Cave di Cusa
Coordinate: 37°37′10″N 12°43′21″E / 37.61944°N 12.7225°E
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Le Cave di Cusa (o Rocche di Cusa) sono un sito archeologico siciliano, che si trova in territorio di Campobello di Mazara, a SW di Castelvetrano, in provincia di Trapani, e precisamente a 13 km a nord-ovest delle rovine di Selinunte.
La Regione siciliana ha intitolato il parco all'archeologo Vincenzo Tusa [1].
Indice |
Storia [modifica]
Si tratta delle cave di pietra caratterizzate da banchi di calcarenite estesi lungo circa 2 km in prossimità della costa[2], da cui veniva estratto il materiale per le costruzioni selinuntine. Esse furono in uso dal VI secolo a.C. fino alla sconfitta dei greci da parte dei cartaginesi nel 409 a.C.
L'elemento più significativo che vi si nota è la brusca interruzione dei lavori di estrazione, di lavorazione e di trasporto dei rocchi di colonna, dovuta alla minaccia che incombeva sulla città nel 409 a.C. per l'improvviso sopraggiungere dell'esercito cartaginese. La repentina fuga dei cavatori, degli scalpellini e degli operai addetti, ha fatto sì che oggi noi possiamo non solo riconoscere ma anche seguire tutte le varie fasi di lavorazione: dalle prime profonde incisioni circolari, fino ai rocchi finiti che attendevano soltanto di essere trasportati via.
Il luogo [modifica]
Oltre a rocchi di colonne, nelle cave è possibile riconoscere anche qualche capitello, come pure incisioni rettangolari per ricavare dei blocchi squadrati, tutti destinati ai templi di Selinunte. Alcune gigantesche colonne - sicuramente destinate al Tempio G - si notano nella zona W delle Rocche di Cusa, allo stato ancora di primo abbozzo. Dei rocchi già estratti, alcuni erano pronti per essere trasportati via; altri, già in viaggio alla volta di Selinunte, furono abbandonati lungo la strada.
Tecnologia antica [modifica]
Il procedimento per ricavare i tamburi delle colonne prevedeva innanzi tutto una perfetta incisione circolare nella roccia; quindi, dopo aver allargato questa verso l'esterno, estraendo dal solco la roccia con degli scalpelli, si creava un taglio ricurvo che, col procedere del lavoro, vie più si approfondiva; l'operazione proseguiva fino a quando il tamburo non aveva raggiunto l' altezza desiderata, dopo di che si procedeva alla sua estrazione, distaccandolo dal fondo roccioso con l'aiuto di cunei che si facevano rigonfiare con l'acqua.
Il trasporto dei rocchi avveniva per rotolamento; quello dei blocchi squadrati, invece, per traino (sia su rulli che su carri tirati da buoi) forse dopo averli rivestiti con un'intelaiatura di legno, finalizzata ad agevolarne il trasporto, e nel contempo ad impedire che subissero danni o eccessive ammaccature in fase di spostamento.
Note [modifica]
- ^ Regione Siciliana Assessorato Beni Culturali
- ^ Cave di Cusa - Servizio II Archeologico - Soprintendenza BB.CC.AA. Trapani
Altri progetti [modifica]
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