solo il tratto urbano interno alla città di Catania.

Un programma a lunga scadenza prevede il potenziamento dell'itinerario Messina-Catania-Palermo utilizzando parzialmente, previa rettifica di tracciato, parte delle tratte ferroviarie esistenti.

In atto, al 2014, i servizi offerti su tutta la rete risultano fortemente ridimensionati rispetto al passato con la scomparsa quasi totale dei collegamenti verso il resto del paese.

Porti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Isola di Sicilia#Porti.

La Sicilia, isole minori comprese, dispone di 126 tra porti industriali, commerciali, porticcioli e porti di altra tipologia[69].

Aeroporti[modifica | modifica sorgente]

Piazzale di sosta dello scalo di Punta Raisi.
Edificio principale dell'Aereporto di Trapani-Birgi.

La Sicilia è una delle regioni più all'avanguardia nel traffico aereo italiano, principalmente per via dei crescenti afflussi turistici e del fatto che sia un'isola posta al centro del Mediterraneo.

Altri piccoli aeroporti sono:

Nella tabella sono riportati i dati complessivi dei passeggeri negli aeroporti (Catania, Palermo, Trapani).

Anno Passeggeri
2013 12.628.356
2012 12.434.174
2011 13.257.369
2010 12.372.086
2009 11.380.698
2008 11.033.921
2007 11.102.085
2006 9.989.453
2005 9.414.308
2004 9.302.371
2003 8.703.610
2002 7.668.976
2001 7.201.108
2000 7.202.021

Sport[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sport in Sicilia.
Tifosi del Palermo durante un derby con il Catania al "Renzo Barbera"

Lo sport in Sicilia si è sviluppato ad un certo livello solo dal secondo dopoguerra in poi. Resistono tuttora alcuni sport tradizionali, come l'antinna a mari e il liu-bo, ma per quanto riguarda gli sport famosi a livello internazionale solo recentemente si è arrivati al livello degli altri atleti nazionali.

Per quanto riguarda gli atleti, il primo oro alle Olimpiadi è merito di Angelo Arcidiacono, per la sciabola nel 1984. Il Giro d'Italia 2013 è stato vinto dal messinese Vincenzo Nibali[70].

Sport di squadra[modifica | modifica sorgente]

Negli sport a squadre, il primo scudetto risale al 1978, con la conquista del campionato italiano maschile di pallavolo, cui segue lo scudetto primavera (trofeo Dante Berretti) conquistato dallo Sport Club Marsala 1912. Da allora nei 30 anni successivi (fino a tutto il 2008) le squadre siciliane si sono aggiudicate in tutto 49 edizioni dei campionati nazionali (ma tra questi solo 8 volte a livello maschile) nei vari sport di squadra.

Il calcio è lo sport più seguito. Esso sbarcò in Sicilia alla fine dell'Ottocento, grazie ai marinai delle navi mercantili inglesi che ingaggiavano vere e proprie sfide con i portuali negli spiazzali dei porti di Palermo e Messina. Il primo derby nell'isola risale al 18 aprile 1901, giocato tra l'Anglo Palermitan Athletic e Messina Football Club, conclusosi con la vittoria per 3-2 dell'Anglo Palermitan.[71] Nel 2006-2007, per la prima e unica volta nella storia della Serie A a girone unico, le tre maggiori squadre siciliane hanno giocato tutte insieme: Unione Sportiva Città di Palermo (miglior risultato nella massima serie: 5º, per tre volte), Football Club Messina Peloro (7º) e Calcio Catania (8º). Il Palermo ha disputato anche alcune edizioni della Coppa UEFA. La stagione calcistica 2014/2015 vedrà quattro squadre siciliane giocare nelle serie professionistiche: Palermo in serie A, Catania e Trapani in serie B, Messina in Serie C/Lega Pro.

Negli altri sport di squadra, la compagine più medagliata di sempre è l'Orizzonte Geymonat Catania, che ha finora vinto 19 scudetti (di cui 15 consecutivi) nel Serie A di pallanuoto femminile, Ha inoltre vinto 8 Coppe Campioni 21 super coppa len e 2 coppe Italia Altre squadre da ricordare sono il CUS Catania (13 scudetti tra hockey e canoa-polo) e l'Ortigia Siracusa (3 scudetti nella pallamano).

Nella pallavolo maschile la maggiore società è l'Eurotec Volley Gela neopromossa nel campionato nazionale di serie A2.

Da ricordare anche nel rugby l'Amatori Catania che ha avuto ottimi piazzamenti nella massima serie. Nel football Americano c'è da ricordare gli Elephants Catania che hanno giocato 2 finali del Superbowl italiano.

Giochi olimpici[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda i singoli atleti, hanno vinto nelle proprie specialità alle Olimpiadi:

Eventi internazionali[modifica | modifica sorgente]

Un'auto in un momento della competizione Rally Targa Florio in Provincia di Palermo.

L'evento internazionale più seguito sin dai primi anni del Novecento, è sicuramente la Targa Florio tra le strade di Caltanissetta e Palermo. Evento automobilistico conosciuto in tutto il mondo fin dalla sua nascita nel 1906, dagli anni settanta tale corsa, per problemi di sicurezza, si trasformò in rally di interesse locale o nazionale così da essere declassata a livello internazionale. L'evento internazionale che è stato per anni l'appuntamento fisso della Sicilia è stato il Gran Premio di Formula 2 (poi Formula 3000) all'autodromo di Pergusa, che tuttora è chiuso. L'evento più importante in assoluto probabilmente è stata la XIX Universiade, ospitata nel 1997 tra Palermo, Catania, Messina e altri centri minori. Segue l'Europeo femminile Italia 1968 di pallacanestro, disputato a Messina, Ragusa, Catania e Palermo. Nel 2003 Catania è stata la sede dei Giochi Mondiali Militari e nel 2006 ha ospitato il Campionato Europeo di hockey su prato.

Per quanto attiene l'atletica leggera, l'evento più conosciuto a livello internazionale è sicuramente il Trofeo Sant'Agata di corsa podistica su strada che si corre tutti gli anni il giorno 3 febbraio per le strade del centro di Catania. Nelle sue 47 edizioni, ha visto fra i partecipanti Stefano Baldini vincitore della maratona all'Olimpiade di Atene 2004.

Nel 1994 si sono tenuti in Sicilia il Campionato del mondo di ciclismo su strada e i Campionati del mondo di ciclismo su pista: Catania ospitò le prove a cronometro su strada, Agrigento quelle in linea su strada e Palermo quelle su pista. Altri eventi di rilievo sono state le 3 partite dei Mondiali di calcio Italia 1990, ospitate allo Stadio La Favorita di Palermo (Olanda-Egitto 1-1; Eire-Egitto 0-0; Olanda-Eire 1-1). Nel 2005 e 2006 Trapani ha ospitato le regate Act 8 & 9 della Louis Vuitton Cup. Nel 1999, 2006 e 2011 Palermo ha ospitato i Jeux des îles, dei quali la Sicilia è prima per numero di edizioni vinte.

Nel 2002 Palermo ha ospitato i mondiali di baseball.

Nel 2006 Messina ha ospitato gli europei di softball.

Nel 2008 Acireale ha ospitato i mondiali di scherma junior e cadetti.

Nel 2011 Catania ha ospitato i mondiali di scherma.

Nel 2014 Gela ha ospitato i mondiali di boxe.

Principali impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

 
Città Soccer ball.svg Stadi del calcio Capienza
Messina Stadio San Filippo 40.200
Palermo Stadio Renzo Barbera 36.349
Catania Stadio Angelo Massimino 21.530
Sciacca Stadio Luigi Riccardo Gurrera 18.000
Caltanissetta Stadio Marco Tomaselli 15.000
Marsala Stadio Antonino Lombardo Angotta 13.500
Messina Stadio Giovanni Celeste 12.000
Agrigento Stadio Esseneto 10.000
Licata Stadio Dino Liotta 11.000
Trapani Stadio Provinciale di Trapani 7.000
 
Città Basketball ball.svg Palasport Capienza
Catania PalaNesima 6.500
Palermo Palasport Fondo Patti 6.000
Messina PalaRescifina 5.500
Acireale Palazzetto dello Sport 5.500
Catania PalaCatania 5.000
Caltanissetta PalaCarelli 5.000
Trapani PalaIlio 4.575
Priolo PalaAcer 4.000
Cefalù Palasport Marzio Tricoli 4.000
Ragusa PalaMinardi 3.800
Capo d'Orlando PalaFantozzi 3.613
Favara PalaGiglia 3.500
Gela PalaLivatino 2.600
Giarre PalaGhiaccio 2.500

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ db-city.com
  2. ^ Dati Istat 2011. URL consultato il 22 maggio 2014.
  3. ^ a b Dato Istat al 31-01-2014. URL consultato l'11 luglio 2014.
  4. ^ Nei comuni di Contessa Entellina, Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela; la minoranza albanofona è tutelata in base alla L.N. 482/99 e dalla L.R. 26/1998.
  5. ^ In alcuni comuni della provincia di Enna (Nicosia, Sperlinga, Aidone, Piazza Armerina) e della provincia di Messina (San Fratello, Novara di Sicilia). Parlata alloglotta gallo italico nel Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia, Regione Sicilia.
  6. ^ Nel solo comune di Messina. Delibera del consiglio provinciale N. 44-C-2012 del 10/02/2012 «Delimitazione ambito territoriale tutela delle minoranze linguistiche ai sensi della L. 482 del 15/12/1999».
  7. ^ Legge Regionale 4 novembre 2011 numero 23
  8. ^ Dati relativi al 2010
  9. ^ Inno ufficiale Regione Siciliana. URL consultato il 31 luglio 2012.
  10. ^ Scritto anche Sixilia; in lingua siciliana antica è attestata inoltre la forma Sichilia.
  11. ^ Misura comprensiva della superficie degli arcipelaghi e delle isole minori.
  12. ^ Istituzione dei liberi Consorzi comunali e delle Città metropolitane. URL consultato il 28 marzo 2014. (PDF)
  13. ^ Tra Europa e Africa spunta la micro-placca siculo-iblea - Corriere.it
  14. ^ Stefano Zanoli. Quando s'inaridì il Mediterraneo in TuttoScienze, 29 settembre 1999.
  15. ^ Riserva naturale Macalube di Aragona
  16. ^ Dato Istat al 31/08/2011. URL consultato il 24 gennaio 2012.
  17. ^ Calendario atlante De Agostini 2004. Novara, Istituto geografico De Agostini, 2003. I dati sono riferiti al 2000.
  18. ^ Les subdivisions du Leptolithique italien. Étude de typologie analityque, BPI, LXXIII, 1964, pp. 25 sgg.
  19. ^ Sebastiano Tusa, La Sicilia nella preistoria [1983], Sellerio, Palermo, 1999, p. 106.
  20. ^ Ranuccio Bianchi Bandinelli, Roma, La Fine dell'Arte Antica, dal II secolo d.C. alla fine dell'Impero, Corriere della Sera e Rizzoli libri illustrati, Milano, 2005, p. 250
  21. ^ Tommaso Fazello, op. cit., p. 318.
  22. ^ Gli esattori bizantini erano soliti piantare standardi nei terreni che secondo loro appartenevano all'erario per confiscarli. Fonte: Tommaso Fazello, op. cit., p. 318
  23. ^ Adele Cilento, Bisanzio in Sicilia e nel sud dell'Italia, Magnus Edizioni SpA, Udine, 2005, ISBN 88-7057-196-3, p. 45
  24. ^ Adozione della bandiera della Regione L.R. 4-1-2000 n. 1
  25. ^ INNO UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA
  26. ^ Inno Nazionale Siciliano Matriterra - Youtube
  27. ^ Definizione ed adozione del gonfalone della Regione siciliana.
  28. ^ Istituzione della "Medaglia d'oro al valore civile della Regione siciliana" in solidariaweb.org. URL consultato il 23 luglio 2011.
  29. ^ Regione Siciliana - Legge Regionale n. 15 del 5 novembre ottobre 2004
  30. ^ Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana Relazione sullo stato dell'ambiente in Sicilia- 2007
  31. ^ UNESCO World Heritage Centre - Tentative Lists
  32. ^ Alla fine del V secolo a.C. Siracusa aveva circa 300.000 abitanti.
  33. ^ Fonte Istat.
  34. ^ La lingua italiana, i dialetti e le lingue straniere. Indagine Istat 2006. URL consultato il 22 febbraio 2013. (PDF)
  35. ^ Aa.Vv., Enna e provincia: laghi, torri e castelli: Morgantina, Piazza Armerina, la villa romana del Casale, Touring Club Italiano, Milano 2001, p. 38.
  36. ^ Salvatore Claudio Sgroi, I galli della Lombardia siciliana, in «La Sicilia» 22 gennaio 1990, p. 3.
  37. ^ http://free.imd.it/Colapesce/Sommari/SommarioLeggende.htm
  38. ^ Il linciaggio di nove siciliani nella New Orleans del 1891 | Palermo la Repubblica.it
  39. ^ Il linciaggio di Tallulah, un dramma dell'emigrazione
  40. ^ Campbell, R., “Media and Culture: An Introduction to Mass Communication, St. Martin's Press, New York, 1998
  41. ^ Annotated Bibliography - p 6
  42. ^ Fabio Oliveri. La gestualità dei siciliani. Krea, 2002. ISBN 88-901260-9-4
  43. ^ MyMovies: La voce del corpo
  44. ^ la voce del Corpo IMDb
  45. ^ LinkSicilia: Con Luca Vullo la gestualità siciliana arriva sul grande schermo
  46. ^ Qualità della vita 2008: Pagella finale Il Sole 24 ORE
  47. ^ Classifica qualità della vita - Il Sole 24 Ore.
  48. ^ Aforisma di Giovanni Falcone.
  49. ^ Sebastiano Giaquinta, L'Omicidio Notarbartolo.
  50. ^ La sentenza del processo di Palermo contro Andreotti.
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia sulla Sicilia.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • Sicilia in Open Directory Project, Netscape Communications. (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Sicilia")
  • Arca dei Suoni Archivio sonoro digitale on-line del CRICD - Centro Regionale per l'Inventario, la Catalogazione e la Documentazione dei Beni Culturali della Regione Siciliana