Janara
La Janara, nella credenza popolare beneventana, soprattutto in quella contadina, è una delle tante specie di streghe che popolavano gli antichi racconti. Il nome potrebbe derivare da Dianara, ossia "sacerdotessa di Diana", oppure dal latino ianua, "porta": era appunto dinanzi alla porta, che, secondo la tradizione, era necessario collocare una scopa, oppure un sacchetto con grani di sale; la strega, costretta a contare i fili della scopa, o i grani di sale, avrebbe indugiato fino al sorgere del sole, la cui luce pare fosse sua "mortale" nemica.
[modifica] La leggenda
Le streghe beneventane si riunivano nei posti abbandonati e disabitati vicini a Benevento e qui si svolgeva il sabba. Fu trovato qui un foglio che narra di un boscaiolo beneventano passando di notte per uno di questi posti ebbe lo spiacere di assistere al sabba, cerimonia in cui si venerava Satana e ogni simbolo cristiano veniva messo al contrario. Egli corso a casa raccontò alla moglie tutto ciò che aveva visto: «C'erano donne che calpestavano la croce altre che con alcuni uomini si dedicavano alle orge più sfrenate e altre ancora che si cospargevano di sangue. In mezzo a tutto ciò ho visto un cane orrendo che siedeva su un trono ...». La mattina dopo quell'uomo fu trovato ucciso.
La Janara usciva di notte e si intrufolava nelle stalle dei cavalli per prenderne uno e cavalcarlo per tutta la notte. Completamente nuda e vecchia, una volta scoperta, aggrediva e addirittura sbranava le sue vittime.
Aveva l'abitudine di praticare le treccine alla criniera del cavallo che aveva preso, lasciando così un segno della sua presenza. Tante volte il cavallo non sopportava lo sforzo immane a cui era sottoposto, e moriva di fatica.
Contrariamente a tutte le altre streghe, la Janara era solitaria e tante volte anche nella vita personale di tutti i giorni, aveva un carattere aggressivo e acido. Per poterla acciuffare, bisognava immergersi completamente in una botte piena d'acqua per poi afferrarla per i capelli che erano il suo punto debole.
[modifica] Voci correlate
In alcuni centri della provincia di Avellino, specialmente nell'area dell'alta Irpinia, ai confini con le province di Foggia, Potenza e Salerno, oltre alla Janara c'è pure la Maciara, talvolta è la stessa cosa. Risulta essere una sorta di stregoncella, più atta alle malocchiature dette "affascino". Per estensione, si dice di che fa moine, cioè che fa la "Maciara" o che fa le "maciarije". Si nota la forte somiglianza del nome come le streghe del Trentino e della provincia di Milano.