Contemplazione cristiana

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Nel misticismo cristiano, la preghiera contemplativa o contemplazione, per la quale si usa anche il termine in greco θεωρία (theoria),[1] è una forma di preghiera distinta dalla preghiera vocale (recitazione di parole) e dalla meditazione in senso stretto (forma di preghiera mentale, chiamata anche preghiera metodica, basata sulla riflessione discorsiva di considerazioni varie).[2]

Meditazione e contemplazione[modifica | modifica sorgente]

Nella meditazione discorsiva, la mente e l'immaginazione e le altre facoltà sono attivamente impegnate in uno sforzo per capire il nostro rapporto con Dio.[3][4] Nella preghiera contemplativa, questa attività è ridotta, cosicché la contemplazione viene descritta come "uno sguardo di fede", "un silenzioso amore".[5]

Giovanni della Croce descrisse la differenza tra la meditazione discorsiva e la contemplazione asserendo:

« La differenza, dunque, che esiste nell’uso che l’anima fa delle potenze nell’uno e nell’altro stato, è la stessa che vige tra il lavorare a un’opera e il godere dell’opera fatta, oppure tra la fatica del cammino e la riposante quiete al termine del cammino. È come la differenza che intercorre tra la preparazione di un cibo e il mangiarlo o gustarlo già cotto e triturato, senza alcuna fatica; o ancora tra il ricevere e l’approfittare di ciò che si è ricevuto. Ugualmente, se l’anima non fosse occupata nell’operare con le potenze sensitive nella meditazione e nel ragionamento, o con l’aiuto delle potenze spirituali nella contemplazione e nella conoscenza, di cui ho parlato, nella quale essa gode di un bene ricevuto e acquisito; in breve, se essa non si serve di entrambe queste potenze, non potremmo assolutamente dire né come né in che cosa sia occupata. È, quindi, indispensabile all’anima avere questa conoscenza generale per poter lasciare la via della meditazione e del ragionamento. »
(Salita del Monte Carmelo, Cap. 14:7 [6])

Un esperto ortodosso orientale di preghiera afferma: "La meditazione è una attività del proprio spirito con la lettura o altro, mentre la contemplazione è un'attività spontanea di tale spirito. Nella meditazione, l'immaginazione e la potenza pensante dell'uomo esercitano un certo sforzo. Poi fa seguito la contemplazione, per alleviare l'uomo da tutti gli sforzi precedenti. La contemplazione è la visione interiore dell'anima e il semplice riposo del cuore in Dio."[7]

Non c'è un netto confine tra meditazione cristiana e contemplazione cristiana e a volte si sovrappongono. La meditazione serve come base su cui la vita contemplativa si erge, la pratica con cui uno inizia lo stato di contemplazione.[7] Viene fatta una distinzione tra contemplazione acquisita o naturale e contemplazione infusa o soprannaturale.[8]

Contemplazione acquisita[modifica | modifica sorgente]

Contemplazione naturale o acquisita, che è anche chiamata la preghiera del cuore, è stata paragonata all'atteggiamento di una madre che veglia sulla culla del proprio bambino: pensa con amore al bambino senza riflessione e interruzioni. Nelle parole di Alfonso Maria de' Liguori, la contemplazione acquisita "consiste nel vedere in un semplice colpo d'occhio le verità che in precedenza potevano essere scoperte solo attraverso il discorso prolungato": il ragionamento è in gran parte sostituito dall'intuizione, e gli affetti e le risoluzioni, anche se non assenti, sono solo leggermente variati ed espressi in poche parole. Soprattutto nella sua forma più alta, conosciuta come la preghiera della semplicità o del semplice sguardo, c'è un pensiero o sentimento dominante che ricorre costantemente e facilmente (anche se con poco o nessuno sviluppo) in mezzo a tanti altri pensieri, benefici o meno. La preghiera della semplicità spesso ha la tendenza a semplificarsi, anche in relazione al suo oggetto, portando a pensare principalmente a Dio e alla sua presenza, ma in modo confuso.[8]

Definizioni simili a quella di Alfonso Maria de' Liguori vengono date da Adolphe Tanquerey ("un semplice sguardo su Dio e sulle cose divine che procedono da amore e tendono ad esso") e da Francesco di Sales ("un'attenzione amorevole semplice e permanente della mente alle cose divine").[1]

"Nel corso dei secoli, questa preghiera è stata chiamata con vari nomi, come la Preghiera della Fede, Preghiera del Cuore, Preghiera della Semplicità, Preghiera del Semplice Sguardo, Raccoglimento Attivo, Attiva Tranquillità, Contemplazione Acquisita".[9]

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: "Che cosa è la preghiera contemplativa? Santa Teresa risponde: «L’orazione mentale, a mio parere, non è che un intimo rapporto di amicizia, nel quale ci si intrattiene spesso da solo a solo con quel Dio da cui ci si sa amati ». La preghiera contemplativa cerca «l’amore dell’anima mia» È Gesù e, in lui, il Padre. Egli è cercato, perché il desiderio è sempre l’inizio dell’amore, ed è cercato nella fede pura, quella fede che ci fa nascere da lui e vivere in lui. Si può meditare anche nella preghiera contemplativa, ma lo sguardo è rivolto al Signore."[10]

È riconosciuto che una persona viene chiamata alla contemplazione naturale perché riesce in essa con facilità e ne beneficia. Ciò è particolarmente vero se la persona ha una attrazione permanente a questo tipo di preghiera, insieme ad una difficoltà e antipatia per la meditazione discorsiva. Di conseguenza, quando durante la preghiera non si sente né piacere né facilità in determinati atti, è consigliabile non sforzarsi a farlo, ma accontentarsi di una preghiera affettiva o della preghiera di semplicità. Se, al contrario, durante la preghiera si sente propensità per certi atti, si deve cedere a questa inclinazione invece di cercare ostinatamente di rimanere impassibili come facevano i quietisti.[8]

Contemplazione infusa o unione mistica[modifica | modifica sorgente]

Contemplazione infusa o superiore, chiamata anche intuitiva, passiva o straordinaria, è un dono soprannaturale con la quale la mente e la volontà di una persona viene totalmente concentrata su Dio.[11] Si tratta di una forma di unione mistica con Dio, unione caratterizzata dal fatto che è Dio, e Dio solo, che si manifesta.[8] Sotto questa influenza di Dio, che assume la libera cooperazione della volontà umana, l'intelletto riceve intuizioni particolari in cose dello spirito e gli affetti sono animati straordinariamente dall'amore divino.[11] Questa unione che ne risulta può essere collegata a manifestazioni di un oggetto creato, come, per esempio, visioni dell'umanità di Cristo o di un angelo, o rivelazioni di un evento futuro, o atro. Comprendono fenomeni corporei miracolosi talvolta osservati negli estatici.[8]

Bernard Häring ha scritto:

« Il carattere dialogico della preghiera è più pienamente realizzato nella cosiddetta preghiera passiva o mistica, in cui il moto divino è in primo piano nel conscio e l'amore divino agita il cuore, e la maestà amorevole di Dio si manifesta in una contemplazione infusa. Sebbene la preghiera sia detta passiva, l'uomo non è puramente passivo in essa. Al contrario, non si è mai così completamente e assolutamente attivi come quando Dio ti muove con la grazia della preghiera mistica. Ma in questa esperienza mistica è il "partner divino nel dialogo" che è in primo piano, piuttosto che la risposta umana. Nella preghiera mistica, l'anima sperimenta la vita in grazia e dalla grazia, come dono di amore divino. È un'esperienza di fede nella sua realizzazione più esaltata.[12] »

La contemplazione infusa, descritta come una "consapevolezza amorosa di Dio divinamente originata, generale, non concettuale" è, secondo Thomas Dubay, il normale, ordinario sviluppo della preghiera discorsiva, che sostituisce gradualmente.[13] Scrive:

« Si tratta di una consapevolezza senza parole e di amore che noi stessi non siamo in grado di avviare o prolungare. Gli inizi di questa contemplazione sono brevi e spesso interrotti da distrazioni. La sua realtà è così discreta che chi manca di preparazione può non apprezzare che cosa esattamente stia accadendo. La preghiera infusa iniziale è così ordinaria e poco spettacolare nelle prime fasi che molti non riescono a riconoscerla per quello che è. Tuttavia per le persone generose, cioè con coloro che cercano di vivere tutto il Vangelo con tutto il cuore e che si dedicano a una vita di preghiera sincera, è un' esperienza comune.[13] »

La preghiera contemplativa cristiana è un discepolato con Gesù. Hans Urs von Balthasar spiega che non si origina da una forza psicologica, ma dalla forza di rispondere all'amore:

« La parola contemplativa può, ovviamente, essere fraintesa in senso gnostico (come se potesse darci una conoscenza speciale o esoterica), ma in realtà significa la vita che Gesù ha lodato, la vita di Maria ai suoi piedi. Preghiera, ecclesiale e personale, viene prima dell'azione. Non è principalmente una fonte di forza psicologica, un'occasione per far 'rifornimento', per così dire. Si tratta di un atto in perfetta armonia con l'amore, un atto di adorazione e di glorificazione in cui la persona amata tenta di dare una risposta completa e disinteressata, al fine di dimostrare che ha capito il messaggio divino.[14] »

Dubay considera la contemplazione infusa come cosa comune solo tra "coloro che tentano di vivere secondo il Vangelo in ogni momento e che si impegnano in una dinamica vita di preghiera". Altri scrittori vedono la preghiera contemplativa nella sua forma infusa sovrannaturale ben lungi dall'essere comune. Il gesuita italiano Giovanni Battista Scaramelli (1687–1752), reagendo contro il quietismo del XVII secolo, insegnava che l'ascetismo ed il misticismo sono due sentieri distinti verso la perfezione, il primo essendo il normale fine ordinario della vita cristiana, il secondo qualcosa di straordinario e molto raro.[15] Jordan Aumann considera che questa idea dei due sentieri sia "un'innovazione nella teologia spirituale ed uno scostamento dalla dottrina cattolica tradizionale".[16] Jacques Maritain affermò che non si dovrebbe dire che ogni mistico gode necessariamente di un'abituale contemplazione infusa nello stato mistico, dato che i doni dello Spirito Santo non si limitano ad operazioni intellettuali.[17]

Fasi della preghiera contemplativa infusa[modifica | modifica sorgente]

Teresa d'Ávila descrisse quattro gradi o fasi di unione mistica:

  1. unione mistica incompleta, o "preghiera di quiete" o di raccoglimento soprannaturale, quando l'azione di Dio non è abbastanza forte da far evitare le distrazioni, e l'immaginazione conserva ancora una certa libertà;
  2. unione piena o semi-estatica, quando la forza dell'azione divina mantiene la persona completamente occupata ma i sensi continuano ad agire, in modo che facendo uno sforzo, la persona può cessare la preghiera;
  3. unione estatica, o estasi, quando le comunicazioni con il mondo esterno sono interrotte o quasi, e non si può più muoversi da tale stato: e
  4. unione trasformante o deificante, o (corretta) coniugazione spirituale dell'anima con Dio.

I primi tre sono lo stato debole, medio, ed energetico della stessa grazia. L'unione trasformante si differenzia da loro nello specifico e non solo in intensità. Consiste della coscienza abituale di una "grazia misteriosa che tutti possiederanno in cielo": l'anticipazione della Natura Divina. L'anima è consapevole della assistenza divina nelle sue operazioni soprannaturali superiori, quelle dell'intelletto e della volontà. La "coniugazione spirituale" differisce dalle altre unioni spirituali in quanto essa è uno stato permanente e gli altri solo transitori.[8]

In tutte le forme di unione mistica Dio non è semplicemente concepito con la mente, ma percepito attraverso una conoscenza sperimentale di Dio e della sua presenza, una conoscenza però inferiore al modo in cui Dio si manifesterà a coloro che sono in cielo. In generale, si può descrivere come il vedere Dio solo quando l'unione mistica raggiunge il grado di estasi. Ciò che è comune a tutti i livelli è che la presenza di Dio si manifesta come un qualcosa di interiore da cui l'anima è penetrata, una sensazione di assorbimento, di fusione, di immersione. È stata paragonata al modo in cui sentiamo la presenza del nostro corpo quando si resta perfettamente immobili e chiudiamo gli occhi. Se sappiamo che il nostro corpo è presente, non è perché lo vediamo o ci è stato detto. È il risultato di una sensazione speciale, un'impressione interiore, molto semplice e tuttavia impossibile da analizzare. È così che in unione mistica sentiamo Dio dentro di noi e in un modo molto semplice. L'anima assorbita in un'unione mistica che non è troppo elevata può dirsi che assomigli ad un uomo collocato vicino ad uno dei suoi amici in un luogo di buio impenetrabile e del silenzio più totale: non vede né sente il suo amico la cui mano tiene nella propria, ma per mezzo del tatto avverte la sua presenza. Rimane così pensando al suo amico e amandolo, anche se tra distrazioni.[8]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b William Johnston, The Inner Eye of Love: Mysticism and Religion, Harper Collins, 2004, p. 24. ISBN 0-8232-1777-9
  2. ^ "La tradizione cristiana comprende tre espressioni maggiori della vita di preghiera: la preghiera vocale, la meditazione e la preghiera contemplativa. Esse hanno in comune il raccoglimento del cuore" (Catechismo della Chiesa Cattolica: "La Preghiera Cristiana", art. nr. 2721).
  3. ^ "Meditation and Contemplation" su Approaches to Prayer"
  4. ^ "La meditazione è una ricerca orante che mobilita il pensiero, l’immaginazione, l’emozione, il desiderio. Essa ha come fine l’appropriazione nella fede del soggetto considerato, confrontato con la realtà della propria vita."(Catechismo della Chiesa Cattolica: "La Preghiera Cristiana", art. nr. 2723).
  5. ^ "La preghiera contemplativa è l’espressione semplice del mistero della preghiera, uno sguardo di fede fissato su Gesù, un ascolto della parola di Dio, un silenzioso amore. Realizza l’unione alla preghiera di Cristo nella misura in cui ci fa partecipare al suo mistero." (Catechismo della Chiesa Cattolica: "La Preghiera Cristiana", art. nr. 2724).
  6. ^ Bede Frost, The Art of Mental Prayer, p. 209
  7. ^ a b Mattá al-Miskīn, Orthodox Prayer Life: The Interior Way, St. Vladimir's Seminary Press, 2003, p. 56. ISBN 0-88141-250-3
  8. ^ a b c d e f g Augustin Poulain, "Contemplation", in The Catholic Encyclopedia, 1908.
  9. ^ Thomas Keating, Centering Prayer and the Christian Contemplative Tradition.
  10. ^ Catechismo della Chiesa Cattolica: "La Preghiera Cristiana", art. nr. 2709.
  11. ^ a b John Hardon, Modern Catholic Dictionary.
  12. ^ Bernard Häring, The Law of Christ, II:Life in Fellowship with God and Fellow Man, Cork, 1963, Capitolo 8: "Special Ways of Honouring God", sez. I: Preghiera (EN)
  13. ^ a b Thomas Dubay, Fire Within, Ignatius Press, 1989, cap. 5. ISBN 0-89870-263-1
  14. ^ Hans Urs von Balthasar, Love Alone: The Way of revelation, Londra, 1968, pp. 88-89.
  15. ^ Jordan Aumann, Christian Spirituality in the Catholic Tradition, Sheed & Ward, 1985, p. 247 e p. 273
  16. ^ Aumann, Christian Spirituality in the Catholic Tradition, p. 248
  17. ^ Jordan Aumann, Christian Spirituality in the Catholic Tradition, p. 276