Lectio divina

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Nella liturgia cristiana, la lectio Divina (lettura divina) è un modo tradizionale di pregare la Bibbia.

La lectio divina è l’operazione dell’Ascolto di Dio, che ci vuole parlare attraverso le Scritture. Praticamente, è il tempo forte quotidiano che si accorda a questo Ascolto. In un certo senso, è l’Arte spirituale principale. Quest’arte, così vitale, ci insegna come ricevere la “Parola del giorno” e come metterla in pratica. Questo è ciò che noi domandiamo nel Padre Nostro, quando diciamo: “sia fatta la tua volontà come in Cielo, così in terra” e poi: “dacci oggi il nostro Pane quotidiano”. Imparare quest’arte è stata da sempre l’urgenza del Cristiano.

L’operazione dell’Ascolto riassume in sé tutti i comandamenti, e tutto il Vangelo. Il cuore del messaggio biblico è di amare, amare Dio e amare il proprio prossimo. Ora amare è ascoltare la Parola di Cristo e metterla in pratica: “Se uno mi ama, osserverà la mia Parola” (Gv 14, 23, cfr. Gv 14, 15.21).

L’operazione completa dell’Ascolto si riassume così: “Ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica”. Niente di più semplice a parole, tuttavia la pratica mostra che non c’è sfida umana più grande di questa. In realtà, 1- la messa in pratica non è un’opera puramente umana. Essa non può essere realizzata appoggiandosi unicamente sulle nostre proprie forze. In aggiunta, 2- l’Ascolto è un’operazione che parte da Dio: noi non scegliamo quale Parola mettere in pratica, ma è Dio che, nella sua sapienza di veduta, ci dona “la Parola del giorno”. Quest’ultima è più adatta al nostro vero e più immediato bisogno di questo giorno. Durante l’operazione dell’Ascolto ci scontriamo contro due cose: 1- a) l’abisso che esiste tra ciò che noi sappiamo (la nostra intelligenza, i nostri pensieri) e ciò che noi facciamo (la nostra volontà, i nostri atti). 1- b) Constatiamo che la nostra volontà è ammalata, che fa altro dal mettere in pratica la Parola ricevuta. 2- Non sappiamo come fare per cavarcela; il lato pratico dell’Ascolto ci sfugge. È la lectio divina che ci insegnerà praticamente come colmare questo abisso.

Origine[modifica | modifica sorgente]

La prima lectio divina della storia di cui si abbia testimonianza sarebbe stata impartita da Gesù stesso ai discepoli di Emmaus. Ad essi infatti Gesù, dopo la sua resurrezione, avrebbe spiegato le profezie che si riferivano a lui stesso e che erano scritte nell'Antico Testamento. Seguendo l'esempio di Gesù, i primi cristiani iniziarono a rileggere con cura e amore i libri del popolo di Israele, cogliendone le profezie messianiche e le allegorie cristologiche ed ecclesiologiche (cioè i simboli e i temi che potevano spiegare meglio il mistero di Cristo e della Chiesa). Esempi di queste profezie rilette e interpretate dai primi cristiani li troviamo nei vangeli stessi e nelle lettere degli apostoli.

I padri della Chiesa, cioè i vescovi santi dei primi secoli, individuarono poi un metodo di lettura della Bibbia, fondato sulla dottrina dei "quattro sensi":

  • letterale-storico (ciò che il testo dice nel suo senso più letterale e riferito alle circostanze storiche in cui fu scritto)
  • morale-esistenziale (ciò che il testo insegna riguardo ai comportamenti e alle azioni da compiere nella vita quotidiana)
  • allegorico-cristologico-ecclesiologico (ciò che nel testo è simbolico e può dunque illuminare la natura di Cristo e della Chiesa)
  • anagogico-escatologico-mistico (dove e come il testo introduce alla contemplazione, cioè alla comunione con Dio).

I Padri del Deserto e i Padri della Chiesa ci insegnano l’operazione dell’ascolto quando, per esempio, pregano Dio così: “Dammi ciò che ordini, e ordina ciò che vuoi”[1]. Questa massima, messa in ordine, offre i due tempi della lectio divina[2].

Secondo le regole monastiche dei santi Pacomio, Agostino d’Ippona, Basilio di Cesarea e Benedetto da Norcia, la pratica della lectio divina è, con il lavoro manuale e la partecipazione alla vita liturgica, uno dei tre pilastri della vita monastica.

Nel XII secolo, un monaco certosino di nome Guigo II nell'operetta Scala claustraluim, meditando sul passo del vangelo che dice "Chiedete e otterrete, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto", a seguito di quella che descrisse come un'illuminazione codificò il metodo noto ancora oggi con il nome di lectio divina. Guigo II descrisse le tappe più importanti della lettura divina.

  • Il primo gradino di questa forma di preghiera è la lectio (lettura), si comincia con la lettura di un brano breve della Bibbia lentamente e con attenzione (scrutatio). La scrutatio consiste nella scelta di uno o più passi biblici inerenti ad uno specifico argomento (non diversamente da quanto avviene per la Liturgia della Parola della domenica) e nella lettura di questi. Da questi si procede a leggere i versetti ad essa collegati seguendo i link(presenti ad esempio nella Bibbia di Gerusalemme) agli altri passi consimili per un massimo di tre onde evitare di allontanarsi dal significato del passo di riferimento. Nella Bibbia di Gerusalemme esistono link per una ricerca di tipo letterale, a singoli altri passi, oppure, "a grappolo", a più passi tra i quali scegliere come procedere nella lettura, ma bisogna prestare attenzione al fatto che spesso gli stessi vocaboli possono assumere significati diversi a seconda del contesto in cui si trovano ed i termini possono essere adoperati con accezioni diverse; sarebbe bene quindi conoscere le principali caratteristiche di ogni singolo libro prima di avventurarsi nella lettura (Antico_Testamento#Elenco, Nuovo_Testamento). Ogni scrutatio deve comporsi, come nella Liturgia della Parola della messa domenicale, di brani appartenenti all'Antico_Testamento ed al Nuovo_Testamento. La pratica della scrutatio viene svolta in maniera diversa da diversi gruppi religiosi: con o senza l'ausilio di un sacerdote per la scelta dei brani dai quali iniziare la lettura, a volte partendo da un versetto scelto a caso. Essa comporta un profondo problema di interpretazione della lettura da parte di chi non conosce le caratteristiche del singolo libro dal quale sta attingendo o dalla erronea supposizione che la Parola parli alla propria persona.
  • Il secondo gradino è la meditatio (meditazione). Durante questa tappa si riflette sul testo scelto.
  • Il terzo gradino è la oratio (preghiera), cioè il momento di pregare su ispirazione della nostra riflessione sul brano letto.
  • L'ultima tappa della Lectio è la contemplatio cioè la contemplazione, in silenzio.

A queste tappe i maestri spirituali odierni aggiungo anche l'actio (azione) ossia un proponimento operativo conseguente a quanto si è meditato nella parola, un'azione nel mondo ispirata dalla Scrittura.

Il 16 settembre 2005, il Papa Benedetto XVI ha rilanciato la lectio divina in commemorazione dei 40 anni della pubblicazione della costituzione del Concilio Vaticano II Dei Verbum sulla Rivelazione: “In questo contesto, vorrei soprattutto evocare e raccomandare l’antica tradizione della Lectio divina: l’assidua lettura della Sacra Scrittura accompagnata dalla preghiera realizza quell’intimo colloquio in cui, leggendo, si ascolta Dio che parla e, pregando, Gli si risponde con fiduciosa apertura del cuore (cfr DV 25). Questa prassi, se efficacemente promossa, recherà alla Chiesa - ne sono convinto - una nuova primavera spirituale.”

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sant'Agostino, Confessioni, X,29, 31, 37: “Da quod iubes, et iubes quod vis”.
  2. ^ Jean Khoury, Respirare la Parola. Lectio divina e vita quotidiana, Ancora, 2003, pp. 58-59: 1- “Signore, dimmi cosa vuoi da me.” 2- “Signore, dammi il tuo Spirito Santo per incarnare e compiere quanto mi hai chiesto.”

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Enzo Bianchi, Pregare la parola. Introduzione alla « Lectio divina ». Milano, 1973, 1990²,
  • Jean Khoury, Respirare la Parola, lectio divina e vita quotidiana, Milano, 2003,