Corvus corax

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Il Corvo imperiale (Corvus corax Linneo 1758) è un uccello passeriforme della famiglia dei Corvidi.
Il più grande rappresentante della propria famiglia (assieme al congenere Corvus crassirostris), nonché uno fra i massimi esponenti dell'ordine dei passeriformi, si può dire che il corvo imperiale sostituisca gli avvoltoi nell'emisfero boreale, dov'è ampiamente diffuso e rappresentato, sebbene a causa della sua naturale diffidenza e circospezione risulti assai più raro da avvistare rispetto ad altri corvidi come le cornacchie: tuttavia, rispetto agli avvoltoi la sua dieta risulta assai più varia, in quanto esso si nutre praticamente di tutto ciò che è in grado di inghiottire dopo averlo spezzettato col forte becco.
La sua innata cautela lo porta ad eleggere a propria dimora luoghi selvaggi e relativamente difficili da raggiungere, come aree rocciose e foreste, anche se qualora non venga disturbato dall'uomo può frequentare anche ambienti antropizzati, risultando in alcuni casi addirittura nocivo. Se preso in tenera età, il corvo imperiale può essere addomesticato facilmente e dà prova di grande intelligenza, affezionandosi ai propri padroni ed imparando ad imitare la voce umana ed addirittura a risolvere problemi elementari.

Indice

[modifica] Tassonomia

Il corvo imperiale, uno dei pochi animali il cui nome scientifico è rimasto immutato sin dalla prima classificazione linneana (più volte soggetta a revisione nel corso degli anni), è la specie tipo del genere Corvus[2]: il nome scientifico del genere deriva dal latino corvus, per l'appunto "corvo", mentre il nome della specie deriva dal greco antico κοραξ (corax), col medesimo significato.

Originario dell'Eurasia, il corvo imperiale sfruttò il ponte di terra dello stretto di Bering formatosi durante le ere glaciali del Pleistocene per colonizzare il Nord America[3]. Vengono attualmente riconosciute otto sottospecie di corvo imperiale:

  • Corvus corax corax: la sottospecie nominale, diffusa in Europa e in Asia fino al Caucaso ed al lago Bajkal, con becco corto e tozzo, piuttosto arcuato.
Corvus corax principalis in volo sulla California settentrionale.
  • Corvus corax principalis: diffusa in Groenlandia e Nord America, ha corporatura massiccia e grosso becco, piumaggio assai lucente e barbe golari ben sviluppate.
  • Corvus corax kamtschaticus: diffusa dal lago Bajkal (dove si sovrappone alla sottospecie nominale) all'Oceano Pacifico, ha taglia maggiore e becco più grosso e forte rispetto alla sottospecie nominale.
  • Corvus corax sinuatus: diffusa negli Stati Uniti centro-meridionali ed in America Centrale, di piccole dimensioni e dal becco piccolo e relativamente sottile. I corvi delle isole Revillagigedo, un tempo considerati come facenti parte di una sottospecie a sé stante (Corvus corax clarionensis), vengono attualmente classificati come una popolazione di questa sottospecie.
  • Corvus corax subcorax: diffusa dalla Grecia attraverso il Medio Oriente fino alla Cina ed all'India, anche se manca nella regione Himalayana. Ha dimensioni maggiori rispetto alla sottospecie nominale, ma le barbe golari sono appena accennate: inoltre, la colorazione di questa specie non è uniformemente nera, ma presenta sfumature brune su collo e petto e biancastre alla base del becco.
  • Corvus corax tibetanus: sostituisce la sottospecie subcorax sul massiccio dell'Himalaya. È la sottospecie di maggiori dimensioni: presenta inoltre piumaggio assai lucente, con sfumature grigiastre alla base del collo, e barbe golari molto pronunciate, anche se il becco non è così grande in proporzione al corpo come nella sottospecie principalis.
  • Corvus corax tingitanus: diffusa in Nord Africa e sulle Isole Canarie, è la sottospecie di minori dimensioni, con barbe golari appena accennate e piumaggio dall'aspetto unto, con sfumature brune su testa e corpo che divengono più evidenti in età avanzata. Il becco è corto ma robusto, con margine superiore arcuato.
Corvus corax varius fotografato in Islanda.
  • Corvus corax varius: di taglia maggiore rispetto alla sottospecie nominale, ma minore rispetto alla sottospecie principalis, presenta piumaggio meno lucente rispetto a queste ultime ed un caratteristico anello di piume biancastre attorno alla base del becco. Diffusa in Islanda , mentre nelle isole Faroer era diffusa una variante geografica di questo animale, il corvo pezzato, attualmente estinta[4].

Recenti studi effettuati sul DNA mitocondriale di varie popolazioni di questi animali hanno portato gli studiosi a suddividere questa specie in due cladi: una cosiddetta californiana, diffusa nel sud-ovest degli Stati Uniti e comprendente la sottospecie sinuatus, ed una cosiddetta olartica, diffusa in tutto il resto dell'areale. Le due cladi avrebbero cominciato a differenziarsi circa due milioni di anni fa[5], e sebbene i corvi californiani siano assai somiglianti morfologicamente agli altri, essi sono geneticamente distinti e anzi più vicini filogeneticamente alla specie Corvus cryptoleucus che alla popolazione americana di corvo imperiale, quest'ultima strettamente imparentata con le popolazioni eurasiatiche[6][7], a loro volta più vicine ad altre specie (come Corvus albus) rispetto a quanto non lo siano coi corvi californiani[8].
Una spiegazione per questa inaspettata scoperta è che i corvi imperiali della clade californiana giunsero in America all'incirca due milioni di anni fa, rimanendo isolati dalle popolazioni eurasiatiche a causa dell'era glaciale: a circa un milione di anni di distanza, da questa popolazione californiana si originò la specie C. cryptoleucus, mentre ancora più in là una nuova ondata migratoria proveniente dall'Asia portò in America dei nuovi corvi eurasiatici, dai quali ebbe origine la sottospecie principalis[9].
Ulteriori studi condotti sul DNA mitocondriale hanno dimostrato che anche i corvi imperiali della sottospecie tingitanus presentano differenze genetiche piuttosto significative rispetto al resto delle popolazioni olartiche, con le quali fra l'altro si incrociano solo assai raramente e con difficoltà[10].

Il risultato di tali studi è che il taxon Corvus corax sia in realtà parafiletico: una soluzione tassonomica per questo problema sarebbe quella di elevare la sottospecie sinuatus al rango di specie a sé stante (Corvus sinuatus), intermedia fra il corvo imperiale propriamente detto ed il corvo messicano C. cryptoleucus. Altri studiosi opterebbero invece per l'unificazione della sottospecie sinuatus con la specie C. cryptoleucus a formare un unico complesso, tuttavia per poter effettuare un'operazione del genere senza tema di smentita occorrono ulteriori studi sul flusso genico e sul genoma delle due specie.

Risulta degno di nota il fatto che anche in Africa potrebbe essere accaduto un processo analogo a quello che avrebbe portato alla differenziazione della sottospecie (o specie) sinuatus ed in seguito alla specie C. cryptoleucus: infatti, oltre alla sottospecie tingitanus, anche il corvo dal collo rosso (Corvus ruficollis) ed il corvo somalo (Corvus edithae) potrebbero essere visti come popolazioni del complesso specie corvo imperiale evolutesi e differenziatesi per far fronte alle diverse condizioni climatiche, in parallelo a quanto avvenuto nelle popolazioni californiane di corvo imperiale. Ciò indicherebbe una spiccata tendenza delle popolazioni ancestrali di corvo imperiale a colonizzare habitat differenti da quello originario (principalmente più caldi e secchi), dando origine in questi nuovi territori a fenomeni di radiazione adattativa.

[modifica] Distribuzione

Il corvo imperiale occupa l'areale naturale più vasto fra gli uccelli (oltre 10.000.000 kmq[11][12]): la specie è infatti diffusa in tutta Europa (Isole Canarie, Islanda, Gran Bretagna ed Irlanda comprese[13], mentre manca quasi del tutto dall'Europa centrale), in Asia centrale e settentrionale (a sud fino all'Iran e all'India settentrionale), in Africa settentrionale, in America Settentrionale e Centrale fino al Nicaragua, ed in molte isole del Pacifico.

Il corvo imperiale predilige le aree alberate con presenza di ampi spazi aperti nei dintorni, oppure le aree costiere con presenza di falesie rocciose dove nutrirsi e nidificare. Come intuibile dall'estesissimo areale occupato dalla specie, tuttavia, si tratta di un animale assai adattabile: lo si trova anche nelle aree ghiacciate del Circolo Polare Artico, nelle aree aride e semidesertiche del Nordafrica, fino alle cime dell'Himalaya, dove sono stati osservati esemplari di questa specie a 6350 m di altezza sul Monte Everest. Si può dire che l'unico habitat che il corvo imperiale evita sono le foreste pluviali.

[modifica] Descrizione

[modifica] Dimensioni

Il piumaggio dei corvi è completamente nero, ma alla luce del sole mostra riflessi metallici.

Il corvo imperiale è uno dei più grandi Passeriformi viventi: pur non essendo il rappresentante di maggiori dimensioni dell'ordine (superato dagli uccelli lira e dal congenere Corvus crassirostris, il quale, sebbene abbia dimensioni medie leggermente maggiori, risulti più piccolo di alcuni esemplari di corvo imperiale particolarmente grandi), raggiunge comunque dimensioni ragguardevoli, che spaziano fra i 56 ed i 69 cm di lunghezza, con un'apertura alare che può sfiorare il metro e trenta. Per quanto riguarda il peso, il corvo imperiale si contende ancora una volta col congenere C. crassirostris il primato di passeriforme più pesante, raggiungendo negli esemplari più imponenti i 1600 g di peso, sebbene il peso medio di questa specie si attesti attorno al chilogrammo[14].
Le sottospecie meridionali, diffuse in aree più calde, sono generalmente più piccole e slanciate rispetto a quelle diffuse in ambienti più freddi[15]. Le femmine, a parità d'età, tendono ad essere leggermente più piccole dei maschi.

[modifica] Aspetto

Un corvo imperiale in volo lascia ben notare la caratteristica coda cuneiforme.

Il corvo imperiale presenta corpo robusto con zampe piuttosto lunghe e forti artigli. La coda è squadrata, ma nella sua parte distale assume una caratteristica forma a cuneo: le ali sono digitate e piuttosto larghe.
La testa è il carattere morfologico che maggiormente distingue questa specie dalle altre della famiglia dei Corvidi: essa si presenta infatti allungata, con occhi di colore bruno scuro ed un forte becco. Quest'ultimo è assai lungo e leggermente incurvato, con un abbozzo di uncino alla punta della sua parte superiore: tuttavia, appare più corto a causa delle piume setolose che crescono anche sulla sua parte prossimale, ben oltre l'attaccatura del becco, andando a formare un anello alla sua base e prolungandosi fin quasi al mento sulla mandibola.

Un corvo imperiale con le caratteristiche barbe golari ben erette.

Il piumaggio, folto e serrato, è completamente nero, lucido e con riflessi metallici di colore blu-acciaio quando lo si osserva alla luce del sole: a seconda della sottospecie, possono o meno essere presenti sfumature brune su petto e collo, oppure piume biancastre alla base del becco. Sulla gola sono presenti delle particolari piume lanceolate ed erettili, dette barbe, che l'animale utilizza per comunicare il proprio stato d'animo. Le zampe sono nude dal tarso in giù, dove si presentano ruvide al tatto e ricoperte sulla loro parte anteriore da un'unica fila di scaglie rettangolari: come anche tutte le altre parti nude del corpo sono nerastre, talvolta con sfumature di colore carnicino in prossimità dell'attaccatura delle unghie. Queste ultime sono forti ed a forma di uncino, anch'esse di colore nero lucido. Le dita sono quattro, tre rivolte in avanti ed una rivolta all'indietro, assicurando all'animale una salda presa sugli appigli ed un buon equilibrio al suolo.

[modifica] Abitudini

I corvi imperiali vivono solitamente solitari od in coppie rigidamente monogame che occupano territori di estensione che va dai 5 ai 40 kmq a seconda delle risorse presenti nella zona, mentre gli individui giovani tendono a formare gruppetti di varia entità. Gli adulti non ancora accoppiati possono riunirsi in dormitori comuni, mentre più coppie possono formare dei gruppi anche piuttosto duraturi in aree dove il cibo è abbondante.
Il comportamento del corvo imperiale, nonostante la maestosità e la forza dell'animale, è assai cauto e prudente: prima di scendere al suolo, esso è solito volteggiare lungamente alla ricerca del minimo segno di pericolo presente sul terreno. Soprattutto durante il periodo riproduttivo, però, tale prudenza viene quasi del tutto abbandonata e le coppie di corvi imperiali difendono accanitamente il proprio territorio, inseguendo gli intrusi per chilometri e dando luogo anche a spettacolari combattimenti aerei[16].
Il volo del corvo imperiale si differenzia nettamente da quello degli altri Corvidi, somigliando in sveltezza ed agilità quello dei Rapaci: l'animale è solito descrivere ampi cerchi nel cielo per osservare il territorio alla ricerca di cibo, salvo poi fiondarsi al suolo e riprendere repentinamente quota. Al suolo, invece, i corvi imperiali camminano impettiti dondolando il capo, somigliando in questo ai piccioni: quando si appollaiano sugli alberi, invece, possono disporsi sia tenendo il corpo in orizzontale che quasi in verticale. In ognicaso,m quando l'animale non vola le ali sono sempre tenute piuttosto distanti dal corpo.

Il corvo imperiale è un animale stanziale: gli individui giovani possono compiere spostamenti di una certa entità alla ricerca di ambienti dove stabilire il proprio territorio[17], mentre le popolazioni residenti nelle aree meno ospitali dell'areale di questa specie possono compiere piccole migrazioni stagionali in caso di stagioni particolarmente inclementi dal punto di vista climatico, come estati particolarmente torride od inverni particolarmente rigidi[18].

Un corvo intento a gracchiare.

I corvi imperiali comunicano fra loro mediante una vasta e complessa gamma di suoni: finora le vocalizzazioni di questi animali sono state classificate in una serie di categorie che varia a seconda dei pareri da 15 a 33, la maggior parte delle quali ha la funzione di comunicare coi conspecifici[19]. Oltre ai suoni effettivamente prodotti con emissione di aria, i corvi imperiali comunicano anche sbattendo rumorosamente le ali od il becco, azione quest'ultima maggiormente osservata nelle femmine rispetto ai maschi. La postura del corpo è invece indicativa di sottomissione (quando orizzontale) o dominanza (quando verticale) nei confronti di altri esemplari, oppure di richieste di grooming nei confronti del partner.
I corvi imperiali sono anche eccellenti imitatori: essi sono infatti in grado di imitare quasi alla perfezione svariati suoni, come versi di altri animali, rumori di attrezzi od anche la voce dell'uomo, imparando intere frasi anche dopo averle ascoltate una sola volta. Qualora i due componenti di una coppia vengano separati, o per qualche motivo uno dei due non riesca a trovare l'altro, essi cominciano a riprodurre i richiami del consorte disperso per incoraggiarne il ritorno[20].

Ben nota è l'abitudine di questi animali, comune del resto a tutti i corvidi, di impossessarsi di oggetti luccicanti (come pezzi di vetro e metallo) per poi nasconderli o portarli al proprio nido, probabilmente allo scopo di utilizzarli per impressionare i conspecifici[21].

[modifica] Alimentazione

I corvi imperiali sono animali onnivori ed assai opportunisti: la loro dieta comprende tutto ciò che di commestibile l'animale riesce a trovare, pertanto può variare anche in maniera piuttosto marcata a seconda della latitudine, della stagione e della disponibilità locale di cibo.[22].
Ad esempio, i corvi residenti nella tundra dell'Alaska sono principalmente carnivori che predano attivamente le arvicole locali oppure si nutrono delle carcasse di caribù e pernice bianca[23], mentre in altre zone essi possono comportarsi prevalentemente da spazzini, nutrendosi di carcasse e delle larve d'insetti ad esse associate[24]. Qualora possibile, la dieta del corvo imperiale è composta anche da una certa quantità di materiale di origine vegetale, come frutti, bacche e granaglie[25]. Per individuare il cibo, il corvo imperiale si serve principalmente della vista e solo in secondo luogo degli altri sensi.

Corvi imperiali in una discarica.

Il corvo imperiale è una delle poche specie di corvidi che preda attivamente altri animali, non comportandosi quindi da semplice spazzino: oltre ad insetti ed altri invertebrati, esso si nutre infatti anche di anfibi, rettili, piccoli mammiferi, uccelli (anche di dimensioni paragonabili alle sue) e delle loro uova[26]. In caso di necessità, esso non disdegna di rovistare nelle feci alla ricerca di porzioni non digerite di cibo, mentre nelle aree scarsamente antropizzate od in quelle dove non viene perseguitato esso frequenta le discariche, dove trova cibo a volontà e spesso si stabilisce in via definitiva, addirittura nidificandovi[27].

Il corvo imperiale è solito immagazzinare il cibo in surplus (in particolare i cibi ricchi di grassi, ma anche granaglie ed ossa) in appositi nascondigli, che l'animale ha cura di dislocare in vari luoghi, sicché, qualora una di queste dispense venga scoperta e depredata (cosa che succede assai regolarmente fra i corvi), l'animale non rimanga a bocca asciutta. I vari corvi, infatti, si osservano a vicenda durante i banchetti a base di carcasse, in modo tale da localizzare le dispense dei conspecifici e depredarle durante la loro assenza: per evitare questi furti gli animali spesso si allontanano anche di molto dal proprio territorio, al fine di nascondere il proprio bottino al riparo da occhi indiscreti[28], oppure quando osservati dagli altri corvi scavano falsi nascondigli, riempiti con sassi od altro materiale non commestibile, per depistare gli eventuali ladri[29]. Oltre a depredarsi fra di loro, i corvi imperiali possono rubare le provviste anche ad altre specie, come la volpe artica[30].
Accanto ad atti mirati a danneggiare il prossimo, il corvo imperiale mostra anche atti di generosità apparentemente disinteressata: ad esempio, i giovani (soprattutto quelli più forti, dalla posizione sociale elevata nell'ambito di un gruppo) sono soliti emettere forti richiami al fine di attirare su una fonte di cibo da essi trovata (ad esempio una grossa carcassa) altri gruppetti di giovani che eventualmente si trovino nelle vicinanze[31]. Questo comportamento è stato interpetato da alcuni studiosi come finalizzato al rendere i giovani presenti nei pressi della carcassa assai superiori numericamente agli adulti, condizione questa necessaria per permettere loro di cibarsi senza essere scacciati da questi ultimi[32].

[modifica] Riproduzione

I corvi imperiali sono animali rigidamente monogami: le coppie si formano in giovane età e si sciolgono solo con la morte di uno dei due coniugi, anche se occasionalmente vi sono episodi di infedeltà, con le femmine che ricevono altri maschi nel nido mentre i maschi non sono presenti[33]. La scelta del partner avviene in base alle doti di intelligenza ed abilità nel procacciarsi il cibo mostrate dall'animale, piuttosto che in base a prove di forza.

Un nido di corvo imperiale con due giovani in Islanda.

Una volta formatasi la coppia, i due componenti si stabiliscono in un territorio e danno il via alla costruzione del nido: quest'ultimo, solitamente posto in luoghi poco accessibili (scarpate rocciose, cime di alberi molto alti, edifici abbandonati da tempo), consiste in una grossa coppa larga fino a un metro e profonda una trentina di centimetri, formata da una grossolana impalcatura di rami foderata all'interno con rametti più sottili, fango e materiale morbido come pelo, piume e licheni. La coppia tende ad utilizzare sempre il medesimo nido per allevare la prole, a meno che non accada qualche incidente che spinga la coppia ad abbandonarlo in cerca di altri siti meno accessibili[34]: ogni anno esso viene rimaneggiato con l'aggiunta di nuovi rametti, sicché i vecchi nidi raggiungono dimensioni abbastanza imponenti.

A partire da febbraio comincia il periodo riproduttivo, che tuttavia avrà il suo culmine solo a partire dal mese di marzo (ancora più tardi in aree particolarmente fredde, mentre in [èPakistan]] la deposizione delle uova avverrebbe addirittura in dicembre). Le coppie cominciano ad eseguire i caratteristici voli nuziali dove raggiungono grandi altezze, per poi gettarsi velocemente verso il basso, capovolgendosi durante la picchiata, ed infine risalire in quota con volo spiralato: durante tutta l'operazione, ambedue i sessi emettono un verso che suona come k-long k-long. Al termine di questi voli, appartati nei pressi del nido, il maschio si impone alla femmina in posizione di dominanza, ritto sulle zampe e col piumaggio arruffato, mentre quest'ultima si pone in posizione subordinata, tenendo il corpo orizzontale e la testa abbassata: a questo punto il maschio si inchina spasmodicamente davanti alla consorte, tenendo le ali pendule ed arruffando le piume del capo, mentre la membrana nittitante bianca dell'occhio viene alzata ed abbassata. Se la femmina è ricettiva, allora imita la postura del maschio, tenendo la coda piegata lateralmente: è a questo punto che ha luogo l'accoppiamento.

Un uovo di corvo.

Le uova, in numero variabile da tre a sette, vengono deposte a intervalli di 24-48 ore: esse hanno colorazione verde-bluastra, con maculature di grigio e di bruno, ed in proporzione alla mole dell'adulto appaiono straordinariamente piccole. La femmina le cova per le tre settimane necessarie all'incubazione, durante le quali non si alza mai dal nido e viene nutrita dal maschio con cibo rigurgitato[35]. Durante la cova delle uova, i corvi imperiali sono ancora più circospetti del solito: prima di avvicinarsi al nido, il maschio si pone a una certa distanza per accertarsi che non vi siano estranei nei dintorni, e solo dopo aver scrutato per bene il territorio si azzarda a raggiungere la consorte. Allo stesso modo, per allontanarsi senza essere visto, l'animale si muove verticalmente verso il basso, per poi riprendere quota in un punto lontano dal nido. Qualora tuttavia qualche predatore (come i grossi rapaci, sia diurni che notturni, oppure qualche canide o mustelide) scopra ugualmente l'ubicazione del nido e tenti di trafugarne le uova od i nidiacei, spesso viene messo in fuga dall'azione congiunta dei due genitori infuriati, che possono attaccare direttamente l'intruso a colpi di becco, oppure bersagliarlo col lancio di pietre[36]. Possono essere aggrediti anche animali predatori che si avvicinino al nido anche solo casualmente.

I nidiacei vengono nutriti con copiose quantità di cibo rigurgitato dal maschio, e già a partire dal primo mese di vita si avventurano ai bordi del nido, sebbene solitamente non s'involino prima del compimento del secondo mese di vita: anche una volta in grado di volare, continuano a venire nutriti da ambedue i genitori con pezzetti di carne, e se ne separano solo dopo il sesto mese di vita, sebbene molti di essi rimangano con gli adulti fino alla successiva stagione degli amori[37]. La maturità sessuale viene raggiunta da ambo i sessi attorno ai tre anni d'età, anche se comportamenti accostabili ad atti di corteggiamento sono osservabili già a patire dal secondo anno d'età. Queste azioni di corteggiamento avvengono durante tutto l'arco dell'anno, anche se possono essere osservate con maggior frequenza in autunno ed inverno.

Due giovani corvi imperiali.

I giovani corvi imperiali, assai simili agli adulti, anche se di minori dimensioni e dagli occhi di colore grigio-bluastro anzichè bruno[38], si riuniscono in gruppetti di una quindicina d'individui: essi sono estremamente curiosi e mostrano interesse per qualsiasi novità venga loro proposta, in particolare per gli oggetti tondi e luccicanti che perderanno gradualmente con l'età adulta, al punto di diventare spiccatamente neofobici durante la vecchiaia[39]. I giovani sono inoltre soliti mostrare comportamenti fini a sé stessi, identificabili con il gioco: ad esempio, sono stati osservati dei giovani scivolare sulla neve per puro divertimento, oppure servirsi di volpi o cani affamati come ignari compagni per l'acchiapparella[40]. Anche in età adulta, i corvi mostrano comportamenti interpretabili come forme di gioco: un esempio sono i voli acrobatici, che parrebbero non avere alcun altro scopo se non quello di procurare divertimento all'animale[41].

I corvi imperiali sono uccelli piuttosto longevi: mentre in natura vivono al massimo fino a 15 anni, gli esemplari tenuti in cattività vivono molto di più, superando i 40 anni d'età ed arrivando in alcuni casi ad 80 anni[42].

[modifica] Intelligenza

Fra gli uccelli, i corvi imperiali sono quelli col cervello più grande in proporzione al corpo: non deve perciò stupire il fatto che essi siano assai intelligenti. Essi sono infatti in grado di imparare ciò che gli viene insegnato e addirittura di elaborare in maniera autonoma risposte efficaci per i problemi che vengono loro presentati.

Magistrale in questo senso è il caso di Roa, corvo tenuto per anni dal padre dell'etologia Konrad Lorenz: quando lo studioso si avventurava in aree dove l'uccello aveva in passato subito delle esperienze spiacevoli, esso compiva il rituale dell'induzione al volo (consistente nel posizionarsi alle spalle dell'esemplare che si vuole indurre ad alzarsi in volo ed agitare la coda, per poi volare verso l'alto e controllare che esso abbia effettivamente spiccato il volo), nel tentativo di farsi seguire lontano dal luogo in questione. Qualora l'etologo non lo assecondasse, Roa non esitava a ripetere l'operazione accompagnandola con la ripetizione del suo nome. Il verso che accompagna invece questa operazione è solitamente un cracracrac profondo e gutturale, che effettivamente l'animale era solito ripetere per invitare all'involo i conspecifici: in questo caso l'uccello, sentendosi spesso chiamare "Roa" dall'uomo, aveva associato questa parola col verso di richiamo di quest'ultimo, e pertanto come tale lo utilizzava nei confronti di Lorenz[43].

Un esperimento mirato a testare l'abilità dei corvi imperiali nella risoluzione dei problemi fu la cosiddetta "prova dell'impiccato": ad un trespolo a forma di "L" rovesciata venne appeso un un pezzo di carne legato all'estremità di una corda e posto ad altezza tale che l'animale non potesse raggiungerlo né direttamente dal trespolo, né dal terreno, bensì sarebbe stato costretto (previo ragionamento) ad arrotolare man mano la corda attorno al trespolo sino a poter raggiungere la carne. Su un campione di cinque corvi imperiali, ben quattro riuscirono a raggiungere la carne seguendo questo procedimento[44].

Essi possono inoltre spingere animali di altre specie a compiere lavori vantaggiosi per entrambi gli animali, che tuttavia il corvo da solo non è in grado di compiere: ad esempio, utilizzano i propri richiami per attrarre lupi e coyote nei pressi di carcasse di animali morti da poco, in modo tale che questi aprano la carcassa, rendendo le interiora accessibili ai corvi[45]. Generalmente, però, il corvo imperiale segue questi animali durante l'inverno, allo scopo di nutrirsi delle carcasse degli animali da loro uccisi[46].

[modifica] Rapporti con l'uomo

Un corvo imperiale in ambiente rurale: i corvi, sebbene tendano ad evitare le aree antropizzate, possono tranquillamente coabitare con l'uomo.

Sebbene in alcune parti del proprio areale è stato registrato un declino delle popolazioni, dovuto alla perdita dell'habitat naturale e in alcuni casi anche alla persecuzione diretta da parte dell'uomo, il corvo imperiale è un animale assai comune nel proprio areale, sebbene piuttosto difficile da avvistare ed osservare, a causa della sua naturale riservatezza: in alcune aree, come ad esempio il deserto del Mojave, la specie ha addirittura prolificato in maniera tale da risultare nociva, poiché danneggia i raccolti nutrendosi di frutti e granaglie, oppure attacca i giovani animali domestici. Quest'ultimo comportamento, documentato nei confronti capretti e agnelli[47], appare tuttavia esagerato nei confronti dei vitelli, abbastanza grandi da potersi difendere efficacemente da questi animali: probabilmente le supposizioni di attacchi ai vitelli da parte degli allevatori si basano su corvi imperiali osservati mentre si nutrivano di carcasse di vitelli morti per altre cause[48]. Queste crescite esplosive della popolazione di corvi sono solitamente avvenute in zone precedentemente aride, dove l'uomo ha costruito pozzi e discariche, dando ai corvi fonti permanenti di cibo ed acqua e permettendone la moltiplicazione, spesso a discapito di altre specie autoctone, predate dai corvi[49][50].
Per fronteggiare l'eccessivo accrescimento delle popolazioni di corvo imperiale, i governi locali hanno proceduto spesso con programmi di abbattimento selettivo od intrappolamento e rilascio in luoghi distanti[51]: in altri Paesi, come la Finlandia, il problema è stato affrontato ponendo un premio in denaro per ciascun animale ucciso, pratica questa utilizzata dalla metà del XVII secolo e rimasta in uso sino al 1923, quando venne abolita[52].

[modifica] Il corvo imperiale nella mitologia

L'abitudine dei corvi imperiali di nutrirsi di carcasse di animali (ma anche uomini) ha fatto sì che nella maggior parte delle culture questo animale abbia assunto la funzione mitologica di messaggero fra il mondo terreno e quello spirituale, oppure quella di psicopompo (traghettatore delle anime verso l'aldilà): a causa del suo piumaggio nero e del suo verso inquietante, inoltre, per alcune culture (soprattutto per quella occidentale moderna) il corvo è stato associato alla morte ed alla sfortuna. Tuttavia, non sempre è così, anzi vi sono non poche culture nelle quali il corvo imperiale assume connotati del tutto opposti a quelli attualmente attribuitigli dalla cultura occidentale.

In Bhutan, ad esempio, il corvo è considerato l'uccello nazionale ed è raffigurato sul cappello reale col nome di Gonpo Jarodonchen ("Mahakala dalla testa di corvo"), una delle divinità guardiane più importanti della cultura bhutanese[53].

Il corvo ed il primo uomo, scultura raffigurante una parte del mito della creazione dei nativi Haida.

Il corvo è un animale totemico molto importante per i nativi americani della costa pacifica e per gli Inuit: in queste culture esso assume il doppio ruolo di demiurgo e di trickster, in quanto se da una parte esso crea il mondo, dall'altra ruba ogni giorno il sole, rilasciandolo al mattino successivo. Simili abilità gli vengono attribuite dai popoli dell'Asia nord-orientale[54]: ad esempio, il dio corvo Kutkh viene ritenuto il creatore della penisola della Kamchatka[55].

Odino coi due corvi Huginn e Muninn.

Anche nella mitologia norrena il corvo aveva un ruolo di spicco: Huginn e Muninn sono i due corvi del dio Odino, che ogni mattina li manda per il mondo ed alla sera li lascia posare sulle proprie spalle, ascoltando le notizie che essi gli sussurrano all'orecchio[56]. Ragnarr Loðbrók aveva uno stendardo del corvo detto Reafan, il quale avrebbe fornito l'invincibilità al proprietario finché il suo drappo avrebbe garrito al vento. Anche re Harald III di Norvegia possedeva uno stendardo del genere, detto Landeythan ("guasta-terra")[57], ed uno stendardo del corvo veniva portato in battaglia anche da re Canuto I d'Inghilterra[58]. Il nome hrafn ("corvo" in lingua norrena) compare spesso nei kenningar legati allo spargimento di sangue in battaglia.
In generale, tuttavia, i corvi vengono ritenuti, in virtù delle loro abitudini saprofaghe, strettamente associati alla morte, pertanto in Svezia essi vengono associati alle anime dei morti in maniera violenta, mentre in Germania rappresentano le anime dei dannati.

Nella mitologia irlandese, la divinità Mórrígan si appollaia sulla spalla di Cú Chulainn sotto forma di corvo dopo la sua morte[59]. Nella mitologia gallese in generale il corvo viene associato al dio Bran, il cui nome significa per l'appunto "corvo": proprio il fatto che Bran nelle [[Triadi Gallesi] venga associato alla Torre di Londra potrebbe essere all'origine del mito vittoriano dei corvi in essa residenti[60]. Nella mitologia celtica in generale, invece, il corvo rappresenta, assieme al cinghiale, l'animale simbolo del dio Lug, del quale rappresenta l'ingegno e la tecnica, mentre il cinghiale rappresenta la forza e la tenacia.

Nella mitologia giapponese il corvo funge da messaggero fra la dea Amaterasu e l'uomo: venne inoltre scelto come emblema dal leggendario imperatore Jimmu Tosei, che secondo la leggenda venne condotto fuori dal territorio nemico proprio da uno di questi uccelli.

Nella religione cristiana, il corvo non ha solitamente funzioni negative: fu proprio uno di questi animali a strappare dalle mani di San Benedetto da Norcia il pane avvelenato dagli altri frati dopo che il santo lo ebbe benedetto, salvandolo così dalla morte. Inoltre, anche se non viene esplicitato nelle Sacre Scritture, nella cultura popolare al ladrone che dubita dell'essenza divina di Gesù vengono cavati gli occhi dai corvi.

Nella religione ebraica, il corvo, oltre ad essere il primo animale ad uscire dall'arca dopo il diluvio universale, è anche uno dei tre esseri viventi che osano copulare a bordo di essa e pertanto viene punito: il maschio, per riprodursi, sarebbe costretto a depositare il proprio seme nella bocca della femmina.

Un corvo imperiale alla Torre di Londra.

I corvi sono fortemente legati alla cultura inglese: nella Torre di Londra da secoli ne vengono costantemente tenuti sette, accuditi da un raven master preposto. La leggenda vuole che la monarchia inglese cadrà sotto la mano di un invasore straniero il giorno in cui tutti e sette i corvi moriranno o si disperderanno in maniera permanente. La loro presenza nei pressi della Torre è talmente radicata che, quando l'astronomo di corte John Flamsteed chiese la loro rimozione, il re Carlo II d'Inghilterra fece spostare l'osservatorio reale a Greenwich piuttosto che spostare i corvi[61], oppure, dopo la morte di tutti i corvi (eccetto uno, chiamato Grip) in seguito ai bombardamenti tedeschi di Londra durante la Seconda Guerra Mondiale, la torre venne riaperta al pubblico solo dopo che i deceduti vennero rimpiazzati con dei nuovi corvi[62].

Due corvi passeggiano per i prati londinesi, sotto l'occhio vigile di una guardia.

Sebbene sia opinione comune che questa leggenda abbia origini antichissime, in realtà si tratta di un'invenzione assai recente: il primo riferimento a questi corvi, infatti, è un'immagine del 1885 sul periodico The Pictorial World[63]. A partire da questa illustrazione, durante il XIX e XX secolo si moltiplicheranno le immagini raffiguranti questi animali nei pressi del cosiddetto "pontile", ossia il luogo dove venivano eseguite le condanne a morte per decapitazione. Proprio questo particolare lascia supporre che i corvi, in virtù del fatto che si trovino con frequenza associati ai patiboli per fare incetta dei cadaveri, siano stati portati alla Torre dai beefeaters allo scopo preciso di rendere più drammatiche le storie di torture ed esecuzioni[64]. Probabilmente i corvi originali vennero donati alla torre dal Conte di Dunraven[65][66], anche se è altrettanto possibile che essi, un tempo abbondanti nella capitale inglese (in particolare attorno ai mattatoi ed ai mercati) possano essersi spostati naturalmente verso la Torre[67]. I corvi non fuggono né si allontanano dalla Torre di Londra poiché periodicamente le remiganti primarie di un'ala vengono loro spuntate, in modo tale da renderli inadatti al volo su medie e lunghe distanze.

[modifica] Il corvo imperiale nella cultura

Nella Bibbia il corvo compare varie volte, soprattutto nel Vecchio Testamento: nella Genesi il primo animale che Noè fa uscire dall'arca è proprio un corvo[68], mentre nel libro dei giudici Gedeone sconfigge uno dei re Madianiti il cui nome è Oreb (עורב, "corvo"). Nei libri dei Re si legge che il profeta Elia viene nutrito da dei corvi, i quali, istruiti da Dio, gli portano il cibo.

Nel Corano, il corvo è l'animale che suggerisce a Caino il modo di seppellire il corpo di suo fratello Abele.

Tito Livio racconta che il generale romano Marco Valerio Corvo portava un corvo imbalsamato sul proprio elmo: proprio quest'ultimo salvò la vita al generale durante un combattimento con un Gallo di enorme stazza, staccandosi e volandogli sul volto, distraendolo il tempo necessario per permettere a Corvo di sopraffarlo.

I corvi sono anche gli uccelli maggiormente citati nei lavori di William Shakespeare (basti pensare all'Otello ed al Macbeth), mentre nel Barnaby Rudge di Charles Dickens uno dei protagonisti è il corvo Grip: ma è sicuramente nel libro Il corvo e altre poesie di Edgar Allan Poe che il corvo assume il ruolo di protagonista, in quanto intermediario fra l'umano ed il soprannaturale.
Nel libro La regina delle fate di Edmund Spencer il corvo assume invece il ruolo di uccello del malaugurio.

Nel fumetto Il Corvo, così come nell'omonima serie di film, questo animale fa da tramite fra il mondo dei vivi e quello dei morti, accompagnando il giovane Eric nel suo cammino verso la vendetta.

Il corvo è anche il simbolo della squadra di football americano dei Baltimore Ravens, che da esso prende anche il nome (raven in italiano vuol dire "corvo imperiale"), mentre il wrestler Scott Levy si è esibito per anni con lo pseudonimo "Raven".

[modifica] Il corvo imperiale come animale domestico

Un corvo imperiale in voliera a Merseburg.

Quando gli scambi commerciali non erano così immediati e gli animali esotici erano assai rari sul mercato e perciò assai costosi, il corvo imperiale rappresentava per l'uomo ciò che può essere oggi un pappagallo di grosse dimensioni od un merlo indiano: un uccello assai intelligente, anche se ombroso e poco incline alle sdolcinatezze, tuttavia apprezzatissimo per la sua capacità di imitare la voce umana e beniamino anche di più generazioni, grazie alla sua mirabile longevità.
Attualmente, in Italia l'abitudine di tenere questi uccelli come animali da compagnia, già di per sé piuttosto rara a causa dell'inaccessibilità delle zone di nidificazione e quindi della difficoltà di reperimento dei nidiacei, è regolamentata dalla legge 157/92, che dichiara gli animali selvatici patrimonio indisponibile dello Stato e ne vieta pertanto la cattura e la detenzione a privati in assenza di certificati di nascita in cattività ed inanellamento[69].

Se preso da piccolo, il corvo imperiale diventa un animale estremamente docile (anche se non molto affettuoso), che può essere educato ed addirittura addestrato alla stregua di un cane. Lo si può nutrire con cibo per cani e vari tagli di carne, sporadicamente anche con animali interi (come ratti e conigli) per stimolarne l'attività mentale: di tanto in tanto possono essere somministrati anche pezzi di frutta e verdura ed uova.
Gli esemplari tenuti sin dalla giovane età possono tranquillamente essere tenuti liberi in quanto non si allontanano, sebbene qualora presi troppo piccoli (prima dell'involo, che avviene attorno al secondo mese di vita) non conoscono ancora i metodi di picchiata e discesa, pertanto tendono a girovagare senza posa attorno al luogo dove vorrebbero atterrare, finendo per allontanarsene sempre più e perdersi. Per evitare ciò, si può pensare di spuntare leggermente le remiganti primarie delle ali, in modo da rendere più faticoso il volo per l'animale e quindi impedirgli di allontanarsi troppo: col tempo, tuttavia, tale espediente si rivela superfluo in quanto il corvo è un animale stanziale. Per un primo periodo di acclimatamento al nuovo ambiente, oppure per non far correre all'animale ancora inesperto il pericolo di trascorrere la notte all'aperto in balia dei predatori, è possibile alloggiare il corvo (od i corvi) in una voliera, abbastanza grande da permettere all'animale di spiegare completamente le ali e compiere un breve volo. Le gabbie utilizzate per i grossi pappagalli, coi quali questo animale viene costantemente associato a causa della sua intelligenza vivace, si rivelano però del tutto inappropriate per il corvo, che richiede uno sviluppo orizzontale della gabbia piuttosto che verticale, in quanto non si arrampica lungo le sbarre, ma saltella come i passeri. In caso di soggiorno in voliera, è opportuno ricoprire il fondo della stessa con materiale sabbioso o ciottoloso come la comune lettiera per gatti, la quale, oltre a rappresentare uno svago per l'animale e una fonte di ciottoli da tenere nel ventriglio per meglio triturare il cibo, ha anche la funzione di assorbire e rendere facilmente removibili le deiezioni del corvo imperiale, che hanno un odore piuttosto sgradevole in virtù della dieta di questo animale.
Qualora tenuto per lunghi periodi in una gabbia inadeguata per le sue esigenze di movimento ed in assenza di stimoli, il corvo imperiale cade ben presto in depressione. I primi sintomi di questo male sono la perdita della lucentezza del piumaggio e l'apatia: in seguito, l'animale comincia a strapparsi le piume della groppa e a rifiutare il cibo, fino a morire d'inedia.

[modifica] Il corvo in araldica

Per approfondire, vedi la voce Corvo (araldica).
Stemma della città di Hoenheim, in Alsazia.

Il corvo è piuttosto raro in araldica: tuttavia lo si trova in alcuni stemmi di città ed in alcuni blasoni nobiliari, dove simboleggia l'oratoria e l'ingegno, oltre che l'augurio.

Oltre che del Bhutan, il corvo è l'uccello simbolo del territorio dello Yukon e della città di Yellowknife, ambedue in Canada, nonché il sostegno destro dell'emblema dell'Isola di Man.

[modifica] Denominazioni

Campania cuòrve
Lombardia scurbat
Piemonte curnaias
Puglia ciàule
Sardegna crobu, corbu
Sicilia cuorvu

[modifica] Note

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[modifica] Bibliografia

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