Stendardo del corvo

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Stendardo del corvo
Stendardo del corvo
Proporzioni triangolare
Simbolo FIAV Bandiera di stato e di guerra, bandiera navale di stato e militare
Uso militare
Tipologia Vessillo di guerra di re dei mari vichinghi e della Grande armata danese
Adozione IX secolo
Rappresentazione dello stendardo del corvo sull'Arazzo di Bayeux.

Lo stendardo del corvo (in lingua norrena, Hrafnsmerki; in antico inglese, Hravenlandeye) fu un vessillo utilizzato da diversi capitani vichinghi tra il IX, X e XI secolo. Lo stendardo, disegnato in arte vichinga, era triangolare, con una serie di ciglia, con all'interno un corvo.

Gli studiosi ritengono che il corvo rappresenti Odino, spesso rappresentato accompagnato da due corvi chiamati Huginn e Muninn. L'intento era di spaventare i nemici invocando il potere di Odino.

L'uso da parte dei figli di Ragnarr Loðbrók[modifica | modifica sorgente]

Lo stendardo del corvo fu usato da alcuni capi vichinghi ricordati dalle saghe norrene come i figli di Ragnarr Loðbrók. La prima menzione di una forza vichinga che portava questo simbolo è nella Cronaca anglosassone. Nell'anno 878, la cronaca riporta:

« E nell'inverno dello stesso anno il fratello di Ívarr e Halfdan sbarcò in Wessex, nel Devonshire, con 23 navi, e là venne ucciso, assieme ad 800 uomini, e 40 della sua armata. Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo" »

Gli Annali di San Neot confermano la presenza dello stendardo del corvo nella Grande armata danese e ne aggiungono il suo valore magico (seiðr), di natura totemica ed oracolare:

« È stato detto che tre sorelle di Hingwar e Habba [Ivar e Ubbe], figlie di Ragnarr Loðbrok, tesserono lo stendardo e lo resero pronto in solo una mezza giornata. Inoltre è detto che se vincono una battaglia nella quale portano questo stendardo, è stato visto, che nel centro dello stendardo, un corvo spiega le sue ali. Ma se vengono sconfitti, il corvo le chiude senza muoversi. E ciò è sempre stato provato vero. »
(Lukman 141)

Questo racconto è ripetuto anche dal vescovo Asser nella Vita di Re Alfredo:

(LA)
« [V]exillum quod reafan vocant. Dicunt enim quod tres sorores Hungari et Habbae, filiae videlicet Lodebrochi illud vexillum texuerunt, et totum paraverunt illud uno meridiano tempore. Dicunt etiam quod in omni bello, ubi praecederet idem signum, si victoriam adepturi essent, appareret in medio signi quasi corvus vivus volitans; sin vero vincendi in futuro fuissent, penderet directe nihil movens: et hoc saepe probatum est. »
(IT)
« Vessillo che chiamano reafan. Si racconta che le tre sorelle di Hungari e Habbae, figlie di Loðbrók tesserono quel vessillo, e lo resero pronto nel tempo di una mezza giornata. Dicono anche che in tutte le battaglie, dove sono preceduti da quel segno, se si giunge a vittoria, appare al centro dello stendardo un corvo, quasi vivo, con ali spiegate; se invece non si ha vittoria esso per nulla su muoce: e ciò è sempre stato provato »
(Grimm ch. 35)

Nella Estorie des Engles Geffrei Gaimar (scritta attorno al 1140) si menziona l'Hrafnsmerki portata dall'armata di Ubbe nella Battaglia di Cynuit (878):

« il Corvo era lo stendardo di Ubbe. Lui era fratello di; venne sepolto dai danesi in un enorme tumulo nel Devonshire, chiamato Ubbelawe. »
(Lukman, 141-142.)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • The Anglo-Saxon Chronicle. (English translation). Everymans Library, 1991.
  • Barraclough, Captain E.M.C. "The Raven Flag". Flag Bulletin. Vol. X, No. 2-3. Winchester, MA: The Flag Research Center (FRC), 1969.
  • Cappelen, Hans. "Litt heraldikk hos Snorre." Heraldisk tidsskrift No. 51, 1985.
  • Dumville, David and Michael Lapidge, eds. The Anglo-Saxon Chronicle, Vol 17: The Annals of St. Neots with Vita Prima Sancti Neoti. Woodbridge: D.S. Brewer. 1985.
  • Engene, Jan Oskar. "The Raven Banner and America." NAVA News, Vol. XXIX, No. 5, 1996, pp. 1-2.
  • Forte, Angelo, Richard Oram and Frederik Pedersen. Viking Empires. Cambridge: Cambridge University Press, 2005.
  • Grimm, Jakob. Teutonic Mythology. 4 vols. Trans. James Steven Stallybras. New York: Dover, 2004.
  • Hjelmquist, Theodor. "Naturskildringarna i den norröna diktningen". In Hildebrand, Hans (ed). Antikvarisk tidskrift för Sverige, Vol 12. Ivar Hæggströms boktryckeri, Stockholm. 1891.
  • Hrafnhildur Bodvarsdottir. The Function of the Beasts of Battle in Old English Poetry. PhD Dissertation, 1976, University of New York at Stony Brook. Ann Arbor: University Microfilms International. 1989.
  • Lukman, N. "The Raven Banner and the Changing Ravens: A Viking Miracle from Carolingian Court Poetry to Saga and Arthurian Romance." Classica et Medievalia 19 (1958): p. 133-151.
  • Njal's Saga. Trans. George DaSent. London, 1861.
  • Orkneyinga Saga: The History of the Earls of Orkney. Trans. Pálsson, Hermann and Edwards, Paul (1978). London: Hogarth Press. ISBN 0-7012-0431-1. Republished 1981, Harmondsworth: Penguin. ISBN 0-14-044383-5.
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  • Snorri Sturluson "King Harald's Saga." Heimskringla. Penguin Classics, 2005.
  • Trætteberg, Hallvard. "Merke og Fløy". Kulturhistorisk leksikon for nordisk middelalder, Vol. XI, Oslo, 1966, columns 549-555.
  • Woolf, Rosemary. "The Ideal of Men Dying with their Lord in the Germania and in The Battle of Maldon." Anglo-Saxon England Vol. 5, 1976.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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