Tempio di Segesta

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Coordinate: 37°56′29.22″N 12°49′59.05″E / 37.941449°N 12.83307°E37.941449; 12.83307

1leftarrow.pngVoce principale: Segesta.

Il tempio
Pianta del tempio

Il tempio di Segesta è un tempio greco dell'antica città di Segesta sito nell'area archeologica di Calatafimi Segesta, comune italiano della provincia di Trapani in Sicilia.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il tempio, a volte denominato "Tempio Grande", è stato costruito durante l'ultimo trentennio del V secolo a.C.,[1] sulla cima di una collina a ovest della città, fuori dalle sue mura. Si tratta di un grande tempio periptero esastilo (ossia con sei colonne sul lato più corto, non scanalate). Sul lato lungo presenta invece quattordici colonne (in totale 36 quindi). L'attuale stato di conservazione presenta l'intero colonnato della peristasi completo di tutta la trabeazione. Nonostante gli elementi costruttivi e le proporzioni della costruzione si riferiscano con chiarezza al periodo classico dell'architettura greca, il tempio presenta aspetti peculiari sui quali la storiografia non esprime pareri unanimi.

Il primo elemento di dibattito è costituito proprio dalla sua natura di espressione artistica pienamente ellenica, aggiornata alle maggiori espressioni dell'arte della madrepatria ed in particolare dell'Attica, ma realizzata in una città degli Elimi, una popolazione di origine incerta, ma stanziata in Sicilia molto prima dell'arrivo dei coloni greci nella vicina Selinunte, con la quale Segesta fu perennemente in conflitto. Gli storici ipotizzano che, grazie agli scambi commerciali, la città elima abbia raggiunto nel corso del V secolo a.C. un alto grado di ellenizzazione, tale da poter consapevolmente importare un sofisticato modello artistico come il tempio dorico periptero che grazie alla canonizzazione di dimensioni e proporzioni si prestava ad una larga diffusione. Inoltre è probabile che il progettista e le maestranze impiegate fossero greche, provenienti da una delle vicine città.[2][3]

Il secondo aspetto che ha sempre colpito molto gli storici è l'assenza di vestigia della cella all'interno del colonnato, che invece è uno dei meglio conservati del mondo greco. Questo ha fatto pensare ad un tempio ipetro o meglio ad un luogo sacro privo di copertura e di cella e legato a riti indigeni. In alternativa si è pensato ad una cella interamente a struttura lignea, come tutta la copertura, e quindi andata persa.[4]

Negli anni '80 sono state trovate tracce della fondazione della cella, interrate all'interno del tempio, insieme a tracce di costruzioni precedenti (il che farebbe pensare che il tempio fosse stato costruito su un luogo sacro ancora più antico).[5] Pertanto l'ipotesi prevalente è che il tempio non sia mai stato terminato, a causa probabilmente di avvenimenti bellici che coinvolsero a lungo la città e che la cella e la copertura non siano mai state realizzate.[6]

Tale ipotesi è avvalorata anche dalla mancanza di scanalature delle colonne e dalla presenza, soprattutto sui blocchi del crepidoma, di "bugne" cioè di protuberanze destinate e proteggere il blocco durante la messa in opera che sarebbero state scalpellate via in fase di rifinitura.[7]

Il tempio quindi avrebbe dovuto avere un'ampia cella preceduta da un pronaos distilo in antis ed un simmetrico opistodomo sul retro. Il colonnato, con interassi uguali su tutti i lati, presenta la canonica doppia contrazione degli intercolumni terminali per risolvere il conflitto angolare oltre ad altri tipici accorgimenti ottici come la curvatura delle linee orizzontali e alla concezione decorativa del fregio che perde, almeno in parte la sua dipendenza dal colonnato. Tali caratteristiche mostrano una derivazione dai modelli evolutivi attici della fine del V secolo a.C. ed in particolare dal tempio degli Ateniesi a Delo, ai quali rimandano anche gli elementi decorativi.[8][9]

Gli unici aspetti riferibili ancora allo stile severo sono le proporzioni allungate con 6x14 colonne in luogo delle canoniche 6x13 (doppio quadrato),[10] e le grandi dimensioni in un'epoca in cui i templi divenivano più piccoli.

Nel XVIII secolo il tempio fu oggetto di un primo restauro da parte dell'architetto Chenchi. Fu visitato da Goethe e divenne una delle mete del Grand Tour e una della cause della riscoperta dell'architettura greca e del dorico che fu alle radici del neoclassicismo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La datazione, generalmente accettata si basa sull'analisi stilistica:Dieter Mertens, Città e monumenti dei greci d'Occidente, 2006, ISBN 8882653676, pp.408-414
  2. ^ Dieter Mertens, op. cit., 2006, pp.408-414
  3. ^ Enzo Lippolis, Monica Livadiotti, Giorgio Rocco, Architettura greca: storia e monumenti del mondo della polis dalle origini al V secolo, 2007, ISBN 8842492205, pp.483-488
  4. ^ Dieter Mertens, op. cit., 2006, pp.408-414
  5. ^ Dieter Mertens, op. cit., 2006, p.408-414
  6. ^ E. Lippolis, M. Livadiotti, G. Rocco, Op. cit, 2007, pp.483-488
  7. ^ Dieter Mertens, op. cit., 2006, p.408-414
  8. ^ Dieter Mertens, op. cit., 2006, pp.408-414
  9. ^ E. Lippolis, M. Livadiotti, G. Rocco, Op. cit, 2007, pp.483-488
  10. ^ E. Lippolis, M. Livadiotti, G. Rocco, Op. cit, 2007, pp.483-488

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dieter Mertens, Città e monumenti dei greci d'Occidente, 2006, ISBN 8882653676
  • Enzo Lippolis, Monica Livadiotti, Giorgio Rocco, Architettura greca: storia e monumenti del mondo della polis dalle origini al V secolo, 2007, ISBN 8842492205

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