Riserva naturale integrale Macalube di Aragona

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Riserva naturale integrale Macalube di Aragona
Vulcanelli di Macalube near Aragona Sicily 2.jpg
Tipo di area Riserva Regionale
Codifica EUAP EUAP1124
Class. internaz. Sito di interesse comunitario
Stati bandiera Italia
Regioni Stemma Sicilia
Province stemma Agrigento
Comuni Aragona
Superficie a terra 256,45 ha
Provvedimenti istitutivi D.A. 290/44 16/05/1995; DD.AA. 528/44, 11/08/95 - 334/44, 24/07/2000
Gestore Legambiente - Comitato Regionale Siciliano
Presidente Domenico Fontana (dal 2003 al 2011)
Sito istituzionale

La Riserva naturale integrale Macalube di Aragona è una riserva naturale regionale della Sicilia, situata 4 km a SO di Aragona e 15 km a N di Agrigento, che comprende una vasto territorio argilloso caratterizzato dalla presenza di fenomeni eruttivi.

Il nome Macalube (o secondo alcune versioni Maccalube) deriva dall'arabo Maqlùb che significa letteralmente "ribaltamento".[1]

Indice

[modifica] Storia e leggenda

L' Occhiu di Macalubi (appellativo locale della zona) ha da sempre esercitato un grosso fascino sulla popolazione locale e sui viaggiatori stranieri.[2]

Le più antiche descrizioni dell'area si debbono a Platone, Aristotele, Diodoro Siculo e Plinio il Vecchio. In epoca romana il fango sgorgante dal terreno veniva utilizzato per cure reumatiche e di bellezza.

Nel corso dei secoli il luogo ha ispirato numerose leggende: secondo una di queste i fenomeni eruttivi dell'area sarebbero iniziati nel 1087, a seguito di una sanguinosa battaglia tra Arabi e Normanni: il liquido grigiastro sospinto dall'attività eruttiva fu così ribattezzato sangu di li Saracini (il sangue dei Saraceni).[3]

Un'altra leggenda vuole che un tempo nell'area sorgesse una città, e che un giorno, a causa di un'offesa fatta alla divinità locale, la città fosse stata sprofondata nelle viscere della terra. Guy De Maupassant, giunto nel sito durante un viaggio in Sicilia nel 1885 descrisse i vulcanelli di fango come "pustole di una terribile malattia della natura".[4]

[modifica] Territorio

L'area della Riserva è caratterizzata da terreni prevalentemente argillosi, solcati da corsi d'acqua effimeri, alimentati da precipitazioni stagionali. L'area di maggiore interesse è la collina dei Vulcanelli, un'area brulla, di colore dal biancastro al grigio scuro, popolata da una serie di vulcanelli di fango, alti intorno al metro.[5]

[modifica] Aspetti geologici

Dettaglio di vulcanello di fango

I vulcanelli sono il frutto di un raro fenomeno geologico definito vulcanesimo sedimentario.[6]

Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto ad una certa pressione.[7] Il gas, attraverso discontinuità del terreno, affiora in superficie, trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua, che danno luogo ad un cono di fango, la cui sommità è del tutto simile ad un cratere vulcanico.[5] Il fenomeno assume talora carattere esplosivo, con espulsione di materiale argilloso misto a gas ed acqua scagliato a notevole altezza.[8]

Le maccalube sono importanti emissioni di gas naturale che si originano in seguito al diapirismo. Processo fisico che porta in superficie fluidi (gas ed acqua) e materiale sedimentario non consolidato; la migrazione del gas e del fango segue linee di risalita attraverso strutture geologiche strutturalmente più deboli. L'innesco della risalita ha origine nell’effetto combinato della spinta di galleggiamento dei sedimenti sepolti e dalla pressione interstiziale dei fluidi degli stessi sedimenti. La spinta di galleggiamento è legata alla quantita di gas prodotti dalla sostanza organica in essi dispersa che non ha avuto altra via di fuga, rimanendo intrappolata in materiale a densità superiore sovrastante.

Processi tettonici fanno aumentare la pressione interstiziale fino al superamento della pressione di intrappolamento (litostatica). A seguito di ciò il materiale sepolto non consolidato, risale fino alla superficie, dando origine a vere e proprie fontane di fango o maccalube.[9]

[modifica] Altre aree

Le maccalube sono presenti anche nel territorio di Caltanissetta in condrata Terrapelata;[9] territorio che proprio da esse prende il nome (terra pelata o brulla).[10] La zona interessata da questo fenomeno di vulcanismo di tipo sedimentario, si trova nelle immediate vicinanze della Riserva naturale orientata Monte Capodarso e Valle dell'Imera Meridionale proprio in mezzo alle famose miniere di zolfo di Caltanissetta.[11]

Nel caso delle maccalube di Terrapelata prevale la componente gassosa con oltre il 95% di metano venendo meno la presenza, se non in quantità trascurabili, dell'acqua salmastra e di fango.[9]

In data 11 agosto 2008 è avvenuto un evento di tipo parossistico con emissione di grandi quantità di materiale sedimentario di natura prevalentemente argillosa.[9] Il luogo di emissione dei fluidi coincide con una zona periferica (corona) di un movimento franoso, il fenomeno parossistico è spiegato dalla relazione esistente tra due fenomeni geologici: vulcanismo sedimentario e il fenomeno di cedimento del versante.[9]

[modifica] Progetto Life Natura

L'area protetta ricade nell'omonimo Sito di Importanza Comunitaria (Codice ITA040008) proprio in ragione della presenza di habitat prioritari, di specie vegetali di elevato interesse biogeografico e/o conservazionistico e di un numero significativo di emergenze faunistiche.

Su tali presupposti nel settembre del 2004 la Commissione Europea ha esitato positivamente il Progetto LIFE Natura “Conservazione degli habitat delle Macalube di Aragona”, proposto dalla Provincia Regionale di Agrigento e che vede quali partner l'Ente Gestore della Riserva Legambiente ed il Comune di Aragona.[12]

Obiettivo del progetto – che interessa una superficie di 93 ha ricadenti all'interno del SIC ed è in sostanza coincidente con la zona A di tutela integrale della Riserva – è la protezione e diffusione degli habitat di maggiore interesse conservazionistico presenti (prati salati mediterranei, percorsi substeppici di graminacee e piante annue, stagni temporanei mediterranei) e la rimozione di fattori di degrado conseguenti alle attività agricole condotte nel passato.

Il principale risultato atteso alla fine del progetto è il miglioramento dello stato di conservazione e la diffusione delle specie e degli habitat prioritari presenti nel SIC, anche attraverso il coinvolgimento degli operatori agricoli e della comunità locale nelle attività di gestione, al fine di aumentare il consenso verso le politiche di conservazione della natura.

[modifica] Flora

La vegetazione spontanea è costituita da specie adattatesi a vivere in un habitat di prateria mediterranea caratterizzato da una elevata salinità e dalla scarsa piovosità.[5]

La riserva ospita un contingente di specie endemiche considerevole in relazione alla sua limitata estensione, fra cui: l'Aster sorrentinii, (specie tutelata dalle direttive comunitarie); l'Allium lehmani, la Salsola agrigentina, il Lygeum spartum e la Malva agrigentina.[5]

In primavera si può osservare la fioritura, accanto alle specie più comuni, di numerose specie di orchidee (18 specie differenti tra cui Ophrys bertolonii, Ophrys bombyliflora, Ophrys lutea, Ophrys tenthredinifera).[5]

[modifica] Fauna

Nella stagione delle piogge la formazione di piccoli stagni favorisce la riproduzione di anfibi (Discoglossus pictus, Rana esculenta) e la presenza di un'abbondante popolazione di rettili.

La Riserva è inoltre territorio di caccia di alcune specie di rapaci (Circus aeruginosus, Falco tinnunculus) e zona di sosta per gli uccelli durante i periodi di migrazione.[5]

[modifica] Accesso

Per accedere alla Riserva è necessario raggiungere il centro abitato di Aragona (km 56 della S.S. 189 Agrigento - Palermo) e seguire le indicazioni esistenti o contattare l'ufficio della riserva:
via Salvatore La Rosa, 53
92021 Aragona (Ag)
t tel 0922-699210 fax 0922-690021
E-mail: macalube@legambienteriserve.it

[modifica] Note

  1. ^ Caterina Barilaro, I parchi letterari in Sicilia: un progetto culturale per la valorizzazione del territorio, Rubbettino Editore, 2004, 165–. ISBN 9788849808636 URL consultato il 25 marzo 2011.
  2. ^ Antonio Nazzaro, Il rischio Vesuvio: storia e geodiversità di un vulcano, Guida Editori, 2009, 167–. ISBN 9788860426482
  3. ^ Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, Forni, 1896.
  4. ^ Guy de Maupassant, Viaggio in Sicilia, Sigma, 1998. ISBN 9788872310397
  5. ^ a b c d e f (IT) Provincia di Agrigento - Riserva naturale Macalube d'Aragona
  6. ^ F. Lo Piccolo, Progettare le identità del territorio. Piani e interventi per uno sviluppo locale autosostenibile nel paesaggio agricolo della Valle dei Templi di Agrigento, Alinea Editrice, 2009, 66–. ISBN 9788860554246
  7. ^ La Parola del Passato: rivista di studi antichi, G. Macchiaroli., 1981.
  8. ^ BIBLIOTECA ITALIANA, 1821, 371–. URL consultato il 25 marzo 2011.
  9. ^ a b c d e Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - Sez. Palermo
  10. ^ (IT) Monte Capodarso e Valle dell'Imera Meridionale
  11. ^ (IT) FURNITTO.COM » Blog Archive » Le Maccalube di Caltanissetta: cosa sono?
  12. ^ Sicilië, Lannoo Uitgeverij, 20 settembre 2006, 23–. ISBN 9789020964011

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

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