Isola di Panarea

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Isola di Panarea
Tipica via di Panarea
Tipica via di Panarea
Geografia fisica
Localizzazione mar Tirreno
Coordinate 38°38′14″N 15°04′02″E / 38.637222°N 15.067222°E38.637222; 15.067222Coordinate: 38°38′14″N 15°04′02″E / 38.637222°N 15.067222°E38.637222; 15.067222
Arcipelago Isole Eolie
Superficie 3,34 km²
Dimensioni 3 × 2 km
Sviluppo costiero 8 km
Altitudine massima 420 m s.l.m.
Geografia politica
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Provincia Messina Messina
Comune Lipari-Stemma.png Lipari
Centro principale Ditella, Drauto, San Pietro
Fuso orario UTC+1
Porti principali Scalo Ditella
Demografia
Abitanti 241[1] (2001)
Etnico panarioti
Cartografia
Mappa Eolie.PNG
Mappa di localizzazione: Sicilia
Isola di Panarea

[senza fonte]

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Panarea (Panarea in siciliano) è un'isola italiana appartenente all'arcipelago delle isole Eolie, in Sicilia.

Amministrativamente appartiene a Lipari, comune italiano della provincia di Messina, di cui costituisce una frazione di 241 abitanti[1], suddivisa nei centri di San Pietro (il principale approdo), Ditella e Drauto.

È l'isola più piccola e la meno elevata dell'arcipelago eoliano, nonché la più antica, e con gli isolotti di Basiluzzo, Spinazzola, Lisca Bianca, Dattilo, Bottaro, Lisca Nera e gli scogli dei Panarelli e delle Formiche, costituisce un microarcipelago fra Lipari e l'isola di Stromboli posto su un unico basamento sottomarino.

Comunemente nota come l'isola dei Vip[2], è tra le isole siciliane più frequentate dai turisti nei mesi estivi.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Casa di Panarea

Dal punto di vista geologico Panarea è la più antica isola delle Eolie, con gli isolotti circostanti quel che resta di fenomeni eruttivi di un unico bacino vulcanico, oramai quasi del tutto sommerso ed eroso dal mare e dal vento. Divisa nel senso della lunghezza da un'elevata dorsale, rimane soltanto la parte orientale e meridionale dell'isola originaria, con coste relativamente limitate in altezza, caratterizzate da piccole spiagge e vaste zone pianeggianti, anticamente coltivate a vigne ed oliveti e di cui ancora oggi si notano i terrazzamenti che erano adibiti alle colture, oramai abbandonate.

Il lato occidentale e settentrionale è caratterizzato da alte coste inaccessibili e molto frastagliate, un continuo succedersi di terrazzamenti, crepacci e suggestive formazioni di lava solidificata. Il condotto principale dell'originario complesso vulcanico è situato all'incirca nel tratto di mare compreso tra lo scoglio La Nave e lo scoglio Cacatu. Sempre dal mare, sulla costa occidentale (Cala Bianca), sono invece visibili i resti di un camino vulcanico secondario dalla forma di grosso imbuto.

Sul lato nord-est dell'isola, sulla spiaggia della Calcara è tuttora possibile scorgere fumarole di vapori che si levano dalle fessure fra le rocce (dai suggestivi colori sulfurei), ultime tracce di attività vulcanica con temperature fino ai 100 °C. In alcuni punti fra i ciottoli in riva al mare, per effetto di queste sorgenti di calore, l'acqua ribolle fino ad essere ustionante. Altri fenomeni eruttivi subacquei (recentemente alla ribalta della cronaca per un'improvvisa aumentata attività) sono evidenti nel ribollire delle acque fra l'isolotto di Bottaro e Lisca Bianca. Non sono invece più identificabili le sorgenti termali segnalate sulla carta poco a nord della punta Peppe Maria "cementificate" (vedi oltre) dal "lungomare" costruito negli anni ottanta[senza fonte].

Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

La macchia mediterranea di Panarea presenta fico d'India (Opuntia ficus indica), lentisco (Pistacia lentiscus), ginestra (Spartium junceum), cappero (Capparis spinosa) e piante di olivo (Olea europaea) secolari, resti dell'antica vocazione agricola dell'isola (scomparsi i vigneti che esistevano fino agli anni settanta). La vegetazione originaria è poi contaminata da molte specie vegetali esogene, arrivate con il boom edilizio e turistico.

Per quanto riguarda la fauna è presente il falco della regina (Falco eleonorae), il corvo (Corvus corax), qualche marangone (Phalacrocorax carbo) e il gabbiano reale mediterraneo (Larus michahellis) che nidificano sulle inaccessibili pareti delle coste occidentali. Caratterizza la fauna isolana il geco (Tarentola mauritanica), innocuo e utilissimo predatore di insetti.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

San Pietro, Panarea

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del nome

Nell'antichità si ritrovano diversi nomi greci per Panarea: Euṓnymos, Εὐώνυμος ("di buon nome", "prospera", però pure, per eufemismo, "che sta a sinistra", come i cattivi presagi, andando da Lipari verso la Sicilia); e Hikesía, Ἱκεσία ("la supplice"). Poi, nella Cosmografia ravennate si legge il nome Pagnarea, da cui Panarea.

Panarea fu abitata già in epoca preistorica come testimonia il villaggio dell'età del Bronzo (XIV secolo a.C.) sul promontorio di Punta Milazzese, a sud-ovest dell'isola. La particolare posizione del pianoro, proteso verso il mare e protetto da alte pareti a dirupo sul mare - dunque facilmente difendibile - ne fece un luogo ideale per l'insediamento: nel villaggio, di cui sono visibili e visitabili i resti di una ventina di capanne, sono stati ritrovati materiali d'origine micenea, a testimonianza del ruolo svolto, anche in antichità, dall'arcipelago eoliano, al centro delle principali rotte commerciali del Mar Mediterraneo. Per il resto Panarea condivide la storia delle altre isole Eolie ed in particolare di Lipari.

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

Abitate fin dal neolitico, nel periodo fra il VII e il VI secolo a.C. le isole furono preda di continue scorrerie etrusche fino a quando quest'ultimi non vennero sostituiti dalla colonizzazione greca. Nel 264 a.C. Lipari è alleata di Cartagine e le isole devono quindi subire i continui attacchi della flotta romana. Nel 252 a.C. Lipari e le sue isole passeranno sotto il dominio romano. Ne sono prova i resti di una villa romana sulla difficilmente accessibile sommità dell'isolotto di Basiluzzo, proprietà di un eccentrico possidente romano, evidentemente amante dell'asprezza e bellezza dei panorami panarellesi.

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente inizia un periodo di decadenza che aumenta con la dominazione bizantina e diviene ancor più rapida con l'inizio dell'occupazione araba (827/1061). Con l'avvento dei Normanni ricominciò lo sviluppo economico e demografico delle isole (1340-1544 circa). A metà del 1500 infatti gli arabi ricominciarono a insidiare le isole (ne resta traccia nella toponomastica isolana nella baia e relativa contrada di Drautto, dal nome del pirata Dragut. Per le scorrerie della pirateria arabo-turca l'isola rimase pressoché disabitata, gli abitanti infatti non superavano il centinaio. Verso la fine del XVII secolo i contadini di Lipari ripresero a coltivarla (senza portarvici però donne e bambini, per via del pericolo delle scorrerie piratesche).

Il villaggio preistorico di Capo Milazzese

È significativo come sopra il villaggio preistorico di Cala Junco esista il "Castello del Salvamento" (nella toponomastica eoliana "castello" sta per pinnacolo roccioso di notevole altezza), usato appunto come provvidenziale rifugio degli abitanti durante queste incursioni. In seguito, con il miglioramento della situazione politica nelle isole, la popolazione di Panarea aumentò sino a circa 1000 persone. Ma alla fine dell'Ottocento diminuì nuovamente per via dell'emigrazione, verso Stati Uniti, Sud America e Australia.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Ai giorni nostri la popolazione è intorno ai 200 abitanti stabili (in inverno, nei mesi estivi con i turisti può facilmente decuplicare). Gli isolani vivono ora soprattutto del successo turistico dell'isola, esploso alla fine degli anni settanta, ma iniziato alla fine degli anni cinquanta, con la scoperta di queste isole da parte di villeggianti più avventurosi, alla ricerca di un'oasi di vita più semplice e a contatto diretto con la natura.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La piccola chiesa di San Pietro

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di San Pietro
  • Chiesa dell'Assunta

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Architettura eoliana.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

  • Villaggio preistorico di Capo Milazzese

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

L'isola di Panarea ricade all'interno della riserva naturale orientata Isola di Panarea e scogli viciniori, istituita nel 1997, comprendente anche gli altri isolotti del miniarcipelago di Panarea[3].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua siciliana e Dialetto eoliano.

Oltre alla lingua ufficiale italiana, a Panarea si parla la lingua siciliana nella sua variante eoliana. La ricchezza di influenze del siciliano, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, deriva dalla posizione geografica dell'isola, la cui centralità nel mar Mediterraneo ne ha fatto terra di conquista di numerosi popoli gravitanti nell'area mediterranea.

Nel Vocabolario siciliano di Giorgio Piccitto la parlata di Panarea è indicata con la sigla ME34b, afferente al gruppo dei dialetti messinesi orientali del versante tirrenico.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Media[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Per il senso di straniamento, fascinazione e sensazione di "perdersi" nella natura, che procuravano questi luoghi nel dopoguerra si ricorda il film Stromboli terra di Dio di Roberto Rossellini (1950) o l'altrettanto famoso L'avventura, di Michelangelo Antonioni (1960), ambientato in larga parte a Panarea, Basiluzzo e Lisca Bianca. Si ricordi anche il film di cassetta Panarea di Pipolo, ambientato sull'isola stessa.

A Panarea è ambientata anche una scena del secondo episodio (Isole) di Caro diario, film del 1993 di Nanni Moretti. Appena giunti sull'isola, Nanni e l'amico Gerardo (Renato Carpentieri) s'imbattono subito in due animatrici di eventi mondani, col risultato di risalire di corsa sullo stesso aliscafo:

« Animatrice: Benvenuti! Scusami. Benvenuti a Panarea. Da dove venite?

Moretti: Stromboli.
Animatrice: Che noia. Io sto preparando una bellissima festa in omaggio al cattivo gusto. Ci ho messo quasi un anno ad organizzarla. Helmut Berger ha detto che viene direttamente in mutande. E poi sabato, sabato ci sarà la festa della separazione, per il mio divorzio.
Gerardo: Lei organizza sempre cose di questo genere?
Animatrice: Mah, il mio studio offre un po' di tutto. Cocktail, cene d'affari, viaggi, ambientazioni... Posso trovarvi un elefante bianco per una cena esotica o un fotografo sorprendente per un matrimonio o un vatusso, per animare una serata mondana. Idee, creatività, atmosfere, contatti...
Moretti e Gerardo: Arrivederci e grazie! »

(Nanni Moretti, Isole in Caro diario, 1993)

Persone legate a Panarea[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Panarea 08-12.jpg

Il centro abitato di Panarea costituisce una frazione di 241 abitanti[1] del comune di Lipari, in provincia di Messina, formata dai centri di Ditella, Drauto e San Pietro, collegate tra di loro e distribuite nella parte orientale dell'isola.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Un'immagine di Panarea

Il successo turistico, che ha portato indubbi benefici economici e di qualità della vita alla popolazione dell'isola, ha inevitabilmente comportato aspetti negativi, quali una progressiva inesorabile cementificazione e speculazione edilizia (seppur in misura minore e più controllata rispetto ad altre isole dell'arcipelago), una spersonalizzazione del carattere originario (le nuove case o quelle riadattate ad uso turistico stanno via via perdendo il carattere originario verso uno stile simil-eoliano, o peggio verso un generico esotismo), una banalizzazione dell'offerta turistica, non più dissimile da qualsiasi altra località balneare, un affollamento di massa nei mesi estivi, agosto in particolare, caratterizzato da un turismo "mordi e fuggi", quest'ultimo più attratto dalla nomea di "isola dei VIP", che dalle effettive bellezze paesaggistiche dell'isola. Tuttavia resta inconfutabile che, al di fuori delle follie dell'alta stagione, essa è una delle isole più affascinanti di tutto il Mar Mediterraneo[senza fonte].

Nel 2011 è stata descritta dalla rivista W come "l'epicentro della scena estiva più chic nel Mediterraneo"[4].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Porti[modifica | modifica wikitesto]

L'unico approdo possibile a Panarea è permesso dallo scalo Ditella, nel borgo di San Pietro.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Dati Istat 2001. URL consultato il 12 dicembre 2012.
  2. ^ TCI, 53.
  3. ^ Riserva Naturale Orientata Isola di Panarea e Scogli Viciniori. URL consultato il 13 dicembre 2012.
  4. ^ (EN) Fantasy Island. URL consultato il 13 dicembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sicilia-Isole, Meridiani, 2000, anno XIII, n. 89.
  • Mimmo Martinucci, Sognando le isole italiane. Guida per radioamatori. Vol. 3 - Tutte le isole della Sicilia, Albino, Sandit Libri, 2007, ISBN 978-88-89150-57-3.
  • Touring Club Italiano, Isole siciliane. Eolie, Egadi, Pelagie, Pantelleria, Ustica, Milano, Touring Club Italiano, 2007, ISBN 978-88-365-3045-8.
  • Pietro Lo Cascio, Enrico Navarra, Guida naturalistica alle Isole Eolie, Palermo, L'Epos, 2003, ISBN 978-88-8302-213-5.
  • Delia Parrinello, Melo Minnella, Isole di Sicilia, Palermo, Pielle edizioni, 2011, ISBN 88-7508-026-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]