Giufà

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« Secondo alcuni Giufà non è mai morto,
è riuscito a scappare alla morte talmente tante volte
che ancora sta scappando e ancora gira per il mondo.
[...] Qualcun altro invece racconta 'sta storia.
Che un bel giorno Giufà vide l'angelo della morte.
L'angelo della morte lo guardava strano... »
(Vita e morte di Giufà: 5. La morte di Giufà, in Ascanio Celestini, Cecafumo, 2004 (p. 245)

Giufà, chiamato a volte anche Giucà, Giuccamatta (Toscana), Ciuccianespole (Umbria),[senza fonte] Vardiello (Campania - Giambattista Basile, Lo cunto de li cunti) è un personaggio letterario della tradizione orale popolare della Sicilia e giudaico-spagnola. Nella letteratura scritta egli compare compiutamente nell'opera di Giuseppe Pitrè (1841-1916), celebre studioso di tradizioni popolari e di folclore siciliano tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, che ne riprese le storie popolari diffuse in varie parti della Sicilia. La sua comparsa nella tradizione scritta risale almeno al 1845, quando il personaggio è attestato in un adattamento in lingua italiana di una storia di Venerando Gangi (1748-1816), favolista siciliano[1].

Il personaggio nelle sue varianti siciliana e giudaico-spagnola[modifica | modifica sorgente]

Tradizione siciliana[modifica | modifica sorgente]

Giufà è un personaggio assolutamente privo di ogni malizia e furberia, credulone, facile preda di malandrini e truffatori di ogni genere. Nella sua vita gli saranno rubati con estrema facilità una pentola, un maiale, un pollo arrosto, un asino, una gallina ed un tacchino. L'iperbolica trama descritta dal Pitrè prende spunto da fatti realmente ricorrenti nelle campagne del palermitano, quando ladri e imbroglioni erano soliti fare ai ragazzi promesse allettanti (che mai avrebbero mantenuto) per ottenerne in cambio prelibatezze sottratte alla campagna dei loro genitori. Un esempio della tipica stoltezza del nostro eroe si ha nell'episodio "Giufà tirati la porta" nel quale sua madre gli ricorda: "Quando esci, tirati dietro la porta", nel senso di "accosta, chiudi, la porta". Ma il giovane prende alla lettera l'invito e, anziché chiudere la porta, la scardina e se la porta a messa. Giufà è un bambino, molto ignorante, che si esprime per frasi fatte e che conosce soltanto una certa tradizione orale impartitagli dalla madre. Nelle sue avventure egli si caccia spesso nei guai, ma riesce quasi sempre a uscirne illeso, spesso involontariamente. Giufà vive alla giornata, in maniera candida e spensierata, incurante di un mondo esterno che pare sempre sul punto di crollargli addosso. Personaggio creato in chiave comica, caricatura di tutti i bambini siciliani, Giufà ci fa sorridere, con le sue incredibili storie di sfortuna, sciocchezza e saggezza, ma ha anche il gran merito di farci conoscere meglio la cultura dominante in Sicilia tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.

Tradizione giudaico-spagnola[modifica | modifica sorgente]

Nella tradizione giudaico-spagnola Giufà è un ragazzo intelligente e stupido, furbo e credulone, onesto e disonesto, triste e allegro, povero e ricco, credente e miscredente. Lo si ritrova in ogni situazione possibile: realistica, fantastica, assurda. Non sa comprare nemmeno un pomodoro ma sa vendere una pecora brutta e magra ad un prezzo favoloso. È figlio di un ricco ma non ha neppure una camicia. Non ha da mangiare ma nutre gli affamati. Insomma è un saggio, ma di una saggezza che non si riconosce a prima vista. Giufà incarna anche il ribelle alle convenzioni sociali, il burlone che si fa gioco di tutto e di tutti, che irride l'autorità, la paura, la morte stessa; e in questa sua incontenibile, clownesca provocazione sta forse l'effetto catartico delle sue storie.[2]

Origini storiche[modifica | modifica sorgente]

In realtà, sebbene la sua comparsa nella tradizione scritta siciliana risalga a tempi relativamente recenti, Giufà (o Giuchà o Jochà o G'ha) è l'eroe o l'antieroe di una serie di storie popolari fiorite nel bacino del Mediterraneo e diffuse in particolare nel periodo della diaspora giudeo-spagnola e orientale: se le più antiche testimoninanze risalgono infatti a racconti arabi anonimi del IX secolo (come dimostra lo stesso nome del ragazzino che nel dialetto palermitano divenne l'abbreviativo di Giovanni), è nelle famiglie ebraiche di Turchia, Grecia, ex-Iugoslavia, Bulgaria, Israele e Marocco, che si sono tramandate oralmente di generazione in generazione, le gesta eroicomiche di questa figura popolare. Ancora oggi nei paesi del Maghreb esistono cicli di racconti che hanno come protagonista Djehà (pron. giuhà), che, con il siciliano Giufà, sicuramente condivide una medesima radice popolare. Secondo alcuni, Giufà/Jehà deriverebbe da un personaggio storico realmente esistito agli inizi dell'XI secolo d.C. nella penisola anatolica (l'attuale Turchia). Si tratterebbe della personalità piuttosto eccentrica di Nasreddin Khoja (Il Maestro Nasreddin),[3] che nell'area culturale araba si sarebbe poi diffuso con il nome di Djeha o Jusuf, innestandosi poi nella tradizione siciliana come Giufà. (Da notare che nella scrittura araba le parole khoja (turco hoca) e djuha si scrivono in maniera molto simile: solo dei punti diacritici le tengono distinte).

Lista degli episodi in cui Giufà è protagonista[modifica | modifica sorgente]

  • Il barbiere maldestro
  • Giufà, tirati la porta!
  • Giufà, la moglie e l'asino
  • Giufà e il chiodo
  • Giufà acquista il suo asino
  • Giufà al mercato
  • Giufà e i due briganti
  • Giufà e i tre monaci
  • Giufà e il principe poeta
  • Giufà e la luna
  • Giufà e la marmitta
  • Giufà e la pentola in prestito
  • Giufà e la statua di jissu
  • Giufà e la sua tomba
  • Giufà e le stelle
  • Giufà e le uova
  • Giufà e l'uomo asino
  • Giufà fa il medico
  • Giufà pittore di leoni
  • Giufà venditore di seta
  • L'asino di Giufà
  • Le domande dei tre saggi
  • Le uova
  • Giufà e la giustizia
  • Il suo asino contraddice Giufà
  • Giufà e la chiave della cassaforte
  • Giufà e la pezza di tila
  • Giufà e il profumo dell'arrosto
  • Giufà, il cristiano e l'ebreo
  • Giufà e il secchio
  • Giufà e l'otre

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cfr., su Wikisource, Una Storia di Giufà, di Venerando Gangi, adattata da Agostino Longo in Aneddoti siciliani, Stamperia Mammeci Papale, Catania, 1845 (p. 47, n. XXII)
  2. ^ Storie di Giochà: Racconti popolari giudeo-spagnoli a cura di Matilde Cohen Sarano, prefazione di Cesare Segre, postfazione di Tamar Alexander, Firenze, Sansoni, 1990
  3. ^ si veda in proposito: Gianpaolo Fiorentini e Dario Chioli, Storie di Nasreddin. Torino, 2004.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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