Isola Alicudi

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Alicudi
Il porto di Alicudi
Il porto di Alicudi
Geografia fisica
Localizzazione Mar Tirreno
Coordinate 38°32′38″N 14°21′12″E / 38.543889°N 14.353333°E38.543889; 14.353333Coordinate: 38°32′38″N 14°21′12″E / 38.543889°N 14.353333°E38.543889; 14.353333
Arcipelago Isole Eolie
Superficie 5,10 km²
Altitudine massima 666 m s.l.m.
Geografia politica
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Provincia Messina Messina
Comune Lipari-Stemma.png Lipari
Demografia
Abitanti 105 (2001[1])
Densità 20,19 ab./km²
Etnico Alicudesi (in siciliano arcudari)
Cartografia
Mappa Eolie.PNG
Mappa di localizzazione: Sicilia
Alicudi

[senza fonte]

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Vista dal mare
Vista aerea di Alicudi
Alicudi dall'alto
Scoglio Galera

Alicudi è un'isola dell'Italia appartenente all'arcipelago delle isole Eolie, in Sicilia. Amministrativamente appartiene a Lipari, comune italiano della provincia di Messina in Sicilia. Gli abitanti dell'isola sono chiamati in siciliano arcudari. Anticamente era nota come Ericussa, dal greco antico Ἐρικοῦσσα («ricca di erica»).

Geografia e storia[modifica | modifica wikitesto]

«Alicuri è ovunque sterile ed alpestre, e non ha di circuito più di 7 miglia. Vi nasce in gran copia l'erica (...).»

Mariano Scasso, Storia generale di Sicilia, 1788.

L'isola di Alicudi è la più occidentale dell'arcipelago eoliano e si trova a circa 34 miglia marine (quasi 63 km) a ovest di Lipari. È dominata dal monte Filo dell'Arpa, il cui toponimo deriva dal termine dialettale arpa o arpazza col quale si indica la poiana. La pianta dell'isola è quasi circolare, con superficie di circa 5 km², con coste ripide ed aspre, e costituisce la parte emersa, dai 1.500 m di profondità del fondo del mare fino ai 675 m s.l.m. del punto culminante, di un vulcano spento, sorto attorno a 150 milioni di anni fa e rimodellato da successive eruzioni e fenomeni quaternari. L'isola è abitata solo sul versante meridionale, digradante verso il mare in lenze (stretti appezzamenti), sostenute da muri a secco. Questo versante, significativamente antropizzato a scopi abitativi e colturali, risulta meno scosceso di quello opposto, battuto dai venti e continuamente soggetto a fenomeni erosivi e conseguenti frane, dette sciare (dal plurale sciari in lingua siciliana). L'Isola dell'erica era abitata nel dopoguerra da oltre 600 persone, in gran parte poi emigrate in Australia. Attualmente la popolazione conta meno di cento residenti che, però, diminuiscono notevolmente nel periodo invernale.

Alicudi fu abitata dal Neolitico, come attestato da tracce rinvenute presso l’attuale porto e sulla sommità dell’isola. Al IV secolo a.C. sono datate alcune sepolture a lastre di pietra lavica rinvenute in località Fucile nel 1924, con corredo funerario di lucerne e vasi fittili. Frammenti di vasellame di età romana si rinvengono sulla costa orientale dell'isola.

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Le spiagge dell'isola sono a ciottoli e scogli e le mareggiate invernali le fanno arretrare o avanzare, lasciando a volte pochi lembi di rena scura. Il giro dell'isola è possibile, ma presenta il rischio della caduta di pietre, smosse dal vento o dalle capre brade, e richiede l'aggiramento a nuoto di alcune formazioni rocciose. Risalendo invece le ripide mulattiere, attualmente ben mantenute in estate dai volontari di Legambiente, ci si immerge nella macchia mediterranea composta dall'erica, dal cappero, ginestra, ulivo, lentisco, carrubo, Artemisia arborescens, Cyclamen repandum, Narcissus tazetta, Orchis longicornu, Erysimum brulloi, Centaurea cineraria aeolica e Cytisus aeolicus, localmente detto sgùbbiu. Nella zona del vecchio cratere e sui fianchi sommitali l'ambiente, più fresco, presenta felci, distese di asfodelo (localmente cipuddazzu), pochi castagni residui, erica ed altri arbusti. La fauna è molto varia e ricca; in primavera e autunno compaiono uccelli migratori come il pellicano, l'airone rosso, l'airone cenerino, il fenicottero rosa. Tra le specie stanziali vi sono il corvo imperiale, il piccione selvatico, il germano reale, la berta maggiore e la berta minore, detta localmente araghiuni. Tra i rapaci il falco pellegrino, il lodolaio, il falco della regina e il falco cuculo. Tra i mammiferi, il coniglio selvatico.

Lungo le pendici, a diversa altitudine, si trovano alcune aree semipianeggianti (Chianicieddu, Chianu ri Mandra, Dirittusu e Sciaratieddu).

Le case tradizionali hanno il tetto piano per la raccolta dell'acqua piovana, che viene convogliata in grandi cisterne poste a fianco e al disotto, e camere intercomunicanti affiancate, che si aprono su terrazzi con sedute in muratura (bissuoli) e tipiche colonne a tronco di cono (pulere), sulle quali si appoggiano le travi in legno dei pergolati, sostegno di viti ombreggianti. In molte case sono ancora sfruttati, per conservare gli alimenti, i rifriggiraturi, piccoli vani con una porticina, posti allo sbocco di cunicoli di comunicazione ipogea, da cui fuoriescono soffi d'aria alla temperatura costante di una decina di gradi. Accanto alle abitazioni si trovano ancora numerose mànnare, costruzioni di pietre naturali a secco, a pianta circolare, coperte con falsa cupola, a cui si accede da bassi ingressi privi di serramento, con pavimento in terra battuta, destinate un tempo a ricovero di ovini.

Sull'isola non esistono grotte in cui entri il mare; invece sul fianco ovest, a mezza altezza ma impossibile da raggiungere in sicurezza se non con tecniche alpinistiche, si trova una grotta popolata da chirotteri.

Altre conformazioni geologiche tipiche, oltre alle sciare, sono il Perciato, lo Scoglio della Palumba con la prospiciente Praia della Palumba e lo Scoglio Galera, alta quinta naturale che si inabissa e riemerge pericolosamente a pelo d'acqua sul lato occidentale. Rappresentano variegate opere d'arte naturali gli scogli e le bancate di rocce, dal colore grigio scuro al bruno-arancio che sconfina anche nel rosso vinaceo, granulose o lisce al tatto, trabecolate o semplicemente solcate da fessure.

L'isola è in parte protetta, essendo inserita in un Parco naturale con percorsi segnalati; ci si affida alla sensibilità dei visitatori per l'attenzione da prestare ai rischi di incendi estivi e alla salvaguardia di fiori, essenze, insetti e animali selvatici.

Le contrade[modifica | modifica wikitesto]

Le case sono distribuite in sei agglomerati principali, raggiungibili solamente percorrendo mulattiere, antiche o ricostruite, a gradoni di pietra:

  • Alicudi porto, a livello del mare, posta tra il molo nuovo, attracco per aliscafi e traghetti, e il molo vecchio, da cui faceva la spola in precedenza il rollo (barca a remi) verso le navi al largo, e l'arco di roccia detto Perciato. Vi si trovano le due sole botteghe di generi alimentari dell'isola, un bar, una boutique, l'unico albergo, l'ufficio postale, la centrale elettrica. Più in alto si trova la Chiesa del Carmine, in posizione panoramica, con la torre campanaria separata dal corpo centrale dell'edificio. Ad Alicudi non esistono agenzie bancarie, bancomat e farmacie.
  • Contrada Tonna, antico insediamento con suggestivi edifici in puro stile eoliano, è la frazione più ad ovest dell'isola.
  • San Bartolo o Montagna, borgo posto ad una altezza di circa 370 metri e a quasi mille gradini dal mare, in passato era il principale abitato dell'isola, permettendo ai contadini di raggiungere le campagne coltivate. Oggi è del tutto disabitato. A poca distanza si trova la Chiesa di San Bartolo, risalente al 1821, edificata sui resti di una sacrestia seicentesca e considerata l'unico monumento storico dell'isola.
  • Contrada Pianicello, posta alla medesima altezza di S. Bartolo ma più ad ovest, è abitata da una popolazione di madrelingua tedesca. Non vi arrivano acqua corrente, né energia elettrica.
  • Contrada Sgurbio, anch'essa alla stessa quota di S. Bartolo, sulle balze di un costone nel lato Est dell'isola. Questa piccolissima frazione è composta da cinque case, ad ognuna delle quali è stato dato il nome di uno dei sensi del corpo umano.
  • Bazzina, ultimo gruppo orientale di case ed unica località pianeggiante dell'isola in riva al mare. È raggiungibile solo in la barca o, partendo dalla Chiesa del Carmine, attraverso un sentiero a strapiombo sul mare. Bazzina Alta è stato il primo borgo ad essere stato abbandonato dagli isolani e sovrasta l'omonimo abitato costiero.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

In quest'isola di natura vulcanica la terra è particolarmente fertile. Non deve dunque stupire se ad Alicudi è possibile ancora ammirare i terrazzamenti che spezzano il versante del vulcano ed hanno permesso per decenni agli abitanti di vivere dell'attività agricola. È interessante ricordare che la pesca, nei secoli passati, non ebbe mai uno sviluppo significativo, a causa del pericolo dei predoni, che rendeva di fatto tale attività poco conveniente rispetto all'agricoltura. I principali prodotti dell'isola sono l'ulivo, la vite, i capperi e la pesca. Il turismo rappresenta una voce importante dell'economia dell'isola, anche se in misura minore rispetto alle altre isole. Gli abitanti sono molto versatili: così, molti di quelli che in estate pescano, d'inverno eseguono lavori di ristrutturazione edilizia; altri accompagnano i turisti in escursioni in barca, o affittano loro imbarcazioni, o cucinano in spiaggia il pesce.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Architettura eoliana.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Gli unici mezzi di trasporto, utilizzati solo per i materiali, sono i muli, che hanno sostituito gli asinelli, meno robusti, e che da qualche tempo si vedono in carovane con un unico conducente. Non vi sono veicoli in circolazione, mancando le strade, ad eccezione di una striscia di pietre e cemento, che si stende per alcune centinaia di metri e serve per collegare al molo la centrale elettrica e il piazzale dell'eliporto per le emergenze. L'isoletta è collegata alle altre isole e alla Sicilia direttamente o indirettamente, tramite aliscafo o traghetto. Esistono anche collegamenti, con frequenze variabili nell'anno, con Napoli mediante traghetto e con Palermo mediante aliscafo.

Manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

La festa principale di Alicudi è quella di San Bartolo, nella seconda metà di agosto. Nella ricorrenza la pesante statua di ulivo, conservata nella nuova chiesa, viene portata faticosamente a spalla in un lungo giro sulle mulattiere. In questa occasione i fedeli recitano un rosario con intercalare di canti esclusivi dell'isola. Alla sera, un comitato spontaneo organizza spettacolari fuochi d'artificio sul mare e un ballo pubblico sul molo.

A ferragosto, nel tardo pomeriggio, è ormai tradizionale il mercatino, nel quale offrono merci e spettacolo artisti, chiromanti, privati venditori di chincaglieria e vestiti, cuochi di pesce e di cibi tradizionali e nel quale si trovano prodotti tipici, come capperi, nasse vivai e cesti di ligustro.

Persone legate ad Alicudi[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Tagliaro. Pittore naturalista trevigiano, che frequenta l'isola da anni e alterna il soggiorno sull'isola con quello in Thailandia. Il suo quadro più importante, avente a soggetto l'isola, è "Il mare alle spalle", finito nel 2010, che ha richiesto ben 10 anni di lavoro estivo.
  • Elio Zagami (*1939 - † 2010). Psichiatra nato a Messina, di origini liparote. Ha esercitato per anni la professione di psicoterapeuta a Roma ed ha frequentato assiduamente l’isola di Alicudi, alla quale ha dedicato studi antropologici e vari scritti. Tra i suoi libri, oltre a favole e racconti sparsi, si ricordano: Enolio '91 - Gradi 0 e Sgurbio. Zagami sostiene che alcune leggende eoliane su streghe volanti nascono dal consumo di segala inquinata da un fungo (segala cornuta), con poteri allucinogeni simili a quelli dell’acido lisergico (LSD), che induce stimoli al volo nel vuoto. [1] Il suo amore per l’isola emerge da questa sua lirica presentazione: Sappiate che c’è un’isola remota, ma remota davvero. Si chiama Alicudi. Quando sei nell’isola, quando vuole lei, a volte si spinge indietro e lontano diventando così improvvisamente remota da lasciarti esiliato con lei....
  • Damiano Russo (*1949 - † 2014). Capitano di Lungo Corso Medaglia d' oro alla lunga navigazione nato ad Alicudi. All' età di dieci anni lascia l' isola per frequentare le scuole medie a Lipari e l' istituto tecnico nautico "Caio Duilio" a Messina. Inizia a navigare a lungo corso con il Lloyd Triestino per poi trasferirsi nella Compagnia di navigazione Siremar, diventata in seguito Compagnia delle Isole. Ha lavorato per il bene delle sue Isole collegandole anche in condizioni meteomarine proibitive, sempre pensando ai "suoi isolani Eoliani e Siciliani" per dare modo di tornare alle loro case. Nel Giugno 2010 è stato insignito di medaglia d' oro di lunga navigazione su navi mercantili.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Consultazione dati del 14º Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazioni.

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